Quando, a fine estate, venni a sapere della calata italica della mitica punk band Anti-Nowhere League (famosi ingiustamente solo per il brano "So What" coverizzato spesso dai Metallica in sede live) rimasi sorpreso ed estasiato, specialmente pensando che l'unica data nel Belpaese si sarebbe appunto svolta in quel di Genova.
"Wow" ho pensato "Finalmente una serata di pura ignoranza sonora, magari si risveglia in me l'entusiasmo per i concerti!!" (per chi non lo sapesse scemato negli ultimi anni, un po' per la scarsa qualità degli stessi, un po' per la fauna che puntualmente popola tali manifestazioni). L'entusiasmo, insomma era alto, amplificato anche dalla presenza della mia morosa, che, per l'occasione, si è sparata ben 400 km di viaggio!!!
Ma veniamo al dunque, la serata, meteorologicamente parlando, non è delle migliori: temperature rigide e una fastidiosa e persistente pioggia martellano la città, in più si aggiunge, all'ultimo momento, il clamoroso "culo" del compagno "Carbonizzato" (Mortacci tua!!!). Quindi, tra non poche bestemmie, eccoci davanti al CSOA Terra Di Nessuno: poche luci ,un cancello malandato ed un simpatico cane ci accolgono. Vedendo l'audience presente, abbiamo un terribile senso di deja vu: cambiano le toppe e i loghi sui chiodi, ma l'attitudine è la stessa... sporcizia, alcool e fumo la fanno da padrone (sia lodato Ian MacKaye), e, specialmente le figure di sesso femminile,fanno accapponare la pelle (va bene il motto "Punk's not dead" ma a tutto c'è un limite), tanto è vero che, li in mezzo, ci sentiamo quasi due modelli!!!Ringraziando Dio, non ho più capelli, quindi mi muovo senza rischi e, pagati i 10 euro di ingresso, ci posizioniamo sotto al palco, non prima però di aver dato un'occhiata alle varie distro presenti: pochi dischi e molto merchandising a dir la verità, tra le quali spiccano t-shirt cultose come quelle dei Negazione. Pian piano il posto si riempe e, con il classico ritardo, inizia il soundcheck: si notano subito dei suoni non proprio cristallini, soprattutto per quanto riguarda il basso, sparato inspiegabilmente ad un livello altissimo.
I savonesi 5MDR aprono le danze con il loro Punk oi! un po' dispersivo che ci lascia piuttosto indifferenti, se non fosse per la cover dei Nabat ("Nichilistaggio"???) che inizia un po' a scaldar l'ambiente.
Neanche i successivi romani Payback riescono a scuoterci più di tanto: hardcore moderno di stampo "niuiorchese" (Agnostic Front, SOIA, Madball) sicuramente potente ed incisivo, ma anche terribilmente noioso e ripetitivo.
Ma ecco le star della serata... introdotti dal classico suono di sirena di "Let's Break the Law"... gli Anti-Nowhere League! Animal (unico componente della formazione originale) è in ottima forma: inconfondibile coi suoi occhiali da sole e lo smanicato di pelle, ci regala tutti i classici della band: la mitica "I hate... people","Woman","Rocker" eseguite con grande tiro (come spesso accade per band reduci di quelli scena)e lo stage diving si spreca!!! Da sottolineare la prova del batterista, preciso e potente, e la somiglianza (fortunatamente solo estetica) del chitarrista con Zakk Wilde. La cosa strana è che suonano per una quarantina di minuti, poi scendono dal palco qualche istante,quindi ripartono e ci danno dentro per più di un'altra ora, eseguendo altre perle quali "We are the League", "Pig Iron"(molto Motorhead), la già citata"So What" e "Streets of London " che mandano in delirio i kids presenti (non scorderò mai un ragazzo al nostro fianco... sapeva tutti i testi a memoria!).
Purtroppo l'alcool inizia a fare le prime vittime, e ad un certo punto dell'esibizione, volano spintoni e parole grosse tra il pubblico, ma niente di grave. Così dopo quasi due ore il concerto volge al termine, lasciandoci pienamente soddisfatti.
La pioggia, invece, non ci abbandona e anzi, colgo l'occasione per ringraziare i due "vecchi punk rockers" che, molto gentilmente, ci hanno dato un passaggio in macchina nella vicina stazione di Genova Brignole, salvandoci da una sicura "nottata da bestie" dispersi nei campi del Lagaccio.
Long Live Punk, Long Live The League!!!
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/11/2010
07/06/2010
Una questione privata
Leggendo in rete i responsi del pubblico che ha assistito ai tre concerti dei Megadeth in terra italiana, mi sono stupito di quanto l’evento sia passato in sordina all’interno della mia agenda impegni.
Nonostante avessi grassettato la data all’Alcatraz di Milano, me ne sono ricordato solo a cose avvenute, rendendomi conto che vivo la musica alla stregua di una questione privata. E’ ormai da molto, infatti, che l’entusiasmo per un concerto latita e la soddisfazione dopo una serata spesa a seguire il gruppo di turno non è minimamente paragonabile a quanto assaporavo in passato.
Le motivazioni di questo cambiamento sono molteplici: in prima battuta è venuto drasticamente meno quel senso d’appartenenza al “gruppo” (di metallari) che, insieme alla passione strettamente musicale, mi spingeva a macinare chilometri per recarmi a un concerto. Oggi, difficilmente tollero per più di una mezz’ora d’essere fisicamente inserito in quell’orda che non perde occasione per mettere in mostra la divisa (magliette, giubbotti carichi di toppe, jeans attillati, scarpe da basket vintage) e farsi bandiera di un’attitudine che va bene su MySpace, ma nella vita di tutti i giorni è mero estetismo ai livelli delle chiome “singolari” degli emo.
Unitamente all’insofferenza nei confronti del pubblico sì è aggiunta una certa pignoleria nei confronti dell’organizzazione logistica dei concerti che, ahimè, negli ultimi 2 – 3 anni è calata drasticamente. Tra gli obblighi di legge (vedi Milano, dove gli strumenti devono zittirsi entro la mezzanotte o giù di lì), la penuria di locali adatti a riprodurre musica distorta (ormai è prassi imbucare ogni gruppo nelle bullonerie riciclate più indecenti) e fonici incapaci di ogni latitudine, godersi un concerto è divenuta quasi un’utopia, perché nella maggioranza dei casi mi ritrovo a fine serata con le orecchie infestate da un rimbombo tale che il basso di Verni su W.F.O. pare uno strumento educato.
In sintesi, la situazione fa acqua da tutte le parti e se a questo aggiungo che una trasferta mi scuce dal portafoglio minimo 100€ (che non spendo in puttanate del tipo litri di birra scrausa, magliette, spille e altre amenità da defender de noialtri) mi vien da pensare che in fondo i Darkthrone, con una carriera spesa a macinare palate di dischi senza mai scomodarsi per una data dal vivo, hanno capito tutto!
Nonostante avessi grassettato la data all’Alcatraz di Milano, me ne sono ricordato solo a cose avvenute, rendendomi conto che vivo la musica alla stregua di una questione privata. E’ ormai da molto, infatti, che l’entusiasmo per un concerto latita e la soddisfazione dopo una serata spesa a seguire il gruppo di turno non è minimamente paragonabile a quanto assaporavo in passato.
Le motivazioni di questo cambiamento sono molteplici: in prima battuta è venuto drasticamente meno quel senso d’appartenenza al “gruppo” (di metallari) che, insieme alla passione strettamente musicale, mi spingeva a macinare chilometri per recarmi a un concerto. Oggi, difficilmente tollero per più di una mezz’ora d’essere fisicamente inserito in quell’orda che non perde occasione per mettere in mostra la divisa (magliette, giubbotti carichi di toppe, jeans attillati, scarpe da basket vintage) e farsi bandiera di un’attitudine che va bene su MySpace, ma nella vita di tutti i giorni è mero estetismo ai livelli delle chiome “singolari” degli emo.
Unitamente all’insofferenza nei confronti del pubblico sì è aggiunta una certa pignoleria nei confronti dell’organizzazione logistica dei concerti che, ahimè, negli ultimi 2 – 3 anni è calata drasticamente. Tra gli obblighi di legge (vedi Milano, dove gli strumenti devono zittirsi entro la mezzanotte o giù di lì), la penuria di locali adatti a riprodurre musica distorta (ormai è prassi imbucare ogni gruppo nelle bullonerie riciclate più indecenti) e fonici incapaci di ogni latitudine, godersi un concerto è divenuta quasi un’utopia, perché nella maggioranza dei casi mi ritrovo a fine serata con le orecchie infestate da un rimbombo tale che il basso di Verni su W.F.O. pare uno strumento educato.
In sintesi, la situazione fa acqua da tutte le parti e se a questo aggiungo che una trasferta mi scuce dal portafoglio minimo 100€ (che non spendo in puttanate del tipo litri di birra scrausa, magliette, spille e altre amenità da defender de noialtri) mi vien da pensare che in fondo i Darkthrone, con una carriera spesa a macinare palate di dischi senza mai scomodarsi per una data dal vivo, hanno capito tutto!
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