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giovedì 22 ottobre 2015

Assolto Luigi De Magistris. Una prima valutazione

Assolto De Magistris nel merito, una pagina oscura della vita istituzionale e sociale italiana resta oscura, poiché nulla è conseguito a Why Not, in termini processuali, come spesso, troppo spesso, accade alle inchieste italiane su gangli vitali del rapporto tra politica, economia, esigenze sociali.

Summa iniuria sarebbe stato che gli inquirenti di quella indagine divenissero le vittime legali della vicenda, che evidentemente, adeguatamente vagliata dai Giudicanti in due gradi di giudizio, non era tale da addebitare a Luigi De Magistris, ed al suo collaboratore, Gioacchino Genchi, la commissione di reati nello svolgersi dell'inchiesta.

Sul piano politico, sgombrato il campo dall'intreccio giudizio politico e giudizio penale, almeno nella vicenda del Comune di Napoli, è il tempo del pieno dispiegarsi della politica, quale lotta democratica tra diverse opzioni per trasformare o stabilizzare l'ingiustizia dell'attuale società nei vari livelli istituzionali di riferimento, nonché quale contesa di buona amministrazione della cosa pubblica, più verificabile sul piano comunale, infine quale bilancio di una fase e delle persone che hanno incarnato gli ultimi periodi del governo comunale, senza falsi argomenti ed entrando nel merito di scelte possibili e risultati verificabili.

La vicenda però, in attesa sia delle motivazioni della Sentenza della Corte d’Appello di Roma, che di quelle della quasi coeva sentenza della Corte Costituzionale (che ha deciso che la legge Severino va bene così com’è con conseguenti cause di decadenza, anche per sentenze non passate in giudicato a carico di Amministratori Locali) ci dice che sul rapporto tra designazione politica per cariche pubbliche, fatta dal popolo in libere elezioni, e presenza in capo a chi si candida alla cosa pubblica di quei requisiti di “dignità ed onore” necessari per accedervi spesso nel nostro Paese è aperto un problema. Siamo in presenza di una dicotomia tra le due differenti valutazioni, che deriva dalla condizione di collasso del sistema, che tra corruzione dilagante e politica dei tagli, non rende più nessuna istituzione italiana davvero legittima agli occhi di tanti.

Il tema è aperto: giustamente De Magistris faceva rilevare, in un primo commento a caldo, che, se egli si fosse dimesso dopo la condanna di I grado, ora non sarebbe potuto tornare a fare il Sindaco, con un vulnus per l’espressione di volontà di chi lo aveva eletto.

E’ altresì vero che con la dilagante corruzione nelle cose pubbliche in Italia, tra le più alte del mondo, ed avendo il Presidente della terza Regione più popolata d’Italia appeso anch’egli agli esiti dell’applicazione della legge Severino, il Governo ora non può che difendere questa legge.

Essa potrà magari essere cambiata, quando in tutte le articolazioni della nostra società, che concorrono alla definizione degli indirizzi politici, delle scelte giuridiche, giudiziarie ed amministrative, della selezione lavorativa e studentesca e del governo della cosa pubblica, si sarà realizzata quella “riforma intellettuale e morale”, la cui mancanza, nella nostra storia nazionale, generò il fascismo secondo Gramsci, e che ancora oggi ammorba in tutto e per tutto la cosa pubblica ed il bene comune.

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