Non si fa in tempo ad avere l’idea “fine di mondo” che subito arriva un cinesino dispettoso a bucarti il palloncino mooooolto gonfiato.
L’idea era venuta a Sam Altman, fondatore di OpenAI e ora fautore del progetto Stargate, appoggiato a vario titolo da Satya Nadella (Microsoft), Larry Ellison (Oracle) e Masayoshi Son (Softbank): farsi dare 500 miliardi di dollari – in parte privati, in parte pubblici, a carico del debito federale Usa – ovvero da rastrellare sui mercati in cambio di minacce di aggressione.
Contrario Elon Musk, e non è un dettaglio visto che ora è il “Doge”, ossia il ministro incaricato di “snellire” l’intera amministrazione pubblica statunitense con tecniche “alla Milei”, ovviamente più avanzate della semplice motosega. Il che mette immediatamente in mostra come l’“oligarchia dei tecno-miliardari” che intende soppiantare il vecchio “comitato d’affari della borghesia” (troppa gente, troppi finti ricchi all’italiana...), non sia affatto un paradiso. In fondo, ogni tecno-miliardario ragiona per sé, mica “come classe”. Al massimo come club decisamente esclusivo...
I costi faraonici per un progetto che promette(va?) di far fare un salto di qualità spaventoso (in molti sensi) all’Intelligenza Artificiale dipendono dal fatto che questa “intelligenza”, per come è strutturata, ha bisogno comunque di supporti fisico-elettronici altrettanto smisurati: una rete di datacenter da costruire interamente negli Stati Uniti e chip avanzatissimi.
E invece appare dal nulla una startup di Pechino che, con budget di appena 10 milioni di dollari – il costo di una villa a Malibu (ops...) – garantisce prestazioni simili, se non migliori, di quelle offerte dalle grandi aziende Usa che dominano questo mercato dell’immediato futuro (ChatGpt di OpenAI, Llama 3.1 di Meta-Zuckerberg, Gemini di Google, ecc.).
Sembra quella pubblicità in cui la signora se ne va di casa, con una tartaruga spagnoleggiante, perché è anche lei “por siempre”, ma “costas de menos” ed è pure in “cinco G”...
Un analista dei mercati finanziari, Gabriel Debach, ha spiegato che «nonostante un budget inferiore ai 10 milioni di dollari e l’uso di chip meno avanzati rispetto ai concorrenti statunitensi, DeepSeek [l’app cinese al risparmio, ndr] ha superato ChatGpt in diversi benchmark, offrendo un prodotto gratuito che ha attirato l’attenzione globale».
Un altro “finanziere” ha rincarato la dose: «DeepSeek dimostra che è possibile sviluppare modelli di AI potenti a costi più bassi. Ciò potrebbe potenzialmente destabilizzare l’intera filiera degli investimenti nell’IA, che si basa su un’elevata spesa da parte di un ristretto gruppo di grandi operatori».
Non troppo paradossalmente questa “magia di efficienza”, che offre un rapporto prezzo/prestazioni al momento ineguagliabile, è “merito” involontario degli Stati Uniti. O meglio, del loro disperato tentativo di mantenere la supremazia tecnologica almeno in questo settore mediante sanzioni, dazi, divieti di vendita ad aziende cinesi.
Dalle parti di Pechino e Shenzen hanno reagito usando il cervello invece che agitando i pugni. “Se non possiamo avere i chip più avanzati allora elaboriamo algoritmi migliori, che richiedono meno risorse a parità di capacità computazionali fisiche”. DeepSeek, per ora, dimostra che cosa si può fare con questo metodo (tanta intelligenza umana, non artificiale): «è un promemoria che la leadership nell’IA non può essere data per scontata».
Come riporta anche Wired, “A differenza di molte aziende cinesi di IA che si basano molto sull’accesso a hardware avanzato, DeepSeek si è concentrata sul massimizzare l’ottimizzazione delle risorse basata sul software – spiega Marina Zhang, professoressa associata presso l’Università della tecnologia di Sydney, che studia le innovazioni cinesi –. DeepSeek ha adottato metodi open source, mettendo in comune le competenze collettive e promuovendo l’innovazione collaborativa. Questo approccio non solo mitiga i vincoli dal punto di vista delle risorse, ma accelera anche lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, facendo spiccare DeepSeek sui concorrenti più chiusi”.
Un prodotto “sociale”, insomma (molti cervelli che cooperano funzionano meglio di pochi in competizione), forse contagiati dal socialismo che la Cina ufficialmente vuol costruire...
E naturalmente “il dio mercato” ha reagito secondo le regole note: quasi tutte le grandi multinazionali hi-tech Usa (nVidia, Infineon, Amd, Alphabet-Google, Asml, Broadcom, Cisco, Constellation, Marvell, Micron Tecnology, Microsoft, Palantir, Synopsis, ecc.) hanno visto calare il proprio valore azionario, perdendo parecchio in borsa. Soprattutto nVidia, al momento monopolista nella produzione dei chip ultrapotenti per l’IA made in Usa.
“Se un gruppetto di pischelli col cervello fino può fare altrettanto con quattro spiccioli, allora neanche tu vali così tanto come pensavamo fino a ieri”, disse il mercato...
È qualcosa di simile a quello che si è visto nella guerra in Ucraina, o nello scambio di cortesie missilistiche tra Israele e Iran. Da un lato un (bel) po’ di costosissima tecnologia occidentale d’avanguardia, dall’altra dotazioni sovietiche ammodernate quanto basta, droni economici di fabbricazione iraniana, missili discreti in quantità industriali e persino un (uno solo, tanto per farlo “sentire”) ipersonico al momento non intercettabile.
Quella costosissima roba tecnologica era stata fondamentale per azzerare gli armamenti principali di paesi non equivalenti (Iraq, Libia, l’ex Jugoslavia, ecc.) e pressoché privi di una contraerea all’altezza. Fatto quello, carri armati, elicotteri ed aviazione facevano facilmente a pezzi eserciti strutturati per una guerra più “antica”.
Ma quando si sono trovati di fronte un nemico “simmetrico” (o quasi, anche se l’Iran non ha l’atomica) il gioco è cambiato. Tutti ormai usano i droni, i missili e i missili antimissile. La partita diventa perciò dipendente dalle quantità disponibili. Ed è ovvio che se “costas de menos” ne puoi avere di più.
Sappiamo dalle cronache che gli iraniani – ma anche Hezbollah, prima dell’invasione del Libano – avevano portato degli attacchi che avevano “saturato” le possibilità del sistema antimissile israeliano (i “fichissimi” Iron Dome ed Arrow, che lanciano missili da un milione di dollari l’uno, o più), con droni o missili da 10.000 dollari in su...
Ecco. La piccola startup cinese è qualcosa di simile in un campo dove gli “amerikani” pensavano di avere il dominio e di poter impedire che “gli altri” si sviluppassero fino a raggiungerli.
Sono già stati raggiunti. La prova è riuscita. Logica vorrebbe che ci si sedesse a ragionare, invece che spingere alla guerra. Ma vaglielo a spiegare, a quei cowboy con gli stivali sul tavolo...
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