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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/09/2024

Elezioni nel Brandeburgo, cosa c’è da capire

La prima cosa su cui mi sentirei di attirare l’attenzione è l’alta percentuale di votanti, sopra il 70%. La seconda cosa è la vittoria di Pirro della SPD, che non riesce a formare una maggioranza, una volta che i Verdi sono stati estromessi dal parlamento regionale.

È la seconda volta, dopo la Turingia, che i Verdi non raggiungono la soglia del 5%. E ben gli sta, perché un partito nato sulla protezione dell’ambiente, e quindi sulla pace, si era trasformato in un partito di bellicisti sostenitori di Zelensky. Però è anche una triste constatazione, in quanto il patrimonio costituito dall’ambientalismo tedesco aveva reso l’aria più respirabile nell’Europa neoliberale. Oggi quel patrimonio è stato disperso.

AfD, si dice, ha perso col suo 29,9%. Sì, è arrivata seconda però i numeri in Parlamento regionale sono tali che AfD ha conquistato la «Sperrminorität», ossia può bloccare tutte le decisioni che richiedono la maggioranza di due terzi, per esempio quelle per l’elezione dei giudici costituzionali. Non solo, la AfD è primo partito tra i giovani dai 18 ai 24 anni. Non solo, il candidato di punta della AfD ha ottenuto nel suo collegio il cosiddetto «Direktmandat» con il 39,9% dei voti (!).

La vittoria della SPD viene spiegata con la grande popolarità del Presidente del Land, Dietmar Woidke, che governa da 11 anni, ma stavolta è la prima volta che non riesce ad ottenere il «Direktmandat» (per soli sette voti). È considerato un critico di Scholz ma non ha un profilo da porlo sul piano della politica nazionale, è considerato un’icona regionale. Quindi Scholz ha potuto tirare un sospiro di sollievo ma fino a un certo punto, la SPD va bene se non segue la sua politica (debbo ancora analizzare meglio su quali aspetti i due sono in contrasto).

Stupisce la magra figura della CDU che si fa superare anche dalla new entry BSW (Sahra Wagenknecht). Il suo capo Friedrich Merz, l’ultraatlantista che ha fatto fuori la Merkel, si era comportato bene, addirittura era stato l’unico leader nazionale a tenere un comizio l’ultimo giorno utile per dire che loro con la AfD non volevano avere a che fare e che bisognava isolarla (coerente in questo con la posizione del suo partito in Europa).

Resta da capire cosa succede adesso con il partito BSW. Innanzitutto come collocarlo politicamente. Definito ormai dai media, anzi bollato, come rossobruno (mezzo comunista mezzo fascista), questo partito ha avuto il merito, secondo me, di guardare in faccia la AfD, invece di cancellarla con l’epiteto neonazista e risolvere così la questione (teoria del cordone sanitario ovvero della politica dello struzzo).

Ha cominciato a dire: “vi siete chiesti perché i giovani votano AfD? Noi diciamo perché soffrono il precariato, la disoccupazione, la mancanza di valori, cioè tutto quello che hanno prodotto le politiche neoliberali, ergo bisogna combattere quelle politiche”.

Ha cominciato a dire: “Ma perché tutto quello che dice la AfD deve essere sbagliato? E se per caso dicesse qualche cosa di giusto, non sarebbe il caso di starla ad ascoltare e di intervenire sulle cause della sua protesta?”. Addirittura ha detto che sarebbe disposta a votare delle mozioni di AfD se fossero ragionevoli.

Insomma ha, a mio avviso, messo il dito sulla piaga, denunciando il fatto che spesso l’”antifascismo” [del potere, ndr] è solo immobilismo, se non il modo con il quale si giustifica il persistere di politiche neoliberali.

Ma c’è un altro motivo per cui BSW va forte: per la sua campagna contro la criminalità finanziaria, contro l’evasione fiscale organizzata dalle grandi banche, quella che aveva fatto diventare famosa la procuratrice Anne Brorhilker, che aveva scoperto le colossali truffe fiscali organizzate dalle banche e le aveva portate in giudizio.

Bene, questa donna ha dato in aprile le dimissioni dalla magistratura dicendo che l’apparato statale non ha nessuna intenzione di perseguire fino in fondo l’evasione fiscale ed ha lasciato intendere che il cancelliere Scholz è uno dei primi a voler proteggere la criminalità finanziaria.

BSW ha tra i suoi uomini di punta Fabio De Masi, un oriundo italiano che ha combattuto con grande energia e competenza la criminalità finanziaria. Ma non basta, BSW ha denunciato il modo in cui il Cancelliere ha gestito l’affare dell’attentato al North Stream.

E allora tiriamo le somme: la SPD e la CDU insieme non hanno la maggioranza nel Brandeburgo, hanno bisogno di una stampella, sarebbero stati i Verdi o i Liberali, quelli che formano l’attuale governo federale, ma nessuno dei due ha superato la soglia del 5%, quindi sono fuori.

Che cosa rimane? La BSW, che ha già detto che è disposta a dare una mano ma a certe condizioni, lo ha detto la sua portavoce in Brandeburgo che si chiama Amira Mohamed Ali. Quindi in Brandeburgo si formerebbe una coalizione, comunque traballante, formata da un leader SPD avversario di Scholz e da un partito che considera Scholz un protettore degli evasori fiscali.

Si capisce la Schadenfreude di AfD, che esulta per la sedicente sconfitta pensando alla vittoria nelle prossime elezioni federali (2025) e irride alla possibile coalizione di carta che si potrebbe formare nel Land. I Verdi, invece di fare autocritica, sclerano con dichiarazioni da gente che ha perso il cervello.

Per dire l’aria che tira da quelle parti. Tra i candidati AfD c’era un commerciante di auto che aveva certe cariche riservate ai laici nella chiesa evangelica. La Chiesa gli ha tolto tutte le cariche e l’uomo non è stato eletto.

Una delle cose più interessanti da sapere è a chi sono andati i voti degli ex astensionisti. Insomma, quelli che si sono astenuti nelle elezioni precedenti per chi hanno votato adesso?

Questa, a mio avviso, è la questione politica più scottante oggi in Europa, o si capisce la dinamica dell’astensionismo o si va avanti così tra neoliberalismo, populismi e neofascismo. Fermo restando ovviamente che la questione n. 1 in assoluto è la lotta contro le politiche neoliberali e belliciste.

I conflitti sul terreno del lavoro sono l’unica via d’uscita e l’esperienza del WFP (Working Families Party) negli Stati Uniti mi conforta in questo senso.

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23/09/2024

Germania - Il Brandeburgo concede una tregua a Sholz

Le elezioni in Brandeburgo – il Land della ex Germania Est che circonda la città-stato di Berlino – erano molto attese per verificare se l’ascesa dei neonazisti era davvero inarrestabile e se questo avrebbe travolto il governo nazionale “semaforo” (socialdemocratici, liberali, verdi), guidato dall’impalpabile Olaf Scholz.

Il risultato delle urne rinvia il momento del redde rationem. L’Spd ha ottenuto circa il 30,7%, con Afd che si è fermata al 29,4%. Tutto merito, però, del governatore locale Dietmar Woidke, ormai al suo quarto mandato, che aveva trasformato le elezioni regionali nel solito referendum su di sè contrapposto ai nazisti.

Ha vinto comunque la scommessa, portando a votare il 74% degli aventi diritto (11% in più della volta precedente; l’astensionismo vola infatti anche in Germania).

Grande respiro di sollievo dell’establishment teutonico (che già da tempo si prepara a tornare alle fanfare hitleriane senza troppi problemi), che però deve registrare come “il problema” sia tutt’altro che superato.

La “resistenza” dell’Spd avviene a scapito della democristianissima Cdu, precipitata al 12,1%, il che allontana anche l’ipotesi di riserva: sostituire Scholz con Friedrich Mez, cambiando radicalmente il panorama governativo (la Cdu è attualmente all’opposizione).

Ma sono anche scomparsi i due alleati nazionali di Scholz, visto che verdi-guerrafondai e liberali-austeri non hanno superato la soglia di sbarramento al 5% (così come Die Linke).

Dunque la formazione del governo del Brandeburgo resta un problema, visto che il movimento di Sahra Wagenknecht – anche qui all’esordio elettorale, dopo Bassa Sassonia e Turingia – prende il 13,4 e aveva preannunciato che in ogni caso non avrebbe partecipato a governi né con i socialdemocratici, né – tanto meno – con l’Afd.

Cantano comunque vittoria i neonazisti, che avanzano di un altro 5% rispetto al passato e possono quindi dire di aver “vinto l’oro una volta e l’argento due volte” in tre elezioni nell’Est questo mese. Se continua così la valanga rischia di diventare fragorosa...

C’è da sottolineare che ai nazisti sono stati regalati una serie di assist veramente succulenti. A parte la questione dell’immigrazione – cavallo di battaglia reazionario in tutta Europa, con il condimento di teorie dietrologiche sulla “sostituzione etnica”, ecc. – i partiti e partitini dell’establishment hanno creato e poi lasciato completamente scoperte le due questioni centrali per lavoratori, studenti, pensionati e popolazione povera in genere: ovvero la miseria salariale (per quanto molto migliori dei salari italiani, quelli tedeschi sono praticamente bloccati dall’inizio del secolo, grazie al “socialdemocratico” Schroeder e ai suoi mini-job) e la paura di entrare in guerra con la Russia.

Non è un caso che l’unica forza politica in grado di affermarsi, contrastando duramente proprio i nazisti dell’Afd, sia il neonato movimento della Wagenknecht (Bsw), che ha fatto di queste due questioni il proprio baricentro, sottraendole almeno in parte al consenso ultra-reazionario.

Mentre i cautelosi iper-tattici della Linke (“mi alleo con l’Spd, ma resto alternativo”) sembrano entrati definitivamente nella fase della dissoluzione.

Sono tempi di crisi e di guerra, anche in Germania. I pilastri dell’industria tedesca (Volkswagen, Mercedes, Bmw) tremano e preparano ristrutturazioni che porteranno a decine di migliaia di licenziamenti; le armi all’Ucraina vengono mandate avvicinando il momento della partecipazione diretta della Nato e quindi delle possibili ritorsioni russe.

E in tempi di crisi e di guerra non hanno più spazio le posizioni “né-né” o troppo incolori. O stai con il potere imperiale o stai contro. E persino chi fa solo finta di essere contro, come i nazisti, ottiene uno spazio spropositato...

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21/09/2024

Germania - Domani si vota nel Brandeburgo. Testa a testa nei sondaggi tra AfD e Spd. Governance impossibile

Dopo Turingia e Sassonia domani, 22 settembre, si vota anche nel land del Brandeburgo per rinnovare il Parlamanto regionale.

L’ultimo sondaggio realizzato dalla rete televisiva tedesca Zdf indica un testa a testa tra due partiti. Da una parte il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) con il 28 per cento delle preferenze, dall’altra il Partito socialdemocratico (Spd) – attualmente alla guida del Brandeburgo – con il 27 per cento.

A seguire, con molto distacco, vengono poi l’Unione cristiano-democratica (Cdu) con il 14 per cento, il partito della sinistra Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw) con il 13 per cento, i Verdi al 4,5 per cento e Die Linke al 4 per cento.

Se oltre che nei sondaggi questo fosse anche il risultato delle elezioni, gli analisti politici si aspettano uno stallo per quanto riguarda la formazione di un nuovo governo nel Brandeburgo.

In caso di vittoria della AfD, escluso fino ad oggi come interlocutore da tutti gli altri partiti tedeschi, questa non troverebbe alleati per formare una coalizione, anche perché il candidato principale, Hans-Christoph Berndt, viene attualmente classificato come estremista di destra dall’Ufficio per la protezione della Costituzione.

Ma sarebbe molto difficile anche riproporre la stessa coalizione attualmente alla guida dello Stato – composta da Spd, Cdu e Verdi – visto che questi ultimi, dato il previsto risultato sotto il 5 per cento, molto probabilmente non otterranno alcun seggio al parlamento del Brandeburgo. Anche una eventuale coalizione a due partiti tra Spd e Cdu, non riuscirebbe a conquistare la maggioranza di 88 seggi necessari per governare e l’unica opzione sarebbe di includere nell’alleanza anche il Bsw di Sara Wagenknecht.

Come condizione per la partecipazione al governo, il candidato principale del BSW Robert Crumbach ha chiesto un chiaro segnale che la Germania intraprenda azioni diplomatiche per porre fine alla guerra in Ucraina.

Diversamente – scrive il giornale Junge Welt – un secondo posto per l’SPD e le dimissioni dell’attuale presidente del Brandeburgo Woidke, potrebbero alimentare il dibattito sull’idoneità o meno di Scholz come candidato cancelliere dell’SPD alle elezioni del Bundestag il prossimo anno. La scorsa settimana, l’ex leader del partito SPD Franz Müntefering ha dichiarato al Tagesspiegel che la questione della candidatura alla cancelleria era aperta ed ha elogiato il ministro della Difesa federale dell’SPD, il “falco” Boris Pistorius. Pochi giorni dopo, il sindaco di Monaco Dieter Reiter ha fatto lo stesso.

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02/09/2019

Germania - Nei Lander dell’Est cresce Afd. La risposta non è il “modello Gorlitz”

La Sassonia e il Brandeburgo, per dirla educatamente, hanno complicate leggi elettorali. Le loro disposizioni in materia di indennità compensative e di mandato possono distorcere gravemente i risultati delle elezioni.

L’assegnazione dei seggi in entrambe le diete dei due Lander cruciali per la formazione di un governo, sarà presumibilmente solo il risultato finale ufficiale. Dopotutto, l’AfD nella Sassonia orientale prima di domenica sera, a volte era molto più avanti del CDU. Tuttavia, è possibile che due partiti come la CDU e i Verdi, possano formare una coalizione.

Ma a prescindere da ciò, i risultati elettorali di domenica affermano che i due partiti più forti in entrambi gli stati finora hanno potuto mantenere le loro posizioni migliori solo attraverso il voto tattico di molti elettori. Se il CDU in Sassonia e l’SPD nel Brandeburgo sono in vantaggio nonostante le notevoli perdite, allora si presenta un caso esemplare: l’elezione del sindaco a Görlitz.

Il 26 maggio c’era il candidato AfD con oltre il 36 percento nel primo turno. Per il secondo turno, tutte gli altri partiti hanno convenuto sull’elezione del candidato CDU che ha raggiunto il 55 percento il 16 giugno. Il supporto per lui e il suo partito può essere letto solo in modo condizionale.

Inoltre, la CDU sassone è un’associazione nazionale che rappresentava, prima della fondazione della parte AfD, le medesime posizioni su una base di un anticomunismo totalitario ed era responsabile del fatto che il NPD è stato due volte nella legislatura statale.

Le perdite per SPD e Die Linke, nonché la debole performance dei Verdi rispetto ai sondaggi delle ultime settimane, sono relativizzate dal comportamento di voto secondo il modello Görlitz. Tuttavia, il voto tattico non spiega tutto, in particolare non lo schianto del partito Die Linke. In Sassonia, la loro quota di voti è più che dimezzata dal picco del 23,6 per cento nel 2004, sulla base delle proteste contro “L’Agenda 2010” di SPD. I Verdi che ribollivano, nel Brandeburgo sono passati dal 28 percento nello stesso anno al 10,3 percento di oggi, dal momento che il loro profilo politico è stato completamente affinato dalla volontà quasi incondizionata alla partecipazione del governo in Sassonia. Nel Brandeburgo, dopo dieci anni di gabinetto, Die Linke non ha le sue carte da giocare, se non promesse non mantenute.

La situazione sociale nella Germania orientale ha ancora un carattere specifico. Nel frattempo questo malessere è di fatto affrontato solo dalla destra. La sinistra ha una responsabilità significativa nell’ascesa dei demagoghi di destra, specialmente a Est.

Ancora una volta, la borghesia tedesca ha fatto esplodere una fazione radicale come l’AfD e la usa come una punta ideologica e politica contro gli interessi dei lavoratori. È riuscita a fare di tutto, su temi come immigrazione, migrazione e fuga, con il supporto dei media, ma anche di parti dell’elettorato della CDU e della CSU. Ciò distrae dai contrasti sociali e dalle guerre in cui la Repubblica federale partecipa come principale fonte di distrazione di massa. I socialisti governativi del partito Die Linke non sono stati in grado di formulare la propria posizione su questa questione, un marxista lì è fuori discussione. La parola “imperialismo” è tabù.

Tuttavia, va anche notato che non c’è alcun motivo di scegliere AfD. Chiunque lo faccia, comunque è responsabile della sua scelta. Dato che i partiti si sono già messi la pelliccia sulle orecchie con la loro giustificazione neoliberista, potrebbe continuare a votare dentro una nuova e ampia coalizione che va dalla CDU ai Verdi. Chi sceglie l’AfD, sceglie la guerra sociale con una giustificazione nazionalista di destra, specialmente se la CDU è disposto a collaborare con essa.

E chi sceglie AfD, sceglie anche la guerra all’esterno. Ciò è garantito dalla Rete delle forze armate dell’AfD, che ora sta raggiungendo il massimo livello di comando con un generale a tre stelle, che è candidato al sindaco di Hannover. Il documento “Armed Forces Bundeswehr” del “Working Group Defence” del gruppo parlamentare AfD del 27 giugno ne parla ampiamente. Non vi è alcuna differenza nella politica di guerra del governo federale. In entrambi i campi, la guerra interna ed esterna, una sinistra che non avesse trasformato la funzione dei propri eletti nel governo, avrebbe avuto un campo di battaglia. Ma ciò richiede un riallineamento che questa non vuole e probabilmente non può iniziare.

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