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lunedì 24 aprile 2017

Egitto - Arabia Saudita - Gli affari valgono ben un disgelo

di Chiara Cruciati

Un riavvicinamento quasi d’obbligo: dopo il raffreddamento di relazioni che fino all’anno scorso sembravano solide, Il Cairo e Riyadh hanno aperto al dialogo suggellato ieri dalla visita di Stato del presidente egiziano al-Sisi al re saudita Salman.

Nei comunicati ufficiali usciti dall’incontro si parla di necessità di unire le forze per “la riconciliazione del mondo arabo e per impedire le interferenze straniere negli affari interni della regione” e di volontà di unire sforzi e coordinamento “per adottare una strategia comune e inclusiva di lotta al terrorismo”. Dichiarazioni attese sulla crisi mediorientale e araba che Riyadh ha contribuito enormemente ad infiammare.

Ma il riavvicinamento pare dettato più da questioni economiche che politiche. L’Egitto stenta ancora a tornare il leader del mondo arabo, come fu in passato, e vive una profonda crisi economica non attenuata ancora dalla scoperta di imponenti giacimenti di gas sottomarino. Da qui la politica che ha accompagnato fin dal golpe del luglio 2013 il presidente al-Sisi: legarsi a doppio filo all’Arabia Saudita, sostenendo in casa la lotta della petromonarchia contro i Fratelli Musulmani e fuori mandando aerei e truppe in Yemen.

Fino allo scoglio siriano: la decisione di al-Sisi di seguire le orme russe, discostandosi da quelle del fronte anti-Assad, hanno mostrato le prime crepe ingigantite dall’annullamento da parte delle corti egiziane dell’accordo di cessione delle isole Tiran e Sanafir a Riyadh e dalla decisione saudita di interrompere la fornitura di greggio all’Egitto, ad ottobre. L’intesa prevedeva la consegna di 700mila tonnellate di greggio raffinato ogni mese per cinque anni.

Ora i rapporti devono tornare in carreggiata, al-Sisi ne è consapevole. Ed infatti ieri a Riyadh si è parlato, dietro le quinte, per lo più di affari. Da rilanciare ci sono ben 24 accordi siglati nell’aprile 2016 quando re Salman fece visita al Cairo portandosi a casa come regalo le due isole del Mar Rosso: investimenti per 25 miliardi di dollari nel Canale di Suez, lungo la costa, sul Mar Rosso, in Sinai. E c’è da rilanciare l’oleodotto che, via Canale di Suez, dovrebbe portare il petrolio saudita direttamente in Europa, partendo dal terminal di Yanbu, sulla costa ovest dell’Arabia Saudita, e arrivando a Sharm el-Sheikh. E passando per Tiran e Sanafir, due isolette che non erano un mero omaggio ai sauditi: proprio da lì dovrebbe passare la conduttura.

“Questa visita – si legge nel comunicato congiunto – è una grande opportunità per l’inizio delle attività della compagnia Jusor al Mahaba per sviluppare progetti sul Canale di Suez e otto progetti immobiliari sulla costa settentrionale, oltre a quelli energetici”.

Molto di cui discutere. Re Salman lo sa e non a caso non ha commentato l’ultima mossa egiziana sulla Siria: all’Onu Il Cairo si è schierato di nuovo con la Russia in Consiglio di Sicurezza. Ma la visita non è stata annullata, lo stesso Salman ha accolto all’aeroporto il presidente egiziano e da poche settimane le forniture di greggio da parte della compagnia di Stato Aramco verso l’Egitto sono riprese.

Le due capitali sono consce del peso esercitato sul mondo arabo, nonostante il momento di crisi condiviso da entrambi: Il Cairo non riesce ad uscire da una profonda crisi economica figlia di un governo disfunzionale che ha accettato i diktat di austerity degli istituti finanziari internazionali per sopravvivere; Riyadh sta perdendo le guerre regionali, impantanata in quella yemenita molto costosa per casse statali già provate dal crollo del prezzo del petrolio e in stallo in quella siriana.

E allora si tenta la via degli affari. L’ultima notizia è di ieri: il Fondo Arabo per lo sviluppo economico e sociale della Lega Araba (“monopolizzata” da Riyadh) ha riconosciuto un finanziamento di 85 milioni di dollari all’Egitto per costruire un impianto fotovoltaico nel governatore di Assuan. Produrrà 50 megawatt di energia, un aiuto importante per l’esplosiva domanda interna di un paese in repentina crescita demografica.

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