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21/01/2025

Mali - Il governo sequestra l’oro estratto da una multinazionale occidentale

Seguiamo sempre le vicende del Sahel, che rappresenta un’area dal valore strategico centrale per la UE. Negli ultimi anni il cambio di governo in molti paesi di questo pezzo d’Africa ha messo in crisi l’eredità coloniale francese e i progetti imperialistici di Bruxelles.

A fine novembre avevamo riportato di come nel Mali due multinazionali occidentali avessero già dovuto fare i conti con il nuovo approccio delle sue autorità. Tra arresti e pagamenti dello sfruttamento minerario, sembrava che la questione fosse risolta.

Invece, la canadese Barrick Gold, tra le più grandi compagnie di estrazione d’oro al mondo, ha fatto sapere che il governo maliano ha sequestrato circa tre tonnellate metriche di oro del sito minerario di Loulo-Gounkoto, dal valore di 245 milioni di dollari.

La società nordamericana ha notificato “di aver avviato la sospensione temporanea delle operazioni” nel paese africano. Bisogna ricordare che il Mali ha spiccato un mandato d’arresto per Mark Bristow, l’amministratore delegato dell’azienda mineraria.

Le tensioni sono cominciate nel 2023, con un nuovo codice minerario per perseguire un miglior rispetto della sovranità del paese e una divisione più equa dei proventi delle sue risorse. Basti pensare che le esportazioni di oro hanno rappresentato l’80% del totale nel 2023.

Il 2 gennaio, secondo Reuters, il giudice Boubacar Moussa Diarra avrebbe dato l’ordine di sequestro, che è arrivato dopo la richiesta non evasa di altri 500 milioni di tasse non pagate. Barrick Gold aveva segnalato che i rapporti con il governo maliano si erano notevolmente deteriorati nell’ultimo mese.

Sempre su Reuters si può leggere che il ministro dell’Economia maliano avrebbe quantificato in oltre cinque miliardi di dollari l’effettivo ammontare che la compagnia canadese deve al paese africano, per lo sfruttamento di due suoi siti minerari.

Dalla multinazionale fanno sapere che stanno lavorando per “trovare una soluzione amichevole che garantisca la sostenibilità a lungo termine del complesso minerario di Loulo-Gounkoto e il suo contributo vitale all’economia e alle comunità del Mali”.

Che siano interessati alle sorti della popolazione locale è difficile da credere. La sospensione dell’attività a Loulo-Gounkoto potrebbe venire a costargli poco più di un decimo dei guadagni, e i suoi vertici hanno già chiesto a un organismo della Banca Mondiale un arbitrato internazionale in merito.

Ma al di là dell’aspetto legale, anche questa vicenda parla del superamento del sistema neo-coloniale francese che ha segnato l’area per decenni. Misure simili sono state prese anche dal Niger e dal Burkina Faso, quarto produttore di oro del continente nel 2023 – con il Mali al secondo posto –.

Non è dunque un caso che, nel precipitare dello scontro internazionale, della frammentazione del mercato mondiale e della divisione in blocchi, si possa leggere sul Financial Times il riferimento agli interessi che hanno invece sia la Cina sia la Russia in quei paesi.

Dal punto di vista dell’euroatlantismo in crisi che si prepara alla guerra, chi non si lascia assoggettare agli interessi occidentali e preferisce rapporti che rispecchino maggiore equità è pericoloso, e parte dello schieramento dei nemici.

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