L’ufficio stampa del Servizio di Intelligence Estera della Federazione Russa (SVR) riferisce che – sulla base delle informazioni di cui dispone – Gran Bretagna e Francia, prendendo atto che in Ucraina non c’è alcuna possibilità di ottenere la vittoria sulla Russia, ritengono di dover dotare l’Ucraina di una “Wunderwaffe” ossia una bomba atomica “sporca”.
Il Ministero della Difesa britannico ha rifiutato di rispondere pubblicamente alla richiesta di commento di vari mass media sulle accuse russe. Sky News ha riportato che il governo britannico ha già affermato che non c’è “verità” nelle accuse.
French Response, un account X collegato al Ministero degli Esteri francese ha confutato l’affermazione dei servizi russi.
“Cinque anni dopo l’inizio della sua ‘guerra di tre giorni’, la Russia preferirebbe davvero che vi concentraste sulle armi nucleari francesi e britanniche”, ha scritto in un post.
La dichiarazione diffusa dal SVR afferma anche che il governo tedesco si è rifiutato di fornire a Kiev un’arma nucleare. “Berlino ha prudentemente rifiutato di partecipare a questa pericolosa impresa”, recita il comunicato dei servizi di sicurezza russi.
Un portavoce del Ministero della Difesa tedesco ha dichiarato che il ministero “non commenta i rapporti dei media e non risponde alle dichiarazioni di tali fonti”.
La convinzione che sarebbe alla base di questo tipo di fornitura all’Ucraina, è che qualora Kiev possedesse la bomba atomica o almeno un’arma “sporca” radiologica, potrebbe ottenere condizioni più favorevoli per la risoluzione del conflitto.
La questione dell’atomica ucraina in realtà non è venuta fuori adesso. Di una “bomba sporca” di Kiev la Russia denunciava i rischi già a ottobre del 2022. Mentre a novembre del 2024 il quotidiano britannico The Times, scriveva che “l’Ucraina potrebbe costruire un’arma nucleare rudimentale entro pochi mesi a scopo di sicurezza per ovviare al mancato sostegno militare degli Usa del prossimo presidente Donald Trump”.
L’esclusiva del quotidiano britannico faceva riferimento a un documento informativo preparato per il ministero della Difesa ucraino in cui viene delineato come, in mancanza di tempo per costruire e dispiegare enormi impianti di arricchimento dell’uranio, Kiev pianifica l’utilizzo di plutonio proveniente dalle barre dei reattori di combustibile nucleare usato per fabbricare un’arma rudimentale.
Sempre The Times spiegava come Kiev avesse il controllo di nove reattori nucleari operativi e una notevole esperienza. “Ciò consentirebbe all’Ucraina di ricorrere a sette tonnellate di plutonio, che potrebbero creare testate con una resa tattica di diversi kilotoni”.
Secondo i dati in possesso del Servizio di Intelligence Estera russo, sarebbero invece Gran Bretagna e Francia a lavorare attivamente nel risolvere i problemi di trasporto e consegna a Kiev dell’arma atomica “sporca”. Si parla di fornire segretamente all’Ucraina componenti di provenienza europea, attrezzature e tecnologie. Come variante, verrebbe considerato il lancio da un sottomarino di un missile balistico M51.1, con una testata francese di piccole dimensioni TN75.
Secondo l’assistente presidenziale Yuri Ushakov, stando a quanto riporta l’agenzia russa Ria-Novosti, la Russia trasmetterà agli Stati Uniti le informazioni sull’intenzione di Kiev di ricevere armi nucleari dall’Occidente.
“Naturalmente, tutto questo sarà portato all’attenzione degli americani. Ma lo sanno già, ora ci sono commenti su tutti i canali. Spero che gli americani otterranno le informazioni e ne parleremo specificamente”, ha detto Ushakov sul canale TV Russia 1.
La Russia ha chiesto indagini a livello dei parlamenti dei vari paesi, del Consiglio di Sicurezza, dell’Aiea e della Conferenza sulla Conformità al Trattato di Non Proliferazione. La Duma ha anche intenzione di preparare un appello per Londra e Parigi. Le informazioni ricevute richiedono una risposta immediata, poiché tali azioni sono un crimine che può portare a una guerra nucleare, ha dichiarato il Presidente della Duma di Stato Volodin.
Ma ancora più pesanti sono state le parole del vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo Medvedev secondo il quale “Un attacco nucleare contro obiettivi in Ucraina, così come in Francia e Regno Unito, sarebbe considerato legittimo e giustificato nel caso in cui Londra e Parigi fornissero a Kiev capacità nucleari”, ha dichiarato Medvedev commentando i rapporti del Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) su tali piani da parte dei due paesi europei.
Secondo Medvedev, queste informazioni “cambiano radicalmente la situazione”. “Si tratta di un trasferimento diretto di armi nucleari a un paese in guerra”, ha affermato. Parole pesanti.
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05/11/2022
Guerra in Ucraina - Kiev teme che il “ritiro russo da Kherson” sia una trappola
Le forze armate ucraine “non si fidano” del ritiro dei russi da Kherson
Il comando operativo sud ucraino ha dichiarato che la rimozione della bandiera russa a Kherson è una “provocazione russa” per attirare le Forze Armate dell’Ucraina nella città. “Queste sono provocazioni per creare l’impressione che gli insediamenti siano stati abbandonati, che siano sicuri. Ma dato che si stavano preparando per le battaglie di strada, siamo consapevoli delle tattiche d’azione pianificate. Non dobbiamo rallegrarci, dobbiamo capire che una guerra ibrida implica anche questo tipo di informazioni e di attacchi”.
Anche il famoso Istituto per gli Studi sulla Guerra statunitense appare piuttosto guardingo sul “ritiro russo da Kherson”. Sui media occidentali ha avuto un certo clamore il fatto che la bandiera russa non sventolasse più sul palazzo dell’amministrazione locale della città.
Nel suo bollettino del 3 novembre l’ISS scrive che: “Una testata russa ha affermato che i funzionari russi hanno rimosso la bandiera perché l’amministrazione dell’occupazione si è trasferita a Henichesk vicino al confine con la Crimea. Mentre il trasferimento del governo di occupazione dell’Oblast di Kherson può suggerire che le forze russe si stanno preparando ad abbandonare la città di Kherson, può ugualmente indicare che stanno ponendo le condizioni per il combattimento urbano all’interno della città.
Rapporti simili potrebbero sorgere nei prossimi giorni data l’evacuazione forzata in corso di civili sia dalla sponda destra che da quella sinistra del fiume Dnipro, ma potrebbero non indicare un ritiro immediato delle forze russe dalla città di Kherson. La disposizione delle forze aviotrasportate russe rimane il miglior indicatore delle intenzioni russe”.
Dimessi e privati della cittadinanza altri due deputati dell’opposizione ucraina
Interfax Ucraina riferisce che altri due deputati ucraini sono stati deposti e privati della cittadinanza. La Rada (il parlamento, ndr) ha posto fine prematuramente ai poteri dei parlamentari Vadym Rabinovych e Ihor Vasylkovsky. L’adozione delle bozze di risoluzione n. 8160 e n. 8161 è stata sostenuta rispettivamente da 292 e 304 parlamentari durante la sessione plenaria di giovedì, ha affermato Yaroslav Zhelezniak, un membro della fazione di Holos.
“Oggi 3 novembre, il Parlamento ha prematuramente revocato i poteri del deputato Ihor Vasylkivsky e Vadym Rabinovych, che il 18 luglio 2022 sono stati privati della cittadinanza ucraina dal decreto presidenziale n. 417 ma erano rimasti parlamentari“, ha detto sul suo canale Telegram.
Come riportato, il 21 luglio il deputato Serhiy Vlasenko ha pubblicato una copia del decreto del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky sulla revoca della cittadinanza ucraina a un certo numero di persone, tra cui gli uomini d’affari Igor Kolomoisky, Hennady Korban, il deputato Vadym Rabinovych. Allo stesso tempo, Yaroslav Zhelezniak ha affermato che oltre a Rabinovych, il decreto contiene anche informazioni su Vasylkivsky.
L’Aiea non trova tracce della “bomba sporca” in Ucraina
Il giornale ucraino Kyev Indipendent riferisce che gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) hanno completato i controlli sul campo in tre siti in Ucraina e non hanno trovato alcun segno di attività e materiali nucleari non dichiarati, ha affermato giovedì il direttore generale dell’Aiea Rafael Mariano Grossi.
“Sulla base della valutazione dei risultati disponibili fino ad oggi e delle informazioni fornite dall’Ucraina, l’agenzia non ha trovato alcuna indicazione di attività e materiali nucleari non dichiarati nei luoghi“, ha affermato l’AIEA in un comunicato.
“Le richieste scritte dell’Ucraina all’AIEA di inviare squadre di ispettori sono state emesse dopo che la Federazione Russa ha avanzato accuse sulle attività nelle tre sedi – l’Istituto per la ricerca nucleare a Kiev, l’impianto minerario e di lavorazione orientale a Zhovti Vody e l’Associazione di produzione Pivdenny Machine- Costruzione di impianti a Dnipro“, afferma il rapporto.
La Bielorussia intercetta e cattura un drone ucraino al confine
L’agenzia russa Tass riporta che le guardie di frontiera bielorusse hanno intercettato e catturato un veicolo aereo senza pilota (UAV) ucraino utilizzato per esercitarsi a lanciare esplosivi. “L’incidente è avvenuto nel distretto di Gomel, a un chilometro dal confine bielorusso-ucraino, il 2 novembre“, si legge nella nota bielorussa.
Il drone che volava dal territorio ucraino verso la Bielorussia è stato avvistato da una squadra di guardie di frontiera bielorusse in servizio ed è stato messo a terra con la forza. L’analisi della scheda di memoria del drone “ha confermato il fatto del suo lancio dal territorio ucraino“.
“È stato stabilito che le unità militari ucraine hanno utilizzato il quadrirotore al confine con la Repubblica di Bielorussia. I dati fotografici e video scoperti suggeriscono che il drone era dotato di un sistema di visione a infrarossi ed è stato utilizzato per esercitarsi nel trasferimento e nel lancio di esplosivi e anche per condurre ricognizioni e ispezionare le strutture tecniche di protezione delle frontiere sul territorio della Repubblica di Bielorussia“, ha affermato la guardia di frontiera bielorussa.
Fonte
Il comando operativo sud ucraino ha dichiarato che la rimozione della bandiera russa a Kherson è una “provocazione russa” per attirare le Forze Armate dell’Ucraina nella città. “Queste sono provocazioni per creare l’impressione che gli insediamenti siano stati abbandonati, che siano sicuri. Ma dato che si stavano preparando per le battaglie di strada, siamo consapevoli delle tattiche d’azione pianificate. Non dobbiamo rallegrarci, dobbiamo capire che una guerra ibrida implica anche questo tipo di informazioni e di attacchi”.
Anche il famoso Istituto per gli Studi sulla Guerra statunitense appare piuttosto guardingo sul “ritiro russo da Kherson”. Sui media occidentali ha avuto un certo clamore il fatto che la bandiera russa non sventolasse più sul palazzo dell’amministrazione locale della città.
Nel suo bollettino del 3 novembre l’ISS scrive che: “Una testata russa ha affermato che i funzionari russi hanno rimosso la bandiera perché l’amministrazione dell’occupazione si è trasferita a Henichesk vicino al confine con la Crimea. Mentre il trasferimento del governo di occupazione dell’Oblast di Kherson può suggerire che le forze russe si stanno preparando ad abbandonare la città di Kherson, può ugualmente indicare che stanno ponendo le condizioni per il combattimento urbano all’interno della città.
Rapporti simili potrebbero sorgere nei prossimi giorni data l’evacuazione forzata in corso di civili sia dalla sponda destra che da quella sinistra del fiume Dnipro, ma potrebbero non indicare un ritiro immediato delle forze russe dalla città di Kherson. La disposizione delle forze aviotrasportate russe rimane il miglior indicatore delle intenzioni russe”.
Dimessi e privati della cittadinanza altri due deputati dell’opposizione ucraina
Interfax Ucraina riferisce che altri due deputati ucraini sono stati deposti e privati della cittadinanza. La Rada (il parlamento, ndr) ha posto fine prematuramente ai poteri dei parlamentari Vadym Rabinovych e Ihor Vasylkovsky. L’adozione delle bozze di risoluzione n. 8160 e n. 8161 è stata sostenuta rispettivamente da 292 e 304 parlamentari durante la sessione plenaria di giovedì, ha affermato Yaroslav Zhelezniak, un membro della fazione di Holos.
“Oggi 3 novembre, il Parlamento ha prematuramente revocato i poteri del deputato Ihor Vasylkivsky e Vadym Rabinovych, che il 18 luglio 2022 sono stati privati della cittadinanza ucraina dal decreto presidenziale n. 417 ma erano rimasti parlamentari“, ha detto sul suo canale Telegram.
Come riportato, il 21 luglio il deputato Serhiy Vlasenko ha pubblicato una copia del decreto del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky sulla revoca della cittadinanza ucraina a un certo numero di persone, tra cui gli uomini d’affari Igor Kolomoisky, Hennady Korban, il deputato Vadym Rabinovych. Allo stesso tempo, Yaroslav Zhelezniak ha affermato che oltre a Rabinovych, il decreto contiene anche informazioni su Vasylkivsky.
L’Aiea non trova tracce della “bomba sporca” in Ucraina
Il giornale ucraino Kyev Indipendent riferisce che gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) hanno completato i controlli sul campo in tre siti in Ucraina e non hanno trovato alcun segno di attività e materiali nucleari non dichiarati, ha affermato giovedì il direttore generale dell’Aiea Rafael Mariano Grossi.
“Sulla base della valutazione dei risultati disponibili fino ad oggi e delle informazioni fornite dall’Ucraina, l’agenzia non ha trovato alcuna indicazione di attività e materiali nucleari non dichiarati nei luoghi“, ha affermato l’AIEA in un comunicato.
“Le richieste scritte dell’Ucraina all’AIEA di inviare squadre di ispettori sono state emesse dopo che la Federazione Russa ha avanzato accuse sulle attività nelle tre sedi – l’Istituto per la ricerca nucleare a Kiev, l’impianto minerario e di lavorazione orientale a Zhovti Vody e l’Associazione di produzione Pivdenny Machine- Costruzione di impianti a Dnipro“, afferma il rapporto.
La Bielorussia intercetta e cattura un drone ucraino al confine
L’agenzia russa Tass riporta che le guardie di frontiera bielorusse hanno intercettato e catturato un veicolo aereo senza pilota (UAV) ucraino utilizzato per esercitarsi a lanciare esplosivi. “L’incidente è avvenuto nel distretto di Gomel, a un chilometro dal confine bielorusso-ucraino, il 2 novembre“, si legge nella nota bielorussa.
Il drone che volava dal territorio ucraino verso la Bielorussia è stato avvistato da una squadra di guardie di frontiera bielorusse in servizio ed è stato messo a terra con la forza. L’analisi della scheda di memoria del drone “ha confermato il fatto del suo lancio dal territorio ucraino“.
“È stato stabilito che le unità militari ucraine hanno utilizzato il quadrirotore al confine con la Repubblica di Bielorussia. I dati fotografici e video scoperti suggeriscono che il drone era dotato di un sistema di visione a infrarossi ed è stato utilizzato per esercitarsi nel trasferimento e nel lancio di esplosivi e anche per condurre ricognizioni e ispezionare le strutture tecniche di protezione delle frontiere sul territorio della Repubblica di Bielorussia“, ha affermato la guardia di frontiera bielorussa.
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27/10/2022
Che cosa è una “bomba sporca”
Il termine stesso “bomba sporca”, stranamente, è nato pochi anni prima dell’inizio effettivo dei lavori sul primo arricchimento in assoluto dell’uranio per uso bellico.
L’idea è stata formulata dallo scrittore di fantascienza americano Robert Heinlein, che, grazie alla sua “preveggenza”, ha anticipato di tre anni il lancio di un reattore sperimentale nell’ambito dello storico progetto Manhattan.
Allo stesso tempo, a differenza della sua controparte definita “pulita” – che ha dimostrato il suo potere distruttivo mortale sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki – l’arma nucleare “sporca” è rimasta nella sezione della teoria accettabile e fattibile. Sicuramente, dobbiamo dire, per fortuna.
Pur avendo un riempimento radioattivo, una “bomba sporca” è fondamentalmente diversa dalle munizioni atomiche militari in termini di meccanica della sua azione. In quest’ultimo caso, il detonatore dell’esplosivo innesca una reazione a catena di fissione del nucleo atomico che, in combinazione, provoca sia un impatto meccanico distruttivo della massa d’aria, sia forti disturbi elettromagnetici che possono disabilitare l’elettronica, e la successiva contaminazione del territorio con prodotti radioattivi.
Come risultato dell’esplosione di un’arma nucleare standard, si formano isotopi di stronzio-89, stronzio-90, cesio-137, zinco-64 e tantalio-181, che penetrano nel suolo, nell’acqua e nel corpo umano, causando malattie da radiazioni a grandi dosi e, nel caso di un’esposizione più debole, provocano gravi malattie del sangue e del midollo osseo.
Una caratteristica poco nota è che la maggior parte degli isotopi sopra menzionati ha un’emivita piuttosto breve e in soli cinque-dieci anni l’area interessata può essere ripopolata.
Si possono citare Hiroshima e Nagasaki come esempio: gli abitanti tornarono e iniziarono a ricostruire le loro città quattro anni dopo il bombardamento atomico statunitense.
La creazione di una classica bomba nucleare è estremamente laboriosa e dispendiosa in termini di risorse, oltre a necessitare di una infrastruttura scientifica di alto livello.
Ancora oggi, solo pochissimi Stati hanno raggiunto il livello di potenziale scientifico e tecnico che consente di arricchire l’uranio a livello di armamenti, oltre a produrre i relativi veicoli per consegne tattiche e strategiche.
I paesi dotati di armi nucleari stanno scrupolosamente custodendo i loro segreti atomici in ogni modo possibile e, con sorprendente unanimità, soffocano ogni tentativo di espandere la lista. Tuttavia, ciò non ha impedito ad alcuni paesi, tra cui la stessa Repubblica Popolare Democratica di Corea, di sviluppare e attuare un proprio programma nucleare.
A sua volta, la bomba atomica “sporca” è estremamente appetibile per paesi deboli o “in regresso”, come l’Ucraina, proprio perché non richiede un potente cluster di ricerca e produzione. Basta avere una certa scorta di materiali o rifiuti radioattivi, noché un “veicolo di consegna” relativamente primitivo, come l’analogo di un missile antinave.
In questo caso, la testata di un razzo o di un proiettile di artiglieria non viene utilizzata per avviare una reazione a catena di fissione, ma solo per “spruzzare” e massimizzare la diffusione di sostanze pericolose. Sebbene estremamente primitivo, questo metodo consente l’uso di una gamma illimitata di elementi radioattivi, compresi quelli la cui emivita è di centinaia o persino migliaia di anni.
In altri termini, il territorio su cui verrebbero fatte esplodere le munizioni con il contenitore, riempito con uranio convenzionale, sarà inquinato per molte generazioni a venire. E così suoli, falde acquifere e copertura vegetale.
Pertanto, solo chi odia il proprio avversario fino alla cecità o è pronto a qualsiasi sacrificio, compresa la perdita dei propri territori e la salute dei propri cittadini, può ricorrere a una simile bomba.
Fonte
L’idea è stata formulata dallo scrittore di fantascienza americano Robert Heinlein, che, grazie alla sua “preveggenza”, ha anticipato di tre anni il lancio di un reattore sperimentale nell’ambito dello storico progetto Manhattan.
Allo stesso tempo, a differenza della sua controparte definita “pulita” – che ha dimostrato il suo potere distruttivo mortale sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki – l’arma nucleare “sporca” è rimasta nella sezione della teoria accettabile e fattibile. Sicuramente, dobbiamo dire, per fortuna.
Pur avendo un riempimento radioattivo, una “bomba sporca” è fondamentalmente diversa dalle munizioni atomiche militari in termini di meccanica della sua azione. In quest’ultimo caso, il detonatore dell’esplosivo innesca una reazione a catena di fissione del nucleo atomico che, in combinazione, provoca sia un impatto meccanico distruttivo della massa d’aria, sia forti disturbi elettromagnetici che possono disabilitare l’elettronica, e la successiva contaminazione del territorio con prodotti radioattivi.
Come risultato dell’esplosione di un’arma nucleare standard, si formano isotopi di stronzio-89, stronzio-90, cesio-137, zinco-64 e tantalio-181, che penetrano nel suolo, nell’acqua e nel corpo umano, causando malattie da radiazioni a grandi dosi e, nel caso di un’esposizione più debole, provocano gravi malattie del sangue e del midollo osseo.
Una caratteristica poco nota è che la maggior parte degli isotopi sopra menzionati ha un’emivita piuttosto breve e in soli cinque-dieci anni l’area interessata può essere ripopolata.
Si possono citare Hiroshima e Nagasaki come esempio: gli abitanti tornarono e iniziarono a ricostruire le loro città quattro anni dopo il bombardamento atomico statunitense.
La creazione di una classica bomba nucleare è estremamente laboriosa e dispendiosa in termini di risorse, oltre a necessitare di una infrastruttura scientifica di alto livello.
Ancora oggi, solo pochissimi Stati hanno raggiunto il livello di potenziale scientifico e tecnico che consente di arricchire l’uranio a livello di armamenti, oltre a produrre i relativi veicoli per consegne tattiche e strategiche.
I paesi dotati di armi nucleari stanno scrupolosamente custodendo i loro segreti atomici in ogni modo possibile e, con sorprendente unanimità, soffocano ogni tentativo di espandere la lista. Tuttavia, ciò non ha impedito ad alcuni paesi, tra cui la stessa Repubblica Popolare Democratica di Corea, di sviluppare e attuare un proprio programma nucleare.
A sua volta, la bomba atomica “sporca” è estremamente appetibile per paesi deboli o “in regresso”, come l’Ucraina, proprio perché non richiede un potente cluster di ricerca e produzione. Basta avere una certa scorta di materiali o rifiuti radioattivi, noché un “veicolo di consegna” relativamente primitivo, come l’analogo di un missile antinave.
In questo caso, la testata di un razzo o di un proiettile di artiglieria non viene utilizzata per avviare una reazione a catena di fissione, ma solo per “spruzzare” e massimizzare la diffusione di sostanze pericolose. Sebbene estremamente primitivo, questo metodo consente l’uso di una gamma illimitata di elementi radioattivi, compresi quelli la cui emivita è di centinaia o persino migliaia di anni.
In altri termini, il territorio su cui verrebbero fatte esplodere le munizioni con il contenitore, riempito con uranio convenzionale, sarà inquinato per molte generazioni a venire. E così suoli, falde acquifere e copertura vegetale.
Pertanto, solo chi odia il proprio avversario fino alla cecità o è pronto a qualsiasi sacrificio, compresa la perdita dei propri territori e la salute dei propri cittadini, può ricorrere a una simile bomba.
Fonte
26/10/2022
Guerrafondai millantatori di “pace”
Un sessantaduenne è stato multato per 4.000 euro a Amburgo, perché giudicato colpevole di aver viaggiato per la città, nel marzo scorso, con un foglio di dimensioni “A4” recante la lettera “Z” attaccato a un finestrino della propria vettura.
Nel procedimento, avendo l’uomo dichiarato che la “Z” è per lui semplicemente l’ultima lettera dell’alfabeto, la giudichessa (si dice così nella “sinistra” che tifa per Kiev e per la guerra?) ha dato ragione al poliziotto che a marzo aveva fermato l’uomo, decidendo che, nel contesto di allora, la “Z” simboleggiasse la guerra della Russia e che quindi l’uomo, con quel A4 al vetro dell’auto, volesse dire “Io sto con Putin”.
Ieri, la riproduzione di un post su feisbuc con questa notizia, ha provocato il pronto intervento dei campioni della “lotta alla disinformazione”, i quali hanno perentoriamente segnalato, per prima cosa, che «Il post contiene informazioni che fact-checker indipendenti hanno dichiarato essere false», e poi, di seguito, che «Il tuo post non include informazioni controllate da fact-checker indipendenti».
La ferrea logica che unisce le due segnalazioni è pari solo a quella dell’asina Balaam che parlava al suo padrone Balak. Ma, di fronte a cotanta autorevolezza…
Chi invece non abbisogna di alcuna supervisione «da fact-checker indipendenti» e si prodiga da solo a diffondere il verbo, è un articolista, (a giudicare da tutto, in odore di santità a Kiev), il cui servizio era presentato ieri con un titolo a cinque colonne sulla prima pagina de il manifesto: «Mosca millanta la “bomba sporca” di Kiev»; e lo fa, com’è ovvio a tutti i “fact-checker indipendenti”, «senza prove».
Il fact-checker indipendente, pagato però da via Bargoni, ha visionato le notizie provenienti da Mosca e ha risolutamente messo nero su bianco che, vista l’origine, non si può che decretare «essere false»; anzi, millantate, che meglio le avvicina al 346-bis del codice penale italico.
Ora, quali sono le dichiarazioni “del nemico”? In sintesi, dato che ormai i lettori ne sono a conoscenza, il Ministero della difesa della “perfida Rus” ha detto di essere in possesso di informazioni secondo cui due enti ucraini hanno ricevuto istruzioni specifiche per mettere a punto la cosiddetta “bomba sporca” e che i lavori sono allo stadio finale.
Mosca è inoltre a conoscenza di contatti tra Presidenza ucraina e esponenti britannici per il possibile ottenimento di tecnologia atta a creare armi nucleari, per le quali Kiev dispone di base produttiva e potenziale scientifico adeguati.
I siti ucraini che hanno scorte di sostanze radioattive da poter utilizzare per la “bomba sporca” sono tre centrali nucleari attive: a Južnoukrainsk (regione di Nikolaev), Netešin (regione di Khmel’nitskij) e Varaš (regione di Rovno) che hanno 9 pozze di combustibile nucleare esaurito, con circa millecinquecento tonnellate di ossido di uranio arricchito all’1,5%.
Altri componenti – decine di migliaia di elementi con uranio-238, uranio-235 e plutonio-239 – sono nella centrale di Chernobyl, pur se dismessa; lo stesso per le decine di migliaia di metri cubi di scorie radioattive del sito “Vektor”, dell’impianto chimico di Kamenskoe (la sovietica Dneprodzeržinsk), dei siti di smaltimento di scorie “Burjakovka”, “Podlesnyj”, “Rossokha”.
E c’è anche l’impianto di estrazione “Vostočnyj in cui, da due pozzi minerari su tre, si estraggono circa mille tonnellate l’anno di uranio.
Il Ministero della difesa “nemico” sottolinea anche che Kiev dispone pienamente delle basi scientifiche necessarie a creare la “millantata” bomba: l’Istituto di fisica e tecnologia di Kharkov, i cui scienziati avevano preso parte al programma nucleare sovietico, e dove operano tuttora varie strutture sperimentali, termonucleari (“Uragan”), così come l’Istituto per la ricerca nucleare dell’Accademia delle scienze di Kiev, presso il cui reattore WWR-M sono in corso ricerche con l’utilizzo di materiali altamente radioattivi.
Qui, come pure all’impianto di estrazione di Žëltye Vody (distretto di Kamenskoe, nella regione di Dnepropetrovsk) sono attesi per i prossimi giorni gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Ieri, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, ha definito «inammissibili» le reazioni occidentali al pericolo della “bomba sporca” ucraina denunciato (qualcuno vorrà dire: millantato?) da Mosca. Si tratta, ha detto Peskov, di «un approccio niente affatto serio; un approccio che definirei inammissibile, sullo sfondo del pericolo di cui parliamo… Poniamo ancora una volta l’accento sul grande pericolo che si cela dietro la realizzazione dei piani ucraini».
Il riferimento di Peskov era alle reazioni del Segretario alla difesa USA, Lloyd Austin, che respinge gli avvertimenti russi, e del Segretario di Stato, Antony Blinken, secondo il quale sarebbero “infondati” i moniti di Mosca sul possibile impiego della “bomba sporca” da parte ucraina.
Ligi, come fossero a via Solferino, al Verbo emesso da Washington, a via Bargoni hanno dunque pensato bene di proclamare che tale pericolo è “millantato” e «senza prove».
Di più: credendo forse di far dispetto al governo fascio-leghista di casa nostra – per definizione “amico e accolito di Viktor Orbán” – si sono incaricati di mettere alla berlina «la solita voce dissidente» dell’Ungheria, colpevole di «aver chiesto un cessate il fuoco immediato e colloqui di pace tra funzionari ucraini e russi il prima possibile».
Un tradimento, quello perpetrato a Budapest, con una «una capovolta mediatica che assomiglia a quelle di Mosca», che i reazionari italici si guardano però bene dal plaudire. Ma, soprattutto, una “diserzione” inconcepibile per chi, sulla scia di Vladimir Zelenskij (ieri, alla cosiddetta “Piattaforma di Crimea”, a Zagabria) pronostica che «dopo la de-occupazione dell’Ucraina, sarà la volta di Transnistria, Abkhazija e dei “territori del nord”», come i giapponesi chiamano le isole Kurili.
Non la pace, dunque, invocano gli autodefiniti “fact-checker indipendenti”, ma che l’intero “mondo libero” abbia «un’unica lingua e uniche parole»(Genesi, 11-1): quelle che incitano alla vittoria sui nemici dell’Occidente.
Requiem per un giornale.
Fonte
Nel procedimento, avendo l’uomo dichiarato che la “Z” è per lui semplicemente l’ultima lettera dell’alfabeto, la giudichessa (si dice così nella “sinistra” che tifa per Kiev e per la guerra?) ha dato ragione al poliziotto che a marzo aveva fermato l’uomo, decidendo che, nel contesto di allora, la “Z” simboleggiasse la guerra della Russia e che quindi l’uomo, con quel A4 al vetro dell’auto, volesse dire “Io sto con Putin”.
Ieri, la riproduzione di un post su feisbuc con questa notizia, ha provocato il pronto intervento dei campioni della “lotta alla disinformazione”, i quali hanno perentoriamente segnalato, per prima cosa, che «Il post contiene informazioni che fact-checker indipendenti hanno dichiarato essere false», e poi, di seguito, che «Il tuo post non include informazioni controllate da fact-checker indipendenti».
La ferrea logica che unisce le due segnalazioni è pari solo a quella dell’asina Balaam che parlava al suo padrone Balak. Ma, di fronte a cotanta autorevolezza…
Chi invece non abbisogna di alcuna supervisione «da fact-checker indipendenti» e si prodiga da solo a diffondere il verbo, è un articolista, (a giudicare da tutto, in odore di santità a Kiev), il cui servizio era presentato ieri con un titolo a cinque colonne sulla prima pagina de il manifesto: «Mosca millanta la “bomba sporca” di Kiev»; e lo fa, com’è ovvio a tutti i “fact-checker indipendenti”, «senza prove».
Il fact-checker indipendente, pagato però da via Bargoni, ha visionato le notizie provenienti da Mosca e ha risolutamente messo nero su bianco che, vista l’origine, non si può che decretare «essere false»; anzi, millantate, che meglio le avvicina al 346-bis del codice penale italico.
Ora, quali sono le dichiarazioni “del nemico”? In sintesi, dato che ormai i lettori ne sono a conoscenza, il Ministero della difesa della “perfida Rus” ha detto di essere in possesso di informazioni secondo cui due enti ucraini hanno ricevuto istruzioni specifiche per mettere a punto la cosiddetta “bomba sporca” e che i lavori sono allo stadio finale.
Mosca è inoltre a conoscenza di contatti tra Presidenza ucraina e esponenti britannici per il possibile ottenimento di tecnologia atta a creare armi nucleari, per le quali Kiev dispone di base produttiva e potenziale scientifico adeguati.
I siti ucraini che hanno scorte di sostanze radioattive da poter utilizzare per la “bomba sporca” sono tre centrali nucleari attive: a Južnoukrainsk (regione di Nikolaev), Netešin (regione di Khmel’nitskij) e Varaš (regione di Rovno) che hanno 9 pozze di combustibile nucleare esaurito, con circa millecinquecento tonnellate di ossido di uranio arricchito all’1,5%.
Altri componenti – decine di migliaia di elementi con uranio-238, uranio-235 e plutonio-239 – sono nella centrale di Chernobyl, pur se dismessa; lo stesso per le decine di migliaia di metri cubi di scorie radioattive del sito “Vektor”, dell’impianto chimico di Kamenskoe (la sovietica Dneprodzeržinsk), dei siti di smaltimento di scorie “Burjakovka”, “Podlesnyj”, “Rossokha”.
E c’è anche l’impianto di estrazione “Vostočnyj in cui, da due pozzi minerari su tre, si estraggono circa mille tonnellate l’anno di uranio.
Il Ministero della difesa “nemico” sottolinea anche che Kiev dispone pienamente delle basi scientifiche necessarie a creare la “millantata” bomba: l’Istituto di fisica e tecnologia di Kharkov, i cui scienziati avevano preso parte al programma nucleare sovietico, e dove operano tuttora varie strutture sperimentali, termonucleari (“Uragan”), così come l’Istituto per la ricerca nucleare dell’Accademia delle scienze di Kiev, presso il cui reattore WWR-M sono in corso ricerche con l’utilizzo di materiali altamente radioattivi.
Qui, come pure all’impianto di estrazione di Žëltye Vody (distretto di Kamenskoe, nella regione di Dnepropetrovsk) sono attesi per i prossimi giorni gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Ieri, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, ha definito «inammissibili» le reazioni occidentali al pericolo della “bomba sporca” ucraina denunciato (qualcuno vorrà dire: millantato?) da Mosca. Si tratta, ha detto Peskov, di «un approccio niente affatto serio; un approccio che definirei inammissibile, sullo sfondo del pericolo di cui parliamo… Poniamo ancora una volta l’accento sul grande pericolo che si cela dietro la realizzazione dei piani ucraini».
Il riferimento di Peskov era alle reazioni del Segretario alla difesa USA, Lloyd Austin, che respinge gli avvertimenti russi, e del Segretario di Stato, Antony Blinken, secondo il quale sarebbero “infondati” i moniti di Mosca sul possibile impiego della “bomba sporca” da parte ucraina.
Ligi, come fossero a via Solferino, al Verbo emesso da Washington, a via Bargoni hanno dunque pensato bene di proclamare che tale pericolo è “millantato” e «senza prove».
Di più: credendo forse di far dispetto al governo fascio-leghista di casa nostra – per definizione “amico e accolito di Viktor Orbán” – si sono incaricati di mettere alla berlina «la solita voce dissidente» dell’Ungheria, colpevole di «aver chiesto un cessate il fuoco immediato e colloqui di pace tra funzionari ucraini e russi il prima possibile».
Un tradimento, quello perpetrato a Budapest, con una «una capovolta mediatica che assomiglia a quelle di Mosca», che i reazionari italici si guardano però bene dal plaudire. Ma, soprattutto, una “diserzione” inconcepibile per chi, sulla scia di Vladimir Zelenskij (ieri, alla cosiddetta “Piattaforma di Crimea”, a Zagabria) pronostica che «dopo la de-occupazione dell’Ucraina, sarà la volta di Transnistria, Abkhazija e dei “territori del nord”», come i giapponesi chiamano le isole Kurili.
Non la pace, dunque, invocano gli autodefiniti “fact-checker indipendenti”, ma che l’intero “mondo libero” abbia «un’unica lingua e uniche parole»(Genesi, 11-1): quelle che incitano alla vittoria sui nemici dell’Occidente.
Requiem per un giornale.
Fonte
Guerra in Ucraina - L’Aiea a caccia della “bomba sporca”. Negli Usa dissensi tra i Democratici sulla guerra
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha fatto sapere di essere a conoscenza delle accuse della Russia in merito all’ipotesi che l’Ucraina intenda condurre una “provocazione” con l’impiego di una “bomba sporca”, ed è pronta a ispezionare due siti nucleari su invito diretto delle autorità ucraine. Lo ha annunciato l’Aiea tramite una nota, precisando che una delle due strutture in questione è già stata ispezionata dall’Aiea il mese scorso.
“L’Aiea si prepara a visitare i due siti nei prossimi giorni. Lo scopo delle visite di salvaguardia è di individuare ogni eventuale materiale e attività nucleare non dichiarati”, afferma la nota. Secondo i media russi, i siti in questione sarebbero l’impianto minerario Vostochny nella città di Zhovti Vody nella regione di Dnepropetrovsk, l’impianto chimico di Prydneprovsky a Dneprodzerzhinsk e l’Istituto per la ricerca nucleare di Kiev.
Il rischio che Kiev usi una “bomba sporca” sarà all’ordine del giorno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite oggi o domani, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il quale ha sottolineato che “le smentite infondate dei colleghi occidentali secondo cui si tratta di falsità e che la stessa Russia intende fare qualcosa di simile per incolpare in seguito il regime del presidente ucraino Vladimir Zelensky non sono serie”.
Il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu nei giorni scorsi aveva avvertito i suoi omologhi britannici, statunitensi, turchi e francesi della minaccia ucraina, ma Washington, Londra e Parigi, hanno respinto gli avvertimenti della Russia come false accuse.
Intanto negli Stati Uniti cresce l’opposizione politica al coinvolgimento degli Usa nella guerra in Ucraina. Dopo le numerose dichiarazioni venute in tal senso dagli ambienti repubblicani, anche nel Partito Democratico cominciano ad emergere voci dissidenti verso la linea guerrafondaia condotta dall’amministrazione Biden.
Il Washington Post ha reso pubblica una lettera a Biden del Congressional Progressive Caucus, una corrente parlamentare progressista del Partito democratico, nella quale si chiede una svolta nella politica dell’amministrazione e la ricerca di una soluzione negoziale al conflitto in Ucraina. La lettera, firmata da decine di congressisti democratici di orientamento progressista, afferma che “dato il livello di distruzione causato da questa guerra all’Ucraina e al mondo, oltre al rischio di una catastrofica escalation, crediamo sia anche nell’interesse dell’Ucraina, degli Stati Uniti e del mondo di evitare il protrarsi del conflitto. Per questa ragione – prosegue la lettera inviata al presidente Biden – ti sollecitiamo a legare il sostegno militare ed economico che gli Stati Uniti hanno concesso all’Ucraina con una spinta diplomatica proattiva, rinnovando gli sforzi tesi a cercare un quadro realistico per un cessate il fuoco”.
La lettera ha innescato immediate tensioni all’interno del Partito democratico in cui i circoli vicini a Biden hanno chiesto ai dissidenti di rettificare. E in effetti lo hanno fatto ma il segnale è stato inviato.
Fonte
“L’Aiea si prepara a visitare i due siti nei prossimi giorni. Lo scopo delle visite di salvaguardia è di individuare ogni eventuale materiale e attività nucleare non dichiarati”, afferma la nota. Secondo i media russi, i siti in questione sarebbero l’impianto minerario Vostochny nella città di Zhovti Vody nella regione di Dnepropetrovsk, l’impianto chimico di Prydneprovsky a Dneprodzerzhinsk e l’Istituto per la ricerca nucleare di Kiev.
Il rischio che Kiev usi una “bomba sporca” sarà all’ordine del giorno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite oggi o domani, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il quale ha sottolineato che “le smentite infondate dei colleghi occidentali secondo cui si tratta di falsità e che la stessa Russia intende fare qualcosa di simile per incolpare in seguito il regime del presidente ucraino Vladimir Zelensky non sono serie”.
Il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu nei giorni scorsi aveva avvertito i suoi omologhi britannici, statunitensi, turchi e francesi della minaccia ucraina, ma Washington, Londra e Parigi, hanno respinto gli avvertimenti della Russia come false accuse.
Intanto negli Stati Uniti cresce l’opposizione politica al coinvolgimento degli Usa nella guerra in Ucraina. Dopo le numerose dichiarazioni venute in tal senso dagli ambienti repubblicani, anche nel Partito Democratico cominciano ad emergere voci dissidenti verso la linea guerrafondaia condotta dall’amministrazione Biden.
Il Washington Post ha reso pubblica una lettera a Biden del Congressional Progressive Caucus, una corrente parlamentare progressista del Partito democratico, nella quale si chiede una svolta nella politica dell’amministrazione e la ricerca di una soluzione negoziale al conflitto in Ucraina. La lettera, firmata da decine di congressisti democratici di orientamento progressista, afferma che “dato il livello di distruzione causato da questa guerra all’Ucraina e al mondo, oltre al rischio di una catastrofica escalation, crediamo sia anche nell’interesse dell’Ucraina, degli Stati Uniti e del mondo di evitare il protrarsi del conflitto. Per questa ragione – prosegue la lettera inviata al presidente Biden – ti sollecitiamo a legare il sostegno militare ed economico che gli Stati Uniti hanno concesso all’Ucraina con una spinta diplomatica proattiva, rinnovando gli sforzi tesi a cercare un quadro realistico per un cessate il fuoco”.
La lettera ha innescato immediate tensioni all’interno del Partito democratico in cui i circoli vicini a Biden hanno chiesto ai dissidenti di rettificare. E in effetti lo hanno fatto ma il segnale è stato inviato.
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