Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

08/10/2025

Al Premio Chiarini, Ilan Pappè prevede la fine d’israele

Al Premio Internazionale Stefano Chiarini, giunto alla sua 16° edizione, lo storico Ilan Pappè, teorizza la fine d’Israele.

Durante la sua Lezione Magistrale, tenuta a Modena in conclusione degli eventi che hanno caratterizzato i tre giorni del premio, la fine d’Israele, titolo anche del suo libro in uscita nei prossimi giorni, ha ipnotizzato il numeroso pubblico accorso ad ascoltarlo.

Quarantacinque minuti di esposizione lucida e diretta, sulla questione palestinese, l’apartheid e le politiche colonialiste, base fondante del pensiero sionista, oggi pericolosamente accentuata da una forte base razzista personificata dalla visione messianica e parte integrante delle politiche fasciste dell’attuale governo d’Israele.

La questione è se Israele sopravviverà fino al 2050 come Stato Sionista, etno-nazionalista, costruito sull’esclusione dei palestinesi.

La cosa sembrerebbe impossibile, se si tiene in considerazione che attualmente, lo ha dimostrato anche nel modo in cui ha reso praticamente quasi inoffensivo Hezbollah in Libano e decapitato i vertici di Hamas e dell’Iran, Israele dispone di uno degli eserciti più potenti al mondo. Tenendo conto poi che è sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Europa, e che ha un arsenale nucleare e una tecnologia avanzatissima.

Ma, come spesso la storia insegna, la repressione e la potenza militare non sono mai state sufficienti per consentire ai regimi di garantirsi una durata perpetua.

“Guardando sotto la superficie – afferma lo storico Pappè – emergono contraddizioni insanabili, lacerazioni interne, pressioni esterne e un logoramento costante della legittimità politica e morale. Il Sionismo è un Colonialismo nato fuori tempo massimo. Due o tre secoli prima, forse, avrebbe potuto compiere ciò che i coloni europei fecero in America o in Australia: cancellare le popolazioni native. Ma nel Novecento i palestinesi erano già un popolo con coscienza di sé, radici politiche e culturali. Non potevano essere spazzati via. Per questo Israele ha dovuto mascherare ogni atto coloniale come “autodifesa”, ogni espulsione come “necessità di sicurezza”, ogni colonia come “ritorno alla terra promessa”. Una narrazione che ha funzionato per decenni, soprattutto in Occidente, ma che oggi non convince più”.

Ilan Pappè, oltre ad illustrare il filo conduttore della sua analisi, ha espressamente voluto che ampio spazio fosse dedicato alle domande dal pubblico. Il che ha significato anche non sottrarsi alla discussione “due popoli e due Stati”, a cui ha risposto sostenendo che il processo di pace tra di loro, deve passare, come fu per il Sud Africa, attraverso la convivenza di entrambi, in un unico Stato.

Rispondere alle domande è stato senz’altro un ulteriore contributo alla numerosa platea che lo ha ascoltato e che ha consentito ai presenti, di poter chiarire i numerosi dubbi rispetto a fatti connessi alla storia d’Israele e alla resistenza del popolo palestinese per la sua liberazione dal colonialismo.

Una Lezione magistrale seguita ed attesa anche da chi riconosce nello storico Ilan Pappè, un punto di riferimento importante sia dal punto di vista storico che politico.


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