Le note declamazioni di Donald Trump a proposito del rifiuto americano a difendere, da un’eventuale aggressione russa, un qualsiasi paese NATO che non abbia stanziato almeno il 2% del PIL per armarsi – «non hai pagato? Sei un trasgressore? Io non ti difenderei. Anzi, consiglierei ai russi, perdio, di fare tutto quello che vogliono. Tu devi pagare» – e la replica indiretta di Jens Stoltenberg sul fatto che «Qualsiasi ipotesi che gli alleati non si difendano a vicenda mina tutta la nostra sicurezza, compresa quella USA», non lasciano affatto il cosiddetto “tempo che trovano”.
Dietro quelle affermazioni c’è la difesa sul campo dell’industria militare yankee che, da quegli stanziamenti trae profitto, chiunque sieda alla Casa Bianca: Trump o Biden.
C’è anche la preoccupazione di quel complesso militare-industriale a stelle e strisce per l’espandersi di pericolosi concorrenti, proprio tra i paesi NATO. Perché, se le ambizioni di alcuni di quei paesi a dotarsi di armi nucleari appaiono abbastanza campate in aria, i passi concreti di altri sono già oggi discretamente reali.
Così, nella “nuova” Polonia liberal-europeista, il generale a riposo Jaroslav Krashevskiy proclama che il paese debba dotarsi di armi nucleari per garantirsi un più alto livello di sicurezza. Dunque, alle 100 testate atomiche USA dislocate oggi in Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia (cui pare debbano tornare ad aggiungersi quelle ritirate nel 2008 dalla Gran Bretagna), dovrebbero unirsene altre, da piazzare ancor più vicino ai confini russi.
Tutte, s’intende, in base al Nuclear Sharing NATO, sotto controllo di Washington, qualunque sia il paese “ospitante”, che è però tenuto a sostenere le spese della loro manutenzione. In un paese che ambisce a diventare, militarmente, il principale avamposto yankee in Europa, la pretesa di Krashevskiy appare “ovvia”, soprattutto nei confronti del concorrente il cui posto si agogna di occupare: la Germania.
La quale ultima, al contrario, pare confermare le preoccupazioni stoltenberghiane e, al pari di altre economie europee, vede poco futuro nella NATO quale alleanza militare unificata, tendendo invece a rafforzare gli arsenali nazionali in maniera autonoma, anche al di fuori di standard e priorità NATO.
Berlino dunque, dovendo sostituire 25 Tornado, sembra di fatto orientata non verso gli F-35 americani, la cui manutenzione, sistemi di controllo o formazione dei piloti sarebbero più semplici.
Invece, volendo evitare di mettersi in una posizione di dipendenza dagli USA – metti, per ipotesi, una qualsiasi crisi, la Germania si troverebbe tra le mani macchine che i sistemi USA potrebbero rendere inutilizzabili – anche a costo di spendere abbastanza di più, Berlino sta valutando l’opzione di una trentina di Gripen svedesi, la cui manutenzione è possibile solo in Svezia, con sistemi di controllo e standard di comunicazione svedesi.
E, cosa ancor più “inverosimile”, direbbe Stoltenberg, Berlino mostra di essere del tutto indifferente al fatto che i Gripen non possano svolgere la funzione chiave dell’attacco NATO: ossia fare da vettori di armi nucleari.
Questo da un lato. Ma, d’altro canto, anche rispondere ai comandi della Casa Bianca, che ordina agli “alleati” europei di farsi carico del sostegno all’Ucraina, porta buoni ricavi nelle casse dell’industria militare tedesca.
È così che lunedì scorso Olaf Scholz e il Ministro della guerra Boris Pistorius (entrambi SPD), insieme alla premier danese Mette Frederiksen e al CEO della Rheinmetall Armin Papperger, hanno preso parte alla posa della prima pietra del nuovo complesso della Rheinmetall a Unterlüß, in Bassa Sassonia.
C’è un’atmosfera da corsa all’oro alla Rheinmetall – nota sarcasticamente l’analista di Die junge Welt, Philip Tassev – dato che il commercio delle armi è in forte espansione, in particolare per la fame di munizioni dell’esercito ucraino: si parla di un fabbisogno di almeno 5.000 i proiettili d’artiglieria al giorno, anche se (o proprio perché) poche settimane fa si parlava di appena 20 proiettili al giorno esplosi da una divisione ucraina, contro i 500 della scorsa estate.
La Rheinmetall punta dunque a raddoppiare o addirittura triplicare le proprie capacità produttive, arrivando nel 2025 a produrre fino a 700.000 proiettili di artiglieria l’anno (calibro standard NATO da 155 mm), di cui almeno 200.000 nella nuova struttura.
Scholz ha parlato di una giornata particolare per la «sicurezza del nostro Paese e di tutta l’Europa... per la fornitura autonoma e soprattutto permanente di munizioni di artiglieria alla Bundeswehr e ai nostri partner in Europa».
Di sfuggita, l’area in cui sorgerà il nuovo impianto – la regione tra Celle e Münster, Unterlüß e Bad Fallingbostel – è la zona più militarizzata della Germania e la Rheinmetall vi è presente dal 1899. Nel vicino impianto di Trauen venivano sperimentate le V2 e anche oggi vi si trova il Centro aerospaziale tedesco (DLR).
A Münster è dislocata una delle più grandi guarnigioni della Bundeswehr e l’area d’addestramento NATO a Bergen è una delle più grandi d’Europa.
Ma è comunque dubbio che le nuove forniture tedesche (o italiane, olandesi, ecc.) possano cambiare qualcosa sul campo di battaglia ucraino. Appena nominato Capo di SM, Aleksandr Syrskij si è dato subito a soddisfare le esigenze del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij e, a quanto pare, è intenzionato a ripetere su Avdeevka il “tritacarne” di Artëmovsk (Bakhmut) per cui è così inviso alle sue truppe.
Gli analisti sono convinti che la difesa a qualsiasi prezzo di Avdeevka serva a Zelenskij per dimostrare ai propri finanziatori occidentali che le cose al fronte non vanno poi così male e che Kiev ha dunque bisogno di altri soldi e di armi.
Così Syrskij, nota Vladimir Skachko su Ukraina.ru, dopo aver promesso di preservare la vita dei soldati ucraini, si affretta ora a inviare su Avdeevka la 3° Brigata d’assalto selezionata, una delle più agguerrite delle forze ucraine.
Dopo di che, Forbes ha scritto che se Zalužnyj era famoso per la difesa mobile, per ridurre cioè al minimo le perdite, Syrskij è noto al contrario per ammettere pesanti perdite in battaglie statiche: «Forse, promuovendo Syrskij, Zelenskij ha proclamato che intende combattere per Avdeevka anche a caro prezzo».
Resta a vedere se quel “caro prezzo” verrà davvero pagato dalla 3° Brigata e non dalle reclute comuni. Perché, chiarisce Skachko, la 3° Brigata è composta di «neonazisti più motivati, carnefici e assassini, fomentatori di pogrom per “Azov”. Forte di un proprio sistema di reclutamento e addestramento, la Brigata è una delle formazioni più brutali, ma con più efficienza bellica delle forze ucraine».
Se Zalužnyj era del parere di ritirare le truppe da Avdeevka, ecco che Syrskij è pronto a eseguire l’ordine di Zelenskij di tenere la posizione. In ogni caso, come ammette The Washington Post, ogni tentativo di tenere Avdeevka sarà reso difficile dalla grave carenza di uomini e armi e porterà a nuove massicce perdite.
È ciò che è successo il 13 febbraio a Selidovo, una quarantina di km a nordovest di Donetsk, dove le forze russe – secondo ColonelCassad – hanno mirato scientemente a colpire il forte concentramento di truppe attestate nel campo d’addestramento ucraino, comprese le riserve che probabilmente avrebbero dovuto essere riversare su Avdeevka.
Così va la guerra...
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14/02/2024
22/08/2023
Guerra in Ucraina - Gli F-16 saranno consegnati a Kiev, ma in tempi lunghi
di Francesco Dall'Aglio
Nel giorno in cui si lanciano un po' troppe notizie non confermate (Robotyne in mano ucraina, Sinkovka in mano russa) tiene naturalmente banco la questione degli F-16, che Danimarca e Olanda hanno finalmente deciso di consegnare all'Ucraina - nella foto, Zelensky seduto nella cabina di pilotaggio di uno degli F-16 olandesi, per la precisione un F-16B dei primi anni '80, modernizzato a F-16BM Block 20 MLU tra 1991 e 1997, che verosimilmente è uno di quelli che l'Ucraina riceverà.
Con calma, però. In primo luogo la consegna è subordinata al completamento del programma di addestramento per i piloti, che teoricamente è stimato in 4-6 mesi, un lasso di tempo ridicolmente basso anche se i piloti fossero già formati: ma non lo sono, perché ovviamente quelli formati e con esperienza sono in Ucraina a combattere con quello che hanno. Stando a quanto dice James Hecker, che in fondo è soltanto il comandante delle forze aeree degli Stati Uniti in Europa, per imparare le basi ci vorrà almeno un anno, per coordinare le azioni di un paio di squadroni di F-16 quattro o cinque (qui la sua intervista ad Air & Space Forces Magazine). Né l'addestramento, stando a quanto ha dichiarato il Ministro degli esteri danese, è l'unica condizione per la consegna. Ce ne sono infatti altre, che "includono, ma non sono limitate a, personale ucraino per gli F-16 selezionato, testato e addestrato con successo, e le necessarie autorizzazioni, infrastrutture e logistica.
E infatti il calendario delle spedizioni danesi non sembra essere improntato all'idea di massima urgenza: verranno inviati 19 F-16, sei prima della fine di quest'anno, 8 entro la fine del 2024, 5 nel 2025. Gli olandesi ne manderanno qualcuno di più, ma non hanno specificato quando. A questo proposito c'è stato un piccolo infortunio nella comunicazione tra Zelensky e Mark Rutte, il Primo Ministro olandese. Zelensky ha twittato che l'Olanda ne manderà 42, ma 42 sono tutti gli F-16 che hanno. Per di più, di questi 42 solo 24 sono operativi, gli altri sono tenuti in magazzino per cannibalizzare la parti di ricambio, per cui al massimo ne riceveranno 24, più appunto i 19 della Danimarca e quelli che eventualmente si aggiungeranno in seguito, sempre con questa tempistica di consegna molto rilassata.
Sulle ali (ehm...) dell'entusiasmo, ieri si era anche diffusa la voce che la Svezia avrebbe spedito anche un certo numero dei suoi Saab JAS 39 Gripen, molto più moderni degli F-16 e molto più adatti alle necessità ucraine, ma il Capo del Governo Ulf Kristersson ha chiarito che non ne hanno intenzione. Intanto, Brian Howard si chiede, dalle colonne di CNBC, se davvero "armi costose di fabbricazione americana potranno invertire la rotta nella guerra dell'Ucraina contro la Russia", e si risponde, ovviamente, di no.
Il "bagno di realtà" continua a mietere vittime.
Fonte
Nel giorno in cui si lanciano un po' troppe notizie non confermate (Robotyne in mano ucraina, Sinkovka in mano russa) tiene naturalmente banco la questione degli F-16, che Danimarca e Olanda hanno finalmente deciso di consegnare all'Ucraina - nella foto, Zelensky seduto nella cabina di pilotaggio di uno degli F-16 olandesi, per la precisione un F-16B dei primi anni '80, modernizzato a F-16BM Block 20 MLU tra 1991 e 1997, che verosimilmente è uno di quelli che l'Ucraina riceverà.
Con calma, però. In primo luogo la consegna è subordinata al completamento del programma di addestramento per i piloti, che teoricamente è stimato in 4-6 mesi, un lasso di tempo ridicolmente basso anche se i piloti fossero già formati: ma non lo sono, perché ovviamente quelli formati e con esperienza sono in Ucraina a combattere con quello che hanno. Stando a quanto dice James Hecker, che in fondo è soltanto il comandante delle forze aeree degli Stati Uniti in Europa, per imparare le basi ci vorrà almeno un anno, per coordinare le azioni di un paio di squadroni di F-16 quattro o cinque (qui la sua intervista ad Air & Space Forces Magazine). Né l'addestramento, stando a quanto ha dichiarato il Ministro degli esteri danese, è l'unica condizione per la consegna. Ce ne sono infatti altre, che "includono, ma non sono limitate a, personale ucraino per gli F-16 selezionato, testato e addestrato con successo, e le necessarie autorizzazioni, infrastrutture e logistica.
E infatti il calendario delle spedizioni danesi non sembra essere improntato all'idea di massima urgenza: verranno inviati 19 F-16, sei prima della fine di quest'anno, 8 entro la fine del 2024, 5 nel 2025. Gli olandesi ne manderanno qualcuno di più, ma non hanno specificato quando. A questo proposito c'è stato un piccolo infortunio nella comunicazione tra Zelensky e Mark Rutte, il Primo Ministro olandese. Zelensky ha twittato che l'Olanda ne manderà 42, ma 42 sono tutti gli F-16 che hanno. Per di più, di questi 42 solo 24 sono operativi, gli altri sono tenuti in magazzino per cannibalizzare la parti di ricambio, per cui al massimo ne riceveranno 24, più appunto i 19 della Danimarca e quelli che eventualmente si aggiungeranno in seguito, sempre con questa tempistica di consegna molto rilassata.
Sulle ali (ehm...) dell'entusiasmo, ieri si era anche diffusa la voce che la Svezia avrebbe spedito anche un certo numero dei suoi Saab JAS 39 Gripen, molto più moderni degli F-16 e molto più adatti alle necessità ucraine, ma il Capo del Governo Ulf Kristersson ha chiarito che non ne hanno intenzione. Intanto, Brian Howard si chiede, dalle colonne di CNBC, se davvero "armi costose di fabbricazione americana potranno invertire la rotta nella guerra dell'Ucraina contro la Russia", e si risponde, ovviamente, di no.
Il "bagno di realtà" continua a mietere vittime.
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16/07/2023
Guerra in Ucraina - Gli F-16 tra escalation e dubbi sull'utilità pratica
di Francesco Dall'Aglio
La foto è del solito Lavrov in versione rockstar (stavolta al vertice ASEAN a Jakarta dove c'era anche Blinken "a cui nessuno badò", per continuare con le citazioni manzoniane), ma in realtà parliamo di F-16. Lavrov comunque c'entra, perché le sue parole di ieri, pronunciate appunto a Jakarta, hanno un po' turbato. In sintesi, ha detto che la Russia non può ignorare il fatto che gli F-16 possono trasportare ordigni nucleari e che non esistono garanzie sufficienti, perché nel corso del conflitto non si faranno troppi distinguo su cosa viene trasportato: quindi, la sola presenza di quegli aerei sarà considerata una minaccia nucleare da parte dell'Occidente. Ora non è molto chiaro cosa davvero significa, questo discorso, perché mi pare improbabile che si mettano a lanciare atomiche al primo apparire di un F-16, però questo è quello che ha detto.
Sempre ieri Lara Seligman, giornalista di Politico che segue il Pentagono, ha scritto che il generale Douglas Sims ha dichiarato che al momento le condizioni del teatro di guerra "probabilmente non sono ideali" per l'impiego degli F-16, perché i russi hanno sistemi di difesa aerea "significativi". Non penso che le parole di Sims siano una risposta a quelle di Lavrov, né che gli USA si siano improvvisamente spaventati.
Però la riluttanza con la quale i governi occidentali stanno affrontando la questione degli aerei, che sono al momento la cosa di cui l'Ucraina ha più bisogno, mentre non si sono fatti scrupolo alcuno a inviare qualsiasi altra cosa, incluso adesso le cluster bombs, merita qualche considerazione.
In primo luogo: perché gli F-16? La risposta è molto semplice: perché ce ne sono parecchi in giro e, non essendo quasi più in uso, molti paesi potrebbero privarsene senza problemi, come in effetti hanno annunciato di voler fare. C'è anche un gran numero di personale addestrato, sia di volo che di terra, per "sostenere" o rimpiazzare quello ucraino. Inoltre le versioni più moderne hanno un'avionica e un radar più che decenti e un buon payload offensivo, soprattutto se dotati degli AGM-158 Joint Air to Surface Standoff Missile (JASSM) e della loro variante antinave. Questi però sono gli unici punti di forza. Le debolezze sono che si tratta di caccia multiruolo vecchi di 35/40 anni che, con tutti gli upgrade disponibili, potevano reggere il confronto fino a tutti gli anni '90, ma non oltre. L'avionica e i radar stanno andando velocemente verso l'obsolescenza, il che complica di molto la manutenzione e la sostituzione dei componenti che dovessero danneggiarsi; i missili che possono utilizzare, come ad esempio gli AIM-120, costano più o meno 1.200.000 $ l'uno; e in generale tutta la manutenzione è molto costosa, consumi di carburante inclusi.
Poi, come ha detto Sims, c'è il problema della contraerea russa: l'idea che gli F-16 possano lavorare in appoggio alle operazioni militari di terra o ingaggiare i più moderni aerei russi, dotati di radar migliori e missili R-37 a lungo raggio (più lungo di quelli che monterebbero gli F-16) nel loro spazio aereo è del tutto impraticabile. Agirebbero in pratica solo come piattaforma aerea per lanciare missili, come già sta facendo adesso l'aviazione ucraina, e in questo caso il modello non avrebbe particolare importanza - meglio sarebbe, come è stato fatto, spedire in Ucraina i vecchi aerei sovietici se solo questo devono fare, ma non ce ne sono più e bisogna passare a quelli occidentali. A questo punto sarebbero molto meglio i Saab JAS 39 Gripen svedesi, ma potrebbe fornirli solo la Svezia e molto pochi, perché li usa.
La debolezza maggiore, ad ogni modo, sta nel fatto che gli F-16 sono del tutto inadatti a operare in condizioni di emergenza, dalle piste piccole, improvvisate e con scarsa manutenzione che sono le uniche a disposizione dell'aviazione ucraina e sulle quali invece i vecchi modelli sovietici (e i nuovi modelli russi) si trovano benissimo. Tempo fa ho fatto una illuminante chiacchierata (virtuale) con un signore molto simpatico che ha lavorato per più di trent'anni come tecnico armiere proprio degli F-16 C/D/CJ/DJ (il motto della sua unità? "We kill people and break their shit") ed è poi passato a istruire l'aviazione irachena nell'uso di questi modelli - insomma uno che di queste cose ne sa un po' più di me e di Di Feo messi insieme.
Il problema, anzi l'incubo, come dice lui, degli F-16 sono i FOD: Foreign Object Debris, i "frammenti di oggetti estranei" (polvere, sassi, sterpaglia, bulloni eccetera) che possono venire risucchiati dalla presa d'aria del reattore al momento del decollo, con effetti gravissimi inclusa la perdita dell'aereo. Gli F-16 hanno una sola presa d'aria, proprio sulla pancia dell'aereo, a pochissima distanza dalla pista, e nessun sistema di protezione.
In confronto il suo diretto concorrente dell'epoca, il Mig-29 (cioè un modello molto più vecchio di quelli in uso attualmente nell'aviazione russa, ancora più perfezionati da questo punto di vista) non solo ha due prese d'aria, una per motore, leggermente oblique rispetto al terreno e più in alto di quelle dell'F-16, ma soprattutto ha delle prese d'aria alternative sull'attaccatura delle ali, quindi rivolte verso l'alto; nelle manovre di decollo le prese d'aria principali vengono coperte da uno schermo che si solleva non appena le ruote hanno lasciato il terreno, per dare massima spinta senza più il rischio di risucchiare sporcizia da terra.
Anche i Gripen sarebbero molto meglio da questo punto di vista, sono molto resistenti, con due prese d'aria inserite nella fusoliera e adattissimi agli STOL (Short Take-Off and Landing). Per gli F-16, invece, le piste di decollo e di atterraggio devono essere sempre mantenute pulitissime, ai limiti della maniacalità, e l'asfalto sempre in condizioni ottimali: e un piccolo aeroporto che venisse riprogrammato in questo modo certo non sfuggirebbe all'attenzione degli osservatori russi.
Non so come si conta di risolvere questi problemi. Certo non potranno operare da piste al di fuori dell'Ucraina, perché sarebbe ovviamente considerata un'aggressione militare e non si potrebbe invocare nessun articolo; puoi usare personale straniero, certamente, ma il problema sono le piste oltre che il personale, e lo stesso discorso vale per i piloti. Non è escluso che gli F-16 arrivino come "garanzia di sicurezza" per l'Ucraina (ciò che ne resterà) a conflitto finito; oppure che, FOD o non FOD, siano davvero l'unica cosa che gli possiamo mandare, che è sempre meglio di niente.
Fonte
La foto è del solito Lavrov in versione rockstar (stavolta al vertice ASEAN a Jakarta dove c'era anche Blinken "a cui nessuno badò", per continuare con le citazioni manzoniane), ma in realtà parliamo di F-16. Lavrov comunque c'entra, perché le sue parole di ieri, pronunciate appunto a Jakarta, hanno un po' turbato. In sintesi, ha detto che la Russia non può ignorare il fatto che gli F-16 possono trasportare ordigni nucleari e che non esistono garanzie sufficienti, perché nel corso del conflitto non si faranno troppi distinguo su cosa viene trasportato: quindi, la sola presenza di quegli aerei sarà considerata una minaccia nucleare da parte dell'Occidente. Ora non è molto chiaro cosa davvero significa, questo discorso, perché mi pare improbabile che si mettano a lanciare atomiche al primo apparire di un F-16, però questo è quello che ha detto.
Sempre ieri Lara Seligman, giornalista di Politico che segue il Pentagono, ha scritto che il generale Douglas Sims ha dichiarato che al momento le condizioni del teatro di guerra "probabilmente non sono ideali" per l'impiego degli F-16, perché i russi hanno sistemi di difesa aerea "significativi". Non penso che le parole di Sims siano una risposta a quelle di Lavrov, né che gli USA si siano improvvisamente spaventati.
Però la riluttanza con la quale i governi occidentali stanno affrontando la questione degli aerei, che sono al momento la cosa di cui l'Ucraina ha più bisogno, mentre non si sono fatti scrupolo alcuno a inviare qualsiasi altra cosa, incluso adesso le cluster bombs, merita qualche considerazione.
In primo luogo: perché gli F-16? La risposta è molto semplice: perché ce ne sono parecchi in giro e, non essendo quasi più in uso, molti paesi potrebbero privarsene senza problemi, come in effetti hanno annunciato di voler fare. C'è anche un gran numero di personale addestrato, sia di volo che di terra, per "sostenere" o rimpiazzare quello ucraino. Inoltre le versioni più moderne hanno un'avionica e un radar più che decenti e un buon payload offensivo, soprattutto se dotati degli AGM-158 Joint Air to Surface Standoff Missile (JASSM) e della loro variante antinave. Questi però sono gli unici punti di forza. Le debolezze sono che si tratta di caccia multiruolo vecchi di 35/40 anni che, con tutti gli upgrade disponibili, potevano reggere il confronto fino a tutti gli anni '90, ma non oltre. L'avionica e i radar stanno andando velocemente verso l'obsolescenza, il che complica di molto la manutenzione e la sostituzione dei componenti che dovessero danneggiarsi; i missili che possono utilizzare, come ad esempio gli AIM-120, costano più o meno 1.200.000 $ l'uno; e in generale tutta la manutenzione è molto costosa, consumi di carburante inclusi.
Poi, come ha detto Sims, c'è il problema della contraerea russa: l'idea che gli F-16 possano lavorare in appoggio alle operazioni militari di terra o ingaggiare i più moderni aerei russi, dotati di radar migliori e missili R-37 a lungo raggio (più lungo di quelli che monterebbero gli F-16) nel loro spazio aereo è del tutto impraticabile. Agirebbero in pratica solo come piattaforma aerea per lanciare missili, come già sta facendo adesso l'aviazione ucraina, e in questo caso il modello non avrebbe particolare importanza - meglio sarebbe, come è stato fatto, spedire in Ucraina i vecchi aerei sovietici se solo questo devono fare, ma non ce ne sono più e bisogna passare a quelli occidentali. A questo punto sarebbero molto meglio i Saab JAS 39 Gripen svedesi, ma potrebbe fornirli solo la Svezia e molto pochi, perché li usa.
La debolezza maggiore, ad ogni modo, sta nel fatto che gli F-16 sono del tutto inadatti a operare in condizioni di emergenza, dalle piste piccole, improvvisate e con scarsa manutenzione che sono le uniche a disposizione dell'aviazione ucraina e sulle quali invece i vecchi modelli sovietici (e i nuovi modelli russi) si trovano benissimo. Tempo fa ho fatto una illuminante chiacchierata (virtuale) con un signore molto simpatico che ha lavorato per più di trent'anni come tecnico armiere proprio degli F-16 C/D/CJ/DJ (il motto della sua unità? "We kill people and break their shit") ed è poi passato a istruire l'aviazione irachena nell'uso di questi modelli - insomma uno che di queste cose ne sa un po' più di me e di Di Feo messi insieme.
Il problema, anzi l'incubo, come dice lui, degli F-16 sono i FOD: Foreign Object Debris, i "frammenti di oggetti estranei" (polvere, sassi, sterpaglia, bulloni eccetera) che possono venire risucchiati dalla presa d'aria del reattore al momento del decollo, con effetti gravissimi inclusa la perdita dell'aereo. Gli F-16 hanno una sola presa d'aria, proprio sulla pancia dell'aereo, a pochissima distanza dalla pista, e nessun sistema di protezione.
In confronto il suo diretto concorrente dell'epoca, il Mig-29 (cioè un modello molto più vecchio di quelli in uso attualmente nell'aviazione russa, ancora più perfezionati da questo punto di vista) non solo ha due prese d'aria, una per motore, leggermente oblique rispetto al terreno e più in alto di quelle dell'F-16, ma soprattutto ha delle prese d'aria alternative sull'attaccatura delle ali, quindi rivolte verso l'alto; nelle manovre di decollo le prese d'aria principali vengono coperte da uno schermo che si solleva non appena le ruote hanno lasciato il terreno, per dare massima spinta senza più il rischio di risucchiare sporcizia da terra.
Anche i Gripen sarebbero molto meglio da questo punto di vista, sono molto resistenti, con due prese d'aria inserite nella fusoliera e adattissimi agli STOL (Short Take-Off and Landing). Per gli F-16, invece, le piste di decollo e di atterraggio devono essere sempre mantenute pulitissime, ai limiti della maniacalità, e l'asfalto sempre in condizioni ottimali: e un piccolo aeroporto che venisse riprogrammato in questo modo certo non sfuggirebbe all'attenzione degli osservatori russi.
Non so come si conta di risolvere questi problemi. Certo non potranno operare da piste al di fuori dell'Ucraina, perché sarebbe ovviamente considerata un'aggressione militare e non si potrebbe invocare nessun articolo; puoi usare personale straniero, certamente, ma il problema sono le piste oltre che il personale, e lo stesso discorso vale per i piloti. Non è escluso che gli F-16 arrivino come "garanzia di sicurezza" per l'Ucraina (ciò che ne resterà) a conflitto finito; oppure che, FOD o non FOD, siano davvero l'unica cosa che gli possiamo mandare, che è sempre meglio di niente.
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