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venerdì 27 marzo 2015


Dopo gli scioperi di lunedì e martedi, con forte adesione e la partecipazione anche degli operai degli appalti e degli impiegati, l'agitazione dei lavoratori Fincantieri ha ragiunto anche Marghera, che si è aggiunta agli scioperi a Muggiano, Riva Trigoso, Sestri Ponente ed altri cantieri.

Il documento che i lavoratori hanno imposto ai sindacati nella trattativa con l'azienda del 17 marzo, si configura come una vera e propria contro-piattaforma rispetto a quella aziendale, perfettamente in linea con il modello Marchionne e l’operato del governo Renzi. I lavoratori hanno chiesto esplicitamente ai sindacati di non firmare il contratto integrativo e di far passare ogni decisione attraverso un referendum nelle assemblee.

Per rendere più competitiva l’impresa e fare più profitti, la dirigenza di Fincantieri vuole passare come bulldozer sui corpi, sulla dignità e sui diritti conquistati dai lavoratori; dei lavoratori diretti e – tanto più – dei lavoratori degli appalti, facendo carta straccia dello stesso contratto nazionale di lavoro. L’obiettivo a cui mirano è politico e di lungo periodo: imporre nei cantieri l’ordine padronale incontrastato, facendo fare alla condizione dei lavoratori e alla loro libertà d’azione e di organizzazione un salto all’indietro di decenni.

Le direttive aziendali prevedono l'allungamento gratuito degli orari di lavoro fino a 104 ore l’anno; l'adozione del 6x6 come e quando vuole l’azienda; totale subordinazione del premio di produzione al livello di profitti deciso unilateralmente dal padrone (e la possibilità di perderlo tutto); taglio delle indennità dei trasfertisti; maggiore precarietà per i lavoratori Fincantieri e gli operai degli appalti (con il ricorso alle agenzie interinali); zero impegni per la protezione del lavoro negli appalti e nei sub-appalti, dove l’unico impegno “primario” è l’ulteriore riduzione dei costi; salario inferiore per i nuovi assunti; sanzioni disciplinari contro i lavoratori e gli organismi sindacali che indicano azioni di lotta. Vengono poi ventilate ulteriori misure inaccettabili come dei nuovi sistemi di controllo (un microchip nelle scarpe?) e la creazione (modello Fiat) di nuove società, diverse da Fincantieri, in cui trasferire gruppi di lavoratori Fincantieri o interi reparti, con la relativa riduzione dei salari. Secondo alcuni notizie trapelate sui giornali Fincantieri aspetta “la scadenza del contratto nazionale di riferimento e l’introduzione del salario minimo legale per rimettere mano a tutta una serie di strumenti e di automatismi contrattuali. (fonte: Comitato sostegno ai lavoratori Fincantieri di Marghera).

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