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mercoledì 31 dicembre 2014

Onu: Stati Uniti e Australia affondano la risoluzione palestinese

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto questa notte la risoluzione presentata dal rappresentante della Giordania per il riconoscimento dell'indipendenza della Palestina: il testo ha ottenuto otto voti favorevoli, due contrari e cinque astensioni. Per essere adottata la risoluzione avrebbe dovuto raccogliere il consenso di almeno nove dei 15 stati membri del Consiglio.

Il testo, assai ammorbidito rispetto a quello presentato inizialmente, prevedeva un accordo di pace entro i prossimi 12 mesi e il ritiro israeliano dai territori occupati da Israele entro la fine del 2017.

Il testo, presentato con riluttanza dalla Giordania dopo l'imprimatur, anch'esso riluttante, dei Paesi della Lega Araba, prevedeva la dichiarazione della sovranità palestinese su Cisgiordania e Gaza con Gerusalemme Est come capitale e una “soluzione giusta” delle questioni pendenti, incluso il ritorno dei profughi palestinesi del 1948. La scelta di puntare sul Consiglio di Sicurezza dell’Onu era stata voluta dal presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, per mettere Israele con le spalle al muro perché un voto favorevole avrebbe spianato la strada, teoricamente, alla nascita dello Stato di Palestina obbligando di fatto Israele a trattare un accordo bilaterale.

Hanno votato contro la risoluzione gli Stati Uniti e l'Australia. Parere favorevole è stato espresso invece da Francia, Cina, Russia, Argentina, Ciad, Cile, Giordania, Lussemburgo. Tra gli astenuti Regno Unito, Lituania, Corea del Sud, Rwanda, Nigeria.

L’assenza del quorum ha comportato la bocciatura senza obbligare Washington ad usare il diritto di veto, anche se gli Stati Uniti avevano preannunciato che se fosse stato necessario lo avrebbero fatto.

"Questa risoluzione incoraggia le divisioni e non un compromesso", ha incredibilmente dichiarato l'ambasciatrice statunitense all'Onu, Samantha Power. "Questo testo evoca le preoccupazioni solo di una delle parti in causa", ha aggiunto la diplomatica statunitense, che ha difeso la posizione di Washington favorevole ai negoziati diretti. "La pace necessita scelte e compromessi difficili ad un tavolo dei negoziati", ha insistito Power.

"Un calendario per i negoziati è necessario", ha argomentato invece la Francia che, con Germania e Gran Bretagna si era adoperata nelle ultime settimane per una versione ancora più morbida del documento: "La soluzione dei due stati sta diventando un miraggio: gli insediamenti illegali da parte di Israele stanno minando la possibilità di creare uno stato palestinese", ha detto l'ambasciatore Francois Delattre spiegando le ragioni del suo si al testo.

Il rappresentante palestinese all'Onu, Riyad Mansour, ha accusato il Consiglio di sicurezza di non volersi assumere le proprie responsabilità. "I palestinesi e il mondo non possono più attendere. Questo messaggio, a dispetto dell'esito spiacevole di oggi, è chiaro a tutti", ha dichiarato il diplomatico.

“E’ una sconfitta per la legge internazionale” ha accusato invece Saeb Erakat, capo negoziatore di Abu Mazen, preannunciando un “nuovo tentativo con il Consiglio di Sicurezza” quando in gennaio si insedieranno i cinque nuovi membri non-permanenti (Angola, Malaysia, Venezuela, Nuova Zelanda e Spagna sostituiranno Ruanda, Corea del Sud, Argentina, Australia e Lussemburgo) e promettendo che “se anche questo secondo tentativo fallirà andremo al Tribunale penale internazionale” per accusare Israele di “crimini di guerra” in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

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