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giovedì 18 maggio 2017

In morte di Chris Cornell


Non mi sento di scrivere della morte di Chris Cornell facendo miei lo stupore (di morti "giovani" ne ho viste fin troppe tra la gente "normale") e lo sgomento (alla fine per i mezzi che ha avuto un suo anno di vita ne è valsi 10 di un uomo della strada qualsiasi) con cui stampa e pubblico hanno informato/appreso del fatto.

Quel che vivo è piuttosto una sorta di malinconico deja vu che richiama alla mente il 3 dicembre 2015, data in cui a spirare fu Scott Weiland, altra voce dell'epopea grunge seppur immeritatamente meno conosciuta rispetto alla prima linea dei Soundgarden.

Quel giorno e i successivi furono caratterizzati dal vuoto, che si è istantaneamente rinnovato appena sono entrato nella schiera dei tanti venuti a conoscenza che anche Cornell ha chiuso la sua esistenza.

Se Weiland marchiò indelebilmente la mia anima con un paio di brani del debutto dei suoi Stone Temple PilotsPiece of pie, Plush – e con quelli lo ricordo praticamente ogni settimana, mi è parso meno immediato trovare una manciata di pezzi che possano scolpire nella pietra la memoria di Cornell.

Poi ho ricordato quando tentai di tirare le fila del lascito del grunge, e ritrovai il punto ideale da cui, per me, tutto era partito:


Say hello to Heaven Chris

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