Questi mattina, alcuni attacchi aerei israeliani hanno nuovamente preso di mira l’ospedale “Nasser” a Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, uccidendo 20 palestinesi, tra cui diversi giornalisti, un soccorritore e alcuni pazienti.
Il primo attacco, che secondo alcuni testimoni sarebbe stato realizzato con un drone esplosivo, ha colpito il piano superiore del complesso medico, che prima della guerra era una delle più grandi strutture mediche di Gaza e rappresenta ormai uno dei pochi presidi sanitari operativi nell’enclave palestinese.
Un secondo attacco, con un missile, ha poi preso di mira la squadra di soccorso che era impegnata ad assistere le vittime del primo bombardamento e i giornalisti accorsi a documentare quanto era accaduto.
Nell’attacco sono rimasti uccisi sul colpo quattro giornalisti. Secondo l’ufficio stampa governativo di Gaza, sono stati identificati come Hossam al-Masri, che lavorava come fotoreporter per Reuters; Mohammad Salama, che lavorava per Al Jazeera; Mariam Abu Daqa, che collaborava con Independent Arabia e AP; e Moath Abu Taha, che lavorava per l’emittente statunitense NBC. Un altro reporter è morto in tarda mattinata a causa delle ferite riportate.
Un medico dell’ospedale Nasser, Saber al-Asmar, ha affermato che i pazienti stanno scappando dalla struttura per paura di un altro attacco israeliano, riporta Al Jazeera. “Eravamo come tutti gli altri all’interno dell’ospedale, facevamo semplicemente il nostro lavoro con una grave carenza di attrezzature, strumenti e farmaci. E mentre tutti stavano facendo il proprio lavoro, è arrivato questo massiccio attacco”, ha detto al-Asmar, aggiungendo che il raid è avvenuto mentre nell’ospedale c’erano studenti, medici e giornalisti. “La sala operatoria, soprattutto al mattino, è piena di studenti di medicina, pazienti, medici e infermieri... stavano seguendo le lezioni, mentre i giornalisti si preparavano a riferire su ciò che sta accadendo negli ospedali di Gaza”, ha sottolineato il sanitario.
Già all’inizio di agosto, quattro dipendenti di Al Jazeera e due freelance sono stati uccisi in un attacco mirato israeliano fuori dall’ospedale Al-Shifa a Gaza City.
La Difesa civile palestinese ha riferito che il pompiere Emad Abdel Hakim al-Shaer è stato ucciso nel secondo attacco mentre tentava di soccorrere i feriti. Altri sette operatori della protezione civile sono rimasti feriti.
Quelle dell’ospedale Nasser di Khan Younis non sono le uniche vittime degli attacchi israeliani di stamattina. Tre palestinesi sono stati uccisi e molti altri sono rimasti feriti quando un attacco israeliano ha preso di mira una squadra che forniva aiuti a Deir el-Balah, nella parte centrale di Gaza.
Altri due palestinesi sono stati uccisi in un attacco nella zona di al-Karameh, a nord-ovest di Gaza City, mentre una persona è stata uccisa e altre due sono rimaste ferite in un attacco a una tenda dove si trovavano alcuni sfollati nella zona di al-Mawasi di Khan Younis.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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02/04/2024
Sui crimini israeliani a Gaza e le loro implicazioni
Una lettera della Dr. Paola Manduca, NWRG onlus per la rete Sanitari per Gaza.
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Stanotte hanno distrutto totalmente l’ospedale al Shifa rendendolo irriconoscibile. L’ospedale era già stato occupato e passato al setaccio per due settimane dall’ esercito israeliano.
Le sole prove che fosse un deposito di armi o sede di un commando sono riportate nei giornali israeliani: una decina di armi leggere e pistole, 2 foto e una bandiera della Jihad Islamica.
Ove ce ne fossero state altre di prove, certo la distruzione totale inflitta alla struttura ospedaliera toglie l’onere di provare indipendentemente l’asserzione di Israele.
Si rimuove in tal modo anche l’onere imposto da una delibera della Corte Internazionale di Giustizia secondo cui dovrebbe preservare le prove materiali raccolte. Senza dubbio foto o oggetti senza contesto non sono prove credibili.
Ieri, 31 marzo ci ha raggiunto un comunicato del Ministro della Salute di Gaza, sul cui contenuto non dovrebbero esserci dubbi, visto che normalmente quanto comunicato da questa fonte è sempre stato confermato.
Il testo ci arriva attraverso la National Arab Medical Association (NAAMA).
Il comunicato è terribile ma non inaspettato, visto che da 14 giorni l’Ospedale Shifa è stato teatro di assedio, assalto armato e di circa 400 esecuzioni, cioè uccisioni di persone disarmate, oltre all’imprigionamento di circa 800 persone in buona parte deportate in Israele.
Tutto ciò è avvenuto all’interno dell’Ospedale. La evacuazione forzata dei pazienti e rifugiati che si trovavano all’ interno della struttura è avvenuta dirigendoli sulla strada della fuga a forza di spari.
Ciò è stato già documentato in varie testimonianze. Quello che comunica il ministro della salute è che i pazienti rimasti all’interno della struttura – circa 100, tra i casi più gravi che erano in cura e i pochissimi familiari rimasti – insieme a 60 unità del personale sono state spostate nella palazzina delle risorse umane.
Questa palazzina era sede di soli uffici e consiste in due piani senza ascensore, arredata con scrivanie e sedie, con corrispondenti piccoli gabinetti, nessuno strumento medicale e nessun presidio di medicine o strumenti.
Dei colleghi e dei pazienti confinati non ci sono ancora notizie. Il testo riportato di seguito racconta la giornata di Pasqua e ciò che si vedeva avvenire.
Il comunicato arriva in un quadro che diventa sempre più tragico, visto che oggi anche l’Ospedale al Aqsa in Deir al Balah, uno dei 4 ospedali su 36 ancora parzialmente funzionante a Gaza, ha subito un attacco militare nell’ area esterna che ha ucciso quattro persone, ne ha ferite 12 ed era diretto sulle tende dove la stampa si ferma a lavorare utilizzando la connessione internet e la elettricità dell’ospedale.
Già 137 giornalisti sono stati uccisi a Gaza, e molti feriti. Numeri che superano ogni conflitto avvenuto negli ultimi 20 anni. Chi riporta notizie di guerra continua ad essere bersagliato dall’ esercito israeliano.
Questo attacco ricorda funestamente il progressivo attacco e smantellamento che è stato fatto su tutti gli altri 32 ospedali resi inagibili dalla strategia militare dell’ esercito israeliano. Ma non basta.
Oggi arriva da Gaza anche una descrizione lacerante da parte di alcuni medici che fanno parte di una delle staffette sanitarie arrivate 6 giorni fa a sostegno dell’Ospedale European, una delle strutture ospedaliere ancora funzionanti, seppure con un carico di pazienti quadruplicato e le corrispondenti difficoltà in forniture.
La testimonianza proviene da due chirurghi di emergenza americani, che hanno lavorato complessivamente per 57 anni in molte catastrofi naturali o provocate da mano umana.
Ci raccontano le condizioni ospedaliere che hanno trovato in quello che è al momento il presidio più funzionante di tutta Gaza. Descrivono come stanno lavorando in un mare di feriti e degenti sdraiati a terra lungo muri e i corridoi, con rifugiarti accampati tutt’intorno. Ci parlano dell’ assoluta inadeguatezza di presidi e strumenti medici, e dei numeri del personale, per altro esausto da 6 mesi di lavoro in condizioni di emergenza e sopraffatto dal numeri dei ricoverati; di ferite infette con i vermi e del fatto che “tanti di questi feriti sono la testimonianza di violenza orribile deliberatamente diretta a civili e bambini: un bimbo di 3 anni colpito alla testa, una ragazzina di 12 anni al petto e all’addome dai migliori tiratori scelti del mondo”.
Riportano gli esiti dell’uso di bombe ad alto potenziale su civili il cui “impatto ha fatto penetrare i detriti dell’edificio profondamente nel tessuti cosi che è praticamente impossibile ripulire, ed in assenza di antibiotici, diventano infette e anche letali”.
Paragonando questo con la loro esperienza durante l’11 settembre, o durante l ‘attacco alla maratona di Boston o in Ucraina, dicono che non hanno mai visto questo livello di danno. Ci ricordano che gli USA hanno armato e continuano ad armare questo massacro.
Noi ricordiamo che, salvo il Canada, nessuno dei paesi complici del massacro in quanto sostenitori a livello diplomatico e militare nei confronti del governo Israeliano e delle sue industrie militari, ha fermato la vendita di armi o i rapporti commerciali o il sostegno alla aggressione su Gaza.
Ricordiamo che solo in Inghilterra si è alzata una denuncia per la mancata richiesta di consiglio legale da parte del governo, che sarebbe dovuta avvenire in seguito alle delibere della Corte penale internazionale per accertare la legittimità di fornire armi o parti delle stesse e sostenere economicamente Israele in luce del fatto che sta plausibilmente compiendo un genocidio.
Questo parere è dovuto perchè le delibere della Corte Penale Internazionale sono vincolanti ma non è stato richiesto nemmeno in Italia.
Gli Usa che dichiarano grande irritazione perché Israele impedisce gli aiuti umanitari, hanno appena liberato miliardi da inviare in forniture di armi pesanti, e sembra che tutto ciò che vogliano è che le persone muoiano sazie e impotenti o non volendo fermare l’attacco anche su Rafah, costruiscono una pedana per stazionare aiuti in mare, un ennesimo tappabuchi poco efficiente e molto dibattuto in Usa, come ci dice il Washington Post.
Intanto Al Si si, presidente egiziano riceve la promessa di 10 miliardi dal Fondo monetario internazionale per risarcimento per le spese che dovrà sostenere per Gaza, mentre costruisce una prigione a cielo aperto con muri tutt’intorno giustapposta alla frontiera con Gaza. Sembra che sarà questa la possibile “soluzione di espulsione finale ” per permettere ad Israele di esiliare senza ritorno i civili, e prendersi la terra, mentre racconta di voler combattere solo la resistenza fino all’ultimo uomo.
Nonostante l’uso dell’equivalente di quasi 2 bombe atomiche riversate sulla striscia di Gaza non è riuscito ad eliminarla nemmeno dalla parte nord della stessa dopo 6 mesi di invasione che sempre più diviene una marcia di orrori inefficaci militarmente e di estrema perversione per quanto ci arriva dai canali telegram dei combattenti dell’esercito più morale del mondo che si vanta di gioielli e reggiseni presi nelle case vuote che fanno saltare in aria.
Questo atteggiamento, queste regole di ingaggio, riflettono molto più che la banalità del male, e sembrano risultato e al tempo stesso prova di incitamento a disumanizzare le persone palestinesi.
Cosa facciamo noi, semplici cittadini di un paese coinvolto e complice per cambiare tutto questo? La forza è in ognuno di noi e nella pressione che riusciremo a fare sul nostro governo perchè smetta di essere complice di un genocidio che viola la legge internazionale.
In alcuni paesi poi si inizia a pensare di portar a processo i rappresentanti dei governi per omissione dell’azione di prevenzione del genocidio Israeliano.
Il paradosso è che la legge internazionale e gli accordi nel quadro delle Nazioni Unite si collocano da una parte e tanti dei paesi occidentali e loro alleati che le hanno fondate dall’altra, in chiaro conflitto. Il problema di salvare la Palestina non è solo un problema dei Palestinesi. E non c’è tempo per farlo.
Mentre deve essere il tempo che accordi militari ed economici con Israele, che si giova nell’approfondire questa spaccatura, vengano rivalutati alla luce del comportamento obbiettivo di questo paese e recisi da parte di tutti gli Stati e questi decidano dove stare.
Gran parte delle loro popolazioni stanno con l’Onu e le leggi internazionali e sempre più boicottano Israele. Il compito degli Stati, quello che è richiesto a loro è di sanzionare Israele, recidendo accordi economici e militari e di ricerca. Non farlo li rende complici di un genocidio in corso. E sarebbe assai ben che chi investe in Israele, sospendesse questi investimenti.
In un momento in cui diplomazia e persuasione sono diventati uno schermo, la pressione diventa l’unico strumento pacifico e legale per ottenere la fine di questo genocidio in corso che a Gaza potrebbe prestissimo ampliarsi ed approfondirsi con l’aumento della frequenza di morti per fame, disidratazione e malattie curabili che crescono già in modo esponenziale, e certo non c’è tempo da perdere ancora perchè ogni ora ormai si conta in vite umane.
Ma non solo a Gaza questo solco tra comportamenti degli stati e le loro stesse Istituzioni e leggi internazionali e nazionali, se non colmato, crea lo spazio per ogni possibile devastazione. L’ospedale Al-Shifa di Gaza ha raggiunto una situazione disperata il 14° giorno di assedio!
Di seguito il testo originale del comunicato stampa del Ministro della Salute di Gaza
Un messaggio del dottor Yousif Abu Al-Reech, viceministro della Sanità, Gaza, 31 marzo 2024.
“È il 14° giorno dell’assedio imposto al complesso medico di Al-Shifa. Sulla base delle testimonianze del personale medico all’interno, la situazione è la seguente: 107 pazienti, la maggior parte dei quali sono casi gravi, sono stati ricoverati in terapia intensiva, e 60 membri dello staff medico sono stati rinchiusi in un vecchio edificio dell’ospedale che non ha la capacità di ospitare un tale numero di pazienti né di pazienti né le attrezzature.
La situazione, secondo quanto riferito da molti personale è orribile e disumana; non sono state fornite ventilazione, condizioni di pulizia, acqua, né sono state fornite le medicine minime, il che ha portato a ferite settiche. I medici hanno detto di aver finito i guanti, così hanno iniziato a usare sacchetti di plastica per il cambio delle ferite, anch’essi esauriti. Hanno inoltre segnalato la mancanza di pannoloni per anziani, in particolare che 30 pazienti sono costretti a letto e usano i pannoloni e hanno bisogno di cure mediche e infermieristiche che il numero limitato di personale non è in grado di fornire.
Inoltre, gli accompagnatori dei pazienti vengono giustiziati, arrestati o sfollati a sud dall’esercito che aggiunge un ulteriore onere al personale. Inoltre, i militari stanno assediati, senza fornire cibo o acqua potabile per giorni.
Il rappresentante del personale ha cercato più volte di comunicare le proprie esigenze ai vertici militari, ma è stato accolto da violazioni e maltrattamento. Prima di ogni tentativo di negoziazione, i soldati lo hanno spogliato e lasciato mezzo nudo per almeno 3 ore prima di incontrare l’ufficiale interessato con “esamineremo la questione e torneremo da voi”, ma non l’hanno mai fatto.
Alla luce di queste orribili condizioni, il nostro personale medico, già esausto, ha iniziato a mostrare sintomi di stanchezza e di allergia e, se non si troverà una soluzione al più presto, il luogo si trasformerà in un cimitero di pazienti e personale, se non è già così.
(1) l’articolo del Washington Post che riporta della costruzione di un deposito galleggiante per Gaza
Fonte
23/11/2023
Gaza - Scambio prigionieri rinviato. Arrestato direttore ospedale Al Shifa
Il responsabile del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, Tzachi Hanegbi, ha smentito le anticipazioni dei media che davano già per oggi la liberazione dei primi ostaggi israeliani e ha spiegato che sarà venerdì il primo giorno utile in cui ci potrà verificarsi lo scambio. Nella nota diffusa dall’ufficio del premier, Hanegbi ha tuttavia assicurato che i negoziati per il rilascio degli ostaggi “stanno continuando”.
“Non c’è motivo di preoccuparsi. Il ritardo non deriva da una rottura dei colloqui, ma piuttosto dalla necessità di risolvere le questioni amministrative che sono in fase di risoluzione”, ha assicurato ad Haaretz una fonte israeliana vicina alla trattativa.
Il rappresentante di Hamas, Moussa Abu Marzouk, aveva dichiarato in un’intervista ad Al Jazeera che la tregua temporanea concordata tra il gruppo palestinese e Israele sarebbe entrata in vigore da questa mattina alle 10 (ora italiana). L’annuncio era arrivato dopo che Israele aveva raggiunto un accordo con Hamas per una sospensione di quattro giorni dei combattimenti e il rilascio di almeno 50 dei circa 240 ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre, in cambio del rilascio di 150 minorenni e donne palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Secondo Al Jazeera, a partire da ieri sera, Hamas si è impegnato a fornire ogni giorno agli israeliani una lista di circa 10 nomi di persone che verranno rimpatriate da Gaza. Gli ostaggi verranno consegnati alla Croce Rossa che, a sua volta, li porterà a Sud, fino al valico di Rafah, attraverso l’Egitto e poi a casa in Israele. Il primo elenco dei nomi degli ostaggi è stato fornito agli israeliani ieri sera.
Secondo una fonte governativa citata dal The Times of Israel gli ostaggi non dovrebbero essere rilasciati tutti insieme, ma dilazionati in gruppi di 12-13 al giorno, se reggerà il cessate il fuoco. Nello specifico, l’ufficio del primo ministro di Israele ha disegnato un protocollo in cinque punti. In primo luogo gli ostaggi dovranno essere consegnare alla Croce Rossa e da questa all’esercito di Israele.
Secondo Haaretz, l’accordo tra Israele e Hamas prevederebbe il rilascio di 30 bambini, 8 madri e altre 12 donne israeliane prese in ostaggio durante l’attacco del 7 ottobre in cambio di 150 prigionieri palestinesi. Secondo i media israeliani, si tratterebbe di uno scambio di donne e bambini.
Secondo l’Associazione Addammer per il sostegno ai prigionieri palestinesi e i diritti umani, ci sono attualmente 7.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra cui 2.070 detenuti amministrativi, tra cui 200 minorenni e 62 donne.
Gaza - Gli israeliani arrestano il direttore dell’ospedale Al Shifa, evacuazione forzata dell’ospedale indonesiano
L’esercito israeliano ha ordinato questa mattina a operatori sanitari e pazienti di evacuare l’ospedale indonesiano nel nord della Striscia di Gaza entro quattro ore. Lo ha dichiarato all’emittente panaraba di proprietà qatariota Al Jazeera Munir al Bursh, direttore generale del ministero della Sanità di Gaza. Al Bursh ha anche aggiunto che “i bombardamenti intorno all’ospedale continuano da tutti i lati”, mentre “all’interno della struttura medica assediata ci sono 65 cadaveri che non possono essere seppelliti”. Inoltre, circa 200 pazienti sono rimasti all’interno della struttura “dopo che ieri ne sono stati evacuati circa 450”.
Un medico dell’ospedale Shifa di Gaza City ha detto all’AFP che il direttore della struttura e diversi altri membri del personale medico sono stati arrestati oggi dalle forze israeliane.
“Il dottor Mohammad Abu Salmiya è stato arrestato insieme a molti altri medici di alto livello”, dice Khalid Abu Samra, capo dipartimento dell’ospedale, che è stato uno dei principali obiettivi dell’operazione israeliana a Gaza. Un rapporto dell’emittente pubblica israeliana Kan afferma che Abu Salmiya è stato interrogato dallo Shin Bet e dall’intelligence dell’IDF, e la radio dell’esercito riferisce che è stato arrestato mentre si stava muovendo per evacuare nel sud della Striscia.
Le autorità di Gaza hanno aggiornato intanto a 14.128 il numero dei morti palestinesi, tra cui almeno 5.600 minori e 3.550 donne, dall’inizio del conflitto con Israele lo scorso 7 ottobre. I feriti sono almeno 33 mila.
Siamo ormai alla soglia di “dieci palestinesi uccisi per ogni israeliano ucciso”. Una proporzione che nella storia dell’Europa ricorda le pagine peggiori.
Israele - “Continuiamo l’operazione militare a Gaza”. Scontri con la resistenza palestinese
Il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane, Herzi Halevi, ha affermato che l’esercito “non sta ponendo fine alla guerra”.
“Stiamo cercando di collegare gli obiettivi della guerra, in modo che la pressione dell’operazione di terra porti alla capacità di raggiungere anche l’obiettivo di questa guerra, di creare le condizioni per il rilascio degli ostaggi rapiti”, ha detto Halevi ai comandanti durante una visita nella Striscia di Gaza. “Non stiamo ponendo fine alla guerra. Continueremo fino a quando non saremo vittoriosi, andando avanti continuando a colpire Hamas in altre aree”.
Sul piano degli scontri militari, le Brigate Al Qassam (braccio militare di Hamas) hanno fatto sapere in un comunicato che sono stati presi di mira con proiettili tandem e RPG quattro veicoli militari israeliani negli assi di avanzamento a Beit Hanoun, a ovest di Beit Lahia, e nelle vicinanze delle Sheikh Zayed Towers nel nord della Striscia di Gaza. ”Nell’arco delle ore oggi, i nostri combattenti hanno preso di mira 11 diversi veicoli militari sionisti con proiettili tandem e dispositivi di guerriglia nelle aree di incursione ad Al-Zaytoun, Tal Al-Hawa, Al-Shati’, Sheikh Radwan e nell’area di Juhr Al-Dik”.
Cisgiordania - Demolite case palestinesi vicino Hebron
Le forze di occupazione israeliane hanno demolito sei case di proprietà palestinese e un fienile a Masafer Yatta, a sud di Hebron. Il coordinatore dei Comitati popolari per la resistenza al Muro e agli insediamenti nel sud di Hebron, Ratib al-Jabour, ha dichiarato all’agenzia Wafa che le forze di occupazione hanno demolito sei abitazioni di latta e un fienile per le pecore, nel villaggio di Shaab al-Batam, a est di Yatta, appartenenti ai cittadini Ishaq Mahmoud al-Jabarin e Ibrahim Jibreen al-Jabareen, e che ospitano circa 20 persone. Le persone sono state lasciate all’aperto dopo la demolizione delle loro case.
Al-Jabour ha aggiunto che l’obiettivo della demolizione è quello di espandere l’insediamento israeliano illegale di Avigal, adiacente al villaggio, che è stato costruito su terreni e proprietà dei cittadini a sud di Hebron.
Nella stessa zona i coloni israeliani hanno costruito mercoledì una strada che collega un nuovo avamposto stabilito a Wadi al-Hamat con il villaggio di Birin e l’insediamento illegale di Bani Hever, stabilito su terre e proprietà di cittadini a sud della città di Bani Naim, a est di Hebron.
I coloni del suddetto avamposto e della colonia hanno preso d’assalto le terre dei cittadini nel villaggio di Birin, hanno trattenuto per ore tre membri della famiglia Al-Faqir e hanno impedito loro di coltivare le loro terre, con l’obiettivo di rubarle per espandere gli insediamenti intorno a Hebron.
Libano - Continuano gli scambi di colpi sulla zona di confine con Israele
Le sirene stanno suonando questa mattina in diverse comunità israeliane dell’Alta Galilea, vicino al confine con il Libano.
Gli allarmi sono stati attivati a Yir’on, Dovev, Baram, Kerem Ben Zimra, Dalton, Sassa, Zivon, Jish, Safsufa, Or HaGanuz, Biriyeh, Kadita, Bar Yochai, Rehaniya, il centro regionale di Marom HaGalil e la zona industriale di Ramat Dalton. Non ci sono segnalazioni immediate di feriti o danni. Hezbollah afferma di aver lanciato una cinquantina di razzi e di aver preso di mira la postazione militare israeliana di Birkat Risha.
Le Forze armate israeliane affermano di aver effettuato un attacco con droni e un bombardamento di artiglieria contro una squadra di missili anticarro di Hezbollah nel sud del Libano, vicino alla comunità settentrionale di Zar’it.
Fonte
“Non c’è motivo di preoccuparsi. Il ritardo non deriva da una rottura dei colloqui, ma piuttosto dalla necessità di risolvere le questioni amministrative che sono in fase di risoluzione”, ha assicurato ad Haaretz una fonte israeliana vicina alla trattativa.
Il rappresentante di Hamas, Moussa Abu Marzouk, aveva dichiarato in un’intervista ad Al Jazeera che la tregua temporanea concordata tra il gruppo palestinese e Israele sarebbe entrata in vigore da questa mattina alle 10 (ora italiana). L’annuncio era arrivato dopo che Israele aveva raggiunto un accordo con Hamas per una sospensione di quattro giorni dei combattimenti e il rilascio di almeno 50 dei circa 240 ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre, in cambio del rilascio di 150 minorenni e donne palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Secondo Al Jazeera, a partire da ieri sera, Hamas si è impegnato a fornire ogni giorno agli israeliani una lista di circa 10 nomi di persone che verranno rimpatriate da Gaza. Gli ostaggi verranno consegnati alla Croce Rossa che, a sua volta, li porterà a Sud, fino al valico di Rafah, attraverso l’Egitto e poi a casa in Israele. Il primo elenco dei nomi degli ostaggi è stato fornito agli israeliani ieri sera.
Secondo una fonte governativa citata dal The Times of Israel gli ostaggi non dovrebbero essere rilasciati tutti insieme, ma dilazionati in gruppi di 12-13 al giorno, se reggerà il cessate il fuoco. Nello specifico, l’ufficio del primo ministro di Israele ha disegnato un protocollo in cinque punti. In primo luogo gli ostaggi dovranno essere consegnare alla Croce Rossa e da questa all’esercito di Israele.
Secondo Haaretz, l’accordo tra Israele e Hamas prevederebbe il rilascio di 30 bambini, 8 madri e altre 12 donne israeliane prese in ostaggio durante l’attacco del 7 ottobre in cambio di 150 prigionieri palestinesi. Secondo i media israeliani, si tratterebbe di uno scambio di donne e bambini.
Secondo l’Associazione Addammer per il sostegno ai prigionieri palestinesi e i diritti umani, ci sono attualmente 7.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra cui 2.070 detenuti amministrativi, tra cui 200 minorenni e 62 donne.
Gaza - Gli israeliani arrestano il direttore dell’ospedale Al Shifa, evacuazione forzata dell’ospedale indonesiano
L’esercito israeliano ha ordinato questa mattina a operatori sanitari e pazienti di evacuare l’ospedale indonesiano nel nord della Striscia di Gaza entro quattro ore. Lo ha dichiarato all’emittente panaraba di proprietà qatariota Al Jazeera Munir al Bursh, direttore generale del ministero della Sanità di Gaza. Al Bursh ha anche aggiunto che “i bombardamenti intorno all’ospedale continuano da tutti i lati”, mentre “all’interno della struttura medica assediata ci sono 65 cadaveri che non possono essere seppelliti”. Inoltre, circa 200 pazienti sono rimasti all’interno della struttura “dopo che ieri ne sono stati evacuati circa 450”.
Un medico dell’ospedale Shifa di Gaza City ha detto all’AFP che il direttore della struttura e diversi altri membri del personale medico sono stati arrestati oggi dalle forze israeliane.
“Il dottor Mohammad Abu Salmiya è stato arrestato insieme a molti altri medici di alto livello”, dice Khalid Abu Samra, capo dipartimento dell’ospedale, che è stato uno dei principali obiettivi dell’operazione israeliana a Gaza. Un rapporto dell’emittente pubblica israeliana Kan afferma che Abu Salmiya è stato interrogato dallo Shin Bet e dall’intelligence dell’IDF, e la radio dell’esercito riferisce che è stato arrestato mentre si stava muovendo per evacuare nel sud della Striscia.
Le autorità di Gaza hanno aggiornato intanto a 14.128 il numero dei morti palestinesi, tra cui almeno 5.600 minori e 3.550 donne, dall’inizio del conflitto con Israele lo scorso 7 ottobre. I feriti sono almeno 33 mila.
Siamo ormai alla soglia di “dieci palestinesi uccisi per ogni israeliano ucciso”. Una proporzione che nella storia dell’Europa ricorda le pagine peggiori.
Israele - “Continuiamo l’operazione militare a Gaza”. Scontri con la resistenza palestinese
Il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane, Herzi Halevi, ha affermato che l’esercito “non sta ponendo fine alla guerra”.
“Stiamo cercando di collegare gli obiettivi della guerra, in modo che la pressione dell’operazione di terra porti alla capacità di raggiungere anche l’obiettivo di questa guerra, di creare le condizioni per il rilascio degli ostaggi rapiti”, ha detto Halevi ai comandanti durante una visita nella Striscia di Gaza. “Non stiamo ponendo fine alla guerra. Continueremo fino a quando non saremo vittoriosi, andando avanti continuando a colpire Hamas in altre aree”.
Sul piano degli scontri militari, le Brigate Al Qassam (braccio militare di Hamas) hanno fatto sapere in un comunicato che sono stati presi di mira con proiettili tandem e RPG quattro veicoli militari israeliani negli assi di avanzamento a Beit Hanoun, a ovest di Beit Lahia, e nelle vicinanze delle Sheikh Zayed Towers nel nord della Striscia di Gaza. ”Nell’arco delle ore oggi, i nostri combattenti hanno preso di mira 11 diversi veicoli militari sionisti con proiettili tandem e dispositivi di guerriglia nelle aree di incursione ad Al-Zaytoun, Tal Al-Hawa, Al-Shati’, Sheikh Radwan e nell’area di Juhr Al-Dik”.
Cisgiordania - Demolite case palestinesi vicino Hebron
Le forze di occupazione israeliane hanno demolito sei case di proprietà palestinese e un fienile a Masafer Yatta, a sud di Hebron. Il coordinatore dei Comitati popolari per la resistenza al Muro e agli insediamenti nel sud di Hebron, Ratib al-Jabour, ha dichiarato all’agenzia Wafa che le forze di occupazione hanno demolito sei abitazioni di latta e un fienile per le pecore, nel villaggio di Shaab al-Batam, a est di Yatta, appartenenti ai cittadini Ishaq Mahmoud al-Jabarin e Ibrahim Jibreen al-Jabareen, e che ospitano circa 20 persone. Le persone sono state lasciate all’aperto dopo la demolizione delle loro case.
Al-Jabour ha aggiunto che l’obiettivo della demolizione è quello di espandere l’insediamento israeliano illegale di Avigal, adiacente al villaggio, che è stato costruito su terreni e proprietà dei cittadini a sud di Hebron.
Nella stessa zona i coloni israeliani hanno costruito mercoledì una strada che collega un nuovo avamposto stabilito a Wadi al-Hamat con il villaggio di Birin e l’insediamento illegale di Bani Hever, stabilito su terre e proprietà di cittadini a sud della città di Bani Naim, a est di Hebron.
I coloni del suddetto avamposto e della colonia hanno preso d’assalto le terre dei cittadini nel villaggio di Birin, hanno trattenuto per ore tre membri della famiglia Al-Faqir e hanno impedito loro di coltivare le loro terre, con l’obiettivo di rubarle per espandere gli insediamenti intorno a Hebron.
Libano - Continuano gli scambi di colpi sulla zona di confine con Israele
Le sirene stanno suonando questa mattina in diverse comunità israeliane dell’Alta Galilea, vicino al confine con il Libano.
Gli allarmi sono stati attivati a Yir’on, Dovev, Baram, Kerem Ben Zimra, Dalton, Sassa, Zivon, Jish, Safsufa, Or HaGanuz, Biriyeh, Kadita, Bar Yochai, Rehaniya, il centro regionale di Marom HaGalil e la zona industriale di Ramat Dalton. Non ci sono segnalazioni immediate di feriti o danni. Hezbollah afferma di aver lanciato una cinquantina di razzi e di aver preso di mira la postazione militare israeliana di Birkat Risha.
Le Forze armate israeliane affermano di aver effettuato un attacco con droni e un bombardamento di artiglieria contro una squadra di missili anticarro di Hezbollah nel sud del Libano, vicino alla comunità settentrionale di Zar’it.
Fonte
18/11/2023
Gaza - Gli israeliani sgomberano l’ospedale Al Shifa. Duri combattimenti nelle strade. Uccisi 6 palestinesi in Cisgiordania
Migliaia di palestinesi, tra cui quasi 650 pazienti, alcuni in condizioni critiche, hanno ricevuto l’ordine di evacuare il complesso medico Al-Shifa a Gaza City.
Nel frattempo, decine di palestinesi sono stati uccisi durante la notte in attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. Aerei da guerra israeliani hanno preso di mira la Grande Moschea nel campo di Maghazi nella Striscia di Gaza centrale.
In Cisgiordania, l’esercito israeliano ha ucciso 5 palestinesi nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus, e un altro a Tubas.
Israele ha dato un’ora di tempo a medici, pazienti e sfollati per evacuare il complesso medico di Al-Shifa a Gaza. I militari israeliani hanno usato gli altoparlanti per sollecitare l’evacuazione: hanno chiesto al direttore dell’ospedale, Mohammed Abu Salmiya, di dare istruzioni per garantire “l’evacuazione dei pazienti, dei feriti, degli sfollati e del personale medico” e che tutti “si spostino a piedi verso il lungomare”.
L’esercito israeliano continua ad affermare che l’ospedale Al Shifa nasconda un centro di comando di Hamas e costituisce quindi un obiettivo militare. Nei giorni scorsi le truppe hanno assediato la struttura e compiuto diverse incursioni all’interno dei vari edifici.
Medici Senza Frontiere (MSF) ha fatto sapere che sta cercando di evacuare parte del personale e le loro famiglie attualmente intrappolati all’interno delle strutture dell’organizzazione vicino ad al-Shifa. Da sabato scorso, il personale e le famiglie di MSF – 137 persone, di cui 65 bambini – non sono stati in grado di uscire a causa dei combattimenti.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che la responsabilità della sicurezza sul piano militare nella Striscia di Gaza, al termine della guerra, dovrà rimanere ad Israele, almeno per il prossimo futuro. Una volta che Hamas “sarà sconfitto”, ha spiegato, bisognerà fare in modo che “il terrorismo non possa fare più ritorno: e al momento siamo gli unici in grado di garantire questa premessa”. Il premier ha riconosciuto la necessità di un “governo civile” nella Striscia di Gaza, senza entrare però nei dettagli in merito a chi dovrà gestire il governo della Striscia “Non so chi dovrà occuparsene, ma posso dire con certezza che una simile responsabilità non può essere lasciata a chi sostiene i terroristi”, ha affermato Netanyahu.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in una dichiarazione, ha confermato che l’assalto di questa mattina da parte delle IDF al complesso di Al-Shifa, i brutali bombardamenti, gli spari e i bombardamenti al suo interno, l’aver preso di mira migliaia di civili sfollati, l’aver manomesso le stanze e i reparti dei pazienti e l’aver terrorizzato i pazienti e il personale medico, “è un crimine di guerra pienamente costituito di cui sono responsabili l’amministrazione statunitense e la cosiddetta comunità internazionale, che ha incoraggiato il nemico a commettere questo grave crimine”.
Il Fronte ha concluso la sua dichiarazione affermando che gli ospedali palestinesi rimarranno testimoni dei crimini senza precedenti di questa entità, che hanno raggiunto un livello mai praticato prima da nessuna occupazione o colonialismo. “Tuttavia, il nostro popolo è determinato a resistere e a rimanere fermo e risoluto, e non alzerà bandiera bianca. I nostri medici, i nostri pazienti e tutto il nostro popolo rimarranno forti, incrollabili di fronte a questi crimini, e non perdoneranno né dimenticheranno la complicità della comunità internazionale e delle istituzioni mediche internazionali che hanno chiuso gli occhi di fronte all’attacco agli ospedali e al sistema medico, e all’uccisione di medici e pazienti”.
Combattimenti nelle strade di Gaza. Un ostaggio israeliano è morto
Le Brigate Al-Qassam annunciano la morte di uno degli ostaggi israeliani, Arieh Zalman Zadmanovitch (numero di identificazione 0010185791), dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute.
Il portavoce delle Brigate Al Qassam, Abu Obeida, ha affermato che i suoi combattenti hanno ucciso nove soldati israeliani, distrutto due veicoli militari, distrutto un appartamento in cui erano rintanati soldati nemici e ucciso quelli che c’erano dentro.
“I nostri mujaheddin sono sul campo a inseguire le forze e i veicoli nemici da una strada all’altra. Ci siamo preparati per una lunga difesa (di Gaza), e ogni ora che l’occupazione trascorre a Gaza aggrava le sue perdite”.
In riferimento alla situazione nell’ospedale Al Shifa, Abu Obeida afferma che “Quello che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta cercando nel complesso medico di Al-Shifa è ridicolo. L’incursione delle forze nemiche nel complesso medico di Al-Shifa è uno scandalo per il sistema internazionale”.
Le Brigate Al Quds (braccio militare della Jihad Islamica) affermano che i loro combattenti hanno preso di mira 7 veicoli militari israeliani in operazioni separate a Tal Al-Hawa e Al-Sabra, a sud-ovest di Gaza City.
Fonte
Nel frattempo, decine di palestinesi sono stati uccisi durante la notte in attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. Aerei da guerra israeliani hanno preso di mira la Grande Moschea nel campo di Maghazi nella Striscia di Gaza centrale.
In Cisgiordania, l’esercito israeliano ha ucciso 5 palestinesi nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus, e un altro a Tubas.
Israele ha dato un’ora di tempo a medici, pazienti e sfollati per evacuare il complesso medico di Al-Shifa a Gaza. I militari israeliani hanno usato gli altoparlanti per sollecitare l’evacuazione: hanno chiesto al direttore dell’ospedale, Mohammed Abu Salmiya, di dare istruzioni per garantire “l’evacuazione dei pazienti, dei feriti, degli sfollati e del personale medico” e che tutti “si spostino a piedi verso il lungomare”.
L’esercito israeliano continua ad affermare che l’ospedale Al Shifa nasconda un centro di comando di Hamas e costituisce quindi un obiettivo militare. Nei giorni scorsi le truppe hanno assediato la struttura e compiuto diverse incursioni all’interno dei vari edifici.
Medici Senza Frontiere (MSF) ha fatto sapere che sta cercando di evacuare parte del personale e le loro famiglie attualmente intrappolati all’interno delle strutture dell’organizzazione vicino ad al-Shifa. Da sabato scorso, il personale e le famiglie di MSF – 137 persone, di cui 65 bambini – non sono stati in grado di uscire a causa dei combattimenti.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che la responsabilità della sicurezza sul piano militare nella Striscia di Gaza, al termine della guerra, dovrà rimanere ad Israele, almeno per il prossimo futuro. Una volta che Hamas “sarà sconfitto”, ha spiegato, bisognerà fare in modo che “il terrorismo non possa fare più ritorno: e al momento siamo gli unici in grado di garantire questa premessa”. Il premier ha riconosciuto la necessità di un “governo civile” nella Striscia di Gaza, senza entrare però nei dettagli in merito a chi dovrà gestire il governo della Striscia “Non so chi dovrà occuparsene, ma posso dire con certezza che una simile responsabilità non può essere lasciata a chi sostiene i terroristi”, ha affermato Netanyahu.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in una dichiarazione, ha confermato che l’assalto di questa mattina da parte delle IDF al complesso di Al-Shifa, i brutali bombardamenti, gli spari e i bombardamenti al suo interno, l’aver preso di mira migliaia di civili sfollati, l’aver manomesso le stanze e i reparti dei pazienti e l’aver terrorizzato i pazienti e il personale medico, “è un crimine di guerra pienamente costituito di cui sono responsabili l’amministrazione statunitense e la cosiddetta comunità internazionale, che ha incoraggiato il nemico a commettere questo grave crimine”.
Il Fronte ha concluso la sua dichiarazione affermando che gli ospedali palestinesi rimarranno testimoni dei crimini senza precedenti di questa entità, che hanno raggiunto un livello mai praticato prima da nessuna occupazione o colonialismo. “Tuttavia, il nostro popolo è determinato a resistere e a rimanere fermo e risoluto, e non alzerà bandiera bianca. I nostri medici, i nostri pazienti e tutto il nostro popolo rimarranno forti, incrollabili di fronte a questi crimini, e non perdoneranno né dimenticheranno la complicità della comunità internazionale e delle istituzioni mediche internazionali che hanno chiuso gli occhi di fronte all’attacco agli ospedali e al sistema medico, e all’uccisione di medici e pazienti”.
Combattimenti nelle strade di Gaza. Un ostaggio israeliano è morto
Le Brigate Al-Qassam annunciano la morte di uno degli ostaggi israeliani, Arieh Zalman Zadmanovitch (numero di identificazione 0010185791), dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute.
Il portavoce delle Brigate Al Qassam, Abu Obeida, ha affermato che i suoi combattenti hanno ucciso nove soldati israeliani, distrutto due veicoli militari, distrutto un appartamento in cui erano rintanati soldati nemici e ucciso quelli che c’erano dentro.
“I nostri mujaheddin sono sul campo a inseguire le forze e i veicoli nemici da una strada all’altra. Ci siamo preparati per una lunga difesa (di Gaza), e ogni ora che l’occupazione trascorre a Gaza aggrava le sue perdite”.
In riferimento alla situazione nell’ospedale Al Shifa, Abu Obeida afferma che “Quello che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta cercando nel complesso medico di Al-Shifa è ridicolo. L’incursione delle forze nemiche nel complesso medico di Al-Shifa è uno scandalo per il sistema internazionale”.
Le Brigate Al Quds (braccio militare della Jihad Islamica) affermano che i loro combattenti hanno preso di mira 7 veicoli militari israeliani in operazioni separate a Tal Al-Hawa e Al-Sabra, a sud-ovest di Gaza City.
Fonte
17/11/2023
La sceneggiata per giustificare la mattanza all’ospedale Al Shifa
Le veline militari israeliane cominciano a fare un bel po’ di fatica a sembrare credibili. Niente – secondo il sempre disatteso “diritto internazionale” – può giustificare l’orrore degli attacchi deliberati agli ospedali o il massacro della popolazione palestinese, adesso invitata ad evacuare anche dal sud della Striscia di Gaza. Per rifugiarsi dove? Non è dato saperlo, ma “a sud” c’è solo il deserto, e in Egitto.
Le truppe dell’unità Shaldag e di altre forze armate israeliane hanno continuato ad operare nell’area dell’ospedale Al Shifa a Gaza City. I soldati passano da un edificio all’altro e perquisiscono tutti i piani, mentre ci sono ancora centinaia di pazienti e personale medico.
Il portavoce militare israeliano “dedicato” per i media stranieri, Jonathan Conricus, ha detto giovedì a due inviati della BBC – portati in giro dai militari israeliani dopo l’irruzione in alcune aree dell’ospedale Al Shifa – che “le foto di alcuni degli ostaggi erano state trovate sui computer portatili dell’ospedale”.
In realtà la foto trovata è una sola. Si tratta di Or Megidish, la soldatessa dell’IDF liberata dalla prigionia dalle forze israeliane all’inizio dell’incursione di terra a Gaza. Ma è una foto precedente al sequestro nel raid palestinese del 7 ottobre, la stessa che era sul profilo social personale della soldatessa.
È stato invece ritrovato davvero il cadavere di uno degli ostaggi, Yeudith Weiss. Vicino – non dentro – l’ospedale Al Shifa. Ma a Gaza tutto è “vicino” a qualcos’altro, vista la densità della popolazione...
Il portavoce militare israeliano Johnatan Concricus ha dichiarato che “alla fine della giornata, questa è solo la punta dell’iceberg”. “Hamas non è qui perché ha visto che stavamo arrivando. Questo è probabilmente ciò che sono stati costretti a lasciarsi alle spalle. La nostra valutazione è che c’è molto di più”.
In pratica non hanno trovato né gli ostaggi né niente di rilevante da esibire (tanto meno il “centro di comando di Hamas”, che avevano dato per certo essere lì), ma hanno così bisogno di provare a giustificarsi agli occhi del mondo da inscenare siparietti degni un questurino di serie B.
“Durante le perquisizioni in uno dei reparti dell’ospedale, le truppe hanno individuato una stanza con risorse tecnologiche, insieme a attrezzature militari e da combattimento utilizzate dall’organizzazione terroristica di Hamas”.
Si tratta però solo di otto mitra, qualche caricatore, alcuni uniformi e un computer portatile. Un po’ poco per essere “Il Comando di Hamas” usato come presto per scatenare l’attacco all’ospedale Al Shifa.
Appena qualcosa di più del biberon trovato nei sotterranei dell’ospedale pediatrico Al Rantisi di Gaza e mostrato come “prova” che lì c’erano degli ostaggi. Un biberon in un ospedale pediatrico magari non è proprio una stranezza.
Perfino il Jerusalem Post, il giornalaccio più vicino a Netanyahu, ha dovuto ammettere che finora è mancata la “pistola fumante”.
(Le fonti di queste notizie sono tutte israeliane: Ynet News, Times of Israel, Jerusalem Post ndr)
Nel frattempo i civili palestinesi uccisi ormai sono arrivati a più 11.500 di cui 4.710 bambini. Non risultano numeri precisi su quanti morti ci siano ancora sotto le macerie.
È evidente che ci troviamo di fronte ad una indiscriminata punizione collettiva contro i palestinesi della Striscia di Gaza. Ci si avvicina a quella inquietante proporzione di “dieci palestinesi uccisi per ogni israeliano ucciso” che autorizza paragoni rognosi con le dolorose storie che abbiamo vissuto nell’Italia occupata dai nazisti.
La Casa Bianca parla con lingua biforcuta. In pubblico invita Israele alla moderazione, negli incontri riservati e nelle scelte concrete continua a dare semaforo verde e fornire armi per il massacro dei palestinesi.
Citando un elenco interno del Dipartimento della Difesa datato fine ottobre, l’agenzia Bloomberg ha riferito che il Pentagono ha attinto alle sue scorte militari in patria e in Europa per fornire a Israele 36.000 munizioni per cannoni da 30 mm e circa 2.000 missili a guida laser Hellfire per l’elicottero d’attacco AH-64 Apache.
Le consegne di armi a Israele segnalate sono evidentemente continuate nonostante l’amministrazione Biden abbia chiesto pubblicamente a Israele di esercitare moderazione ed evitare vittime civili durante la sua guerra in corso a Gaza.
Un capitolo in più da tenere in considerazione quando – prima o poi, in un modo o nell’altro – verranno giudicati i crimini di guerra a Gaza.
Chissà se a Tel Aviv o a Washington avranno ancora il candore di chiedersi: ma perché ci odiano tanto?
Fonte
Le truppe dell’unità Shaldag e di altre forze armate israeliane hanno continuato ad operare nell’area dell’ospedale Al Shifa a Gaza City. I soldati passano da un edificio all’altro e perquisiscono tutti i piani, mentre ci sono ancora centinaia di pazienti e personale medico.
Il portavoce militare israeliano “dedicato” per i media stranieri, Jonathan Conricus, ha detto giovedì a due inviati della BBC – portati in giro dai militari israeliani dopo l’irruzione in alcune aree dell’ospedale Al Shifa – che “le foto di alcuni degli ostaggi erano state trovate sui computer portatili dell’ospedale”.
In realtà la foto trovata è una sola. Si tratta di Or Megidish, la soldatessa dell’IDF liberata dalla prigionia dalle forze israeliane all’inizio dell’incursione di terra a Gaza. Ma è una foto precedente al sequestro nel raid palestinese del 7 ottobre, la stessa che era sul profilo social personale della soldatessa.
È stato invece ritrovato davvero il cadavere di uno degli ostaggi, Yeudith Weiss. Vicino – non dentro – l’ospedale Al Shifa. Ma a Gaza tutto è “vicino” a qualcos’altro, vista la densità della popolazione...
Il portavoce militare israeliano Johnatan Concricus ha dichiarato che “alla fine della giornata, questa è solo la punta dell’iceberg”. “Hamas non è qui perché ha visto che stavamo arrivando. Questo è probabilmente ciò che sono stati costretti a lasciarsi alle spalle. La nostra valutazione è che c’è molto di più”.
In pratica non hanno trovato né gli ostaggi né niente di rilevante da esibire (tanto meno il “centro di comando di Hamas”, che avevano dato per certo essere lì), ma hanno così bisogno di provare a giustificarsi agli occhi del mondo da inscenare siparietti degni un questurino di serie B.
“Durante le perquisizioni in uno dei reparti dell’ospedale, le truppe hanno individuato una stanza con risorse tecnologiche, insieme a attrezzature militari e da combattimento utilizzate dall’organizzazione terroristica di Hamas”.
Si tratta però solo di otto mitra, qualche caricatore, alcuni uniformi e un computer portatile. Un po’ poco per essere “Il Comando di Hamas” usato come presto per scatenare l’attacco all’ospedale Al Shifa.
Appena qualcosa di più del biberon trovato nei sotterranei dell’ospedale pediatrico Al Rantisi di Gaza e mostrato come “prova” che lì c’erano degli ostaggi. Un biberon in un ospedale pediatrico magari non è proprio una stranezza.
Perfino il Jerusalem Post, il giornalaccio più vicino a Netanyahu, ha dovuto ammettere che finora è mancata la “pistola fumante”.
(Le fonti di queste notizie sono tutte israeliane: Ynet News, Times of Israel, Jerusalem Post ndr)
Nel frattempo i civili palestinesi uccisi ormai sono arrivati a più 11.500 di cui 4.710 bambini. Non risultano numeri precisi su quanti morti ci siano ancora sotto le macerie.
È evidente che ci troviamo di fronte ad una indiscriminata punizione collettiva contro i palestinesi della Striscia di Gaza. Ci si avvicina a quella inquietante proporzione di “dieci palestinesi uccisi per ogni israeliano ucciso” che autorizza paragoni rognosi con le dolorose storie che abbiamo vissuto nell’Italia occupata dai nazisti.
La Casa Bianca parla con lingua biforcuta. In pubblico invita Israele alla moderazione, negli incontri riservati e nelle scelte concrete continua a dare semaforo verde e fornire armi per il massacro dei palestinesi.
Citando un elenco interno del Dipartimento della Difesa datato fine ottobre, l’agenzia Bloomberg ha riferito che il Pentagono ha attinto alle sue scorte militari in patria e in Europa per fornire a Israele 36.000 munizioni per cannoni da 30 mm e circa 2.000 missili a guida laser Hellfire per l’elicottero d’attacco AH-64 Apache.
Le consegne di armi a Israele segnalate sono evidentemente continuate nonostante l’amministrazione Biden abbia chiesto pubblicamente a Israele di esercitare moderazione ed evitare vittime civili durante la sua guerra in corso a Gaza.
Un capitolo in più da tenere in considerazione quando – prima o poi, in un modo o nell’altro – verranno giudicati i crimini di guerra a Gaza.
Chissà se a Tel Aviv o a Washington avranno ancora il candore di chiedersi: ma perché ci odiano tanto?
Fonte
16/11/2023
Gaza - Crollano le menzogne israeliane sull’ospedale Al Shifa. Fatto saltare il Parlamento di Gaza
Aggiornamenti. I militari israeliani continuano ad accanirsi sull’ospedale al Shifa di Gaza. “Stasera abbiamo condotto un’operazione mirata nell’ospedale di Shifa”, ha annunciato il maggiore generale Yaron Finkelman, capo delle operazioni militari israeliane a Gaza. “Continuiamo ad andare avanti”. Il ministero della Sanità di Gaza ha riferito che i bulldozer israeliani hanno “distrutto parti dell’ingresso Sud” dell’ospedale.
*****
Nell’ospedale Al Shifa di Gaza non c’era alcun “comando di Hamas” nè gli ostaggi ma solo feriti, malati e personale medico costretti a sfollare dalle truppe israeliane. Lo riferisce un collaboratore dell’agenzia Afp sul posto.
Un giornalista, che si trova dentro l’ospedale Al-Shifa, ha raccontato alla Bbc che le forze israeliane sono andate di stanza in stanza, piano dopo piano, e hanno interrogato tutti, sia il personale che i pazienti, accompagnati da medici e soldati che parlano arabo.
Il giornalista di nome Khader aggiunge che gli sfollati che si erano rifugiati nel complesso sono stati fatti radunare nel cortile e alcuni sono sottoposti a controlli di sicurezza.
Il direttore del pronto soccorso dell’ospedale Al-Shifa, Omar Zaqout, ha accusato le forze armate Israele di aver sequestrato gli sfollati. Secondo quanto riporta il Washington Post, Zaqout ha raccontato ad Al Jazeera che gli sfollati sono stati spogliati, ammanettati e bendati e portati in una destinazione non precisata.
I soldati israeliani hanno fatto irruzione nell’ospedale di al-Shifa sparando in aria e ordinando a tutti i maschi con più di 16 anni di consegnarsi.
Secondo le testimonianze di chi era presente durante la presa della più grande struttura sanitaria di Gaza, divenuta da giorni il centro di feroci combattimenti urbani, circa mille palestinesi maschi, con le mani sopra la testa, sono stati condotti nel vasto cortile dell’ospedale, alcuni di loro denudati dai soldati che li controllavano alla ricerca di armi ed esplosivi.
Un giornalista di France Presse che ha visitato l’ospedale diversi giorni fa per intervistare gli assediati ed è rimasto intrappolato dai combattimenti, riferisce che i soldati sparavano colpi di avvertimento mentre si spostavano da una stanza all’altra alla ricerca di miliziani di Hamas, perquisendo donne e bambini, alcuni dei quali erano in lacrime.
Zaqout ha riferito anche di non aver visto le forniture mediche che l’Idf dice di aver fornito all’ospedale, in particolare le incubatrici e il latte per i bambini.
Solo nelle vicinanze dell’ospedale c’è stato effettivamente uno scontro a fuoco. Ma nulla all’interno della struttura che era stata attaccata e additata dalle forze armate israeliane come il quartier generale di Hamas.
La notizia è confermata da un funzionario militare israeliano il quale ha riferito ai giornalisti che quattro combattenti palestinesi sono stati uccisi in uno scontro all’esterno e che non ci sono stati combattimenti all’interno del complesso ospedaliero. Lo stesso funzionario non ha specificato cosa sia stato trovato nell’ospedale, ma ha detto che le prove saranno presentate in seguito.
Hamas ha negato l’affermazione israeliana, definendola “nient’altro che una continuazione delle menzogne e della propaganda a buon mercato, attraverso le quali Israele sta cercando di dare una giustificazione per il suo crimine volto a distruggere il settore sanitario a Gaza”.
La Reuters riporta quanto affermato dal portavoce militare israeliano Richard Hecht, il quale ha rabberciato una dichiarazione affermando: “Sappiamo che c’è una notevole infrastruttura di Hamas nell’area, nelle vicinanze dell’ospedale. Potenzialmente sotto l’ospedale, ed è qualcosa su cui stiamo lavorando. Ci vorrà del tempo. Questa guerra è una guerra complessa”, ha detto Hecht. Per cucinare le menzogne di guerra infatti serve un po' di tempo e un po' di messinscena.
Perfino The Guardian è stato costretto ad ammettere che “Israele ha finora presentato in pubblico solo prove limitate del presunto complesso di comando sotto al-Shifa, anche se è ampiamente accettato che Hamas abbia una vasta rete di tunnel in tutta Gaza”.
Ma è evidente che “all’interno o nelle vicinanze” e “sotto Al Shifa e vasta rete di tunnel a Gaza” sono due cose ben diverse tra loro.
L’ingresso dei militari israeliani nell’ospedale di Al Shifa, nella Striscia di Gaza, costituisce “un palese crimine di guerra”, e Israele “è pienamente responsabile della vita dei malati e dei feriti, del personale medico e degli operatori sanitari, delle donne e dei bambini civili sfollati”. Lo ha reso noto ieri in una dichiarazione il movimento di liberazione nazionale palestinese Fatah, principale partito dell’organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). “Il crimine di assaltare il complesso di Al Shifa dopo averlo assediato e di sparare fuoco e missili contro i suoi edifici e dintorni, è una violazione di tutti i valori umani e una palese violazione di tutte le leggi, le carte e gli accordi internazionali”, si legge nel documento.
L’esercito israeliano infine ha fatto saltare il palazzo del parlamento di Gaza, “conquistato” nei giorni scorsi. Lo ha riferito il sito israeliano Ynet. Lo hanno fatto le truppe di quella che arbitrariamente viene considerate l’unica democrazia nel Medio Oriente, una democrazia con la postura del terrorismo di Stato.
Fonte
Gaza - Militari israeliani dentro l’ospedale Al Shifa. Negli USA è rivolta morale contro Biden
Tra la notte e l’alba di questa mattina i militari israeliani hanno invaso il complesso ospedaliero Al Shifa, il più grande di Gaza, sotto assedio da sei giorni. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa, aggiungendo che, mentre continuano i bombardamenti aerei di copertura su parte della struttura, carri armati israeliani si sono stabiliti al suo interno, in particolare nei reparti di medicina specialistica, al pronto soccorso e nel reparto terapia intensiva. Secondo il network televisivo Al Arabiya, i militari israeliani hanno allontanato i giornalisti dal complesso, disponendo tornelli elettronici all’entrata ovest dell’ospedale.
Violenti scontri sono scoppiati intorno alla struttura e al suo interno.
Uno dei portavoce militari israeliani, Peter Lerner, ha spiegato all’emittente statunitense CNN che i militari israeliani non stanno “invadendo” Al Shifa, ma stanno conducendo un’“operazione mirata e precisa in una parte specifica” dell’ospedale, “al fine di sconfiggere Hamas”.
Ashraf al-Qudra, portavoce del Ministero della Salute di Gaza, ha detto che non c’è nulla che richieda di sparare all’interno dell’ospedale Al-Shifa perché non c’è alcuna forma di resistenza palestinese e ciò che l’occupazione israeliana sta facendo costituisce una forma di terrorismo contro medici e pazienti.
All’interno di Al Shifa, intanto, si trovano attualmente circa 650 pazienti, di cui cento tra pazienti in terapia intensiva e neonati prematuri, 500 medici e tra i quattromila e i cinquemila sfollati.
Nella Striscia di Gaza sono state uccise 11.255 persone, tra cui 4.630 bambini, 3.130 donne e 682 anziani, mentre 29 mila sono rimaste ferite.
3.250 sono dispersi e ritenuti morti sotto le macerie, tra cui 1.700 bambini.
Combattimenti a Gaza
La divisione 162 delle forze armate israeliane ha occupato il campo profughi di Al Shati e punta a ricongiungersi con la divisione 36 che è entrata nella Striscia da est, raggiungendo la costa. Nelle ultime ore ci sono stati almeno quattro scontri tra militari israeliani e combattenti palestinesi ad Al Shati. Secondo i militari, quasi tutte le altre case del campo erano dotate di trappole esplosive. Circa 150 mila-200 mila palestinesi sarebbero fuggiti dal campo quando le truppe israeliane sono entrate.
Nonostante l’operazione militare israeliana, da Gaza sono stati lanciati alcuni missili in direzione del territorio israeliano. Tre persone sono rimaste ferite, di cui una in modo grave, a Tel Aviv.
Cisgiordania. Il silenzio sulla mattanza in corso
In Cisgiordania dal 7 ottobre sono stati registrati 196 palestinesi uccisi e 2.700 feriti.
“Con l’inizio dell’attuale guerra a Gaza, sembra che Israele abbia trovato un’opportunità appropriata per aumentare il ritmo degli obiettivi, dato che ha una copertura internazionale, e non ci saranno critiche per il lavoro sul campo o per i crimini che compie in Cisgiordania”, ha detto al Palestine Chronicle l’analista palestinese Suleiman Bisharat.
Secondo Bisharat, questi attacchi israeliani a Jenin e Tulkarm mirano a porre fine alla Resistenza nel nord della Cisgiordania in modo che non si estenda ad altre città, e in modo che l’aggressione contro Gaza non sia un’opportunità per aprire un altro fronte di battaglia, che indebolisce l’esercito israeliano.
Libano. Hezbollah continua ad attaccare postazioni israeliane
In Libano movimento Hezbollah ha rivendicato un attacco contro la postazione militare israeliana di Birket Richa. “A sostegno del nostro incrollabile popolo palestinese nella Striscia di Gaza e a sostegno della sua resistenza valorosa e onorevole, i combattenti della Resistenza islamica hanno colpito la postazione di Birket Richa e le aree di raduno militare circostanti, con missili, che hanno raggiunto direttamente l’obiettivo”, ha spiegato il movimento. Hezbollah ha anche annunciato di aver colpito anche un’altra postazione militare israeliano nel nord di Israele, nei pressi della città di Kiryat Shmona, mentre le forze israeliane hanno risposto con colpi di artiglieria.
Negli Stati Uniti una rivolta morale contro Biden per il suo sostegno a Israele
Cresce il dissenso interno all’amministrazione Biden per il suo sostegno a Israele nella guerra a Gaza. Qualche migliaio di funzionari dell’Amministrazione Biden hanno contestato apertamente il sostegno dato a Israele dal presidente. Gli assistenti parlamentari che lavorano per i deputati democratici al Congresso manifestano contro i propri capi, con dei sit-in davanti al Campidoglio. La guerra di Gaza sta spaccando il partito democratico in modo clamoroso, portando le divisioni dentro i gangli vitali dello Stato.
Più di 400 esponenti di nomina politica e membri dello staff di circa 40 agenzie governative, scrive il New York Times, hanno inviato una lettera di protesta al presidente sollecitandolo a chiedere urgentemente un cessate il fuoco immediato nella Striscia e a spingere Israele a consentire l’arrivo degli aiuti umanitari nel territorio palestinese. Si tratta dell’ultima di varie lettere di protesta inviate da dirigenti di vari rami dell’amministrazione Biden.
Israele continua gli attacchi contro il segretario dell’Onu Guterres
Il ministro degli Esteri israeliano, Eli Cohen, ha invitato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a dimettersi “dal momento che non merita di guidare l’Onu”. Cohen ha dichiarato che “Antonio Guterres non merita di guidare le Nazioni Unite. Non ha promosso alcun processo di pace nella regione”. Il ministro ha anche detto che la priorità del segretario dell’Onu dovrebbe essere liberare la Striscia di Gaza dal movimento islamista palestinese Hamas. Guterres era già stato criticato da Israele dopo aver affermato che, sebbene nulla giustifichi i crimini commessi da Hamas, essi “non si sono verificati nel vuoto” e successivamente per aver dichiarato quelli israeliani a Gaza crimini di guerra.
Fonte
Violenti scontri sono scoppiati intorno alla struttura e al suo interno.
Uno dei portavoce militari israeliani, Peter Lerner, ha spiegato all’emittente statunitense CNN che i militari israeliani non stanno “invadendo” Al Shifa, ma stanno conducendo un’“operazione mirata e precisa in una parte specifica” dell’ospedale, “al fine di sconfiggere Hamas”.
Ashraf al-Qudra, portavoce del Ministero della Salute di Gaza, ha detto che non c’è nulla che richieda di sparare all’interno dell’ospedale Al-Shifa perché non c’è alcuna forma di resistenza palestinese e ciò che l’occupazione israeliana sta facendo costituisce una forma di terrorismo contro medici e pazienti.
All’interno di Al Shifa, intanto, si trovano attualmente circa 650 pazienti, di cui cento tra pazienti in terapia intensiva e neonati prematuri, 500 medici e tra i quattromila e i cinquemila sfollati.
Nella Striscia di Gaza sono state uccise 11.255 persone, tra cui 4.630 bambini, 3.130 donne e 682 anziani, mentre 29 mila sono rimaste ferite.
3.250 sono dispersi e ritenuti morti sotto le macerie, tra cui 1.700 bambini.
Combattimenti a Gaza
La divisione 162 delle forze armate israeliane ha occupato il campo profughi di Al Shati e punta a ricongiungersi con la divisione 36 che è entrata nella Striscia da est, raggiungendo la costa. Nelle ultime ore ci sono stati almeno quattro scontri tra militari israeliani e combattenti palestinesi ad Al Shati. Secondo i militari, quasi tutte le altre case del campo erano dotate di trappole esplosive. Circa 150 mila-200 mila palestinesi sarebbero fuggiti dal campo quando le truppe israeliane sono entrate.
Nonostante l’operazione militare israeliana, da Gaza sono stati lanciati alcuni missili in direzione del territorio israeliano. Tre persone sono rimaste ferite, di cui una in modo grave, a Tel Aviv.
Cisgiordania. Il silenzio sulla mattanza in corso
In Cisgiordania dal 7 ottobre sono stati registrati 196 palestinesi uccisi e 2.700 feriti.
“Con l’inizio dell’attuale guerra a Gaza, sembra che Israele abbia trovato un’opportunità appropriata per aumentare il ritmo degli obiettivi, dato che ha una copertura internazionale, e non ci saranno critiche per il lavoro sul campo o per i crimini che compie in Cisgiordania”, ha detto al Palestine Chronicle l’analista palestinese Suleiman Bisharat.
Secondo Bisharat, questi attacchi israeliani a Jenin e Tulkarm mirano a porre fine alla Resistenza nel nord della Cisgiordania in modo che non si estenda ad altre città, e in modo che l’aggressione contro Gaza non sia un’opportunità per aprire un altro fronte di battaglia, che indebolisce l’esercito israeliano.
Libano. Hezbollah continua ad attaccare postazioni israeliane
In Libano movimento Hezbollah ha rivendicato un attacco contro la postazione militare israeliana di Birket Richa. “A sostegno del nostro incrollabile popolo palestinese nella Striscia di Gaza e a sostegno della sua resistenza valorosa e onorevole, i combattenti della Resistenza islamica hanno colpito la postazione di Birket Richa e le aree di raduno militare circostanti, con missili, che hanno raggiunto direttamente l’obiettivo”, ha spiegato il movimento. Hezbollah ha anche annunciato di aver colpito anche un’altra postazione militare israeliano nel nord di Israele, nei pressi della città di Kiryat Shmona, mentre le forze israeliane hanno risposto con colpi di artiglieria.
Negli Stati Uniti una rivolta morale contro Biden per il suo sostegno a Israele
Cresce il dissenso interno all’amministrazione Biden per il suo sostegno a Israele nella guerra a Gaza. Qualche migliaio di funzionari dell’Amministrazione Biden hanno contestato apertamente il sostegno dato a Israele dal presidente. Gli assistenti parlamentari che lavorano per i deputati democratici al Congresso manifestano contro i propri capi, con dei sit-in davanti al Campidoglio. La guerra di Gaza sta spaccando il partito democratico in modo clamoroso, portando le divisioni dentro i gangli vitali dello Stato.
Più di 400 esponenti di nomina politica e membri dello staff di circa 40 agenzie governative, scrive il New York Times, hanno inviato una lettera di protesta al presidente sollecitandolo a chiedere urgentemente un cessate il fuoco immediato nella Striscia e a spingere Israele a consentire l’arrivo degli aiuti umanitari nel territorio palestinese. Si tratta dell’ultima di varie lettere di protesta inviate da dirigenti di vari rami dell’amministrazione Biden.
Israele continua gli attacchi contro il segretario dell’Onu Guterres
Il ministro degli Esteri israeliano, Eli Cohen, ha invitato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a dimettersi “dal momento che non merita di guidare l’Onu”. Cohen ha dichiarato che “Antonio Guterres non merita di guidare le Nazioni Unite. Non ha promosso alcun processo di pace nella regione”. Il ministro ha anche detto che la priorità del segretario dell’Onu dovrebbe essere liberare la Striscia di Gaza dal movimento islamista palestinese Hamas. Guterres era già stato criticato da Israele dopo aver affermato che, sebbene nulla giustifichi i crimini commessi da Hamas, essi “non si sono verificati nel vuoto” e successivamente per aver dichiarato quelli israeliani a Gaza crimini di guerra.
Fonte
14/11/2023
Gaza. Soldati israeliani nel Parlamento di Gaza City. Al Shifa è un mattatoio. In Cisgiordania uccisi sei palestinesi. Hezbollah attacca
Con una foto che renderebbe orgogliosi i fascisti in mezzo mondo, i militari israeliani si sono fatti ritrarre sulla presidenza del Parlamento di Gaza ridotto, come diceva uno dei peggiori, “ad un bivacco di manipoli”. Del resto per le strade di Parigi sabato abbiamo visto il fior fiore del neofascismo francese – dalla Le Pen a Zemmour a Marion Marechal – sfilare in una manifestazione a sostegno di Israele.
All’ospedale Al Shifa sono saliti a 32 i pazienti morti negli ultimi giorni ha a detto alla BBC il direttore Mohamed Abu Selmia, precisando che 3 neonati prematuri e 7 altre persone sono morti a causa della mancanza di ossigeno. Molti altri sono a rischio a causa dell’impossibilità di procedere con le dialisi, ha aggiunto. I ricoverati al momento sono oltre 600.
Abu Selmia ha denunciato di non riuscire a seppellire i 150 cadaveri che si trovano nell’ospedale, nonostante i contatti con la Croce Rossa. A causa dei corpi insepolti, l’ospedale è ora preso di mira dai cani randagi.
I medici dell’ospedale Al Shifa, nel nord della Striscia di Gaza, intanto si rifiutano di eseguire l’ordine d’Israele di lasciare la zona perché temono per la vita di circa 700 pazienti a rischio. A riferirlo è l’emittente statunitense CNN citando Munir Al Bursh, direttore generale del ministero della Sanità di Gaza. “Il problema non sono i medici, sono i pazienti. Se venissero lasciati lì morirebbero, e se venissero trasferiti rischierebbero comunque di morire. Stiamo parlando di circa 700 pazienti”, ha spiegato Al Bursh.
Secondo fonti mediche locali, nel complesso dell’ospedale si troverebbero diverse migliaia di persone. L’ordine di evacuazione, ha aggiunto Al Bursh, non è stato coordinato con alcuna agenzia umanitaria come la Croce rossa internazionale. Questo, secondo il dirigente del ministero della Sanità di Gaza, alimenta la preoccupazione circa la sicurezza e la fattibilità del trasferimento di un tale numero di pazienti, alcuni dei quali sono in condizioni critiche.
Tutti gli ospedali del nord della Striscia di Gaza hanno smesso di funzionare. Il ministero ha inoltre dichiarato che sei neonati prematuri e nove pazienti sono morti nell’ospedale Al Shifa a causa della carenza di elettricità.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite è tornato ad affermare di essere “estremamente preoccupato” riguardo la situazione negli ospedali di Gaza, che stanno chiudendo, ma “resta in costante contatto telefonico con le parti” per trovare una soluzione. Lo ha detto il portavoce di Antonio Guterres, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso dell’incontro quotidiano con i media.
I combattimenti e lo scambio di prigionieri. Un ostaggio morto nei bombardamenti
Tra le macerie e i vicoli di Gaza continuano i combattimenti casa per casa tra i combattenti palestinesi e i militari israeliani. Le forze armate israeliane affermano che altri due soldati sono stati uccisi portando a 46 il bilancio delle vittime dell’operazione militare a Gaza. Lo riporta il quotidiano The Times of Israel.
Ieri sera è tornato a parlare Abu Obeida, portavoce militare delle Brigate Al Qassm, il braccio militare di Hamas. Abu Obeida ha parlato del ritardo intenzionale da parte di Israele di un accordo di scambio di prigionieri, dell’uccisione di un soldato israeliano e del numero di veicoli militari israeliani distrutti nelle ultime 48 ore. “I nostri combattenti stanno conducendo operazioni di sorveglianza e si stanno avvicinando ai veicoli nemici e alle posizioni fortificate dei loro soldati. Manovrano in tutte le aree di incursione, dirigendo attacchi per far saltare in aria carri armati e veicoli corazzati, attaccando i punti di fortificazione dei soldati nemici in alcuni edifici e bombardando i loro raduni con proiettili di mortaio e missili guidati, infliggendo perdite e morti tra le file nemiche”.
Sulla situazione degli ostaggi e dello scambio di prigionieri, il Washington Post scrive che Israele ed Hamas sarebbero vicini ad un accordo sugli ostaggi che potrebbe portare alla liberazione di gran parte delle donne e dei bambini sequestrati il 7 ottobre dai palestinesi. Questo in cambio del rilascio di donne e giovani palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, riporta il Washington Post citando un alto funzionario israeliano. L’intesa – scrive il quotidiano – potrebbe essere annunciata nel giro di qualche giorno se verranno sciolti gli ultimi nodi.
Sulla situazione degli ostaggi e le trattative sullo scambio dei prigionieri Abu Obeida ha affermato che: “Il nemico ha chiesto il rilascio di un centinaio di donne e bambini detenuti da noi a Gaza. Abbiamo informato i mediatori che in una tregua di cinque giorni, avremmo potuto rilasciare 50 delle donne e dei bambini detenuti a Gaza, che alla fine potrebbero arrivare a 70, considerando la complessità che essi sono detenuti da più organizzazioni”.
Secondo Abu Obeida “la tregua includerebbe anche un cessate il fuoco e consentirebbe l’ingresso di aiuti umanitari e di soccorso a tutto il nostro popolo in tutta la Striscia di Gaza. Tuttavia, il nemico continua a procrastinare ed eludere l’adempimento di questo obbligo, ignorando non solo la vita dei civili palestinesi, ma anche mostrando indifferenza per l’uccisione dei suoi prigionieri. L’esempio più eloquente è l’uccisione del soldato Faoul Assyani, che è stato catturato vivo e ha registrato un appello per la sua liberazione all’inizio della guerra, ma è stato ucciso in un bombardamento nemico pochi giorni fa”.
Cisgiordania. Uccisi sei palestinesi. Raid israeliani in varie città
Sei palestinesi sono stati uccisi negli scontri con le forze israeliane intorno alla città di Tulkarem, nel nord della Cisgiordania. I sei di età compresa tra 21 e 29 anni, sono stati uccisi durante un’operazione dell’esercito israeliano.
Agli scontri, come confermato dall’agenzia di stampa palestinese Shehab via Telegram, hanno preso parte anche gruppi di militanti delle Brigate Al Aqsa, ala militare del movimento palestinese Al Fatah.
Un palestinese, intanto, è morto all’alba di questa mattina a seguito delle ferite riportate ieri sera, mentre tentava di sferrare un attacco all’arma bianca contro alcuni militari israeliani nei pressi della città di Beit Hanun, a nord-est di Hebron. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa, aggiungendo che i soldati, dopo il suo ferimento, avrebbero impedito l’arrivo sul posto delle ambulanze per prestargli i soccorsi.
Continua, intanto, la campagna di arresti delle autorità israeliane in Cisgiordania. Questa mattina, sette palestinesi sono stati arrestati nel governatorato di Hebron, mentre altri due arresti sono stati effettuati a Beit Rima, a nord di Ramallah, dove ieri sera le forze armate israeliane avevano già lanciato un’incursione per arrestare due palestinesi.
All’alba di questa mattina i militari israeliani hanno condotto un’operazione vicino al campo profughi di Jalazoun, sempre a nord di Ramallah, arrestando un uomo, mentre gruppi di giovani palestinesi tentavano di impedirne l’avanzata. Ne sono nati durissimi scontri.
Libano - Hezbollah colpisce postazione militare israeliana
Il movimento Hezbollah ha rivendicato un attacco condotto nella tarda serata di ieri contro la postazione militare israeliana di Al Malikiyya, villaggio a situato lungo la Linea blu che segna il fittizio confine tra i due paesi.
Le forze armate israeliane hanno confermato questa mattina il ferimento di due militari colpiti ieri da un missile anticarro teleguidato di Hezbollah nella regione di Netu’a.
Fonte
All’ospedale Al Shifa sono saliti a 32 i pazienti morti negli ultimi giorni ha a detto alla BBC il direttore Mohamed Abu Selmia, precisando che 3 neonati prematuri e 7 altre persone sono morti a causa della mancanza di ossigeno. Molti altri sono a rischio a causa dell’impossibilità di procedere con le dialisi, ha aggiunto. I ricoverati al momento sono oltre 600.
Abu Selmia ha denunciato di non riuscire a seppellire i 150 cadaveri che si trovano nell’ospedale, nonostante i contatti con la Croce Rossa. A causa dei corpi insepolti, l’ospedale è ora preso di mira dai cani randagi.
I medici dell’ospedale Al Shifa, nel nord della Striscia di Gaza, intanto si rifiutano di eseguire l’ordine d’Israele di lasciare la zona perché temono per la vita di circa 700 pazienti a rischio. A riferirlo è l’emittente statunitense CNN citando Munir Al Bursh, direttore generale del ministero della Sanità di Gaza. “Il problema non sono i medici, sono i pazienti. Se venissero lasciati lì morirebbero, e se venissero trasferiti rischierebbero comunque di morire. Stiamo parlando di circa 700 pazienti”, ha spiegato Al Bursh.
Secondo fonti mediche locali, nel complesso dell’ospedale si troverebbero diverse migliaia di persone. L’ordine di evacuazione, ha aggiunto Al Bursh, non è stato coordinato con alcuna agenzia umanitaria come la Croce rossa internazionale. Questo, secondo il dirigente del ministero della Sanità di Gaza, alimenta la preoccupazione circa la sicurezza e la fattibilità del trasferimento di un tale numero di pazienti, alcuni dei quali sono in condizioni critiche.
Tutti gli ospedali del nord della Striscia di Gaza hanno smesso di funzionare. Il ministero ha inoltre dichiarato che sei neonati prematuri e nove pazienti sono morti nell’ospedale Al Shifa a causa della carenza di elettricità.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite è tornato ad affermare di essere “estremamente preoccupato” riguardo la situazione negli ospedali di Gaza, che stanno chiudendo, ma “resta in costante contatto telefonico con le parti” per trovare una soluzione. Lo ha detto il portavoce di Antonio Guterres, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso dell’incontro quotidiano con i media.
I combattimenti e lo scambio di prigionieri. Un ostaggio morto nei bombardamenti
Tra le macerie e i vicoli di Gaza continuano i combattimenti casa per casa tra i combattenti palestinesi e i militari israeliani. Le forze armate israeliane affermano che altri due soldati sono stati uccisi portando a 46 il bilancio delle vittime dell’operazione militare a Gaza. Lo riporta il quotidiano The Times of Israel.
Ieri sera è tornato a parlare Abu Obeida, portavoce militare delle Brigate Al Qassm, il braccio militare di Hamas. Abu Obeida ha parlato del ritardo intenzionale da parte di Israele di un accordo di scambio di prigionieri, dell’uccisione di un soldato israeliano e del numero di veicoli militari israeliani distrutti nelle ultime 48 ore. “I nostri combattenti stanno conducendo operazioni di sorveglianza e si stanno avvicinando ai veicoli nemici e alle posizioni fortificate dei loro soldati. Manovrano in tutte le aree di incursione, dirigendo attacchi per far saltare in aria carri armati e veicoli corazzati, attaccando i punti di fortificazione dei soldati nemici in alcuni edifici e bombardando i loro raduni con proiettili di mortaio e missili guidati, infliggendo perdite e morti tra le file nemiche”.
Sulla situazione degli ostaggi e dello scambio di prigionieri, il Washington Post scrive che Israele ed Hamas sarebbero vicini ad un accordo sugli ostaggi che potrebbe portare alla liberazione di gran parte delle donne e dei bambini sequestrati il 7 ottobre dai palestinesi. Questo in cambio del rilascio di donne e giovani palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, riporta il Washington Post citando un alto funzionario israeliano. L’intesa – scrive il quotidiano – potrebbe essere annunciata nel giro di qualche giorno se verranno sciolti gli ultimi nodi.
Sulla situazione degli ostaggi e le trattative sullo scambio dei prigionieri Abu Obeida ha affermato che: “Il nemico ha chiesto il rilascio di un centinaio di donne e bambini detenuti da noi a Gaza. Abbiamo informato i mediatori che in una tregua di cinque giorni, avremmo potuto rilasciare 50 delle donne e dei bambini detenuti a Gaza, che alla fine potrebbero arrivare a 70, considerando la complessità che essi sono detenuti da più organizzazioni”.
Secondo Abu Obeida “la tregua includerebbe anche un cessate il fuoco e consentirebbe l’ingresso di aiuti umanitari e di soccorso a tutto il nostro popolo in tutta la Striscia di Gaza. Tuttavia, il nemico continua a procrastinare ed eludere l’adempimento di questo obbligo, ignorando non solo la vita dei civili palestinesi, ma anche mostrando indifferenza per l’uccisione dei suoi prigionieri. L’esempio più eloquente è l’uccisione del soldato Faoul Assyani, che è stato catturato vivo e ha registrato un appello per la sua liberazione all’inizio della guerra, ma è stato ucciso in un bombardamento nemico pochi giorni fa”.
Cisgiordania. Uccisi sei palestinesi. Raid israeliani in varie città
Sei palestinesi sono stati uccisi negli scontri con le forze israeliane intorno alla città di Tulkarem, nel nord della Cisgiordania. I sei di età compresa tra 21 e 29 anni, sono stati uccisi durante un’operazione dell’esercito israeliano.
Agli scontri, come confermato dall’agenzia di stampa palestinese Shehab via Telegram, hanno preso parte anche gruppi di militanti delle Brigate Al Aqsa, ala militare del movimento palestinese Al Fatah.
Un palestinese, intanto, è morto all’alba di questa mattina a seguito delle ferite riportate ieri sera, mentre tentava di sferrare un attacco all’arma bianca contro alcuni militari israeliani nei pressi della città di Beit Hanun, a nord-est di Hebron. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa, aggiungendo che i soldati, dopo il suo ferimento, avrebbero impedito l’arrivo sul posto delle ambulanze per prestargli i soccorsi.
Continua, intanto, la campagna di arresti delle autorità israeliane in Cisgiordania. Questa mattina, sette palestinesi sono stati arrestati nel governatorato di Hebron, mentre altri due arresti sono stati effettuati a Beit Rima, a nord di Ramallah, dove ieri sera le forze armate israeliane avevano già lanciato un’incursione per arrestare due palestinesi.
All’alba di questa mattina i militari israeliani hanno condotto un’operazione vicino al campo profughi di Jalazoun, sempre a nord di Ramallah, arrestando un uomo, mentre gruppi di giovani palestinesi tentavano di impedirne l’avanzata. Ne sono nati durissimi scontri.
Libano - Hezbollah colpisce postazione militare israeliana
Il movimento Hezbollah ha rivendicato un attacco condotto nella tarda serata di ieri contro la postazione militare israeliana di Al Malikiyya, villaggio a situato lungo la Linea blu che segna il fittizio confine tra i due paesi.
Le forze armate israeliane hanno confermato questa mattina il ferimento di due militari colpiti ieri da un missile anticarro teleguidato di Hezbollah nella regione di Netu’a.
Fonte
13/11/2023
Gaza - L’ospedale Al Shifa attaccato senza tregua. La Ue si accoda a Israele. Libano: sei israeliani feriti
Furiosi combattimenti si concentrano nel cuore di Gaza City, nel nord della striscia, in particolare intorno ad alcuni ospedali.
Migliaia di civili e malati palestinesi sperano di lasciare oggi l’ospedale Al-Shifa, il più grande della Striscia di Gaza, che è rimasto senza acqua né elettricità da giorni sotto attacco perchè coinvolto negli scontri tra combattenti palestinesi e l’esercito israeliano.
L’ospedale Al-Shifa di Gaza non è più in funzione ha affermato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
“Il mondo non può rimanere in silenzio mentre gli ospedali, che dovrebbero essere un posto sicuro, sono trasformati in luoghi di morte, devastazione e disperazione”, ha scritto Ghebreyesus su X, chiedendo un immediato cessate il fuoco.
Secondo diverse testimonianze raccolte sia dai media internazionali che dalle principali organizzazioni umanitarie, l’ospedale Al Shifa è di fatto assediato e attaccato direttamente dall’esercito israeliano, nonostante Tel Aviv continui a negare ogni responsabilità, sostenendo che ci siano solo dei combattimenti in corso nell’area.
A partire da domenica sera, 22 ospedali e 49 centri medici hanno completamente smesso di funzionare a Gaza, a causa dei bombardamenti israeliani e dell’interruzione di tutto il carburante e l’elettricità nella Striscia dal 9 ottobre, ha detto un portavoce del governo palestinese in una conferenza stampa da Deir al Balah a Gaza.
“Le forze israeliane hanno preso di mira l’unità di terapia intensiva dell’ospedale al-Shifa, hanno anche distrutto il reparto maternità e la sala operatoria”, ha detto, aggiornando il numero di palestinesi uccisi dall’inizio delle ostilità il 7 ottobre a 11.180 persone.
Nel resto della Striscia di Gaza almeno 10 palestinesi sono stati uccisi e più di 20 sono rimasti feriti in un attacco aereo israeliano che ha preso di mira la casa della famiglia al-Najjar a est di Khan Yunis, nel sud di Gaza, la regione che Israele sostiene essere una zona sicura.
Anche la sede del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo a Gaza è stata colpita da attacchi aerei israeliani, che hanno portato all’uccisione di cinque sfollati e al ferimento di altri 15.
Onu: bombardare gli ospedali è crimine di guerra. Ma la Ue si accoda a Israele
Accodandosi supinamente alla versione israeliana del conflitto, l’Unione Europea ha condannato Hamas per aver utilizzato “ospedali e civili come scudi umani” nella Striscia di Gaza ed esorta Israele a ricorrere al “massimo contenimento” per proteggere i civili nella guerra in corso. “L’Ue condanna l’uso degli ospedali e dei civili come scudi umani da parte di Hamas” ed è “profondamente preoccupata per l’aggravarsi della crisi umanitaria a Gaza”, ha dichiarato in un comunicato il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, dimostrando una scelta di campo evidente che rende l’Unione Europea pienamente complice dei crimini di guerra israeliani.
Di diverso parere il segretario generale dell’Onu il quale ha richiamato che le convenzioni internazionali vietano in qualsiasi caso di aprire il fuoco contro gli ospedali.
Cisgiordania. Palestinesi assediati nelle loro case
In Cisgiordania le forze di occupazione israeliane hanno preso d’assalto le città di Yatta e Halhul vicino ad Al-Khalil Hebron e Sebastia, a nord di Nablus. Secondo quanto riferito, gli scontri hanno avuto luogo anche a Qalqilya, nella Cisgiordania occidentale, dove un veicolo delle forze di occupazione israeliane è stato preso di mira con una bomba durante un raid nella città palestinese.
L’esercito israeliano ha imposto un coprifuoco, ora quasi 24 ore al giorno, in 11 quartieri dell’Area H2di Hebron, nella Cisgiordania occupata, da quando le ostilità con Hamas sono iniziate il 7 ottobre, ha detto domenica il gruppo israeliano per i diritti B’tselem.
L’Ong ha affermato che, per più di un mese, i negozi e le attività palestinesi nell’area assediata, controllata dall’esercito israeliano, sono stati chiusi, mentre circa 750 famiglie, per un totale di migliaia di persone, sono state “imprigionate in casa”. L’organizzazione ha accusato le autorità israeliane di imporre una “punizione collettiva” alla popolazione della Cisgiordania occupata mentre l’attenzione del mondo si rivolge alla guerra a Gaza.
Libano. Razzo di Hezbollah colpisce Dovev in Israele. Sei feriti
Il movimento Hezbollah ha rivendicato il lancio di un missile anticarro dal Libano che hanno causato il ferimento di sei persone in abiti civili israeliani. Lo ha riferito il sito web d’informazione Al Mayadeen, spiegando che uno dei feriti si trova in condizioni gravi. Il missile ha colpito alcune veicoli vicino alla località di Dovev, situata nei pressi della linea blu, la linea di demarcazione tra Libano e Israele da dove però i civili dovrebbero essere stati evacuati. Le forze armate israeliane hanno fatto sapere di aver bombardato con l’artiglieria il sito utilizzato per il lancio dei missili.
Siria. Raid statunitensi contro obiettivi sul territorio siriano
Le forze armate statunitensi hanno sferrato una serie di attacchi aerei contro strutture di gruppi combattenti in Siria, provocando otto vittime. È il terzo raid in tre settimane. Gli Usa affermano di aver preso di mira obiettivi collegati all’ondata di recenti attacchi contro le truppe statunitensi di stanza in Siria e nel vicino Iraq. In una nota, il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin ha affermato che gli ultimi attacchi sono stati effettuati nella serata di ieri contro strutture delle milizie.
Fonte
Migliaia di civili e malati palestinesi sperano di lasciare oggi l’ospedale Al-Shifa, il più grande della Striscia di Gaza, che è rimasto senza acqua né elettricità da giorni sotto attacco perchè coinvolto negli scontri tra combattenti palestinesi e l’esercito israeliano.
L’ospedale Al-Shifa di Gaza non è più in funzione ha affermato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
“Il mondo non può rimanere in silenzio mentre gli ospedali, che dovrebbero essere un posto sicuro, sono trasformati in luoghi di morte, devastazione e disperazione”, ha scritto Ghebreyesus su X, chiedendo un immediato cessate il fuoco.
Secondo diverse testimonianze raccolte sia dai media internazionali che dalle principali organizzazioni umanitarie, l’ospedale Al Shifa è di fatto assediato e attaccato direttamente dall’esercito israeliano, nonostante Tel Aviv continui a negare ogni responsabilità, sostenendo che ci siano solo dei combattimenti in corso nell’area.
A partire da domenica sera, 22 ospedali e 49 centri medici hanno completamente smesso di funzionare a Gaza, a causa dei bombardamenti israeliani e dell’interruzione di tutto il carburante e l’elettricità nella Striscia dal 9 ottobre, ha detto un portavoce del governo palestinese in una conferenza stampa da Deir al Balah a Gaza.
“Le forze israeliane hanno preso di mira l’unità di terapia intensiva dell’ospedale al-Shifa, hanno anche distrutto il reparto maternità e la sala operatoria”, ha detto, aggiornando il numero di palestinesi uccisi dall’inizio delle ostilità il 7 ottobre a 11.180 persone.
Nel resto della Striscia di Gaza almeno 10 palestinesi sono stati uccisi e più di 20 sono rimasti feriti in un attacco aereo israeliano che ha preso di mira la casa della famiglia al-Najjar a est di Khan Yunis, nel sud di Gaza, la regione che Israele sostiene essere una zona sicura.
Anche la sede del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo a Gaza è stata colpita da attacchi aerei israeliani, che hanno portato all’uccisione di cinque sfollati e al ferimento di altri 15.
Onu: bombardare gli ospedali è crimine di guerra. Ma la Ue si accoda a Israele
Accodandosi supinamente alla versione israeliana del conflitto, l’Unione Europea ha condannato Hamas per aver utilizzato “ospedali e civili come scudi umani” nella Striscia di Gaza ed esorta Israele a ricorrere al “massimo contenimento” per proteggere i civili nella guerra in corso. “L’Ue condanna l’uso degli ospedali e dei civili come scudi umani da parte di Hamas” ed è “profondamente preoccupata per l’aggravarsi della crisi umanitaria a Gaza”, ha dichiarato in un comunicato il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, dimostrando una scelta di campo evidente che rende l’Unione Europea pienamente complice dei crimini di guerra israeliani.
Di diverso parere il segretario generale dell’Onu il quale ha richiamato che le convenzioni internazionali vietano in qualsiasi caso di aprire il fuoco contro gli ospedali.
Cisgiordania. Palestinesi assediati nelle loro case
In Cisgiordania le forze di occupazione israeliane hanno preso d’assalto le città di Yatta e Halhul vicino ad Al-Khalil Hebron e Sebastia, a nord di Nablus. Secondo quanto riferito, gli scontri hanno avuto luogo anche a Qalqilya, nella Cisgiordania occidentale, dove un veicolo delle forze di occupazione israeliane è stato preso di mira con una bomba durante un raid nella città palestinese.
L’esercito israeliano ha imposto un coprifuoco, ora quasi 24 ore al giorno, in 11 quartieri dell’Area H2di Hebron, nella Cisgiordania occupata, da quando le ostilità con Hamas sono iniziate il 7 ottobre, ha detto domenica il gruppo israeliano per i diritti B’tselem.
L’Ong ha affermato che, per più di un mese, i negozi e le attività palestinesi nell’area assediata, controllata dall’esercito israeliano, sono stati chiusi, mentre circa 750 famiglie, per un totale di migliaia di persone, sono state “imprigionate in casa”. L’organizzazione ha accusato le autorità israeliane di imporre una “punizione collettiva” alla popolazione della Cisgiordania occupata mentre l’attenzione del mondo si rivolge alla guerra a Gaza.
Libano. Razzo di Hezbollah colpisce Dovev in Israele. Sei feriti
Il movimento Hezbollah ha rivendicato il lancio di un missile anticarro dal Libano che hanno causato il ferimento di sei persone in abiti civili israeliani. Lo ha riferito il sito web d’informazione Al Mayadeen, spiegando che uno dei feriti si trova in condizioni gravi. Il missile ha colpito alcune veicoli vicino alla località di Dovev, situata nei pressi della linea blu, la linea di demarcazione tra Libano e Israele da dove però i civili dovrebbero essere stati evacuati. Le forze armate israeliane hanno fatto sapere di aver bombardato con l’artiglieria il sito utilizzato per il lancio dei missili.
Siria. Raid statunitensi contro obiettivi sul territorio siriano
Le forze armate statunitensi hanno sferrato una serie di attacchi aerei contro strutture di gruppi combattenti in Siria, provocando otto vittime. È il terzo raid in tre settimane. Gli Usa affermano di aver preso di mira obiettivi collegati all’ondata di recenti attacchi contro le truppe statunitensi di stanza in Siria e nel vicino Iraq. In una nota, il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin ha affermato che gli ultimi attacchi sono stati effettuati nella serata di ieri contro strutture delle milizie.
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12/11/2023
Gaza - L’ospedale Al Shifa sotto attacco. Israele minaccia il Libano di “fare come a Gaza”
Il ministero della Sanità palestinese riferisce che l’ospedale al-Shifa è completamente al buio e isolato dopo essere stato colpito da un missile.
“Abbiamo iniziato a perdere vite umane – ha detto Muhammad Abu Salmiya, direttore dell’ospedale –. I pazienti muoiono di minuto in minuto, persino i bambini nelle incubatrici“.
La struttura “è rimasta senza elettricità, internet, acqua e forniture mediche” ha aggiunto Abu Salmiya. Fonti mediche locali, affermano che l’ospedale è stato danneggiato da colpi d’artiglieria.
Un chirurgo dell’ospedale sentito dall’Ong Medici Senza Frontiere racconta che “Nelle ultime ore gli attacchi contro l’ospedale si sono drammaticamente intensificati. Il nostro staff ha segnalato una situazione catastrofica poche ore fa”, è scritto in un messaggio diffuso su X.
Medici Senza Frontiere ha dichiarato di non essere al momento in grado di contattare nessuno del personale dell’ospedale. “Ci stanno uccidendo qui, per favore fate qualcosa” racconta un infermiere di MSF dal seminterrato dell’ospedale di Al Shifa, dove lui e la sua famiglia si stanno riparando dagli incessanti bombardamenti.
L’ospedale di Al Shifa è il principale complesso ospedaliero della Striscia di Gaza, con 700 posti letto, che fornisce cure d’emergenza e chirurgiche. Attualmente non ci sono altre strutture nella Striscia in grado di ricoverare e curare un numero così elevato di pazienti con ferite complesse, a volte potenzialmente mortali.
Nemmeno le ambulanze possono più muoversi per assistere i feriti e i bombardamenti ininterrotti impediscono ai pazienti e al personale di lasciare la struttura. Lo staff di MSF ad Al Shifa ha visto persone colpite mentre cercavano di fuggire dall’ospedale.
Gli appelli sono continui. Nelle scorse ore ha parlato il direttore del pronto soccorso dell’ospedale di Khan Younis lanciando un appello alla comunità internazionale: «Fermate questi crimini di guerra».
Israele intanto ha fatto sapere che si opporrà al ritorno dell’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza dopo la guerra contro Hamas. La conferma è arrivata dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.
“Non ci sarà un’autorità civile che educhi i propri figli a odiare Israele, a uccidere gli israeliani, a eliminare lo Stato di Israele. Non può esserci un’autorità che paga le famiglie degli assassini in base al numero degli assassinati. Non può esistere un’autorità il cui leader non abbia ancora condannato il terribile massacro del 7 ottobre 30 giorni dopo”, ha affermato Netanyahu, riferendosi al presidente palestinese Abu Mazen.
Combattimenti nella Striscia di Gaza
Le Forze armate israeliane affermano di essere impegnate in intensi scontri con i miliziani del gruppo palestinese Hamas nell’area dell’ospedale di Al Shifa, nella città di Gaza. Lo riferisce l’emittente statunitense CNN citando fonti militari di Tel Aviv.
Abu Obeida, il portavoce militare delle Brigate Al-Qassam, il braccio militare del movimento di resistenza palestinese Hamas, ha rilasciato sabato sera una registrazione audio che includeva aggiornamenti sui combattimenti tra Resistenza palestinese e militari israeliani.
“I carri armati israeliani affrontano una feroce resistenza e intensi scontri, costringendoli a ritirarsi e a cambiare il corso della loro incursione“, ha detto Abu Obeida, riferendosi all’incapacità delle forze israeliane di avanzare e mantenere una posizione permanente all’interno di Gaza City.
“I nostri combattenti emergono dal sottosuolo e sopra di esso, da sotto le macerie, e distruggono i loro veicoli corazzati e carri armati”.
Abu Obeida ha annunciato che più di 25 veicoli militari sono stati completamente o parzialmente distrutti negli attacchi della Resistenza solo nelle ultime 48 ore. “Lo scontro è asimmetrico, ma spaventa e terrorizza la potenza più forte della regione”.
La dichiarazione è stata seguita da un video, diffuso dalle Brigate Al-Qassam, che mostra i carri armati israeliani bersagliati da parte di difese anti-artiglieria fatte in casa.
Vertice arabo-islamico di Riad. Algeria e Libano chiedono l’embargo verso gli alleati di Israele
I leader arabi e musulmani si sono intanto riuniti a Raid per un incontro che dovrebbe sottolineare la richiesta di porre fine ai combattimenti a Gaza prima che la guerra tra Israele e Hamas coinvolga altri Paesi.
Alcuni Paesi, tra cui l’Algeria e il Libano, hanno proposto di rispondere ai massacri di Gaza minacciando di interrompere le forniture di petrolio a Israele e ai suoi alleati e di interrompere i legami economici e diplomatici che alcuni Paesi della Lega Araba hanno con Israele.
Ma secondo alcuni diplomatici che hanno parlato a condizione di anonimato, tre Paesi – tra cui gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, che hanno normalizzato i legami con Israele nel 2020 – hanno respinto la proposta.
La dichiarazione approvata al vertice chiede la fine dell’assedio di Gaza e l’introduzione di aiuti umanitari. I Paesi hanno anche chiesto alla comunità internazionale di fermare le esportazioni di armi verso Israele.
Inizialmente era prevista la partecipazione dei soli 22 membri della Lega Araba, ma l’incontro è stato poi allargato all’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), un’associazione più ampia di 57 Stati a maggioranza musulmana a cui appartengono i Paesi della Lega Araba.
Libano. Botta e risposta tra il leader di Hezbollah e il ministro della Difesa israeliano
In Libano il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un lungo discorso (il secondo in due settimane) ha affermato che le manifestazioni nel mondo contro Israele per la guerra a Gaza stanno esercitando pressioni sullo Stato ebraico e sui suoi alleati.
“Vediamo migliaia di persone a Washington, New York, Londra e Parigi protestare contro Israele“, ha detto Nasrallah, aggiungendo che i leader occidentali che inizialmente avevano condannato Hamas per i massacri del 7 ottobre stanno ora sollecitando un cessate il fuoco.
“L’unica voce che si distingue è quella degli Stati Uniti e del suo ‘seguace’, il Regno Unito“. Il leader di Hezbollah chiede che la pressione internazionale sia diretta sugli Stati Uniti che “hanno il potere decisionale per imporre un cessate il fuoco a Israele“.
“I crimini a Gaza mostrano lo spirito brutale e senza limiti di Israele e la vera natura di questo regime”, ha detto Nasrallah, secondo il quale “il nemico israeliano cerca vendetta senza limiti morali, legali o umanitari, mostrando la sua vera natura”.
“L’obiettivo dei crimini di Israele è soggiogare il resto della regione abbattendo la volontà dei popoli di rivendicare i propri diritti”.
Nasrallah ha affermato che “il mondo arabo e islamico sta osservando il vertice di Riad. Non vi è alcuna richiesta di spostare eserciti e agire militarmente contro Israele, ma piuttosto di agire come un ostacolo e fare pressione sugli Stati Uniti affinché agiscano contro il governo israeliano per fermare l’aggressione“.
Nasrallah ha inoltre affermato che “la speranza risiede nel sostegno di vari fronti, in particolare della Cisgiordania“.
Ha lodato la “coraggiosa decisione” dei ribelli Houthi dello Yemen e dei loro leader, che hanno lanciato missili e droni contro Israele ed ha menzionato inoltre i recenti attacchi contro le forze statunitensi in Iraq e Siria, affermando che “le operazioni in corso contribuiscono alla liberazione dei due paesi dall’occupazione statunitense, ma l’obiettivo immediato è quello di fermare l’attacco a Gaza“.
La replica al discorso di Nasrallah è venuta dal ministro della Difesa israeliano Gallant il quale ha minacciato ritorsioni militari durissime contro il Libano.
“Continuando ad attaccare il nord di Israele, Hezbollah è vicino al commettere un grave errore, trascinando il Libano in una guerra che potrebbe scoppiare” – ha dichiarato Gallant, in visita ai militare schierati vicino al confine con il Libano.
“Se il Libano commette questo tipo di errori, coloro che ne pagheranno il prezzo in primo luogo sono i cittadini del Libano. Ciò che facciamo a Gaza, sappiamo come farlo a Beirut”, ha detto il ministro, spiegando che “finora non è stato utilizzato neanche il 10 per cento della forza dell’aeronautica israeliana a Gaza”.
Fonte
“Abbiamo iniziato a perdere vite umane – ha detto Muhammad Abu Salmiya, direttore dell’ospedale –. I pazienti muoiono di minuto in minuto, persino i bambini nelle incubatrici“.
La struttura “è rimasta senza elettricità, internet, acqua e forniture mediche” ha aggiunto Abu Salmiya. Fonti mediche locali, affermano che l’ospedale è stato danneggiato da colpi d’artiglieria.
Un chirurgo dell’ospedale sentito dall’Ong Medici Senza Frontiere racconta che “Nelle ultime ore gli attacchi contro l’ospedale si sono drammaticamente intensificati. Il nostro staff ha segnalato una situazione catastrofica poche ore fa”, è scritto in un messaggio diffuso su X.
Medici Senza Frontiere ha dichiarato di non essere al momento in grado di contattare nessuno del personale dell’ospedale. “Ci stanno uccidendo qui, per favore fate qualcosa” racconta un infermiere di MSF dal seminterrato dell’ospedale di Al Shifa, dove lui e la sua famiglia si stanno riparando dagli incessanti bombardamenti.
L’ospedale di Al Shifa è il principale complesso ospedaliero della Striscia di Gaza, con 700 posti letto, che fornisce cure d’emergenza e chirurgiche. Attualmente non ci sono altre strutture nella Striscia in grado di ricoverare e curare un numero così elevato di pazienti con ferite complesse, a volte potenzialmente mortali.
Nemmeno le ambulanze possono più muoversi per assistere i feriti e i bombardamenti ininterrotti impediscono ai pazienti e al personale di lasciare la struttura. Lo staff di MSF ad Al Shifa ha visto persone colpite mentre cercavano di fuggire dall’ospedale.
Gli appelli sono continui. Nelle scorse ore ha parlato il direttore del pronto soccorso dell’ospedale di Khan Younis lanciando un appello alla comunità internazionale: «Fermate questi crimini di guerra».
Israele intanto ha fatto sapere che si opporrà al ritorno dell’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza dopo la guerra contro Hamas. La conferma è arrivata dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.
“Non ci sarà un’autorità civile che educhi i propri figli a odiare Israele, a uccidere gli israeliani, a eliminare lo Stato di Israele. Non può esserci un’autorità che paga le famiglie degli assassini in base al numero degli assassinati. Non può esistere un’autorità il cui leader non abbia ancora condannato il terribile massacro del 7 ottobre 30 giorni dopo”, ha affermato Netanyahu, riferendosi al presidente palestinese Abu Mazen.
Combattimenti nella Striscia di Gaza
Le Forze armate israeliane affermano di essere impegnate in intensi scontri con i miliziani del gruppo palestinese Hamas nell’area dell’ospedale di Al Shifa, nella città di Gaza. Lo riferisce l’emittente statunitense CNN citando fonti militari di Tel Aviv.
Abu Obeida, il portavoce militare delle Brigate Al-Qassam, il braccio militare del movimento di resistenza palestinese Hamas, ha rilasciato sabato sera una registrazione audio che includeva aggiornamenti sui combattimenti tra Resistenza palestinese e militari israeliani.
“I carri armati israeliani affrontano una feroce resistenza e intensi scontri, costringendoli a ritirarsi e a cambiare il corso della loro incursione“, ha detto Abu Obeida, riferendosi all’incapacità delle forze israeliane di avanzare e mantenere una posizione permanente all’interno di Gaza City.
“I nostri combattenti emergono dal sottosuolo e sopra di esso, da sotto le macerie, e distruggono i loro veicoli corazzati e carri armati”.
Abu Obeida ha annunciato che più di 25 veicoli militari sono stati completamente o parzialmente distrutti negli attacchi della Resistenza solo nelle ultime 48 ore. “Lo scontro è asimmetrico, ma spaventa e terrorizza la potenza più forte della regione”.
La dichiarazione è stata seguita da un video, diffuso dalle Brigate Al-Qassam, che mostra i carri armati israeliani bersagliati da parte di difese anti-artiglieria fatte in casa.
Vertice arabo-islamico di Riad. Algeria e Libano chiedono l’embargo verso gli alleati di Israele
I leader arabi e musulmani si sono intanto riuniti a Raid per un incontro che dovrebbe sottolineare la richiesta di porre fine ai combattimenti a Gaza prima che la guerra tra Israele e Hamas coinvolga altri Paesi.
Alcuni Paesi, tra cui l’Algeria e il Libano, hanno proposto di rispondere ai massacri di Gaza minacciando di interrompere le forniture di petrolio a Israele e ai suoi alleati e di interrompere i legami economici e diplomatici che alcuni Paesi della Lega Araba hanno con Israele.
Ma secondo alcuni diplomatici che hanno parlato a condizione di anonimato, tre Paesi – tra cui gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, che hanno normalizzato i legami con Israele nel 2020 – hanno respinto la proposta.
La dichiarazione approvata al vertice chiede la fine dell’assedio di Gaza e l’introduzione di aiuti umanitari. I Paesi hanno anche chiesto alla comunità internazionale di fermare le esportazioni di armi verso Israele.
Inizialmente era prevista la partecipazione dei soli 22 membri della Lega Araba, ma l’incontro è stato poi allargato all’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), un’associazione più ampia di 57 Stati a maggioranza musulmana a cui appartengono i Paesi della Lega Araba.
Libano. Botta e risposta tra il leader di Hezbollah e il ministro della Difesa israeliano
In Libano il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un lungo discorso (il secondo in due settimane) ha affermato che le manifestazioni nel mondo contro Israele per la guerra a Gaza stanno esercitando pressioni sullo Stato ebraico e sui suoi alleati.
“Vediamo migliaia di persone a Washington, New York, Londra e Parigi protestare contro Israele“, ha detto Nasrallah, aggiungendo che i leader occidentali che inizialmente avevano condannato Hamas per i massacri del 7 ottobre stanno ora sollecitando un cessate il fuoco.
“L’unica voce che si distingue è quella degli Stati Uniti e del suo ‘seguace’, il Regno Unito“. Il leader di Hezbollah chiede che la pressione internazionale sia diretta sugli Stati Uniti che “hanno il potere decisionale per imporre un cessate il fuoco a Israele“.
“I crimini a Gaza mostrano lo spirito brutale e senza limiti di Israele e la vera natura di questo regime”, ha detto Nasrallah, secondo il quale “il nemico israeliano cerca vendetta senza limiti morali, legali o umanitari, mostrando la sua vera natura”.
“L’obiettivo dei crimini di Israele è soggiogare il resto della regione abbattendo la volontà dei popoli di rivendicare i propri diritti”.
Nasrallah ha affermato che “il mondo arabo e islamico sta osservando il vertice di Riad. Non vi è alcuna richiesta di spostare eserciti e agire militarmente contro Israele, ma piuttosto di agire come un ostacolo e fare pressione sugli Stati Uniti affinché agiscano contro il governo israeliano per fermare l’aggressione“.
Nasrallah ha inoltre affermato che “la speranza risiede nel sostegno di vari fronti, in particolare della Cisgiordania“.
Ha lodato la “coraggiosa decisione” dei ribelli Houthi dello Yemen e dei loro leader, che hanno lanciato missili e droni contro Israele ed ha menzionato inoltre i recenti attacchi contro le forze statunitensi in Iraq e Siria, affermando che “le operazioni in corso contribuiscono alla liberazione dei due paesi dall’occupazione statunitense, ma l’obiettivo immediato è quello di fermare l’attacco a Gaza“.
La replica al discorso di Nasrallah è venuta dal ministro della Difesa israeliano Gallant il quale ha minacciato ritorsioni militari durissime contro il Libano.
“Continuando ad attaccare il nord di Israele, Hezbollah è vicino al commettere un grave errore, trascinando il Libano in una guerra che potrebbe scoppiare” – ha dichiarato Gallant, in visita ai militare schierati vicino al confine con il Libano.
“Se il Libano commette questo tipo di errori, coloro che ne pagheranno il prezzo in primo luogo sono i cittadini del Libano. Ciò che facciamo a Gaza, sappiamo come farlo a Beirut”, ha detto il ministro, spiegando che “finora non è stato utilizzato neanche il 10 per cento della forza dell’aeronautica israeliana a Gaza”.
Fonte
11/11/2023
Gaza - Circondato l’ospedale Al Shifa, nessun cessate il fuoco, smentito scambio di ostaggi
Un alto funzionario israeliano, parlando al Times of Israel, ha chiarito che non è stato accettato un cessate il fuoco, ma che l’esercito comunque continuerà a consentire solo “pause tattiche e locali“. Le nuove interruzioni avranno luogo ogni giorno in un diverso quartiere nel nord, con i cittadini avvisati tre ore prima.
Ignorando ancora una volta le pressioni statunitensi, Netanyahu è tornato a ribadire che “Le forze israeliane manterranno il controllo sulla Striscia di Gaza anche dopo la guerra, non lo cederà a forze esterne“.
Netanyahu, lo ha dichiarato al termine di un incontro con i leader delle comunità ai confini con la Striscia, secondo quanto riporta la testata Yedioth Ahronoth. Dal canto loro leader locali hanno invitato il premier a “non accettare nessun cessate il fuoco e a finire il lavoro a Gaza fino all’ultimo terrorista“.
Situazione a Gaza. Assediato e attaccato l’ospedale Al Shifa
Le autorità palestinesi di Gaza hanno denunciato che, nel bombardamento israeliano sul più grande ospedale di Gaza City, quello di al-Shifa, sono morte 13 persone e decine sono rimaste ferite. L’ospedale è stato praticamente circondato dalle truppe israeliane.
La drammatica testimonianza del portavoce del ministero della Sanità palestinese dall’ospedale assediato:
Il portavoce del governo di Hamas, Salama Maarouf, che ha parlato ad al-Jazeera, ha detto che l’esercito israeliano ha bombardato diversi ospedali nella Striscia all’alba odierna e che 18 ospedali sono stati fin qui messi fuori servizio dall’inizio dell’offensiva sulla Striscia.
Secondo le fonti a Gaza, Israele ha effettuato attacchi aerei su o vicino ad almeno tre ospedali e sono ancora in corso scontri nella zona dell’ospedale al-Shifa.
I palestinesi hanno mostrato la prova dei missili forniti dagli Usa a Israele.
Un frammento riporta che uno degli ordigni esplosi su Gaza è prodotto dall’azienda Woodward di Fort Collins in Colorado.
Un altro soldato israeliano è morto durante i combattimenti contro Hamas nel nord della Striscia di Gaza, portando il bilancio complessivo dei militari israeliani uccisi a 36 dall’inizio dell’operazione di terra.
Smentito accordo sullo scambio di ostaggi
In giornata si era diffusa la notizia che sarebbe stato raggiunto un accordo tra Israele e Hamas, mediato dal Qatar, sul rilascio di 100 donne e bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane in cambio di altrettante donne e minori israeliani ostaggi nella Striscia di Gaza.
La notizia era stata riferita da alcune fonti ad Al-Arabiya, il network saudita ma l’emittente israeliana Kan, ha negato la presenza di un accordo sullo scambio di prigionieri e la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas dallo scorso 7 ottobre, smentendo quanto precedentemente annunciato da Al Arabiya.
Vertici arabi e islamici a Riad. Oggi nuovo discorso di Nasrallah
In questo fine settimana la capitale dell’Arabia Saudita, Riad, ospiterà i vertici straordinari della Lega araba e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci), entrambi convocati per discutere gli sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
La crisi nell’exclave palestinese, riferisce il ministero degli Esteri saudita, “ha reso necessaria la convocazione di una riunione araba straordinaria e di un vertice islamico per discutere degli sviluppi in corso e delle gravi ripercussioni umanitarie”.
Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha inoltre ribadito la necessità di fermare lo sfollamento forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza, il principe ereditario ha condannato “l’aggressione militare, gli attacchi contro i civili e le violazioni continue del diritto umanitario internazionale da parte delle autorità dell’occupazione israeliana”, ribadendo la necessità di creare le condizioni che garantiscano la pace della regione.
Dal canto suo il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, terrà oggi, sabato, un nuovo discorso alle 15 (le 14 in Italia), il secondo dall’inizio della nuova guerra tra Israele e palestinesi di cui si teme un possibile allargamento anche sul fronte libanese.
Situazione sul secondo fronte in Libano
Ci sono preoccupanti segnali di escalation lungo la Linea Blu, la linea di confine tra Libano e Israele. Lo ha detto il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per il Libano, Imran Riza, in una dichiarazione sulla situazione nel Paese diffusa dall’Ufficio dell’Onu a Beirut.
“Di recente abbiamo assistito ad attacchi allarmanti che hanno ucciso e ferito civili nel sud del Libano, tra cui donne, bambini e professionisti dei media”, ha affermato Riza, riferendosi alle tre bambine e alla loro nonna uccise domenica 5 novembre in un attacco israeliano e al giornalista dell’agenzia di stampa Reuters Issam Abdallah.
Riza ha anche parlato dei “danni ingenti inflitti alle proprietà private, alle infrastrutture pubbliche e ai terreni agricoli, che hanno costretto più di 25 mila persone a sfollare”.
Il funzionario delle Nazioni Unite ha aggiunto che “anche le guerre hanno delle regole”, ricordando a tutte le parti “che devono rispettare rigorosamente il diritto internazionale umanitario durante le operazioni militari”.
Resta infatti alta la tensione anche sul fronte nord, al confine con in Libano, dove nei pressi della linea blu diversi razzi teleguidati anticarro lanciati dal movimento sciita libanese Hezbollah dal territorio del Libano sono stati abbattuti dalle forze israeliane, che hanno risposto con colpi di artiglieria.
Le Forze armate Israeliane affermano che tre soldati sono stati gravemente feriti da un missile anticarro lanciato dal Libano su una postazione dell’esercito vicino alla comunità settentrionale di Menara.
Un altro soldato è stato gravemente ferito e un secondo è stato ferito in modo moderato in un attacco di droni contro i soldati al confine settentrionale nel pomeriggio.
Fonte
Ignorando ancora una volta le pressioni statunitensi, Netanyahu è tornato a ribadire che “Le forze israeliane manterranno il controllo sulla Striscia di Gaza anche dopo la guerra, non lo cederà a forze esterne“.
Netanyahu, lo ha dichiarato al termine di un incontro con i leader delle comunità ai confini con la Striscia, secondo quanto riporta la testata Yedioth Ahronoth. Dal canto loro leader locali hanno invitato il premier a “non accettare nessun cessate il fuoco e a finire il lavoro a Gaza fino all’ultimo terrorista“.
Situazione a Gaza. Assediato e attaccato l’ospedale Al Shifa
Le autorità palestinesi di Gaza hanno denunciato che, nel bombardamento israeliano sul più grande ospedale di Gaza City, quello di al-Shifa, sono morte 13 persone e decine sono rimaste ferite. L’ospedale è stato praticamente circondato dalle truppe israeliane.
La drammatica testimonianza del portavoce del ministero della Sanità palestinese dall’ospedale assediato:
“Il complesso medico Al-Shifa è completamente fuori servizio. Ora siamo all’interno dell’ospedale, che è assediato da tutte le direzioni, e c’è un gran numero di droni. I reparti di terapia intensiva e pediatrica e le apparecchiature per l’ossigeno hanno smesso di funzionare. Bombardamento dell’edificio chirurgico all’interno del complesso medico Al-Shifa.Non possiamo spostarci da un edificio all’altro all’interno del complesso di Al-Shifa a causa dell’intensità dei bombardamenti. L’edificio dell’ambulatorio è stato bombardato e non c’è comunicazione tra i reparti e gli edifici, e anche la comunicazione interna è interrotta”.Le autorità dell’ospedale Shifa di Gaza City ieri avevano iniziato a evacuare il centro medico seguendo gli ordini delle forze armate israeliane che hanno circondato il complesso. Tra le 50.000 e le 60.000 persone si sono rifugiate all’interno e intorno all’ospedale, secondo il ministero della Salute palestinese, il quale afferma che dentro ci sono 2.500 pazienti.
Il portavoce del governo di Hamas, Salama Maarouf, che ha parlato ad al-Jazeera, ha detto che l’esercito israeliano ha bombardato diversi ospedali nella Striscia all’alba odierna e che 18 ospedali sono stati fin qui messi fuori servizio dall’inizio dell’offensiva sulla Striscia.
Secondo le fonti a Gaza, Israele ha effettuato attacchi aerei su o vicino ad almeno tre ospedali e sono ancora in corso scontri nella zona dell’ospedale al-Shifa.
I palestinesi hanno mostrato la prova dei missili forniti dagli Usa a Israele.
Un frammento riporta che uno degli ordigni esplosi su Gaza è prodotto dall’azienda Woodward di Fort Collins in Colorado.
Un altro soldato israeliano è morto durante i combattimenti contro Hamas nel nord della Striscia di Gaza, portando il bilancio complessivo dei militari israeliani uccisi a 36 dall’inizio dell’operazione di terra.
Smentito accordo sullo scambio di ostaggi
In giornata si era diffusa la notizia che sarebbe stato raggiunto un accordo tra Israele e Hamas, mediato dal Qatar, sul rilascio di 100 donne e bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane in cambio di altrettante donne e minori israeliani ostaggi nella Striscia di Gaza.
La notizia era stata riferita da alcune fonti ad Al-Arabiya, il network saudita ma l’emittente israeliana Kan, ha negato la presenza di un accordo sullo scambio di prigionieri e la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas dallo scorso 7 ottobre, smentendo quanto precedentemente annunciato da Al Arabiya.
Vertici arabi e islamici a Riad. Oggi nuovo discorso di Nasrallah
In questo fine settimana la capitale dell’Arabia Saudita, Riad, ospiterà i vertici straordinari della Lega araba e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci), entrambi convocati per discutere gli sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
La crisi nell’exclave palestinese, riferisce il ministero degli Esteri saudita, “ha reso necessaria la convocazione di una riunione araba straordinaria e di un vertice islamico per discutere degli sviluppi in corso e delle gravi ripercussioni umanitarie”.
Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha inoltre ribadito la necessità di fermare lo sfollamento forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza, il principe ereditario ha condannato “l’aggressione militare, gli attacchi contro i civili e le violazioni continue del diritto umanitario internazionale da parte delle autorità dell’occupazione israeliana”, ribadendo la necessità di creare le condizioni che garantiscano la pace della regione.
Dal canto suo il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, terrà oggi, sabato, un nuovo discorso alle 15 (le 14 in Italia), il secondo dall’inizio della nuova guerra tra Israele e palestinesi di cui si teme un possibile allargamento anche sul fronte libanese.
Situazione sul secondo fronte in Libano
Ci sono preoccupanti segnali di escalation lungo la Linea Blu, la linea di confine tra Libano e Israele. Lo ha detto il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per il Libano, Imran Riza, in una dichiarazione sulla situazione nel Paese diffusa dall’Ufficio dell’Onu a Beirut.
“Di recente abbiamo assistito ad attacchi allarmanti che hanno ucciso e ferito civili nel sud del Libano, tra cui donne, bambini e professionisti dei media”, ha affermato Riza, riferendosi alle tre bambine e alla loro nonna uccise domenica 5 novembre in un attacco israeliano e al giornalista dell’agenzia di stampa Reuters Issam Abdallah.
Riza ha anche parlato dei “danni ingenti inflitti alle proprietà private, alle infrastrutture pubbliche e ai terreni agricoli, che hanno costretto più di 25 mila persone a sfollare”.
Il funzionario delle Nazioni Unite ha aggiunto che “anche le guerre hanno delle regole”, ricordando a tutte le parti “che devono rispettare rigorosamente il diritto internazionale umanitario durante le operazioni militari”.
Resta infatti alta la tensione anche sul fronte nord, al confine con in Libano, dove nei pressi della linea blu diversi razzi teleguidati anticarro lanciati dal movimento sciita libanese Hezbollah dal territorio del Libano sono stati abbattuti dalle forze israeliane, che hanno risposto con colpi di artiglieria.
Le Forze armate Israeliane affermano che tre soldati sono stati gravemente feriti da un missile anticarro lanciato dal Libano su una postazione dell’esercito vicino alla comunità settentrionale di Menara.
Un altro soldato è stato gravemente ferito e un secondo è stato ferito in modo moderato in un attacco di droni contro i soldati al confine settentrionale nel pomeriggio.
Fonte
31/03/2020
I pazzi che pensano a “riaprire” in piena epidemia...
Non siamo né virologi né epidemiologi, ma sappiamo qualcosa di organizzazione e circolazione sociale. Così fin dall’inizio – e con più forza dalla sera dell’8 marzo – abbiamo provato a spiegare a tutti perché quella della “zona arancione larga” era una follia criminale.
Quel giorno il governo Conte decise di non chiudere la Val Seriana (buona parte della zona industriale bergamasca) in cui erano stati accertati grossi focolai di infezione, su pressione esplicita della Lega e di Confindustria, che fino a quel giorno avevano promosso le campagne mediatiche sul “non si ferma” (da Torino a Milano, complice il piddino Sala).
Non era quella zona l’unica che avrebbe dovuto essere dichiarata “rossa”, imponendo la chiusura totale di ogni attività e il divieto di ingresso e uscita. Ma si sarebbe trattato di zone territorialmente ristrette, tutto sommato “circondabili” con un dispiegamento di forze dell’ordine relativamente impegnativo ma non impossibile.
Il governo Conte scelse invece di fare “arancione” tutta la Lombardia più altre 14 province del Nord, tra le proteste inascoltabili del leghista Zaia perché vi erano comprese tre province venete.
“Zona arancione” non significava niente, perché un territorio così immenso non era “cinturabile”. Per di più i leghisti lumbard anticiparono alla stampa il contenuto del decreto che stava per essere firmato, mettendo così in moto una fuga precipitosa di migliaia di persone verso il Sud e altre regioni fin lì quasi immuni.
Peggio ancora, dopo pochi giorni il governo ha esteso a tutta Italia la stessa normativa, lasciando però aperte circa 800.000 aziende produttive, molte delle quali certamente non definibili “essenziali” al fine di combattere il virus e far rifornire la popolazione di alimenti e medicinali.
Scrivemmo allora: Se tutto il territorio è “zona rossa”, allora non c’è nessuna “zona rossa”.
Era lampante che si trattava di una strategia molto diversa da quelle adottate in Cina, Corea del Sud, Taiwan, ecc. dove erano state chiuse totalmente zone relativamente piccole (nelle dimensioni cinesi, almeno), mentre il resto del Paese proseguiva la vita in modo quasi normale pur tra grandi cautele, misure di distanziamento e protezioni individuali obbligatorie. Paesi che dunque producevano – sia pure amputati di parti rilevanti – e quindi potevano supplire in qualche modo al deficit che si veniva a creare; ma senza diffondere il contagio.
In una logica “da Paese”, ossia che antepone l’interesse generale della popolazione a quello di gruppi privatistici ristretti, quella scelta era ed è l’unica possibile per “confinare” efficacemente un’epidemia.
La stessa invasione della privacy con sistemi di tracciamento degli spostamenti individuali, associata alla possibilità-necessità di seguire ora per ora lo stato di salute di contagiati in quarantena a casa, non sollevava obiezioni né nelle popolazioni interessate, e neppure nei media occidentali.
Ed è utile sottolineare infatti come Corea del Sud e Taiwan non siano affatto definite “dittature comuniste”...
In tutto l’Occidente neoliberista, a cominciare dall’Italia – primo Paese “invaso” dal virus (anche se la posizione della Germania sembra assai meno limpida di quanto non ammette l’”etica protestante”) – si è invece preferita una strategia chiaramente “zoppa”. Si è infatti cercato di “contemperare” le esigenze sanitarie (chiusura drastica di alcune zone) con la priorità considerata assoluta: continuare a produrre, a qualsiasi costo.
E lo stesso hanno fatto, resistendo oltre ogni limite, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti (dove quel criminale di Trump giudicherebbe un successo avere “solo” 100.000 morti!). Lo schema mentale – gli interessi materiali – neoliberista fa fare le stesse cose anche se poi ognuno le fa per conto proprio... e sono stronzate che producono stragi.
Perché una cosa è produrre – come nella Cina “fuori Wuhan” o la Corea “fuori Daewoo” – in condizioni di semi-sicurezza, tutt’altra è continuare a farlo nel bel mezzo dei focolai del coronavirus, con milioni di persone che escono di casa, si stipano su autobus, metro, treni, e poi negli spogliatoi delle fabbriche, nelle mense, nelle officine.
Milioni di persone che circolano, contagiano o vengono contagiati, e poi rientrano in casa, dove contagiano familiari di qualsiasi età.
Certo, le progressive e spesso insensate “ordinanze” che vietano la circolazione delle persone non al lavoro hanno diminuito statisticamente le possibilità di contagio rispetto a una situazione totalmente “free”. Ma se non si bloccano mai quella valanga di attività “non essenziali” possiamo star sicuri che il virus non verrà mai estirpato. Almeno fino a quando non sarà stata sperimentata una cura efficace disponibilità in quantitativi di massa, oppure scoperto un vaccino (anche qui: in decine di milioni di dosi).
Ripetiamo di non essere né virologi né epidemiologi. Ma ci sembra di non aver detto, né oggi né quasi un mese fa, qualcosa di diverso – e dunque sbagliato – rispetto a quanto prova a spiegare il professor Qiu Yunqing, infettivologo cinese di 57 anni, al vertice della delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia.
Qui di seguito l’articolo con cui Il Fatto sintetizza l’intervista da lui concessa a Repubblica. Nelle stesse ore in cui quel giornale varava la “campagna per riaprire le attività”! E non è neanche l’unico...
Siamo in mano a dei pazzi criminali che per due soldi in più sterminerebbero tutti...
Un mese di distanziamento sociale “rigido” con tutte le serrande abbassate: fabbriche, uffici, negozi. Tutto chiuso. “E il contagio si fermerebbe”. Lo afferma, in un intervista a ‘la Repubblica’, il professor Qiu Yunqing, infettivologo cinese di 57 anni, al vertice della delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia.
Da quel che ha potuto osservare, dice, servirebbe “un vero blocco collettivo delle attività, come si è fatto in Cina. Con rifornimenti alimentari per quartieri, o blocchi di palazzi. Serve il controllo rigido della diffusione del contagio, altrimenti non finiranno mai le persone da curare, ed è così che gli ospedali vanno in tilt. Non vi sono altre misure, lo dico perché noi l’abbiamo sperimentato. Ci tengo che il messaggio passi al vostro Paese”.
Qiu Yunqing è il vicedirettore dell’ospedale universitario della regione di Zhejiang: confrontando la situazione nelle strutture italiane, commenta “i livelli di protezione sono sicuramente inferiori ai nostri. Parlo di maschere, di tute protettive in Tyvek. Le maschere generiche non bastano, l’impressione è che gli operatori non siano abbastanza tutelati. Forse per mancanza di risorse effettive, o, all’inizio, di mancata comprensione del problema. Come è successo a Wuhan, nel primo periodo c’è stata una situazione simile: non si sapeva cosa fosse, questo virus, e non c’era la possibilità di avere risorse”.
E serve anche più personale, per dare il cambio ai medici provati da turni troppo lunghi: “Una malattia come questa richiede tute pesanti, quindi il lavoro è fisicamente ancora più faticoso – spiega l’infettivologo – Non si può reggere un turno di 8 ore, bisogna a scendere a 4, 6 ore. Quindi ci vuole più gente, un terzo in più del solito“.
Un’ultima osservazione riguarda il noto problema delle terapie intensive. “Lì ho visto delle criticità – osserva – Le strutture di degenza sono spesso vecchie, e questo complica molto. Non è una critica, noi abbiamo creato ospedali nuovi, ma anche gli altri nostri ospedali erano recenti, costruiti ai tempi della Sars, quindi con criteri nuovi su organizzazione di spazi e lavoro. Difficile farlo in strutture datate”.
Di fronte all’emergenza attuale, aggiunge, “nessun ospedale, neanche il più moderno, può resistere all’afflusso gigantesco di pazienti, come sta succedendo in Italia”. Bisogna evitare che le situazioni ‘sommerse’ – di chi è a casa, o è asintomatico – esplodano. “I malati vanno intercettati prima. Servono cliniche dove si ricoverano i positivi, anche se asintomatici. Li si monitora, e si può intervenire in tempo, se si aggravano. Ma non devono stare a casa senza controlli, né devono andare al pronto soccorso. Devono stare in questi posti finché non si negativizzano. Nel frattempo bisogna tracciare i loro contatti, e controllarli”. Come? “Con l’analisi dei movimenti, se un malato è stato in un autobus, bisogna rintracciare tutti gli occupanti – conclude – Si deve fare una ricerca anamnestica dettagliata“.
Fonte
Quel giorno il governo Conte decise di non chiudere la Val Seriana (buona parte della zona industriale bergamasca) in cui erano stati accertati grossi focolai di infezione, su pressione esplicita della Lega e di Confindustria, che fino a quel giorno avevano promosso le campagne mediatiche sul “non si ferma” (da Torino a Milano, complice il piddino Sala).
Non era quella zona l’unica che avrebbe dovuto essere dichiarata “rossa”, imponendo la chiusura totale di ogni attività e il divieto di ingresso e uscita. Ma si sarebbe trattato di zone territorialmente ristrette, tutto sommato “circondabili” con un dispiegamento di forze dell’ordine relativamente impegnativo ma non impossibile.
Il governo Conte scelse invece di fare “arancione” tutta la Lombardia più altre 14 province del Nord, tra le proteste inascoltabili del leghista Zaia perché vi erano comprese tre province venete.
“Zona arancione” non significava niente, perché un territorio così immenso non era “cinturabile”. Per di più i leghisti lumbard anticiparono alla stampa il contenuto del decreto che stava per essere firmato, mettendo così in moto una fuga precipitosa di migliaia di persone verso il Sud e altre regioni fin lì quasi immuni.
Peggio ancora, dopo pochi giorni il governo ha esteso a tutta Italia la stessa normativa, lasciando però aperte circa 800.000 aziende produttive, molte delle quali certamente non definibili “essenziali” al fine di combattere il virus e far rifornire la popolazione di alimenti e medicinali.
Scrivemmo allora: Se tutto il territorio è “zona rossa”, allora non c’è nessuna “zona rossa”.
Era lampante che si trattava di una strategia molto diversa da quelle adottate in Cina, Corea del Sud, Taiwan, ecc. dove erano state chiuse totalmente zone relativamente piccole (nelle dimensioni cinesi, almeno), mentre il resto del Paese proseguiva la vita in modo quasi normale pur tra grandi cautele, misure di distanziamento e protezioni individuali obbligatorie. Paesi che dunque producevano – sia pure amputati di parti rilevanti – e quindi potevano supplire in qualche modo al deficit che si veniva a creare; ma senza diffondere il contagio.
In una logica “da Paese”, ossia che antepone l’interesse generale della popolazione a quello di gruppi privatistici ristretti, quella scelta era ed è l’unica possibile per “confinare” efficacemente un’epidemia.
La stessa invasione della privacy con sistemi di tracciamento degli spostamenti individuali, associata alla possibilità-necessità di seguire ora per ora lo stato di salute di contagiati in quarantena a casa, non sollevava obiezioni né nelle popolazioni interessate, e neppure nei media occidentali.
Ed è utile sottolineare infatti come Corea del Sud e Taiwan non siano affatto definite “dittature comuniste”...
In tutto l’Occidente neoliberista, a cominciare dall’Italia – primo Paese “invaso” dal virus (anche se la posizione della Germania sembra assai meno limpida di quanto non ammette l’”etica protestante”) – si è invece preferita una strategia chiaramente “zoppa”. Si è infatti cercato di “contemperare” le esigenze sanitarie (chiusura drastica di alcune zone) con la priorità considerata assoluta: continuare a produrre, a qualsiasi costo.
E lo stesso hanno fatto, resistendo oltre ogni limite, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti (dove quel criminale di Trump giudicherebbe un successo avere “solo” 100.000 morti!). Lo schema mentale – gli interessi materiali – neoliberista fa fare le stesse cose anche se poi ognuno le fa per conto proprio... e sono stronzate che producono stragi.
Perché una cosa è produrre – come nella Cina “fuori Wuhan” o la Corea “fuori Daewoo” – in condizioni di semi-sicurezza, tutt’altra è continuare a farlo nel bel mezzo dei focolai del coronavirus, con milioni di persone che escono di casa, si stipano su autobus, metro, treni, e poi negli spogliatoi delle fabbriche, nelle mense, nelle officine.
Milioni di persone che circolano, contagiano o vengono contagiati, e poi rientrano in casa, dove contagiano familiari di qualsiasi età.
Certo, le progressive e spesso insensate “ordinanze” che vietano la circolazione delle persone non al lavoro hanno diminuito statisticamente le possibilità di contagio rispetto a una situazione totalmente “free”. Ma se non si bloccano mai quella valanga di attività “non essenziali” possiamo star sicuri che il virus non verrà mai estirpato. Almeno fino a quando non sarà stata sperimentata una cura efficace disponibilità in quantitativi di massa, oppure scoperto un vaccino (anche qui: in decine di milioni di dosi).
Ripetiamo di non essere né virologi né epidemiologi. Ma ci sembra di non aver detto, né oggi né quasi un mese fa, qualcosa di diverso – e dunque sbagliato – rispetto a quanto prova a spiegare il professor Qiu Yunqing, infettivologo cinese di 57 anni, al vertice della delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia.
Qui di seguito l’articolo con cui Il Fatto sintetizza l’intervista da lui concessa a Repubblica. Nelle stesse ore in cui quel giornale varava la “campagna per riaprire le attività”! E non è neanche l’unico...
Siamo in mano a dei pazzi criminali che per due soldi in più sterminerebbero tutti...
*****
Coronavirus, l’infettivologo cinese: “Per fermare il contagio bisogna chiudere tutto. Servono più tutele per i vostri medici”
Un mese di distanziamento sociale “rigido” con tutte le serrande abbassate: fabbriche, uffici, negozi. Tutto chiuso. “E il contagio si fermerebbe”. Lo afferma, in un intervista a ‘la Repubblica’, il professor Qiu Yunqing, infettivologo cinese di 57 anni, al vertice della delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia.
Da quel che ha potuto osservare, dice, servirebbe “un vero blocco collettivo delle attività, come si è fatto in Cina. Con rifornimenti alimentari per quartieri, o blocchi di palazzi. Serve il controllo rigido della diffusione del contagio, altrimenti non finiranno mai le persone da curare, ed è così che gli ospedali vanno in tilt. Non vi sono altre misure, lo dico perché noi l’abbiamo sperimentato. Ci tengo che il messaggio passi al vostro Paese”.
Qiu Yunqing è il vicedirettore dell’ospedale universitario della regione di Zhejiang: confrontando la situazione nelle strutture italiane, commenta “i livelli di protezione sono sicuramente inferiori ai nostri. Parlo di maschere, di tute protettive in Tyvek. Le maschere generiche non bastano, l’impressione è che gli operatori non siano abbastanza tutelati. Forse per mancanza di risorse effettive, o, all’inizio, di mancata comprensione del problema. Come è successo a Wuhan, nel primo periodo c’è stata una situazione simile: non si sapeva cosa fosse, questo virus, e non c’era la possibilità di avere risorse”.
E serve anche più personale, per dare il cambio ai medici provati da turni troppo lunghi: “Una malattia come questa richiede tute pesanti, quindi il lavoro è fisicamente ancora più faticoso – spiega l’infettivologo – Non si può reggere un turno di 8 ore, bisogna a scendere a 4, 6 ore. Quindi ci vuole più gente, un terzo in più del solito“.
Un’ultima osservazione riguarda il noto problema delle terapie intensive. “Lì ho visto delle criticità – osserva – Le strutture di degenza sono spesso vecchie, e questo complica molto. Non è una critica, noi abbiamo creato ospedali nuovi, ma anche gli altri nostri ospedali erano recenti, costruiti ai tempi della Sars, quindi con criteri nuovi su organizzazione di spazi e lavoro. Difficile farlo in strutture datate”.
Di fronte all’emergenza attuale, aggiunge, “nessun ospedale, neanche il più moderno, può resistere all’afflusso gigantesco di pazienti, come sta succedendo in Italia”. Bisogna evitare che le situazioni ‘sommerse’ – di chi è a casa, o è asintomatico – esplodano. “I malati vanno intercettati prima. Servono cliniche dove si ricoverano i positivi, anche se asintomatici. Li si monitora, e si può intervenire in tempo, se si aggravano. Ma non devono stare a casa senza controlli, né devono andare al pronto soccorso. Devono stare in questi posti finché non si negativizzano. Nel frattempo bisogna tracciare i loro contatti, e controllarli”. Come? “Con l’analisi dei movimenti, se un malato è stato in un autobus, bisogna rintracciare tutti gli occupanti – conclude – Si deve fare una ricerca anamnestica dettagliata“.
Fonte
09/08/2016
Ap…profitti ospedalieri: danni, costi e storture del project financing
Pubblichiamo l'articolo di apertura del Senza Soste cartaceo n.117
attualmente in distribuzione. Lo facciamo a seguito delle polemiche
riapertesi sulla questione nuovo ospedale, project financing e
corruzione in seguito all'arresto di Saverio Guerrato,
imprenditore edile a capo dell'azienda che avrebbe vinto la
preselezione per la costruzione del nuovo ospedale di Livorno. Come
abbiamo detto più volte, noi non facciamo cronaca e non partiamo dalla
cronaca per spiegare i sistemi e le scelte politiche. Certo, le grandi
opere in Italia sono sempre state sinonimo di corruzione e criminalità
organizzata, basta vedere il Tav ad esempio, ma un'opera deve essere innanzitutto combattuta o sostenuta per la propria utilità/inutilità
pubblica, la propria convenienza/non convenienza nel rapporto fra costi e
benefici e per il proprio impatto su salute e ambiente. Proprio per
questo nel giorno delle polemiche sulla corruzione legata al nuovo
ospedale, noi rilanciamo con questo articolo in cui Daniele Rovai, autore
nel 2013 del libro-inchiesta “La nuova sanità toscana – I 4 nuovi ospedali toscani e la legge truffa del project financing" ci racconta di tutti i danni, i cambiamenti, i costi e le storture che
gli ospedali toscani in project financing hanno portato. Buona lettura.
Redazione, 5 agosto 2016
Redazione, 5 agosto 2016
vedi anche
Ap…profitti ospedalieri
La Regione Toscana continua a spingere per la costruzione di un nuovo ospedale a Livorno e nega i finanziamenti per la ristrutturazione di quello di viale Alfieri. Ma nei nuovi ospedali costruiti con il project financing non tutto sembra andare per il verso giusto: come a Lucca, dove vengono pagati al concessionario 72.000 pasti all’anno a fronte dei 49.700 necessari
Nel 2003 la Regione Toscana decide di realizzare 4 nuovi ospedali.
Da qualche anno, partendo da uno studio dell’oncologo Umberto Veronesi
(nel 2000 ministro della Salute), l’idea del sistema di accoglienza
ospedaliera è radicalmente cambiata. Fine dell’ospedale come unico momento di cura
(sia che si tratti di un mal di pancia o di un’operazione al cuore),
valorizzazione del territorio con strutture alternative che si occupino
delle malattie croniche e realizzazione di strutture ospedaliere che
trattano solo le patologie acute e non croniche, ospedali
all’avanguardia tecnologica dove si sta il tempo necessario per
risolvere il problema, per poi essere trasferiti per la convalescenza su
strutture periferiche.
Ospedali per acuti, questa la loro definizione. Fine dei reparti come li conosciamo, fine del primario che controlla il suo reparto. Adesso ci sono i settings e un tutor si
prende cura del paziente, chiamando il consulente (dottore, primario)
più adatto a fornire una diagnosi. Infermieri con maggiori
responsabilità ed esperti in più discipline. Fine della
specializzazione. Sale operatorie multifunzionali dove operare. Intorno
all’ospedale, nel territorio, strutture per la cura e la prevenzione, le
cosiddette Cds (Case Della Salute) e strutture per la
lungodegenza. Una rivoluzione copernicana, per capirci. Oggi che gli
ospedali sono stati costruiti e sono entrati in funzione ormai da due
anni, non è ancora andata a regime né la sanità del III millennio
concepita dalla mente del professor Veronesi, né tanto meno la riforma
sanitaria voluta nel 2005 dal presidente della Regione Toscana Enrico
Rossi, che prevedeva lo sviluppo della sanità sul territorio per dare un
senso alla costruzione dei nuovi ospedali. Al contrario sono aumentati i problemi.
Nuovi ospedali con meno posti letto. Totale mancanza delle strutture territoriali, con conseguente ingolfamento dei Pronto Soccorso, con pazienti che stazionano sulle barelle per giorni, oppure pazienti sistemati nei letti di chirurgia per la mancanza di posti letto in medicina, con conseguente rinvio di operazioni. Quindi lunghe liste di attesa per esami ed interventi, sebbene nei nuovi ospedali ci siano ben 14 sale operatorie.
Il caos ed un emergenza continua. Di innovativo ci sono stati tagli al personale, blocco del turn over e tagli dei servizi territoriali con chiusure e accorpamenti dei distretti.
Il progetto dei 4 nuovi ospedali, cantierizzato nel 2010 e concluso a fine 2015 con l’apertura del nosocomio di Massa e Carrara (il primo ad aprire a luglio 2013 è stato quello di Pistoia, seguito a settembre 2013 da quello di Prato e a metà 2015 da quello di Lucca), è stato realizzato usando la finanza di progetto. Si tratta di una tipologia di contratto che prevede la completa gestione dell’opera, dal progetto iniziale, alla costruzione, alla gestione, da parte di un costruttore privato denominato concessionario. Nel codice degli appalti pubblici, la cosiddetta Legge Merloni, il concessionario realizza l’opera finanziandola interamente. Il concedente, la pubblica amministrazione, in cambio concede al costruttore di gestire per un determinato periodo di tempo (massimo 20 anni) la struttura cosi da ottenere un ricavo. È chiaro che con la concessione si possono costruire infrastrutture che producono reddito (parcheggi, teatri, ponti, ecc.), le cosiddette opere calde. Grazie all’introduzione nel codice degli appalti pubblici della formula della Finanza di Progetto come variante della Concessione, il costruttore-concessionario ha delle facilitazioni. Deve finanziare l’opera in parte anche se gestirà tutto il progetto. Potrà scegliere direttamente le ditte con cui collaborare alla costruzione dell’infrastruttura. Deve farsi prestare i soldi per finanziare l’opera da una banca che non potrà, però, rifarsi sui beni del costruttore nel caso il costruttore non sia in grado di rendere il prestito.
Si può costruire in Finanza di Progetto anche opere che non generano reddito, dette opere fredde, come una scuola, un ospedale, utilizzando comunque la formula della Concessione. Sarà cura della pubblica amministrazione (nel caso dei 4 ospedali le 4 Asl di riferimento) stipulare un contratto dove, a fronte di un canone annuo riconosciuto al concessionario, questi fornisce tutti i servizi che servono a tener aperta e mandare avanti la struttura, così da rientrare del finanziamento. Nel caso dei 4 ospedali il concessionario fornisce i servizi di mensa, lavanderia, portierato, Cup, pulizia, manutenzione, per fare degli esempi. Inoltre gli è stato permesso di poter usufruire di alcuni spazi dei nuovi ospedali per realizzare strutture commerciali, ovvero non solo bar ed edicole, ma anche pizzerie al taglio, parrucchieri, parafarmacie, sportelli bancari. Ambienti commerciali da cui generare ulteriore reddito.
Il costo di costruzione dei 4 nuovi ospedali è stato di circa 270 milioni, che sono arrivati a 534 milioni di euro con gli arredamenti e l’acquisto di nuove attrezzature. Il contributo del pubblico è stato di circa 397 milioni, mentre il contributo del costruttore di circa 85 milioni. La gara licenziata dalla Regione Toscana nel 2003 prevedeva un esborso del costruttore del 25% del costo di costruzione. Il contratto per la gestione dei servizi non sanitari per i 4 nuovi ospedali, calcolato nel 2007 in circa 54 milioni di euro annui per 19 anni, porterà nelle casse del concessionario circa 1 miliardo e 140 milioni di euro.
Oggi si può affermare che la gestione dei servizi sanitari di questi nuovi ospedali costa di più che in quelli ormai chiusi. Dai dati licenziati dalle Asl di riferimento si certifica come siano aumentati i costi di manutenzione (+ 26%), la manutenzione degli impianti tecnologici (+55%), la gestione delle pulizie (+9%) e come ci siano dei costi nuovi, come il trasporto automatizzato (422.000 euro l’anno) o la sterilizzazione dei ferri chirurgici che è passata dai 100.000 euro della gestione interna al 1.000.000 di euro con l’esternalizzazione del servizio. Clamoroso cosa scrive l’Asl di Lucca riguardo ai pasti per il personale. Il business plan del costruttore ha previsto per quell’ospedale la produzione di 72.000 pasti all’anno. Peccato che i pasti necessari siano soltanto 49.700, come scrive la Asl, e che quindi se tale differenza negativa sarà mantenuta si renderà necessario trovare il modo di utilizzare i pasti in eccedenza, considerato il fatto che comunque il numero minimo di 72.000 dovrà essere pagato.
Degno di nota riportare cosa ha scritto il Sole 24 Ore ad aprile 2014 riguardo alla costruzione in Finanza di Progetto di alcuni ospedali costruiti in Veneto. Si prende l’esempio del nuovo ospedale di Santorso nell’Alto Vicentino. Grazie alla documentazione raccolta da un’associazione di abitanti di Schio è dimostrato come al concessionario, Summano Sanità, siano stati riconosciuti per 24 anni interessi tra il 19 ed il 20% per il canone di disponibilità del nuovo ospedale, la gestione degli spazi pubblicitari e i parcheggi. E addirittura del 22% per il noleggio di attrezzature sanitarie. In pratica il concessionario ha praticato prezzi fuori mercato producendo una gestione che assicura introiti garantiti con guadagni importanti. Un sistema sanitario che non funziona. Ospedali più piccoli ma che di gestione costano più di quelli vecchi.
Li avranno almeno costruiti bene? Non sembrerebbe. A metà 2014 - sono già operativi i nosocomi di Pistoia e Prato - un solerte funzionario della Asl di Lucca licenzia una delibera dove si chiede l’intervento di un azienda specializzata nel collaudo di strutture ospedaliere, la H.C. Consulting. Il motivo è che essendo i 4 nuovi ospedali identici, il funzionario vuole essere sicuro di non ritrovarsi con i problemi dei due già aperti. La delibera finisce nelle mani di un consigliere comunale che la rende pubblica. Si scopre così che sia a Pistoia che a Prato si sono riscontrati: 1) non conformità delle pressioni aeree nei locali di isolamento del reparto di malattie infettive sia per l’assenza di tenuta delle porte delle zone filtro sia per la carente sigillatura delle pareti divisorie tra le stanze di degenza; 2) criticità di tenuta delle zone filtro anche nelle stanze di degenza destinate all’isolamento respiratorio dei pazienti in reparti diversi dalle malattie infettive (rianimazione, pediatria, ostetricia, terapia intensiva neonatale); 3) riscontro di impropria immissione di aria esterna non proveniente dall’impianto di ventilazione specifico nelle sale operatorie, con conseguente contaminazione particellare; 4) riscontro di malfunzionamento dei sensori di rilevamento delle pressioni aeree nelle sale operatorie; 5) riscontro di non rispondenza ai requisiti di legge dell’acqua destinata al consumo umano distribuita dalla rete idrica ospedaliera.
Con l’apertura a inizio 2015 del quarto ospedale, quello di Massa e Carrara,
il progetto è completo. In quasi due anni di esercizio di quelli di
Prato, Pistoia e Lucca, ci sono stati problemi su problemi. Da piccole
cose, come la spesa di 30.000 euro a Pistoia per l’installazione di 4
lame d’aria all’ingresso principale perché il sistema di entrata-uscita a
doppie porte non funzionava, alla constatazione che l’eliporto del
nuovo ospedale di Lucca non è funzionale, causa la vicinanza con alcune
abitazioni che vedrebbero volar via il tetto delle loro case dalle
turbolenza provocate dalle pale dell’elicottero Pegaso.
Daniele Rovai - Articolo tratto da Senza Soste cartaceo n.117
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