Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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20/07/2016

Carlo Giuliani: Facebook censura ZeroCalcare ma non il Coisp

Dopo aver oscurato Ilaria Cucchi perché aveva osato pubblicare una foto del corpo martoriato del fratello Stefano, morto nelle mani delle forze dell’ordine e dei medici nel 2009, ora Facebook censura anche il popolare fumettista Zerocalcare. E’ lui stesso a spiegare in un post, pubblicato sulla sua pagina personale, quanto è accaduto:
“Nella giornata di ieri ho postato la locandina dell’iniziativa che si terrà a Genova il 20 luglio, che non contiene oltre che nessun’offesa neanche nessun riferimento a presunti eroismi, giudizi, attacchi, una cosa proprio low profile. Questo post ha scatenato una serie di commenti immondi, che andavano dalla gioia per il buco in testa a Carlo Giuliani a invettive varie e promesse di non comprare mai più i fumetti miei e roba del genere. Un sacco di gente giustamente ha commentato “vabbé, ma che la roba di zerocalcare non l’avete mai letta? Che lo scoprite ora come la pensa?”, qualcun altro s’è lamentato del fatto che i lettori pretendono di decidere i temi su cui un autore può o non può esprimersi… Ecco, è tutto molto giusto, ma ‘sti ragionamenti non colgono quello che è successo. (…) Eccetto una minima parte, che ha espresso peraltro in maniera piuttosto pacata il proprio dissenso ma senza alcuna sorpresa, tutto quel macello e quei toni (comprese le segnalazioni che hanno portato alla chiusura della pagina e alla rimozione del post) l’hanno fatto altri, venuti su quella pagina apposta, che di sicuro non sono le mie categorie principali di lettori: nazisti e/o poliziotti (ex o attuali o simpatizzanti o sindacatini o associazioni). Stop”.

Il post oggetto della lapidazione virtuale – che ha goduto anche stavolta della copertura del social network – avvisava che oggi il fumettista avrebbe partecipato ad una delle tante iniziative in programma in questi giorni a Genova in occasione del quindicesimo anniversario dei fatti del 2001. Nello specifico Zerocalcare è stato invitato a partecipare ad una iniziativa in Piazza Alimonda dedicata alla memoria di Carlo Giuliani, ragazzo ucciso dal carabiniere Mario Placanica nel corso degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Nonostante i trascorsi politici e personali del fumettista, che si trovava a Genova nel 2001 ed ha più volte espresso la sua schierata opinione su quei tragici eventi, il post in questione si limitava a comunicare la sua presenza a “NondimentiCarlo”, come è stato ribattezzato l’incontro. Ma tanto è bastato a scatenare la furia di troll per lo più in odore di estrema destra o divisa che hanno cominciato a segnalare la pagina fan ai gestori di Facebook e a riempire la bacheca di insulti: “Torna a fare i disegnetti”, “Giuliani se l’è cercata” perché “aveva un estintore in mano e ha cercato di uccidere i carabinieri”, “Mi piace ricordarlo con un buco in testa” e così via.

”Non mi stupisce più nulla di quello che viene detto sul G8 – ha dichiarato Zerocalcare – ormai il dibattito si è sclerotizzato. Ma non accetto che in una pagina sotto la mia responsabilità si scateni questa violenza, senza rispetto per i morti e per i vivi”. E poi: “Gli insulti a me e al mio lavoro non mi interessano, chiunque può dire quello che vuole, ma in questo caso siamo di fronte a qualcosa di ben diverso. Si parla di un ragazzo ammazzato e di persone che dopo 15 anni sono ancora in carcere o subiscono misure restrittive mentre altri sono stati promossi e hanno fatto carriera”.

Il fumettista preso di mira chiarisce, di nuovo, che non sono certo i suoi lettori coloro che lo hanno letteralmente linciato: “Qui si tratta di persone che avevano un obiettivo preciso, appartenenti o ex appartenenti alle forze dell’ordine che sono arrivate sulla mia pagina solo per scagliare fango ancora una volta su Genova e su quello che è accaduto”.

L’autore ha deciso di cancellare lui stesso i commenti più violenti, ma non è bastato e alla fine Facebook ha dato ragione ai guastatori con un odioso atto di censura: Facebook ha oscurato per alcune ore non solo la pagina ma anche il profilo personale di Zerocalcare, senza neanche avvisarlo. Quando è riuscito a riattivare le sue pagine il post preso di mira era automaticamente stato rimosso.

Un trattamento ben diverso viene riservato dal popolare ma sempre più soffocante social network alla provocatoria iniziativa organizzata sempre oggi, proprio a Genova, dal Coisp, piccolo ma attivo sindacato di destra della polizia.

All’incontro, dal titolo che non lascia dubbi – “L’estintore quale strumento di pace” – è stata annunciata la partecipazione non solo di vari esponenti politici di Forza Italia, Fratelli d’Italia ed Ncd, e del direttore del ‘Giornale’ Alessandro Sallusti, ma anche di Mario Placanica, l’ex carabiniere che quel 20 luglio del 2001 sparò il colpo di pistola che uccise Carlo Giuliani. Il post che annuncia l’iniziativa circola liberamente su facebook, così come una sfilza di truculenti commenti a proposito dei manifestanti di Genova, di Giuliani, dei suoi genitori, di chi osa ricordare la Diaz e Bolzaneto. Eppure la censura di Facebook non è scattata.

Ieri il segretario regionale del Coisp Matteo Bianchi si è lamentato che l’iniziativa, in programma alle 16 di oggi in un Hotel, è stata assunta “anche a fronte dei divieti imposti e delle diffide attuate dal Questore pro tempore di Genova, volti ad evitare la nostra presenza in piazza Alimonda. Diniego che vieta anche l’unica conferenza stampa prevista addirittura una settimana prima rispetto ai vari eventi commemorativi organizzati in quella stessa piazza”.

E’ così strano che neanche i loro superiori e colleghi abbiano accettato di autorizzare una così benevola iniziativa organizzata proprio in piazza Alimonda e proprio nell’anniversario dell’uccisione di Carlo Giuliani? Ai più sono bastati i colpi di spugna sulle responsabilità di Placanica e dei torturatori della scuola Diaz e della caserma Bolzaneto, le prescrizioni, le assoluzioni, addirittura le promozioni. Qualcun altro, tra questi il Coisp, pretende invece di strafare...

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26/09/2015

Aldrovandi 10 anni dopo. E' stato morto un ragazzo

Federico Aldrovandi è stato ucciso il 25 settembre del 2005.
Il modo migliore per ricordarlo ci sembra il documentario che ricostruisce la sua ignobile uccisione da parte di quattro poliziotti che sono rimasti in divisa nonostante la condanna definitiva. Ovviamente molto lieve...


17/09/2015

Su Contropiano Patrizia Aldrovandi accusò il Coisp di stalking. Il gip: “legittima difesa”

Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, non diffamò affatto il segretario nazionale del Coisp – minuscolo ma aggressivo sindacato di estrema destra della Polizia – definendolo uno “stalker”.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara, Silvia Marini, ha infatti deciso di archiviare la querela per diffamazione presentata nel luglio dello scorso anno da Franco Maccari nei confronti di Patrizia Moretti dopo che in un’intervista concessa a Contropiano la donna aveva definito il “sindacalista” “uno stalker” e “un vero torturatore morale”. “Non scendo a indagare le motivazioni dei suoi assurdi comportamenti. Penso sia un vero torturatore morale, che non ha mai avuto scrupoli nei confronti della mia famiglia. Com’è possibile che una persona così rappresenti qualcuno di onesto? Forse rappresenta le persone come lui” aveva affermato Moretti rispondendo a una domanda di Adriano Chiarelli.

Secondo la Gip, Patrizia Moretti, pur essendosi lasciata andare a una definizione “potenzialmente diffamatoria”, ha solo esercitato il proprio diritto di critica e di opinione. Nelle motivazioni della decisione Marini ricorda come la diffusione a mezzo stampa di una opinione “potenzialmente diffamatoria” non sia da considerare diffamazione “quando la notizia sia vera, si connoti di pubblico interesse e di continenza formale, non trasmodando la comunicazione in attacchi personali”. E non si può certo negare che il Coisp e in particolare il suo portavoce non si siano dedicati negli ultimi anni, anima e corpo, ad una insistente campagna fatta di continue dichiarazioni, iniziative e atti giudiziari miranti a contrastare la richiesta di verità e giustizia proveniente dalla madre della vittima dei poliziotti condannati nel 2009 per l’omicidio del ragazzo. Tutti – ed anche il gip Marini, che lo cita esplicitamente nelle motivazioni – ricordano il provocatorio presidio organizzato nel marzo del 2013 proprio dal Coisp in solidarietà con i quattro agenti ritenuti colpevoli del delitto, organizzato addirittura sotto le finestre dell’ufficio del comune di Ferrara dove la donna lavora, provocazione alla quale Patrizia Moretti rispose con dignità e fermezza esponendo la foto del corpo martoriato di suo figlio a poca distanza dal capannello di sindacalisti guidati proprio da Maccari.

Ma lo stalking nei confronti della donna da parte di certi ambienti reazionari interni alla Polizia continuò tanto da convincere Patrizia Moretti, proprio dopo l’intervista concessa a Contropiano e alla querela per diffamazione depositata dal Coisp, ad annunciare la chiusura del suo account su Facebook: “Ho chiuso l’account perché tutto è già stato detto. Le sentenze sono definitive. Chi vuol capire ha capito. Agli altri addio. Io torno ad essere mamma privata” scrisse la donna nella pagina del social media dedicata al ragazzo morto nel 2005 a Ferrara in conseguenza delle percosse ricevute dagli agenti che lo avevano fermato.

Molto male fecero alla famiglia Aldrovandi le dichiarazioni di Maccari che accusò Patrizia Moretti di “trincerarsi dietro il dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide”, di “spargere veleno a profusione sul Coisp”, di “sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle” e di combattere una campagna contro le forze dell’ordine di tipo politico.

Al termine di indagini che hanno portato a “conclusione irrilevanti”, nel valutare la richiesta di condanna per diffamazione spiccata nei confronti della madre di Federico Aldrovandi, il giudice ha quindi ritenuto al contrario la donna “oggetto di attacchi indirizzati alla sua persona e non espressi nell’esercizio della critica sindacale” e quindi non passibile di querela “pur utilizzando nel suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettosi del limite della continenza, perché non volgari, né gratuiti, né contenenti attacchi personali”. Le espressioni potenzialmente diffamatorie si inquadrano quindi come “reazione difensiva del soggetto ingiustamente attaccato”. Secondo il gip – che accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Stefano Longhi – il sindacato Coisp “non si limitava alla contestazione dei provvedimenti della magistratura di sorveglianza in relazione ai quali alcuni dei condannati erano stati condotti in carcere ovvero alla decisione della Corte dei Conti sulla riscossione del risarcimento in favore delle parti civili direttamente dai condannati, ma coinvolgeva, attaccandola direttamente, la madre di Federico, che veniva accusata ‘di trincerarsi dietro il dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide’, ‘di spargere veleno a profusione sul Coisp’, di ‘sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle’, di combattere una campagna politica contro la Polizia […], nonché offendendo la memoria del figlio definito ‘drogofilo‘”.

Fra una settimana, il 25 settembre, si svolgeranno a Ferrara manifestazioni e celebrazioni in occasione del decimo anniversario dell’omicidio. Sarà il caso che a stringersi attorno a Patrizia Moretti e a tutte le altre vittime di malapolizia presenti all’appuntamento ci sia una folla numerosa e determinata.

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21/07/2015

20 luglio, a Genova in piazza per Carlo Giuliani


20 luglio 2001, Genova. I “grandi del pianeta” si vedono per uno dei tanti G8. Fuori centinaia di migliaia di manifestanti, aggrediti premeditatamente. Un ragazzo viene ucciso da un carabiniere. Un colpo di pistola da un metro di distanza, nel bel mezzo di scontri che fin lì erano andati avanti – durissimi – tra lacrimogeni, idranti, sassi e patetiche imbottiture di gommapiuma.

Seguirono la Diaz e Bolzaneto, le torture esercitate sulla massa dei manifestanti caduta nelle mani delle cosiddette “forze dell'ordine”, guidate da una cupola politica in sala operativa (Gianfranco Fini, ecc.) e dalla creme de la creme della polizia; gente che poi ha fatto una brillante carriera nonostante le indagini, le incriminazioni, i processi e le condanne definitive.

Vedi http://contropiano.org/interventi/item/25380-tu-che-straparli-di-carlo-giuliani-conosci-l-orrore-di-piazza-alimonda

Oggi ben pochi giornali e nessuna televisione ricordano quei fatti. Tantomeno l'appuntamento di oggi, alle 15, in piazza Alimonda, teatro dell'omicidio. Lì, alle 15, tanti compagni individualmente, forze politiche, sindacali, collettivi di movimento daranno vita alla manifestazione “Per non dimentiCARLO”. Interventi e musica, a chiusura di una tre giorni in cui sono stati presentati libri (“La madre dell’uovo” di Giulio Laurenti), allestite mostre, promossi dibattiti, tenuto concerti.

Tutto come gli altri anni?

Non proprio. Il sindacato poliziesco Coisp – quello che ha perseguitato per anni ad personam la madre di Federico Aldrovandi – intendeva mettere in atto una vera e propria provocazione politica, presentandosi in piazza Alimonda per imporre la rimozione del cippo che ricorda Carlo Giuliani, proprio nell'anniversario del suo assassinio. Poi la questura ha opposto il suo divieto, ma non sembra che ciò sia stato sufficiente a far cambiare idea ai cosiddetti “sindacalisti” che intervengono – e con successo, bisogna dire – contro il Parlamento che ha messo all'ordine del giorno una timida e assolutamente inefficace legge per istituire finalmente il reato di tortura anche in questo paese (c'è stata una condanna europea, per questo, proprio a partire dal caso della scuola Diaz).

A Catanzaro, per esempio, il Coisp ha chiamato in piazza anche i familiari di Mario Placanica, il carabiniere catanzarese che sparò materialmente il colpo di pistola omicida.

Una nota del “sindacato” chiama infatti alla “mobilitazione nazionale” perché “Non è ipotizzabile, né accettabile che Carlo Giuliani passi per martire e venga considerato un esempio per i giovani e per tutta la comunità”. L'esempio, evidentemente, dovrebbe venire dal suo assassino...

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23/11/2014

Mantova, pestarono camionista, condannati due poliziotti

La notizia è di qualche settimana fa ma vale la pena di tornarci. Intanto perché coinvolge per l’ennesima volta due esponenti delle forze dell’ordine; poi perché la vicenda ha portato ad una condanna e quando si parla di uomini in divisa non è certo la norma; e ancora, perché uno dei due condannati era un esponente del Coisp, sindacato di polizia spesso alla ribalta per il braccio di ferro ingaggiato anche a suon di pesanti provocazioni, oltre che di querele, contro alcune delle vittime di malapolizia, con gli avvocati che difendono parenti e sopravvissuti di omicidi e pestaggi e con i giornalisti che osano scriverne.

All’inizio di questo mese il Tribunale di Mantova ha condannato a 2 anni e due mesi di reclusione, più l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e una provvisionale di cinquemila euro, due agenti della questura di Vicenza accusati del pestaggio di un camionista avvenuto sull'autostrada del Brennero nel novembre di due anni fa. I poliziotti Adriano Davi e Luca Prioli (ex segretario regionale del Coisp, ex Ugl) sono stati ritenuti colpevoli di violenza privata e lesioni personali aggravate. Vittima del pestaggio, avvenuto vicino al casello di Mantova sud, il camionista veronese Riccardo Velponer.

Secondo il Tribunale, l'uomo è stato picchiato al volto dai due agenti di polizia, che stavano scortando un collaboratore di giustizia per accompagnarlo ad un processo in Calabria, per non aver ceduto il passo, in autostrada, alla loro auto dotata di lampeggiante. Quando l'auto di servizio è riuscita a sorpassare il furgone, l'ha costretto a fermarsi sulla corsia di sorpasso; i due poliziotti sono scesi e hanno malmenato l'autotrasportatore. Aveva raccontato Velponer durante il processo: «Dietro di me ho visto una Laguna grigia che si avvicinava lampeggiando e a grande velocità. Non potevo rientrare subito, dovevo finire il sorpasso dei due camion. Quando sono tornato nella corsia di marcia loro mi hanno affiancato e speronato sulla destra, costringendomi a bloccare il furgone in un'area di sosta. Sono sceso e ho chiesto cosa volessero. Uno di loro, è sceso e mi ha insultato. Poi è tornato verso l'auto. Io ho annotato il numero di targa su un pacchetto di sigarette. Mi sono avvicinato alla vettura e ho chiesto i loro documenti. Mi ha di nuovo offeso e poi m'ha colpito allo zigomo con un pugno. Sono caduto a terra e sono stato preso a calci. Poi è arrivato il secondo poliziotto. Anche da lui ho ricevuto dei pugni in testa. Qualcuno mi ha anche sferrato un calcio nei testicoli».

La sentenza è stata emessa dal giudice Giuditta Silvestrini dopo una Camera di consiglio durata due ore.

Il magistrato ha così accolto in pieno la richiesta del procuratore capo Antonino Condorelli che ha anche chiesto la trasmissione degli atti al Pm per il pentito Saverio Cappello, che i poliziotti condannati stavano trasferendo in Calabria, sospettato di aver testimoniato il falso su quanto accadde quel giorno.

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20/07/2014

20 luglio. I poliziotti del Coisp contro Carlo Giuliani


I poliziotti del sindacato Coisp sono noti più per le loro provocazioni (come "le poste" sotto l'ufficio della madre di Federico Aldrovandi) che non per la difesa della legalità (che statutariamente dovrebbe essere il loro unico lavoro). Così non ci stupisce, anche se ci fa incazzare q.b. la loro ultima sortita: una petizione (sponsorizzata "Avaaz", ricordatevelo!) per la rimozione del "monumento" che a Genova ricorda l'assassinio di Carlo Giuliani.

Ecco qui di seguito le loro farneticazioni, su cui chiunque può farsi un'idea dello stato di salute culturale di questa frangia di polizia.

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RIMUOVERE il monumento dedicato a Genova a Carlo Giuliani "Considerato un eroe per aver commesso fatti gravissimi"

Vogliamo sapere, quale valore, quale ideale, quale sacrificio rappresenta nella memoria del Paese il giovane Carlo Giuliani. Vogliamo una spiegazione dalle Istituzioni genovesi di come si sia giunti a posizionare un monumento di granito con una targa dedicata a lui, in P.zza Alimonda, a Genova, onorandolo a seguito della sua morte, avvenuta durante gli scontri gravissimi del G8 del 2001 mentre con un estintore si stava scagliando contro dei carabinieri. Riteniamo che i cittadini, oltre che le Forze dell'Ordine, abbiano bisogno di risposte chiare e dirette, affinché si sappia quali pensieri passano nelle menti di chi ricopre incarichi istituzionali e quale genere di considerazione abbiano per le Forze di Polizia, che genere di rispetto abbiano per la legalità e quanto conti per loro la sicurezza dei cittadini.


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Non meno chiarificatore è il "perché" ritengono di dover prendere questa iniziativa:

"Perché bisogna EVITARE che il posizionamento di un monumento alla memoria di Carlo Giuliani, morto mentre con un "estintore" stava attaccando dei Carabinieri durante gli scontri accaduti a Genova il 20 luglio 2001 durante il G8, significa onorare una persona che in Piazza Alimonda partecipava - insieme ad altri - all'aggressione contro un appartenente alle Forze dell'Ordine che era in pericolo di vita. Quel monumento in memoria di Carlo Giuliani significa avvallare il ragionamento in base al quale merita un tributo chi si comporta contro le regole di uno Stato Democratico."

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C'è un'idea fissa, dietro questo ragionamento: quella per cui i poliziotti sono "untouchables", qualsiasi cosa stiano facendo. Al Coisp non si intendono di problemi sociali, di conflitto politico, di trasformazioni delle culture e delle istituzioni, quindi anche delle leggi e delle regole che strutturano una società e la sua evoluzione. Per loro nulla conta, se non sé stessi, l'impunità da cui si vogliono sentir protetti, il "libero arbitrio" di cui vogliono godere "nell'esercizio della loro professione".

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07/07/2014

Il Coisp querela Patrizia Moretti per un’intervista a Contropiano

Franco Maccari querela Patrizia Moretti. Il segretario generale del Coisp – il sindacato di polizia degli applausi agli assassini di Federico Aldrovandi, solo per citare l’episodio che li ha resi noti alle cronache mainstream – ha deciso di denunciare per diffamazione la mamma di Federico. E’ soltanto l’ultimo atto di una lunga serie di querele annunciate e depositate. Il motivo? Un’intervista che Patrizia ha rilasciato ad Adriano Chiarelli per Contropiano.org. Lei aveva definito Maccari «uno stalker», lui l’ha presa male. D’altra parte va detto che, lo scorso mese di settembre, la donna aveva denunciato il sindacalista proprio per stalking.

La sigla sindacale della polizia ha deciso così di contrattaccare: «Nonostante le ripetute gravissime offese, le sue continue strumentalizzazioni di ogni nostro gesto e l’atteggiamento altamente aggressivo ed intimidatorio che ha sempre tenuto verso un’organizzazione sindacale che ha sempre correttamente svolto la propria attività, e contro di me in particolare, che in tempi non sospetti ho cercato persino un dialogo e un incontro con lei venendo puntualmente schifato!», così parlò Franco Maccari.

E ancora: «Abbiamo sempre espresso il nostro rispetto per lei, precisando che ci correva e ci corre l’obbligo di intervenire sulle questioni di principio, come certamente è il fatto che non ci si può e non ci si deve accanire contro chi svolgendo il nostro difficile lavoro, in condizioni proibitive e senza i mezzi e gli strumenti adeguati, può incappare in situazioni di ogni genere, comprese le tragedie come quella capitata al giovane Federico Aldrovandi». Quelle di Patrizia Moretti, per Maccari, sono «ingiustificate, gratuite e immotivate cattiverie». Le parole, non le botte che hanno ammazzato Federico. Patrizia, dal canto suo, ha deciso di abbandonare Facebook, teatro degli scontri e non luogo in cui ogni parola diventa peccato capitale: «Ho chiuso l’account perché tutto è già stato detto. Le sentenze sono definitive. Chi vuol capire ha capito. Agli altri addio. Io torno ad essere mamma privata. Federico adesso ha moltissime voci che ringrazio una per una. L’Associazione prosegue sulla strada di Federico e su questa pagina. Ciao». La dignità non si querela.

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09/10/2013

Omicidio Aldrovandi: il Coisp querela tutti

Le oltre 70 denunce presentate nei mesi scorsi contro giornalisti, esponenti politici e attivisti vari non avevano esaurito la lista nera del sindacato di polizia Coisp, che ora annuncia altre querele. Nel mirino ancora coloro che, da vari punti di vista, avrebbero criticato la sigla sindacale o semplicemente informato circa le sue attività in merito alle campagne di solidarietà realizzate nei confronti degli agenti di polizia condannati in via definitiva perché riconosciuti colpevoli dell’omicidio colposo del giovane ferrarese Federico Aldrovandi.

Tutto era cominciato lo scorso 27 marzo, quando poche decine di aderenti alla piccola sigla e alcuni esponenti politici della destra manifestarono in piazza Savonarola a Ferrara, a pochi metri dagli uffici comunali dove lavora la madre della vittima, Patrizia Moretti, dietro uno striscione che recitava “La legge non è uguale per tutti. I poliziotti in carcere, i criminali a casa. Solidarietà, amicizia, speranza, affetto per Luca, Paolo, Monica, Enzo” (i nomi dei quattro agenti condannati, ndr).

In moltissimi, e in maniera trasversale, criticarono aspramente la decisione del Coisp di manifestare in quelle modalità e con quelle parole d’ordine, ed alcuni scrissero e dissero che consideravano l’iniziativa una vera e propria provocazione. In reazione alla quale qualche giorno dopo migliaia di persone scesero in piazza Savonarola per stringersi attorno a Patrizia Moretti e agli altri familiari di Federico. Contro il Coisp si espressero addirittura la ministra Anna Maria Cancellieri e l’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro, oltre che vari esponenti del centrodestra.

Ma alla sigla sindacale dei poliziotti le critiche proprio non vanno giù, ed ora il segretario Maccari annuncia una sfilza di querele nei confronti di tutti coloro che “hanno diffuso notizie fasulle e strumentali” sul suo conto, “un vero festival della menzogna”. “Dopo il diluvio di bugie e falsità che si è scatenato nel ‘dopo Ferrara’ è purtroppo ancora lunga la strada da percorrere per avere verità, ma la pazienza e la tenacia non ci mancano e non ci fermeremo” attacca Franco Maccari.

Nel mirino ci è finito addirittura Renato Brunetta, che all’indomani del sit in definì “indegna” la manifestazione del Coisp, aggiungendo che “un sindacato di polizia non dovrebbe mai permettersi simili violenze, ma dovrebbe in ogni momento rappresentare le forze dell’ordine e le istituzioni del nostro Paese”. Esprimendo solidarietà alla madre di Federico Aldrovandi, Brunetta la descrisse come “vittima di una doppia tragedia: la morte del figlio e l’attacco vergognoso e strumentale di coloro che dovrebbero pensare solo a garantire l’ordine pubblico”.

In compagnia di Brunetta – loro malgrado – secondo quanto rende nota la stampa ci saranno anche il capogruppo del Pd Emilia Romagna Marco Monari, Giuliano Giuliani (il padre di Carlo Giuliani, ucciso durante il g8 di Genova nel 2001), la redazione dell’emittente bolognese Radiocittafujiko, Stefano Anastasia, i giornalisti Adriano Chiarelli (autore di Malapolizia e collaboratore di Contropiano), Liana Milella (Repubblica), Giorgio Salvetti (Il Manifesto), Cinzia Sciuto (Micromega).

“Nelle dichiarazioni che abbiamo evidenziato alla competente autorità – spiega ancora Maccari – abbiamo letto parole che mettono i brividi, per l’incredibile violenza che esse rappresentano considerata la falsità di ciò che asseriscono, per via della loro strumentalità, perché manifestano la chiara intenzione di zittirci e di danneggiarci pesantemente solo perché osiamo chiedere che la legge sia uguale per tutti, e che i poliziotti non vengano sempre considerati al di sotto di essa, che non vengano considerati dei mostri da dare in pasto all’odio generale e da flagellare ben al di là di quanto meritano secondo la legge stessa”.

A noi sembra che il Coisp, nell'impossibilità di poter convincere l’opinione pubblica della giustezza della sue tesi – cioè che i poliziotti vengono sempre trattati peggio dei normali cittadini – ricorra alle querele per cercare di tappare la bocca alle redazioni o ai singoli giornalisti ogni qualvolta si azzardano a dar conto in maniera critica delle attività del sindacato di polizia.

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