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16/03/2026

Quanta ipocrisia su un pezzo di cartone bruciato

Bruciata in piazza foto di Meloni e Nordio «C’è un clima d’odio» (Corriere della Sera)

Giustizia, tensioni a Roma bruciate foto di Nordio e Meloni i comitati del no: “Atto violento” La contestazione al corteo di Potere al popolo. Bignami: “Uno sfregio alle istituzioni” (La Repubblica)

Giustizia, tensioni a Roma bruciate foto di Nordio e Meloni i comitati del no: “Atto violento” La contestazione al corteo di Potere al popolo. Bignami: “Uno sfregio alle istituzioni” (La Stampa)

Questi sono i titoli dei principali quotidiani italiani di domenica, giornali che avrebbero accuratamente evitato di parlare di una manifestazione di migliaia di persone per il No al referendum, alla guerra e al governo liberticida (come avvenuto in moltissime altre occasioni) ma che hanno invece dovuto parlarne perchè una foto di cartone della premier e del ministro della Giustizia sono state bruciate in piazza.

Su questo pubblichiamo il comunicato di replica di Potere al Popolo:

“A leggere i giornali di domenica sembra che il problema principale per le forze politiche italiane sia un pezzo di carta bruciato durante il nostro corteo di sabato a Roma.
Sempre ieri Israele in Libano ha ammazzato 12 tra medici e paramedici. A Gaza ha fatto oltre 72mila vittime accertate. Oltre 20mila erano bambini. Di queste vittime, ben 630 sono state ammazzate dopo il “cessate il fuoco” e ben 202 erano bambine e bambini. Dall’inizio della nuova offensiva israeliana in Libano, due settimane fa, sono state sfollate 800mila persone, sono morte 826 persone di cui 100 bambini.
In Iran sono morte, dall’inizio della nuova guerra di Usa e Israele, ben 1200 persone, di cui 200 bambini.
Voteremo No non solo perché siamo convinti che in un paese dove ogni giorno avvengono casi di corruzione, di aziende che sfruttano i lavoratori, casi di evasione fiscale e lavoro nero a danno del nostro popolo, sia necessario impedire che il Governo possa controllare la magistratura e che questa resti indipendente dal potere esecutivo.
Ma anche perché vogliamo dare un segnale chiaro e mandare a casa questo Governo complice dell’orrore, che finge di piangere per un pezzo di carta bruciacchiato, ma che stringe la mano ai peggiori criminali della storia recente.
Sabato siamo scesi in piazza a Roma in 20mila per ribadirlo: l’Italia migliore, quella che si è mobilitata contro il genocidio, la guerra e la complicità del Governo, quella che crea la ricchezza di questo paese, quella che vorrebbe organizzare il futuro invece di amministrare il presente, dice No”.
Fonte

15/03/2026

Il NO sociale riempie la piazza e materializza una alternativa


Il colpo d’occhio sulla piazza di ieri a Roma restituisce l’immagine di una manifestazione più che riuscita. Il corteo convocato del No sociale ha visto in piazza almeno 20mila persone contro il Governo Meloni!

Ma soprattutto ha visto definirsi con decisione un NO alla controriforma costituzionale sulla giustizia, alle politiche di guerra che impoveriscono il paese e alle misure repressive che il governo sforna ormai a ritmi ossessivi sin dal suo insediamento.

Insomma molto di più della sola indicazione di votare no al referendum del 22 e 23 marzo.

Il lungo serpentone umano si è snodato da Piazza della Repubblica per concludersi a Piazza San Giovanni con gli interventi dal camion-palco aperto da uno striscione che recitava il NO al referendum, alla guerra e al governo liberticida.

C’erano le lavoratrici e i lavoratori protagonisti degli scioperi di questo autunno, c’erano le famiglie in lotta per il diritto all’abitare, ma soprattutto c’erano tantissime e tantissimi giovani e studenti che hanno chiesto le dimissioni di un Governo sempre più nemico delle fasce popolari, piegato alle politiche belliciste di NATO, UE e USA e che sta condannando il Paese a un futuro di guerra, precarietà e sfruttamento. A richiamare l’emergenza della guerra in corso in piazza anche un gruppo di cittadini iraniani. Tante le bandiere palestinesi, cubane e venezuelane.

“È il momento di dire basta con questo governo di guerra e carovita: votiamo no al referendum, verso la mobilitazione operaia in primavera” annuncia l’USB.

Durante il corteo sono state bruciate le immagini del ministro Nordio e della Meloni, quelle di Trump e Netanyahu e una bandiera statunitense. Stizzite le reazioni della destra e del governo ma anche quelle di Giuseppe Conte e dell’Anm. La Digos fa sapere che denuncerà gli autori per vilipendio.

“Era una provocazione carnevalesca per non far sparire un corteo di 20mila persone! Lo sanno tutti che in questo paese chi non fa parte del club esclusivo della destra e del centrosinistra viene silenziato” scrive in un comunicato Potere al Popolo che poi risponde anche a Conte “Magari stavolta, guardando il dito arrivate anche alla Luna. Non se ne abbiano a male Nordio e Meloni, sempre a fare le vittime”.

Il problema infatti è anche questo. Le manifestazioni pacifiche e popolari, anche se partecipatissime, vengono ignorate e silenziate dai media. È sufficiente però bruciare un cartone per costringerle a parlarne. E allora... 

Ma se la reazione della destra e del governo si capisce, la stigmatizzazione di Conte colpisce.

Le forze del campo largo dell’opposizione hanno condotto una battaglia per il no nel referendum di bassissimo profilo, quasi esclusivamente nei talk show televisivi, poco o nulla nelle strade o tra la gente. La segretaria del PD Schlein è arrivata ad affermare che in caso di vittoria del No non chiederà le dimissioni della Meloni, mentre in Parlamento l’opposizione articola una opposizione spesso più “spettacolare” che organizzata, rendendo nuovamente attuale la definizione di “cretinismo parlamentare”.

“È contro tutto questo che siamo scesi in piazza oggi, e con questo spirito che voteremo NO al referendum e continueremo a mobilitarci contro il governo Meloni e le finte opposizioni, sempre più complici dell’esecutivo” – denuncia Potere al Popolo al termine della manifestazione – “Costruiamo l’alternativa politica e sociale autonoma e indipendente, mandiamo a casa il Governo e fermiamo la guerra al fianco dei popoli che resistono, per rimettere al centro le necessità delle fasce popolari”.

La battaglia politica per il NO al referendum andava sostanziata nel paese e questo ha fatto il Comitato per il NO sociale sia sui territori che nella riuscita manifestazione nazionale di ieri a Roma. L’alternativa sta prendendo forma ma deve marciare sulle idee e sulle gambe delle donne e degli uomini non nei salotti televisivi.

Fonte e foto

11/03/2026

Montecitorio dentro e fuori. L’automatismo della guerra e la pace in piazza

Mentre la premier Meloni riferiva in Parlamento sulla crisi internazionale, davanti a Montecitorio il Comitato per il NO sociale al referendum del 22/23 marzo spiegava ai giornalisti le ragioni della manifestazione nazionale del prossimo 14 marzo sulla quale stanno aumentando le adesioni.

Fin troppo evidente il contrasto di visione e contenuti in questi due momenti svoltisi a poche decine di metri di distanza.

In piazza Montecitorio i rappresentanti di Potere al Popolo, Unione Sindacale di Base, Global Sumud Flottiglia, associazioni palestinesi, Studenti di Cr e Osa, Movimento per il Diritto all’abitare, hanno articolato le argomentazioni per cui si dà indicazione di votare NO al referendum, ma anche perché la manifestazione del 14 marzo sarà chiaramente una manifestazione di un pezzo di società contro ogni coinvolgimento dell’Italia nella guerra, un NO all’aggressione israelo-statunitense contro l’Iran e ad un governo liberticida.

Una posizione, questa, totalmente diversa dalle comunicazioni piene di ambiguità declamate della premier in Parlamento.

Intervenendo alla Camera la Meloni ha affermato che il suo “Non è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno un governo isolato in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere su cittadini, famiglie e imprese”.

In un altro passaggio ha fatto esplicitamente richiesta di una convergenza bipartisan con l’opposizione per affrontare questa crisi internazionale che rischia di sfociare in una guerra di vaste proporzioni.

Ha poi affermato che “È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”, ha quindi sottolineato che si tratta di “un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”

Indecentemente, la Meloni ha affermato che la destabilizzazione in Medio Oriente è iniziata il 7 ottobre 2023 con l’attacco palestinese al territorio israeliano e che questa è stata tutta colpa dell’Iran. Ovviamente neanche una parola sul genocidio israeliano contro i palestinesi.

Se volessimo sintetizzare possiamo dire che la premier ha affermato cinque cose significative:
1) la guerra non è colpa mia o del mio governo;
2) chiedo il coinvolgimento dell’opposizione per gestire una fase critica;
3) USA e Israele si muovono fuori dal diritto internazionale ma in qualche modo vanno capiti perché stanno bombardando l’Iran che ha tutte le colpe della instabilità in Medio Oriente;
4) l’Italia non prende parte alla guerra perchè nessuno ce l’ha chiesto;
5) la soluzione diplomatica e la cessazione del fuoco dipendono però solo dall’Iran e non anche da USA e Israele.

Nel mondo alla rovescia descritto in aula della Meloni c’è stato poi un passaggio fondamentale: “Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore”. Su questo la Meloni dice il vero, perché tutti i governi hanno sempre consentito agli USA di poter utilizzare le basi militari presenti in Italia per le loro guerre, anche quelle illegali.

“Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo”, ha ricordato la Meloni.

Ma, su questo punto ci ha tenuto a chiarire che il governo in quel caso, chiederebbe al Parlamento di pronunciarsi in merito... chiarendo poi che ad oggi “non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso”.

Dunque non è arrivata nessuna richiesta ufficiale dagli USA, ma intanto le forze armate statunitensi o i loro droni continuano a utilizzare tranquillamente le basi militari presenti sul territorio italiano per le comunicazioni, lo spionaggio, i rifornimenti e la logistica della loro flotta e dei loro militari sul teatro di guerra in Medio Oriente.

Per tutto questo gli Stati Uniti non hanno chiesto alcuna autorizzazione né dal governo sono arrivate richieste di spiegazioni sui movimenti verso e dalle basi militari USA in Italia.

Siamo nuovamente di fronte alla maledizione degli automatismi previsti dai trattati internazionali che l’Italia ha firmato – sia con gli USA che con la Nato e la Ue – e che nessun governo ha mai pensato di rivedere, rinegoziare o disdettare. E sono proprio questi automatismi – che scattano ancora prima che il Parlamento abbia il tempo di discuterne – a tirare l’Italia dentro le guerre degli altri quasi senza essersene accorti.

Diventano quindi decisivi sia il risultato del referendum del 22 e 23 marzo che la mobilitazione in piazza del 14 marzo. La tabella di marcia di questo governo che ci trascina sul piano inclinato della guerra e della regressione democratica e sociale va ostacolata e interrotta, con ogni mezzo necessario.

Qui di seguito le adesioni alla manifestazione nazionale del 14 marzo. La partenza sarà alle 14.00 da Piazza della Repubblica per concludersi a Piazza San Giovanni.

Fonte e adesioni