Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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28/03/2026

Ci sono anche Ong finanziate dagli USA dietro le “proteste” in Iran

Sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, Daniele Luttazzi rompe un tabù. Quello che tutti sapevano su alcuni aspetti delle proteste in Iran ma nessuno aveva il coraggio di scrivere. Buona lettura.

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Ci sono diverse Ong per i diritti umani finanziate dagli Usa dietro le notizie sulle proteste in Iran

di Daniele Luttazzi 

Diverse Ong per i diritti umani, citate dai media occidentali come fonti autorevoli sulle proteste in Iran, sono in realtà finanziate dal governo degli Stati Uniti tramite il National Endowment for Democracy (Ned), organizzazione creata negli anni ’80 con l’obiettivo di svolgere apertamente attività che in passato erano condotte clandestinamente dalla Cia. Tra quelle Ong, scrive MintPress News, ci sono la Human Rights Activists in Iran (Hrai) e la sua agenzia di notizie Hrana: sono state fonti ricorrenti dei media occidentali durante le proteste iraniane; le loro stime sono state riprese da CNN, Wall Street Journal, Abc News, Sky News, Fox News e New York Post.

Hrai ha sede a Fairfax, in Virginia, non lontano dal quartier generale della Cia (Langley), e riceve finanziamenti dal Ned: nel 2024, oltre 900.000 dollari. Il Ned indica come organizzazione partner anche l’Abdorrahman Boroumand Center for Human Rights in Iran (Abchri): citata spesso da Washington Post, Pbs e Abc News, questa Ong non dichiara il Ned nel proprio rendiconto sui finanziamenti.

Fra i suoi consiglieri c’è il politologo Francis Fukuyama, ex consigliere del Ned; la direttrice Roya Boroumand ha ricevuto dal Ned la medaglia Goler T. Butcher per la promozione della democrazia. Anche il Center for Human Rights in Iran (Chri), con sede a New York e Washington, è finanziato dal Ned: una sua consigliera, Mehrangiz Kar, è stata borsista presso il Ned e nel 2002 ha ricevuto il Democracy Award dell’ente, consegnato da Laura Bush e Joe Biden.

Il Chri è una fonte menzionata da New York Times, Guardian e Usa Today; un reportage del Washington Post ha utilizzato le sue dichiarazioni per sostenere che gli ospedali iraniani erano sopraffatti e a corto di sangue a causa della repressione governativa.

Il Ned fu fondato nel 1983 durante l’amministrazione Reagan dopo gli scandali emersi dalle indagini del Senato Usa sulle operazioni segrete della Cia. Pur essendo formalmente una fondazione privata, il Ned riceve quasi tutti i suoi finanziamenti dal governo statunitense.

Allen Weinstein, uno dei fondatori, spiega: “Molto di ciò che facciamo, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla Cia”; Carl Gershman, storico presidente del Ned, ammise che sarebbe problematico se si sapesse che certe organizzazioni democratiche nel mondo sono finanziate direttamente dalla Cia.

Il Ned s’attivò per le elezioni russe del 1996 che portarono al potere Boris Yeltsin; per il tentato colpo di Stato contro Chávez nel 2002; per la rivoluzione di Maidan del 2014 in Ucraina; e per sostenere movimenti di protesta in Bielorussia, Hong Kong e Cuba.

Lo schema è sempre lo stesso: finanziamento di Ong, media e attivisti; mobilitazione di proteste di massa; pressione internazionale contro il governo bersaglio. Lo scorso 15 gennaio, MintPress News riferiva di 18 progetti Ned attivi in Iran (reti di attivisti, giornalismo indipendente, libertà di internet, formazione politica), interpretando queste iniziative come parte di una strategia volta a una transizione dal sistema politico iraniano a un governo favorevole agli Usa.

Le proteste del 28 dicembre contro l’aumento dei prezzi si erano rapidamente trasformate in un movimento più ampio che chiedeva di rovesciare il governo e restaurare la monarchia con Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià.

L’ex direttore della Cia Mike Pompeo, salutando le proteste, rivelò che c’erano agenti Mossad fra i manifestanti; il Mossad confermò e Trump dichiarò che gli Stati Uniti erano pronti a intervenire se il governo iraniano avesse represso con violenza le proteste.

A gennaio MintPress ipotizzava che il coinvolgimento di Ong finanziate dal Ned potesse essere collegato a una strategia Usa di regime change in Iran. E infatti, il 28 febbraio, ecco l’attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il regime. (1. Continua)

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14/05/2024

Le domande che Fabio Fazio non ha rivolto a Ursula Von der Leyen

di Daniele Luttazzi

Durante la sua intervista a Ursula von der Leyen, Fabiofazio ha evitato alcune domande che invece le andavano fatte, se non altro per mantenere il rispetto di sé, che evidentemente è chiedere troppo, se ti pagano abbastanza. Per di più, invece di contestare le risposte della mamma guerrafondaia, annuiva compito. Insomma è stata un’intervista-marchetta come questa.

Certi di fare cosa gradita alla sua community, ecco allora, gratis, tutte le domande che Fabiofazio non ha rivolto alla von der Leyen.

1) Buonasera e benvenuta. Fra un po’ ci saranno le elezioni europee e lei è candidata. È venuta qui perché immaginava che non le avrei fatto nessuna domanda scomoda e quindi quest’intervista sarebbe stata un ottimo spot elettorale? Perché non ha scelto un programma giornalistico vero?

2) Si è resa conto che la decisione politica di impegnare l’Europa a finanziare e armare l’Ucraina per farle combattere una guerra che non può vincere, per giunta comminando alla Russia delle sanzioni che hanno danneggiato l’economia europea, è stata una decisione non solo cretina, ma anche irresponsabile, visti i rischi di escalation del conflitto, quando con un accordo diplomatico come quello proposto da Scholz la guerra e le sue conseguenze nefaste potevano essere evitate del tutto? Pensa davvero che non sarà mai chiamata a risponderne?

3) È consapevole che l’annessione dell’Ucraina all’Unione Europea, da lei tanto auspicata, potrebbe dare inizio alla Terza guerra mondiale?

4) Ha detto di recente che la Banca Europea avrà un ruolo nel rafforzare la Difesa Ue, e che questo passo “richiederà decisioni coraggiose”. Cosa intendeva di preciso? Nuove tasse e meno spese sociali per una nuova corsa agli armamenti?

5) Perché, invece di definirsi ogni volta “profondamente turbata” dalle immagini del genocidio in corso a Gaza, non denuncia i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità di Netanyahu e del governo di Israele? Perché il doppio standard: gli ucraini difesi e i palestinesi no?

6) Perché non si oppone al controllo che la finanza esercita sull’economia e sugli Stati europei? Perché promuove le politiche della Bce, che ingrassano solo le banche e impoveriscono i cittadini? Perché non contrasta in alcun modo il neoliberismo, che ha distrutto il Welfare e il lavoro, e moltiplicato le disuguaglianze?

7) Lei è sotto inchiesta: la procura europea l’accusa di corruzione, conflitto d’interessi, interferenza nelle funzioni pubbliche e distruzione di documenti nel caso “Pfizergate”. Le email tra lei e il Ceo di Pfizer Albert Bourla sono state distrutte. Cosa c’era di così compromettente nel negoziato sull’acquisto dei vaccini che giustificasse la distruzione di quelle e-mail?

8) Dopo l’alluvione in Romagna, lei andò con la presidente Meloni a fare un sopralluogo nei territori disastrati. Tante promesse, ma ancora nessun aiuto. Anche lei è inaffidabile come Giorgia?

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29/09/2023

Dal Canada al Trentino, i nazisti sono ovunque: è “La svastica sul sole”

di Daniele Luttazzi

Il conflitto in Ucraina sta sottoponendo i cittadini europei non solo ad assurde vessazioni economiche, ma soprattutto a un disagio psichico che non mi sembra adeguatamente segnalato: quello dovuto alla dissonanza cognitiva di chi vive in un Occidente democratico, dopo la vittoria sul nazifascismo nella Seconda guerra mondiale, ma si trova circondato da continui tributi a nazisti poiché gli Usa e la Nato hanno deciso di fare la guerra alla Russia servendosi dell’Ucraina, il Paese autocratico dove il nazista Bandera è un eroe nazionale.

Un anno fa, a tutti sembrò bizzarro che Putin annunciasse un’operazione speciale contro “i nazisti ucraini”. Non si capiva perché lo facesse, e cosa c’entrassero i nazisti: i più non sapevano dei crimini neonazisti in Donbass, denunciati da Onu, Osce e Amnesty.

Quasi tutta la stampa italiana, a parte il Fatto e il manifesto, si trasformò in megafono propagandistico per nascondere la verità che solo ora viene ammessa dal segretario generale della Nato Stoltenberg, e cioè che la Nato arma l’Ucraina in funzione anti-russa dal 2014, che Putin invase l’Ucraina per fermare la Nato, e che la Nato decise di non trattare con la Russia, anche se così si sarebbe evitata questa guerra del cazzo.

E così siamo arrivati alla raccapricciante standing ovation della Camera canadese per l’ex SS Yaroslav Hunka. La scena pare tratta da un episodio di L’uomo nell’alto castello, la serie tv tratta dal romanzo di Philip Dick La svastica sul sole, che immagina una realtà alternativa in cui Germania e Giappone hanno vinto la Seconda guerra mondiale.

Provai lo stesso raccapriccio da dissonanza cognitiva un anno fa vedendo Gramellini su Rai3 che usava toni struggenti per esaltare Vyacheslav Abroskin, generale della brigata filonazista Azov: arrivò a paragonarlo, in un panegirico da voltastomaco, addirittura a Oskar Schindler. E ho provato lo stesso raccapriccio quest’estate, durante la mia vacanza in Trentino.

Decido di visitare Brunico, ridente capoluogo della Val Pusteria. Salgo al castello e mi accorgo che di fronte c’è una collina boscosa, cui si arriva attraversando un ponte sospeso sulla strada provinciale. Un cartello comunica che sulla collina c’è un cimitero militare dei caduti nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, “il cimitero degli eroi”. Da un secolo, un’associazione di donne di Brunico si occupa della cura delle tombe, che sono quasi 900, divise per confessione religiosa: cristiana, ortodossa, giudea e musulmana. Si giunge al sacrario salendo una scalinata di 71 gradini. Nessuno ti avverte che, come arrivi, ti trovi davanti a tombe di nazisti, con tanto di croce celtica e foto in divisa da SS. Ho scattato delle foto perché non ci si può credere.

A sinistra, per esempio, una tomba con croce celtica gigantesca ricorda l’SS-Sturmbannführer Luis Thaler, a cui a Ognissanti viene dedicata “una toccante cerimonia”. Thaler comandava l’Unità di riserva delle Unità armate delle SS (400 uomini) e il Gruppo pronto impiego dell’82° Reggimento SS Italien (200 uomini). Responsabile dell’eccidio di Rodengo (dieci uomini accusati di attività partigiana, torturati e trucidati dai nazisti in fuga il giorno dopo la Liberazione: qui, qui, e qui), fu catturato dai partigiani bresciani e fucilato; le sue ultime parole furono “Viva la Germania! Viva Adolf Hitler!”. Ero ancora piuttosto sconvolto quando, tornato a Fiè, vedo una casetta pittoresca adornata da artistiche voliere. Accanto al portone d’ingresso, una targa elegante in tedesco ricorda che lì nacque l’anatomo-fisiologo Max Clara. Chi è? Un nazista che condusse ricerche ed esperimenti su prigionieri, giustiziati o da giustiziare.

Stiamo vivendo in un incubo alla Philip Dick. Vogliamo svegliarci?

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06/09/2016

Sulla vignettaccia di Charlie Hebdo: domande e risposte

Il vignettista francese sghignazza da cinico e/o cazzaro e/o stronzo (decidete voi) secondo il gradiente A) satira > B) cinismo > C) fare il cazzaro > D) fare lo stronzo > E) sfottò fascistoide. Gli italiani che s’indignano per questa vignettaccia ne hanno tutte le ragioni; ma non bisogna invocare la censura come stanno facendo certi: libero lui di fare la testa di cazzo, liberi noi di dargli della testa di cazzo. La satira è un giudizio innanzitutto su chi la fa.

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Questo mio commento ha suscitato reazioni, obiezioni e domande che rivelano una certa confusione pubblica sulla satira e sui suoi fondamentali. Replico qui. Grazie a chi ha dialogato con me.

1) “La satira non è giudicabile.” Sbagliato. La satira è un punto di vista. In quanto tale, è opinabile. Lo è inevitabilmente. La satira nasce con Aristofane come giudizio sui fatti, assumendo nelle sue commedie la forma di un processo o di una gara o di una decisione: l’esito della vicenda esprimeva il giudizio negativo di Aristofane su questo o quel personaggio. Ogni atto satirico è l’esito di una decisione/giudizio dell’autore e rivela la sua cultura e la sua ideologia. Allo stesso modo, possiamo condividere il giudizio negativo di Aristofane sul demagogo Cleone e non condividere quello su Socrate: è il giudizio sul contenuto satirico e dipende dalla nostra cultura e dalla nostra ideologia.

2) “La satira può essere giudicata solamente dalle intenzioni dell’autore.” Sbagliato. L’intenzione dell’autore non conta. Pensare che sia rilevante è un errore di ragionamento piuttosto comune, ma in Italia non si insegna a riconoscerlo, a differenza di quanto accade nel mondo anglosassone, dove venne individuato negli anni ‘30: si chiama fallacia intenzionale ed è, come altre cose non più accettabili, un retaggio del Romanticismo.

3) “Il vignettista francese non ce l’aveva certo con le vittime.” Altra fallacia intenzionale. Come un risultato artistico può non corrispondere alle intenzioni dell’artista, così un satirico può scivolare via dalla satira (colpire il carnefice), in direzione dello sfottò fascistoide (colpire le vittime di un carnefice), attraverso qualcuno dei tre momenti psicologici che li separano: cinismo (mostro insensibilità al dolore altrui), fare il cazzaro (banalizzo il dolore altrui), fare lo stronzo (scherzo sul dolore altrui).

4) “La vignetta denunciava il malaffare italiano.” Altra fallacia intenzionale. Non si può attribuire alla vignetta un bersaglio che nella vignetta non c’è. E quelli di Charlie Hebdo sapevano che si trattava di una vignetta immonda, infatti l’hanno pubblicata nella pagina delle “vignette impubblicabili”: una vecchia paraculata che però qui non è bastata a frenare la giusta indignazione. Altra paraculata: la vignetta riparatoria dove si fa riferimento alla mafia. Riferimento che non c’è nella prima vignetta. Hanno sbagliato. Succede.

5) “Tu mi hai insegnato l’irriverenza. La satira deforma, informa e fa quel cazzo che le pare. L’hai detto tu.” Hai imparato l’irriverenza, ma non il corollario, l’assumersi la responsabilità dei propri atti satirici. La satira fa quel cazzo che le pare e non può essere censurata, ma questo non significa che sia infallibile, immune da critiche. Può diffamare o fare apologia di reato, ad esempio, e allora interviene la legge. Oppure può diventare un’altra cosa e farsi beffa di vittime, e allora interviene la riprovazione sociale. In quella vignettaccia c’è solo sghignazzo. Atroce perché fatto sui morti. Se ti piace questo genere di cose, questo dice molto su di te. La vignettaccia contiene un errore tecnico e una perversione ideologica. Mauro Biani, sul manifesto, ha ben riassunto l’errore tecnico con questa battuta: “C’è un francese, un italiano e un tedesco. Viene il terremoto. L’italiano pasta, il francese senza bidet, il tedesco freddo.” Pascalino Miele invece ha evidenziato la perversione ideologica con un esempio di possibile vignettaccia sulle stragi in Francia: una foto dei cadaveri al Bataclan con la didascalia “Fois gras”. (In questo caso sarebbe sfottò fascistoide perché si schiera implicitamente con i terroristi carnefici.) Fu ben diversa la vignetta che Charlie Hebdo pubblicò dopo quella strage. Lo sfottò grottesco (di quelli che suscitano la risata verde ) era contro i terroristi, non contro le vittime:


Questa vignetta abbraccia le vittime in un “noi” che invece manca nella vignettaccia sulle lasagne: chi ha parlato in proposito di “razzismo” non aveva torto.

6) “La satira ha tutto il diritto di disturbare. Quella vignetta ha disturbato, quindi è stata satira efficace.” Sbagliato. Quella vignettaccia ha disturbato perché sbeffeggiava delle vittime, non perché fosse satira efficace. Certo, l’ideologia personale interviene a formare i criteri di giudizio: sbeffeggiare le vittime per me è sbagliato e chi lo fa è una testa di cazzo. Per te no? Significa che moralmente siamo agli antipodi. Prendiamo un altro tema d’attualità: i preti pedofili. E’ satira la vignetta contro i preti pedofili; non è più satira se sbeffeggia i bimbi molestati. Oh, nel secondo caso la vignetta certo creerebbe uno scalpore enorme, ma sarebbe la giusta indignazione contro una cosa ripugnante. Godere della vignetta che sbeffeggia i bimbi molestati ti schiera coi preti pedofili. Non credo che approveresti. Se sì, stai confondendo la satira con ciò che non lo è. Oltre che essere una testa di cazzo.

7) “Qual è la reazione corretta a una vignetta/battuta satirica?” Non esiste la reazione “corretta”: ogni reazione dipende dalla propria ideologia e dalla propria cultura. Per questo lascio l’interpretazione soggettiva a voi (cinico e/o cazzaro e/o stronzo). L’interpretazione oggettiva parte invece dagli elementi presenti nella vignetta/testo (quella vignettaccia non è né satira né sfottò fascistoide). Senza dimenticare che l’arte ha sempre una certa dose di ambiguità, e questo spiega i volumi di critica letteraria. La mia è una delle interpretazioni possibili: la sostengo con argomenti.

8) “Come può essere immediata la risposta del lettore medio se ci vogliono 4 lauree per capire, analizzare, contestualizzare il tutto?” Se la battuta è tecnicamente riuscita, c’è un primo livello comico al quale tutti rispondono in modo immediato con la risata. La competenza critica è richiesta per l’analisi, ad esempio quando un satirico si allontana dalla satira e va nella direzione dello sfottò fascistoide, come in questo caso. L’indignazione popolare alla vignettaccia dimostra però che anche la critica può avere una sua immediatezza.

9) “Il giornalista Buttafuoco ha condannato la vignetta parlando di empietà. Sei d’accordo?” No. La definizione di Buttafuoco esprime la sua ideologia (è un apologeta del fascismo che di recente si è convertito all’Islam) e quella definizione gli è servita in passato per condannare la satira anti-religiosa di Charlie Hebdo. La satira è anti-ideologica: se ti appelli all’empietà finisci per condannare tutta la satira. Buttafuoco suggerisce inoltre che la risposta all’empietà satirica dev’essere l’indifferenza. In questo modo però toglie alla satira il suo valore. Non posso accettare neanche questo.

10) “E Andreotti che si eccita a guardare il corpo di Moro pieno di proiettili? Vorrei capire perché quella era satira e la vignettaccia di Charlie Hebdo no.” Quando sei nel dubbio, chiediti sempre: “Chi è il bersaglio?” In quel racconto, il bersaglio non era la vittima (Moro) ma i suoi carnefici. Era un racconto di satira grottesca, fu letto in un teatro di Genova e suscitò emozione e applausi. La polemica fu creata il giorno dopo da un’agenzia ANSA che raccontava, mentendo, di un attore in scena che sodomizzava il cadavere di Moro. Mostrai il filmato della serata e la polemica diffamatoria si spense. Altro caso: durante il sequestro Moro, il Male pubblicò la foto BR di Moro in prigionia aggiungendo la didascalia: “Scusate, abitualmente vesto Marzotto.” Come ho spiegato in “Mentana a Elm Street” , quella non era più satira, ma sfottò fascistoide: sbeffeggiava la vittima vera di carnefici veri. Secondo me, ovviamente. Secondo quelli del Male, no. E si torna al discorso delle differenze ideologiche.

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