Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/06/2011

Le facce da culo.


La maschera rossa è già entrata nel castello dove sono trincerati i partiti. Loro, però, fanno finta di nulla. L'allegra brigata crede di essere immune al cambiamento, alla peste che la distruggerà. E' come un morto che cammina, ma non sa di esserlo. Le cinte di mura che ha costruito in tanti anni di regno, in apparenza solide come quelle di Costantinopoli, per escludere i cittadini da ogni aspetto della cosa pubblica cominciano a franare. La partitocrazia si crede invulnerabile e, fino ad ora, ha avuto buoni motivi per pensarlo. Vive da decenni tra agi e privilegi, opera per editti indiscutibili da coloro che tratta da sudditi. Si è autoeletta e si è propagata in ogni ganglio del Paese, in ogni struttura pubblica e privata, come una metastasi della democrazia. In alcuni momenti si è sentita perduta, ma non si è mai persa d'animo, ha fatto una capovolta come nel '92, si è rifatta il belletto e si è ripresentata all'elettorato. Ci hanno pensato poi i giornali e la televisione a trasformare in vergini delle vecchie baldracche.
Ora il gioco è finito, la Rete ne mostra le rughe, le falsità, i bubboni. Le eterne facce da culo abbozzano, depistano, confondono. Credono, come i vecchi mafiosi, che il vento passerà e sia sufficiente farsi canna per poi rialzarsi quando il tempo tornerà al sereno. Dopo il risultato del referendum si sono presentate di fronte agli italiani da vecchie maitresse consumate per recitare la solita stanca parte, non accorgendosi che non se le vuole trombare più nessuno. Hanno trasformato la vittoria degli italiani in una loro vittoria. Un voto per il futuro del Paese per un voto politico.
Fini, Casini e Rutelli hanno dichiarato: "La grande partecipazione popolare ai Referendum dimostra la volontà degli italiani di tornare ad essere protagonisti: e' ormai chiaro che la maggioranza e il governo sono totalmente sordi, incapaci di capire ciò che vogliono gli italiani'. Dopo Fukushima Fini era ancora nuclearista senza tentennamenti e Casini pure. Fini: "Il problema della sicurezza nucleare va al di là dei confini nazionali. Ci sono centrali in Slovenia e in Francia e se lì ci fossero dei disastri colpirebbero anche noi. Da più parti inoltre ho letto che le centrali giapponesi non sono di ultimissima generazione. In Italia si parla di centrali nucleari di ultimissima generazione. Il mio auspicio è che non si decida sull'onda dell'emozione". Casini: "Sarebbe il caso che il governo passasse dalle parole ai fatti altrimenti tra dieci anni saremo ancora fermi a discutere". Il supercazzolaro Vendola che non ha reso pubblica la gestione dell'acqua in Puglia, non si è smentito: "Oggi vince l'Italia dei beni comuni, perde l'Italia delle lobbies, perde un pezzo abbastanza pregiato dell'ideologia liberista che ha governato le sorti del mondo".
Le due maitresse anziane, quelle con più esperienza, hanno espresso la loro migliore faccia da culo per l'occasione. Bersani ha spiegato con la sua esse blesa che l'acqua "per forza" non va bene, ma l'acqua privatizzata "per volontà" dei pubblici amministratori è più buona. Il Pdmenoelle ha già una legge calda-calda. Il cadavere di Berlusconi ha affermato "Dovremo impegnarci fortemente sul settore delle energie rinnovabili". E' lo stesso figuro che rassicurava fino a ieri Sarkozy sul nucleare e bombarda il fratello Gheddafi. Gargamella Bersani ha detto che il Paese ha divorziato dal centro destra. Non è vero. Il Paese ha divorziato dai partiti, ma le facce da culo non lo hanno ancora capito.

Fonte.

Il Paese ha davvero divorziato dai partiti?  Mi riservo il beneficio del dubbio.

19/12/2010

Facce da culo.


Come da prassi, a dicembre il Time incorona la Persona dell'anno. Per farla breve, la redazione del più quotato magazine di questo pianeta spulcia tra le personalità "in vista" a livello mondiale e piazza sulla propria copertina il faccione di quella che ritiene più rappresentativa per l'anno di turno che s'avvia a conclusione.
Quest'anno, l'onore (insomma -ndr-) è toccato a prezzemolino Mark Zuckerberg che s'è guadagnato il "prestigioso" riconoscimento grazie alla propria celeberrima creatura: Facebook.
Il lettore comune, quello che s'accontenta del tozzo di pane che guadagna e sopravvive in un mondo di facciata fatto d'aperitivi il venerdì sera, smartphone in tasca (così sembra una persona importante e pure uno che ne capisce di tecnologia) e Repubblica dall'edicolante la mattina, probabilmente condivide tale scelta, quelli che invece hanno ancora un briciolo di senso critico e visibilità della situazione (questi sì che sono termini da dirigente Cristo!!! -ndr-) sentenzieranno, a ragione, che questa è la naturale scelta che ci sì poteva aspettare dal mazagine maggiormente dedito a pubblicizzare principi ed interessi dell'establishment liberale americano.
I motivi alla base d'un giudizio simile sono presto detti: assegnare la palma di persona dell'anno a un soggetto che più d'ogni altro ha snaturato il DNA anarchico e privo di qualsiasi costrizione che contraddistingue da sempre la rete, per incanalarlo in un sistema chiuso in cui centinaia di milioni di sfigati o pirla (a seconda degli specifici casi) inseriscono tutti i propri dati personali, passando poi ore a pubblicare cazzate sul proprio profilo e spiando quello di centinaia di sedicenti "amici" su cui spettegolare, è indice, se non di coscienza truffaldina (tutti dovrebbero sapere che il nerd Zuckerberg è diventato miliardario vendendo alle agenzie pubblicitarie i dati ricavati dai profili degli utenti, quindi la loro riservatezza) quanto meno d'incapacità nel riscontrare cosa è o non è progresso per la popolazione e quindi per i propri diretti lettori, visto che il Time si propone e pubblicizza come la testata d'approfondimento per definizione a livello mondiale.
La scelta di piazzare la faccia di Zuckerberg su quella copertina risulta ancor più infame perché sul sito web del Time, a mezzo sondaggio, gli interessati alla faccenda avevano scelto come persona dell'anno Julian Assange, che avrebbe ben meritato il riconoscimento non solo per gli effetti prodotti dalla sua collaborazione con Wikileaks (che diciamolo, non ha rivelato proprio un cazzo di rivoluzionario, basti pensare alle quisquilie sui rapporti Berlusconi-Putin o sui conflitti in Aghanistan e Iraq) ma soprattutto per un passato personale di fatto inesistente che, almeno a me, fa venire molti dubbi sulla genuinità del suo impegno e porta alla mente pratiche accostabili a un massone piuttosto che un novello adepto della Glasnost.
Ancora una volta dunque, l'informazione vera, finisce sul banco d'un obitorio di periferia ammazzata dagli interessi di parte che in questi decenni sì salvaguardano facendo il lavaggio del cervello mediatico a una popolazione sempre più incapace di codificare i meccanismi alla base di una società che ti rende schiavo e contento.



Dedicata all'utenza dei "social network".