È balzata agli occhi persino di alcuni media mainstream la differenza di condizioni al momento del rilascio tra le tre donne israeliane in ostaggio a Gaza e quella di molte prigioniere palestinesi liberate domenica sera dalle carceri israeliane.
In particolare le immagini della dirigente palestinese Khalida Jarrar – sulla cui condizione avevamo pubblicato diverse denunce nei mesi scorsi – testimoniano la brutalità delle condizioni di detenzione alle quali gli israeliani sottopongono i e le prigioniere palestinesi. Una immagine decisamente in contrasto con quella dei tre ostaggi che pure uscivano da un periodo di coercizione/detenzione nelle mani dei palestinesi a Gaza.
Le tre israeliane erano state catturate il 7 ottobre 2023, Khalida Jarrar il 26 dicembre 2023, cioè due mesi e mezzo dopo, anche se il suo era solo l’ultimo di ripetuti arresti in condizione di detenzione amministrativa, ovvero senza limiti di tempo e senza accuse formulate o formalizzate. Un periodo di coercizione simile – chi nei tunnel di Gaza e chi in un carcere “ufficiale” – hanno restituito però prigioniere in condizioni molto diverse, indicando un trattamento dei prigionieri ben diverso e che rivela come “una democrazia” come Israele possa essere più brutale di una organizzazione non statale e definita “terrorista”.
Su Palestine Chronicle le prigioniere palestinesi liberate domenica hanno condiviso racconti strazianti delle loro esperienze nelle carceri israeliane, descrivendo in dettaglio le torture e la repressione che hanno sopportato fino agli ultimi istanti prima del loro rilascio.
Le donne hanno raccontato la profondità del loro dolore, non solo a causa della prigionia, ma anche a causa della situazione generale in Palestina e a Gaza.
Samah Hijawi, una prigioniera liberata, ha condiviso la storia del suo doppio arresto in un breve periodo ed ha raccontato ad Al-Jazeera di aver subito varie forme di tortura e persecuzione, parlando delle gravi sfide che le detenute devono affrontare, in particolare a causa di malattie e cure mediche inadeguate.
Allo stesso modo, Shaima Omar Ramadan, che ha trascorso sei mesi in detenzione amministrative, ha spiegato come la sua condanna non sia stata definita durante il suo periodo in prigione. Ha rivelato che la conferma della sua inclusione nel primo gruppo di prigionieri rilasciati è arrivata poche ore prima del suo rilascio.
La sorella della giornalista e prigioniera liberata Rula Hassanein ha detto ad Al-Jazeera che Rula soffre di grave esaurimento. Le sue condizioni richiedono cure mediche immediate, poiché la prolungata negligenza medica in carcere ha gravemente compromesso la sua salute.
Anche questo trattamento differenziato tra prigionieri deve essere una materia da non affidare all’oblìo o peggio ancora ad una sorta di catarsi verso i crimini israeliani. Segnano una differenza che va sottolineata con forza.
Khalida Jarrar, in un’intervista con l’agenzia Anadolu a margine del ricevimento in una sala pubblica di Ramallah, dopo il suo rilascio dalle carceri israeliane domenica sera, ha denunciato come le amministrazioni carcerarie israeliane non trattano i prigionieri come esseri umani, descrivendo le condizioni carcerarie sotto l’attuale governo israeliano come le peggiori dall’occupazione della Cisgiordania nel 1967. Ha parlato di ripetuti attacchi ai prigionieri, continui spruzzi di gas, scarsa qualità e quantità di cibo, politica di isolamento praticata dalle autorità di occupazione, ha denunciato la Jarrar, “Sono rimasta per sei mesi in isolamento”.
Ha sottolineato che le autorità carcerarie israeliane non fanno distinzione tra prigionieri e prigioniere, “tutti ricevono un trattamento duro: provocazioni notturne, confisca di tutto, anche dei vestiti, negazione delle visite”. Jarrar ha detto che c’è un gran numero di prigionieri in isolamento e in condizioni molto dure.
Khalida Jarrar è una leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e una delle attiviste più importanti nel campo della difesa dei diritti delle donne palestinesi, in particolare delle prigioniere. È un’ex parlamentare stimata e popolare ed è ampiamente apprezzata e rispettata.
È stata arrestata il 26 dicembre 2023 nella sua casa nella città di Ramallah, nella Cisgiordania centrale occupata, e trasferita in detenzione amministrativa.
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