Erik Prince, nato nel 1969 nel Michigan, è noto come il fondatore della Blackwater nel 1997, una compagnia militare privata che ha guadagnato una triste notorietà durante la guerra in Iraq perché ha fornito servizi di sicurezza al governo degli Stati Uniti rendendosi responsabile anche di crimini contro gli iracheni.
Prince viene da una famiglia benestante, ha iniziato la sua formazione militare presso l’Accademia Navale degli Stati Uniti, anche se non ha completato i suoi studi lì, scegliendo di laurearsi all’Hillsdale College. Arruolatosi nelle forze armate, è stato un membro dei Navy Seals, diventando – una volta congedato – il fondatore della compagnia di contractors Blackwater.
Il nome di Erik Prince, è stato collegato sia a importanti contratti governativi sia a vicende legali sull’uso eccessivo della forza da parte della sua azienda di mercenari.
Il quotidiano italiano L’Indipendente riporta che sulla piattaforma Ya Casi Venezuela, ritenuta vicina ad Erik Prince, è apparso un countdown che segna giorni, ore e minuti che mancherebbero al rovesciamento del governo venezuelano «Il Venezuela sta per cambiare rotta» e la data è fissata al 16 settembre.
Nel video pubblicato da Ya Casi Venezuela, si fa notare un frame del profilo social di Erik Prince in cui si vede un post pubblicato il 31 luglio 2024, in cui lo statunitense invita l’amministrazione Biden ad aumentare la taglia per l’arresto e la condanna di Nicolas Maduro e Diosdado Cabello Rondon fino a 100 milioni di dollari, dai 25 milioni di dollari posti dal Department of State Bureau of International Narcotics and Law Enforcement Services (INL).
Nel suo post del luglio scorso, dunque prima delle elezioni in Venezuela, Prince scriveva: “Se Kamala Harris e Joe Biden vogliono davvero sostenere la libertà e le elezioni legittime in Venezuela, dovrebbero aumentare le taglie a 100 milioni di dollari ciascuno per questi criminali già ricercati, Nicolas Maduro e Diosdato Cabello e tutti gli altri del loro cartello. Poi sedetevi e guardate la magia accadere. È persino possibile pagarli con i soldi del regime congelati già nelle banche statunitensi”.
L’Indipendente scrive che il giorno seguente alla pubblicazione di questo post, Samuel Moncada, rappresentante permanente del Venezuela presso le Nazioni Unite, aveva denunciato pubblicamente il messaggio di incitamento alla violenza nei confronti del presidente venezuelano Nicolas Maduro e del vicepresidente del Partito Socialista Unito del Venezuela Diosdado Cabello. “In Venezuela, la lotta è contro il fascismo globale. La netta maggioranza del nostro popolo è disposta a lottare per la nostra indipendenza”, ha dichiarato l’ambasciatore venezuelano.
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21/06/2020
USA - I vincoli che descrivono Marco Rubio
Il senatore Marco Rubio, nuovo presidente ad interim del Comitato Selezionato d’Intelligence del Senato, è un tipo ben collegato; con relazioni pericolose che ritraggono la sua vera caratura.
Marco Rubio, o il “balserito” (balsa = zattera, ndt), come lo chiamava, in maniera derisoria, Donald Trump durante la battaglia per la candidatura presidenziale repubblicana alle elezioni del 2016, è il classico “golden boy” (ragazzo d’oro) che fa una carriera meteorica, da una carica minore come legislatore, sino ai “vertici” del Partito Repubblicano.
Al di là delle prese in giro, barzellette e agli sgambetti che Trump gli ha dato durante la campagna, ed i “colpi” che il giovane candidato gli ha restituito – Rubio ha fatto commenti sul magnate, grossolani quanto l’etica che li caratterizza – il protetto della lobby anti-cubana a Miami si è convertito in un tipo molto vicino al presidente.
Insieme hanno fatto molta strada, in una complicità che, all’inizio, risultava strana a molte persone. L’amicizia, caratterizzata da profondi interessi del potere reale, ora non stupisce più nessuno. Lo showman del caos usa “Marchino” e “Marchino” usa lui.
Marco Rubio si costruì una leggenda di famiglia dicendo che fuggì dall’‘inferno castrista’; tuttavia, è nato nel 1971, negli USA, ed è figlio di immigrati cubani che hanno lasciato il paese prima del trionfo della Rivoluzione.
Nel 2011, il canale Univisión ha rivelato aspetti che Rubio avrebbe voluto mantenere segreti. Il cognato di Rubio, Orlando Cicilia, è stato accusato di “cospirazione per distribuire cocaina e marijuana” e condannato a 25 anni.
La sorella ed il cognato di Rubio hanno lavorato per il narcotrafficante cubano-americano Mario Tabraue, accusato di aver ucciso e smembrato il corpo di un informatore della polizia.
Strettamente legato alla National Rifle Association, il senatore mantiene anche intimi legami con il mondo dei mercenariato corporativo, attraverso Betsy DeVos, imprenditrice e politica USA, attuale segretaria all’istruzione USA, sorella di Erick Prince, ex Navy Seal fondatore dell’appaltatrice Blackwater.
Conosciuto come “il mercenario più famoso del mondo”, Prince era legato a un piano per rovesciare Maduro, nel dicembre 2019. Era un’operazione lampo, un gruppo sarebbe entrato nel Palazzo Miraflores per uccidere il presidente e la sua cerchia più vicina. L’intera operazione sarebbe costata 40 milioni di dollari. Qualsiasi somiglianza con l’Operazione Gedeon, non è una semplice coincidenza.
Strettissimo amico di Álvaro Uribe e membro della cerchia di contatti del narco-paramilitarismo colombiano, il senatore Marco Rubio, nuovo presidente ad interim del Comitato Selezionato d’Intelligence del Senato, è un tipo ben collegato; con relazioni pericolose che ritraggono la sua vera caratura.
Fonte
Marco Rubio, o il “balserito” (balsa = zattera, ndt), come lo chiamava, in maniera derisoria, Donald Trump durante la battaglia per la candidatura presidenziale repubblicana alle elezioni del 2016, è il classico “golden boy” (ragazzo d’oro) che fa una carriera meteorica, da una carica minore come legislatore, sino ai “vertici” del Partito Repubblicano.
Al di là delle prese in giro, barzellette e agli sgambetti che Trump gli ha dato durante la campagna, ed i “colpi” che il giovane candidato gli ha restituito – Rubio ha fatto commenti sul magnate, grossolani quanto l’etica che li caratterizza – il protetto della lobby anti-cubana a Miami si è convertito in un tipo molto vicino al presidente.
Insieme hanno fatto molta strada, in una complicità che, all’inizio, risultava strana a molte persone. L’amicizia, caratterizzata da profondi interessi del potere reale, ora non stupisce più nessuno. Lo showman del caos usa “Marchino” e “Marchino” usa lui.
Marco Rubio si costruì una leggenda di famiglia dicendo che fuggì dall’‘inferno castrista’; tuttavia, è nato nel 1971, negli USA, ed è figlio di immigrati cubani che hanno lasciato il paese prima del trionfo della Rivoluzione.
Nel 2011, il canale Univisión ha rivelato aspetti che Rubio avrebbe voluto mantenere segreti. Il cognato di Rubio, Orlando Cicilia, è stato accusato di “cospirazione per distribuire cocaina e marijuana” e condannato a 25 anni.
La sorella ed il cognato di Rubio hanno lavorato per il narcotrafficante cubano-americano Mario Tabraue, accusato di aver ucciso e smembrato il corpo di un informatore della polizia.
Strettamente legato alla National Rifle Association, il senatore mantiene anche intimi legami con il mondo dei mercenariato corporativo, attraverso Betsy DeVos, imprenditrice e politica USA, attuale segretaria all’istruzione USA, sorella di Erick Prince, ex Navy Seal fondatore dell’appaltatrice Blackwater.
Conosciuto come “il mercenario più famoso del mondo”, Prince era legato a un piano per rovesciare Maduro, nel dicembre 2019. Era un’operazione lampo, un gruppo sarebbe entrato nel Palazzo Miraflores per uccidere il presidente e la sua cerchia più vicina. L’intera operazione sarebbe costata 40 milioni di dollari. Qualsiasi somiglianza con l’Operazione Gedeon, non è una semplice coincidenza.
Strettissimo amico di Álvaro Uribe e membro della cerchia di contatti del narco-paramilitarismo colombiano, il senatore Marco Rubio, nuovo presidente ad interim del Comitato Selezionato d’Intelligence del Senato, è un tipo ben collegato; con relazioni pericolose che ritraggono la sua vera caratura.
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14/04/2015
Contractors della Blackwater condannati per strage di civili iracheni
Tre dei quattro ex contractor americani dell'azienda di sicurezza privata Blackwater responsabili della strage di 14 iracheni e del ferimento di altri 17 nel settembre del 2007 a Baghdad passeranno i prossimi trent'anni in prigione, e il quarto è stato condannato all'ergastolo. A stabilirlo è stato un giudice federale che ha emesso oggi la sentenza. La condanna a 30 anni di carcere riguarda Paul Slough, Evan Liberty e Dustin Heard, quella all'ergastolo per Nicholas Slatten, già dichiarati colpevoli lo scorso ottobre. Colpisce che nessuno dei quattro contractors sia un latinos. Migliaia di questi infatti erano stati arruolati nelle forze armate statunitensi per ottenere la "carta verde" della nazionalità americana, ma le agenzie di contractors, a quanto pare, preferivano i Wasp (White Anglo Saxon Protestant).
Era il 16 settembre del 2007. Quel giorno un convoglio di mercenari della Blackwater, stava scortando un gruppo di funzionari dell'ambasciata americana nel quartiere Mansour di Bagdad, temendo un'imboscata aprì il fuoco su un gruppo di automobili civili uccidendo 11 persone tra cui un bambino di nove anni.
Una strage che scatenò la rabbia degli iracheni, inclusa quella dell'allora governo dello sciita Al Maliki decretò l'espulsione della società Blackwater dal Paese revocandole la licenza. Un rapporto di 15 pagine della Commissione di controllo sulle attività del governo, guidata dal democratico Henry Waxman, rivelò che dal 2005 al 2007 - anno della strage incriminata - la Blackwater era stata coinvolta in almeno 195 conflitti a fuoco e che i suoi uomini avevano sparato per primi in più dell'ottanta per cento dei casi.
Fonte
Era il 16 settembre del 2007. Quel giorno un convoglio di mercenari della Blackwater, stava scortando un gruppo di funzionari dell'ambasciata americana nel quartiere Mansour di Bagdad, temendo un'imboscata aprì il fuoco su un gruppo di automobili civili uccidendo 11 persone tra cui un bambino di nove anni.
Una strage che scatenò la rabbia degli iracheni, inclusa quella dell'allora governo dello sciita Al Maliki decretò l'espulsione della società Blackwater dal Paese revocandole la licenza. Un rapporto di 15 pagine della Commissione di controllo sulle attività del governo, guidata dal democratico Henry Waxman, rivelò che dal 2005 al 2007 - anno della strage incriminata - la Blackwater era stata coinvolta in almeno 195 conflitti a fuoco e che i suoi uomini avevano sparato per primi in più dell'ottanta per cento dei casi.
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01/07/2014
Blackwater, mercenari alla sbarra
di Michele Paris
In un tribunale di Washington, qualche giorno fa è iniziato un nuovo processo contro quattro ex mercenari della famigerata compagnia militare privata americana Blackwater, responsabili della sparatoria in una piazza di Baghdad che nel settembre del 2007 si concluse in una vera e propria strage di civili. La riapertura del procedimento giudiziario ai danni degli ex contractor del governo USA è stata seguita dalla pubblicazione di alcuni documenti del Dipartimento di Stato, dai quali si comprende a sufficienza sia il potere raggiunto da simili compagnie private nell’Iraq occupato sia la quasi totale libertà d’azione a loro garantita grazie alla protezione dei rappresentati di Washington nel paese mediorientale.
Alla sbarra presso il tribunale distrettuale della capitale degli Stati Uniti ci sono Nicholas Slatten, Dustin Heard, Evan Liberty e Paul Slough. Il primo è accusato di omicidio di primo grado, mentre le altre tre ex guardie private di omicidio (“manslaughter”) volontario e tentato omicidio. Le pene previste in caso di condanna potrebbero arrivare fino all’ergastolo per Slatten e partire da un minimo di trent’anni per i rimanenti imputati nel caso fossero riconosciuti colpevoli anche di altri reati di minore gravità. Un quinto ex dipendente di Blackwater coinvolto nei fatti del 2007 è stato invece scagionato e un altro ancora ha raggiunto un patteggiamento con il Dipartimento di Giustizia.
Il risultato della sparatoria che vide protagonisti gli uomini di Blackwater nell’affollata piazza Nisoor di Baghdad fu la morte di 14 iracheni e il ferimento di altre 18 persone. Secondo la versione sempre sostenuta dai mercenari americani, la loro azione sarebbe stata la risposta a un possibile attacco suicida degli “insorti”. In un simile scenario, gli uomini che viaggiavano sul convoglio di Blackwater avrebbero perciò agito per legittima difesa.
Numerose indagini e testimonianze hanno però smentito categoricamente questa ricostruzione. Un’analisi degli avvenimenti fatta dal New York Times già nell’ottobre del 2007, ad esempio, aveva mostrato come non ci fosse stata alcuna minaccia per i contractor del governo americano. In particolare, la prima auto contro cui le guardie private spararono nella piazza, perché identificata come possibile minaccia, si era in realtà scontrata con i mezzi di Blackwater solo dopo che il suo conducente era stato colpito alla testa e aveva perso il controllo della vettura.
Una prima scarica di colpi di arma da fuoco sparati in piazza Nisoor dai mercenari americani sarebbe stata così seguita da una valanga di pallottole e granate, dirette anche contro le auto e i passanti che cercavano in tutti i modi di allontanarsi o trovare rifugio. Nessuna prova o testimonianza ha invece mai confermato spari da parte irachena, provenienti dalle auto nella piazza o dagli edifici adiacenti.
A sostegno dell’accusa in un processo inizialmente abbandonato nel 2009 ci sono ora le testimonianze di decine di cittadini iracheni superstiti, il cui trasferimento negli Stati Uniti è stato coordinato dall’FBI. Secondo uno degli assistenti del procuratore impegnati nel procedimento, alcune delle vittime della sparatoria erano civili che cercavano di evitare il fuoco dei contractor. Questi ultimi, una volta lasciata piazza Nisoor, iniziarono al contrario a far circolare la propria versione dei fatti, sostenendo che il convoglio su cui viaggiavano era stato assaltato dagli “insorti”, a cui avevano risposto armi alla mano per garantire la loro sicurezza.
Inoltre, lo stesso assistente procuratore ha spiegato come il Dipartimento di Stato americano avesse atteso quattro giorni prima di inviare alcuni uomini nella piazza di Baghdad per indagare sulla strage. Come se non bastasse, la stessa indagine ufficiale è stata definita caotica e incompleta, dal momento che era stata avviata con il solo scopo di “scagionare i contractor” al servizio proprio del Dipartimento di Stato.
Nei
giorni scorsi alcuni testimoni iracheni hanno già raccontato in aula la
loro drammatica esperienza nella piazza Nisoor. La commozione di
Mohammed al-Razaq Kinani, ad esempio, ha costretto il giudice che
presiede l’udienza a licenziare temporaneamente i giurati. Kinani ha
ricordato tra le lacrime di come il figlio di nove anni era stato ucciso
dagli uomini di Blackwater dopo che una pallottola lo aveva raggiunto
alla testa mentre era sul sedile posteriore della sua auto.
I legali degli accusati hanno bollato come “fabbricate” questa e altre testimonianze. La loro strategia difensiva, secondo quanto riportato dai media americani, si baserebbe sul tentativo di convincere la giuria che il livello di violenza in quel periodo a Baghdad era tale da giustificare una reazione così forte in risposta alla minima minaccia percepita. A loro disposizione ci sarebbe poi un presunto testimone che avrebbe accertato la presenza di “insorti” intenzionati a prendere di mira il convoglio di Blackwater. Infine, lo stesso numero molto elevato di testimoni dell’accusa potrebbe generare confusione circa la corretta ricostruzione dei fatti, senza fornire un quadro sufficientemente chiaro degli eventi e delle responsabilità.
La strage del settembre 2007 a Baghdad, in ogni caso, non è stata in nessun modo un caso isolato ma solo uno degli esempi più sanguinosi della dura repressione ai danni della popolazione irachena, messa in atto dai militari e dalle guardie private americane nel corso dell’occupazione del paese mediorientale.
Episodi come quello di piazza Nisoor, oltre a rimanere quasi sempre impuniti, rivelano il vero volto di un esercito di mercenari a cui ricorre sempre più frequentemente il governo americano e con il quale le forze armate ufficiali operano in stretto coordinamento. Blackwater, soprattutto, ha spesso occupato le pagine dei giornali di mezzo mondo per le proprie operazioni criminali, non solo in Iraq ma anche in Afghanistan, dove ha ottenuto appalti del valore di miliardi di dollari dal Dipartimento di Stato e dalla CIA.
Secondo la stampa tedesca, addirittura, uomini di Blackwater - il cui nome è stato cambiato in Xe Services nel 2009 e in Academi nel 2011 - sono stati recentemente impiegati anche in Ucraina al fianco dei gruppi paramilitari neo-fascisti promossi dal nuovo regime di Kiev per reprimere nel sangue le manifestazioni anti-governative nelle regioni orientali del paese.
Il fondatore di Blackwater, l’ex membro delle forze speciali “Navy SEAL” Erik Prince, aveva ceduto la compagnia nel 2010 e proprio qualche settimana fa essa si è fusa con la rivale Triple Canopy, assumendo la nuova denominazione di Constellis Holdings.
Il livello di integrazione di questa compagnia con le forze di occupazione in Iraq e lo strapotere che essa aveva raggiunto sono state messe in luce da un dettagliato articolo pubblicato nel fine settimana dal New York Times a firma dell’autorevole giornalista investigativo James Risen.
I fatti raccontati da Risen sulla base del contenuto di documenti finora mai pubblicati risalgono all’agosto del 2007, poche settimane prima della strage di piazza Nisoor. Nell’estate di quell’anno, il Dipartimento di Stato aveva inviato in Iraq due investigatori - Jean Richter e Donald Thomas - con il compito di valutare la condotta già più che discutibile di Blackwater nel paese occupato.
Nella
lunga lista di violazioni del proprio contratto con il governo
riscontrate da Richter e Thomas spiccavano, tra l’altro, la variazione
senza il permesso del Dipartimento di Stato delle norme di sicurezza
previste per la protezione dei diplomatici USA, come la riduzione del
numero di guardie private da impiegare nei vari incarichi.
Inoltre, i mercenari tenevano armi e munizioni nelle proprie stanze private, dove davano vita a frequenti feste a base di alcool e in presenza di donne. Molte guardie avevano anche a disposizione armi che non erano autorizzate a usare. Tutt’altro che rari erano infine i casi in cui Blackwater gonfiava le proprie fatture dopo avere falsificato i registri del personale addetto alla protezione degli uomini del Dipartimento di Stato.
Secondo i due investigatori, Blackwater aveva potuto mantenere un simile comportamento grazie agli stretti legami stabiliti tra la compagnia e il personale dell’ambasciata americana in Iraq. I due investigatori avrebbero trovato conferma a loro spese della correttezza di questa conclusione.
Il 20 agosto del 2007, Richter fu infatti convocato dal responsabile per la sicurezza dell’ambasciata USA, Bob Hanni, il quale lo informò di avere ricevuto una richiesta per “documentare il comportamento inappropriato” dello stesso investigatore.
Il giorno successivo, Richter e il suo collega, Donald Thomas, si recarono dal “project manager” di Blackwater in Iraq, Daniel Carroll, anch’egli ex Navy SEAL, per discutere dell’esito della loro indagine. Secondo quanto lo stesso Richter avrebbe successivamente comunicato al Dipartimento di Stato, Carroll minacciò di ucciderlo in maniera esplicita, aggiungendo che, vista la situazione dell’Iraq in quel periodo, non ci sarebbe stata per lui nessuna conseguenza penale.
Correttamente, Richter prese “sul serio la minaccia di Carroll”, dal momento che le questioni sollevate nella sua indagine potevano avere un “impatto potenzialmente negativo su un proficuo appalto per la sicurezza” dei diplomatici americani. Il collega di Richter, a sua volta, avrebbe confermato la versione del collega circa l’incontro con il numero uno di Blackwater in Iraq.
A rendere ancora più inquietante la situazione per Richter e Thomas fu il mancato appoggio ottenuto dall’ambasciata degli Stati Uniti nonostante le minacce di morte ricevute. A questi ultimi fu infatti ordinato di lasciare immediatamente l’Iraq, poiché la loro presenza era diventata “un ostacolo alle operazioni quotidiane e creava un ambiente inutilmente ostile” per i contractor privati.
Richter e Thomas furono così costretti ad abbandonare bruscamente il loro lavoro e a fare ritorno a Washington il giorno successivo. Quando, pochi giorni dopo, alcuni uomini della Blackwater si sarebbero resi protagonisti del massacro in piazza Nisoor a Baghdad, il Dipartimento di Stato avrebbe finalmente preso in considerazione gli avvertimenti dei due investigatori sulla compagnia stessa, ma senza decidere alcun provvedimento.
Le stesse successive indagini ufficiali sui fatti del settembre 2007, a cominciare dalla speciale commissione istituita dall’allora segretario di Stato, Condoleezza Rice, avrebbero accuratamente evitato di raccogliere la testimonianza dei due uomini che meglio di chiunque altro avevano descritto il comportamento criminale della principale agenzia di sicurezza privata operante in Iraq con la colpevole complicità del governo degli Stati Uniti.
Fonte
In un tribunale di Washington, qualche giorno fa è iniziato un nuovo processo contro quattro ex mercenari della famigerata compagnia militare privata americana Blackwater, responsabili della sparatoria in una piazza di Baghdad che nel settembre del 2007 si concluse in una vera e propria strage di civili. La riapertura del procedimento giudiziario ai danni degli ex contractor del governo USA è stata seguita dalla pubblicazione di alcuni documenti del Dipartimento di Stato, dai quali si comprende a sufficienza sia il potere raggiunto da simili compagnie private nell’Iraq occupato sia la quasi totale libertà d’azione a loro garantita grazie alla protezione dei rappresentati di Washington nel paese mediorientale.
Alla sbarra presso il tribunale distrettuale della capitale degli Stati Uniti ci sono Nicholas Slatten, Dustin Heard, Evan Liberty e Paul Slough. Il primo è accusato di omicidio di primo grado, mentre le altre tre ex guardie private di omicidio (“manslaughter”) volontario e tentato omicidio. Le pene previste in caso di condanna potrebbero arrivare fino all’ergastolo per Slatten e partire da un minimo di trent’anni per i rimanenti imputati nel caso fossero riconosciuti colpevoli anche di altri reati di minore gravità. Un quinto ex dipendente di Blackwater coinvolto nei fatti del 2007 è stato invece scagionato e un altro ancora ha raggiunto un patteggiamento con il Dipartimento di Giustizia.
Il risultato della sparatoria che vide protagonisti gli uomini di Blackwater nell’affollata piazza Nisoor di Baghdad fu la morte di 14 iracheni e il ferimento di altre 18 persone. Secondo la versione sempre sostenuta dai mercenari americani, la loro azione sarebbe stata la risposta a un possibile attacco suicida degli “insorti”. In un simile scenario, gli uomini che viaggiavano sul convoglio di Blackwater avrebbero perciò agito per legittima difesa.
Numerose indagini e testimonianze hanno però smentito categoricamente questa ricostruzione. Un’analisi degli avvenimenti fatta dal New York Times già nell’ottobre del 2007, ad esempio, aveva mostrato come non ci fosse stata alcuna minaccia per i contractor del governo americano. In particolare, la prima auto contro cui le guardie private spararono nella piazza, perché identificata come possibile minaccia, si era in realtà scontrata con i mezzi di Blackwater solo dopo che il suo conducente era stato colpito alla testa e aveva perso il controllo della vettura.
Una prima scarica di colpi di arma da fuoco sparati in piazza Nisoor dai mercenari americani sarebbe stata così seguita da una valanga di pallottole e granate, dirette anche contro le auto e i passanti che cercavano in tutti i modi di allontanarsi o trovare rifugio. Nessuna prova o testimonianza ha invece mai confermato spari da parte irachena, provenienti dalle auto nella piazza o dagli edifici adiacenti.
A sostegno dell’accusa in un processo inizialmente abbandonato nel 2009 ci sono ora le testimonianze di decine di cittadini iracheni superstiti, il cui trasferimento negli Stati Uniti è stato coordinato dall’FBI. Secondo uno degli assistenti del procuratore impegnati nel procedimento, alcune delle vittime della sparatoria erano civili che cercavano di evitare il fuoco dei contractor. Questi ultimi, una volta lasciata piazza Nisoor, iniziarono al contrario a far circolare la propria versione dei fatti, sostenendo che il convoglio su cui viaggiavano era stato assaltato dagli “insorti”, a cui avevano risposto armi alla mano per garantire la loro sicurezza.
Inoltre, lo stesso assistente procuratore ha spiegato come il Dipartimento di Stato americano avesse atteso quattro giorni prima di inviare alcuni uomini nella piazza di Baghdad per indagare sulla strage. Come se non bastasse, la stessa indagine ufficiale è stata definita caotica e incompleta, dal momento che era stata avviata con il solo scopo di “scagionare i contractor” al servizio proprio del Dipartimento di Stato.
I legali degli accusati hanno bollato come “fabbricate” questa e altre testimonianze. La loro strategia difensiva, secondo quanto riportato dai media americani, si baserebbe sul tentativo di convincere la giuria che il livello di violenza in quel periodo a Baghdad era tale da giustificare una reazione così forte in risposta alla minima minaccia percepita. A loro disposizione ci sarebbe poi un presunto testimone che avrebbe accertato la presenza di “insorti” intenzionati a prendere di mira il convoglio di Blackwater. Infine, lo stesso numero molto elevato di testimoni dell’accusa potrebbe generare confusione circa la corretta ricostruzione dei fatti, senza fornire un quadro sufficientemente chiaro degli eventi e delle responsabilità.
La strage del settembre 2007 a Baghdad, in ogni caso, non è stata in nessun modo un caso isolato ma solo uno degli esempi più sanguinosi della dura repressione ai danni della popolazione irachena, messa in atto dai militari e dalle guardie private americane nel corso dell’occupazione del paese mediorientale.
Episodi come quello di piazza Nisoor, oltre a rimanere quasi sempre impuniti, rivelano il vero volto di un esercito di mercenari a cui ricorre sempre più frequentemente il governo americano e con il quale le forze armate ufficiali operano in stretto coordinamento. Blackwater, soprattutto, ha spesso occupato le pagine dei giornali di mezzo mondo per le proprie operazioni criminali, non solo in Iraq ma anche in Afghanistan, dove ha ottenuto appalti del valore di miliardi di dollari dal Dipartimento di Stato e dalla CIA.
Secondo la stampa tedesca, addirittura, uomini di Blackwater - il cui nome è stato cambiato in Xe Services nel 2009 e in Academi nel 2011 - sono stati recentemente impiegati anche in Ucraina al fianco dei gruppi paramilitari neo-fascisti promossi dal nuovo regime di Kiev per reprimere nel sangue le manifestazioni anti-governative nelle regioni orientali del paese.
Il fondatore di Blackwater, l’ex membro delle forze speciali “Navy SEAL” Erik Prince, aveva ceduto la compagnia nel 2010 e proprio qualche settimana fa essa si è fusa con la rivale Triple Canopy, assumendo la nuova denominazione di Constellis Holdings.
Il livello di integrazione di questa compagnia con le forze di occupazione in Iraq e lo strapotere che essa aveva raggiunto sono state messe in luce da un dettagliato articolo pubblicato nel fine settimana dal New York Times a firma dell’autorevole giornalista investigativo James Risen.
I fatti raccontati da Risen sulla base del contenuto di documenti finora mai pubblicati risalgono all’agosto del 2007, poche settimane prima della strage di piazza Nisoor. Nell’estate di quell’anno, il Dipartimento di Stato aveva inviato in Iraq due investigatori - Jean Richter e Donald Thomas - con il compito di valutare la condotta già più che discutibile di Blackwater nel paese occupato.
Inoltre, i mercenari tenevano armi e munizioni nelle proprie stanze private, dove davano vita a frequenti feste a base di alcool e in presenza di donne. Molte guardie avevano anche a disposizione armi che non erano autorizzate a usare. Tutt’altro che rari erano infine i casi in cui Blackwater gonfiava le proprie fatture dopo avere falsificato i registri del personale addetto alla protezione degli uomini del Dipartimento di Stato.
Secondo i due investigatori, Blackwater aveva potuto mantenere un simile comportamento grazie agli stretti legami stabiliti tra la compagnia e il personale dell’ambasciata americana in Iraq. I due investigatori avrebbero trovato conferma a loro spese della correttezza di questa conclusione.
Il 20 agosto del 2007, Richter fu infatti convocato dal responsabile per la sicurezza dell’ambasciata USA, Bob Hanni, il quale lo informò di avere ricevuto una richiesta per “documentare il comportamento inappropriato” dello stesso investigatore.
Il giorno successivo, Richter e il suo collega, Donald Thomas, si recarono dal “project manager” di Blackwater in Iraq, Daniel Carroll, anch’egli ex Navy SEAL, per discutere dell’esito della loro indagine. Secondo quanto lo stesso Richter avrebbe successivamente comunicato al Dipartimento di Stato, Carroll minacciò di ucciderlo in maniera esplicita, aggiungendo che, vista la situazione dell’Iraq in quel periodo, non ci sarebbe stata per lui nessuna conseguenza penale.
Correttamente, Richter prese “sul serio la minaccia di Carroll”, dal momento che le questioni sollevate nella sua indagine potevano avere un “impatto potenzialmente negativo su un proficuo appalto per la sicurezza” dei diplomatici americani. Il collega di Richter, a sua volta, avrebbe confermato la versione del collega circa l’incontro con il numero uno di Blackwater in Iraq.
A rendere ancora più inquietante la situazione per Richter e Thomas fu il mancato appoggio ottenuto dall’ambasciata degli Stati Uniti nonostante le minacce di morte ricevute. A questi ultimi fu infatti ordinato di lasciare immediatamente l’Iraq, poiché la loro presenza era diventata “un ostacolo alle operazioni quotidiane e creava un ambiente inutilmente ostile” per i contractor privati.
Richter e Thomas furono così costretti ad abbandonare bruscamente il loro lavoro e a fare ritorno a Washington il giorno successivo. Quando, pochi giorni dopo, alcuni uomini della Blackwater si sarebbero resi protagonisti del massacro in piazza Nisoor a Baghdad, il Dipartimento di Stato avrebbe finalmente preso in considerazione gli avvertimenti dei due investigatori sulla compagnia stessa, ma senza decidere alcun provvedimento.
Le stesse successive indagini ufficiali sui fatti del settembre 2007, a cominciare dalla speciale commissione istituita dall’allora segretario di Stato, Condoleezza Rice, avrebbero accuratamente evitato di raccogliere la testimonianza dei due uomini che meglio di chiunque altro avevano descritto il comportamento criminale della principale agenzia di sicurezza privata operante in Iraq con la colpevole complicità del governo degli Stati Uniti.
Fonte
13/05/2014
La Germania conferma: mercenari Usa combattono per i golpisti di Kiev
Erano stati i russi a denunciare che immediatamente a cavallo del golpe di febbraio alcune centinaia di mercenari statunitensi erano sbarcati in Ucraina per sostenere le nuove autorità filoccidentali nel tentativo di prendere il controllo su città e regioni insorte di fronte all’ascesa al potere di forze nazionaliste e di estrema destra.
Le informazioni diffuse dal Cremlino e confermate da alcune testimonianze dirette erano state estremamente dettagliate nel parlare di circa 600 uomini arrivati nelle regioni sudorientale dell’Ucraina e impegnati dapprima a impedire le manifestazioni antigolpe e poi in operazioni di combattimento contro le milizie popolari organizzate dagli insorti. Su youtube erano comparsi anche dei video inequivocabili che mostravano soldati vestiti con divise ed equipaggiamenti statunitensi, ma senza insegne di riconoscimento, e che tra di loro si scambiavano messaggi in inglese, tant’è che si era subito parlato dell’arrivo in Ucraina dei mercenari della ex Blackwater.
Ma i governi occidentali e soprattutto quello ucraino avevano più volte smentito l’utilizzo di ‘contractors’ stranieri ed anzi avevano accusato il governo russo e le autorità parallele delle regioni insorte dell’Ucraina di diffondere informazioni false e propagandistiche.
Ma ora che le strategie sul futuro dell’Ucraina di Ue e Usa si differenziano – destabilizzato il paese e destituito il governo si tratta ora di decidere chi saranno i nuovi padroni e a quali interessi risponderanno, se a quelli di Washington o di Bruxelles – i media europei cominciano a denunciare con dovizia di particolari la presenza dei ‘soldati di ventura’ statunitensi nel teatro di guerra.
A tornare all’attacco è stato, e non è un caso, il tabloid domenicale tedesco Bild, secondo il quale quattrocento mercenari dell'agenzia di sicurezza statunitense Academi, la ex Blackwater, combattono da mesi a fianco del governo ucraino contro le milizie popolari dell'est del Paese, in particolare con azioni di commando intorno alla città di Slaviansk assediata ormai da settimane dalle forze fedeli a Kiev. Il giornale di Berlino cita informazioni provenienti dai servizi segreti tedeschi, il Bnd, ma anche dall’agenzia di intelligence statunitense Nsa. Il tabloid ricorda che l'ambasciatore Usa in Ucraina, Geoffrey Pyatt, e la stessa Academi in una nota per la stampa del 17 marzo scorso avevano smentito le notizie che ora invece, secondo Bild, vengono confermate dai servizi tedeschi, informati dai colleghi di Washington. L'agenzia di sicurezza privata Academi, considerata il più potente esercito privato al mondo, aveva cambiato nome nel 2011 dopo i gravi scandali – corruzione e stragi di civili – che avevano coinvolto la Blackwater, soprattutto in Iraq. Alcuni contractor erano stati accusati di “uso eccessivo della forza” e messi sotto inchiesta dal Congresso statunitense per l'uccisione, nel 2007, di 17 iracheni, tra cui 14 civili. Diversi documenti segreti resi noti da Wikileaks hanno più recentemente rivelato come i mercenari della Blackwater abbiano partecipato a numerose torture e omicidi di civili in diversi paesi.
Ma oltre al nome della multinazionale dei mercenari poco altro è cambiato: Academi continua ad operare soprattutto su commissione del Pentagono e per altri governi stranieri, organizzazioni e imprese private, ma sempre sotto la supervisione dell’amministrazione Usa. Secondo informazioni diffuse nei giorni scorsi sempre dal Bild, in Ucraina sono arrivati anche numerosi agenti dell’Fbi e della Cia, con il compito di coordinare il debole e disorganizzato esercito agli ordini dei golpisti di Kiev e i nuovi servizi segreti.
Fonte
10/03/2014
Ucraina: arrivano i mercenari della Blackwater
Non è un segreto che “ex” soldati e ufficiali israeliani abbiano partecipato agli assalti delle milizie di EuroMajdan contro le forze di sicurezza ucraine, e neanche che in piazza, insieme ad alcune migliaia di manifestanti, accanto ai neonazisti locali di Kiev e Leopoli ci fossero almeno un centinaio di estremisti di destra arrivati dalla Polonia, dalla Svezia e dai Paesi Baltici.
Ma destituito il presidente Yanukovich e buttato giù il governo eletto dopo consultazioni democratiche, ora per il nuovo regime di Kiev si pone il problema di controllare e domare quella parte del paese che non riconosce i nuovi padroni. In particolare la Crimea, dove di fatto l’autorità del governo Yatseniuk non ha mai avuto nessun effetto, grazie anche al dispiegamento di migliaia di militari russi e di membri della milizie locali agli ordini del governo della Repubblica Autonoma che ha annunciato l’Unione con Mosca. ‘Persa’ con molta probabilità la Crima, il conflitto si sposterà nelle regioni sud-orientali dell’Ucraina, abitate da russi o da ucraini russofoni, che da giorni manifestano contro il golpe a Kiev e le nuove autorità ultranazionaliste e xenofobe, chiedendo l’intervento della Russia, eleggendo propri governatori poi fatti rimuovere e arrestati anche con la forza dalle forze speciali inviate a Donetsk, Lugansk, Odessa e Kharkov.
Da informazioni sempre più insistenti, ora corredate anche da due video caricati su YouTube nelle ultime ore, sembra che il debole governo fantoccio ucraino, per ripristinare il controllo delle regioni recalcitranti, stia facendo ricorso ai mercenari della più nota multinazionale della guerra privata esistente al mondo: la statunitense Academi, ex Blackwater.
All’inizio di marzo alcune centinaia di contractors sono stati visti sbarcare all’aeroporto internazionale Boryspil di Kiev, accompagnati da una grossa quantità di ingombranti “bagagli”. Secondo il sito ‘IntelligenceOnline’ si sarebbe trattato di dipendenti della Greystone Limited, una delle controllate della Academi, conosciuta fino al 2011 con il nome di Blackwater.
Poi, dopo pochi giorni, centinaia di soldati senza insegne di riconoscimento ma armati di tutto punto sono stati visti – e ripresi – mentre sfilavano nel centro di Donetsk schierati contro una manifestazione della popolazione locale filorussa. Secondo alcuni media sarebbero almeno 300 i mercenari arrivati nel paese da vari paesi stranieri, agli ordini dell’impresa che ha già fornito al Pentagono decine di migliaia di combattenti affiancati in Iraq agli eserciti regolari di Washington e degli altri paesi occupanti.
In uno dei video pubblicati all’inizio della settimana si sento gridare in sottofondo "Blackwater! Blackwater!" mentre alcuni uomini armati senza insegne ma con le uniformi dei marines Usa marciano nelle strade dove alcune centinaia di dimostranti protestano contro il governatore – un oligarca – imposto dal governo filo-Ue e filo-Nato.
Secondo alcuni funzionari russi i mercenari stranieri arrivati in Ucraina sarebbero al servizio della Academi, l’impresa privata di sicurezza che potrebbe disporre attualmente di circa 40 mila soldati di ventura specializzati in ‘operazioni sporche’ e di altre decine di migliaia di dipendenti specializzati in aspetti tecnologici o logistici. I suoi mercenari sono stati tra i protagonisti del massacro di civili nella città irachena di Falluja, di rapimenti illegali e dell’uso sistematico della tortura, e di operazioni simili anche in Afghanistan. La Academi è strettamente legata all’amministrazione Usa e ai suoi apparati di sicurezza, tanto che i suoi dipendenti godono di uno status simile a quello diplomatico. Nel consiglio di amministrazione della multinazionale della guerra mercenaria si contano personaggi come l'ex ministro della Giustizia del governo Bush John Ashcroft, l'ex vice presidente dello Staff di Bush Jack Quinn e l'ex direttore della Nsa Bobby Ray Inman. Interrogata sulla veridicità della propria presenza in Ucraina i responsabili della Academi negli Stati Uniti non hanno né smentito né confermato.
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Ma destituito il presidente Yanukovich e buttato giù il governo eletto dopo consultazioni democratiche, ora per il nuovo regime di Kiev si pone il problema di controllare e domare quella parte del paese che non riconosce i nuovi padroni. In particolare la Crimea, dove di fatto l’autorità del governo Yatseniuk non ha mai avuto nessun effetto, grazie anche al dispiegamento di migliaia di militari russi e di membri della milizie locali agli ordini del governo della Repubblica Autonoma che ha annunciato l’Unione con Mosca. ‘Persa’ con molta probabilità la Crima, il conflitto si sposterà nelle regioni sud-orientali dell’Ucraina, abitate da russi o da ucraini russofoni, che da giorni manifestano contro il golpe a Kiev e le nuove autorità ultranazionaliste e xenofobe, chiedendo l’intervento della Russia, eleggendo propri governatori poi fatti rimuovere e arrestati anche con la forza dalle forze speciali inviate a Donetsk, Lugansk, Odessa e Kharkov.
Da informazioni sempre più insistenti, ora corredate anche da due video caricati su YouTube nelle ultime ore, sembra che il debole governo fantoccio ucraino, per ripristinare il controllo delle regioni recalcitranti, stia facendo ricorso ai mercenari della più nota multinazionale della guerra privata esistente al mondo: la statunitense Academi, ex Blackwater.
All’inizio di marzo alcune centinaia di contractors sono stati visti sbarcare all’aeroporto internazionale Boryspil di Kiev, accompagnati da una grossa quantità di ingombranti “bagagli”. Secondo il sito ‘IntelligenceOnline’ si sarebbe trattato di dipendenti della Greystone Limited, una delle controllate della Academi, conosciuta fino al 2011 con il nome di Blackwater.
Poi, dopo pochi giorni, centinaia di soldati senza insegne di riconoscimento ma armati di tutto punto sono stati visti – e ripresi – mentre sfilavano nel centro di Donetsk schierati contro una manifestazione della popolazione locale filorussa. Secondo alcuni media sarebbero almeno 300 i mercenari arrivati nel paese da vari paesi stranieri, agli ordini dell’impresa che ha già fornito al Pentagono decine di migliaia di combattenti affiancati in Iraq agli eserciti regolari di Washington e degli altri paesi occupanti.
In uno dei video pubblicati all’inizio della settimana si sento gridare in sottofondo "Blackwater! Blackwater!" mentre alcuni uomini armati senza insegne ma con le uniformi dei marines Usa marciano nelle strade dove alcune centinaia di dimostranti protestano contro il governatore – un oligarca – imposto dal governo filo-Ue e filo-Nato.
Secondo alcuni funzionari russi i mercenari stranieri arrivati in Ucraina sarebbero al servizio della Academi, l’impresa privata di sicurezza che potrebbe disporre attualmente di circa 40 mila soldati di ventura specializzati in ‘operazioni sporche’ e di altre decine di migliaia di dipendenti specializzati in aspetti tecnologici o logistici. I suoi mercenari sono stati tra i protagonisti del massacro di civili nella città irachena di Falluja, di rapimenti illegali e dell’uso sistematico della tortura, e di operazioni simili anche in Afghanistan. La Academi è strettamente legata all’amministrazione Usa e ai suoi apparati di sicurezza, tanto che i suoi dipendenti godono di uno status simile a quello diplomatico. Nel consiglio di amministrazione della multinazionale della guerra mercenaria si contano personaggi come l'ex ministro della Giustizia del governo Bush John Ashcroft, l'ex vice presidente dello Staff di Bush Jack Quinn e l'ex direttore della Nsa Bobby Ray Inman. Interrogata sulla veridicità della propria presenza in Ucraina i responsabili della Academi negli Stati Uniti non hanno né smentito né confermato.
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