Abstract
La carenza di semiconduttori sta incidendo negativamente su
diversi settori industriali. Si è palesata in modo dirompente in seguito
alla pandemia che ha innescato una serie di eventi non previsti. Il
presente lavoro discute le cause che hanno determinato la carenza di
semiconduttori. Focalizzando l’attenzione sull’Europa e sull’Italia, il
lavoro presenta le principali azioni di policy intraprese dalla
Commissione Europea e dal Governo italiano a sostegno dell’industria
europea e italiana dei semiconduttori. Infine, viene discussa
l’evoluzione della carenza dei chip che rimane ancora una questione
aperta e molto dibattuta.
1. Introduzione
L’industria globale dei semiconduttori gioca un ruolo cruciale in
tutte le filiere industriali avanzate, tra cui l’elettronica,
l’automotive, l’aerospazio, la difesa, la robotica e le applicazioni
industriali. Nel 2022, l’industria dei semiconduttori ha fatturato circa
601,7 miliardi di dollari (il livello più elevato di sempre, +1,1%
rispetto al 2021), con un tasso medio di crescita negli ultimi 20 anni
pari a circa il 7%. Si prevede che i ricavi raggiungeranno un valore
superiore a 1 trilione di dollari nel 2030 (Commission Staff Working
Document 2022). Va rilevato, comunque, che nella seconda metà 2022, la
crescita fatturato è stata moderata, a causa del rallentamento
dell’economia mondiale ma le prospettive di crescita di lungo termine
rimangono molto promettenti (SIA, 2023). A differenza di altre industrie
e settori, con l’emergere della pandemia, la domanda di chip è
cresciuta molto di più dell’offerta ottenuta da impianti produttivi
utilizzati ai massimi livelli. Ciò ha determinato, su scala globale, una
grave carenza di semiconduttori che ha causato per alcune delle filiere
produttive avanzate, come per esempio quella dell’automotive, una
contrazione/interruzione della produzione e, quindi, perdite di valore
aggiunto.
Data la sua strategicità per lo sviluppo industriale e tecnologico dei paesi,
i Governi di quelli maggiormente coinvolti nella filiera produttiva,
ossia Usa, Cina ed Europa, hanno avviato inedite politiche di supporto,
anche al fine di risolvere il problema della carenza di semiconduttori.
Il Governo americano ha introdotto di recente alcuni provvedimenti
legislativi che avranno importanti ricadute sull’economia statunitense,
l’American Chips Act e l’Inflation Reduction Act (IRA).
A marzo 2021, il Governo cinese ha approvato il 14° Piano quinquennale
(2021-2025) per lo sviluppo economico e sociale del Paese, con l’intento
di rendere la Cina indipendente nelle industrie di maggiore valore
strategico, su tutti quella dei semiconduttori. In Europa, la
Commissione Europea ha proposto il Regolamento denominato European Chips Act,
con l’intento di aumentare la quota europea della produzione mondiale
di chip – passando dal 10% al 20% entro il 2030 – e rendere la catena di
approvvigionamento dei semiconduttori resiliente. Per colmare la
carenza di chip, anche le aziende leader dell’industria hanno
pianificato investimenti di ampliamento della capacità produttiva. Per
dare un ordine di grandezza, le prime tre aziende leader su scala
mondiale dell’industria – Samsung, Intel e TSMC – hanno pianificato nel
medio periodo investimenti per un valore complessivo superiore a 100
miliardi di dollari ciascuna (Samsung, 2022; Intel 2022; TSMC, 2022). A
distanza di tre anni dal suo inizio, la carenza di chip è ancora una
questione aperta e molto dibattuta e sembra di non facile previsione.
Alla sua evoluzione concorrono una molteplicità di fattori e non esiste,
ancora, un parere condiviso tra gli esperti e gli operatori del mercato
sul momento in cui si ritornerà alla normalità.
2. Principali caratteristiche dell’industria globale dei semiconduttori
L’industria dei semiconduttori presenta delle caratteristiche che
hanno determinato una forte concentrazione delle attività produttive
nelle mani di poche e grandi imprese, altamente specializzate, ad alta
intensità di capitale e localizzate in particolari aree geografiche.
Quest’ultimo aspetto fa sì che la catena di approvvigionamento sia di
tipo globale, interessando nello specifico Stati Uniti, Cina, Europa,
Taiwan, la Corea del Sud ed il Giappone. In secondo luogo, l’elevata
intensità di capitale, sia per la realizzazione degli impianti
produttivi sia per le attività di R&S, associata a tempi di
implementazione lunghi e la continua corsa all’innovazione del prodotto,
relativa alla dimensione del nodo tecnologico (connessa alla c.d. legge
di Moore[1]) – e a quella del wafer[2],
hanno determinato elevate barriere all’entrata di nuovi operatori.
L’industria è, quindi, un esempio di mercato oligopolistico. Infine, le
imprese dell’industria tendono ad ampliare la loro capacità produttiva
solo quando esiste un completo assorbimento da parte della domanda,
negli ultimi anni in continua crescita grazie all’accelerazione della
trasformazione digitale.
I chip realizzati con i semiconduttori possono essere classificati in quattro
principali gruppi di prodotti, principalmente in base alla loro
funzione: 1. i microprocessori e i dispositivi logici – utilizzati per
lo scambio e l’elaborazione di dati in computer, dispositivi di
comunicazione ed elettronica di consumo, industriale, militare,
biomedicale, ecc. 2. i dispositivi di memoria – utilizzati per
memorizzare le informazioni. 3. i dispositivi analogici – utilizzati per
tradurre i segnali analogici, come luce, tatto e voce, in segnali
digitali. 4. Optoelettronica, sensori e discreti (comunemente indicati
come O-S-D).
Il processo di produzione dei semiconduttori può essere suddiviso in tre
fasi principali: 1. progettazione e design (definizione dei requisiti
del prodotto e della struttura dei chip); 2. fabbricazione che a sua
volta ricomprende i seguenti stadi: a) la formazione del wafer, b) i
processi front-end (sui dischi di silicio viene impressa una serie di
circuiti elettronici) e c) i processi back-end (i singoli chip vengono
separati, confezionati in plastica e testati); 3. assemblaggio (verifica
del corretto funzionamento, packaging e integrazione in prodotti
elettronici “downstream”). La fase del processo produttivo che crea la
maggior parte del valore aggiunto è quella della progettazione e del
design, a seguire c’è la fase di fabbricazione. Le aziende che si
concentrano esclusivamente su progettazione e design sono denominate fabless, mentre i produttori verticalmente integrati sono denominati integrated device manufacturers (IDMs); infine le aziende principalmente specializzate nella fabbricazione di chip sono note come foundries.
Gli Stati Uniti assumono un ruolo centrale nella progettazione e
design, mentre l’Asia orientale – Taiwan e Corea del Sud in particolare – nella
produzione. La Cina è leader nella fase dell’assemblaggio e nella
fornitura di alcune materie prime necessarie per la produzione di chip,
mentre l’Europa è specializzata nella produzione di chip destinati al
settore automotive e alle applicazioni industriali e nella fornitura di attrezzature e macchinari.
3. Le principali cause dello shortage
La carenza dell’offerta di semiconduttori, iniziata nel 2020, è il
risultato di una serie di cause sia interne all’industria sia esterne,
ossia legate al verificarsi di situazioni di contesto non previste.
Tra le cause interne si possono segnalare: i) un’evoluzione
disordinata della domanda di semiconduttori durante la pandemia. La
pandemia ha provocato in alcuni mercati, come quello dell’elettronica,
un aumento immediato e vertiginoso delle richieste di prodotti ICT e in
altri mercati, come quello automobilistico, inizialmente una brusca
frenata della domanda e in un secondo momento una sua ripresa molto
vigorosa, ii) una stima imprecisa delle variazioni di domanda dei
prodotti finali, causata da informazioni confuse e indirette lungo la
catena di approvvigionamento (c.d. effetto bullwhip). iii) una
gestione delle forniture non adeguata. Ad esempio, le case
automobilistiche si affidano ancora in gran parte a strategie di just-in-time.
Molti componenti delle auto hanno un’unica fonte ed i contratti
prevedono elevati standard di qualità che limitano la flessibilità della
catena di approvvigionamento in caso di carenza e iv) la presenza di
barriere all’entrata che limitano l’ingresso di nuovi operatori e v) una
capacità di produzione non facilmente adattabile che richiede ingenti
risorse.
I principali fattori esterni che hanno contribuito a determinare la
carenza di semiconduttori sono: i) il verificarsi di disastri naturali.
In Texas, a febbraio 2021 una forte tempesta invernale ha portato alla
chiusura di diversi impianti di fabbricazione di wafer, comprese due
strutture dei principali fornitori di semiconduttori per autoveicoli
(Infineon e NXP). Inoltre, Taiwan è stata colpita dalla siccità ed il
Governo ha attuato il razionamento dell’acqua che ha limitato la
produzione in alcuni dei più grandi stabilimenti gestiti da Taiwan
Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC) – il principale produttore di
chip su scala mondiale; ii) il verificarsi di incidenti. Nel marzo 2021,
un incendio in Giappone ha bruciato 600 m2 di una fabbrica
di wafer da 300 mm di proprietà di Renesas, un fornitore chiave di chip
automobilistici. iii) l’elevata incertezza che caratterizza l’attuale
contesto, dovuta ad una serie fattori. In primo luogo, alle tensioni
commerciali tra Cina e USA che continuano ad avere riflessi sulle
aziende di tutto il mondo e più in particolare su quelle americane (CRS,
2022 e SEMI, 2020). In secondo luogo, alle tensioni tra la Cina e
Taiwan, peggiorate di recente, che hanno visto anche il coinvolgimento
degli USA e potrebbero contribuire a limitare ulteriormente gli scambi
commerciali del settore. In terzo luogo, l’invasione dell’Ucraina da
parte della Russia, il conflitto ha permanentemente distrutto alcune
delle fonti di produzione, come quella di neon[3].
In generale, le tensioni geopolitiche incidono non solo sull’offerta di
semiconduttori ma anche sull’approvvigionamento delle materie prime, in
particolare quelle critiche, necessarie per la loro produzione. Più in
generale, il processo di produzione dei semiconduttori si basa a sua
volta su un’ampia varietà di materie prime. L’industria dei
semiconduttori è interconnessa con un ecosistema di materie prime che
presenta non solo caratteristiche diverse, ma è sottoposto anch’esso a
delle serie minacce (Teer e Bertolini, 2022).
La Commissione Europea ogni tre anni pubblica un aggiornamento della
lista delle materie prime critiche. Nell’ultimo aggiornamento sono state
esaminate 83 materie prime di cui 30 risultano critiche. Queste
materie, come illustrato nella Comunicazione della CE del 2020, sono
cruciali per il funzionamento e l’integrità di una vasta gamma di
ecosistemi industriali (allegato 2 della Comunicazione della CE
2020\474). Almeno otto (Berillio, Gallio, Germanio, Indio,
Magnesio, Silicio Metallico, Terre rare pesanti e leggere) delle materie
prime critiche individuate dalla CE sono rilevanti per la produzione di
semiconduttori e, più in generale, di dispositivi elettronici e
optoelettronici. La materia prima sicuramente decisiva per la loro
produzione è il silicio ed i suoi derivati, come il silicio metallico.
Attualmente anche il Carburo di Silicio (SiC) trova ampia applicazione
nell’industria dei semiconduttori, grazie alle sue caratteristiche
elettriche, che lo contraddistinguono dal silicio per le potenziali
applicazioni nei dispositivi ad alta potenza, alta frequenza e alte
temperature. Secondo gli ultimi dati del Rapporto USGS (2022), nel 2021
la quantità prodotta stimata a livello mondiale di carburo di sicilio è
stata pari a 1 milione di tonnellate; il principale produttore è la Cina
con il 45% della quantità totale, seguita dalla Norvegia che produce
circa l’8% della quantità totale. La Cina assume un ruolo importante
anche per la produzione mondiale delle otto materie prime
critiche individuate e rappresenta per l’Europa uno dei principali paesi
di approvvigionamento. Inoltre, l’Europa – per alcune di queste materie
(magnesio, silicio metallico, germanio e gallio) – è fortemente
dipendente dalle importazioni. Ciò va letto con le proiezioni della
Commissione europea (2020), della Banca Mondiale (2017) e dell’OCSE
(2019), secondo le quali la transizione verso economie digitali,
altamente efficienti sotto il profilo energetico e climaticamente
neutre, determinerà un aumento della domanda di materie prime critiche e
materie prime primarie. Pertanto, l’obiettivo di rafforzare l’industria
europea dei semiconduttori, essenziale per i processi di
digitalizzazione, richiede non solo il supporto alle singole fasi del
processo produttivo dei chip, ma anche la messa in sicurezza della
catena di approvvigionamento delle materie prime critiche. Su
quest’ultimo aspetto, lo scorso settembre la Commissione Europea ha
annunciato che lavorerà ad una Legge europea sulle materie prime
critiche[4].
Infine, alla carenza di chip hanno contribuito anche le interruzioni
forzate delle attività produttive in Cina messe in atto per contrastare
la diffusione del Covid-19. In proposito, va ricordato che grazie alle
importazioni di chip, la Cina è il più grande produttore di hardware
elettronico ed il primo produttore mondiale di silicio.
4. L’European Chips Act e le misure di policy adottate dal Governo italiano
Nel mercato mondiale dei semiconduttori l’Europa ha una posizione
secondaria e risulta dipendente dagli Stati Uniti per le fasi della
progettazione e dall’Asia per la fabbricazione avanzata di chip. In un
recente lavoro dello Staff della CE (maggio 2022) realizzato per
spiegare le ragioni della proposta di Regolamento denominata European Chips Act
viene rilevato che il continente risulta in ritardo per quanto riguarda
la ricerca e sviluppo di tecnologie avanzate e la presenza di fonderie,
in particolare quelle per la produzione di chip di ultima generazione.
Ciononostante, l’Europa mantiene una posizione forte nella fornitura di
apparecchiature litografiche, necessarie per la realizzazione di chip di
ultima generazione, e nella produzione di semiconduttori analogici, in
particolare quelli di potenza, e sulla sensoristica. Nel complesso, vi è
uno sbilanciamento tra la capacità produttiva europea, pari a circa il
10% del mercato globale dei semiconduttori, e la domanda europea, pari
al 20% che la Commissione Europea intende colmare attraverso un maggiore
sostegno all’industria.
L’European Chips Act è un intervento completo e adatto a
sostenere l’industria dei semiconduttori perché supporta tutte le fasi
del processo di produzione e prevede anche l’utilizzo degli strumenti
comunitari sopra menzionati. La proposta è strutturata su 3 pilastri: 1)
Chips for Europe Initiative che intende mettere in comune le
risorse dell’Unione, degli Stati membri e dei Paesi terzi associati ai
programmi dell’Unione esistenti, nonché del settore privato, attraverso
un partenariato denominato Chips Joint Undertaking. 2) Sicurezza degli approvvigionamenti. Sono previsti aiuti pubblici per impianti ritenuti innovativi, i cosiddetti first-of-a-kind. Con questo termine, la Commissione identifica nuovi impianti di produzione che per tipologia sono i primi
realizzati nell’Unione con lo scopo di produrre tecnologie che vanno
oltre lo stato dell’arte in termini di innovazioni di prodotto e
processo. Sono previste due tipi di strutture first-of-a-kind: 1) l’apertura di fonderie europee la cui produzione sia destinata ad altri attori industriali, quali le imprese fabless e 2) strutture produttive integrate (IDM), in grado di progettare e fabbricare chip. 3) Coordinamento fra Stati membri e Commissione. Un
meccanismo di coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione sarà
implementato per monitorare l’offerta di semiconduttori, stimare la
domanda e anticipare le criticità di approvvigionamento. Il meccanismo
monitorerà la catena del valore dei semiconduttori, raccogliendo
informazioni chiave dalle aziende per mappare i principali punti deboli
ed i colli di bottiglia. A tal proposito, a supporto della Commissione è
istituito l’European Semiconductor Board.
In Italia, l’industria dei semiconduttori viene supportata
nell’ambito del PNRR che destina 1,1 miliardi di euro, a due specifiche
linee di intervento: 1. Innovazioni e tecnologia della microelettronica
(M1.C2 – Inv. 2), che sostiene la realizzazione di opere civili,
impianti e attrezzature avanzate per la produzione di materiali e
componenti innovativi nel campo della microelettronica e 2. Politiche
industriali di filiera e internazionalizzazione (M1.C2 – Inv 5.2), che
sostiene investimenti e progetti di filiera, che interessano anche
quella della microelettronica. Inoltre, il D.L. 17/2022 art.23 ha
istituito un Fondo per la microelettronica, con una dotazione di 150
milioni per il 2022 e 500 milioni all’anno dal 2023 al 2030. L’Italia
utilizza anche lo strumento degli IPCEI[5]. Nello specifico ha partecipato, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, al primo IPCEI nel settore della microelettronica, approvato nel 2018 dalla Commissione Europea ed oggi partecipa anche al secondo
IPCEI sulla microelettronica che è stato formalmente pre-notificato
alla Commissione a dicembre 2021. Questo nuovo IPCEI è volto a sostenere
progetti di cooperazione transnazionale sulla microelettronica ed è
finalizzato a migliorare la resilienza della catena di
approvvigionamento europea dei semiconduttori. È stato costituito il
tavolo tecnico presso il MIMIT (ex MiSE) sulle materie prime critiche
con l’intento di formulare proposte per la creazione delle condizioni
normative, economiche e di mercato volte ad assicurare un
approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime di importanza
strategica per le filiere industriali nazionali. Infine, la Legge di
bilancio 2023, ha istituito una Fondazione – Centro italiano per il
design dei circuiti integrati a semiconduttore – con l’obiettivo di
promuovere la progettazione e lo sviluppo dei chip.
5. Previsioni sull’evoluzione della carenza di semiconduttori
La carenza di chip è ancora una questione aperta, molto dibattuta e
sembra di non facile previsione. Gli indici di seguito illustrati
mostrano dei segnali di miglioramento dello shortage. Di per sé la
notizia è positiva, tuttavia questo miglioramento pare essere relativo
solo ad alcune categorie di chip, potrebbe essere temporaneo e
riguardare solo alcuni settori utilizzatori.
Le stime di dicembre del Global Supply Chain Pressure Index (GSCPI)–
realizzato dalla Federal Reserve Bank of New York – mostrano una
riduzione delle pressioni sulle catene globali del valore: l’indice è a
1,18, un livello inferiore rispetto al mese precedente (1,23) e a quello
di un anno fa pari a 4,3, che rappresenta anche il picco di valore
raggiunto dall’indice nelle ultime due decadi. Secondo quanto riportato
dalla Federal Reserve Bank of New York nell’ultimo aggiornamento i valori
dell’indice da inizio anno suggeriscono che le pressioni sulle catene di
approvvigionamento globali vanno attenuandosi e si intravede un ritorno
ai livelli normali del passato[6]. La Gartner ha anche elaborato l’indicatore – Inventory Semiconductor Supply Chain Tracking (GIISST)
– costruito come il rapporto tra la giacenza effettiva di magazzino e
quella ideale. Le stime effettuate mostrano che l’indicatore tornerà a
livelli normali – ossia pari all’unità – tra il terzo o quarto trimestre
del 2022. La Società precisa, però, che tale previsione riguarda una
visione complessiva del mercato dei chip e, pertanto, deve essere
considerata con alcune sfumature[7].
Altra variabile utile per misurare l’evoluzione della carenza dei chip, è quella dei tempi di consegna
– ossia il divario tra quando un semiconduttore viene ordinato e quando
viene consegnato. Questo indicatore è chiaramente molto importante
perché cattura anche le interconnessioni con l’ecosistema delle materie
prime essenziali per la produzione di semiconduttori. La ricerca
condotta da Susquehanna Financial Group mostra che i tempi di
consegna risultano in diminuzione per il settimo mese consecutivo: si è
passati da una media di 27,1 settimane di maggio a 24 settimane a
dicembre 2022. I tempi restano comunque elevati rispetto alla media
pre-pandemia di 12-15 settimane. LevaData esaminando un paniere di 20
diversi tipi di semiconduttori comunemente usati sul mercato (dai
circuiti integrati ai semiconduttori di potenza) ha notato per alcuni di
essi una tendenza in calo dei tempi di consegna ed ha formulato una
prospettiva, forse ottimistica, sulla potenziale sequenza temporale
futura di questi tempi per le differenti tipologie di chip. Secondo tale
prospettiva i tempi di consegna potrebbero tornare alla normalità per
tutte le tipologie di semiconduttori nel 2024, grazie alla nuova
capacità produttiva che entrerà in funzione tra il 2022 e il 2023.
Tuttavia, la Società fa presente che i tempi di consegna potrebbero
attestarsi su una media di lungo termine più elevata. Le analisi della
S&P Global Mobility (agosto 2022), mostrano tempi di consegna in
miglioramento per i microcontrollori, mentre quelli dei chip analogici
rimangono elevati (circa 4 volte superiori alla media di lungo termine).
La S&P ritiene che la fornitura analogica continuerà a causare
difficoltà all’interno della catena di fornitura automobilistica.
Infine, KPMG e Global Semiconductor Alliance hanno condotto, nel
quarto trimestre del 2022, la 18° indagine annuale sull’industria
globale dei semiconduttori. L’indagine raccoglie le opinioni
sull’andamento dell’industria nel 2023 di 151 manager di grandi aziende.
Il 65% degli intervistati ritiene che la carenza di fornitura di
semiconduttori si attenuerà nel 2023, il 15% pensa che il mercato sia
già in equilibrio per la maggior parte delle tipologie di chip prodotti e
il 20% ritiene che la carenza durerà fino al 2024 o oltre. L’indicatore
di fiducia costruito – Semiconductor Industry Confidence Index
– ha raggiunto un punteggio di 56 per il 2023 (un valore superiore a 50
indica una prospettiva più positiva che negativa), ma rimane comunque
inferiore rispetto ai valori registrati nei quattro anni precedenti.
6. Conclusioni
L’industria dei semiconduttori si caratterizza per un’elevata
complessità, a partire dal processo produttivo in sé, che si basa su una
catena di approvvigionamento globale. Ciò comporta che in caso di
interruzioni, come accaduto negli ultimi due anni, si verifichino
conseguenze negative, anche gravi, su diversi settori e sui Paesi
utilizzatori. La sfida è quella di raggiungere una situazione di
equilibrio tra l’offerta di semiconduttori e la domanda, in continua
crescita. L’attuale contesto geopolitico, caratterizzato da forti
tensioni, destabilizza la catena di fornitura, a partire dalla
reperibilità di materie prime essenziali per la produzione. Tale quadro
si traduce in una carenza di semiconduttori che affligge ormai le
economie di tutti i paesi. Una possibile soluzione consiste in una
riconfigurazione della catena di approvvigionamento, al fine di
diversificare i fornitori e creare siti produttivi domestici con
l’intento di ampliare la capacità produttiva. Ciò implica la
realizzazione di grandi progetti di investimento da parte delle aziende
leader ma anche il supporto dei Governi, perché in un contesto così
incerto, le risorse private potrebbero essere limitate.
Le strategie di policy definite dalla Commissione Europea e
dall’Italia vanno nella direzione giusta. Occorre agire con rapidità per
stare al passo con l’elevato ritmo di innovazione tecnologica del
settore. L’Europa persegue l’obiettivo della creazione di un ecosistema
di microchip resiliente e all’avanguardia, che passa anche attraverso il
raggiungimento di una “massa critica” sui volumi produttivi, al fine di
rendere conveniente la costruzione di nuovi stabilimenti e la messa in
sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime critiche.
Cooperazione sul fronte delle forniture di chip tra le aziende
utilizzatrici, attività di monitoraggio delle catene di fornitura, e un
rafforzamento della politica commerciale europea sull’approvvigionamento
di materie prime critiche, possono rappresentare delle soluzioni
vincenti. L’ampliamento della capacità produttiva richiederà ancora
tempi medio-lunghi ed esistono dei rischi concreti di ulteriori
interruzioni della produzione di semiconduttori. Il miglioramento dello
shortage, misurato secondo alcuni indici, va letto, quindi, con prudenza
anche perché potrebbe essere temporaneo e riguardare solo alcuni
settori utilizzatori a scapito di altri, come quello dell’automotive.
Bibliografia
Banca Mondiale (2017). The Growing Role of Minerals and Metals for a Low Carbon Future.
Bloomberg (novembre 2022), Chip Delivery Times Shrink in Sign That
Supply Chain Is Easing. Supplemental data provided by Susquehanna
Research as of November 2022
European Commission, Commission Staff (2022). A Chips Act for Europe. Commission Staff Working Document. Maggio 2022.
Commissione Europea (2020). Resilienza delle materie prime critiche:
tracciare un percorso verso una maggiore sicurezza e sostenibilità. COM
2020/474.
Commissione Europea (2022). Proposal for a Regulation of the European
Parliament and of the Council – Establishing a framework of measures
for strengthening Europe’s semiconductor ecosystem (Chips Act)
COM/2022/46 final
Comunicato stampa SEMI (2020). SEMI statement on new U.S. export control regulations.
Congressional Research Service (2022). U.S. Restrictions on Huawei
Technologies: National Security, Foreign Policy, and Economic Interests
Federal Reserve Bank of New York, Global Supply Chain Pressure Index, https://www.newyorkfed.org/research/gscpi.html
Gartner (2023) Gartner Says Worldwide Semiconductor Revenue Grew 1.1% in 2022.
Gartner (2022) What’s Ahead for Semiconductor Shortages.
Intel, Investor Relations: https://www.intc.com/
KPMG e GSA (2023) Global semiconductor industry outlook for 2023 –
Leaders optimistic about growth, driven by automotive and the end of the
chip shortage.
LevaData (2022). Semiconductor Lead Time Updates: the Forecast for 2022. https://levadata.com/semiconductor-lead-time-updates-the-forecast-for-2022
OCSE (2019). Global Material Resources Outlook to 2060: Economic Drivers and Environmental Consequences.
Samsung Electronics Co., Ltd. (2022). Annual General Meeting of Shareholders – Reference Material.
Semi (2022). Global Silicon Wafer Shipments Projected to set New Record in 2022.
SIA (2023). Despite Short-Term Cyclical Downturn, Global Semiconductor Market’s Long-Term Outlook is Strong
Teer J. e Bertolini M. (2022). Reaching breaking point. The
semiconductor and critical raw material ecosystem at a time of great
power rivalry. The Hague Centre for Strategic Studies. Ottobre 2022.
TSMC (ottobre 2022). Quarterly Management Report.
TSMC (ottobre 2022). TSMC Reports Third Quarter.
U.S. Geological Survey (2022). Mineral commodity summaries 2022: U.S. Geological Survey, 202 p., https://doi.org/10.3133/mcs2022.
Note
[1]
La legge di Moore afferma che il numero di transistor contenuti in un
chip, o circuito integrato, raddoppia circa ogni 18 mesi o due anni,
rendendo i chip più potenti, più veloci e più economici. Oggi la
tecnologia produttiva più avanzata consente di lavorare a dimensione di 7
– 5 nanometri e sta evolvendo verso i 3 – 2 nanometri.
[2]
Il diametro di un wafer è misurato in millimetri (mm). Esso determina
quanti chip possono essere realizzati su di esso. Un diametro maggiore
consente un maggiore ammortamento dei costi fissi, con conseguente minor
costo per chip. Le prestazioni di un semiconduttore sono indipendenti
dalla dimensione del wafer. Dal 2002, i wafer di dimensioni più grandi
hanno un diametro di 300 millimetri.
[3]
Neon, elio e NF3 (trifluoruro di azoto) sono gas rari, necessari e non
sostituibili per la produzione di semiconduttori, pertanto, il loro
stabile ed efficiente approvvigionamento riveste un’importanza
strategica.
[4] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/sk/STATEMENT_22_5523
[5]
Nel 2014 la Commissione ha definito i criteri in base ai quali
consentire gli aiuti di Stato all’interno del mercato unico, attraverso
lo strumento di politica industriale degli Important Projects of Common European Interest (IPCEI).
[6] Il
GSCPI integra una serie di parametri con l’obiettivo di fornire un
riepilogo completo delle potenziali interruzioni della catena di
approvvigionamento. Tra questi parametri rientrano: i costi di trasporto
globali, misurati dal Baltic Dry Index (BDI) e dall’indice Harpex e quelli del trasporto aereo del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti e infine alcune componenti (i tempi di consegna, gli arretrati ed il valore delle scorte acquistate) del Purchasing Managers’ Index (PMI).
[7] Ad oggi ancora non esistono verifiche ufficiali sulla previsione effettuata.
Fonte