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23/01/2025

“Il trafficante amico nostro” può tornare al lavoro

“L’Onu non può voltarsi dall’altra parte!” sulla questione dei migranti. Tuonava così, poco più di un anno fa, la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Rivolgendosi ai partner internazionali, la premier affermava: “rifiutare ogni ipocrisia e dichiarare una guerra globale ai trafficanti di esseri umani”.

Ebbene, ieri, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni, ha rimandato a casa uno dei più sanguinari trafficanti di esseri umani libici.

L’uomo era stato fermato a Torino su mandato della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e torture. Un arresto clamoroso, perché si trattava di uno dei personaggi chiave della “rivoluzione libica” contro Gheddafi – “uno dei nostri”, insomma – protagonista di un sistema terrificante dì violenze e di carcerazioni.

Avrebbe dovuto essere consegnato di corsa alla Corte penale internazionale e, invece, lo hanno accompagnato in Libia con un volo di Stato perché se quel criminale parlasse verrebbero fuori tutti i mandanti italiani delle torture e della tratta nei confronti dei migranti. E magari avrebbe fatto poi la fine del suo socio...

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