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22/01/2025

La UE si attrezza alla frammentazione del mercato mondiale

Se l’epoca della globalizzazione è ormai finita, non c’è dubbio che anche una realtà come la UE, se vuole assicurarsi un ruolo non passivo nel conflitto col mondo multipolare, deve sviluppare delle proprie filiere il più possibile autonome da dipendenze sgradite.

Questo significa gettare lo sguardo su quello che la UE considera il proprio “cortile di casa”, ovvero l’Africa e il Mediterraneo allargato. Ma significa anche imporre un maggior controllo politico sugli investimenti fatti in quei settori che oggi guidano la competizione tecnologica.

Lo hanno fatto gli Stati Uniti, ovviamente, col Pentagono a dettare la linea. Ora si attrezza anche la UE, o meglio: lo fa da tempo, ma il 15 gennaio la Commissione Europea ha inviato ai paesi comunitari una raccomandazione riguardante i destinatari degli investimenti esteri.

Per l’imperialismo si tratta di uno dei suoi tratti distintivi, ma allo stesso tempo Bruxelles chiede ai membri UE di “riesaminare gli investimenti in uscita delle loro imprese verso paesi terzi”. Il riferimento è in particolare a semiconduttori, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche.

L’obiettivo è valutare “i rischi per la sicurezza economica” per assicurarsi che “le tecnologie e il know-how fondamentali non cadano nelle mani sbagliate”, ovvero i competitors strategici e, soprattutto, la Cina. La misura si inserisce nella Strategia europea di sicurezza economica.

Quest’ultima mira a identificare e affrontare quattro nodi: la sicurezza delle catene di approvvigionamento e quella energetica; la sicurezza fisica e la cybersicurezza; la sicurezza tecnologica (cioè il furto di tecnologie); la strumentalizzazione delle dipendenze e la coercizione economica.

La raccomandazione si basa su di un Libro bianco pubblicato sul tema un anno fa, e non si limita a un invito generico. Con essa, infatti, viene previsto un percorso della durata di 15 mesi, durante i quali verranno poste a riesame tutte le operazioni sin dal primo gennaio 2021.

La prossima tappa sarà il 15 luglio, quando una prima relazione dovrà essere presentata dai vari paesi alla Commissione. La sua versione finale arriverà invece entro il 30 giugno 2026, con l’indicazione dei rischi identificati così come sull’attuazione della raccomandazione.

È interessante notare che tale revisione deve essere effettuata consultando le “parti interessate, comprese le imprese, il mondo accademico e la società civile”. Quel “mondo accademico” rimanda chiaramente alla volontà già espressa da Bernini e Mantovano di controllare i legami delle università.

Assistiamo da tempo al piegarsi dell’intero modello delle società occidentali alle esigenze dello scontro strategico, che tiene insieme la questione della competitività così come quella dei risvolti bellici delle più avanzate scoperte e tecnologie.

Anche questa raccomandazione si pone su questa scia, in un evidente corsa in un futuro in cui l’arena internazionale sarà segnata da sempre più tensioni, in cui la sicurezza sarà sempre meno quella sociale e sempre più quella che passa dalle armi.

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