Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/08/2025

La Conferenza Ebraica Antisionista di Vienna chiede l’espulsione di Israele dall'ONU

Un incontro di oltre 1.000 antisionisti ebrei e non ebrei a Vienna, in Austria, ha rivolto un fermo appello a tutti gli Stati e le comunità ad adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e ad adottare tutte le misure necessarie per fermare il genocidio in corso a Gaza, comprese le sanzioni.

Questo primo evento del suo genere in Europa, ha già gettato le basi per la pianificazione di una seconda conferenza nel 2026. La dichiarazione finale adottata dalla conferenza (13-15 giugno) ha dichiarato: “Noi, relatori e organizzatori della conferenza, rilasciamo questo appello generale, che riflette le posizioni collettive raggiunte durante i tre giorni di deliberazioni”.

La conferenza, organizzata da un piccolo comitato direttivo con sede a Vienna, è stata un incontro appassionato di attivisti per la solidarietà alla Palestina da tutto il mondo. C’era anche una delegazione dall’Indonesia. Il suo successo ha sorpreso gli stessi organizzatori,con centinaia di persone che hanno dovuto essere respinte. Persone ebraiche e non ebree di tutte le fedi o di nessuna, si sono unite nella determinazione di vedere la fine della velenosa ideologia del sionismo che ha motivato la creazione dello stato israeliano.

Tra i tantissimi oratori, hanno parlato Ilan Pappe, Ghada Karmi, Francesca Albanese, Rahma Zein, Rima Hassan.

La Conferenza è stata aperta dal veterano antisionista israeliano Haim Bresheeth della Rete ebraica britannica per la Palestina. I relatori della prima sessione sono stati Ghada Karmi, Ilan Pappe, Rima Hassan, l’eroina della flottiglia della libertà e Francesca Albanese, l’impavida relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina. Gli ultimi due sono apparsi per collegamento video. Rima aveva intenzione di partecipare di persona, ma a causa del suo rapimento e minacce da parte di Israele non era stata in grado di poterlo fare. La sessione è stata moderata da Haim Bresheeth.

Roger Waters ha inviato un video speciale, dove ha anche annunciato di aver contribuito con una donazione per finanziare la conferenza.

Le sessioni si sono articolate in questo modo:
- Dall’orgoglio alla negazione: ebrei arabi e integrazione nel mondo arabo 
- Rivendicare l’antifascismo e combattere la strumentalizzazione dell’antisemitismo
- La decolonizzazione e la liberazione: la rilevanza dei modelli storici
- Dell’impunità, le sanzioni in esecuzione cosa includeranno

La Conferenza ha rappresentato il primo segno visibile delle crepe nel sostegno precedentemente monolitico delle comunità ebraiche della diaspora al sionismo e a Israele. Gli ebrei in tutto il mondo si stanno rendendo conto del fatto che vengono utilizzati dalle élite imperialiste come alibi morale per il genocidio, l’omicidio di massa e l’apartheid di Israele. Un Israele che occupa il territorio libanese e siriano, che minaccerà in futuro l’Iraq, la Giordania e l’Egitto, che sta già attaccando l’Iran e lo Yemen. Israele ogni volta che attacca un paese si giustifica con la “autodifesa”, proprio come i suoi ingannatori attacchi alle persone come “antisemiti”. L'approvazione verso questi continui attacchi contro i suoi vicini come “autodifesa” si sta riducendo, come mostrato da ogni sondaggio nei paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti.

Oggi abbiamo una situazione in cui le élite delle società privilegiate di tutto il mondo, sostengono lo Stato sionista di Israele, ma grandi parti delle popolazioni esprimono sempre più il rifiuto di uno stato il cui militarismo è ormai genocida e criminale.

Mentre Israele attaccava l’Iran, in nome della “autodifesa”, centinaia di delegati a Vienna, si sono riuniti come ebrei antisionisti e alleati contro il sionismo.

Al termine della tre giorni la Conferenza ebraica antisionista ha dichiarato, attraverso un comunicato le su conclusioni:
“...siamo con tutti i palestinesi, in Palestina come in esilio. Siamo contro il sionismo e i suoi crimini, tra cui genocidio, apartheid, pulizia etnica e occupazione. Affermiamo il diritto dei popoli sotto occupazione di resistere con tutti i mezzi, come riconosciuto in numerose risoluzioni dell’ONU... È essenziale che gli ebrei con una coscienza si uniscano ovunque in opposizione al sionismo, in cooperazione e solidarietà con il movimento globale per la liberazione della Palestina.

Siamo impegnati ad espandere il nostro movimento oltre le sue radici europee per includere voci antisioniste da tutto il mondo, incluso il Sud del mondo. Condanniamo senza riserve tutti i crimini di guerra commessi da Israele dal 7 ottobre 2023, tra cui la pulizia etnica, l’apartheid militare, l’annientamento delle città, la distruzione di scuole, le uccisioni di medici e la fame di massa, come strumento per l’espulsione forzata di oltre due milioni di abitanti di Gaza, così come il genocidio in corso di centinaia di migliaia di civili, uno dei peggiori crimini di guerra del nostro tempo.

Queste azioni sono già state riconosciute dalla Corte penale internazionale e dalla Corte internazionale di giustizia, anche se lo Stato di Israele ha categoricamente respinto le richieste di entrambi i tribunali. Ha anche respinto numerose richieste sia dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che dal Consiglio di sicurezza allo stesso modo. Di conseguenza, quasi due milioni di civili sono ora imprigionati in una piccola area della Striscia di Gaza, senza accesso a cibo, acqua, medicine, rifugi o cure mediche. I nuovi crimini sono solo le ultime aggiunte a una lunga storia di crimini simili, risalenti al 2007. Nonostante le ripetute violazioni delle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza, nonché di estensioni e ampi rapporti emessi da relatori speciali delle Nazioni Unite, non sono state imposte sanzioni a Israele...

Le sanzioni dovrebbero includere la sospensione dell’appartenenza di Israele all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, come è successo nel 1974 con il Sudafrica per aver praticato l’apartheid. I crimini di Israele sono chiaramente più orribili... Ma nessuno di questi crimini di guerra e crimini contro l’umanità avrebbe potuto essere commesso o continuato senza il sostegno attivo ed infervorato delle potenze occidentali, attraverso aiuti militari, sostegno finanziario e copertura politica e diplomatica, guidato da Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, permettendo e armando uno stato criminale che commette un genocidio. Questi governi hanno la responsabilità legale e morale ai sensi della Convenzione sul genocidio del 1948. Mentre le Nazioni Unite hanno dispiegato le forze internazionali per decenni per separare i combattimenti tra Israele e Egitto, e Israele e Libano, non ha mai stabilito una forza per proteggere le vite palestinesi dall’oppressione sistematica e dal terrorismo perpetrato dallo Stato israeliano... Siamo determinati ad affermare che è giunto il momento di attuare una tale misura umanitaria. Senza di essa, Israele continuerà i suoi crimini di massa contro i palestinesi”.
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26/06/2022

Disarmare il mondo dal nucleare? A Vienna si cercano soluzioni e la strategia giusta

Mentre Putin e Biden agitano la minaccia nucleare, a Vienna si è discusso il TPNW, Trattato per l’abolizione delle armi di distruzione di massa nucleari.

La prima conferenza delle parti sul TPNW a Vienna, è stato un evento di interesse mondiale per l’abolizione delle armi nucleari che riguarda l’intera umanità.

A Vienna si sono trovate soluzioni per il disarmo con il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari e il Premio Nobel per la Pace ICAN.

Le centinaia di partecipanti al Forum di Vienna sono stati accolti dal saluto di Beatrice Fihn, direttrice dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN).

Beatrice Fihn ha lanciato un proclama: “lanceremo un piano per la fine delle armi nucleari”.

Gli ecopacifisti partecipanti al Forum di Vienna

Anche i rappresentanti di diverse associazioni ecopacifiste italiane collegate a ICAN hanno partecipato alla “Settimana di iniziative antinucleari”, che ha previsto un convegno scientifico (il 20 giugno), oltre alla vera e propria Conferenza degli Stati firmatari del TPNW, dal 21 al 23 giugno 2022 a Vienna.

Il governo italiano, a causa del controllo e della subalternità Nato, non ha partecipato ai lavori, neanche in veste di osservatore, alla Conferenza degli Stati parti del Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Le delegazioni delle associazioni ecopacifiste hanno fatto propri in questo percorso vari aspetti.

La consapevolezza strategica: l’intreccio tra minaccia nucleare e minaccia ecologico-climatica.

L’obiettivo generale che può essere rafforzato da iniziative locali di denuclearizzazione.

Il TPNW deve condizionare il percorso TNP (Trattato di Non Proliferazione), quindi finalmente la guerra deve diventare un tabù e la nonviolenza è il cammino che dobbiamo imparare a percorrere.

L’inclusività multiculturale del Forum

Nel suo discorso introduttivo Beatrice Fihn ha sottolineato come l’organizzazione abbia lavorato duramente per rendere il Forum e gli eventi della settimana il più inclusivi possibile. Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di ICAN, ha concluso i lavori del Forum il 19 giugno scorso ospitando sul palco il numeroso staff di volontari (circa 40 persone) che con le attività di servizio hanno supportato organizzativamente l’incontro.

Il suo commiato è stato una decisa esortazione, tra gli applausi e le grida di giubilo dei partecipanti, a rimboccarsi le maniche sostanzialmente sulle modalità di lavoro fin qui percorse. Lo slogan è semplice e rischia anche una declinazione semplicistica: “The ban is the plan”. Si pensa cioè che il disarmo nucleare sarà la conseguenza della adesione progressiva degli Stati al TPNW.

Un meritato Premio Nobel per la pace a ICAN

Nel suo intervento Beatrice Fihn ha sottolineato che: “L’adozione di questo TNPW è frutto del ruolo chiave della società civile. Lavoreremo con i governi per implementare e universalizzare il Trattato” è stato concordato in una assemblea mattutina di ICAN.

Durante il grande festival, i nostri attivisti che sono collegati a ICAN con le varie associazioni ecopacifiste, hanno potuto ascoltare in video il primo ministro della Nuova Zelanda e il ministro degli Esteri austriaco. Hanno ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti ai test nucleari in Kazakistan, nelle Isole Marshall e in Nevada, così come i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki.

Per la partecipazione dell’Italia alla revisione del TPNW, invece, nessuna speranza si profila all’orizzonte.

L’intervento di Alessandro Capuzzo, movimento antinucleare di Trieste

Con la considerazione “strategica” di spazi aperti dai trattati internazionali, ha concluso la serata Alessandro Capuzzo, del movimento antinucleare di Trieste, in delegazione a Vienna.

Abbiamo confermato il nostro intento di puntare sull’evento collegato: “GIVE PEACE A CHANCE”, che si è tenuto il 19 giugno e di cui Alessandro Capuzzo è stato tra i relatori rilasciando agli atti un documento.

La conferenza ha riunito rappresentanti statali, organizzazioni internazionali, comunità scientifica, sopravvissuti e società civile per discutere ed esplorare ricerche consolidate e nuove sulle conseguenze umanitarie e sui rischi delle armi nucleari.

Il nucleare è la minaccia assoluta

La Conferenza scientifica di Vienna sull’impatto umanitario delle armi nucleari ha denunciato che la deterrenza è una minaccia per tutta la vita terrestre.

Lunedì 20 giugno, si è svolta, come da programma, all’Austria Center, la Conferenza scientifica sull’impatto umanitario delle armi nucleari organizzata dal governo austriaco.

Basandosi sulle precedenti conferenze di Oslo (marzo 2013), Nayarit (febbraio 2014) e Vienna (dicembre 2014) , Vienna ha fatto il punto sui risultati chiave di queste conferenze, e ha presentato nuove ricerche nelle sue tre sessioni di lavoro:

- i fatti chiave su conseguenze e rischi umanitari delle armi nucleari;

- l'impatto delle armi nucleari sulla gente e sul pianeta;

- i rischi della deterrenza nucleare.

Il TPNW trattato Onu che proibisce le armi nucleari

Martedì 21 giugno 2022 ha avuto luogo a Vienna la Conferenza di revisione del Trattato di proibizione delle armi nucleari.

Erano presenti all’Austria Center, parlamentari, sostenitori, esperti di politica, attivisti, creativi, funzionari delle Nazioni Unite e molti altri partecipanti della società civile e dei governi. Decisivo il ruolo di ICAN che con Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della Rete, ha preso la parola subito dopo il segretario generale dell’ONU Guterres ed il presidente della Croce Rossa, Peter Mauer.

L’ambasciatore Rüdiger Bohn è intervenuto a Vienna per la Germania ribadendo che l’obiettivo di Berlino rimane “un mondo libero dalle armi nucleari”. E fino a qui siamo nella normale retorica Nato, cui si conformano tutti gli Stati membri dell’Alleanza.

L’incontro ha colto il problema di una maggiore flessibilità in entrata del TPNW e di riuscire a fissare una scadenza per l’eliminazione delle armi nucleari per gli Stati dotati di armi atomiche che decidessero di aderire al Trattato.

Alla conferenza di Vienna, denominata “Segmento di Alto Livello”, si susseguono le dichiarazioni degli Stati e gli interventi della società civile.

Il percorso della proibizione delle armi nucleari a Vienna conclude una tappa importante

La conferenza di Vienna è terminata con una dichiarazione di impegno per un mondo libero dalle armi nucleari. La sintesi del presidente austriaco ha previsto un piano d’azione per implementare il TPNW. Appuntamento in Messico tra cinque anni per la seconda revisione del Trattato.

L’incontro a Vienna degli Stati parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari, sostanzialmente, si è concluso con l’approvazione di una dichiarazione e con la sintesi del presidente austriaco della Conferenza ONU Kmennt, che includerà il piano di azione per l’implementazione del Trattato.

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16/11/2015

Siria - L'attacco a Parigi mette pressione al negoziato di Vienna

Gli attentati di Parigi mettono pressione (e hanno eclissato dai media) al negoziato di Vienna sulla Siria, iniziato oggi con venti tra potenze locali e internazionali e fazioni attive nel conflitto sedute al tavolo delle trattative per discutere di una soluzione che appare ancora lontana. Nessuno si aspetta una svolta dall’incontro, ma i quasi 130 morti per mano dell’Isis in Francia hanno riaperto il fronte europeo, all’indomani di una altro grave attentato, sempre a opera dei jihadisti, a Beirut (oltre 40 morti), nel quartiere di Hezbollah che combatte al fianco delle truppe di Assad in Siria. E da più parti si chiede un’accelerazione.

Sul campo di battaglia, l’Isis sta subendo la duplice offensiva dell’esercito di Damasco, aiutato dalla copertura aerea russa e dai consulenti militari iraniani, e in Iraq quella dei peshmerga curdi che con il sostegno dei raid della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno ripreso la strategica città di Sinjar, spezzando la continuità territoriale tra Iraq e Siria del sedicente Stato islamico che però occupata la parte occidentale del Paese.

Ma l’Isis è stato in grado di aprire altri fronti, di colpire nel cuore dell’Europa e in Libano, Paese fragile, coinvolto nel conflitto siriano e prossimo alle elezioni. E nella campagna militare contro gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi la Francia ha un ruolo piuttosto attivo, il più attivo tra i Paesi occidentali. E infatti, nella loro rivendicazione, i jihadisti si sono riferiti proprio ai bombardamenti francesi “nelle terre del califfato”. Per molti la carneficina di ieri nella capitale francese, che il presidente Hollande ha definito un “atto di guerra”, è una chiara ritorsione per il ruolo francese nel conflitto.

I caccia francesi sono entrati in azione all’inizio della settimana, colpendo gli impianti petroliferi e di gas nell’area di Deir ez-Zor. Un attacco teso a distruggere le infrastrutture e le risorse finanziarie del gruppo jihadista. Inoltre, il capo dell’Eliseo ha annunciato il dispiegamento nel Golfo della portaerei Charles de Gaulle, di supporto alle operazioni in Siria e in Iraq. Da settembre l’impegno militare francese nell’area si è intensificato, soprattutto in Iraq. Inoltre, la Francia, primo Paese a unirsi alla coalizione anti-Isis in Iraq, fornisce supporto logistico e tecnico ai ribelli siriani (che la considerano l’alleato più impegnato ad aiutarli) e anche ai combattenti curdi. Nel 2013, quando Assad superò la “linea rossa” stabilita da Obama, impiegando armi chimiche a Ghouta, vicino a Damasco, la Francia si schierò a favore di un intervento militare che non fu messo in atto per l’opposizione di Washington e di Londra. Mentre sul fronte del negoziato, Parigi è sempre stata ferma nel sostenere l’uscita di scena di Assad.

Lo ha ribadito il ministro francese degli Esteri, Laurent Fabius, pochi giorni prima dell’incontro di Vienna: “Pensiamo che Assad non possa governare la Siria e che gli iraniani, che hanno truppe sul terreno anche se dicono che sono solo consulenti di guerra, non possano stare permanentemente in Siria”.

È questo il nodo da sciogliere a Vienna, assieme a una selezione dei gruppi armati attivi nel Paese (ovviamente, optando per quelli considerati moderati) che potranno partecipare al negoziato e quindi alla transizione post-guerra. È chiaro a tutti che se non si trova una soluzione per la Siria, l’Isis continuerà a rafforzarsi ed espandersi, minacciando anche l’Occidente. Ma le posizioni sono distanti, in particolare sul destino di Assad. È qui che si gioca il negoziato. I Paesi occidentali e arabi vogliono che si faccia da parte, ma per i russi e per gli iraniani Assad deve restare al suo posto.

Così a Vienna si discute sotto la pressione degli attacchi di Parigi. I sauditi sono stati i primi a dire, per bocca del diolomatico Adel Al Jubeir, che quanto accaduto ieri nella capitale francese “viola ogni etica e ogni religione”, aggiungendo che Riad chiede da tempo un’intensificazione degli sforzi per contrastare la piaga del terrorismo in ogni sua forma. Più o meno quello che ha sostenuto il primo ministro iracheno Haider al-Abadi.

Nella capitale austriaca è arrivato anche il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, che aveva lasciato in sospeso la propria partecipazione. Per Zarif si deve porre “più attenzione ai miliziani del terrorismo”. Per Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, è il momento di fare di più contro l’Isis, ma anche contro le altre fazioni terroristiche presenti sul campo di battaglia, come i qaedisti di Al Nusra. Tra le varie dichiarazioni di cordoglio rivolte a Parigi, c’è anche quella di Assad che ha condannato gli atti terroristici, ricordando però che quello che hanno provato i francesi i siriani lo patiscono da cinque anni.

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13/10/2015

Vienna. Vincono i socialdemocratici ma è boom dell’estrema destra

Il partito di estrema destra in doppio petto dell'FPÖ, che fu del defunto Jorg Haider, ha registrato ieri nelle elezioni comunali celebrate a Vienna uno spettacolare exploit, superando per la prima volta nella sua storia la soglia del 31% e registrando un notevole progresso rispetto alle precedenti consultazioni, quasi 6 punti percentuali in più che nel 2010.

Ma non è bastato, perché i socialdemocratici (SPÖ) guidati dal sindaco uscente Michael Häupl, pur avendo perso cinque punti rispetto al 2010, hanno vinto le consultazione ottenendo il 39.5% dei voti.

La campagna dell’ultranazionalista e xenofobo Heinz Christian Strache e del suo partito è stata interamente basata sull’allarmismo nei confronti della presunta invasione da parte degli immigrati, in particolare di quelli siriani alla quale, ha invece detto l’ex sindaco socialdemocratico, occorre rispondere con razionalità e spirito d’accoglienza. Ma per l’FPO la maggior parte dei rifugiati siriani che cercano scampo in Europa sarebbero ‘immigrati economici’ e non veri profughi, ed in quanto tali andrebbero respinti.

Quanto accaduto negli ultimi mesi però ha fornito consistente argomentazioni alla propaganda dell’estrema destra che ha attaccato apertamente la pur ambigua e interessata apertura ai migranti decretata dalla leader tedesca Angela Merkel e dall’Unione Europea. Solo nel mese di settembre sono stati almeno 150 mila gli immigrati transitati in territorio austriaco provenienti dall’Ungheria.

La maggior parte di loro ha già lasciato Vienna diretta in Germania o in Scandinavia, ma la propaganda xenofoba ha avuto gioco facile a suscitare timori e allarmi tra i settori più reazionari – o più poveri – della popolazione timorosa di perdere diritti e garanzie sociali a causa dell’arrivo di un numero eccessivo di lavoratori stranieri. Tanto che i sondaggi della vigilia parlavano addirittura di un possibile sorpasso dei socialdemocratici da parte del “Partito della Libertà” portato ai primi fasti da Jorg Haider che poi però nel 2005, prima di rimanere ucciso in un incidente statale, lo aveva abbandonato in favore di una formazione, l’Alleanza per il Futuro dell'Austria (BZÖ), di stampo più conservatore e liberale.

In terza posizione alle elezioni della capitale austriaca si sono piazzati i Verdi con l’11.5% – un punto meno che nel 2010 – che probabilmente rimarranno alleati dei socialdemocratici nella gestione del comune. Da notare il crollo dei democristiani di centrodestra dell'ÖVP, che a livello federale governano in ‘grande coalizione’ insieme ai socialdemocratici e che alle elezioni locali di ieri sono scesi dal 14 al 9,3%, superati appunto dagli ecologisti. A fare il loro ingresso per la prima volta nel più importante municipio austriaco sono i liberali di Neos che, con il 6.2%, sono riusciti per la prima volta a superare la soglia di sbarramento del 5%.

Dopo i risultati elettorali, il leader della destra populista e xenofoba ha naturalmente cantato vittoria, ed Heinz Christian Strache è tornato a chiedere le elezioni anticipate per dare alla repubblica federale austriaca un parlamento più in linea con il sentimento popolare. "Il nostro risultato non può essere sminuito" ha avvertito il leader del Partito della libertà, ricordando che l’FPO ha ottenuto una percentuale tale da essere in grado di bloccare, all’interno del consiglio municipale, ogni importante misura non gradita.

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