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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/02/2026

“L’atomica sporca” dell’Ucraina. Se ne parla da tempo ma adesso salgono i toni

L’ufficio stampa del Servizio di Intelligence Estera della Federazione Russa (SVR) riferisce che – sulla base delle informazioni di cui dispone – Gran Bretagna e Francia, prendendo atto che in Ucraina non c’è alcuna possibilità di ottenere la vittoria sulla Russia, ritengono di dover dotare l’Ucraina di una “Wunderwaffe” ossia una bomba atomica “sporca”.

Il Ministero della Difesa britannico ha rifiutato di rispondere pubblicamente alla richiesta di commento di vari mass media sulle accuse russe. Sky News ha riportato che il governo britannico ha già affermato che non c’è “verità” nelle accuse.

French Response, un account X collegato al Ministero degli Esteri francese ha confutato l’affermazione dei servizi russi.

“Cinque anni dopo l’inizio della sua ‘guerra di tre giorni’, la Russia preferirebbe davvero che vi concentraste sulle armi nucleari francesi e britanniche”, ha scritto in un post.

La dichiarazione diffusa dal SVR afferma anche che il governo tedesco si è rifiutato di fornire a Kiev un’arma nucleare. “Berlino ha prudentemente rifiutato di partecipare a questa pericolosa impresa”, recita il comunicato dei servizi di sicurezza russi.

Un portavoce del Ministero della Difesa tedesco ha dichiarato che il ministero “non commenta i rapporti dei media e non risponde alle dichiarazioni di tali fonti”.

La convinzione che sarebbe alla base di questo tipo di fornitura all’Ucraina, è che qualora Kiev possedesse la bomba atomica o almeno un’arma “sporca” radiologica, potrebbe ottenere condizioni più favorevoli per la risoluzione del conflitto.

La questione dell’atomica ucraina in realtà non è venuta fuori adesso. Di una “bomba sporca” di Kiev la Russia denunciava i rischi già a ottobre del 2022. Mentre a novembre del 2024 il quotidiano britannico The Times, scriveva che “l’Ucraina potrebbe costruire un’arma nucleare rudimentale entro pochi mesi a scopo di sicurezza per ovviare al mancato sostegno militare degli Usa del prossimo presidente Donald Trump”.

L’esclusiva del quotidiano britannico faceva riferimento a un documento informativo preparato per il ministero della Difesa ucraino in cui viene delineato come, in mancanza di tempo per costruire e dispiegare enormi impianti di arricchimento dell’uranio, Kiev pianifica l’utilizzo di plutonio proveniente dalle barre dei reattori di combustibile nucleare usato per fabbricare un’arma rudimentale.

Sempre The Times spiegava come Kiev avesse il controllo di nove reattori nucleari operativi e una notevole esperienza. “Ciò consentirebbe all’Ucraina di ricorrere a sette tonnellate di plutonio, che potrebbero creare testate con una resa tattica di diversi kilotoni”.

Secondo i dati in possesso del Servizio di Intelligence Estera russo, sarebbero invece Gran Bretagna e Francia a lavorare attivamente nel risolvere i problemi di trasporto e consegna a Kiev dell’arma atomica “sporca”. Si parla di fornire segretamente all’Ucraina componenti di provenienza europea, attrezzature e tecnologie. Come variante, verrebbe considerato il lancio da un sottomarino di un missile balistico M51.1, con una testata francese di piccole dimensioni TN75.

Secondo l’assistente presidenziale Yuri Ushakov, stando a quanto riporta l’agenzia russa Ria-Novosti, la Russia trasmetterà agli Stati Uniti le informazioni sull’intenzione di Kiev di ricevere armi nucleari dall’Occidente.

“Naturalmente, tutto questo sarà portato all’attenzione degli americani. Ma lo sanno già, ora ci sono commenti su tutti i canali. Spero che gli americani otterranno le informazioni e ne parleremo specificamente”, ha detto Ushakov sul canale TV Russia 1.

La Russia ha chiesto indagini a livello dei parlamenti dei vari paesi, del Consiglio di Sicurezza, dell’Aiea e della Conferenza sulla Conformità al Trattato di Non Proliferazione. La Duma ha anche intenzione di preparare un appello per Londra e Parigi. Le informazioni ricevute richiedono una risposta immediata, poiché tali azioni sono un crimine che può portare a una guerra nucleare, ha dichiarato il Presidente della Duma di Stato Volodin.

Ma ancora più pesanti sono state le parole del vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo Medvedev secondo il quale “Un attacco nucleare contro obiettivi in Ucraina, così come in Francia e Regno Unito, sarebbe considerato legittimo e giustificato nel caso in cui Londra e Parigi fornissero a Kiev capacità nucleari”, ha dichiarato Medvedev commentando i rapporti del Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) su tali piani da parte dei due paesi europei.

Secondo Medvedev, queste informazioni “cambiano radicalmente la situazione”. “Si tratta di un trasferimento diretto di armi nucleari a un paese in guerra”, ha affermato. Parole pesanti.

Fonte

23/07/2025

Nato e Ue spingono la Moldavia in guerra contro la Russia

Lo scorso 14 luglio, il Servizio di intelligence estero (Svr) della Federazione russa ha accusato la Nato e l’Unione europea di preparare la Moldavia a un futuro conflitto militare con la Russia.

Secondo quanto si apprende dal Rapporto, la Nato sta trasformando il piccolo Paese stretto tra Ucraina e Romania in un avamposto strategico sul fianco orientale, modernizzando gli aeroporti, creando hub logistici e adattando le ferrovie all’eventuale rapido dispiegamento delle forze atlantiche ai confini con la Russia.

Il rapporto del Servizio di intelligence estero russo

“La Nato si sta preparando attivamente a utilizzare la Moldavia in un possibile conflitto armato con la Russia. A Bruxelles è stata presa la decisione di accelerare la trasformazione di questo Paese in una testa di ponte avanzata dell’alleanza sul fianco orientale”, si legge nel Rapporto.

“Le forze Nato stanno trasformando la repubblica agraria, un tempo pacifica, in un banco di prova militare, attuando progetti per il passaggio allo scartamento ferroviario europeo e per l’aumento della capacità di transito dei ponti. Si stanno costruendo hub logistici, grandi magazzini e siti per la concentrazione di equipaggiamento militare”, continua l’Svr.

A oggi, la Moldavia non fa parte né dell’Unione Europea, né della Nato. Ma dalla salita al potere nel dicembre del 2020 della presidente Maia Sandu, il Paese sta scivolando verso l’Occidente, cavalcando d’altra parte la retorica antirussa e reprimendo duramente chiunque si opponga al percorso euroatlantico dell’ex Repubblica sovietica.
 
La presidente Sandu schiera la Moldavia con l’Occidente

I governi occidentali “stanno costringendo Chisinau ad adottare i concetti di guerra della Nato. L’esercito moldavo viene inondato di istruttori militari provenienti dagli stati dell’alleanza”, continua il Rapporto.

“Il regime di Maia Sandu è pronto a soddisfare tutte le richieste dell’Occidente. Chisinau conta molto sul sostegno materiale e organizzativo degli stati membri della Nato per il partito della presidente Azione e solidarietà (Pas) alle prossime elezioni parlamentari del 28 settembre”, afferma l’Svr.

Al di là della propaganda contenuta nel rapporto, è da registrare che la presidente Sandu ha promesso ai vertici Nato di revocare lo status di Stato neutrale per la Moldavia in caso di vittoria parlamentare da parte del Pas.

Guerra e repressione nell’agenda politica moldava

Ad aumentare la tensione non solo le parole, ma i fatti. Solo pochi giorni fa, il 19 luglio il Comitato elettorale centrale della Moldavia ha vietato all’opposizione di Victoria-Pobeda la partecipazione alle prossime elezioni parlamentari con l’accusa di essere filorussi.

La dinamica è simile a quanto è avvenuto negli ultimi anni in Ucraina, dove dal 2022 il regime di Zelensky – il cui mandato ricordiamo è scaduto nella primavera del 2024 – ha messo fuorilegge ben 11 partiti con la stessa accusa.

A fine novembre 2024 invece la Moldavia e il Regno Unito, alla presenza interessata della ministra degli Esteri della Romania, hanno firmato un accordo di collaborazione nel campo della difesa e della sicurezza con l’obiettivo di contrastare le “minacce provenienti dalla Russia”.

A scuotere il Paese ci aveva già pensato a fine ottobre il contestato esito referendario per l’inserimento in Costituzione dell’adesione della Moldavia all’Ue. In quell’occasione, il Sì aveva vinto per un pugno di voti dopo che i sondaggi attribuivano un solido vantaggio al No e dopo che l’opzione contraria era stata in vantaggio per tutto il conteggio notturno. A differenza di quanto avvenuto in Romania, i vertici occidentali riconobbero immediatamente il voto.

Non sorprende che l’avvicinamento al referendum e alle elezioni presidenziali, vinte dal Pas al ballottaggio, sia stato caratterizzato da forti proteste antigovernative e da un clima repressivo cresciuto durante la presidenza Sandu. 

La guerra a oltranza di Nato e Ue contro la Russia

Il rapporto dell’Svr si inserisce nel più generale “piano B” di continuazione della guerra a oltranza contro la Russia in caso di sconfitta occidentale sul campo ucraino.

Come dichiarato alla Tass da Ralph Bosshard, ufficiale svizzero ed ex consigliere militare del segretario generale dell’Osce, l’utilizzo della Moldavia come ariete contro Mosca significa che Bruxelles considera compromessa la difesa ucraina delle regioni meridionali, in particolare le aree costiere come Odessa, le quali secondo l’analista “prima o poi passeranno alla Russia”.

Ma è tutta l’Europa orientale ad accentuare la retorica bellicista e filoatlantica del ritorno dell’“orso russo”. Dalla Scandinavia al Mar Nero, passando per i Paesi baltici, Polonia, Romania e Bulgaria (con le sole eccezioni di Ungheria e Slovacchia, a guida di conservatori o socialdemocratici), è tutto un pericoloso richiamo alle armi per la difesa del suprematismo europeo, mascherato ovviamente da libertà occidentale.

Lo spostamento a est dell’asse europeo rispetto al duo Parigi-Berlino non fa che ridurre all’opzione guerrafondaia la strategia dell’Unione europea per rispondere alla crisi sistemica in cui sono finiti gli imperialismi occidentali.

Fonte