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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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01/10/2015

Marino, Zingaretti, Renzi. Tre piddini in debito di risposte

Tre Piddì come Marino, Zingaretti e Renzi devono fornire risposte chiare su truffe, speculazioni e devastazioni che investono i nostri territori.

Il chirurgo e il suo assessore Caudo, dopo lo scandalo di “mafia capitale” devono rispondere sul perché non hanno agito contro la truffa dei Piani di Zona.

L' Associazione degli Inquilini e Abitanti (AS.I.A.) di Roma da 5 anni si batte con tutti i mezzi, sindacali e legali, contro questa speculazione al fine di ottenere giustizia per centinaia di famiglie.

Si va dal rigonfiamento del prezzo massimo di cessione degli alloggi, alla non applicazione delle sanzioni, previste dalla legge, con la decadenza delle convenzioni che dovevano consegnare la proprietà al Comune di Roma, essendo stati edificati su proprietà pubblica comunale come da legge 167/62. E ancora, le cooperative coinvolte nell'inchiesta facevano sborsare agli inquilini importi vertiginosi che andavano dai 100mila ai 150mila euro come prezzo massimo di cessione. La Giunta Marino/Caudo non intervenendo, ha determinato il fatto che centinaia di inquilini sono sotto il tallone speculativo e vessatorio delle imprese costruttrici che, oltre a vendere illegalmente gli alloggi, stanno eseguendo centinaia di sfratti nei confronti proprio di quelle famiglie più deboli che la legge di edilizia agevolata voleva aiutare.

Il Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, ha ripristinato, dopo alcuni decenni, il manicomio del Santa Maria della Pietà, quel luogo di dolore che per tanti anni è stato un ghetto pieno di sofferenze e costrizioni, dove tante persone con un disagio psichico, hanno scontato le peggiori pene.

Non è bastata la caparbia lotta dell'ex Lavanderia che, nel solco culturale e alternativo del pensiero di Basaglia, ha raccolto e presentato una Proposta di Legge Regionale per l'uso alternativo a fini socio-culturali, sottoscritta da oltre 12.000 cittadini.

Nascosti dietro gli Ostelli provvisori ci saranno, di nuovo, i padiglioni destinati al Sert, alla neuropsichiatria e alle RSA psichiatriche.

Sarà dura, ma dopo 10 anni l'ex Lavanderia resiste e chiede a tutte le realtà sociali e culturali di unirsi alla battaglia civica e di valori per ottenere il ritiro del piano Zingaretti.

Altra nefandezza, che chiama in causa il governo Renzi, è il dissennato raddoppio dell'aeroporto di Fiumicino che venne approvato con l’Atto Unico di Convenzione-Contratto di Programma ENAC-AdR (DPCM del 21.12.2012). Come per tutte le grandi opere inutili e devastanti, la legge lo definisce strumentalmente “strategico”.

Il Comitato Fuori Pista ha dimostrato l'inutilità per i numeri di traffico, la nocività provocata dall'inquinamento acustico e atmosferico, il consumo di 1.300 ettari di suolo agricolo (cementificati e asfaltati) dentro la Riserva Statale del Litorale Romano, i 300 espropri di abitazioni e aziende agricole, l'illegalità su cui sta indagando la Corte dei Conti.

Parliamo di un malaffare da 12 miliardi di euro e di ulteriori 5,5 miliardi di euro per le infrastrutture di connessione il cui beneficiario sarà Benetton. Difatti, Benetton ha acquistato i terreni dalla Maccarese Spa ed allo stesso tempo controlla AdR, la società di gestione aeroportuale.

La truffa consiste che lo Stato, sborsando denaro pubblico per pagare gli espropri dei terreni agricoli alla famiglia Benetton, poi con una partita di giro, restituirà sempre a Benetton gli stessi terreni, che ripuliti dai vincoli di tutela, verranno destinati all'edificabilità di alberghi e centri commerciali.

Collegata al disastro dell'aeroporto, è la condanna dell'ex AD di Alitalia, Cimoli, da parte del Tribunale di Roma a 8 anni e 8 mesi di carcere per bancarotta e dissipazione. La sentenza parla di “incalcolabili sprechi” e il Procuratore ha affermato:“L'Alitalia è fallita perché ha fatto gli interessi dei suoi tutori politici e gli imputati se ne sono giovati grazie alle loro retribuzioni”. Il riferimento è al mega-stipendio di Cimoli, 2,8 milioni di euro l'anno.

Tre esempi per tre politicanti che non sono affatto “matti da legare”, ma che vanno fermati perché sono pericolosi strumenti in mano agli affaristi privati.

Fonte

31/07/2015

Il caos di Fiumicino? Risultato delle smanie di grandezza e profitti

Il calvario al quale sembra sottoposto da mesi il principale scalo aeroportuale di Roma, Fiumicino (l'altro è Ciampino diventato l'hub delle compagnie low cost), potrebbe sembrare l'effetto di una “monumentale sfiga”. Alcuni adombrano qualche manina dietro i due incendi – uno, tre mesi fa, interno al Terminal 3, l'altro tre giorni fa alle pinete che circondano le piste, infine il guasto elettrico di ieri ad una cabina Enel che fornisce energia allo scalo.

Eppure se c'è un nesso tra quanto accaduto e le funzioni assegnate all'aeroporto della Capitale, occorrerebbe infilare il naso nei meandri delle scelte che negli ultimi cinque anni, una parte del capitale finanziario ha riversato sullo scalo. La suicida scelta della privatizzazione, la nascita della cordata d'investitori improbabili e del tutto avulsi dalla materia e che diedero vita alla Cai, il tira e molla con l'Air France fino al ritiro dell'interesse della compagnia francese e alla comparsa degli arabi della Etihad come azionisti e proprietari di riferimento di quella che fu l'Alitalia.

Da gennaio l'Alitalia è di proprietà per il 51% della Midco (la cordata di “prenditori” italiani) e per il 49% della Etihad, la compagnia aerea di Abu Dabhi. A presiedere la baracca è stato posto Luca Cordero “Prezzemolo” di Montezemolo, appena defenestrato da Marchionne dalla Ferrari.

Ma un aeroporto è qualcosa di più complesso di una semplice compagnia aerea, è una infrastruttura che richiede servizi, funzionalità, strutture di emergenza in grado di intervenire lì dove si presentano problemi e imprevisti che si ripercuotono immediatamente sul traffico aereo.

A Fiumicino invece hanno voluto fare, come si dice, “le nozze con i fichi” cioè creare una struttura con vocazioni da gigantismo ma riducendo al lumicino i lavoratori occupati, i servizi forniti e le strutture di emergenza.

I “capitani coraggiosi” della Cai sono infatti imprenditori inclini all'affarismo e che vogliono rientrare rapidamente dell'investimento fatto, quindi più “prenditori” che imprenditori. Le conseguenze non potevano tardare anche nel contratto di servizio tra Alitalia e Aeroporti di Roma, la società che gestisce lo scalo, privatizzata tra il 1997 e il 1999 dai governi di centro-sinistra. Nel 2005 la società era stata ceduta alla spagnola Flightcare SL, ma le attività italiane dell'aeroporto sono state rilevate successivamente da Groundcare.

Per allargare il giro di affari, Fiumicino è diventato l'hub anche delle compagnie low cost, per le quali il solo scalo di Ciampino era diventato insufficiente rispetto alle rotte messe a disposizione e che avevano visto le proteste dei residenti contro i voli notturni. Attualmente il Terminal 2 è quello destinato alle compagnie low cost, sul quale per mesi si sono riversati anche i voli e i servizi del Terminal 3 andato a fuoco mesi fa costringendo i lavoratori a operare con mascherina e in un clima di alta nocività ambientale certificata anche dall'Istituto Superiore di Sanità. Eppure la società Areoporti di Roma ricorda in una nota diffusa ieri che “negli ultimi tre mesi la crescita del sistema aeroportuale romano è stata del 5,6%, nonostante gli effetti dell’incendio, e che oggi l’aeroporto di Fiumicino è in una situazione di piena ed efficiente operatività con punte giornaliere di oltre 140mila passeggeri”.

Cosa è accaduto ieri e nei giorni scorsi? E' accaduto che la congestione si è accumulata sul Terminal 2, quello delle compagnie low cost che – in nome del contenimento dei costi – “brillano” per l'assenza di servizi ai loro passeggeri abbandonati a se stessi dentro l'aeroporto. Ogni imprevisto, piccolo o grande che sia, produce un effetto a cascata su una struttura inadeguata a gestire un volume di traffico di questa portata.

Il traffico aereo nell'aeroporto di Fiumicino è cresciuto notevolmente. Al momento i passeggeri che transitano per Fiumicino in un anno sono 38 milioni ma gli azionisti vogliono portare il traffico a ben 51 milioni di passeggeri all'anno. Lo scalo deve così diventare un altro tempio di un fenomeno devastante come il turismo di massa completamente deregolato. "Adesso chiunque può volare a basso costo e visitare il mondo" ci risponderanno i liberisti e i templari del libero mercato. Ma siamo sicuri che questo sia un modello sostenibile dalle infrastrutture esistenti? E come si vuol far si che Fiumicino sia in grado di sopportare questo impatto di milioni di persone in carne ed ossa che arrivano e transitano? Non solo “stressando” le strutture, i servizi e i lavoratori esistenti ma allargando l'aeroporto con nuove piste e servizi. Qui entra in campo uno degli azionisti della Cai/Alitalia adesso Migdo: Benetton. E qui si apre un altro capitolo dell'affarismo vorace che stressa Fiumicino.

Quando l'Iri privatizzò tutte le sue società, una di queste era l'azienda agricola modello di Maccarese. Gran parte dei terreni furono comprati dai Benetton (800 ettari su 1300) ma non certo per farci pascolare animali da cui ricavare poi i tessuti per i loro costosissimi maglioni, ma perché avevano in cantiere proprio l'idea che quei terreni agricoli a ridosso dell'aeroporto di Fiumicino – con un lucroso cambio di destinazione d'uso – sarebbero diventati quelli su cui si sarebbero allargate le piste dello scalo in nome del gigantismo infrastrutturale. Investimenti previsti: dodici miliardi di euro per piste, terminal, servizi, centri commerciali e quant'altro. Ma un aereoporto, come abbiamo detto, è una struttura complessa che richiede personale, servizi adeguati, se si vogliono fare le "nozze con i fichi" al massimo ne guadagnano azionisti che vogliono rientrare presto dei loro soldi ignorando il fatto che si tratta di infrastrutture con funzioni di servizio pubblico.

Il problema dell'aeroporto di Fiumicino dunque non è la "jella" ma la voracità degli affaristi, in tutti i sensi e su tutte le rotte.

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