di Michele Giorgio
Benyamin Netanyahu non ha vinto, ha stravinto le elezioni legislative israeliane. Il suo partito, il Likud, ha conquistato 29 seggi, mentre Campo Sionista del suo rivale, il laburista Yitzhak Herzog, solo 24.
A questo punto, secondo i media e contro gli exit-poll che ieri sera
alla chiusura delle urne avevano dato i due partiti avversari alla pari, Netanyahu è in grado di formare una maggioranza solida con i suoi partner della destra estrema. Il partito centrista Yesh Atid, forte di 11 seggi, peraltro non esclude di entrare nella nuova maggioranza guidata dal Likud e altrettanto potrebbe fare Kalanu
(10 seggi), il partito guidato da Moshe Kahlon, rappresentante della
cosiddetta destra sociale, al quale qualche giorno fa Netanyahu aveva
offerto il ministero delle finanze.
“Sono fiero per la grandezza di Israele, ora dovremo formare subito
un governo nazionalista forte e stabile”, ha detto Netanyahu escludendo
definitivamente l’ipotesi di esecutivo di unità nazionale che si era
affacciata ieri sera su proposta del capo dello stato Reuven Rivlin.
Il vincitore ha già preso contatto con i leader della destra con i
quali intende dare vita alla nuova coalizione. Netanyahu potrà contare
anche su Yisrael Beitenu, il partito antiarabo del ministro degli esteri Avigdor Lieberman
che, dato dai sondaggi fuori dalla Knesset, ha conquistato invece sei
seggi. “Per noi è una vittoria”, ha commentato Lieberman “nonostante il
tentativo di grandi forze di annientarci. Nessun altro partito sarebbe
sopravvissuto a questa battaglia. Non è stata solo una lotta politica,
siamo stati di fronte ad un annientamento mirato di un intero gruppo
politico. Ci siamo confrontati contro grandi forze. Molti, anche nei
media, hanno fatto fronte comune per eliminarci, ma non ci sono
riusciti”.
Il terzo gruppo parlamentare alla Knesset sarà la Lista Araba
Unita, con ben 14 seggi. Un risultato mai raggiunto che offre alle
formazioni politiche che rappresentano la minoranza palestinese (20%
della popolazione) in Israele la possibilità di mettere in piedi una
opposizione forte all’offensiva, anche legislativa, della destra guidata
da Netanyahu contro i cittadini arabi.
Tacciono in queste ore Herzog e l’alleata Tzipi Livni,
passati dall’illusione della vittoria all’amarezza di una sconfitta
quasi umiliante. Forte delusione anche per il Meretz,
la sinistra sionista, che con grande fatica ha superato la soglia di
sbarramento conquistando il minimo: quattro seggi. La leader Zahava Galon ha annunciato la sua rinuncia al seggio per permettere l’ingresso nella Knesset a Tamar Zandberg, quinta sulla lista presentata alle elezioni e astro nascente del partitino.
Israele si conferma un Paese di destra, sempre più estrema. I
dirigenti dell’Autorità nazionale palestinese, pur senza proclamarlo
pubblicamente, avevano sperato nella sconfitta di Netanyahu. Si
annunciano ora nuovi scontri diplomatici, subito, a partire dal Primo
aprile quando la Palestina entrerà a far parte della Corte Penale
Internazionale e potrà chiedere una indagine per crimini di guerra
contro Israele. Tra molti palestinesi in ogni caso si riteneva
inutile e persino dannosa la vittoria del centrosinistra che, a loro
dire, non avrebbe cambiato la situazione sul terreno, ma avrebbe
comunque garantito a Herzog e Livni il sostegno dei governi
occidentali.
Senza dubbio non brinda alla vittoria di Netanyahu neanche il presidente americano Barack Obama
che mantiene rapporti personali molto difficili con il leader
israeliano. Noto è lo scontro tra i due riguardo al possibile accordo
internazionale sul programma nucleare iraniano. Comunque Obama in questi
anni non ha mai fatto mancare a Israele l’appoggio decisivo degli Stati
Uniti in diverse importanti circostanze alle Nazioni Unite e in altri
ambiti internazionali contro i diritti dei palestinesi.
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