Non sarà immediato ma il percorso per la successione alla guida di Apple appare tracciato e il vicepresidente John Ternus, classe 1975, sembra essere in pole per succedere nel ruolo di Chief executive officer a Tim Cook, che il 1° novembre compirà 65 anni, alla guida del colosso di Cupertino. Cook ha preso le redini di Apple ad agosto 2011, poco prima della morte del fondatore Steve Jobs che gli passò il testimone dimettendosi da amministratore delegato.
Chi è Ternus, in pole per il dopo-Cook
La candidatura di Ternus è decollata negli ultimi giorni come ipotesi oltre il caso di studio, sebbene da tempo il suo nome circolasse come tra i più caldi. E l’uscita delle indiscrezioni sul cambio della guardia a Apple non è solo un’importante notizia aziendale ma anche un segno dei tempi che cambiano.
Ternus è infatti responsabile della Hardware Engineering, ovvero delle procedure per lo sviluppo fisico dei prodotti che vanno sul mercato, dagli iPhone agli Air Pod. E questa sua posizione lo pone in prima fila come manager attento alle dinamiche industriali che, oggigiorno, toccano inevitabilmente le questioni di filiera e anche i rapporti “geopolitici” che colossi come Apple si trovano a dover gestire.
Avendo dovuto gestire l’ingegnerizzazione di prodotto di importanti linee e avendo dovuto implementare la graduale transizione che ha portato la Mela di Jobs a riconfigurare le proprie catene di fornitura transfrontaliere e interaziendali, Ternus ha toccato con mano molti dei problemi che l’azienda in cui lavora dal 2001, e in cui ha la carica di vicepresidente e l’attuale responsabilità dal 2013, si trova a dover affrontare.
Apple tra delocalizzazione e Trump
Sono principalmente tre le partite in cui Cupertino si deve muovere oggi. La prima riguarda il futuro della sua esternalizzazione manifatturiera, che Cook sta cercando di governare all’insegna del principio di de-risking riducendo i rapporti con le economie potenzialmente ostili agli Stati Uniti, a partire dalla Cina. Non a caso, Apple ha annunciato che l’iPhone 17 per il mercato americano sarà pressoché interamente realizzato in India, nuova frontiera della delocalizzazione.
Al contempo, seconda sfida, Apple deve però anche cavalcare le promesse fatte da Cook all’amministrazione di Donald Trump per importanti investimenti in conto capitale. L’unità di Ternus si trova profondamente coinvolta in questo processo: l’ingegnerizzazione dell’hardware è, ad oggi, un campo vitale del settore tecnologico e fornisce il vero valore aggiunto a ogni campione tecnologico, a cui la distribuzione della filiera produttiva deve aggiungere la dovuta dose di efficienza di costo. Apple ha promesso, per bocca di Cook, 600 miliardi di investimenti negli Usa ed è remoto pensare che possano essere fabbriche d’assemblaggio non competitive con l’Asia gli obiettivi di tale piano.
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale
Il terzo punto a cui ciò potrebbe collegarsi è quello dell’intelligenza artificiale e delle sue applicazioni. Di recente, Apple è riuscita a concludere una corsa lunga 15 anni per l’ottimizzazione del controllo sui suoi chip interni, arrivando a esplorare anche la rivoluzione dell’IA con il nuovo chip A19 Pro per l’iPhone.
“L’ultima generazione dell’A19 Pro ha una nuova architettura del chip che dà priorità ai carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale, aggiungendo acceleratori neurali ai core della GPU”, ricorda la CNBC. La nuova frontiera sarà integrare l’IA ovunque: telefoni, iPad, computer, in prospettiva smart glasses e altri prodotti avveniristici. Una rivoluzione in cui sarà la capacità di ottimizzare l’hardware il vero fattore di competitività. Lo stesso vale per i data center che dovranno immagazzinare i dati dei dispositivi del sistema chiuso di Apple.
Al centro di tutto, dunque, il team di Ternus. Il quale a 50 anni vede una strada spianata. E se dovesse succedere a Cook, avrebbe un lungo orizzonte per governare questa transizione che ha al centro l’hardware più del software, l’industrializzazione e la logistica prima ancora del branding che ha reso celebre e dominante sul piano globale Apple. Sono i tempi che cambiano della competizione globale sull’IA e della rivoluzione tecnologica, con tutte le sue ricadute industriali, a cui ogni azienda deve adattarsi per tempo. I manager dovranno essere sempre più industriali prima che finanziari. E tutti dovranno interiorizzare delle chiare logiche geopolitiche nelle loro azioni.
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