Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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08/02/2025

“Daspo fuori contesto”, curve di nuovo al centro di una sperimentazione repressiva

L’ultimo strumento giuridico divenuto operativo contro il tifo organizzato si chiama “daspo fuori contesto”.

Cos’è il “Daspo fuori contesto”

La misura, introdotta nel 2019 e legittimata da una sentenza della Cassazione nel 2021, impedisce l’accesso agli impianti sportivi ai soggetti responsabili nell’ultimo quinquennio di alcune tipologie di reati, anche se realizzati fuori da un impianto o da un contesto sportivo.

Tali reati comprendono quelli connessi allo spaccio di droga o al possesso di armi, contro il patrimonio o la persona, ma anche – attenzione n.1 – per incidenti di piazza (atti contro l’ordine e l’incolumità pubblica).

Inoltre, per la legittimità del provvedimento, non è necessaria la condanna del soggetto, ma – attenzione n.2 – basta la denuncia per uno dei reati indicati nel dispositivo. In questo caso, ad essere sanzionata sarebbe la “presunta” responsabilità del soggetto, a cui può essere impedito di accedere alle manifestazioni sportive o a una zona della città, come previsto dal “daspo urbano”.

Una misura sempre più impiegata dalle questure

Il “daspo fuori contesto” sta conoscendo un’impennata di popolarità tra le questure delle maggiori città del Paese.

Il 15 ottobre 2024, a Padova la misura è stata emessa contro 10 tifosi, di cui sei minorenni, per una durata da uno a tre anni ciascuna, a causa della loro pericolosità sociale, definita in base ai precedenti.

Il 30 dicembre, a Bologna il provvedimento è scattato contro 3 tifosi per aver partecipato alla difesa del parco Don Bosco, oggetto di un’operazione di speculazione edilizia da parte del Comune guidato da Matteo Lepore (PD).

Il 5 febbraio 2025, a Como la misura ha colpito 9 tifosi, di cui tre minorenni e un egiziano.

L’ultimo caso di Roma

In ultimo, il 7 febbraio la stangata è arrivata per 16 tifosi, provenienti dalle province di Milano, Roma, Caserta, Napoli, Avellino e Salerno, “resisi responsabili con reiterazione della violazione delle norme che vietano comportamenti apologetici del fascismo”.

I soggetti, si legge nella nota della Questura di Roma, “sono tutte persone denunciate negli ultimi due anni in occasione della commemorazione di Acca Larentia”. Tre dei provvedimenti hanno una durata di sei anni con obbligo di firma, per gli altri varia da uno a due anni.

Fa un po’ “sorridere” che ai fascisti sia permesso, oltre che di truccarsi per andare al governo, di radunarsi invece senza veli ogni anno per i fatti di Acca Larentia, ben scortati dalla polizia per “garantire l’ordine pubblico”, ma gli sia poi impedito di entrare in uno stadio. Sembra in effetti un classico “buffetto amichevole” verso dei complici, da poter usare come “prova di imparzialità” nella repressione di ben altri soggetti sociali o politici. Ossia come “esibizione di antifascismo di Stato” nel mentre si lavora contro l’opposizione antifascista.

La pericolosità del provvedimento

Ma oltre al caso in questione, il “salto di specie” del provvedimento emerge nel giudizio sulla pericolosità del soggetto: questa può essere sganciata dalla certezza del fatto compiuto per essere spostata sull’unico presupposto della denuncia, bastevole per sancire il rischio per l’ordine pubblico.

Traslando questa visione dallo stadio alle piazze o ai quartieri popolari, come spesso è avvenuto con le sperimentazioni che hanno interessato il tifo organizzato, l’ennesimo dispositivo repressivo manifesta tutta la sua pericolosità per l’espressione del dissenso e delle lotte sociali, come avviene con il Ddl 1660.

“Oggi per gli ultras, domani in tutta la città”

Pertanto, non sorprende – attenzione n.3 – che, scrive la Questura di Roma, “sono in valutazione le posizioni di oltre 200 soggetti resisi responsabili di altre ipotesi delittuose [...] già denunciate per reati connessi alla droga, risse ed altri episodi di violenza nonché per incidenti di piazza, che li hanno visti coinvolti, non da ultimo, lo scorso 11 gennaio a San Lorenzo (manifestazione contro l’assassinio di Ramy da parte dei Carabinieri).

L’equivalenza è presto fatta, protestare in piazza diviene una “ipotesi delittuosa”, per cui meglio evitare che tali soggetti possano operare in uno dei pochi ambiti di massa rimasti nella società, com’è uno stadio o un palazzetto.

Questo è il motivo per cui soprattutto gli stadi di calcio sono diventati un terreno privilegiato della sperimentazione repressiva operata contro il tifo organizzato, dai tornelli stile carcere al biglietto nominale fino all’ultima trovata del riconoscimento facciale.

“Leggi speciali, oggi per gli ultras, domani in tutta la città”, si scriveva negli anni Ottanta, allora meglio provare a trasformare lo sport in uno strumento di propaganda, con scarsi risultati evidentemente.

La vera paura di chi governa

Le curve e i settori popolari non sono che l’espressione di quello passa tra le strade di un territorio, con tutto il suo portato di contraddizioni e difficoltà. Di certo non il rifugio degli angeli, ma neanche il parco giochi dei diavoli, come viene rappresentato nei media mainstream.

Oggi, la paura di chi governa e dei pennivendoli al loro servizio è la presa di coscienza da parte della popolazione di chi la sfrutta, la deruba e in ultimo la reprime.

Per loro, le voci del dissenso organizzato allora devono stare fuori dalle curve, sia mai che migliaia di persone, tutte insieme, possano riconoscersi in una parola che grida al cambiamento. Anzi, che si alzino i prezzi dei biglietti e si trasformino gli stadi in un teatro moderno! Seduti, buoni, muti... e applausi a comando.

Il “daspo fuori contesto” ai fascisti servirà solo alla logica del doppio estremismo, per schiacciare chi lotta per i propri diritti su chi si rifà al ventennio. Meglio organizzarsi per tempo.

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28/01/2025

A Roma si muore in fila davanti alla Questura

Nella notte di martedì 28 gennaio una persona richiedente asilo è morta mentre era in fila davanti gli uffici della Questura a Roma, Ufficio Stranieri di Via Patini. Dalle testimonianze dei presenti, pare si trattasse di una persona anziana che si trovava fuori dalla questura per fare richiesta di asilo: si è messo in fila questa notte dalle ore 10, poiché è prassi della Questura scegliere solo poche persone ogni giorno, tra quelle in fila da fare entrare per tale richiesta, mentre tutte le altre vengono respinte.

Molte persone provano per più giorni a dormire fuori dalla Questura, per poter accedere ad un diritto che dovrebbe essere di tutti i cittadini stranieri presenti in Italia: avere un documento, per poter vivere dignitosamente!

La vergogna delle Questure immigrazione deve finire: a Roma, come in altre città, i lavoratori e le lavoratrici migranti sono costrette in condizioni pietose per poter ottenere quello che è un loro diritto.

Basta razzismo di stato, basta con le inadempienze del Governo nei confronti dei lavoratori stranieri. Non è accettabile morire per ottenere un foglio di carta: questa è barbarie! Vogliamo giustizia per il lavoratore morto questa notte!

USB Migranti invita tutti a mobilitarsi, per la dignità di tutti i lavoratori stranieri ed i richiedenti asilo che vivono nel nostro Paese. Mercoledì 29 gennaio ore 16:00 presidio in Via Nazionale, di fronte al Palazzo delle Esposizioni.

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21/10/2021

“Dovete stare zitti e buoni”. La Questura di Roma sospende i diritti costituzionali

Riceviamo notizia in queste ore di una sospensione (temporanea?) dei diritti costituzionali.

La settimana passata sono state convocate due manifestazioni statiche, una prevista in piazza SS. Apostoli venerdì 22 ottobre per la gratuità dei tamponi nelle aziende partecipate pubbliche ed una convocata sempre a piazza SS. Apostoli per oggi, mercoledì 20 ottobre promossa dalle lavoratrici Alitalia. Le due manifestazioni erano state, ovviamente, regolarmente comunicate alle autorità competenti.

Una “informale” telefonata della Questura di Roma, ricevuta dalla sede nazionale della Confederazione USB, ha comunicato verbalmente il divieto di svolgere le manifestazioni, senza spiegarne le ragioni, senza spiegarne i motivi, i fondamenti giuridici, senza indicare la fonte da cui è partito il divieto se non con un generico riferimento al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

È stato inoltre dichiarato il diniego a mettere per iscritto il divieto.

La mancanza di forma scritta impedisce di fatto ogni reazione che si inscriva nei fondamenti dello Stato di diritto e proietta questo divieto nella categoria, di matrice autoritaria, degli ordini indiscutibili.

Ma noi abbiamo da sempre il vizio di porre delle domande, anche quelle più scomode. Chi ha deciso che non si può più manifestare? Il divieto riguarda tutti, qualsiasi soggetto promotore di una manifestazione? Riguarda qualsiasi tema? Attiene a qualsiasi piazza? È un divieto permanente? Ed è definitivo pure il diniego a fornire motivazioni? Di indicare le fonti normative e le autorità preposte che hanno stabilito questa arbitraria sospensione delle garanzie costituzionali?

Quanto sta accadendo è di una gravità senza precedenti. USB e Centro Iniziativa Giuridica (Ce.In. G.) non staranno né zitti né buoni. Rivendichiamo “il diritto di riunirsi pacificamente”, chiederemo che ci vengano indicati “i comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica”, debitamente specificati per le due manifestazioni. Rivendichiamo il diritto di parola, di pensiero. E di dissentire. Appunto, né zitti, né buoni.

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16/03/2017

La trappola poliziesca sul 25 marzo

Comincia il tam tam giornalistico contro la manifestazione del 25 marzo, per quanto ne fossimo ampiamente preparati. La Questura, da par suo, sta architettando il trappolone politico-repressivo: nella giornata che vedrà tutto il parterre di proposte politiche sfilare nel centro cittadino, l’unica manifestazione confinata fuori dalla città abitata è quella anti-liberista. L’organizzazione del vertice non prevede “zone rosse”, e infatti la mattina sarà la sinistra neoliberale a sfilare da Piazza Vittorio al Colosseo, mentre nel pomeriggio sarà la destra neofascista di Alemanno e Storace a marciare da Piazza dell’Esquilino a Largo Corrado Ricci. Persino un sedicente Movimento Federalista terrà la sua micro-mobilitazione nel centro, dalle parti di Bocca della Verità.

Per chi non si adegua alla fascinazione liberale o alla reazione nazionalista? La proposta irricevibile della Questura è la dispersione della manifestazione tra Corso Italia e villa Borghese, un oscuramento politico e mediatico senza precedenti. La Questura, in aperta combutta con le forze politiche di cui sopra, concede il centro ai fascisti e villa Borghese alle sinistre, rifiutando la proposta da noi fatta di passare per Piazza Barberini, sfilando quantomeno nei pressi (peraltro abbastanza distanti) del vertice stesso. Niente da fare, non c’è compatibilità politica e quindi nessuna vicinanza possibile. Il tentativo di marginalizzare la manifestazione delle sinistre contro il liberismo europeista non può essere accettato, non sarà accettato.

Già oggi è stata indetta una conferenza stampa per denunciare la chiusura politica della Questura romana, ma il nodo rimane. Una cosa è però chiara: il percorso intimato verrà rifiutato dall’organizzazione del corteo, motivo per cui ad oggi è fortemente improbabile ragionare sull’ipotesi in questione. E’ interessante però il nodo politico dell’intera vicenda. Da settimane la Questura lavora per rompere il fronte organizzativo della manifestazione. Non riuscendoci, ha puntato a disinnescare le potenzialità del corteo relegandolo fuori dalla città “politica”. Tutto questo chiarisce i rapporti politici in campo. Per la sinistra di complemento il problema non si pone neppure: avrebbero potuto anche aderire al vertice stesso, prendendo parola e implorando la Ue di più umanità; le destre invece costituiscono l’opposizione perfetta alle politiche euro-liberiste. Finché il contraltare politico alla Merkel, a Hollande o a Gentiloni/Renzi saranno quei soggetti reazionari, razzisti e nazionalisti espressi dal fronte lepenista, la Ue dormirà sonni tranquilli. L’uno rafforza l’altro: i partiti reazionari, narrati come “unica alternativa” all’europeismo liberista, continueranno a raccogliere una quota di consenso di quei ceti sociali vittime del liberismo; l’Unione europea, senza opposizioni credibili se non quelle, appunto, reazionarie, s’impone nel carnet delle scelte politiche realiste come unico soggetto, magari non perfetto, in grado di arginare il populismo reazionario. E’ il connubio ideale, incarnato in Italia dallo scontro tra forze europeiste e Lega nord.

In questo scenario non può trovare posto una sinistra di classe progressiva e internazionalista ma anti Unione europea. E’ questa opzione politica che deve sparire, criminalizzata prima e oscurata dopo, e relegata ai confini cittadini, distante dal vertice, dalla popolazione, dai “palazzi”. E’ per questo che in vista del 25 andranno escogitate soluzioni in grado di sparigliare la trappola organizzata da Questura e sinistra istituzionale. Di certo, non cederemo al ricatto politico di manifestare solo dove sarebbe inutile farlo.

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07/11/2016

Paure che generano repressione

Pochi giorni fa ad un altro compagno del nostro collettivo è stato comminato “l’avviso orale”, il provvedimento ingiuntivo di carattere generale non fondato su un reato specifico ma risultante dal complesso della propria militanza politica. Il giudice ci intima così di “mutare condotta”. L’avviso giunge al culmine di una serie di provvedimenti già comminati ad altri compagni dei movimenti sociali romani, tra cui lo stesso avviso orale a Guido Lutrario – dirigente romano del sindacato Usb – e al provvedimento di “sorveglianza speciale” dato a Luca Faggiano e Paolo di Vetta dei movimenti di lotta per la casa. In pieno autunno e col referendum alle porte, un chiaro segnale di prevenzione politica rispetto non tanto (o non solo) a “ciò che si è fatto”, ma soprattutto a “ciò che si avrà in mente di fare”. Purtroppo, mentre pubblichiamo questa riflessione, un’altra nostra compagna è stata arrestata ed è attualmente in stato di detenzione presso il carcere di Rebibbia dopo gli scontri di sabato scorso a Magliana. L’autunno prosegue freddino, ma di certo le due giornate di lotta del 21 e 22 ottobre hanno acceso più di qualche campanello d’allarme nei corridoi della Questura. La campagna referendaria consente oltretutto, almeno fino al 4 dicembre, una mobilitazione costante che evidentemente preoccupa non solo la politica, ma anche la Questura (se fosse possibile tenere separati i due ambiti, ovviamente). L’avviso orale è la più limpida manifestazione di impotenza da parte delle forze di polizia. In assenza di reati, si procede disincentivando un’attività politica che non si ha la forza di limitare. Segue e “completa” l’abuso delle misure cautelari comminate a pioggia in questi anni, misure tramite cui si sono fatti scontare mesi o addirittura anni di restrizioni della libertà personale a compagni che la polizia stessa sapeva andare incontro ad assoluzione in sede processuale. Sono vendette, né più né meno; forme di pressione psicologica più che materiale; escamotage di Pubblici ministeri in crisi di condanne. Metodi da Stato incapace di garantire neanche quelle “libertà giuridiche” su cui pure dovrebbe fondarsi, a leggere certe retoriche liberali. Eppure, nel nostro caso come in quello di Guido Lutrario, ci sembra evidente l’ammonimento politico, più che strettamente repressivo. L’attuale congiuntura politica cittadina ha reso sensibili tutti i possibili attori in campo. La Questura da mesi sta giocando una sua partita d’influenza verso il potere politico, un braccio di ferro volto a condizionare le scelte elettorali e le stesse decisioni della politica. Elevata dall’ex commissario Tronca a giudice unico delle sorti dell’amministrazione cittadina (col beneplacito legittimante di molti organi “di sinistra” e dello stesso M5S), la Questura difende oggi un ruolo mai avuto prima con così tanta forza e capacità d’ingerenza. In altri anni, avremmo gridato al “golpe strisciante”, al commissariamento di fatto della politica, almeno a Roma. Partecipe l’incapacità politica e gestionale del Movimento 5 Stelle romano, oltre che una sua certa “complicità” o “subalternità” alle decisioni della polizia, questo commissariamento sembra percepirsi di meno, eppure è mai come oggi evidente e pressante. In questa fase “liquida” e difficilmente determinabile, quello che proprio non possono permettersi politica, Questura e Magistratura è perdere il controllo sui diversi soggetti politici in campo. Detto in altri termini, finché certo consenso popolare transita dal Pd al M5S, la situazione può divenire caotica ma non irrecuperabile. Quello che invece va impedito con ogni mezzo politico, mediatico o giuridico necessario, è la nascita di soggetti potenzialmente capaci di intercettare quel malessere sociale che a giugno determinò la vittoria elettorale del M5S e che oggi potrebbe rivolgere altrove il proprio sguardo. Questo va assolutamente impedito, ed è all’interno di questa dinamica che si spiegano le saltuarie ma costanti strette repressive preventive della Questura nei confronti dei compagni militanti delle lotte cittadine. La repressione, oggi come non mai, risponde a logiche politiche di controllo della situazione. Non è ciò che facciamo in termini di “reato” a preoccupare il potere, ma ciò che potremmo diventare politicamente. E’ bene saperlo in anticipo.

Cristina, Zoe, Noemi, Cecilia, Alberto, Eddy, Matteo, Flavio, Felice e Riccardo LIBERI! L’antifascismo non si processa.

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20/07/2015

Milano. Un ragazzo vola dalla finestra della questura

Un ragazzo di 22 anni, incensurato, è caduto da una finestra del terzo piano della questura ed è morto.

Il ragazzo era stato portato in questura dopo l'intervento della polizia - in piazza Piola - per la segnalazione di una lite in famiglia scoppiata attorno alle 4.30 di stamani. Una donna ha chiamato il 112 dicendo di sentire delle urla provenire dalla casa dei vicini. Il figlio (il 22enne poi caduto dalla finestra) avrebbe aggredito i genitori colpendoli al volto e questi, spaventati, hanno lasciato l'appartamento: la madre è andata al commissariato Città studi, il padre a casa del figlio maggiore. Quando la volante è arrivata all'appartamento c'era la porta aperta ma era vuoto.

Durante l'ispezione sono tornati il padre e il fratello maggiore, che poco dopo hanno iniziato le ricerche del 22enne, trovandolo nei pressi della chiesa in piazza Bernini. Appariva, secondo i poliziotti, in forte stato confusionale. Attorno alle 6.30 è stato convinto ad andare in questura dove non è stato portato nella camera dei fermati, e qui sottoposto ad accertamenti da parte del 118. I paramedici hanno riscontrato parametri nella norma e una condizione di apparente serenità nel ragazzo che - spiegano dalla questura - continuava a chiedere un aiuto medico. Per questo motivo è stata chiamata un'ambulanza per il trasporto in ospedale. Durante lo spostamento all'interno della questura - riferisce la Polizia in una nota che ricostruisce l'accaduto - si sarebbe "lanciato da una finestra".

Ci sia consentito attendere altri riscontri prima di prendere per buona questa versione che, come ci sembra evidente, risulta alquanto contraddittoria. Non è infatti il primo caso, nella storia, di fermato dalla polizia portato in questura a Milano, che si comporta "con molta calma" e poi - inspiegabilmente - "si lancia dalla finestra".

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