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venerdì 27 marzo 2015

Renzi separa definitivamente banche e territori

Un provvedimento vero, di quelli "richiesti dall'Europa", ma anche da qualche investitore oltreoceano o dagli occhi a mandorla, quello della conversione in legge del decreto sulle banche popolari. E se il decreto Renzi aveva fatto guadagnare l'amico Davide Serra, che aveva preventivamente investito in azioni della banca del padre della ministro Boschi, stavolta si può guardare più in grande.

L'obbligo della trasformazione delle Banche Popolari da cooperative in SPA, oltre una certa soglia di guadagni, cambia la natura del rapporto tra moneta e territori. Non solo quella passata ma soprattutto quella futura. Nel senso che se i territori decideranno di affidare gli investimenti futuri a banche cooperative, il cui principio è un socio-un voto, non potranno. Sarà invece obbligatorio, sopra una certo volume di affari, affidarsi alle SPA dove, notoriamente, il voto è legato al numero di azioni che si posseggono.

Che il rapporto banche-territorio fosse in crisi, e legato soprattutto a scandali e lotte tra bande per l'ultima rendita (vedi MPS), era chiaro da ben prima che Renzi diventasse presidente del consiglio. Ora è invece chiara la soluzione, da tempo suggerita da Londra e Bruxelles: affidarsi a capitali apolidi, affamati di profitti pronta cassa, slegati dai territori e dalla loro progettualità. E si guardi anche alla partecipazione italiana alla AIIB, la cosiddetta Banca mondiale d'Oriente, a guida cinese. Si tratta di una precondizione, posta da Pechino, per far dirottare capitali cinesi in Italia. Capitali che, da oggi, non solo arrivano alla Pirelli ma possono arrivare sulle banche dei territori. Come recentemente ha ammesso Prodi, il quale ha comunque gravi responsabilità in tutto quello che sta accadendo, da dopo Pirelli la politica industriale italiana si fa in Cina. Ora possiamo dire che, tra un fondo cinese (maestro magari nel trasfomare 1 euro di moneta formalmente investita in 5 di shadow banking), un fondo pensioni tedesco affamato di rendimenti dopo i crollo degli interessi dei bond europei, ora c'è un'occasione in più per fare cassa con la politica territoriale. Pardon, per apportare capitali tanto è pronta l'accusa di nostalgia e di sovranismo per chi si è accorto di essere diventato una colonia di un capitalismo al quale possedere i territori interessa il giusto ma, soprattutto, è assetato di partecipazioni azionarie in ogni ovunque si annidino decimi di punto d'interesse da strappare.

Riportiamo la preoccupazione, per la conversione in legge del decreto Renzi, di Avvenire. Magari una sinistra che ha respinto Marx senza leggerlo dà sempre volentieri un'occhiatina a quello che dicono i preti. Ah, naturalmente siamo curiosi di vedere quali capitali arriveranno e se arriveranno sui territori. Perché, come rilevato dal Wall Street Journal, la convergenza di tassi bassi dei bond europei e del dollaro alto sta facendo fuggire i capitali dall'Eurozona. L'"investitore" che verrà qui sarà quello che non ha trovato posto altrove a condizioni migliori. E avrà fame. Ed ecco che a magnificarlo ci penserà la stampa locale.

Redazione, 26 marzo 2015

Avvenire, su riforma Popolari.

Wall Street Journal su fuga capitali da Eurozona.

Articolo completo Wall Street Journal qui.
 

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