Cortei interni nello stabilimento Wartsila di Trieste per tutta la mattina, tra volantinaggi e tanta rabbia. I lavoratori e le lavoratrici della Wartsila Italia spa, hanno deciso di organizzare la protesta contro il “piano di mitigazione” presentato dall’azienda.
Wartsila Italia oltre i licenziamenti vorrebbe poter decidere lei sul processo di reindustrializzazione. Uno smacco nei confronti del territorio e per i lavoratori che invece chiedono un piano con l’intervento dello Stato, la nazionalizzazione dello stabilimento a garanzia dei posti di lavoro e della continuità produttiva.
Oggi questa partita rischia di finire esattamente come quella di Embraco, con i lavoratori gettati in interminabili periodi di attesa e di ammortizzatori sociali, per poi ritrovarsi in strada senza strumenti.
È questo che ha provocato la rabbia di oggi, la volontà di scendere in protesta, stanchi della burocrazia sindacale confederale e della sudditanza del Governo nei confronti di Confindustria.
La classe operaia c’è, la volontà di lottare anche. USB è con i lavoratori in queste lotte e anche noi diciamo che a Trieste non si passa!
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Wartsila. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wartsila. Mostra tutti i post
15/09/2022
09/10/2017
Sasha Colautti torna a Trieste, USB rientra in fabbrica
Un presidio durato 3 mesi, 6 iniziative territoriali svoltesi fra Trieste e Taranto, una manifestazione nazionale a Trieste con 1200 persone, uno sciopero ad oltranza durato 89 giorni: sono i numeri che hanno riportato a Trieste Sasha Colautti, ex Segretario Provinciale della Fiom trasferito da Trieste a Taranto alla sua richiesta di poter rientrare nella sua azienda, la Wartsila Italia, come operaio dopo aver aderito ad USB.
Oggi possiamo comunicare ufficialmente che questa vicenda si è conclusa oltre ogni più rosea aspettativa, per USB e per Sasha: “Il grande percorso di lotta e mobilitazione ha portato al riconoscimento da parte di Wartsila Italia della nostra organizzazione sindacale; con la sottoscrizione di un accordo di “normalizzazione” del rapporto con USB contenente il riconoscimento da parte dell’azienda di prerogative sindacali che fino a ieri venivano negate alla nostra organizzazione.
In questo lungo e difficile percorso di lotta, USB riconosce l’importante sostegno e apporto istituzionale, che ha portato l’autorità portuale di Trieste ad intervenire in modo determinante nel caso di Sasha Colautti e che ha infine permesso – rimossa la pregiudiziale del riconoscimento dei diritti sindacali – di completare la quadratura del cerchio della vicenda. L’autorità portuale di
Trieste, con grande capacità di mediazione, ha infatti ha messo in campo un percorso a conferma del reimpiego di Sasha Colautti a Trieste assieme a delle garanzie che hanno poi permesso di chiudere nel modo più congruo il rapporto con Wartsila Italia Spa.
USB rientra in fabbrica, Sasha ritorna a Trieste dalla sua famiglia, con un posto di lavoro e con il congruo riconoscimento dell’incredibile lotta che ha sostenuto.
Dopo quanto avvenuto nei confronti di Sasha Colautti, c’è chi ha messo in dubbio la validità del progetto USB a Trieste e non solo. Chiudiamo quindi dicendo che oggi USB esiste, ha una sua struttura sindacale organizzata, ben strutturata e possiamo dire di essere già presenti in tutte le aziende più importanti del territorio di Trieste a partire dai rinnovi delle rappresentanze sindacali unitarie. Questo da un segnale preciso rispetto alla volontà di cambiamento che hanno le lavoratrici ed i lavoratori e che come abbiamo visto... va ben oltre la paura delle vessazioni e delle ritorsioni”.
Coordinamento provinciale USB Nazionale
USB Industria – Lavoro Privato
La lettera di Sasha, appresa la notizia
“La lotta paga”. Ho sentito e ripetuto io stesso questa frase centinaia e centinaia di volte: ed è vera, verissima:
89 giorni di sciopero ed un presidio durato mesi nel caldo estivo, una manifestazione nazionale che ha portato a Trieste 1200 persone da tutta Italia (vi abbraccerei uno ad uno!) 6 proteste tra Taranto, Genova, Napoli, Pavia e decine di appelli e comunicazioni di solidarietà. 3 interrogazioni parlamentari, 2 interpellanze urgenti (grazie Lorenzo Battista e Serena Pellegrino).
Questi sono i numeri che hanno riportato il mio posto di lavoro a Trieste.
Ringrazio ovviamente USB, i compagni che mi hanno sostenuto ogni giorno (Alexander Vecchiet, Fabio Barbo, Silvia Di Fonzo Carlo Tomei) e tutti quelli che mi sono stati vicini con un gesto, con una parola o col pensiero. Grazie a Nicola Sponza il nostro super avvocato.
Intanto dico che il grande percorso di lotta e mobilitazione ha portato al riconoscimento da parte di Wartsila Italia della nostra organizzazione sindacale; con la sottoscrizione di un accordo di “normalizzazione” del rapporto con USB contenente il riconoscimento da parte dell’azienda di prerogative sindacali che fino a ieri venivano negate alla nostra organizzazione. Questo per me, che fino dall’inizio ho rivendicato che questa situazione che mi ha colpito non era personale ma riguardava la difesa dei diritti e delle libertà sindacali è sicuramente la cosa più importante.
Ringrazio infine i soggetti istituzionali coinvolti nel mio caso. Hanno portato l’autorità portuale ad intervenire in maniera determinante nella mia vicenda.
Rimossa infatti la mia pregiudiziale sul riconoscimento di USB in azienda, questo intervento ha messo direttamente in campo un percorso a conferma del mio reimpiego a Trieste a condizioni identiche se non superiori ed in un insieme di garanzie che mi hanno permesso di chiudere nel modo più congruo il rapporto con Wartsila Italia.
Io “ritorno” a Trieste dalla mia famiglia, USB entra nella mia fabbrica!
Vi abbraccio tutti, anche quelli che hanno parlato e continueranno a parlarne male. Infine ringrazio la mia famiglia, che mi ha sostenuto ed ha sopportato a causa mia mesi di privazioni. I miei figli, mia moglie Erica. Vi amo!
Sasha
Fonte
Oggi possiamo comunicare ufficialmente che questa vicenda si è conclusa oltre ogni più rosea aspettativa, per USB e per Sasha: “Il grande percorso di lotta e mobilitazione ha portato al riconoscimento da parte di Wartsila Italia della nostra organizzazione sindacale; con la sottoscrizione di un accordo di “normalizzazione” del rapporto con USB contenente il riconoscimento da parte dell’azienda di prerogative sindacali che fino a ieri venivano negate alla nostra organizzazione.
In questo lungo e difficile percorso di lotta, USB riconosce l’importante sostegno e apporto istituzionale, che ha portato l’autorità portuale di Trieste ad intervenire in modo determinante nel caso di Sasha Colautti e che ha infine permesso – rimossa la pregiudiziale del riconoscimento dei diritti sindacali – di completare la quadratura del cerchio della vicenda. L’autorità portuale di
Trieste, con grande capacità di mediazione, ha infatti ha messo in campo un percorso a conferma del reimpiego di Sasha Colautti a Trieste assieme a delle garanzie che hanno poi permesso di chiudere nel modo più congruo il rapporto con Wartsila Italia Spa.
USB rientra in fabbrica, Sasha ritorna a Trieste dalla sua famiglia, con un posto di lavoro e con il congruo riconoscimento dell’incredibile lotta che ha sostenuto.
Dopo quanto avvenuto nei confronti di Sasha Colautti, c’è chi ha messo in dubbio la validità del progetto USB a Trieste e non solo. Chiudiamo quindi dicendo che oggi USB esiste, ha una sua struttura sindacale organizzata, ben strutturata e possiamo dire di essere già presenti in tutte le aziende più importanti del territorio di Trieste a partire dai rinnovi delle rappresentanze sindacali unitarie. Questo da un segnale preciso rispetto alla volontà di cambiamento che hanno le lavoratrici ed i lavoratori e che come abbiamo visto... va ben oltre la paura delle vessazioni e delle ritorsioni”.
Coordinamento provinciale USB Nazionale
USB Industria – Lavoro Privato
*****
La lettera di Sasha, appresa la notizia
“La lotta paga”. Ho sentito e ripetuto io stesso questa frase centinaia e centinaia di volte: ed è vera, verissima:
89 giorni di sciopero ed un presidio durato mesi nel caldo estivo, una manifestazione nazionale che ha portato a Trieste 1200 persone da tutta Italia (vi abbraccerei uno ad uno!) 6 proteste tra Taranto, Genova, Napoli, Pavia e decine di appelli e comunicazioni di solidarietà. 3 interrogazioni parlamentari, 2 interpellanze urgenti (grazie Lorenzo Battista e Serena Pellegrino).
Questi sono i numeri che hanno riportato il mio posto di lavoro a Trieste.
Ringrazio ovviamente USB, i compagni che mi hanno sostenuto ogni giorno (Alexander Vecchiet, Fabio Barbo, Silvia Di Fonzo Carlo Tomei) e tutti quelli che mi sono stati vicini con un gesto, con una parola o col pensiero. Grazie a Nicola Sponza il nostro super avvocato.
Intanto dico che il grande percorso di lotta e mobilitazione ha portato al riconoscimento da parte di Wartsila Italia della nostra organizzazione sindacale; con la sottoscrizione di un accordo di “normalizzazione” del rapporto con USB contenente il riconoscimento da parte dell’azienda di prerogative sindacali che fino a ieri venivano negate alla nostra organizzazione. Questo per me, che fino dall’inizio ho rivendicato che questa situazione che mi ha colpito non era personale ma riguardava la difesa dei diritti e delle libertà sindacali è sicuramente la cosa più importante.
Ringrazio infine i soggetti istituzionali coinvolti nel mio caso. Hanno portato l’autorità portuale ad intervenire in maniera determinante nella mia vicenda.
Rimossa infatti la mia pregiudiziale sul riconoscimento di USB in azienda, questo intervento ha messo direttamente in campo un percorso a conferma del mio reimpiego a Trieste a condizioni identiche se non superiori ed in un insieme di garanzie che mi hanno permesso di chiudere nel modo più congruo il rapporto con Wartsila Italia.
Io “ritorno” a Trieste dalla mia famiglia, USB entra nella mia fabbrica!
Vi abbraccio tutti, anche quelli che hanno parlato e continueranno a parlarne male. Infine ringrazio la mia famiglia, che mi ha sostenuto ed ha sopportato a causa mia mesi di privazioni. I miei figli, mia moglie Erica. Vi amo!
Sasha
Fonte
26/06/2017
Trieste. Grande manifestazione con Sasha e Augustin
Grande manifestazione a Trieste con Sasha Colautti e Augustin Breda, colpiti dalle multinazionali Wartsila ed Electrolux perché non piegano la testa, né la volgono da un’altra parte, di fronte al supersfruttamento del lavoro.
Eravamo in tanti con loro, a sfidare un caldo africano e la passività e l’indifferenza di chi si è rassegnato. Eravamo tante e tanti consapevoli che se toccano uno toccano tutti. Perché i padroni, il potere economico, i loro politici VOGLIONO COLPIRE TUTTI. Per questo aggrediscono chi non ci sta, temono il contagio della ribellione perché in fondo sanno il male che stanno facendo. E sanno che quei sindacati che firmano contratti vergognosi come quello dei metalmeccanici, con poco più di un euro di aumento mensile, non rappresentano il vero sentire dei lavoratori, anche della maggioranza che ancora sta con loro.
I padroni sanno che i lavoratori dicono sì solo perché sono sotto ricatto, ma che non pensano affatto di accontentarsi per sempre di ciò di cui si accontentano i sindacati complici. Semplicemente i lavoratori aspettano con rabbia e speranza e guardano con trepidazione e affetto a chi non si arrende, ai sindacalisti scomodi e onesti, a chi lotta con loro. Per questo il padrone colpisce con violenza, perché ha paura che l’esempio della schiena dritta dilaghi.
Il potere politico, a sua volta, autorizza oggi il ritorno al peggiore fascismo aziendale col Jobsact, mentre con le leggi Minniti usa la forza dello stato per colpire ogni ribellione sociale. Ma anche qui c’è chi non si piega, come hanno gridato i tanti migranti presenti al corteo.
Sasha ha detto no all’ultimo contratto, ha abbandonato il posto di segretario della Fiom e ha aderito alla USB. Per questo è stato colpito da Wartsila. Augustin ha contestato tutti gli accordi che hanno imposto ai lavoratori Electrolux condizioni di lavoro inumane. Per questo è stato licenziato. I sindacalisti scomodi sono coloro che rompono i giochi già fatti tra il potere e la complicità sindacale. E i sindacati scomodi sono quelli che non antepongono la propria sopravvivenza ai diritti e alla dignità del lavoro, che non scambiano questi con quella.
La USB è un sindacato scomodo che ha speso se stesso a sostegno dei sindacalisti e dei lavoratori che non piegano la testa. Il successo della manifestazione di Trieste dimostra che non solo si deve, ma si può davvero resistere e lottare. Grazie anche a Sasha e Augustin.
Fonte
Eravamo in tanti con loro, a sfidare un caldo africano e la passività e l’indifferenza di chi si è rassegnato. Eravamo tante e tanti consapevoli che se toccano uno toccano tutti. Perché i padroni, il potere economico, i loro politici VOGLIONO COLPIRE TUTTI. Per questo aggrediscono chi non ci sta, temono il contagio della ribellione perché in fondo sanno il male che stanno facendo. E sanno che quei sindacati che firmano contratti vergognosi come quello dei metalmeccanici, con poco più di un euro di aumento mensile, non rappresentano il vero sentire dei lavoratori, anche della maggioranza che ancora sta con loro.
I padroni sanno che i lavoratori dicono sì solo perché sono sotto ricatto, ma che non pensano affatto di accontentarsi per sempre di ciò di cui si accontentano i sindacati complici. Semplicemente i lavoratori aspettano con rabbia e speranza e guardano con trepidazione e affetto a chi non si arrende, ai sindacalisti scomodi e onesti, a chi lotta con loro. Per questo il padrone colpisce con violenza, perché ha paura che l’esempio della schiena dritta dilaghi.
Il potere politico, a sua volta, autorizza oggi il ritorno al peggiore fascismo aziendale col Jobsact, mentre con le leggi Minniti usa la forza dello stato per colpire ogni ribellione sociale. Ma anche qui c’è chi non si piega, come hanno gridato i tanti migranti presenti al corteo.
Sasha ha detto no all’ultimo contratto, ha abbandonato il posto di segretario della Fiom e ha aderito alla USB. Per questo è stato colpito da Wartsila. Augustin ha contestato tutti gli accordi che hanno imposto ai lavoratori Electrolux condizioni di lavoro inumane. Per questo è stato licenziato. I sindacalisti scomodi sono coloro che rompono i giochi già fatti tra il potere e la complicità sindacale. E i sindacati scomodi sono quelli che non antepongono la propria sopravvivenza ai diritti e alla dignità del lavoro, che non scambiano questi con quella.
La USB è un sindacato scomodo che ha speso se stesso a sostegno dei sindacalisti e dei lavoratori che non piegano la testa. Il successo della manifestazione di Trieste dimostra che non solo si deve, ma si può davvero resistere e lottare. Grazie anche a Sasha e Augustin.
Fonte
13/06/2017
L'”innovazione” che viene dalle multinazionali: i licenziamenti politici
Negli anni '50 del secolo scorso un’ondata di licenziamenti politici si abbatté sulle fabbriche italiane. Essi colpirono i rappresentanti sindacali della Cgil, comunisti e socialisti, colpiti proprio per quello che erano e quello che rappresentavano. Come sappiamo, tutto il peggior passato del lavoro sta tornando e oggi questa forma di fascismo aziendale, così allora venne definita da Giuseppe Di Vittorio, si ripresenta in due stabilimenti di grandi multinazionali nel nord est del paese. Formalmente non si tratta ancora di licenziamenti, ma è chiara la volontà delle direzioni aziendali di liberarsi di sindacalisti scomodi e di colpire cosi la libertà di tutti i lavoratori.
A Trieste la Wartsila, sede centrale in Finlandia, ha deciso la deportazione a 1000 chilometri di distanza di Sasha Colautti, colpevole di essere tornato in fabbrica dopo essere stato segretario provinciale della Fiom. Sasha aveva compiuto questa scelta per il dissenso con la sua organizzazione dopo la stipula dell’accordo, pessimo, sul contratto nazionale. Per questo aveva deciso anche di aderire alla USB, ma questa sua scelta evidentemente non è piaciuta alla direzione aziendale che, invece che riprenderlo al lavoro, ha consegnato a Sasha una lettera di trasferimento a Taranto. È bene sapere che negli stessi giorni in cui la direzione organizzava la cacciata di Colautti, in Wartsila un operaio degli appalti moriva ucciso da una catasta di lamiere.
La Electrolux, sede centrale in Svezia, di Susegana, Treviso, ha invece sospeso in attesa di provvedimenti Augustin Breda, Fiom, anche lui delegato sindacale scomodo che aveva contestato sia il peggioramento delle condizioni di lavoro, sia il nuovo contratto in perdita.
Contro Augustin l’azienda ha usato i metodi delle peggiori aziende americane. Sono stati assunti investigatori privati per spiarlo durante l’utilizzo dei permessi per assistenza della legge 104, ed alla fine l’operaio è stato sospeso in attesa di provvedimenti con l’accusa di essere un “furbetto”. Ora Breda ha presentato ampie prove che dimostrano che anche gli investigatori delle Pinkerton nostrane possano prendere cantonate pazzesche, tuttavia la sospensione continua.
La simultaneità e le similitudini dei due casi non possono essere considerate coincidenze casuali. Due grandi multinazionali decidono di colpire quei rappresentanti sindacali che non accettano il peggioramento drammatico delle condizioni di lavoro e anche gli accordi che l’autorizzano. Electrolux e Wartsila mai si sognerebbero simili comportamenti nei loro paesi d’origine, ma l’Italia per esse è una colonia ove si usano altri pesi e misure.
Le aziende fanno quello che fanno, perché pensano di esserne autorizzate dal Jobsact e dalle complicità governative e sindacali. Fim e Uilm vergognosamente non hanno detto nulla contro i provvedimenti, mentre la Fiom li ha condannati senza convinzione e senza vera mobilitazione. Cosa che invece hanno fatto spontaneamente i lavoratori, fermando le due fabbriche nonostante il crumiraggio di Cisl e Uil. Gli operai hanno subito chiarito che i rappresentanti sindacali invisi alle aziende sono coloro di cui essi più si fidano.
Tante sono le similitudine tra le vicende di Breda e Colautti, e tutte conducono alla stessa causa di fondo: le multinazionali sanno che governi e classe dirigente hanno messo il paese in svendita e che tutti i diritti del lavoro sono sul mercato. Pensiamo a cosa si prepara per Ilva ed Alitalia.
Per questo il coraggio e la resistenza di Breda, Colautti e degli operai che stanno con loro richiedono la più vasta e convinta solidarietà. Bisogna far sentire che si sta con loro. Partecipiamo a tutte le iniziative di lotta in corso e alla manifestazione nazionale indetta dalla USB a Trieste il 24 giugno. Forza Augustin, forza Sasha siamo con voi.
Fonte
A Trieste la Wartsila, sede centrale in Finlandia, ha deciso la deportazione a 1000 chilometri di distanza di Sasha Colautti, colpevole di essere tornato in fabbrica dopo essere stato segretario provinciale della Fiom. Sasha aveva compiuto questa scelta per il dissenso con la sua organizzazione dopo la stipula dell’accordo, pessimo, sul contratto nazionale. Per questo aveva deciso anche di aderire alla USB, ma questa sua scelta evidentemente non è piaciuta alla direzione aziendale che, invece che riprenderlo al lavoro, ha consegnato a Sasha una lettera di trasferimento a Taranto. È bene sapere che negli stessi giorni in cui la direzione organizzava la cacciata di Colautti, in Wartsila un operaio degli appalti moriva ucciso da una catasta di lamiere.
La Electrolux, sede centrale in Svezia, di Susegana, Treviso, ha invece sospeso in attesa di provvedimenti Augustin Breda, Fiom, anche lui delegato sindacale scomodo che aveva contestato sia il peggioramento delle condizioni di lavoro, sia il nuovo contratto in perdita.
Contro Augustin l’azienda ha usato i metodi delle peggiori aziende americane. Sono stati assunti investigatori privati per spiarlo durante l’utilizzo dei permessi per assistenza della legge 104, ed alla fine l’operaio è stato sospeso in attesa di provvedimenti con l’accusa di essere un “furbetto”. Ora Breda ha presentato ampie prove che dimostrano che anche gli investigatori delle Pinkerton nostrane possano prendere cantonate pazzesche, tuttavia la sospensione continua.
La simultaneità e le similitudini dei due casi non possono essere considerate coincidenze casuali. Due grandi multinazionali decidono di colpire quei rappresentanti sindacali che non accettano il peggioramento drammatico delle condizioni di lavoro e anche gli accordi che l’autorizzano. Electrolux e Wartsila mai si sognerebbero simili comportamenti nei loro paesi d’origine, ma l’Italia per esse è una colonia ove si usano altri pesi e misure.
Le aziende fanno quello che fanno, perché pensano di esserne autorizzate dal Jobsact e dalle complicità governative e sindacali. Fim e Uilm vergognosamente non hanno detto nulla contro i provvedimenti, mentre la Fiom li ha condannati senza convinzione e senza vera mobilitazione. Cosa che invece hanno fatto spontaneamente i lavoratori, fermando le due fabbriche nonostante il crumiraggio di Cisl e Uil. Gli operai hanno subito chiarito che i rappresentanti sindacali invisi alle aziende sono coloro di cui essi più si fidano.
Tante sono le similitudine tra le vicende di Breda e Colautti, e tutte conducono alla stessa causa di fondo: le multinazionali sanno che governi e classe dirigente hanno messo il paese in svendita e che tutti i diritti del lavoro sono sul mercato. Pensiamo a cosa si prepara per Ilva ed Alitalia.
Per questo il coraggio e la resistenza di Breda, Colautti e degli operai che stanno con loro richiedono la più vasta e convinta solidarietà. Bisogna far sentire che si sta con loro. Partecipiamo a tutte le iniziative di lotta in corso e alla manifestazione nazionale indetta dalla USB a Trieste il 24 giugno. Forza Augustin, forza Sasha siamo con voi.
Fonte
07/06/2017
Trieste. Esce dalla Fiom, aderisce all’Usb. L’azienda lo trasferisce a Taranto
Sasha Colautti era un sindacalista della Fiom, della segreteria provinciale a Trieste. Ma aveva rinunciato al distacco sindacale perché aveva deciso di aderire all’Usb e dal 1 giugno sarebbe dovuto tornare a lavorare in fabbrica, la Wärtsilä. Ma il cambio di sindacato ha coinciso con una rappresaglia padronale quasi immediata: trasferimento da Trieste a Taranto.
Sasha vive a Trieste ed ha due figli. Già dal suo rientro in produzione, sette giorni fa, aveva fiutato che l’aria era diventata malefica. “Fin da subito ho trovato resistenza, ostruzionismo: ogni giorno mancava un carta”. Poi gli è arrivata una lettera di trasferimento a Taranto: “Al di là del fatto che l’officina di Taranto è da tempo che la società vuole dismetterla, si tratta di un grave atto nei miei confronti, nei confronti dei lavoratori in genere e nei confronti del sindacato”.
Per protesta Sasha Colautti si è incatenato all’ingresso principale della Wartsila di San Dorligo della Valle. I lavoratori, in solidarietà, hanno indetto uno sciopero spontaneo. In fabbrica sono immediatamente arrivati Carabinieri e Digos, ma Sasha non intende mollare: “Non mi scateno finché non viene ritirato il trasferimento: vi ho difeso sempre quando ho potuto e ora io chiedo a voi di difendere me. Scioperate, smettete di lavorare subito – è l’appello che Sasha ha lanciato anche su Facebook –. Protestate per questo atto scellerato e meschino”.
Fonte
Sasha vive a Trieste ed ha due figli. Già dal suo rientro in produzione, sette giorni fa, aveva fiutato che l’aria era diventata malefica. “Fin da subito ho trovato resistenza, ostruzionismo: ogni giorno mancava un carta”. Poi gli è arrivata una lettera di trasferimento a Taranto: “Al di là del fatto che l’officina di Taranto è da tempo che la società vuole dismetterla, si tratta di un grave atto nei miei confronti, nei confronti dei lavoratori in genere e nei confronti del sindacato”.
Per protesta Sasha Colautti si è incatenato all’ingresso principale della Wartsila di San Dorligo della Valle. I lavoratori, in solidarietà, hanno indetto uno sciopero spontaneo. In fabbrica sono immediatamente arrivati Carabinieri e Digos, ma Sasha non intende mollare: “Non mi scateno finché non viene ritirato il trasferimento: vi ho difeso sempre quando ho potuto e ora io chiedo a voi di difendere me. Scioperate, smettete di lavorare subito – è l’appello che Sasha ha lanciato anche su Facebook –. Protestate per questo atto scellerato e meschino”.
Fonte
Iscriviti a:
Post (Atom)