Mercoledì l’Istat ha diffuso le stime preliminari sull’inflazione per il mese di luglio. Queste segnalano una leggera ripresa dell’inflazione, che segna un +0,5% sul giugno e un +1,3% sull’anno. Ancora una volta, è l’energia a spingere il dato.
È certamente positivo che il carrello della spesa e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto siano in calo. Ma l’istituto di statistica non manca di far notare “la crescita dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+5,5%) e non regolamentati (+3,3%)”, e anche di alcuni servizi.
Ormai tutto il Bel Paese sa che a gennaio è finito il mercato tutelato del gas, mentre alla fine di giugno è arrivato a termine anche quello dell’elettricità. Al di là di chi è considerato soggetto fragile, tutti gli altri sono stati costretti a transitare verso il libero mercato.
Ad essere precisi, in realtà, chi non ha scelto in autonomia un operatore è transitato verso un servizio a tutele graduali, della durata di tre anni. Il fatto che dovrebbero avere delle tutele non ha evitato che la situazione di queste persone sia nettamente peggiorata.
“L’evoluzione dei prezzi nel settore energetico, a luglio, risente anche della dinamica dei prezzi dell’Energia elettrica per le famiglie in transizione, che registrano una crescita del 52,6% sul mese precedente e del 7,3% rispetto a dicembre dello scorso anno”.
L’Arera ha confermato che quasi tutte le offerte che si possono trovare sono meno convenienti della tutela. A seconda di vari scaglioni di consumo, si parla di percentuali che non superano l’1,6% per l’elettrico e il 3,8% per il gas.
Ricordiamo che il passaggio obbligato al libero mercato va fatto risalire al governo Draghi, e a una delle tante clausole del PNRR. Il governo Meloni ha pure difeso pubblicamente questa scelta, in quanto espressione di una maggioranza pienamente dentro la logica delle politiche europee.
Si tratta sicuramente anche di un regalo a tante imprese dell’energia, dato che il mantenimento del quadro precedente non costava sostanzialmente nulla al paese. Ma bisognava proclamare la fedeltà assoluta al mito della competizione di mercato.
A pagarne le spese sono cinque milioni di famiglie.
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05/08/2024
21/12/2023
Fine del mercato tutelato. Aumenti per le famiglie, licenziamenti per lavoratori dei call center
La prossima fine del mercato tutelato dell’energia non avrà ripercussioni pesanti solo sulle bollette delle famiglie ma anche in termini di occupazione in alcuni settori di lavoratori. A rischio ci sarebbero quasi duemila posti di lavoro nel settore delle aziende elettriche e nei servizi correlati, a partire dagli addetti ai call center.
Il motivo è presto detto. Il governo infatti ha fatto sparire dal decreto legge Energia l’articolo 26 che prevedeva la “clausola di salvaguardia”. A Taranto ha sede la società, Covisian per la quale lavorano circa 4.300 dipendenti sparsi in undici sedi sul territorio nazionale.
Al momento ha messo in cassa integrazione a zero ore oltre 200 persone che lavorano proprio nei servizi alla clientela del mercato tutelato. E potrebbe essere solo il primo di un’ondata di esuberi. Sono lavoratrici e lavoratori molto spesso con salari tra gli 800 e i 1.000 euro e altrettanto spesso con contratti part-time.
Tra le conseguenze di queste scellerate decisioni politiche, ci sono 1500 lavoratrici e lavoratori di tutta Italia, di cui 100 nella sola città di Taranto, che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro entro poche settimane, sacrificati sull’altare della riduzione del costo del lavoro, ad esclusivo vantaggio delle aziende che subentreranno nella gestione del servizio dopo il passaggio delle utenze al Mercato Libero.
Come se non bastasse, la situazione è aggravata dall’annuncio della società Covisian, fornitore del servizio nel territorio di Taranto, del possibile avvio di una procedura di licenziamento collettivo già in vista della scadenza.
Martedì scorso, a Bari si è riunito il comitato per il monitoraggio delle situazioni di crisi con la presenza delle aziende appaltatrici dei servizi per l’energia del mercato tutelato (oltre a Covisian, Network Contacts e System House) e delle organizzazioni sindacali, compresa l’USB.
La richiesta è che le istituzioni, le imprese appaltatrici, ma anche l’azienda committente (ENEL) assumano impegni concreti per la salvaguardia di tutti i posti di lavoro.
Su questo obiettivo ieri i lavoratori dei Call Center di Taranto hanno scioperato e manifestato sotto la sede della Prefettura.
Il mondo dei call center è già da tempo sotto pressione a causa del micidiale meccanismo delle gare al massimo ribasso ma anche per i ritardi nei pagamenti che hanno messo in difficoltà le aziende , le quali, a loro volta, tagliano i dipendenti.
Quello dei call center è un settore in cui lavorano oggi circa 70 mila persone, 50mila solo nel settore in bound, cioè quelli ai quali il cliente si rivolge per ricevere informazioni oppure assistenza telefonica.
Nel 2006 una circolare impose alle aziende di assumerli, ma quando i committenti hanno cominciato a fare bandi di gara a costi molto ridotti è iniziata la decimazione occupazionale. Molti lavoratori furono messi in cassa integrazione e molti altri licenziati.
Uno dei casi più noti è quello di Almaviva che solo a Roma, nel 2016, ha licenziato più di 1600 lavoratrici e lavoratori in una sola notte. E fu proprio sulla base dell’esperienza di Almaviva che venne introdotta la clausola sociale che prevede, nel caso in cui il committente decida di cambiare gestore di call center, che il nuovo gestore assuma gli operatori che lavoravano al precedente appalto.
Ma le aziende committenti hanno cercato di aggirare e depotenziare il rispetto della clausola di . E’ il caso di Ita Airways che non voleva di assumere gli oltre 500 dipendenti del call center Alitalia. E poi sta dilagando l’uso di software che sostituiscono il fattore umano nelle relazioni con i clienti.
Si tratta di quegli impersonali robot (digiti 1 se…- digiti 2 se… etc) contro i quali impazziscono gli utenti alla disperata ricerca di soluzioni ai problemi e che tanto vorrebbero invece parlare con qualcuno.
Proprio la Covisian nei giorni scorsi ha concluso l’acquisizione al 100% di Esosphera tra le prime aziende in Italia a sviluppare soluzioni proprietarie di voicebot e chatbot basate sull’Intelligenza Artificiale Conversazionale e funzionale alla cosiddetta Customer eXperience ossia l’assistenza clienti.
Ma i robot costano meno e il fattore umano sta diventando superfluo per molti servizi. Uno scenario da incubo su cui troppi stanno facendo finta di niente.
Fonte
Il motivo è presto detto. Il governo infatti ha fatto sparire dal decreto legge Energia l’articolo 26 che prevedeva la “clausola di salvaguardia”. A Taranto ha sede la società, Covisian per la quale lavorano circa 4.300 dipendenti sparsi in undici sedi sul territorio nazionale.
Al momento ha messo in cassa integrazione a zero ore oltre 200 persone che lavorano proprio nei servizi alla clientela del mercato tutelato. E potrebbe essere solo il primo di un’ondata di esuberi. Sono lavoratrici e lavoratori molto spesso con salari tra gli 800 e i 1.000 euro e altrettanto spesso con contratti part-time.
Tra le conseguenze di queste scellerate decisioni politiche, ci sono 1500 lavoratrici e lavoratori di tutta Italia, di cui 100 nella sola città di Taranto, che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro entro poche settimane, sacrificati sull’altare della riduzione del costo del lavoro, ad esclusivo vantaggio delle aziende che subentreranno nella gestione del servizio dopo il passaggio delle utenze al Mercato Libero.
Come se non bastasse, la situazione è aggravata dall’annuncio della società Covisian, fornitore del servizio nel territorio di Taranto, del possibile avvio di una procedura di licenziamento collettivo già in vista della scadenza.
Martedì scorso, a Bari si è riunito il comitato per il monitoraggio delle situazioni di crisi con la presenza delle aziende appaltatrici dei servizi per l’energia del mercato tutelato (oltre a Covisian, Network Contacts e System House) e delle organizzazioni sindacali, compresa l’USB.
La richiesta è che le istituzioni, le imprese appaltatrici, ma anche l’azienda committente (ENEL) assumano impegni concreti per la salvaguardia di tutti i posti di lavoro.
Su questo obiettivo ieri i lavoratori dei Call Center di Taranto hanno scioperato e manifestato sotto la sede della Prefettura.
Il mondo dei call center è già da tempo sotto pressione a causa del micidiale meccanismo delle gare al massimo ribasso ma anche per i ritardi nei pagamenti che hanno messo in difficoltà le aziende , le quali, a loro volta, tagliano i dipendenti.
Quello dei call center è un settore in cui lavorano oggi circa 70 mila persone, 50mila solo nel settore in bound, cioè quelli ai quali il cliente si rivolge per ricevere informazioni oppure assistenza telefonica.
Nel 2006 una circolare impose alle aziende di assumerli, ma quando i committenti hanno cominciato a fare bandi di gara a costi molto ridotti è iniziata la decimazione occupazionale. Molti lavoratori furono messi in cassa integrazione e molti altri licenziati.
Uno dei casi più noti è quello di Almaviva che solo a Roma, nel 2016, ha licenziato più di 1600 lavoratrici e lavoratori in una sola notte. E fu proprio sulla base dell’esperienza di Almaviva che venne introdotta la clausola sociale che prevede, nel caso in cui il committente decida di cambiare gestore di call center, che il nuovo gestore assuma gli operatori che lavoravano al precedente appalto.
Ma le aziende committenti hanno cercato di aggirare e depotenziare il rispetto della clausola di . E’ il caso di Ita Airways che non voleva di assumere gli oltre 500 dipendenti del call center Alitalia. E poi sta dilagando l’uso di software che sostituiscono il fattore umano nelle relazioni con i clienti.
Si tratta di quegli impersonali robot (digiti 1 se…- digiti 2 se… etc) contro i quali impazziscono gli utenti alla disperata ricerca di soluzioni ai problemi e che tanto vorrebbero invece parlare con qualcuno.
Proprio la Covisian nei giorni scorsi ha concluso l’acquisizione al 100% di Esosphera tra le prime aziende in Italia a sviluppare soluzioni proprietarie di voicebot e chatbot basate sull’Intelligenza Artificiale Conversazionale e funzionale alla cosiddetta Customer eXperience ossia l’assistenza clienti.
Ma i robot costano meno e il fattore umano sta diventando superfluo per molti servizi. Uno scenario da incubo su cui troppi stanno facendo finta di niente.
Fonte
01/12/2023
Bollette a tutele graduali: una burla?
di Guido Salerno Aletta
Per le bollette elettriche e del gas è stata decisa l'abolizione della tutela di prezzo, che finora era prevista per il "mercato tutelato".
La completa liberalizzazione dei prezzi delle forniture al dettaglio dell'energia elettrica ad "uso domestico" e del gas ad uso "cottura, acqua calda e riscaldamento" rappresenta l'ultimo segmento del processo di abolizione dei monopoli pubblici.
Nella prima fase si era proceduto alla vendita all'asta di una gran parte delle "Genco", le centrali di generazione elettrica dell'Enel, stabilendo altresì la facoltà dei privati di installare centrali proprie.
C'è stata una gradualità nel processo di apertura del mercato al dettaglio, creando due segmenti:
- un "mercato libero" per gli utenti che volevano lasciare il precedente sistema della fornitura in monopolio ed a prezzo sorvegliato;
- ed un "mercato tutelato" in cui il prezzo delle forniture veniva ancora regolato mediante la fissazione di un Prezzo Unico Nazionale (PUN) da parte del Regolatore (ARERA) sulla base delle evidenze fornite quotidianamente dall'incrocio tra domanda ed offerta.
In questo modo, coloro che avessero sottoscritto un contratto a prezzi di "libero mercato" avrebbero potuto contare su un prezzo generalmente predeterminato e stabile della fornitura per tutta la durata pattuita, generalmente per un biennio ovvero per un triennio.
Coloro che invece rimanevano clienti del "servizio unico nazionale" gestito dall'ENEL, poi trasformato in "mercato tutelato", avevano un contratto a tempo illimitato con i prezzi delle forniture stabiliti di volta in volta dal Regolatore.
Nella pratica, è successo questo:
- in un primo periodo, fino alla primavera del 2021, si è verificato un rilevante abbassamento dei prezzi internazionali delle componenti energetiche necessarie a produrre l'energia elettrica, in Italia si usa soprattutto il gas metano, e conseguentemente i prezzi del "mercato tutelato" fissati dal Regolatore si sono adeguati a questo andamento. I clienti, anzi meglio dire gli utenti rimasti con le forniture del "mercato tutelato" hanno visto scendere l'importo delle bollette pagate per la fornitura di luce e gas. Al contrario, coloro che avevano stipulato un contratto di "libero mercato", avendo pattuito un prezzo fisso per le forniture, non hanno beneficiato della riduzione dei prezzi delle componenti energetiche sui mercati internazionali;
- in un secondo periodo, dopo la primavera del 2021, sui mercati internazionali dell'energia si è registrato un fortissimo aumento dei prezzi. Ne è conseguito che sono aumentati in modo rilevante anche il prezzo rilevato quotidianamente dal Regolatore in ordine all'incrocio tra domanda ed offerta e quindi del PUN sulla cui base viene fissato il prezzo in bolletta delle forniture degli utenti del "mercato tutelato". Al contrario, i clienti che avevano sottoscritto un contratto di "libero mercato" a prezzo fisso, non hanno visto aumentare le loro bollette: per questo motivo sono stati protetti dal maggior costo sui mercati internazionali dei prodotti energetici.
Siamo di fronte ad una decisione del Regolatore, che prevede la fine del "mercato tutelato", dimostratosi poco funzionale per via del fatto che il PUN viene fissato sulla base dell'offerta marginale dell'asta giornaliera, e cioè al prezzo più alto registrato sul mercato:
- per il gas, fatta eccezione per i clienti domestici vulnerabili, la fine è prevista per il 31 dicembre prossimo;
- per l'energia elettrica, a partire dal mese di aprile del 2024, è prevista l'erogazione di un Servizio di Tutele Graduali (STG) a coloro che entro quel termine non avranno scelto un operatore stipulando un contratto di "libero mercato".
Si stabilisce che le condizioni economiche, cioè i prezzi in bolletta, delle forniture offerte dagli operatori che saranno selezionati dal Regolatore per operare nell'ambito del Servizio a Tutele Graduali (STG) saranno identiche a quelle che vengono offerte da questi operatori sul "libero mercato": le Tutele Graduali riguardano solo taluni aspetti legali del contratto, ed in particolate le tempistiche di fatturazione, le garanzie richieste al cliente e le modalità di pagamento. Si precisa infatti che: "Le condizioni contrattuali del Servizio a Tutele Graduali corrispondono a quelle delle offerte a Prezzo Libero a Condizioni Equiparate di Tutela".
All'approssimarsi di queste scadenze, i fornitori hanno predisposto offerte con prezzi generalmente molto alti, che scontano la fortissima incertezza che regna sugli andamenti delle forniture sui mercati internazionali. Dovendo offrire un prezzo fisso per due o tre anni, e talora non avendo contratti di approvvigionamenti a lungo sui mercati internazionali, i fornitori si mettono al sicuro proponendo contratti a prezzi molto alti: riducono il proprio rischio e lo scaricano sui clienti.
In pratica, milioni di famiglie dovranno scegliere un fornitore stipulando un contratto di "libero mercato" con offerte spesso molto care.
In conclusione: a coloro che entro il termine di chiusura del "mercato tutelato" non avranno stipulato un contratto di "libero mercato", e che usufruiranno automaticamente del "Servizio a Tutele Graduali", saranno applicate:
- per il gas, le condizioni economiche a Prezzo Libero offertegli dall'Operatore da cui hanno ricevuto in precedenza la fornitura del gas;
- per l'elettricità, le condizioni economiche a Prezzo libero offerte sul mercato dall'Operatore che verrà selezionato dal Regolatore per ciascuna area territoriale.
Le stesse condizioni economiche del "Libero Mercato"...
Fonte
Per le bollette elettriche e del gas è stata decisa l'abolizione della tutela di prezzo, che finora era prevista per il "mercato tutelato".
La completa liberalizzazione dei prezzi delle forniture al dettaglio dell'energia elettrica ad "uso domestico" e del gas ad uso "cottura, acqua calda e riscaldamento" rappresenta l'ultimo segmento del processo di abolizione dei monopoli pubblici.
Nella prima fase si era proceduto alla vendita all'asta di una gran parte delle "Genco", le centrali di generazione elettrica dell'Enel, stabilendo altresì la facoltà dei privati di installare centrali proprie.
C'è stata una gradualità nel processo di apertura del mercato al dettaglio, creando due segmenti:
- un "mercato libero" per gli utenti che volevano lasciare il precedente sistema della fornitura in monopolio ed a prezzo sorvegliato;
- ed un "mercato tutelato" in cui il prezzo delle forniture veniva ancora regolato mediante la fissazione di un Prezzo Unico Nazionale (PUN) da parte del Regolatore (ARERA) sulla base delle evidenze fornite quotidianamente dall'incrocio tra domanda ed offerta.
In questo modo, coloro che avessero sottoscritto un contratto a prezzi di "libero mercato" avrebbero potuto contare su un prezzo generalmente predeterminato e stabile della fornitura per tutta la durata pattuita, generalmente per un biennio ovvero per un triennio.
Coloro che invece rimanevano clienti del "servizio unico nazionale" gestito dall'ENEL, poi trasformato in "mercato tutelato", avevano un contratto a tempo illimitato con i prezzi delle forniture stabiliti di volta in volta dal Regolatore.
Nella pratica, è successo questo:
- in un primo periodo, fino alla primavera del 2021, si è verificato un rilevante abbassamento dei prezzi internazionali delle componenti energetiche necessarie a produrre l'energia elettrica, in Italia si usa soprattutto il gas metano, e conseguentemente i prezzi del "mercato tutelato" fissati dal Regolatore si sono adeguati a questo andamento. I clienti, anzi meglio dire gli utenti rimasti con le forniture del "mercato tutelato" hanno visto scendere l'importo delle bollette pagate per la fornitura di luce e gas. Al contrario, coloro che avevano stipulato un contratto di "libero mercato", avendo pattuito un prezzo fisso per le forniture, non hanno beneficiato della riduzione dei prezzi delle componenti energetiche sui mercati internazionali;
- in un secondo periodo, dopo la primavera del 2021, sui mercati internazionali dell'energia si è registrato un fortissimo aumento dei prezzi. Ne è conseguito che sono aumentati in modo rilevante anche il prezzo rilevato quotidianamente dal Regolatore in ordine all'incrocio tra domanda ed offerta e quindi del PUN sulla cui base viene fissato il prezzo in bolletta delle forniture degli utenti del "mercato tutelato". Al contrario, i clienti che avevano sottoscritto un contratto di "libero mercato" a prezzo fisso, non hanno visto aumentare le loro bollette: per questo motivo sono stati protetti dal maggior costo sui mercati internazionali dei prodotti energetici.
Siamo di fronte ad una decisione del Regolatore, che prevede la fine del "mercato tutelato", dimostratosi poco funzionale per via del fatto che il PUN viene fissato sulla base dell'offerta marginale dell'asta giornaliera, e cioè al prezzo più alto registrato sul mercato:
- per il gas, fatta eccezione per i clienti domestici vulnerabili, la fine è prevista per il 31 dicembre prossimo;
- per l'energia elettrica, a partire dal mese di aprile del 2024, è prevista l'erogazione di un Servizio di Tutele Graduali (STG) a coloro che entro quel termine non avranno scelto un operatore stipulando un contratto di "libero mercato".
Si stabilisce che le condizioni economiche, cioè i prezzi in bolletta, delle forniture offerte dagli operatori che saranno selezionati dal Regolatore per operare nell'ambito del Servizio a Tutele Graduali (STG) saranno identiche a quelle che vengono offerte da questi operatori sul "libero mercato": le Tutele Graduali riguardano solo taluni aspetti legali del contratto, ed in particolate le tempistiche di fatturazione, le garanzie richieste al cliente e le modalità di pagamento. Si precisa infatti che: "Le condizioni contrattuali del Servizio a Tutele Graduali corrispondono a quelle delle offerte a Prezzo Libero a Condizioni Equiparate di Tutela".
All'approssimarsi di queste scadenze, i fornitori hanno predisposto offerte con prezzi generalmente molto alti, che scontano la fortissima incertezza che regna sugli andamenti delle forniture sui mercati internazionali. Dovendo offrire un prezzo fisso per due o tre anni, e talora non avendo contratti di approvvigionamenti a lungo sui mercati internazionali, i fornitori si mettono al sicuro proponendo contratti a prezzi molto alti: riducono il proprio rischio e lo scaricano sui clienti.
In pratica, milioni di famiglie dovranno scegliere un fornitore stipulando un contratto di "libero mercato" con offerte spesso molto care.
In conclusione: a coloro che entro il termine di chiusura del "mercato tutelato" non avranno stipulato un contratto di "libero mercato", e che usufruiranno automaticamente del "Servizio a Tutele Graduali", saranno applicate:
- per il gas, le condizioni economiche a Prezzo Libero offertegli dall'Operatore da cui hanno ricevuto in precedenza la fornitura del gas;
- per l'elettricità, le condizioni economiche a Prezzo libero offerte sul mercato dall'Operatore che verrà selezionato dal Regolatore per ciascuna area territoriale.
Le stesse condizioni economiche del "Libero Mercato"...
Fonte
29/11/2023
Fine del “mercato tutelato”, le multinazionali ringraziano
Se c’è un provvedimento su cui è facile dimostrare l’eguale servilismo delle diverse parti della classe politica italiana nei confronti delle grandi imprese questo è proprio “la fine del mercato tutelato” per le forniture di luce e gas.
5 milioni di famiglie, su un totale di 9,5 milioni, si sono fin qui potute avvalere di tariffe controllate dall’Autorità per l’energia, beneficiando di un “bonus energia” (in pratica uno sconto valido per i redditi Isee fino a 15.000 euro).
Questo sconto scomparirà a fine anno, per quanto riguarda il gas e da aprile relativamente alla corrente elettrica.
Rimarranno “sotto tutela” 4,5 milioni di famiglie classificate come “disagiate” che beneficiano della legge 104, del bonus sociale, o i cui membri risultano essere over 65 (con determinati livelli di reddito, ovviamente).
Si tratta di una delle “condizionalità” poste dalla Commissione Europea per approvare l’erogazione della quarta rata del PNRR (i fondi europei in prestito), e dunque l’accettazione di questo taglio di spesa risale al governo “Conte 2”, che aveva contrattato con la UE 209 miliardi del fondo post-pandemia.
E che era stato poi confermato dal governo Draghi (con dentro anche la Lega e lo stesso ministro dell’economia, il leghista varesino Giorgetti).
In pratica l’intero arco parlamentare aveva chinato la testa alla richiesta delle multinazionali dell’energia, per il tramite della UE, e l’allora piccola pattuglia di Fratelli d’Italia s’era fatta bella votando contro.
Ora che stanno al governo, naturalmente, sono appecoronati a quei poteri esattamente come i governi precedenti, senza alcuna apprezzabile differenza (si sta già parlando di portare l’età pensionabile oltre i 71 anni, altro che “cancellazione della legge Fornero”...).
E quindi consigliamo a tutti i lettori di considerare “teatro” tutte le dichiarazioni di queste ultime ore (PD e M5S che si fingono scandalizzati, leghisti in forte imbarazzo, “meloniani” strafottenti che ricordano a tutti che quel provvedimento era stato deciso da loro).
Basta infatti la più semplice delle constatazioni: la cancellazione del “mercato protetto” poteva benissimo essere evitata “compensando” i relativi costi con la rinuncia a qualche spesa decisamente inutile (che so: quelle per il fantasmatico “ponte sullo Stretto”, o altre).
Specie chi, come la Meloni e i suoi, aveva addirittura “votato contro” quando era all’opposizione, avrebbe potuto dare un esempio di coerenza a buon mercato e senza troppi sforzi di fantasia.
Non l’hanno fatto perché obbediscono esattamente agli stessi interessi che orientano le scelte dell’intero arco parlamentare attuale, nessuno escluso.
Non è un destino, essere servi delle multinazionali e delle innumerevoli aziende che oggi si stano già contendendo “clienti” costretti a subire i prossimi aumenti senza nemmeno poter fiatare.
È una scelta. Da servi.
Fonte
5 milioni di famiglie, su un totale di 9,5 milioni, si sono fin qui potute avvalere di tariffe controllate dall’Autorità per l’energia, beneficiando di un “bonus energia” (in pratica uno sconto valido per i redditi Isee fino a 15.000 euro).
Questo sconto scomparirà a fine anno, per quanto riguarda il gas e da aprile relativamente alla corrente elettrica.
Rimarranno “sotto tutela” 4,5 milioni di famiglie classificate come “disagiate” che beneficiano della legge 104, del bonus sociale, o i cui membri risultano essere over 65 (con determinati livelli di reddito, ovviamente).
Si tratta di una delle “condizionalità” poste dalla Commissione Europea per approvare l’erogazione della quarta rata del PNRR (i fondi europei in prestito), e dunque l’accettazione di questo taglio di spesa risale al governo “Conte 2”, che aveva contrattato con la UE 209 miliardi del fondo post-pandemia.
E che era stato poi confermato dal governo Draghi (con dentro anche la Lega e lo stesso ministro dell’economia, il leghista varesino Giorgetti).
In pratica l’intero arco parlamentare aveva chinato la testa alla richiesta delle multinazionali dell’energia, per il tramite della UE, e l’allora piccola pattuglia di Fratelli d’Italia s’era fatta bella votando contro.
Ora che stanno al governo, naturalmente, sono appecoronati a quei poteri esattamente come i governi precedenti, senza alcuna apprezzabile differenza (si sta già parlando di portare l’età pensionabile oltre i 71 anni, altro che “cancellazione della legge Fornero”...).
E quindi consigliamo a tutti i lettori di considerare “teatro” tutte le dichiarazioni di queste ultime ore (PD e M5S che si fingono scandalizzati, leghisti in forte imbarazzo, “meloniani” strafottenti che ricordano a tutti che quel provvedimento era stato deciso da loro).
Basta infatti la più semplice delle constatazioni: la cancellazione del “mercato protetto” poteva benissimo essere evitata “compensando” i relativi costi con la rinuncia a qualche spesa decisamente inutile (che so: quelle per il fantasmatico “ponte sullo Stretto”, o altre).
Specie chi, come la Meloni e i suoi, aveva addirittura “votato contro” quando era all’opposizione, avrebbe potuto dare un esempio di coerenza a buon mercato e senza troppi sforzi di fantasia.
Non l’hanno fatto perché obbediscono esattamente agli stessi interessi che orientano le scelte dell’intero arco parlamentare attuale, nessuno escluso.
Non è un destino, essere servi delle multinazionali e delle innumerevoli aziende che oggi si stano già contendendo “clienti” costretti a subire i prossimi aumenti senza nemmeno poter fiatare.
È una scelta. Da servi.
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