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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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10/10/2025

Il governo genocida approva l’accordo sullo scambio di prigionieri. Ma bombarda ancora

A proposito di “proposte che non si possono rifiutare”, anche il governo israeliano ha approvato l’accordo per il rilascio degli ostaggi a Gaza.

È il primo dei 20 punti del “piano Trump”, ed è anche uno dei pochi relativamente chiari.

Come previsto gli esponenti della destra messianica hanno fatto le bizze per farsi notare, ad eccezione del ministro Ofir Sofer hanno votato contro ma – contrariamente alle dichiarazioni precedenti – non escono dal governo e non abbandonano le cinque poltrone ministeriali che occupano.

In cambio circa 2.000 prigionieri palestinesi dovrebbero essere rilasciati e l’IDF dovrebbe ritirarsi almeno un po’, lungo le “linee gialle” che comunque lasciano oltre il 50% della Striscia in mano ad Israele.

L’accordo firmato prevede un contestuale cessate il fuoco, ma naturalmente Israele non ha mancato l’occasione per seminare un altro po’ di morti senza alcuna giustificazione possibile, bombardando alcune zone di Khan Younis.

La zona colpita è quella di al-Katiba, nel centro della città, a sud della Striscia. Le IDF avrebbero usato droni e artiglieria.

L’ultimo soldato israeliano caduto, invece, è stato colpito ore prima che l’accordo venisse ratificato ed entrasse ufficialmente in vigore il cessate il fuoco.

A questo punto si apre, secondo gli accordi, una finestra di tre giorni per cominciare lo scambio di prigionieri. Era infatti impensabile che questo potesse avvenire mentre continuavano i bombardamenti, anche per scontati problemi pratici.

Nella lista dei palestinesi da liberare sono compresi 250 condannati all’ergastolo (Israele notoriamente largheggia in condanne sproporzionate, per cui quasi mai all’ergastolo corrisponde un’azione di guerra con morti e feriti) e altri 1.700 arrestati a Gaza dall’inizio della guerra.

Della lista non fa parte Marwan Barghouti, noto esponente di Fatah (non di Hamas), rinchiuso da oltre vent’anni nelle carceri israeliane, universalmente ritenuto quello con maggiori possibilità di riunire le fazioni palestinesi e rappresentare anche un interlocutore serio sul piano internazionale. Il rifiuto israeliano di liberarlo dimostra che le intenzioni di Tel Aviv sono tutt’altro che “pacifiche” sul futuro.

Nei primi cinque giorni del cessate il fuoco dovrebbero entrare nella Striscia almeno 400 camion di aiuti al giorno, per poi aumentare nei giorni successivi. E naturalmente la distribuzione dovrebbe tornare nelle mani dell’agenzia dell’Onu, l’UNRWA, togliendolo alla criminale organizzazione Ghf, una joint venture israelo-americana che aveva trasformato la distribuzione di aiuti col contagocce in una mattanza quotidiana di affamati.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità è preparata a “intensificare il lavoro per soddisfare le urgenti esigenze sanitarie dei pazienti di Gaza e per sostenere la riabilitazione del sistema sanitario distrutto”, visto che ospedali e ambulanze sono state tra i bersagli preferiti dall’IDF.

Per i prossimi giorni è atteso l’arrivo di Trump, con il presidente della Knesset che lo ha invitato a tenere un discorso in parlamento.

Gli altri punti del “piano Trump” sono per il momento tutti da discutere tra le parti, ed è tutt’altro che certo che resteranno così come indicati nella proposta. Tanto per dirne un paio: il disarmo di Hamas o l’istituzione di una “autorità” incaricata di governare Gaza.

Pensare di agire senza un interlocutore palestinese credibile (capace insomma di essere sostenuto dalla popolazione, invece che obbedire agli stranieri) è il modo sicuro di veder fallire qualsiasi progetto di pace.

Fonte

09/10/2025

Gaza - Accordo nella notte tra Hamas e Israele

Nella notte sarebbe stato raggiunto un primo accordo tra Hamas e Israele relativo alla liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza, la scarcerazione di 2000 prigionieri palestinesi, il ritiro parziale dell’esercito israeliano dalla Striscia, l’ingresso di aiuti umanitari e, soprattutto, l’inizio della tregua dopo due anni di violenti attacchi israeliani che hanno distrutto in gran parte Gaza e ucciso almeno 67mila palestinesi.

Ma a Gaza, nonostante le voci sulla tregua, Middle East Eye riporta che anche oggi ci sono stati pesanti attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria segnalati a Gaza City e Khan Younis durante la notte.

I quadricotteri israeliani hanno anche sganciato bombe sui civili a Gaza City. Almeno una palestinese è stata ucciso negli attacchi. I nuovi attacchi sono arrivati dopo che i mediatori statunitensi, qatarioti ed egiziani hanno annunciato questa mattina che era stato raggiunto un accordo tra Israele e Hamas per porre fine alla guerra.

L’annuncio dell’accordo è stato dato nella notte dallo stesso Trump: “Sono molto orgoglioso di annunciare che Israele e Hamas hanno entrambi sottoscritto la prima fase del nostro piano di pace. Ciò significa che tutti gli ostaggi saranno rilasciati molto presto e Israele ritirerà le sue truppe secondo una linea concordata, come primo passo verso una pace forte, duratura”, ha scritto su Truth.

L’intesa è stata poi confermata da Hamas e da Netanyahu. Trump potrebbe arrivare in Medio Oriente a suggellare l’accordo, secondo alcune fonti il giorno potrebbe essere domenica prossima.

I punti principali dell’accordo:

1) L’accordo sarà firmato giovedì entro le 12:00 ora locale; Netanyahu convocherà oggi il governo per approvarlo.

2) I 20 ostaggi vivi saranno rilasciati tutti entro lunedì; da quel momento in poi, i corpi di quelli deceduti saranno consegnati gradualmente.

3) L’esercito israeliano controllerà il 53% di Gaza finché non sarà liberato l’ultimo ostaggio; successivamente si ritirerà nella zona cuscinetto.

4) Circa 2.000 prigionieri politici palestinesi saranno rilasciati; Israele non libererà quelli che hanno preso parte all’attacco del 7 ottobre.

Il leader di Hamas Mohammed Nazzal ha dichiarato alla TV Al-Arabiya che l’accordo raggiunto rappresenta la prima fase del piano americano. Il movimento islamico ha espresso il suo profondo apprezzamento per gli sforzi dei mediatori in Qatar, Egitto e Turchia e anche “gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per giungere alla fine definitiva della guerra e al completo ritiro dell’occupazione dalla Striscia di Gaza”.

Hamas ha inoltre invitato il presidente Trump, gli Stati garanti dell’accordo e varie parti arabe, islamiche e internazionali a costringere Israele a dare piena attuazione ai requisiti dell’accordo e a non consentirgli di eludere o ritardare l’attuazione di quanto concordato.

È stato concordato di consentire l’ingresso immediato di rifornimenti umanitari attraverso cinque valichi, tra cui quello di Rafah che secondo, fonti egiziane, sarà aperto in entrambe le direzioni durante la prossima fase. Il Cairo aggiunge che è stato raggiunto un accordo per consentire l’ingresso di 400 camion di aiuti umanitari a Gaza ogni giorno durante i primi cinque giorni dopo il cessate il fuoco.

I colloqui per un accordo di fine guerra totale e per la seconda fase avranno inizio subito dopo la fine delle festività ebraiche (Semichat HaTorah) la prossima settimana.

Fonti israeliane citate dal quotidiano Haaretz riportano che la mappa al centro dell’accordo è stata rivista e “le truppe lascerebbero le città più grandi, rimarrebbero solo a Rafah” ossia l’unico valico da Gaza non israeliano, Hamas insiste invece per il ritiro totale.

Ancora da risolvere il disaccordo sui prigionieri palestinesi da liberare. Hamas ha presentato la sua lista, i negoziatori israeliani del Mossad e dello Shin Bet la loro. I palestinesi vogliono ottenere il rilascio di Marwan Barghouti e Ahmad Saadat, due dei leader più importanti della seconda Intifada. Hamas chiede anche la restituzione dei cadaveri dei leader di Hamas Yahya Sinwar e del fratello Mohammed che sono stati trafugati in Israele.

Infine il movimento palestinese rinuncerebbe agli armamenti più pesanti ma manterrebbe le armi leggere per “uso interno”.

Secondo quanto riferisce il quotidiano yemenita Al Thawrah, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha rilasciato una dichiarazione in cui definisce “nazionalmente responsabile” la risposta di Hamas all’accordo di cessate il fuoco e sottolinea che questa intesa rappresenta “un passo che apre la strada alla fine dell’aggressione israeliana contro Gaza”

Nel comunicato, il Fronte Popolare invita a proseguire la mobilitazione mondiale per garantire che l’accordo venga applicato integralmente e non venga sabotato in nessuna delle sue fasi, “fino al raggiungimento dei diritti nazionali legittimi del popolo palestinese”.

Fonte

04/10/2025

Gaza - Hamas dice si al rilascio degli ostaggi, non ancora al Piano di Trump

Il Movimento di Resistenza Islamica palestinese (Hamas) ha annunciato ieri sera la sua disponibilità ad entrare immediatamente attraverso mediatori nei negoziati per discutere tutti i dettagli del piano Trump. Israele afferma di sospendere le operazioni militari, ma questa mattina sono stati uccisi altri sette palestinesi a Gaza City.

Hamas ha accettato di rilasciare tutti i prigionieri israeliani ancora detenuti a Gaza dopo quelle che ha descritto come “consultazioni approfondite” con i membri della leadership, le organizzazioni palestinesi e i mediatori.

Hamas non ha dichiarato di essere d’accordo con l’intero piano in 20 punti così come è stato presentato, e durante della scorsa settimana ha ripetutamente affermato che aveva bisogno di negoziare ulteriormente un certo numero di punti. La chiave tra queste è la richiesta di una Gaza smilitarizzata. Il funzionario di Hamas, Mousa Abu Marzouk, ha detto ad Al Jazeera che il gruppo non si disarmerà prima della fine dell’occupazione israeliana.

Qui di seguito il comunicato del movimento palestinese:
Al fine di fermare l’aggressione e la guerra di sterminio a cui è sottoposto il nostro popolo saldo nella Striscia di Gaza, e in conformità alla responsabilità nazionale, e per preservare i principi, i diritti e gli interessi supremi del nostro popolo, il Movimento di Resistenza Islamica “Hamas” ha condotto approfondite consultazioni con le sue istituzioni di leadership, ampie consultazioni con le forze e le fazioni palestinesi, e consultazioni con mediatori e amici fraterni, per giungere a una posizione responsabile nell’affrontare il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Dopo uno studio approfondito, il movimento ha preso la sua decisione e consegnato la sua risposta ai mediatori come segue:

• Il Movimento di Resistenza Islamica Hamas apprezza gli sforzi arabi, islamici e internazionali, così come quelli del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che chiedono la fine della guerra su Gaza, lo scambio di prigionieri, l’ingresso immediato degli aiuti, il rifiuto dell’occupazione e il rifiuto dello sfollamento del nostro popolo palestinese.

• In questo contesto, e al fine di raggiungere un cessate il fuoco e il ritiro completo da Gaza, il movimento annuncia la sua approvazione per il rilascio di tutti i prigionieri israeliani, vivi o morti, secondo la formula di scambio inclusa nella proposta del presidente Trump, a condizione che le condizioni sul campo consentano il processo di scambio.

• In questo contesto, il movimento conferma la sua disponibilità a entrare immediatamente in negoziati attraverso i mediatori per discutere i dettagli.

• Il movimento rinnova inoltre la sua approvazione alla consegna dell’amministrazione di Gaza a un organismo palestinese di indipendenti (tecnici) basato sul consenso nazionale palestinese e con il sostegno arabo e islamico.

• Per quanto riguarda le altre questioni menzionate nella proposta del presidente Trump relative al futuro di Gaza e ai diritti intrinseci del popolo palestinese, queste sono collegate a una posizione nazionale complessiva basata sulle pertinenti leggi e decisioni internazionali. Esse saranno discusse all’interno di un quadro nazionale palestinese complessivo, del quale Hamas farà parte e a cui contribuirà in modo responsabile.
Fonte

17/08/2025

Israele - Uno sciopero “nazionalista”, da apartheid

Gaza. Oggi in Israele sarà attuato uno sciopero generale contro la guerra. Non per pacifismo come probabilmente riferiranno i media italiani più seguiti. Gli organizzatori chiedono a Netanyahu una tregua, anche solo temporanea, per favorire il ritorno degli ostaggi.

Non invocano lo stop ai massacri di civili palestinesi a Gaza. Affermano che la guerra “sta distruggendo la società israeliana” non che sta annientando Gaza.

Sindacato Lavoratori Arabi – Nazareth

Abbiamo respinto gli appelli israeliani a partecipare allo sciopero di domenica prossima perché non chiede la fine dell’aggressione e della fame contro il nostro popolo a Gaza.

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L’Unione dei Lavoratori Arabi a Nazareth ha respinto le richieste delle associazioni israeliane di invitare i lavoratori arabi a partecipare allo sciopero annunciato domenica prossima per fare pressione sul governo israeliano affinché raggiunga un accordo per liberare gli ostaggi israeliani detenuti a Gaza.

Wahba Badarneh, direttore dell’Unione Araba dei Lavoratori a Nazareth, ha dichiarato: “Ci siamo rifiutati di partecipare a questo sciopero perché non chiede esplicitamente la fine della guerra e la fame del nostro popolo a Gaza. Gli appelli a fermare la guerra sono una richiesta concreta per liberare gli ostaggi e aprire la strada alla continuazione della guerra e al genocidio, alle uccisioni e alla fame del nostro popolo a Gaza. Questo nonostante la presenza di alcune voci sulla strada israeliana che chiedono la fine del genocidio e della fame a Gaza”.

Badarneh ha aggiunto: “Le richieste umanitarie sono indivisibili. È impossibile chiedere libertà e giustizia per i rapiti mentre le sofferenze umanitarie degli abitanti della Striscia di Gaza vengono completamente ignorate. Qualsiasi appello di protesta e sciopero che non tenga conto della necessità di fermare la guerra e la catastrofe a Gaza può essere considerato solo un segno dell’ipocrisia della società israeliana. Pertanto, ci rifiutiamo categoricamente di partecipare a questo sciopero e invitiamo i lavoratori palestinesi all’interno di Israele a non rispondere alle richieste di partecipare allo sciopero”.

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11/02/2025

Gaza - Tregua a rischio. Trump provoca ancora. Raid israeliani e sfollamenti in Cisgiordania

Lunedì, Hamas ha annunciato uno slittamento “a data da definirsi” del rilascio degli ostaggi israeliani previsto per sabato prossimo come risposta alle violazioni dell’accordo per il cessate il fuoco da parte di Israele.

Abu Obeida, il portavoce delle Brigate Al-Qassam, ha dichiarato che la leadership della resistenza ha monitorato le violazioni del nemico e il mancato rispetto dei termini dell’accordo, mentre la resistenza ha adempiuto a tutti i suoi obblighi.

Ha anche annunciato che la consegna dei prigionieri israeliani il cui rilascio è previsto per sabato prossimo, sarà rinviata fino a nuovo avviso, in attesa del rispetto dell'accordo da parte israeliana e del risarcimento per gli obblighi delle ultime settimane retroattivamente. Abu Obeida ha sottolineato il loro impegno a rispettare i termini dell’accordo a condizione che l’occupazione aderisca ai suoi impegni.

Secondo l’organizzazione palestinese Israele non sta rispettando i termini dell’accordo ed elenca molte violazioni, tra queste: il ritardare il ritorno degli sfollati nel nord della Striscia di Gaza; bombardamenti e sparatorie contro la popolazione con alcuni uccisi in varie aree della Striscia di Gaza; l’ostacolare l’ingresso di materiali come tende, case prefabbricate, carburante e meccanismi di rimozione delle macerie per recuperare i corpi, il ritardare l’ingresso dei medicinali e i materiali necessari agli ospedali per ripristinare ospedali e settore sanitario.

Hamas ha elencato le violazioni israeliane e le ha fornite ai mediatori in modo tempestivo, ma in serata ha anche rettificato il tiro precisando che la porta rimane aperta allo scambio fra ostaggi e detenuti per sabato, come previsto dall’accordo per la tregua a Gaza.

Israel Today ha riferito che le famiglie degli ostaggi israeliani stanno bloccando una strada che porta a Gerusalemme in vista della sessione del gabinetto di governo, chiedendo che l’accordo di scambio non venga ostacolato.

Parlando domenica a Fox News, Trump non solo ha ribadito il suo precedente annuncio di espellere tutti i palestinesi da Gaza e costruire un resort sulla costa, ma ha anche affermato che i palestinesi che lasceranno Gaza non avranno il diritto di tornare. Dichiarazioni che gettano una pesantissima e inaccettabile ipoteca sia sugli accordi di tregua che sul futuro dei palestinesi di Gaza.

Ieri, il presidente USA, parlando dallo Studio Ovale della Casa Bianca, ha affermato che tutti gli ostaggi israeliani devono essere rilasciati entro il mezzogiorno di sabato, altrimenti “sarà un inferno”. I politici israeliani di estrema destra hanno invece accolto con favore l’appello di Trump per la cancellazione dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza se Hamas non libererà tutti gli ostaggi rimasti entro sabato. “Tutti, ora!”, ha scritto il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich in un post su X, apparentemente riferendosi al rilascio dei prigionieri israeliani. “Trump ha ragione! Dobbiamo tornare indietro e distruggere ora”, ha dichiarato l’ex ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir.

Continuando su Gaza, Trump ha dichiarato che potrebbe sospendere gli aiuti a Giordania ed Egitto, se le autorità dei due Paesi rifiuteranno di accogliere i palestinesi della Striscia.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA) ha rivelato che l’occupazione israeliana ha costretto allo sfollamento quasi 40.000 rifugiati palestinesi dalla Cisgiordania occupata settentrionale. Intanto i militari israeliani continuano i loro raid in diverse città palestinesi. Si segnalano scontri tra combattenti palestinesi e soldati israeliani a Tulkarem e Tubas. Ci sono state incursioni israeliane nei campi profughi di Nur Shams dove i militari israeliani hanno completamente distrutto 200 abitazioni e ne hanno danneggiate circa 120 e nel campo di Jalazone, nei pressi di Ramallah.

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03/02/2025

Netanyahu va da Trump. Israele bombarda e demolisce Jenin

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington e ha in programma di incontrare già oggi Steve Witkoff, l’inviato speciale di Trump in Medio Oriente, per discutere i negoziati per la seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco, mentre con Trump l’incontro è previsto per domani.

La televisione israeliana Canale 12 ha riferito che Netanyahu cercherà un accordo con Trump sull’annessione di parti della Cisgiordania per assicurarsi il continuo sostegno del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.

Canale 12 ritiene che il cambiamento apportato da Netanyahu nella composizione della squadra negoziale con i mediatori e con Hamas, e la nomina del ministro degli Affari strategici Ron Dermer, indichi uno spostamento da un focus sulla sicurezza a uno diplomatico, nel tentativo di raggiungere una soluzione regionale più ampia e complessa.

La collocazione di Dermer a capo della squadra negoziale significa che è diventato chiaro che l’obiettivo principale è quello di recuperare gli ostaggi ma anche di porre fine alla presenza di Hamas a Gaza.

Le famiglie degli ostaggi israeliani che sono ancora a Gaza stanno spingendo perché Netanyahu completi l’accordo di scambio di prigionieri in tre fasi. L'evocata minaccia di tornare alla guerra di sterminio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza blocca la strada per il rilascio dei loro parenti ancora prigionieri.

Il primo ministro israeliano ha detto che discuterà con il presidente degli Stati Uniti “questioni critiche, tra cui la vittoria su Hamas, il ritorno di tutti gli ostaggi e il confronto con l’asse iraniano”.

Dal 25 gennaio, Trump sta promuovendo la proposta di spostare i palestinesi di Gaza nei paesi vicini come l’Egitto e la Giordania, citando “la mancanza di luoghi abitabili nella Striscia”, su cui Israele ha condotto una guerra di sterminio per quasi 16 mesi.

E proprio in Cisgiordania Israele questa mattina ha bombardato il campo profughi di Jenin e distrutto edifici residenziali come parte delle sue operazioni su larga scala in corso nell’area. I filmati rilasciati dalla gente del posto sui social media sembravano mostrare una grande fetta del campo distrutta. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha detto che le forze israeliane hanno fatto saltare in aria contemporaneamente quasi 20 edifici sul lato orientale del campo dopo averli imbottiti di esplosivi.

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01/02/2025

Gaza - Nuovo scambio di prigionieri. Dirigente di Hamas “ucciso” dagli israeliani compare sul palco

Gli autobus che trasportano i prigionieri palestinesi sono arrivato dopo la consegna dei prigionieri israeliani a Gaza. I detenuti politici palestinesi sono partiti dalla prigione di Ofer e sono arrivati a Beitunia, vicino a Ramallah, dove sono stati accolti da una folla festante di parenti.

I militari israeliani hanno condotto un’operazione congiunta con lo Shin Bet, il Servizio Penitenziario Israeliano e la Polizia di Frontiera per disperdere i raduni celebrativi per i prigionieri palestinesi che sono stati rilasciati oggi come parte dell’accordo di cessate il fuoco.

Il quarto gruppo rilasciato dalle carceri israeliani comprendeva 18 prigionieri condannati all’ergastolo, 54 prigionieri con condanne elevate e 111 prigionieri della Striscia di Gaza arrestati dopo il 7 ottobre 2023.

Il rilascio è arrivato dopo che tre ostaggi israeliani – Keith Siegel, Ofer Kalderon e Yarden Bibas – sono stati liberati in due località separate a Gaza City e Khan Younis. Hamas ha eretto un palco sul lungomare del porto di Gaza per la consegna dei prigionieri prima di essere portati via nelle auto della Croce Rossa.

Un dirigente di Hamas, Haitham Al-Hawajri, che gli israeliani affermavano di aver ucciso nei mesi scorsi, è invece apparso in vita durante la consegna del detenuto israeliano Keith Siegel al porto di Gaza.

Intanto il ministero della Salute di Gaza ha riferito che 50 pazienti palestinesi hanno attraversato il valico di Rafah diretti verso l’Egitto dopo che questo è stato aperto per la prima volta in quasi nove mesi come parte dell’accordo di cessate il fuoco.

La televisione Al-Qahera News ha mostrato il filmato del primo dei 50 evacuati e dei loro 53 accompagnatori, tra cui un bambino con una malattia autoimmune, che attraversano il confine con l’Egitto per ricevere cure.

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26/01/2025

Gaza - Nuovo scambio di prigionieri, prova di forza della resistenza palestinese

Il secondo scambio di prigionieri tra la Resistenza palestinese e le forze israeliane ha avuto luogo nel cuore di Gaza City, in Piazza Palestina.

Questo scambio è stato caratterizzato da una nuova dimostrazione di unità e forza delle organizzazioni palestinesi a Gaza, con la partecipazione sia delle Brigate Al-Quds – l’ala militare della Jihad islamica – sia delle Brigate Al-Qassam – l’ala militare di Hamas, insieme al personale di sicurezza palestinese.

Questo scambio ha visto un approccio ancora più organizzato e disciplinato rispetto al primo avvenuto domenica scorsa.

Le soldatesse israeliane prima di essere rilasciate sono state esibite su un palco appositamente allestito dove hanno ringraziato le Brigate Al Qassam durante la seconda fase dello scambio di prigionieri.

Sullo sfondo del palco sono ben visibili slogan come “Palestina – la vittoria del popolo oppresso contro il sionismo nazista”, “Gaza è il cimitero dei sionisti criminali” e “I combattenti per la libertà palestinesi saranno sempre vittoriosi”.

La città di Ramallah, nella Cisgiordania, è esplosa di gioia sabato pomeriggio quando la popolazione palestinese ha accolto i 114 prigionieri liberati, tra cui molti condannati all’ergastolo, che sono stati rilasciati dalle carceri israeliane come parte dell'accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele a Gaza.

Sabato Israele ha rilasciato 200 prigionieri: 107 sono stati inviati a Ramallah, cinque a Gerusalemme, uno a Umm al-Fahm – una città palestinese in Israele – e 16 a Gaza. Altri 70 prigionieri sono stati portati in Egitto, da dove saranno deportati in altri paesi. Il rilascio dei prigionieri in Cisgiordania è avvenuto dal carcere militare di Ofer, a ovest di Ramallah, poche ore dopo che Hamas ha liberato quattro soldatesse nell’ambito della seconda fase delle operazioni di liberazione dei prigionieri delineata nell’accordo di cessate il fuoco.

Prima del rilascio dei prigionieri palestinesi, Israele ha imposto misure rigorose per impedire qualsiasi celebrazione in Cisgiordania. Le forze israeliane hanno fatto irruzione a Beitunia, la città più vicina alla prigione di Ofer, e hanno impedito ai palestinesi di avvicinarsi all’area. Hanno anche fatto irruzione nelle case di diversi prigionieri, avvertendo le famiglie di non tenere eventi celebrativi. In Cisgiordania l’esercito israeliano ha fatto irruzione in diverse città e villaggi palestinesi per rimuovere le bandiere di Hamas issate dai residenti per celebrare i prigionieri liberati. Le forze hanno anche fatto irruzione nelle case delle famiglie dei prigionieri rilasciati, minacciandole dal non tenere grandi raduni di benvenuto.

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Il trattamento delle prigioniere svela le differenze tra palestinesi e Israele

È balzata agli occhi persino di alcuni media mainstream la differenza di condizioni al momento del rilascio tra le tre donne israeliane in ostaggio a Gaza e quella di molte prigioniere palestinesi liberate domenica sera dalle carceri israeliane.

In particolare le immagini della dirigente palestinese Khalida Jarrar – sulla cui condizione avevamo pubblicato diverse denunce nei mesi scorsi – testimoniano la brutalità delle condizioni di detenzione alle quali gli israeliani sottopongono i e le prigioniere palestinesi. Una immagine decisamente in contrasto con quella dei tre ostaggi che pure uscivano da un periodo di coercizione/detenzione nelle mani dei palestinesi a Gaza.

Le tre israeliane erano state catturate il 7 ottobre 2023, Khalida Jarrar il 26 dicembre 2023, cioè due mesi e mezzo dopo, anche se il suo era solo l’ultimo di ripetuti arresti in condizione di detenzione amministrativa, ovvero senza limiti di tempo e senza accuse formulate o formalizzate. Un periodo di coercizione simile – chi nei tunnel di Gaza e chi in un carcere “ufficiale” – hanno restituito però prigioniere in condizioni molto diverse, indicando un trattamento dei prigionieri ben diverso e che rivela come “una democrazia” come Israele possa essere più brutale di una organizzazione non statale e definita “terrorista”.

Su Palestine Chronicle le prigioniere palestinesi liberate domenica hanno condiviso racconti strazianti delle loro esperienze nelle carceri israeliane, descrivendo in dettaglio le torture e la repressione che hanno sopportato fino agli ultimi istanti prima del loro rilascio.

Le donne hanno raccontato la profondità del loro dolore, non solo a causa della prigionia, ma anche a causa della situazione generale in Palestina e a Gaza.

Samah Hijawi, una prigioniera liberata, ha condiviso la storia del suo doppio arresto in un breve periodo ed ha raccontato ad Al-Jazeera di aver subito varie forme di tortura e persecuzione, parlando delle gravi sfide che le detenute devono affrontare, in particolare a causa di malattie e cure mediche inadeguate.

Allo stesso modo, Shaima Omar Ramadan, che ha trascorso sei mesi in detenzione amministrative, ha spiegato come la sua condanna non sia stata definita durante il suo periodo in prigione. Ha rivelato che la conferma della sua inclusione nel primo gruppo di prigionieri rilasciati è arrivata poche ore prima del suo rilascio.

La sorella della giornalista e prigioniera liberata Rula Hassanein ha detto ad Al-Jazeera che Rula soffre di grave esaurimento. Le sue condizioni richiedono cure mediche immediate, poiché la prolungata negligenza medica in carcere ha gravemente compromesso la sua salute.

Anche questo trattamento differenziato tra prigionieri deve essere una materia da non affidare all’oblìo o peggio ancora ad una sorta di catarsi verso i crimini israeliani. Segnano una differenza che va sottolineata con forza.

Khalida Jarrar, in un’intervista con l’agenzia Anadolu a margine del ricevimento in una sala pubblica di Ramallah, dopo il suo rilascio dalle carceri israeliane domenica sera, ha denunciato come le amministrazioni carcerarie israeliane non trattano i prigionieri come esseri umani, descrivendo le condizioni carcerarie sotto l’attuale governo israeliano come le peggiori dall’occupazione della Cisgiordania nel 1967. Ha parlato di ripetuti attacchi ai prigionieri, continui spruzzi di gas, scarsa qualità e quantità di cibo, politica di isolamento praticata dalle autorità di occupazione, ha denunciato la Jarrar, “Sono rimasta per sei mesi in isolamento”.


Ha sottolineato che le autorità carcerarie israeliane non fanno distinzione tra prigionieri e prigioniere, “tutti ricevono un trattamento duro: provocazioni notturne, confisca di tutto, anche dei vestiti, negazione delle visite”. Jarrar ha detto che c’è un gran numero di prigionieri in isolamento e in condizioni molto dure.

Khalida Jarrar è una leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e una delle attiviste più importanti nel campo della difesa dei diritti delle donne palestinesi, in particolare delle prigioniere. È un’ex parlamentare stimata e popolare ed è ampiamente apprezzata e rispettata.

È stata arrestata il 26 dicembre 2023 nella sua casa nella città di Ramallah, nella Cisgiordania centrale occupata, e trasferita in detenzione amministrativa.

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25/01/2025

Uccisi due palestinesi a Gaza. Oggi scambio di prigionieri. ONU: ” Israele mette a rischio la tregua”

Ieri c’è stata l’ ennesima violazione della tregua a Gaza (la quarta da domenica scorsa). Il fuoco di un carro armato israeliano ha ucciso due palestinesi a ovest di Rafah, a sud della Striscia di Gaza. Due giorni fa un’altro palestinese era stato ucciso.

Anche in Cisgiordania le operazioni israeliane hanno ucciso almeno 12 palestinesi da martedì e “potrebbero mettere a repentaglio il recente accordo di cessate il fuoco a Gaza” ha detto Thameen Al-Kheetan, portavoce dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Centinaia di residenti a Jenin sono stati costretti a scappare ieri dalle loro case dopo che l’esercito ha distrutto numerose abitazioni nel terzo giorno di una massiccia operazione nella città cisgiordana.

Relativamente allo scambio di prigionieri sono quattro soldatesse israeliane gli ostaggi che Hamas libererà oggi sabato 25 gennaio, e di cui ha appena comunicato i nomi alle autorità dello Stato ebraico. La loro liberazione, nell’ambito dell’accordo per la tregua a Gaza, seguirà di 7 giorni quella delle 3 donne rilasciate sabato scorso. L’annuncio di Hamas, però, potrebbe costituire una variazione dell’accordo che prevede, prima di tutto, la liberazione di donne civili.

Ci sono problemi anche sul cessate il fuoco in Libano dove Israele sta prorogando il previsto ritiro dal Libano del sud. L’Ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha infatti confermato ufficialmente che l’esercito israeliano (Idf) non si ritirerà dal Libano domenica 26 gennaio, come previsto dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Lo riporta Ynet. L’ufficio di Netanyahu ha aggiunto che “il processo di ritiro dell’Idf è subordinato allo schieramento dell’esercito libanese nel Libano meridionale e all’applicazione completa ed effettiva dell’accordo, con il ritiro allo stesso tempo di Hezbollah oltre il Litani. Poiché l’accordo di cessate il fuoco non è stato ancora pienamente applicato dallo Stato del Libano, il processo di uscita graduale continuerà, previo pieno coordinamento con gli Stati Uniti”.

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20/01/2025

Gaza - Liberati 90 prigionieri politici palestinesi, tra di loro Khalida Jarrar

Diverse ore dopo la liberazione a Gaza di 3 donne israeliane nel quadro dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, nella notte sono stati rilasciati anche 90 detenuti politici palestinesi, tra di essi 69 donne e 21 minori (uno, Mahmoud Aliwat, ha solo 15 anni). 76 prigionieri sono residenti in Cisgiordania, 14 a Gerusalemme Est. Secondo Hamas, Israele non ha liberato un prigioniero sull’elenco.

Due autobus con i vetri oscurati hanno lasciato la prigione israeliana di Ofer, a Betunia (Ramallah) in Cisgiordania, poco dopo l’una di notte, ora locale. Una folla esultante ha applaudito e urlato di gioia al passaggio degli autobus carichi di prigionieri, sventolando bandiere palestinesi e bandiere di vari movimenti politici, tra cui Hamas. Sono stati sparati anche fuochi d’artificio.

Tra i detenuti scarcerati c’è la deputata Khalida Jarrar, 62 anni, dirigente del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, attivista femminista ed esperta di diritto internazionale. Negli ultimi dieci anni è stata ripetutamente arrestata e detenuta, spesso senza accuse specifiche e un processo, e le è stato vietato di viaggiare all’estero. Jarrar negli ultimi sei mesi è stata tenuta in isolamento e dal suo ultimo ingresso in carcere, nel dicembre 2023, non ha potuto ricevere le visite del marito Ghassan Jarrar. Nel 2021 le autorità israeliane non autorizzarono Khalida Jarrar – detenuta anche in quel periodo – a partecipare ai funerali della figlia Suha morta per un infarto.

Tra le altre donne liberate ci sono Dalal Khasib, di 53 anni, sorella dell’ex vicecomandante di Hamas, Saleh Arouri, assassinato un anno fa da Israele in un attacco a Beirut. E Abla Abdel Rasul, 68 anni, moglie del leader del Fplp, Ahmad Saadat anche lui detenuto e condannato all’ergastolo.

In questa prima fase dell’accordo di cessate il fuoco verranno scarcerati palestinesi arrestati dal 2020. L’elenco di 1904 prigionieri include almeno 150 detenuti che i tribunali israeliani hanno condannato all’ergastolo. Sarà negoziata nella seconda fase la liberazione anche di prigionieri di alto profilo. Israele però si oppone alla scarcerazione di Marwan Barghouti, il “Mandela palestinese”, di Ahmed Saadat e di alcuni dirigenti e militanti di Hamas ritenuti responsabili di attacchi e attentati.

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18/01/2025

Gaza - Domani entra in vigore la tregua e un primo scambio di prigionieri. Nel mirino ora c’è la Cisgiordania

Da domani mattina a Gaza entrerà in vigore l’accordo di tregua e scambio prigionieri tra Israele e Hamas.

Il ministero della Giustizia israeliano ha pubblicato i nomi dei primi 95 prigionieri palestinesi che verranno scarcerati in cambio dei primi tre ostaggi israeliani.

Il ministro della destra ultrasionista Smotrich ha detto no all’accordo ma è rimasto nel governo consentendo a Netanyahu di rimanere in sella. Il ministro ha chiesto in cambio di rafforzare il controllo militare sulla Cisgiordania a sostegno dei coloni e delle loro incursioni contro i palestinesi.

Secondo quanto riporta il Washington Post, a porte chiuse, Netanyahu ha promesso ai suoi alleati di estrema destra che la guerra potrebbe riprendere dopo una fase iniziale della tregua in cui Hamas dovrà rilasciare 33 ostaggi in cambio del rilascio di oltre 1.000 prigionieri palestinesi.

Secondo Gayil Talshir, politologo dell’Università Ebraica, Netanyahu ha cercato negli ultimi giorni di persuadere Smotrich a restare al governo. Per l’analista israeliano, Netanyahu teme di alienarsi Smotrich, che rappresenta una base piccola ma politicamente decisiva.

“Agli occhi di Netanyahu, Smotrich è il più potente perché può distruggere la coalizione, ed è per questo che Netanyahu promette a Smotrich e Ben-Gvir che Israele tornerà in guerra dopo la prima fase” – ha detto Talshir.

“Ancora più importante, ha fatto promesse sulla sovranità israeliana sia in Cisgiordania che sulla garanzia di un controllo militare degli aiuti umanitari a Gaza. Ciò significherà che i civili israeliani dovranno entrare a Gaza, il che rappresenterà l’inizio dell’occupazione israeliana di Gaza”.

Il politologo della Princeton University, Michale Walzer afferma oggi in una intervista al Corriere della Sera che, a suo avviso: “È più probabile che Netanyahu raggiunga un compromesso o riconosca anche un qualche ruolo di Hamas in un futuro governo musulmano, cosa che ha giurato di non fare, piuttosto che fare quello che la terza fase di quest’accordo richiederebbe cioè l’ingresso (a Gaza, ndr) dell’Autorità Nazionale Palestinese… . Dividere e tenere Hamas e l’Autorità Palestinese in opposizione tra loro è stato parte della sua strategia”. Mentre il cessate il fuoco sembra reggere a Gaza, il Palestine Chronicle sottolinea che “Israele segnala uno spostamento dell’attenzione sulla Cisgiordania occupata”, suscitando timori di intensificazione delle operazioni militari e della violenza dei coloni.

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16/01/2025

Gaza - È tregua, firmato l’accordo. I palestinesi festeggiano nelle strade

A Gaza la gente è scesa nelle strade e tra le macerie per festeggiare il raggiungimento di un accordo tra Israele e Hamas che prevede una tregua nei bombardamenti e combattimenti. Dopo quindici mesi di terrore i palestinesi di Gaza possono tirare un attimo il fiato.

Israele è stata costretta a firmare un accordo che aveva rinviato più volte da maggio dello scorso anno con l’ambizione di annientare i combattenti palestinesi manu militari, anche a costo di stragi quotidiane che le sono costate l’accusa di genocidio, non riuscendo però a riportare a casa gli ostaggi. Gaza inoltre, nonostante il sangue versato, non appariva sotto controllo. Solo lunedì scorso, infatti, altri cinque soldati israeliani sono stati uccisi.

Netanyahu ha firmato un accordo di tregua “a tempo” su Gaza avendo incassato risultati su altri due fronti – il Libano e la Siria – e offrendo al nuovo presidente statunitense Trump un totem da poter sbandierare al suo insediamento. Anche perchè quest’ultimo aveva lasciato intendere di volere esattamente questo scenario.

In Israele il partito Sionismo Religioso del ministro Smotrich si riunirà questa mattina per decidere sul suo futuro nella coalizione di governo, in vista del voto previsto per il gabinetto sull’accordo di cessate il fuoco e sugli ostaggi. Il partito di estrema destra potrebbe dimettersi dal governo in opposizione all’accordo, che il leader del partito Bezalel Smotrich ha denunciato ieri sera come “cattivo e pericoloso”.

A Gaza la Jihad islamica palestinese ha salutato l’accordo di cessate il fuoco come “onorevole”. Hamas aveva bisogno del sostegno della Jihad islamica all’accordo al fine di evitare una potenziale interruzione della tregua e dei passaggi successivi.

L’accordo – di cui forniamo più sotto il testo integrale – si articola in diverse sezioni che coprono il ritiro delle forze israeliane, lo scambio di prigionieri, il ritorno dei rifugiati e il coordinamento umanitario.

Secondo quanto riportato nel documento, l’obiettivo delle due parti è “raggiungere la piena attuazione dell’accordo del 27 maggio 2024, concludendo lo scambio di ostaggi e prigionieri e garantendo il cessate il fuoco permanente”. È previsto che tutte le misure della prima fase siano portate avanti secondo i termini stabiliti, con l’impegno di completare le successive fasi.

L’articolo 2 del documento stabilisce che le forze israeliane si ritireranno dalle aree densamente popolate della Striscia di Gaza per posizionarsi “a una distanza massima di 700 metri dalla linea di confine” e che “nuovi punti di controllo saranno istituiti a non più di 400 metri dalla linea di confine concordata”. Tali movimenti, specifica il testo, saranno regolati dalle mappe condivise tra le due parti.

Il capitolo sullo scambio di prigionieri prevede che nella prima fase siano rilasciati 33 ostaggi israeliani in cambio di 110 prigionieri palestinesi. Inoltre, verranno liberati 1.000 detenuti palestinesi arrestati nella Striscia di Gaza dopo l’8 ottobre 2023, a condizione che non abbiano partecipato direttamente alle ostilità. L’articolo specifica che ulteriori rilascio riguarderanno anche tre detenuti palestinesi condannati a lunghe pene, inclusi nei 50 nominativi della lista concordata.

Un punto fondamentale riguarda l’apertura del valico di Rafah per l’assistenza umanitaria. “Il valico sarà predisposto per accogliere feriti e malati palestinesi e consentirà il trasferimento di pazienti in Egitto sette giorni dopo l’avvio della prima fase”, riporta il documento. Per quanto riguarda i rifugiati, l’articolo 7 stabilisce che “sarà consentito il ritorno degli sfollati nelle loro case, principalmente nelle aree settentrionali della Striscia di Gaza”.

Tuttavia, il rientro sarà subordinato a rigorose ispezioni per garantire che non vengano riportate armi. Il testo prevede anche controlli sui veicoli e l’autorizzazione al transito sotto la supervisione dei mediatori internazionali. L’accordo prevede che “tutte le operazioni umanitarie saranno condotte sotto la supervisione internazionale, in conformità con gli accordi raggiunti tra le parti”.

Questa clausola intende garantire il flusso regolare degli aiuti, compresi cibo, acqua e forniture mediche. Infine, il documento stabilisce che entro 50 giorni dall’inizio dell’accordo, le forze israeliane completeranno il loro ritiro dal “Corridoio Filadelfia,” l’area al confine tra Gaza ed Egitto.

Qui di seguito il testo integrale dell’accordo di tregua su Gaza

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Procedure pratiche e meccanismi per l’attuazione dell’Accordo per lo scambio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi e il ritorno a una calma sostenibile che consenta di raggiungere un cessate il fuoco permanente tra le due parti

1. Preparazione della seconda fase:

L’obiettivo delle parti e dei mediatori è quello di raggiungere un consenso finale per attuare l’Accordo del 27 maggio 2024 sullo scambio di ostaggi e prigionieri e tornare a una calma sostenibile che garantisca un cessate il fuoco permanente tra le Parti.

Tutte le procedure della prima fase proseguiranno nella fase 2 fintantoché saranno in corso i negoziati sulle condizioni di attuazione della fase 2 e i garanti del presente accordo si adopereranno per garantire che i negoziati continuino fino al raggiungimento di un accordo.

2. Ritiro delle forze israeliane:

Ritiro delle forze israeliane verso est dalle aree densamente popolate lungo i confini della Striscia di Gaza, tra cui Wadi Gaza (asse Netzarim e rotonda del Kuwait).

Le forze israeliane saranno dispiegate in un perimetro di 700 metri con l’eccezione di 5 punti localizzati da aumentare non più di (400) metri aggiuntivi che la parte israeliana determinerà, a sud e a ovest del confine, e sulla base delle mappe concordate da entrambe le parti che accompagnano l’accordo.

3. Scambio di prigionieri:

a. I 9 malati e feriti della lista dei 33 saranno rilasciati in cambio del rilascio di 110 prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo.

b. Israele rilascerà 1000 detenuti di Gaza a partire dall’8 ottobre 2023 che non erano coinvolti il 7 ottobre 2023

c. Gli anziani (uomini sopra i 50 anni) della lista dei 33 saranno rilasciati in cambio di una chiave di scambio di 1:3 ergastoli + 1:27 altre condanne.

d. Ebra Mangesto e Hesham el-Sayed – saranno rilasciati secondo una chiave di scambio di 1:30, così come 47 prigionieri Shalit.

e. Un certo numero di prigionieri palestinesi saranno rilasciati all’estero o a Gaza sulla base di elenchi concordati tra le due parti.

4. Corridoio Philadelphia:

a. La parte israeliana ridurrà gradualmente le forze nell’area del corridoio durante la fase 1 sulla base delle mappe di accompagnamento e dell’accordo tra le due parti.

b. Dopo l’ultimo rilascio di ostaggi della prima fase, il giorno 42, le forze israeliane inizieranno il loro ritiro e lo completeranno entro e non oltre il giorno 50.

5. Passaggio di frontiera di Rafah:

a. Il valico di Rafah sarà pronto per il trasferimento dei civili e dei feriti dopo il rilascio di tutte le donne (civili e soldati). Israele lavorerà per essere pronto al valico non appena l’accordo sarà firmato.

b. Le forze israeliane si ridistribuiranno intorno al valico di Rafah secondo le mappe allegate.

c. 50 militari feriti saranno autorizzati ad attraversare ogni giorno accompagnati da (3) individui. Ogni singolo attraversamento richiederà l’approvazione israeliana ed egiziana.

d. Il valico sarà operato sulla base delle discussioni dell’agosto 2024 con l’Egitto.

6. Uscita di civili malati e feriti:

 Tutti i civili palestinesi malati e feriti potranno attraversare il valico di Rafah, secondo la sezione 12 dell’accordo del 27 maggio 2024.

7. Ritorno degli sfollati interni disarmati (Corridoio Netzarim):

a. La dichiarazione è concordata sulla base dell’accordo del 27 maggio 2024, sezioni 3-a e 3-b.

b. Il giorno 7, i pedoni sfollati all’interno del paese saranno autorizzati a tornare a nord, senza portare armi e senza ispezione attraverso Rashid street. Il giorno 22, saranno autorizzati a tornare a nord anche da via Salahudin, senza ispezione.

C. Il giorno 7, i veicoli e qualsiasi traffico non pedonale saranno autorizzati a tornare a nord del corridoio di Netzarim dopo l’ispezione del veicolo che sarà eseguita da una società privata che sarà determinata dai mediatori in sincronia con la parte israeliana, sulla base di un meccanismo concordato.

8. Protocollo sugli aiuti umanitari:

Le procedure di aiuto umanitario previste dall’accordo saranno espletate nel rispetto del protocollo umanitario concordato sotto la supervisione dei mediatori.

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20/09/2024

Libano - Parla Nasrallah: “colpiti ma non piegati”. Scambio di colpi tra Israele e Hezbollah al confine

Le forze armate israeliane hanno effettuato decine di attacchi nel Libano meridionale, nella zona di Mahmoudiyeh. Lo  riferiscono fonti della sicurezza libanese, secondo le quali si tratta dei bombardamenti più intensi dal 7 ottobre scorso. I caccia israeliani hanno colpito nel sud del Libano a partire dal pomeriggio di ieri e i bombardamenti sono stati effettuati in diverse ondate, mentre alcuni jet di Israele hanno sorvolato anche la capitale Beirut. Il tutto mentre il leader di Hezbollah, Nasrallah, teneva il suo atteso discorso pubblico.

Ma la reazione di Hezbollah agli attentati israeliani di martedì e mercoledì non si è fatta attendere. Una serie di razzi e droni (circa 55) nella giornata di ieri hanno colpito le postazioni israeliane uccidendo due soldati e ferendone una decina.

Secondo quanto scrive Axios, citando un alto funzionario americano a condizione di anonimato, Washington ha inviato messaggi a Israele e Hezbollah, pubblicamente e privatamente, sulla necessità di fermare l’escalation. Secondo l’emittente israeliana Kan, la Casa Bianca mira a ritardare una guerra in piena regola in Medio Oriente almeno fino a dopo le elezioni del 5 novembre ma, secondo quanto scrive oggi il Wall Street Journal, l’obiettivo di una intesa su Gaza tra Israele e Hamas viene ritenuto irraggiungibile da alcuni funzionari statunitensi che hanno lavorato sui negoziati.

Hezbollah ha intanto riconosciuto internamente l’esistenza di una crepa nella sua rete interna e sta ora indagando sull’entità di questa violazione della sicurezza. “Ciò significa la presenza di agenti di alto livello che il Mossad è stato in grado di reclutare per violare la rete interna del gruppo”, ha detto una fonte. “Hezbollah sospetta che il livello di infiltrazione all’interno dei suoi ranghi, anche nella sua cerchia ristretta di leadership, sia probabilmente significativo, altrimenti questo attacco non avrebbe avuto luogo”, riferisce il Middle East Eye.

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Nasrallah: “Abbiamo subito un duro colpo ma non fermeremo le azioni della Resistenza fino al cessate il fuoco a Gaza”

Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha parlato ieri pomeriggio con un discorso molto atteso dopo la doppia ondata di attentati israeliani in Libano. Ammettendo che la sua organizzazione ha ricevuto “un duro colpo” dopo gli attacchi che hanno preso di mira migliaia di dispositivi di comunicazione utilizzati dall’organizzazione, ha affermato che Hezbollah sarà in grado di sopravvivere all’attacco.

Nasrallah ha detto nel suo primo discorso televisivo che Israele intendeva uccidere almeno 5000 persone martedì e mercoledì. “In un minuto di martedì, il nemico intendeva uccidere più di quattromila persone, supponendo che fossero giovani di Hezbollah”. “Volevano uccidere almeno cinquemila esseri umani in due minuti”, ha detto poi riferendosi alle due ondate di attacchi di martedì e mercoledì.

“Ma la cosa più importante è che l’attacco non ti uccida, non importa quanto sia grave”, ha detto il leader di Hezbollah, affermando che il suo partito non porrà fine alle sue operazioni militari a sostegno dei palestinesi fino a quando non sarà raggiunto un cessate il fuoco a Gaza.

“La resistenza libanese non si fermerà prima di un cessate il fuoco. Lo dico chiaramente, non importano i sacrifici e le conseguenze”, ha detto nel suo primo discorso televisivo dopo le esplosioni che hanno preso di mira i dispositivi di comunicazione utilizzati dai membri di Hezbollah questa settimana. “La resistenza in Libano non fermerà il suo sostegno al popolo di Gaza, della Cisgiordania e a coloro che sono soggetti a ingiustizie in Terra Santa”, ha aggiunto Nasrallah.

Per quanto riguarda la natura della risposta di Hezbollah, Nasrallah ha affermato che, data la natura dello scontro, dovrà essere forte e senza precedenti nella storia della resistenza, non avrebbe parlato del luogo, del tempo o del modo della risposta attesa dal partito, sottolineando che “le notizie saranno ciò che vedrete, non ciò che sentirete”.

Ha ammesso che il partito ha subito un grave colpo sul piano della sicurezza che non ha precedenti nella storia della resistenza in Libano, ma ha sottolineato che “questo grande e forte colpo non ci ha fatto cadere e non ci farà cadere” e che “la guerra è come un dibattito”, un giorno tocca a noi e un giorno tocca a voi.

Il leader di Hezbollah, ha detto che gli israeliani non saranno in grado di tornare alle loro case nel nord di Israele senza un cessate il fuoco a Gaza.

“Non sarete in grado di riportare i coloni e gli usurpatori di terra al nord. Vi sfido”, ha detto, rivolgendosi al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al ministro della Difesa Yoav Gallant. “L’unico modo per farli tornare indietro è porre fine all’assalto e all’aggressione a Gaza e alla Cisgiordania, al contrario, quello che state facendo aumenterà lo spostamento di persone dal nord, e lo sapete bene”, ha aggiunto Nasrallah.

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Dopo il discorso di Nasrallah, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha detto che Israele continuerà la sua azione militare contro Hezbollah anche se la nuova fase della guerra include “rischi significativi”. La prossima settimana, Netanyahu dovrebbe parlare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite venerdì 27 settembre e trascorrerà il fine settimana negli Stati Uniti riferisce il sito di notizie Ynet, senza citare fonti. Il Times of Israel riferisce di una tesa discussione all’interno del gabinetto di sicurezza israeliano, la riunione prevista per domani è stata rinviata a lunedì.

Secondo indiscrezioni Netanyahu crede che una guerra totale in Libano non diminuirà la pressione militare di Israele su Hamas a Gaza, mentre il ministro della Difesa Yoav Gallant sostiene che, sebbene le forze armate siano pronte per una guerra del genere, richiederà che alcune forze vengano ritirate da Gaza e danneggerà le possibilità di ritorno degli ostaggi.

Einav Zangauker, il cui figlio Matan è tenuto in ostaggio a Gaza, in una conferenza stampa del gruppo di familiari degli ostaggi, ha denunciato che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha “deciso di spostare il centro di gravità della guerra a nord e di abbandonare gli ostaggi a morire nei tunnel”.

Da Gaza intanto sono stati lanciati due razzi verso la città israeliana di Ashkelon, non risultano vittime.

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02/09/2024

In Israele è sciopero contro il governo Netanyahu. Si spaccano le associazioni dei familiari degli ostaggi

Decine di migliaia di israeliani sono scesi in strada in alcune grandi città del paese già da domenica sera, il giorno dopo che i corpi di altri sei ostaggi sono stati trovati a Gaza, chiedendo al primo ministro Benjamin Netanyahu di raggiungere un accordo di cessate il fuoco con Hamas per riportare a casa gli ostaggi ancora in vita.

Centinaia di manifestanti che chiedono al governo di raggiungere un accordo per liberare gli ostaggi tuttora detenuti a Gaza hanno bloccato questa mattina Namir Road a Tel Aviv, bloccando il traffico nel nord della città costiera. Gruppi hanno marciato da vari quartieri per convergere sullo svincolo chiave con Rokach Boulevard.

I manifestanti lanciano slogan come “Perché sono ancora a Gaza?” riferendosi agli ostaggi, mentre gli automobilisti suonano il clacson in segno di approvazione. Molti portano cartelli stampati con la scritta “Contro il governo della morte”.

Ieri sera gli attivisti hanno bloccato il traffico sulla Route 65 all’incrocio, sede dei raduni settimanali durante le proteste antigovernative del 2023.

Lo sciopero all’aeroporto Ben Gurion potrebbe essere esteso oltre le 10 del mattino nonostante le forti pressioni del governo per riprendere le operazioni, lo hanno detto funzionari aeroportuali anonimi a Channel 12 news. Attualmente, i voli non partono dall’aeroporto e il bagaglio registrato non viene caricato sugli aerei. Un funzionario della Federazione del Lavoro Histadrut ha detto a Channel 12 che l’organizzazione sta valutando la possibilità di estendere lo sciopero generale a domani.

Il Procuratore di Stato ha intanto presentato una petizione al Tribunale del Lavoro per chiedere una pronuncia contro lo sciopero dichiarato dalla Federazione del Lavoro Histadrut, che mira a fare pressione sul governo affinché accetti un accordo sugli ostaggi. La petizione chiede al tribunale di decidere che “lo sciopero annunciato dal presidente dell’Histadrut, riguardante tutti i dipendenti dello Stato, non è uno sciopero per una vertenza collettiva di lavoro, ed è, quindi, uno sciopero politico”.

L’agenzia israeliana Ynet riferisce che il Forum Tikva delle famiglie di ostaggi, nato in contrapposizione al Forum dei familiari degli ostaggi, domenica ha chiesto la fine dei negoziati volti a raggiungere un accordo di cessate il fuoco e di rilascio di ostaggi con Hamas. “Stasera abbiamo avuto un altro promemoria di chi è l’acerrimo nemico che stiamo combattendo. Assassini e stupratori della più bassa specie. Animali umani. In questi momenti difficili, rafforziamo gli eroici soldati dell’IDF che danno la vita per salvare gli ostaggi”. Il Forum Tikva sostiene la linea oltranzista e brutale di Netanyahu.

Stanno circolando intanto le indiscrezioni sull’incontro tra Netanyahu e i familiari degli ostaggi nel quale il primo ministro ha lasciato intendere chiaramente che la liberazione degli ostaggi non è la sua priorità.

Colpisce il fatto che in una società capace di mobilitarsi contro il proprio governo in tempi di guerra – un fatto di per se straordinario – si riesca a rimuovere completamente le vittime principali della guerra stessa cioè i palestinesi. Una contraddizione che resta una maledizione sul futuro di Israele e dei suoi abitanti.

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11/06/2024

Gaza - Strage di palestinesi per liberare 4 ostaggi israeliani

La liberazione dei 4 ostaggi raccontata da testimoni e resistenza

Dopo 9 mesi di guerra nella Striscia di Gaza, durante i quali Israele ha mobilitato tutte le sue capacità militari e di intelligence, nonché tutto il sostegno americano e occidentale, alla ricerca dei prigionieri catturati dalla resistenza durante il grande e improvviso attacco del 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano è riuscito a liberare 4 ostaggi durante un’operazione d’assalto, accompagnata da violenti attacchi di artiglieria e aerei, provocando più di 225 morti tra i palestinesi, la maggior parte dei quali donne e bambini.

L’occupazione ha chiamato l’operazione “Operazione Arnon” e “Arnon Zamora”, il comandante della forza che ha partecipato all’operazione é stato ucciso durante l’operazione stessa, mentre il primo ministro dell’occupazione Benjamin Netanyahu l’ha descritta come una operazione eroica, e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden l’ha benedetta, ignorando il massacro compiuto dall’occupazione e la vita dei martiri caduti a causa dei bombardamenti israeliani.

Da parte sua, nel suo primo commento sull’operazione, Abu Obeida, portavoce delle Brigate Al-Qassam, ha affermato che l’occupazione ha commesso un crimine di guerra attaccando un mercato popolare nel centro del campo di Nuseirat, e che le sue forze hanno ucciso altri prigionieri durante il processo di liberazione dei quattro di cui sopra.

Secondo quanto pubblicato dai media israeliani, i quattro liberati si trovavano in superficie in due edifici civili nel cuore di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. Secondo Israeli Channel 12, Noa Argamani (25 anni) si trovava da sola in un edificio, Almoa Meir (21 anni), e Andrei Kozlov (27 anni) e Shlomi Ziv (40 anni), in un altro luogo, a soli 200 metri di distanza.

Secondo testimoni oculari palestinesi, le forze israeliane che hanno partecipato al salvataggio dei quattro prigionieri si sono infiltrate nel campo di Nuseirat tramite un camion utilizzato per trasportare aiuti umanitari, e ciò è stato confermato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth.

Tel Aviv ha sempre accusato la resistenza di utilizzare ospedali, ambulanze, centri medici e di soccorso e l’UNRWA come centri per azioni militari, e ha usato questo pretesto come giustificazione per l’operazione.

Secondo i media israeliani, “le forze hanno utilizzato un camion da trasporto chiuso e un veicolo civile nell’operazione di infiltrazione nel campo di Nuseirat”.

I media israeliani affermano che le forze hanno affrontato una battaglia complessa, durante la quale il comandante del gruppo, Arnon Zamora, è rimasto gravemente ferito, prima che l’occupazione ne annunciasse la morte.

Durante il tentativo di evacuazione, il veicolo su cui viaggiavano le forze di occupazione con 3 ostaggi si è rotto a causa del fuoco della resistenza, mentre i combattenti della Settima Brigata hanno sparato dozzine di proiettili dai carri armati per formare una cintura attorno alle forze assediate, secondo il canale israeliano 13.

Anche i combattenti della 13a brigata, una pattuglia di paracadutisti e i combattenti della 7a brigata si sono uniti alla creazione di un corridoio per salvare le forze oramai quasi assediate.

I violenti bombardamenti aerei, marittimi e di artiglieria delle forze di occupazione hanno provocato un massacro nel campo di Nuseirat che è costato la vita a 225 martiri e 400 feriti, mentre gli ospedali nella Striscia di Gaza non hanno la capacità di accogliere nuovi feriti alla luce della loro disponibilità.

Ieri Sabato, l’esercito israeliano ha dichiarato in un comunicato su X: “Durante una complessa operazione da parte dell’esercito, dello Shin Bet e della polizia (l’unità speciale di polizia), quattro israeliani prigionieri sono stati liberati”.

La stazione radiotelevisiva ufficiale israeliana ha pubblicato un video che mostra il trasferimento dei detenuti dal campo di Nuseirat all’elicottero che li aspettava sulla spiaggia di Gaza e che poi li ha portati in Israele.

L’aiuto americano

La CNN ha riferito che una cellula americana in Israele ha contribuito al rilascio di 4 ostaggi dal campo di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza.

La CNN ha citato un anonimo funzionario americano che ha affermato che la cellula “ha sostenuto gli sforzi per salvare 4 ostaggi e ha collaborato con le forze israeliane nel processo di liberazione”.

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha accolto con favore il ritorno di quattro ostaggi israeliani salvati vivi a Gaza.

Biden si è impegnato durante una conferenza stampa a non smettere di lavorare finché tutti gli ostaggi non saranno tornati alle loro case e non sarà raggiunto un cessate il fuoco.

Il presidente americano non ha menzionato le vittime uccise dall’occupazione durante la sua operazione.

Da parte sua, Hamas ha affermato sabato che l’annuncio di Tel Aviv del rilascio di 4 dei suoi prigionieri a Gaza “non cambierà il suo fallimento strategico nella Striscia di Gaza”, e ha promesso di aumentare il numero di prigionieri israeliani, come ha fatto nel campo di Jabalia nell’operazione nel nord della Striscia di Gaza.

Ha aggiunto in una dichiarazione via Telegram: “Ciò che l’esercito di occupazione ha annunciato riguardo al rilascio di un certo numero di suoi prigionieri a Gaza, dopo più di 8 mesi di aggressione in cui ha utilizzato tutti i mezzi militari, di sicurezza e tecnologici, e durante i quali ha ha commesso tutti i crimini di massacri, sterminio, assedio e fame, non cambierà la sua fallimentare strategia nella Striscia di Gaza”.

Hamas ha aggiunto: “La nostra valorosa resistenza mantiene ancora il maggior numero di prigionieri in suo possesso, ed è in grado di aumentare il numero dei prigionieri, come ha fatto nella recente eroica operazione di cattura che ha effettuato nel campo di Jabalia alla fine del mese scorso”.

Hamas ha sottolineato che “ciò che è stato rivelato dai media americani ed ebrei sulla partecipazione americana all’operazione criminale effettuata oggi dimostra ancora una volta il ruolo complice dell’amministrazione americana e la sua piena partecipazione ai crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza”.

Hamas ha sottolineato che ciò dimostra anche “la falsità delle posizioni dichiarate dall’amministrazione americana riguardo alla situazione umanitaria e la sua preoccupazione per la vita dei civili”.

Dal 7 ottobre 2023, la guerra israeliana a Gaza ha provocato la morte e il ferimento di oltre 120.000 palestinesi, la maggior parte dei quali bambini e donne, e quasi 10.000 dispersi in mezzo a massicce distruzioni e carestie che hanno causato la morte di dozzine di persone.

Israele continua questa guerra, ignorando una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che chiede di fermare immediatamente i combattimenti e ordina alla Corte di Giustizia di fermare l’attacco a Rafah e di adottare misure immediate per prevenire atti di “genocidio” e “migliorare la situazione umanitaria” a Gaza.

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02/05/2024

Gaza - Trattativa ipotecata dalle minacce di attacco israeliano a Rafah

La valutazione di Hamas sull’ultima proposta di tregua nella Striscia di Gaza, presentata dai mediatori al Cairo e approvata da Israele, è “negativa”. Lo ha dichiarato ieri sera Osama Hamdan, un funzionario di Hamas con sede in Libano, all’emittente libanese “Al Manar“. “La posizione negativa non significa che i negoziati si siano fermati. C’è un tira e molla”, ha chiarito in seguito l’ufficio stampa di Hamas. Parlando ad “Al Manar”, Hamdan ha anche avvertito che il gruppo islamista abbandonerà i negoziati se Israele lancerà l’operazione di terra – da tempo promessa – a Rafah, la città più a sud di Gaza, al confine con l’Egitto.

Yahya Sinwar – leader di Hamas a Gaza – aveva già considerato la proposta di intesa per una tregua come “una trappola”. Secondo Sinwar, “la proposta sul tavolo non è una proposta egiziana, ma una proposta israeliana sotto mentite spoglie”.

Secondo fonti israeliane Tel Aviv aspettava una risposta dell’organizzazione palestinese sulla bozza d’intesa entro ieri sera. Ma dopo il ritorno della delegazione al Cairo, il Movimento di Resistenza Palestinese Hamas ha avuto consultazioni approfondite sui negoziati in corso per un possibile cessate il fuoco.

La televisione libanese Al-Mayadeen ha riferito martedì che, nonostante i progressi, ci sono ancora questioni controverse, in particolare riguardanti i prigionieri, che richiedono ulteriori discussioni per raggiungere un accordo su numeri e condizioni.

Il problema è che su qualsiasi trattativa pesa l’ipoteca dell’attacco israeliano a Rafah.

Martedì Netanyahu ha infatti ribadito l’intenzione del suo governo di invadere comunque Rafah, l’ultima città nel sud della Striscia di Gaza in cui l’esercito israeliano non è ancora entrato, e dove si sono rifugiati circa 1,4 milioni di civili palestinesi.

Nel corso di un incontro con i familiari delle persone uccise o prese in ostaggio da Hamas nell’attacco del 7 ottobre, Netanyahu ha detto che Israele invaderà Rafah «con o senza un accordo» con Hamas per un cessate il fuoco.

Una posizione, quella israeliana che rende risibile qualsiasi accordo sullo scambio di prigionieri. È opinione diffusa che, una volta ottenuti gli ostaggi, le truppe israeliane attaccheranno Rafah. Affibbiare ad Hamas l’eventuale fallimento della trattativa è dunque fuori luogo.

A confermare i peggiori sospetti sono anche le notizie che arrivano proprio da Israele dove emerge che la sorte degli ostaggi ancora in mano ai palestinesi non è affatto la priorità degli obiettivi israeliani.

In Israele hanno suscitato molte polemiche le dichiarazioni del ministro israeliano di estrema destra per gli insediamenti e i progetti nazionali, Orit Strook, quando nella giornata ha detto che un governo che sacrifica tutto per recuperare 22 o 33 detenuti non merita di esistere.

Ci sono “soldati che si sono lasciati tutto alle spalle e sono andati a combattere per gli obiettivi definiti dal governo, e noi lo gettiamo nella spazzatura per salvare 22 persone o 33 o non so quante”, ha detto Strook alla radio dell’esercito israeliano, secondo The Times of Israel.

In risposta ai commenti di Strook, il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid ha scritto su X che “un governo con 22 o 33 membri della coalizione estremista non ha il diritto di esistere”.

Il problema però è che la posizione di Strook, appare in linea con quella di altri membri del governo israeliano.

Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, leader del partito Sionismo religioso, ha suggerito martedì che l’approvazione dell’accordo proposto per una tregua e il rilascio dei prigionieri a Gaza potrebbe rappresentare una “minaccia esistenziale” per Israele.

“Siamo arrivati a un bivio in cui lo Stato di Israele deve scegliere tra la vittoria decisiva e la sconfitta in guerra e l’umiliazione”, ha detto al Times of Israel.

Da parte sua, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir ha confermato che Netanyahu gli aveva assicurato di non accettare un accordo così “sconsiderato”.

A Gerusalemme, si è tenuta una manifestazione proprio davanti alla casa di Netanyahu. Una dichiarazione del gruppo di protesta ha detto: “Dopo che ci hanno promesso per sei mesi che solo i combattimenti possono riportarli a casa, ora sappiamo tutti che l’unico modo per salvare coloro che possono essere salvati è attraverso un accordo. Chiediamo al primo ministro: non soccomba alle pressioni estremiste, che usano gli ostaggi come scusa per continuare a fare la guerra. È tempo di scegliere la vita. Coloro che ci hanno deluso, devono restituirli”.

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16/03/2024

Gaza - Niente tregua ma possibile scambio di prigionieri

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto l’ultima proposta di tregua e scambio di prigionieri da parte del Movimento di resistenza palestinese Hamas e, invece, ha approvato un piano militare israeliano per lanciare un’operazione nella città di Rafah, a sud di Gaza, secondo quanto riferito venerdì dai media israeliani.

“L’IDF (esercito israeliano) è pronto per l’operazione e per evacuare la popolazione (civile)”, ha detto l’ufficio di Netanyahu in una dichiarazione, che è stata citata dal Times of Israel.

Nella giornata di ieri, Hamas ha annunciato sui social media di aver presentato la sua visione di uno scambio di prigionieri con Israele ai mediatori del Qatar e dell’Egitto e stava cercando un accordo di cessate il fuoco che comporterebbe il ritiro delle forze d’invasione israeliane da Gaza.

Nella sua proposta per una tregua a Gaza, Hamas avrebbe chiesto il rilascio di un migliaio di prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. In cambio sarebbero rilasciate 40 ostaggi tra donne, anziani e feriti israeliani.

Questa, secondo il sito internet d’informazione israeliano “Walla!” (collegato al Times of Israel) e ripreso da agenzia Nova – la risposta dell’organizzazione palestinese all’ultima proposta di accordo in tre fasi.

Il rapporto tra detenuti palestinesi e ostaggi israeliani è più basso rispetto alla precedente richiesta avanzata da Hamas, ma comunque oltre il doppio di quanto concordato da Israele durante un vertice a Parigi il mese scorso. Nell’incontro di Parigi, al quale hanno partecipato i capi dell’intelligence di Israele, degli Stati Uniti e dell’Egitto insieme al primo ministro del Qatar, era stato stabilito il rilascio da parte di Israele di 400 prigionieri. In cambio del rilascio di ciascuna delle cinque donne militari israeliane prese in ostaggio – che dovrebbero essere tra le prime a essere rilasciate durante le sei settimane della prima fase dell’accordo – Hamas aveva chiesto 50 prigionieri.

Secondo “Walla!”, le richieste più difficili da digerire per Israele, riguardano però la seconda fase dell’accordo, dove Hamas chiede il ritiro dei militari israeliani dal corridoio creato a sud di Gaza City, un cessate il fuoco permanente e il rilascio di un numero considerevole di prigionieri politici palestinesi in cambio del rilascio dei restanti ostaggi di sesso maschile.

Nella terza fase dell’accordo, Hamas dovrebbe consegnare i corpi dei deceduti, chiedendo in cambio garanzie riguardanti la ricostruzione di Gaza e la rimozione dell’embargo israeliano.

Secondo “Walla!”, le divergenze tra le parti in seguito alla risposta di Hamas rimangono ampie, ma la risposta fornita dal gruppo palestinese ha spinto Israele ad inviare per domani, domenica 17 marzo, una delegazione guidata dal capo del Mossad, David Barnea, per un altro round di colloqui a Doha, in Qatar. Alla riunione parteciperà anche una delegazione di Hamas.

Intanto è salito a 31.490 morti e 73.439 feriti il bilancio delle vittime palestinesi dall’inizio delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza a ottobre.

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19/02/2024

Cosa è successo il 7 ottobre 2023? Soldato israeliano rivela l’ordine di sparare contro un kibbutz

Nuove rivelazioni si aggiungono al crescente corpo di prove che indicano che molti israeliani morti il 7 ottobre sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Nel frattempo, il governo israeliano ha messo il bavaglio ai prigionieri liberati da Gaza per evitare di danneggiare ulteriormente la narrazione ufficiale.

Testimonianze di prima mano di soldati israeliani, per quanto inesperti, rivelano l’ordine di aprire il fuoco contro le comunità israeliane quando i miliziani palestinesi hanno violato le recinzioni che circondano Gaza il 7 ottobre.

Un servizio “entusiasmante” di una compagnia di carri armati tutta al femminile, pubblicato dalla rete israeliana N12 News, contiene ammissioni da parte del capitano ventenne – identificata solo come “Karni” – che le è stato ordinato da un soldato “in preda al panico” di aprire il fuoco sulle case del kibbutz Holit, indipendentemente dal fatto che contenessero o meno dei civili.

Dieci israeliani sono stati uccisi a Holit il 7 ottobre; tra i morti non c’erano bambini.

“Il soldato mi ha indicato e mi ha detto: “Spara lì – i terroristi sono lì””, ha raccontato il capitano nel filmato appena pubblicato, sottolineando che quando ha chiesto “ci sono civili lì?”, il suo connazionale ha risposto semplicemente “non lo so” e le ha ordinato di “sparare” comunque un colpo di cannone contro gli edifici.

Alla fine, ha ricordato, “ho deciso di non sparare” perché “questa è una comunità israeliana”. Invece, ha aggiunto, “ho sparato con la mia mitragliatrice contro una casa”.

Mentre il governo israeliano e il suo esercito di propagandisti internazionali hanno incolpato solo Hamas per una serie di macabre uccisioni il 7 ottobre, insieme ad affermazioni infondate di stupri, torture e decapitazioni di bambini, i commenti nel rapporto di N12 si aggiungono a un crescente corpo di prove che dimostrano che i bombardamenti dei carri armati israeliani sono responsabili di molte delle vittime subite nei kibbutzim israeliani. Secondo i soldati intervistati, tra gli altri uccisi dalla compagnia di carri armati in questione ci sono presunti miliziani palestinesi ai quali dicono di averli schiacciato a morte il loro veicolo.

“Il mio autista vede due terroristi sulla strada e lo segnala”, racconta il capitano al suo intervistatore di N12. Quando “le dico di investirli, lei si limita a investire i terroristi e passa oltre”, spiega allegramente.

La compagnia femminile di carristi sembra essere stata addestrata sui veicoli meno avanzati dell’arsenale israeliano e le sono stati affidati solo compiti di difesa dei confini. Nel caos dell’assalto di Hamas del 7 ottobre, sono state costrette a salire su veicoli più avanzati, dotati di un sistema di armi a controllo remoto (RCWS).

Nel rapporto dell’N12, il generale di brigata Raviv Mahmia ha ammesso che affrontare una banda di miliziani nel Kibbutz Holit è stato un compito “molto complesso” per il quale le giovani carriste “per molti versi... non erano addestrate a combattere”.

“Hanno sparato nelle comunità israeliane, guidando su strade normali”, ha osservato.

Imbavagliare i prigionieri israeliani liberati per salvare la propaganda

Le rivelazioni secondo cui le truppe israeliane avrebbero ricevuto l’ordine di aprire il fuoco indiscriminatamente sulle comunità israeliane arrivano mentre i servizi di sicurezza del Paese compiono sforzi disperati per controllare la narrazione della guerra di Gaza.

A seguito di un accordo di cessate il fuoco temporaneo che ha visto decine di prigionieri ebrei rilasciati da Gaza a partire dal 24 novembre, il Canale 12 di Israele ha rivelato che le autorità di Tel Aviv hanno istituito nuove regole che richiedono che gli israeliani liberati siano strettamente monitorati quando rilasciano interviste.

I prigionieri liberati dalla custodia di Hamas “dovranno ricevere una stretta supervisione e saranno istruiti su cosa dire ai media e cosa no”, ha chiarito il rapporto.

Al momento della pubblicazione, nessuno degli israeliani liberati di recente aveva parlato pubblicamente con i media. Le apparizioni dei prigionieri sui media israeliani sono diventate sempre più rare dopo il rilascio di Yochaved Lifshitz, 85 anni, che è stata aspramente criticata per aver stretto la mano a uno dei suoi custodi di Hamas e aver riconosciuto che “ci hanno trattato con gentilezza”.

I recenti commenti di una parente di un’altra anziana donna israeliana rilasciata il 24 novembre, Ruth Munder, sembrano convalidare questa tesi.

Descrivendo il periodo trascorso dagli israeliani a Gaza, il familiare ha detto: “Fortunatamente, non hanno vissuto esperienze spiacevoli durante la loro prigionia; sono stati trattati in modo umano”.

“Contrariamente ai nostri timori”, Munder “non ha incontrato le storie orribili che avevamo immaginato” e, alla fine, i custodi dei prigionieri “non hanno fatto loro del male”, ha dichiarato il familiare al quotidiano israeliano Jerusalem Post.

Allo stesso modo, la sorella di un lavoratore thailandese preso in ostaggio a Gaza ha raccontato ai media internazionali che suo fratello è stato “trattato molto bene” e “sembrava felice” quando è stato rilasciato.

Un ospite del canale israeliano Channel 13 News ha riconosciuto che “è importante ricordare che molti hanno accusato [l’ex prigioniera israeliana] Yochaved Lifschitz [di slealtà], ma lei ha dichiarato proprio queste cose. Ha subito un cattivo trattamento ed è stata descritta come causa di un significativo danno mediatico, accusata di mentire a causa della prigionia del marito, che Hamas l’ha influenzata, facendole il lavaggio del cervello prima del suo rilascio. Ma ogni parola che ha detto era vera, e queste persone fanno le stesse affermazioni”.

Al momento di lasciare Gaza per Israele, la prigioniera israeliana Danielle Aloni ha lasciato una lettera ai suoi carcerieri di Hamas ringraziandoli per ” il senso di umanità ineguagliabile che avete mostrato verso di me e verso mia figlia Emilia. Siete stati come genitori per lei, invitandola nella vostra stanza ogni volta che lo desiderava”.

Ha concluso esprimendo gratitudine per “l’atto gentile che avete mostrato qui nonostante la difficile situazione che stavate affrontando voi stessi. E per le difficili perdite che vi hanno colpito qui a Gaza. Vorrei che in questo mondo potessimo essere amici”.

Durante il periodo di prigionia, Aloni è apparsa in un video in cui accusava Netanyahu per la sua incapacità di negoziare il suo rilascio e quello degli altri ostaggi.

Sebbene il governo israeliano possa sostenere che Aloni sia stata costretta a scrivere la lettera sotto estrema costrizione, non le ha ancora permesso di parlare pubblicamente della sua esperienza a Gaza.

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01/01/2024

Gaza - La resistenza palestinese denuncia: “Un altro ostaggio ucciso dai bombardamenti israeliani”

Le Brigate dei Martiri Abu Ali Mustafa, l’ala militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), hanno dichiarato sabato che un soldato israeliano detenuto dal gruppo a Gaza è stato ucciso in un attacco aereo israeliano che ha ferito anche un certo numero di ostaggi.

Il portavoce delle Brigate, Abu Jamal, ha detto in un messaggio audio che l’attacco aereo è avvenuto dopo un tentativo fallito da parte di una forza speciale israeliana di liberare il soldato.

Ha aggiunto che sono riusciti a ostacolare la liberazione del soldato detenuto, a conservare il suo corpo dopo che era stato ucciso, oltre a sequestrare l’equipaggiamento delle forze israeliane attaccanti dopo il suo ritiro.

Inoltre, Abu Jamal ha anche affermato che le Brigate hanno distrutto e disabilitato 95 veicoli dell’esercito di occupazione dall’inizio della battaglia di terra nella Striscia di Gaza.

Il portavoce non ha fornito dettagli sull’ora della cattura del soldato israeliano o sul luogo di detenzione a Gaza.

Non è la prima volta che l’esercito israeliano uccide i propri prigionieri militari, nel tentativo fallito di liberarli.

L’ultimo episodio di questo tipo è stata l’uccisione di tre soldati israeliani che hanno tentato di fuggire a Shejayha, solo per essere colpiti a bruciapelo dai loro stessi militari.

Il FPLP è il più grande movimento di ispirazione socialista della Palestina e la seconda organizzazione più grande all’interno dell’OLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Le Brigate hanno rilasciato una dichiarazione tramite il loro canale Telegram in cui si affermava:
In un discorso del portavoce delle Brigate, Abu Jamal, il primo dall’inizio dell’operazione alluvione di Al-Aqsa, le Brigate hanno rivelato di aver sventato un’operazione delle IOF (Forze di Occupazione Israeliane) per liberare un prigioniero sionista nelle loro mani, ma le IOF hanno bombardato l’area e ucciso il loro stesso soldato, che è ancora in possesso delle Brigate”.

Hanno anche rivelato di aver distrutto o disabilitato 95 veicoli IOF durante l’invasione di terra in corso finora, e che hanno ottenuto un laptop e unità flash con informazioni sensibili e dati privati il 7 ottobre, che continuano a utilizzare nelle loro operazioni.
Di seguito sono riportati alcuni estratti della dichiarazione del portavoce delle Brigate Abu Ali Mustafa del FPLP:
O masse del nostro popolo risoluto e paziente, che lottate in tutti i luoghi della loro presenza. La pace sia su di voi mentre scrivete le più magnifiche epopee della fermezza, della sfida e della volontà del palestinese libero che non è stato e non sarà sconfitto dalla brutale macchina terroristica nazista sionista.

Nel bel mezzo della battaglia di Al-Aqsa Flood, noi delle Brigate del Martire Abu Ali Mustafa affermiamo che i nostri eroici combattenti in tutti i fronti di combattimento, da Beit Hanoun nel nord a Rafah nel sud, stanno combattendo quotidianamente le battaglie più feroci, dove le unità delle Brigate del Martire Abu Ali Mustafa sono state in grado di, dall’inizio della fallita operazione di terra, distruggere e disabilitare 95 veicoli sionisti, tra cui carri armati Merkava, bulldozer, jeep militari e veicoli per il trasporto di truppe, utilizzando armi appropriate, dai proiettili anticarro agli ordigni esplosivi.

Le Brigate hanno anche ingaggiato molti scontri diretti con armi medie e leggere contro i soldati di fanteria del nemico sionista su molti assi a Gaza City, nel Nord, Khan Yunis, Al-Bureij e Juhr al-Dik, e le Brigate hanno inflitto attraverso di loro perdite confermate nelle file del nemico, tra cui morti e feriti. Le nostre unità missilistiche e di artiglieria continuano a colpire i raduni del nemico sionista sugli assi d’incursione con i loro razzi e mortai.

Da qui, e all’interno di ciò che è stato approvato per la pubblicazione, annunciamo al nostro popolo palestinese che uno dei nostri gruppi combattenti, che stava mettendo al sicuro uno dei prigionieri nemici sionisti, è stato attaccato da una forza speciale sionista che cercava di liberare quel prigioniero infiltrandosi nel luogo in cui si trovava il gruppo che lo proteggeva.

La vigilanza dei nostri compagni e la loro prontezza hanno impedito il successo di quell’unità vigliacca, e si sono scontrati con loro a bruciapelo e hanno inflitto loro molte perdite umane, dove questa unità si è ritirata, trascinandosi dietro le code della delusione e della sconfitta dopo che i nostri compagni hanno scoperto il loro piano. Ma il nemico sionista, nella sua stupidità e arroganza, ha preso di mira quel luogo con la sua aviazione per coprire la ritirata dei suoi soldati sconfitti che ha portato all’uccisione di quel prigioniero e al ferimento di un gruppo di nostri compagni con ferite moderate.

Le Brigate conservano ancora il corpo del prigioniero, e lasceremo la possibilità alla sua famiglia e alla sua gente di identificarlo attraverso le immagini che trasmetteremo, e questo è ciò che è stato approvato per essere pubblicato dal comando delle Brigate.

E noi delle Brigate Martire Abu Ali Mustafa annunciamo, durante l’eroica battaglia dell’alluvione di Al-Aqsa, che abbiamo sequestrato un computer portatile e una serie di chiavette USB appartenenti alla Divisione Gaza dell’esercito nemico, e abbiamo ottenuto attraverso ciò che abbiamo catturato informazioni preziose e preziose, piani militari e dati privati che non divulgheremo. E i nostri combattenti ora ne stanno beneficiando nella battaglia in corso.

Quello che abbiamo annunciato oggi non è altro che una prova concreta del fallimento di questo nemico criminale e del suo esercito sconfitto nelle sue operazioni contro la Striscia di Gaza, in particolare la sua operazione di terra che è iniziata con presunti obiettivi per liberare i suoi prigionieri, ma vediamo in molti luoghi che è lui a uccidere i suoi prigionieri.

Questo messaggio è diretto al popolo sionista: avete offerto i vostri figli nella Striscia di Gaza come sacrificio allo sciocco Netanyahu per niente e per nessuno scopo.

O masse del nostro eroico popolo, l’aggressione sionista e la serie di crimini finiranno inevitabilmente, e il nostro eroico popolo e la sua coraggiosa resistenza saranno vittoriosi, avendo scritto e scrivendo ancora le più magnifiche epopee di eroismo e sacrificio.
Fonte