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18/10/2020

L’omicidio di Reinoehl, ordinato e rivendicato da Trump

L’uccisione dell’attivista antifascista Michael Reinoehl, ricercato per la morte di un sostenitore di Trump a Portland, nell’Oregon, è stato un omicidio premeditato. Compiuto da una task forze di “federali”, ossia agenti alle dirette dipendenze dell’US Marshall. Ossia dell’amministrazione Trump. Le polizie locali, non meno violente e razziste, dipendono invece dai sindaci o dai governatori dei singoli Stati federati.

L’inchiesta svolta da ben quattro giornalisti del New York Times, testata certo con sospettabile di simpatie per il movimento antifascista, non lascia dubbi. Hanno ascoltato tutti e 22 i testimoni diretti della fucilazione preparata dai “federali”. Hanno raccolto i rapporti stilati dalla polizia locale e dal tenente della contea di Thurston, teatro dell’omicidio.

E la conclusione non può che essere: omicidio pianificato con cura con cura dai killer del governo.

Due dettagli sembra importante sottolineare: la rivendicazione piena dell’omicidio da parte di Donald Trump, a sottolineare – senza dirlo apertamente – che l’ordine è arrivato direttamente da lui.

E il fatto che Reinoehl, latitante a più di 100 chilometri dalla sua residenza abituale, sia stato individuato grazie a un “informatore” dei federali, probabilmente un infiltrato nel movimento sviluppatosi a livello di massa a partire dall’uccisione di George Floyd.

Sono due elementi politici importanti per chiunque, in questa parte dell’Occidente, voglia seriamente ragionare su come si sviluppa il conflitto sociale e la lotta per la trasformazione. E su come “il nemico” non si faccia scrupoli circa gli strumenti da mettere sul terreno per annientare la Resistenza.

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“Hanno sparato subito“: come una task force americana ha ucciso un attivista Antifa

I nuovi resoconti della scena sollevano dubbi sul fatto che Michael Reinoehl, sospettato di aver ucciso un sostenitore di Trump di estrema destra, abbia tirato fuori una pistola prima che gli agenti gli sparassero mortalmente.

Michael Reinoehl era in fuga.

Pochi giorni dopo una sparatoria che ha lasciato un sostenitore di Trump morto per le strade di Portland, Oregon, Michael Reinoehl, un attivista antifa che era stato indicato dai media come punto focale dell’indagine, temeva che i vigilantes gli stessero dando la caccia, per non parlare della polizia. Anche alcuni dei suoi amici più stretti non sapevano dove si trovasse.

Ma le autorità lo sapevano.

Il 3 settembre, circa 120 miglia a nord di Portland, Reinoehl stava salendo sulla sua station wagon Volkswagen quando un paio di Suv senza contrassegni hanno ruggito per le strade, fino a fermarsi proprio davanti al suo paraurti.

I membri di una task force degli U.S. Marshal sono saltati fuori e hanno esploso una pioggia di proiettili che hanno frantumato i finestrini, sfrecciato davanti ai passanti e lasciato Reinoehl morto in strada.

Il procuratore generale William P. Barr ha definito l’operazione come un “risultato significativo” che ha eliminato un “agitatore violento”. Gli agenti avevano aperto il fuoco, ha detto, quando Reinoehl “ha tentato di sfuggire all’arresto” e “ha estratto un’arma da fuoco” durante l’attacco.

Ma una ricostruzione di ciò che è successo quella notte, basata sui racconti delle persone che hanno assistito allo scontro e sui risultati preliminari degli investigatori, produce un quadro molto diverso – un quadro che solleva dubbi sul fatto che le forze dell’ordine abbiano tentato seriamente di arrestare Reinoehl prima di ucciderlo.

Nelle interviste con 22 persone che si trovavano nei pressi della scena, tutti, tranne uno, hanno detto di non aver sentito gli ufficiali identificarsi o dare ordini prima di aprire il fuoco. Nelle loro dichiarazioni ufficiali, non ancora rese pubbliche, gli agenti hanno offerto testimonianze diverse sul fatto di aver visto il signor Reinoehl con un’arma.

Uno ha detto agli investigatori che pensava di aver visto il signor Reinoehl sollevare una pistola all’interno del veicolo prima che iniziasse lo sparatoria, ma altri due hanno detto di non averlo visto.

Michael Reinoehl aveva con sé una pistola calibro 38 quando è stato ucciso, secondo la squadra dello sceriffo della contea che sta conducendo un’indagine criminale per omicidio sulla sua morte.

Ma l’arma è stata trovata nella sua tasca.

Un fucile AR (un fucile semiautomatico statunitense, prodotto dalla Armalite, ndT) è stato trovato apparentemente intatto in una borsa nella sua auto.

Cinque testimoni oculari hanno detto negli interrogatori che gli spari sono iniziati nell’istante in cui sono arrivati i veicoli. Nessuno di loro ha visto il signor Reinoehl con un’arma in mano. Un singolo bossolo dello stesso calibro della pistola che portava con sé è stato trovato all’interno della sua auto.

Garrett Louis, che ha assistito all’inizio della sparatoria mentre cercava di togliere il figlio di 8 anni dalla linea di tiro, ha detto che gli agenti sono arrivati con una tale velocità e violenza che inizialmente ha pensato che fossero spacciatori di droga che sparavano al nemico – fino a quando non ha visto i loro giubbotti delle forze dell’ordine.

“Rispetto i poliziotti fino in fondo, ma le cose non sono state fatte assolutamente in modo corretto“, ha detto il signor Louis.

L’U.S. Marshals Service si è rifiutato di commentare questo articolo, citando l’indagine in corso. L’agenzia aveva già detto di aver tentato di “arrestare pacificamente” il signor Reinoehl e che egli aveva minacciato la vita degli agenti delle forze dell’ordine.

Il presidente Trump, che ha descritto le proteste per la giustizia razziale, come il “lavoro di criminali senza legge che hanno fatto impazzire la nazione”, ha elogiato l’operazione.

“Questo tizio era un criminale violento, e gli U.S. Marshal lo hanno ucciso“, ha detto il presidente a Fox News. “E vi dirò una cosa, è così che deve essere. Ci deve essere una punizione quando si ha un crimine come questo“.

Quel colpo sembrava l’inizio di una guerra

Michael Reinoehl si era unito ai manifestanti a Portland in seguito all’uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis, a maggio, scrivendo online che stavano conducendo una guerra necessaria con il potenziale di “sistemare tutto”.

Si è dedicato al movimento Black Lives Matter e una volta si è dichiarato “100% ANTIFA fino in fondo“.

Michael Reinoehl, uno snowboarder professionista di 48 anni, aveva avuto problemi con la legge a giugno, quando è stato citato per aver guidato sotto l’effetto di una “sostanza controllata” (inserita in una lista di sostanze pericolose, NdT) e per avere un’arma da fuoco non autorizzata nell’auto. Più tardi, durante le proteste, la polizia lo ha arrestato e lo ha denunciato per aver portato un’arma da fuoco carica in un luogo pubblico, ma i pubblici ministeri hanno fatto cadere le accuse.

Quando a Portland sono iniziate le proteste contro la polizia, si è ritagliato un ruolo nella sicurezza, proteggendo gli attivisti. Dopo che una carovana di sostenitori di Trump è arrivata a Portland il 29 agosto e ha iniziato a scontrarsi con i manifestanti, una telecamera di sicurezza ha mostrato Reinoehl che teneva d’occhio uno di loro – Aaron J. Danielson, un sostenitore del gruppo di estrema destra Patriot Prayer – che camminava con una bomboletta di repellente per orsi e un manganello espandibile.

Qualche secondo dopo, un altro video in livestream ha ripreso Danielson mentre veniva colpito, e il giornale dell’Oregon ha riferito più tardi che Reinoehl era sotto inchiesta per questo.

Mentre si stava nascondendo, nel corso di un’intervista con Vice News, il 3 settembre, Reinoehl ha detto di aver sparato per legittima difesa. “Quel colpo sembrava l’inizio di una guerra“.

Una notte tranquilla e un’irruzione improvvisa

Il giorno dell’intervista, gli ufficiali della Pacific Northwest Violent Offender Task Force degli U.S. Marshals si sono incontrati per un briefing di intelligence.

La squadra, che comprendeva un mix di forze dell’ordine federali, statali e locali, sapeva già che Michael Reinoehl alloggiava in un complesso di appartamenti in mattoni a Lacey, nello stato di Washington.

La task force aveva informazioni da un informatore, passate dalla polizia di Portland, sulla posizione di Reinoehl e sul possesso di armi da fuoco, ha detto il tenente Ray Brady dell’ufficio dello sceriffo della contea di Thurston, che guida la squadra che indaga sulla morte di Reinoehl.

Sebbene la polizia di Portland non avesse ancora emesso un mandato per l’arresto di Reinoehl, la task force si era preparata a intervenire.

Quella sera, fuori dal complesso di appartamenti dove la polizia dice che Reinoehl avesse soggiornato, il quartiere era tranquillo.

Il signor Louis, un falegname ed ex medico dell’esercito degli Stati Uniti, guardava suo figlio andare in bicicletta con suo fratello minore e un amico del quartiere. Dietro l’angolo, Chad Smith e due amici, Chase Cutler e Jon Chastain, stavano concludendo un pomeriggio di lavoro sulle auto.

Michael Reinoehl ha lasciato l’appartamento e si è diretto verso la sua Volkswagen, parcheggiata lungo la strada a circa 30 metri di distanza. Due ufficiali lo hanno identificato positivamente, mentre lui stava salendo in macchina, ha detto il tenente Brady, che ha condiviso alcuni dei risultati iniziali dell’indagine con il New York Times.

Hanno deciso di effettuare un arresto immediato, hanno detto gli ufficiali agli investigatori, in parte per evitare un inseguimento ad alta velocità.

Il signor Smith ha detto che lui e i suoi amici hanno girato la testa al suono di un veicolo che accelerava rapidamente, diretto a sud verso la strada dove il signor Reinoehl stava camminando. Un secondo SUV delle forze dell’ordine, parcheggiato di fronte alla casa del signor Smith, si è mosso così velocemente che gli amici hanno pensato di essere testimoni di un incidente stradale o di una sparatoria tra bande.

Il signor Smith e il signor Cutler sono corsi dietro ai SUV non contrassegnati, guardando mentre svoltavano sulla strada di Reinoehl, uno dei due tagliava l’angolo e sfrecciava sull’erba.

Nate Dinguss, che secondo il tenente Brady viveva nell’appartamento dove alloggiava Reinoehl, ha detto che Reinoehl stava masticando un chewingum mentre si avvicinava alla sua station wagon, con un telefono in una mano e una borsa nell’altra.

Dinguss ha detto in un’intervista che gli agenti hanno cominciato a saltare fuori dai veicoli prima che fossero completamente fermi, e che uno di loro ha aperto il fuoco immediatamente, prima che venisse dato qualsiasi comando.

Un altro uomo che portava a spasso il cane nelle vicinanze ha detto che l’esplosione di circa 10 colpi di pistola è iniziata quasi immediatamente dopo che i SUV si sono fermati, e che non ricordava di aver sentito alcun comando.

Anche il signor Louis, che si trovava dall’altra parte della scena, a circa 140 piedi da Reinoehl, ha detto che la polizia ha aperto il fuoco immediatamente, senza dare alcun avvertimento – così come il signor Smith e il signor Cutler.

“Non c’è stato nessun ‘Scendi dalla macchina!’. Non c’è stato nessun ‘Stop!’. Non c’era niente. Sono scesi dall’auto e hanno iniziato a sparare“, ha detto.

Mr. Smith l’ha descritto in modo simile: “Non c’erano urla. Non c’è stato alcun alterco. Si è trattato solo di colpi di pistola“.

Delle 22 persone intervistate dal Times, che hanno detto di essere state vicine alla sparatoria quando è avvenuta, solo un uomo ha riferito di aver sentito delle urla prima che gli spari iniziassero.

Quell’uomo, Quentin Gruner, il cui appartamento è a circa 75 metri di distanza, ha detto che stava facendo uscire il suo cane quando ha sentito gridare che pensava che i vicini stessero litigando, seguito da un rumore schioccante.

I quattro ufficiali che stavano viaggiando sui SUV hanno detto nelle loro dichiarazioni agli investigatori dello sceriffo della contea di Thurston che hanno gridato “Fermi! Polizia” prima di aprire il fuoco, ha detto il tenente Brady.

Ma gli agenti hanno raccontato storie contrastanti su ciò che li ha portati ad iniziare a sparare. Uno ha riferito di aver visto Reinoehl, all’interno del veicolo, sollevare “ciò che percepivano come una pistola“, ha detto il tenente Brady. Altri due ufficiali hanno detto di aver visto solo Reinoehl fare “movimenti furtivi” verso la console centrale.

Il tenente Brady ha detto che i primi colpi sembrano aver colpito Reinoehl all’interno del veicolo, e i video delle conseguenze mostrano segni di proiettili nel lato del guidatore del parabrezza. Anche se apparentemente ferito, Reinoehl ha iniziato ad allontanarsi dagli ufficiali a piedi.

Gli ufficiali continuarono a sparare, e quando Reinoehl entrò in strada da dietro un camion vicino, un’ultima raffica lo abbattè, ha detto il tenente Brady. Molto probabilmente è morto immediatamente, secondo il medico legale della contea di Thurston, Gary Warnock.

Gli ufficiali hanno anche offerto resoconti contrastanti su quei colpi finali. Uno ha detto che Reinoehl, mentre era in strada, ha puntato una pistola. Altri ufficiali hanno detto che sembrava che stesse cercando di “recuperarne” una dalla tasca dei pantaloni.

Mentre perquisivano il corpo di Reinoehl, gli ufficiali hanno trovato la pistola, disse il tenente Brady. Era ancora nella sua tasca.

Le conseguenze

In tutto, quattro ufficiali hanno sparato circa 30 colpi da due fucili e due pistole, ha detto il tenente Brady.

Una visita sulla scena da parte di un giornalista, così come i video e le foto dei postumi, hanno mostrato che almeno otto dei proiettili degli ufficiali hanno colpito proprietà civili (case, automobili, ecc, ndT)).

Angel Romero, che vive nelle immediate vicinanze della sparatoria, ha detto che almeno cinque proiettili hanno colpito un muro di mattoni e una recinzione di legno a casa sua. Uno ha attraversato un muro esterno ed è passato sopra la sua cuccia per cani e attraverso la sala da pranzo – mancando di poco il fratello prima di fermarsi nel muro di una cucina.

Il vicino di casa del signor Romero ha trovato un proiettile fracassato nell’erba del suo cortile.

“Hanno trovato proiettili rimbalzati vicino a dove c’era mio figlio”, ha detto il signor Louis.

Il tenente Brady ha detto che ci vorranno diversi mesi prima che i risultati del laboratorio stabiliscano se il bossolo trovato nella Volkswagen corrisponda alla pistola trovata nella tasca di Reinoehl, e non si saprà mai se è stata sparata quel giorno.

Non ci sono prove che Reinoehl abbia toccato il fucile trovato nella borsa della sua auto, ha detto l’investigatore capo.

Nessuno degli agenti ha detto di aver visto Reinoehl sparare con la sua pistola, e gli investigatori non hanno trovato altre prove che suggeriscano che sia stato lui. Gli investigatori non hanno trovato proiettili o bossoli calibro 38 all’esterno del veicolo.

All’indomani, alcuni notiziari hanno citato testimoni secondo cui Reinoehl ha sparato dei colpi. Uno di loro, il signor Smith, ha detto di essere stato citato erroneamente. Un’altra donna ha detto che anche Reinoehl avrebbe sparato dei colpi, ma in un altro resoconto ha detto di non essere presente quando è iniziata la sparatoria. Il signor Cutler ha detto di aver sentito una pistola che pensava potesse essere il primo sparo di Reinoehl, ma il tenente Brady ha detto che gli ufficiali hanno sparato sia con pistole che con fucili.

Sei minuti dopo l’inizio della sparatoria, Jashon Spencer, un residente del complesso di appartamenti, ha iniziato a filmare un video in diretta dalla scena. In esso, circa otto minuti e mezzo dopo che era stato probabilmente ucciso, si è potuto vedere un ufficiale iniziare le compressioni toraciche sul corpo immobile di Reinoehl. Sono state effettuate in modo quasi perfetto, da una posizione eretta, e presto sono terminate.

Fonte

16/10/2020

USA - L’esecuzione di Michael Reinoehl

Fino a che punto è possibile parlare di democrazia e stato di diritto in un paese nel quale un sospettato di un crimine viene ucciso sommariamente per strada da agenti di polizia e membri di milizie paramilitari con la piena approvazione dei massimi vertici del governo? Questa domanda andrebbe posta seriamente per gli Stati Uniti, dove recenti indagini giornalistiche hanno ricostruito le circostanze dell’esecuzione in piena regola in una località dello stato di Washington dell’attivista di sinistra, Michael Reinoehl, nel pieno delle proteste esplose in molte città americane contro la brutalità delle forze di polizia.

Il 48enne Reinoehl si era unito quasi subito alle dimostrazioni seguite all’assassinio di George Floyd da parte della polizia nel mese di maggio, aderendo “al 100%” al movimento anti-fascista “ANTIFA”. A Portland, nello stato dell’Oregon, Reinoehl si era auto-assegnato l’impegno di proteggere con le armi i manifestanti pacifici, minacciati da provocatori appartenenti a gruppi di estrema destra, spesso istigati direttamente dal presidente Trump.

Una “carovana” di questi militanti armati era intervenuta durante una manifestazione anche il 29 agosto scorso e nelle strade di Portland erano quasi subito iniziati gli scontri. Reinoehl aveva finito per sparare e uccidere Aaron Danielson, membro di una delle formazioni dell’ultra-destra USA, i cosiddetti Patriot Prayer, e ritratto poco prima da una telecamera di sorveglianza mentre si aggirava tra i dimostranti con un bastone e una bomboletta di spray repellente. In un’intervista rilasciata dopo avere abbandonato Portland per cercare di nascondersi e sfuggire a una probabile vendetta, Reinoehl avrebbe spiegato di avere agito per salvare la vita a un amico che stava per essere aggredito da Danielson.

Questo episodio aveva scatenato l’ira della galassia dell’estrema destra americana e segnato la condanna a morte di Michael Reinoehl, eseguita in collaborazione tra organi di polizia e milizie armate. Dopo alcuni giorni, il sospetto era stato così localizzato a circa 200 chilometri a nord di Portland, grazie a intercettazioni telefoniche, condotte prima dell’ottenimento di un regolare mandato, e alla segnalazione di un informatore della polizia.

La ricostruzione dettagliata dell’assassinio deliberato di Reinoehl che è seguito, già ipotizzata dalle notizie che erano circolate sulla stampa americana dopo i fatti, è stata resa possibile dalle indagini del New York Times, del network radiotelevisivo Oregon Public Broadcasting e della testata on-line ProPublica, basate su interviste con numerosi testimoni oculari e sull’esame dei documenti dell’indagine in corso, affidata all’ufficio dello sceriffo della contea di Thurston, nello stato di Washington.

La mattina del 3 settembre, Reinoehl era appena salito sulla sua auto, ferma nel parcheggio di un complesso di appartamenti dove aveva trovato rifugio in un sobborgo della città di Olympia, quando due SUV privi di segni distintivi delle forze di polizia sono arrivati sul posto a tutta velocità. Dai mezzi sono scesi uomini armati che hanno subito aperto il fuoco contro l’auto di Reinoehl. Dopo i primi spari, quest’ultimo è riuscito a scendere dalla vettura e, nonostante le ferite, ha provato a fuggire in strada, ma è stato alla fine raggiunto da un’ultima scarica che lo ha ucciso sul posto.

Il New York Times ha scritto mercoledì che dei 22 testimoni intervistati e presenti sulla scena solo uno ha sostenuto che i membri del commando si sono identificati o hanno intimato a Reinoehl di arrendersi. Tutti gli altri hanno testimoniato in sostanza di avere visto una vera e propria esecuzione, come era nelle intenzioni degli uomini armati che l’hanno portata a compimento. Nonostante la presenza di testimoni, la polizia federale coinvolta nell’operazione, il cosiddetto “US Marshals Service”, ha invece sostenuto di avere provato ad arrestare in maniera inoffensiva il sospettato, il quale però avrebbe reagito mettendo a rischio le vite degli agenti.

Tre dei presunti agenti responsabili dell’esecuzione hanno comunque fornito informazioni discordanti sugli ultimi istanti di vita di Reinoehl. Uno di loro ha affermato di averlo visto estrarre e puntare un’arma dall’interno del veicolo, mentre gli altri due hanno smentito questa versione. Ancora, dopo il breve inseguimento, Reinoehl avrebbe di nuovo minacciato con una pistola i suoi esecutori, tanto da giustificare la sparatoria finale. La vittima aveva in effetti con sé una pistola calibro .38, ma l’arma è stata in seguito ritrovata ancora nella tasca dei suoi pantaloni.

Braccato da giorni dai suoi inseguitori e comprensibilmente terrorizzato per quello che sarebbe potuto capitargli, Reinoehl si stava muovendo anche con un fucile, ma anche in questo caso l’arma non ha rappresentato una minaccia per nessuno, visto che è rimasta nel portabagagli della sua auto. La polizia avrebbe poi individuato un solo bossolo di pistola nell’abitacolo dell’auto di Reinoehl. I risultati degli esami balistici non sono ancora disponibili, anche se appare altamente probabile che esso provenga dalle armi degli agenti. Secondo le informazioni fornite al Times dalle autorità che stanno conducendo le indagini, gli autori dell’assassinio hanno sparato in tutto 30 colpi con due fucili e altrettante pistole.

Le testimonianze raccolte dai giornalisti che hanno approfondito il caso, molte delle quali da passanti che, incredibilmente, non sono ancora stati interrogati dalla polizia, confermano dunque l’esecuzione deliberata. Alcuni particolari appaiono particolarmente raccapriccianti. Un testimone racconta di come quella mattina del 3 settembre si fosse trovato a pochi metri dal luogo dove avvennero i fatti in compagnia del figlio di otto anni, trovandosi costretto a trovare riparo dal fuoco improvviso.

La sparatoria ha lasciato almeno otto segni di pallottole nelle strutture o nelle abitazioni adiacenti. Un residente della zona ha raccontato che una di esse ha attraversato la propria cucina, sfiorando un famigliare, prima di finire la corsa contro un muro. Altri ancora hanno riferito di aver visto gli agenti – o presunti tali – scendere dai SUV ancora in corsa e aprire subito il fuoco contro Reinoehl, così che l’impressione immediata era stata per lo più quella di un regolamento di conti tra gang di spacciatori.

I fatti descritti sono indiscutibilmente sconvolgenti, soprattutto perché si inseriscono in un quadro segnato da altri episodi tipici di un regime autoritario. Ad esempio, durante le proteste contro la polizia dei mesi scorsi, in più di un’occasione dei veicoli senza identificazione avevano prelevato manifestanti pacifici dalla strada, tenendoli poi in stato di fermo per parecchie ore o alcuni giorni in luoghi sconosciuti e al di fuori di qualsiasi procedimento legale.

Quel che è peggio è che la deriva anti-democratica registrata in parallelo agli eventi di questi mesi è stata incoraggiata, e non solo attraverso tweet e dichiarazioni varie, dal presidente Trump e dai suoi più stretti collaboratori. Trump ha non solo spinto per l’impiego della Guardia Nazionale e, in alcuni casi, dell’esercito e dei corpi speciali della polizia contro i manifestanti, ma ha anche promosso apertamente l’intervento di gruppi e milizie di estrema destra, legati in gran parte al sottobosco “suprematista” e razzista, ampiamente diffuso negli Stati Uniti e già in fermento per le odiate misure restrittive adottate contro la diffusione del Corornavirus.

Proprio sul caso Reinoehl, lo stesso Trump e il suo ministro della Giustizia, o Procuratore Generale, William Barr, hanno avuto un ruolo di rilievo, suscitando più di un sospetto circa la regia del blitz in Oregon. Dopo l’uccisione del militante di estrema destra a Portland per mano di Reinoehl, Trump aveva invitato apertamente alla vendetta contro quest’ultimo e, appena un’ora prima dell’esecuzione, aveva indirizzato un messaggio chiaro su Twitter, chiedendo ai membri del commando di fare il loro lavoro e di “farlo rapidamente”.

Barr, da parte sua, aveva celebrato l’assassinio definendolo un “risultato significativo negli sforzi in corso per ristabilire la legge e l’ordine”. Il ministro della Giustizia si era poi lasciato andare a una ricostruzione dei fatti totalmente falsa. A suo dire, l’esecuzione sarebbe stata cioè giustificata dal fatto che Reinoehl stava cercando di fuggire e aveva minacciato con un’arma gli agenti di polizia che intendevano soltanto eseguire un normalissimo arresto.

Fonte

04/09/2020

Gli Stati Uniti sulla soglia della guerra civile

Michael Reinoehl, ex veterano dell’esercito, era un compagno che si occupava della sicurezza durante le manifestazioni a Portland, sospettato di aver ucciso un miliziano dei gruppi di estrema destra americana che stava minacciando con un coltello lui e un suo amico. Quando stava per essere arrestato, Michael è stato ucciso dalla polizia.

La situazione negli Stati Uniti è sempre più esplosiva, in uno scenario che assomiglia sempre più a una guerra civile.

Da una parte la comunità afroamericana e quella parte di popolazione stanca di un modello sociale marcio e in evidente crisi, che fa ricorso alla violenza strutturale per sopravvivere.

Dall’altra la polizia e i gruppi di estrema destra, ormai vere e proprie milizie armate, lasciate agire indisturbate, con il sostegno degli apparati repressivi e dello stesso presidente Trump. Soltanto nell’ultima settimana abbiamo visto la polizia sparare sette colpi di pistola nella schiena di Jacob Blake a Kenosha, dove, durante le proteste che sono scoppiate dopo questo episodio, un 17enne con un fucile d’assalto è stato lasciato libero di sparare sulla folla, uccidendo 2 persone e ferendone una terza.

A Los Angeles Dijon Kizzee è stato ucciso mentre tentava di scappare da due agenti di polizia, oggi Michael Reinoehl è stato ucciso mentre veniva arrestato.

L’escalation repressiva del governo statunitense per riportare legge e ordine non sta facendo altro che radicalizzare uno dei movimenti più grandi che gli Stati Uniti hanno visto negli ultimi anni.

Il fronte delle proteste continua ad allargarsi, anche al di fuori della comunità afroamericana, e ad acquistare coscienza che il problema non è il governo Trump ma che vanno messe in discussione le radici del modello americano!

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