Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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21/09/2019

L’anticomunismo diventa regola delle istituzioni europee


Giovedì il Parlamento europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti la mozione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo, chiedendo la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa ed equiparando il comunismo al nazifascismo. Ma l’operazione messa in campo sulla spinta convergente delle destre e dei liberaldemocratici di sinistra e di centro, è più insidiosa e vergognosa di una semplice legittimazione dell’anticomunismo istituzionale in vigore in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Repubbliche Baltiche, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca etc.). È una risoluzione propedeutica ad una rimozione storica funzionale a quello “stile di vita europeo” evocato dalla Von der Leyen e all’azzeramento della storia ufficiale europea alla nascita della Ue. Una sorta di anno zero dal quale vanno eliminate, anche con la forza, tutte le dissonanze, in particolare quella comunista.

I punti D, E, F, a premessa della risoluzione, scrivono testualmente:
“D. considerando che, dopo la sconfitta del regime nazista e la fine della Seconda guerra mondiale, alcuni paesi europei sono riusciti a procedere alla ricostruzione e a intraprendere un processo di riconciliazione, mentre per mezzo secolo altri paesi europei sono rimasti assoggettati a dittature, alcuni dei quali direttamente occupati dall’Unione sovietica o soggetti alla sua influenza, e hanno continuato a essere privati della libertà, della sovranità, della dignità, dei diritti umani e dello sviluppo socioeconomico;

E. considerando che, sebbene i crimini del regime nazista siano stati giudicati e puniti attraverso i processi di Norimberga, vi è ancora un’urgente necessità di sensibilizzare, effettuare valutazioni morali e condurre indagini giudiziarie in relazione ai crimini dello stalinismo e di altre dittature;

F. considerando che in alcuni Stati membri la legge vieta le ideologie comuniste e naziste;
Ma il capolavoro di manipolazione e rovesciamento storico, che equipara nazismo e comunismo come regimi totalitari, si palesa nei 21 punti della risoluzione, lì dove sono indicati gli impegni ai quali i governi dell’Unione Europea dovranno attenersi. Possiamo dire che sono il coronamento della tesi dello storico revisionista tedesco Ernst Nolte, il quale ha diffuso la tesi secondo cui il nazismo non doveva essere considerato come un’entità demoniaca, ma andava analizzato come un fenomeno storico, nato in contrapposizione della crisi della Repubblica di Weimar e in antitesi al comunismo sovietico. Una giustificazione del nazismo che Nolte riaffermò nel 1986 con il saggio “Un passato che non vuole passare”, dove lo storico tedesco scrisse che anche la Shoah era stata una conseguenza rispetto ai precedenti “delitti” del bolscevismo.

Se le tesi revisioniste di Nolte fino ai primi anni Novanta erano state contestate e avevano trovato opposizione anche in molti ambiti politici, storici ed intellettuali europei, con questa risoluzione il Parlamento Europeo nel 2019, fa propria la visione dell’anticomunismo storico, rinato proprio in Germania e fortissimo anche in paesi come l’Italia, dove il blocco anticomunista continua a contare su forti consensi e rilevanti sostegni. Un anticomunismo che l’Unione Europea e l’impianto neoliberale tornato egemone porta dentro il proprio dna.

Riproduciamo qui di seguito integralmente gli ultimi 15 dei 21 punti che impegnano i governi dell’Unione Europea a darne attuazione:

6) Il Parlamento Europeo (...) invita tutti gli Stati membri dell’UE a formulare una valutazione chiara e fondata su principi riguardo ai crimini e agli atti di aggressione perpetrati dai regimi totalitari comunisti e dal regime nazista;

7) condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione;

8) condanna il revisionismo storico e la glorificazione dei collaboratori nazisti in alcuni Stati membri dell’UE; è profondamente preoccupato per la crescente accettazione di ideologie radicali e per il ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza nell’Unione europea ed è turbato dalle notizie di collusione di leader politici, partiti politici e forze dell’ordine con movimenti radicali, razzisti e xenofobi di varia denominazione politica in alcuni Stati membri; invita gli Stati membri a condannare con la massima fermezza tali accadimenti, in quanto compromettono i valori di pace, libertà e democrazia dell’UE;

9) invita tutti gli Stati membri a celebrare il 23 agosto come la Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari a livello sia nazionale che dell’UE e a sensibilizzare le generazioni più giovani su questi temi inserendo la storia e l’analisi delle conseguenze dei regimi totalitari nei programmi didattici e nei libri di testo di tutte le scuole dell’Unione; invita gli Stati membri a promuovere la documentazione del tragico passato europeo, ad esempio attraverso la traduzione dei lavori dei processi di Norimberga in tutte le lingue dell’UE;

10) invita gli Stati membri a condannare e contrastare ogni forma di negazione dell’Olocausto, compresa la banalizzazione e la minimizzazione dei crimini commessi dai nazisti e dai loro collaboratori, e a prevenire la banalizzazione nei discorsi politici e mediatici;

11) chiede l’affermazione di una cultura della memoria condivisa, che respinga i crimini dei regimi fascisti e stalinisti e di altri regimi totalitari e autoritari del passato come modalità per promuovere la resilienza alle moderne minacce alla democrazia, in particolare tra le generazioni più giovani; incoraggia gli Stati membri a promuovere l’istruzione attraverso la cultura tradizionale sulla diversità della nostra società e sulla nostra storia comune, compresa l’istruzione in merito alle atrocità della Seconda guerra mondiale, come l’Olocausto, e alla sistematica disumanizzazione delle sue vittime nell’arco di alcuni anni;

12) chiede inoltre che il 25 maggio (anniversario dell’esecuzione del comandante Witold Pilecki, eroe di Auschwitz) sia proclamato “Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo”, in segno di rispetto e quale tributo a tutti coloro che, combattendo la tirannia, hanno reso testimonianza del loro eroismo e di vero amore nei confronti dell’umanità, dando così alle future generazioni una chiara indicazione dell’atteggiamento giusto da assumere di fronte alla minaccia dell’asservimento totalitario;

13) invita la Commissione a fornire un sostegno effettivo ai progetti di memoria e commemorazione storica negli Stati membri e alle attività della Piattaforma della memoria e della coscienza europee, nonché a stanziare risorse finanziarie adeguate nel quadro del programma “Europa per i cittadini” per sostenere la commemorazione e il ricordo delle vittime del totalitarismo, come indicato nella posizione del Parlamento sul programma “Diritti e valori” 2021-2027;

14) dichiara che l’integrazione europea, in quanto modello di pace e di riconciliazione, è il frutto di una libera scelta dei popoli europei, che hanno deciso di impegnarsi per un futuro comune, e che l’Unione europea ha una responsabilità particolare nel promuovere e salvaguardare la democrazia e il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, sia all’interno che all’esterno del suo territorio;

15) sottolinea che, alla luce della loro adesione all’UE e alla NATO, i paesi dell’Europa centrale e orientale non solo sono tornati in seno alla famiglia europea di paesi democratici liberi, ma hanno anche dato prova di successo, con l’assistenza dell’UE, nelle riforme e nello sviluppo socioeconomico; sottolinea, tuttavia, che questa opzione dovrebbe rimanere aperta ad altri paesi europei, come previsto dall’articolo 49 TUE;

16) sostiene che la Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e che il suo sviluppo in uno Stato democratico continuerà a essere ostacolato fintantoché il governo, l’élite politica e la propaganda politica continueranno a insabbiare i crimini del regime comunista e ad esaltare il regime totalitario sovietico; invita pertanto la società russa a confrontarsi con il suo tragico passato;

17) è profondamente preoccupato per gli sforzi dell’attuale leadership russa volti a distorcere i fatti storici e a insabbiare i crimini commessi dal regime totalitario sovietico; considera tali sforzi una componente pericolosa della guerra di informazione condotta contro l’Europa democratica allo scopo di dividere l’Europa e invita pertanto la Commissione a contrastare risolutamente tali sforzi;

18) esprime inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali e ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti;

19) osserva la permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.) che esaltano regimi totalitari, il che spiana la strada alla distorsione dei fatti storici circa le conseguenze della Seconda guerra mondiale, nonché alla propagazione di regimi politici totalitari;

21) condanna il fatto che forze politiche estremiste e xenofobe in Europa ricorrano con sempre maggior frequenza alla distorsione dei fatti storici e utilizzino simbologie e retoriche che richiamano aspetti della propaganda totalitaria, tra cui il razzismo, l’antisemitismo e l’odio nei confronti delle minoranze sessuali e di altro tipo;

22) esorta gli Stati membri ad assicurare la loro conformità alle disposizioni della decisione quadro del Consiglio, in modo da contrastare le organizzazioni che incitano all’odio e alla violenza negli spazi pubblici e online, nonché a vietare di fatto i gruppi neofascisti e neonazisti e qualsiasi altra fondazione o associazione che esalti e glorifichi il nazismo e il fascismo o qualsiasi altra forma di totalitarismo, rispettando nel contempo l’ordinamento giuridico e le giurisdizioni nazionali;

24) sottolinea che il tragico passato dell’Europa dovrebbe continuare a fungere da ispirazione morale e politica per far fronte alle sfide del mondo odierno, come la lotta per un mondo più equo e la creazione di società aperte e tolleranti e di comunità che accolgano le minoranze etniche, religiose e sessuali, facendo in modo che tutti possano riconoscersi nei valori europei;

25) incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla Duma russa e ai parlamenti dei paesi del partenariato orientale.
Di seguito tutti i parlamentari che hanno votato questa infame mozione, tra i quali tutti i parlamentari del PD.

PD e Lega/Fratelli d’Italia/Forza Italia hanno molto più in comune di quanto vogliano far credere in Italia. E questa ne è una ulteriore dimostrazione. Destra e PD non sono molto dissimili. Apprezzabile il fatto che tra chi ha votato a favore non ci siano europarlamentari del M5S.
S&D: Bartolo (PD), Benifei (PD), Bonafè (PD), Calenda (PD), Chinnici (PD), Cozzolino (PD), Danti (PD), De Castro (PD), Ferrandino (PD), Gualmini (PD), Moretti (PD), Picierno (PD), Pisapia (PD), Tinagli (PD).

ID: Adinolfi Matteo (Lega), Baldassarre (Lega), Bardella (Lega), Basso (Lega), Bizzotto (Lega), Bonfrisco (Lega), Borchia (Lega), Bruna (Lega), Camponemosi (Lega), Caroppo (Lega), Casanova (Lega), Conte (Lega), Da Re (Lega), Donato (Lega), Dreosto (Lega), Grant (Lega), Lancini (Lega), Lizzi (Lega), Panza (Lega), Regimenti (Lega), Rinaldi (Lega), Sardone (Lega), Tardino (Lega), Tovaglieri (Lega), Vuolo (Lega), Zambelli (Lega).

PPE: Berlusconi (FI), Dorfmann (SV), Martusciello (FI), Milazzo (FI), Salini (FI), Tajani (FI)

ECR: Fidanza (FdI), Fiocchi (FdI), Fitto (FdI), Stancanelli (FdI).
Sarà bene segnarseli da qualche parte, perché purtroppo ci sono esponenti politici “ di sinistra”, come Pisapia, che godono di indulgenze straordinarie e periodiche catarsi sulle loro scelte del passato e adesso del presente.

Fonte

23/08/2016

E’ morto Ernst Nolte, studioso del totalitarismo e “buon nemico”

Il giovane Ernst Nolte, nella prima edizione di "Der Faschismus in seiner Epoche", aveva respinto ogni assimilazione tra il regime sovietico sotto Stalin, compresi i campi di lavoro, e il sistema di sterminio su basi razziali del nazismo.

Veniva detto in quel libro che l’emergere del «concetto di totalitarismo» ha contribuito ad oscurare la necessità di una teoria generale del fascismo, rallentando così la ricerca storiografica (Piper, München 1963… 1994, pp. 7-8 ).

Veniva poi fatto notare che «Se per totalitarismo si intende l’opposto della forma costitutiva non-totalitaria, vale a dire liberale, in tal caso vi è stato totalitarismo nel più remoto passato, e si dà oggi totalitarismo come una forma universalmente diffusa dell’esistenza politica» (p. 30). Di conseguenza, egli rifiutava di sussumere «a priori» nazismo e bolscevismo «nel formale concetto di “totalitarismo”» (p. 31).

Nolte era dunque chiarissimo sull’assoluta impossibilità di equiparare i due regimi politici, ed era estremamente attento a sottolineare i condizionamenti oggettivi della dittatura staliniana. In ogni caso, affermava, «l’affinità di taluni fenomeni nei due sistemi non dovrebbe far dimenticare la contrapposizione fondamentale» (p. 637; cfr. p. 731 sgg.).

Qualche anno dopo Nolte cambierà idea e con la teoria della guerra civile internazionale (che include la tesi del contromovimento e del controannientamento) sarà uno dei protagonisti della controffensiva revisionistica che ha accompagnato sul terreno storiografico la rivoluzione passiva neoliberale. Evidentemente, lo storico tedesco ha recepito le critiche e gli avvertimenti minacciosi del liberale Karl Dietrich Bracher, il quale accostava l’opera del 1963 alla «teoria marxista del fascismo» ("Zeit der Ideologien", Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart 1990, pp. 114, 120 e 137-8).

In ultimo, pur mantenendosi su posizioni fortemente orientate a destra e non distanti dalla tesi dello scontro di civiltà, Nolte non mancherà di comprendere, in chiave anche parzialmente autocritica, le conseguenze negative degli argomenti da lui indirettamente forniti alla teoria del totalitarismo.

Tra tanti banali apologeti storiografici dello pseudouniversalismo liberaldemocratico, pur nella sua finale subalternità, Nolte ha avuto comunque il merito di mettere a frutto la lezione di Nietzsche, Heidegger e Schmitt. Rimarrà perciò un buon nemico, contro il quale sarà a lungo proficuo combattere e al quale in altre circostanze sarebbero state riservate buone pallottole e un buon muro.

(Rinvio su tutto ciò al mio vecchio libro "Pensare la Rivoluzione conservatrice", La Città del Sole, Napoli, p. 30 sgg.).

Fonte

20/08/2016

In morte di Ernst Nolte: una analisi delle sue opere

Cari amici, in morte di Nolte, su cui si sono letti diversi articoli sui vari quotidiani (interessante quello di Antonio Carioti sul Corriere della Sera) permettetemi di proporvi queste pagine che gli dedicavo nel mio “Abuso pubblico della storia” Guanda 2009. A.G.

Insieme a Furet ed a Renzo De Felice (di cui parleremo nel contesto italiano) Ernst Nolte è (stato) il maggior referente del revisionismo storiografico europeo. Allievo di Martin Heiddegger, raggiunse la fama internazionale nel 1963 con “Der  Faschismus in seiner Epoche” , uno dei primi studi comparati sul fascismo dedicato, oltre che al fascismo italiano, al nazismo ed all’Action Francaise di Charles Maurras. Il libro era costruito intorno ad una intuizione: pur nella profonda diversità dei casi nazionali, il fascismo è stato un fenomeno epocale tendenzialmente unitario, caratterizzato da una contaminazione di elementi ideologici nazionalisti con elementi socialisti e destinato ad avere successo solo nei contesti in cui operi un forte movimento marxista.

Nolte proseguì lungo questa linea di ricerca per circa un ventennio, pervenendo gradualmente a conclusioni assai divergenti dalla storiografia corrente in materia di nazismo. Abbiamo già ricordato l’Historikerstreit che, a metà degli anni ottanta, lo vide impegnato sul tema della “colpa” del popolo tedesco per l’olocausto ed i crimini nazisti. La sua ricerca culminò nel saggio sulla guerra civile europea   nel quale spiegò il fascismo come reazione alla rivoluzione russa, individuando nell’antibolscevismo il vero nucleo centrale del pensiero nazionalsocialista. Lungo questo indirizzo, Nolte perveniva alla conclusione che i crimini nazisti erano da relativizzare in quanto da porre in relazione a quelli del comunismo: il gulag sarebbe una sorta di prius del lager.

Nolte si spinge molto più in là di Furet nel teorizzare la continuità fra giacobinismo e bolscevismo, risalendo man mano agli anabattisti di Tommaso Muntzer, alle jacqueries, alle rivolte degli schiavi come Spartaco, persino ad alcune pagine della Bibbia. E’ quello che definisce “l’eterna sinistra” che identifica con un atteggiamento sostanzialmente pauperista incapace di comprendere che la diseguaglianza sociale è la base del progresso civile (e qui è evidente la parentela ideologica con l’individualismo proprietario di Burke). E, dunque, i bolscevichi sono proposti come antagonisti della civiltà europea ed assimilati all’islamismo (come peraltro Burke aveva assimilato i giacobini all’islamismo). E’ curioso notare che, invece, Pipes fa l’operazione contraria facendo discendere l’ Islam radicale da Lenin.

Di rilievo, nel modello esplicativo noltiano è la caratterizzazione dell’ottobre russo come rivoluzione non partecipata, essendosi trattato sostanzialmente di un colpo di stato con una base assai esigua di consenso, che, in qualche modo, poneva le premesse per la successiva repressione. Stranamente, questo stesso carattere di rivoluzione non partecipata non è individuato nella rivoluzione inglese del 1689 che, invece, è indicata una volta di più come modello positivo.

Nolte riprende da Schmitt la nozione di  “nemico assoluto” riferendola  all’appello di Lenin sulla trasformazione della guerra imperialista in guerra rivoluzionaria che avrebbe dato il via alla guerra civile europea.   
Giustamente, Losurdo fa notare che anche le potenze occidentali  rivolsero frequenti appelli al popolo tedesco ad insorgere contro il proprio governo – accusato di essere assolutista e sanguinario – ed il  presidente Woodrow Wilson  presentò l’entrata in guerra degli Usa come una crociata per la democrazia e la liberazione di tutti i popoli “compreso quelli germanici”. Ed, infatti, la propaganda degli imperi centrali insistette molto sul tema della “congiura internazionale massonica” ai propri danni. Peraltro, il debito intellettuale di Nolte verso Schimitt si evidenzia anche nel concetto di “guerra civile fredda” che si sarebbe conclusa con il 1989 .

Come nel caso di Furet, anche Nolte manifesta una notevole disinvoltura metodologica sulla quale non è inutile soffermarsi. A proposito del tema della rivoluzione mondiale, osserviamo che si trattò del progetto di Lenin e Trotzkj che pensavano la situazione matura per la vittoria rivoluzionaria nell’Europa occidentale – soprattutto in Germania – nel giro di pochi anni. Non è questa la sede per entrare nel merito della fondatezza di quella ipotesi e delle ragioni del suo insuccesso, di fatto essa andò rapidamente incontro alla sconfitta e, già nell’ottobre 1923, con il fallimento dell’ “ottobre tedesco”, usciva definitivamente di scena. Dopo un brevissimo interludio durato meno di due anni, la prospettiva della rivoluzione mondiale venne abbandonata dai comunisti russi – salvo che per il maldestro tentativo cinese del 1927 – e gli interessi del nuovo stato sovietico si affermarono come prevalenti e, per riflesso, l’Internazionale Comunista ed i suoi partiti divennero una appendice della politica estera sovietica. Come comprese subito Trotzkj, il “socialismo in un solo paese” non era la momentanea accettazione di uno stato di fatto sfavorevole, ma il definitivo abbandono della prospettiva internazionalista. Man mano, il gruppo dirigente stalinista concepì l’eventuale espansione del socialismo come la progressiva estensione della sfera di influenza sovietica. Quello che accadde dopo il 1946, con l’emergere di due blocchi reciprocamente demarcati, era la prosecuzione logica di quell’impostazione.

Dunque, la vittoria dei vari movimenti fascisti e l’affermarsi di regimi autoritari di destra (Italia 1922, Germania 1933, Portogallo 1926-32, Spagna 1936-39) sostanzialmente segue la fine del tentativo rivoluzionario leninista e va ben oltre il limite della reazione ad esso. Anche in Italia, il fascismo vinceva dopo la sconfitta dell’occupazione delle fabbriche e spiccava il volo, non dopo un nuovo assalto rivoluzionario, ma dopo il fallimento dello “sciopero legalitario” dell’agosto 1922. Ma, se nel caso italiano si può anche ipotizzare una sorta di movimento inerziale, per cui il fascismo giungeva al potere sullo slancio di quanto accaduto due anni prima, questo non può essere decentemente sostenuto nel caso tedesco, dove i nazisti dettero l’assalto ad un regime democratico, in assenza di qualsiasi tentativo insurrezionale comunista. Semmai, in occasione del “plebiscito rosso” godettero dell’appoggio dei comunisti tedeschi (una macchia indelebile della Kpd sulla quale si sorvola troppo facilmente).

Tanto meno la teoria di Nolte risulta idonea a spiegare il caso portoghese, dove non c’è mai stata una congiuntura rivoluzionaria (ma Nolte il Portogallo non lo prende neppure in considerazione). E, notiamo incidentalmente, il caso portoghese contraddice anche l’idea che il fascismo sorga da una contaminazione fra cultura politica nazionalista con elementi di socialismo, chè, di socialismo, nel fascismo salazarista non c’è neppure l’ombra.

Soprattutto l’ipotesi di Nolte non funziona nel caso spagnolo, dove il Fronte popolare (di cui facevano parte due partiti “borghesi”, è bene ricordarlo) andò al potere grazie ad una regolarissima vittoria elettorale e su un programma che non prevedeva alcuna “guerra di sterminio” della borghesia. La guerra civile fu scatenata da Francisco Franco su istigazione del fascismo italiano, che temeva un peggioramento della propria posizione nel Mediterraneo. Come documenta per la prima volta e molto convincentemente Morten Heiberg , le origini del colpo di stato falangista erano molto precedenti all’assassinio di Calvo Sotelo (invocato come motivo scatenante) e addirittura alla stessa vittoria elettorale del Fronte Popolare. D’altra parte, i comunisti erano del tutto minoritari nello schieramento di sinistra e videro crescere il loro perso proprio grazie allo scatenamento della guerra civile da parte franchista. Peraltro, essi non spinsero mai verso un esito rivoluzionario ed, anzi, si impegnarono sino all’ultimo a preservare l’”alleanza antifascista” con settori della borghesia.

Dunque, non sembra che la tesi di Nolte resista ad una verifica storica fattuale. Ma non resiste molto neppure dal punto di vista della filologia ideologica; come documentò lo storico israeliano Zeev Sternhell , il fascismo trova le sue radici nella crisi ideologica a cavallo fra l’Ottocento ed il Novecento, molto prima della rivoluzione russa. D’altro canto, anche Furet mosse critiche analoghe a Nolte (nonostante i cordialissimi rapporti intrattenuti per oltre venti anni) segnalando come i fascisti non avevano alcun bisogno della rivoluzione bolscevica per il loro dichiarato antiparlamentarismo.

Infatti, il fascismo non fu solo reazione antirivoluzionaria ed ebbe caratteri primari originali che vanno ben oltre la semplice reazione anticomunista. Peraltro, come Furet, neanche Nolte è stato del tutto originale nelle sue tesi. La riduzione del fascismo a mero movimento di opposizione al comunismo è già presente nell’elaborazione di Maurice Bardeche (ideologo del fascismo francese, cognato di Robert Brassillach) che, già nel 1962, aveva iniziato a sottolineare l’assenza di un minimo comun denominatore teorico dei vari fascismi . Successivamente, in una sua opera dedicata ai fascismi sconosciuti (dalla Guardia di Ferro di Codreanu ai Lupi d’Acciaio lituani, dal movimento del norvegese Quisling alle Croci Frecciate ungheresi) , valutatene le rimarchevoli differenze, l’autore concludeva:
In realtà, i regimi che si chiamano fascisti sono regimi di salute pubblica che hanno preso forme differenti seguendo la forma e l’imminenza del pericolo, cioè seguendo le circostanze, e solo alcuni tra loro hanno un contenuto politico che tutti i popoli possono adattare al proprio carattere. Dovremmo dunque studiare, da una parte, le reazioni di salute pubblica attraverso le quali i popoli hanno cercato  di difendere la loro libertà dal bolscevismo e, dall’altra, l’umanesimo politico sul quale si sono appoggiati in quell’occasione, ciò che costituisce propriamente il messaggio culturale che questi regimi hanno trasmesso a tutti gli uomini (b  p. 9-10).
Il fascismo perdeva ogni suo tratto distintivo per diventare una forma particolarmente militante di antibolscevismo: una operazione tesa a rimettere in gioco, a un quarto di secolo dalla sconfitta, la destra fascista in un più ampio fronte anticomunista . Dunque una operazione dichiaratamente politica non particolarmente preoccupata delle esigenze dell’analisi storica che, al contrario, segnala il carattere originario dei movimenti fascisti. E se proprio di reazione ad una rivoluzione si può parlare, a proposito del fascismo, non è della rivoluzione russa che si deve parlare, ma di quella francese di 128 anni prima. In fondo, la definizione del fascismo come “anti '89” è venuta dallo stesso fascismo.

La stessa varietà ideologica dei diversi fascismi (debitamente documentata sia da Nolte che da Bardèche o da altri autori ) non depone affatto su un “minimo comun denominatore” quali “Comitati di salute pubblica”, ma conferma le remote radici nazionali di ciascuno a prescindere dalla rivoluzione di Ottobre.