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domenica 29 marzo 2015

Amnesty International: "I gruppi armati palestinesi hanno compiuto crimini di guerra durante Margine Protettivo"

di Roberto Prinzi

Hamas e i gruppi armati palestinesi hanno compiuto crimini di guerra durante l’offensiva israeliana “Margine Protettivo” della scorsa estate. A sostenerlo è un rapporto pubblicato due giorni fa da Amnesty International. Nel suo rapporto, intitolato “Illegali e mortali: attacchi con razzi e mortai dei gruppi armati palestinesi durante il conflitto di Gaza e Israele del 2014”, l’organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani accusa le fazioni armate palestinesi di aver mostrato un “flagrante disprezzo per la vita dei civili lanciando ripetutamente attacchi indiscriminati con razzi e mortai contro le zone residenziali israeliane”. “Diversi di quegli attacchi – precisa l’ong – hanno costituito crimini di guerra”.

Secondo il direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty, Philip Luther, “durante il conflitto i gruppi armati palestinesi, incluso il braccio armato di Hamas, hanno lanciato attacchi illegali, in evidente sfregio del diritto internazionale umanitario e delle conseguenze delle loro azioni per le popolazioni civili sia in Israele che nella Striscia di Gaza”. Perciò Luter ha invitato le fazioni palestinesi a “porre fine a tutti gli attacchi indiscriminati diretti contro i civili”. Secondo Luter, i gruppi armati “devono prendere tutte le precauzioni possibili per proteggere la popolazione civile della Striscia di Gaza evitando di situare uomini armati e munizioni all’interno o nei pressi di zone densamente popolate”.

Amnesty ha condannato l’utilizzo dei razzi usati dai palestinesi “perché hanno proiettili senza alcuna guida che non possono essere diretti con accuratezza contro obiettivi specifici e sono dunque di per sé indiscriminati”. “Queste armi – sottolinea il documento – sono vietate dal diritto internazionale e il loro uso costituisce un crimine di guerra”. Nel mirino della ong ci sono soprattutto i mortai che hanno “munizioni imprecise che non dovrebbero mai essere usate per attaccare obiettivi militari situati all’interno o nei pressi di zone residenziali”.

Secondo dati forniti dall’Onu, durante i 50 giorni di “Margine Protettivo” i palestinesi hanno sparato 4.881 razzi e 1.753 colpi di mortaio verso lo stato ebraico. Amnesty ha stigmatizzato l’azione dei gruppi armati palestinesi perché – sostiene – ha messo in pericolo anche gli stessi civili della Striscia. A tal proposito il rapporto cita espressamente il caso del missile che, sparato dalla Striscia di Gaza, è caduto nel campo profughi di Shati causando la morte di 13 palestinesi lo scorso 28 luglio. Amnesty ha esortato le autorità locali “a investigare sull’accaduto e ad assicurare alla giustizia gli assassini”.

Nel documento dell’ong, viene criticato anche Israele il cui “devastante impatto [dei suoi attacchi] contro i civili palestinesi nel conflitto è innegabile”. Ciononostante, sostiene il rapporto, “le violazioni di una parte del conflitto non possono mai giustificare quelle della parte opposta”. Nel denunciare i gruppi armati palestinesi e nel criticare Tel Aviv, Amnesty pone sullo stesso piano le oltre 2,200 vittime palestinesi (di cui 1.585 erano civili) e le 77 vittime israeliane (6 civili). Non sottolinea l’evidente sproporzione tra i danni causati da Israele e quelli incomparabilmente minori causati dai palestinesi.

E’ la prima volta che l’organizzazione umanitaria attacca Hamas e le fazioni armate palestinesi per le loro azioni militari compiute durante “Margine protettivo”. Nei rapporti precedenti, infatti, Amnesty aveva accusato solo i “crimini di guerra” compiuti da Israele nella Striscia.

Sul banco degli imputati vi è soprattutto Hamas il cui braccio militare, le Brigate ‘Ezz ad-din al-Qassam, ha svolto un ruolo di primo piano durante l’offensiva israeliana. Il movimento islamico ha respinto ieri le accuse del rapporto giudicato “sbilanciato” perché adotta “la versione israeliana della storia”. In una nota ufficiale, il gruppo ha affermato il diritto dei palestinesi a difendersi contro “l’attuale occupazione israeliana e le violazioni militari israeliane”. “Secondo lo statuto di Roma – si legge nel comunicato – i crimini di guerra hanno caratteristiche chiare che in nessun modo si applicano alla resistenza palestinese, che ha difeso, difende e difenderà il suo popolo”.

Hamas ha criticato l’approccio di Amnesty perché si “basa esclusivamente su informazioni israeliane”, non riuscendo in questo modo “a redigere un documento bilanciato”. Il movimento islamico ha detto che il rapporto “altera volutamente i fatti per giustificare i crimini contro l’umanità compiuti da Israele” e ha invitato le organizzazioni umanitarie a compiere inchieste imparziali.

Il documento di Amnesty è stato rilasciato più o meno nelle stesse ore in cui un nuovo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (OCHA) dal titolo “Vite frammentate” accusa Israele di aver ucciso lo scorso anno il numero più alto di civili palestinesi dall’occupazione della Striscia di Gaza e della Cisgiordania del 1967. “Nel 2014 – si legge nel documento – [Tel Aviv] ha ucciso 2.314 palestinesi e ne ha feriti 17.125”.

A causare l’aumento di vittime registrato lo scorso anno è stata l’operazione israeliana “Margine protettivo”. Al di là delle 2.250 vittime e dei feriti (più di 10.000), il rapporto evidenzia anche i 500.000 rifugiati interni palestinesi raggiunti all’apice del conflitto (100.000 lo sono ancora). Ma si è morto (e tanto) anche in Cisgiordania e a Gerusalemme Est dove le forze armate israeliane hanno ucciso 58 palestinesi (ferendone oltre 6.000), il numero più alto di vittime dal 2007, quello più elevato di feriti dal 2005.

Il documento sottolinea, inoltre, un maggior utilizzo di pallottole vere da parte di Israele. Aumentati nel 2014 anche gli attacchi dei palestinesi contro le forze di sicurezza di Tel Aviv e i civili – principalmente coloni – che hanno provocato la morte di 12 israeliani (4 erano state le vittime lo scorso anno). Interessante anche il dato relativo alla detenzione amministrativa che ha registrato nel 2014 un aumento del 24% sebbene sia diminuito del 6% il numero dei bambini arrestati a causa di questa pratica (da 197 del 2013 ai 185 dello scorso anno).

Brutte notizie per Hamas sono giunte ieri anche dall’Europa. Ieri l’Unione Europea (Eu) ha deciso di far rimanere l’organizzazione islamica nella lista nera del terrorismo internazionale nonostante tre mesi fa una sentenza di un tribunale europeo abbia chiesto a Bruxelles di rimuoverla dal registro dei gruppi terroristici. L’Ue aveva subito protestato ed era ricorsa in appello. “Hamas resta nella lista durante l’appello del Consiglio [europeo] alla decisione di dicembre [del tribunale]” ha scritto su Twitter la portavoce del Consiglio europeo, Susanne Kiefer. Il processo di appello dovrebbe durare un anno e mezzo.

L’ala militare di Hamas (le brigate al-Qassam) è stata inserita nella lista dei gruppi terroristici stilata dall’Unione Europea nel dicembre 2001 dopo gli attacchi dell’11 settembre agli Stati Uniti. L’Ue ha successivamente inserito nel 2003 anche il braccio politico dell’organizzazione islamica. Tuttavia, lo scorso anno, il Tribunale generale dell’Unione europea ha deciso che l’inserimento del movimento islamico nella blacklist non si è basato su giudizi legali, ma su conclusioni derivate dai media e da internet.

La decisione del Consiglio Europeo ha fatto imbufalire il movimento islamico che ha accusato l’Ue di agire contro il sistema giudiziario. “Questa decisione contraddice totalmente quanto ha stabilito il tribunale” ha dichiarato all’Afp Fawzi Barhum. “E’ immorale, ingiusta e sbagliata per le nostre persone e per la nostra legittima resistenza. Inoltre incoraggia l’Occupazione [Israele, ndr] a compiere i suoi crimini”. “Perciò – ha aggiunto Barhum – rifiutiamo questa decisione, invitiamo a rivederla e a rimuovere tutte le forme di ingiustizia contro il nostro popolo e contro Hamas”.

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