Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Patrizia Moretti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Patrizia Moretti. Mostra tutti i post

07/01/2016

Ilaria, Lucia, Patrizia e le altre: le parole contro la malapolizia

Dopo il caos mediatico e il fuoco incrociato di stampa mainstream e politicanti di destra su Ilaria Cucchi, è stato il Tg3 a fare l'ultimo scoop, intervistando Anna Carino, la ex moglie del carabiniere Raffaele D'Alessandro, indagato per la morte di Stefano Cucchi nella seconda inchiesta aperta dalla procura di Roma sul caso: «Quello che lui mi ha raccontato – ha detto la donna parlando del carabiniere – è che loro quella sera gliene hanno date tante, questo il termine che ha usato». D'Alessandro ne parlava «quasi vantandosene, divertito, forse si sentiva intoccabile» dice la signora Carino che adesso è pronta anche a testimoniare «perché quella famiglia deve avere giustizia» e perché «ho incontrato Ilaria e le ho chiesto scusa per non aver parlato prima».

Un altro tassello pesante, dunque, si aggiunge al mosaico accusatorio che vede, dopo sei anni abbondanti, gli agenti che arrestarono Stefano come indagati, tra nuove perizie e tante testimonianze rimaste inedite.

Testimonianze di solidarietà sono arrivate domenica anche dai tifosi della Roma, che allo stadio di Verona hanno intonato cori ed esibito uno striscione con scritto «Con Ilaria per Stefano».

Vicinanza è stata espressa anche da Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi: «A suo tempo non ho pubblicato le foto degli agenti, ma con l'esperienza di oggi lo avrei fatto anche io».

Chi invece lo ha proprio fatto è stata Lucia Uva, sorella di Giuseppe, che pure ha pubblicato su Facebook le foto di un poliziotto sotto processo per la morte di suo fratello: l'uomo, Francesco Tedesco, «la notte del 14/6/2008 era presente nella caserma quando hanno preso Giuseppe. Ha un profilo di Facebook, io che colpa ne ho se come Ilaria Cucchi voglio farmi del male per vedere in faccia chi ha passato gli ultimi attimi di vita di mio fratello? Questo soggetto a Giuseppe lo conosceva molto bene... Mettetevi bene in testa noi vittime dello Stato vogliamo solo la verità e non ci fermeremo fin quando i colpevoli non verranno tutti fuori».

«Il fatto di non concentrarsi su temi complessi ma di focalizzarsi tanto su questi episodi, sfalsa la realtà e deforma la vista – questo il commento del senatore del Pd Luigi Manconi, intervistato dal portale Articolo 21 –. Prendiamo il caso di Lucia Uva: quasi certamente non verrà soddisfatto il suo bisogno di giustizia dal momento che sono prescritti tutti i reati. Ha affrontato una situazione disperata praticamente da sola, in una città come Varese che le è stata sempre ostile. Noi abbiamo fatto iniziative a Varese cui venivano solo 30 persone. Posso dirle come si è comportata l’informazione in quella situazione: il giornale locale, dopo avermelo chiesto, non ha pubblicato un articolo in cui spiegavo questa problematica alla città. Solo adesso la cittadinanza mostra finalmente solidarietà a Lucia. Rispetto a queste tragedie, ripeto, noi invece siamo qui a discettare sullo stile di Ilaria Cucchi. Come vi permettete mi viene da dire?».

La risposta a tutto questo da parte degli agenti coinvolti è una sfilza di denunce fatte o promesse, con tanto di giustificazione teorica fornita ora dal Corriere della Sera (l'articolo di Aldo Cazzullo che ha paragonato il gesto di Ilaria Cucchi alle schedature degli Anni di Piombo) ora da Repubblica (Carlo Bonini ha paragonato la pubblicazione delle foto alla stessa morte di Stefano).

Da citare infine il Tweet del fumettista Zerocalcare, che ha riassunto così i termini della polemica: «Fammi prende appunti: foto di barbone che piscia pe strada sì, perché è degrado. Foto guardia che t'ammazza il fratello no, perché è galateo».

Fonte

17/09/2015

Su Contropiano Patrizia Aldrovandi accusò il Coisp di stalking. Il gip: “legittima difesa”

Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, non diffamò affatto il segretario nazionale del Coisp – minuscolo ma aggressivo sindacato di estrema destra della Polizia – definendolo uno “stalker”.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara, Silvia Marini, ha infatti deciso di archiviare la querela per diffamazione presentata nel luglio dello scorso anno da Franco Maccari nei confronti di Patrizia Moretti dopo che in un’intervista concessa a Contropiano la donna aveva definito il “sindacalista” “uno stalker” e “un vero torturatore morale”. “Non scendo a indagare le motivazioni dei suoi assurdi comportamenti. Penso sia un vero torturatore morale, che non ha mai avuto scrupoli nei confronti della mia famiglia. Com’è possibile che una persona così rappresenti qualcuno di onesto? Forse rappresenta le persone come lui” aveva affermato Moretti rispondendo a una domanda di Adriano Chiarelli.

Secondo la Gip, Patrizia Moretti, pur essendosi lasciata andare a una definizione “potenzialmente diffamatoria”, ha solo esercitato il proprio diritto di critica e di opinione. Nelle motivazioni della decisione Marini ricorda come la diffusione a mezzo stampa di una opinione “potenzialmente diffamatoria” non sia da considerare diffamazione “quando la notizia sia vera, si connoti di pubblico interesse e di continenza formale, non trasmodando la comunicazione in attacchi personali”. E non si può certo negare che il Coisp e in particolare il suo portavoce non si siano dedicati negli ultimi anni, anima e corpo, ad una insistente campagna fatta di continue dichiarazioni, iniziative e atti giudiziari miranti a contrastare la richiesta di verità e giustizia proveniente dalla madre della vittima dei poliziotti condannati nel 2009 per l’omicidio del ragazzo. Tutti – ed anche il gip Marini, che lo cita esplicitamente nelle motivazioni – ricordano il provocatorio presidio organizzato nel marzo del 2013 proprio dal Coisp in solidarietà con i quattro agenti ritenuti colpevoli del delitto, organizzato addirittura sotto le finestre dell’ufficio del comune di Ferrara dove la donna lavora, provocazione alla quale Patrizia Moretti rispose con dignità e fermezza esponendo la foto del corpo martoriato di suo figlio a poca distanza dal capannello di sindacalisti guidati proprio da Maccari.

Ma lo stalking nei confronti della donna da parte di certi ambienti reazionari interni alla Polizia continuò tanto da convincere Patrizia Moretti, proprio dopo l’intervista concessa a Contropiano e alla querela per diffamazione depositata dal Coisp, ad annunciare la chiusura del suo account su Facebook: “Ho chiuso l’account perché tutto è già stato detto. Le sentenze sono definitive. Chi vuol capire ha capito. Agli altri addio. Io torno ad essere mamma privata” scrisse la donna nella pagina del social media dedicata al ragazzo morto nel 2005 a Ferrara in conseguenza delle percosse ricevute dagli agenti che lo avevano fermato.

Molto male fecero alla famiglia Aldrovandi le dichiarazioni di Maccari che accusò Patrizia Moretti di “trincerarsi dietro il dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide”, di “spargere veleno a profusione sul Coisp”, di “sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle” e di combattere una campagna contro le forze dell’ordine di tipo politico.

Al termine di indagini che hanno portato a “conclusione irrilevanti”, nel valutare la richiesta di condanna per diffamazione spiccata nei confronti della madre di Federico Aldrovandi, il giudice ha quindi ritenuto al contrario la donna “oggetto di attacchi indirizzati alla sua persona e non espressi nell’esercizio della critica sindacale” e quindi non passibile di querela “pur utilizzando nel suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettosi del limite della continenza, perché non volgari, né gratuiti, né contenenti attacchi personali”. Le espressioni potenzialmente diffamatorie si inquadrano quindi come “reazione difensiva del soggetto ingiustamente attaccato”. Secondo il gip – che accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Stefano Longhi – il sindacato Coisp “non si limitava alla contestazione dei provvedimenti della magistratura di sorveglianza in relazione ai quali alcuni dei condannati erano stati condotti in carcere ovvero alla decisione della Corte dei Conti sulla riscossione del risarcimento in favore delle parti civili direttamente dai condannati, ma coinvolgeva, attaccandola direttamente, la madre di Federico, che veniva accusata ‘di trincerarsi dietro il dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide’, ‘di spargere veleno a profusione sul Coisp’, di ‘sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle’, di combattere una campagna politica contro la Polizia […], nonché offendendo la memoria del figlio definito ‘drogofilo‘”.

Fra una settimana, il 25 settembre, si svolgeranno a Ferrara manifestazioni e celebrazioni in occasione del decimo anniversario dell’omicidio. Sarà il caso che a stringersi attorno a Patrizia Moretti e a tutte le altre vittime di malapolizia presenti all’appuntamento ci sia una folla numerosa e determinata.

Fonte

07/07/2014

Il Coisp querela Patrizia Moretti per un’intervista a Contropiano

Franco Maccari querela Patrizia Moretti. Il segretario generale del Coisp – il sindacato di polizia degli applausi agli assassini di Federico Aldrovandi, solo per citare l’episodio che li ha resi noti alle cronache mainstream – ha deciso di denunciare per diffamazione la mamma di Federico. E’ soltanto l’ultimo atto di una lunga serie di querele annunciate e depositate. Il motivo? Un’intervista che Patrizia ha rilasciato ad Adriano Chiarelli per Contropiano.org. Lei aveva definito Maccari «uno stalker», lui l’ha presa male. D’altra parte va detto che, lo scorso mese di settembre, la donna aveva denunciato il sindacalista proprio per stalking.

La sigla sindacale della polizia ha deciso così di contrattaccare: «Nonostante le ripetute gravissime offese, le sue continue strumentalizzazioni di ogni nostro gesto e l’atteggiamento altamente aggressivo ed intimidatorio che ha sempre tenuto verso un’organizzazione sindacale che ha sempre correttamente svolto la propria attività, e contro di me in particolare, che in tempi non sospetti ho cercato persino un dialogo e un incontro con lei venendo puntualmente schifato!», così parlò Franco Maccari.

E ancora: «Abbiamo sempre espresso il nostro rispetto per lei, precisando che ci correva e ci corre l’obbligo di intervenire sulle questioni di principio, come certamente è il fatto che non ci si può e non ci si deve accanire contro chi svolgendo il nostro difficile lavoro, in condizioni proibitive e senza i mezzi e gli strumenti adeguati, può incappare in situazioni di ogni genere, comprese le tragedie come quella capitata al giovane Federico Aldrovandi». Quelle di Patrizia Moretti, per Maccari, sono «ingiustificate, gratuite e immotivate cattiverie». Le parole, non le botte che hanno ammazzato Federico. Patrizia, dal canto suo, ha deciso di abbandonare Facebook, teatro degli scontri e non luogo in cui ogni parola diventa peccato capitale: «Ho chiuso l’account perché tutto è già stato detto. Le sentenze sono definitive. Chi vuol capire ha capito. Agli altri addio. Io torno ad essere mamma privata. Federico adesso ha moltissime voci che ringrazio una per una. L’Associazione prosegue sulla strada di Federico e su questa pagina. Ciao». La dignità non si querela.

Fonte