Il leader leghista farebbe bene a valutare l’attendibilità dei suoi informatori, perché se sono come quelli che lo mandano a citofonare alle case di ragazzi innocenti, ha un problema. Qual è la verità?
“Vanno in Pronto Soccorso a chiedere di abortire”. Non sono tante, ma esistono, certo che esistono, ci sarà l’operatore sanitario che con disprezzo lo ha detto a Salvini. “Vengono qui, vengono al Pronto Soccorso per abortire! Anche sei volte!”
Certo che vengono, anche se non così tante, anche se non tante volte come lascia intendere quest’affermazione, che fa eco al coro “le donne! Prima hanno rapporti senza riflettere e poi abortiscono/prendono la pillola del giorno dopo/fanno figli senza ragionare...”.
Esistono... e vengono mandate via, fra l’altro, qualche volta con qualche istruzione in più, qualche volta via e basta.
Sono italiane a cui nessuno ha mai detto che esistono i Consultori familiari, disabituate a credere che la sanità pubblica esista e funzioni.
Sono straniere a cui i servizi pubblici fanno storie, nonostante lavorino in regola con i contributi, perché non hanno la residenza (gli italiani gli affittano casa a nero per non pagare le tasse).
Straniere che hanno perso il lavoro e con esso la nostra assistenza, non più classificabili come irregolari, ma senza diritto alle cure.
Straniere con problemi di lingua, o di comprensione delle nostre burocrazie.
Italiane in difficoltà, che si vergognano di chiedere al loro medico di famiglia, che magari è un obiettore, che hanno un ginecologo a pagamento cattolico, o non lo hanno per niente, o non hanno i soldi per pagargli l’ennesima visita. Si buttano al Pronto Soccorso in preda alla paura, all’ansia, non sapendo dove andare, non trovando altro accesso alla sanità pubblica, chiedendo di essere “soccorse”.
In un paese civile ci domanderemmo tutti dov’è la difficoltà per loro ad accedere ai servizi, come intercettarle, come aiutarle. Loro, come quelle che la gravidanza la vogliono portare avanti, spesso anche loro con le stesse difficoltà, spesso anche loro in Pronto Soccorso per fare le analisi “da furbe” senza pagare.
Noi dal telefono di Vita di donna le conosciamo bene. “Vado in Pronto soccorso?” “No, cara, no, cerca il Consultorio familiare più vicino, dicci se ti fanno delle storie, chiamaci magari da lì.”
E anche: “Non se lo mette il preservativo questo tuo fidanzato/compagno/marito o chi per lui? No eh. Dice che gli dà fastidio/che ti ama troppo/che tanto lui è così bravo...”
Questo io lo chiamo un comportamento incivile. Mettere incinta una donna perché non ti va di usare una precauzione, perché disturba il tuo piacere. Cominciamo a dirlo. Salvini è un uomo. La posizione migliore per dire agli uomini di usare una precauzione, coraggio.
Al Ministro Speranza il compito di chiedersi come aiutare queste donne. (Ma nel milleproroghe non ho trovato la contraccezione gratuita...).
A noi di raccontare e lottare”.
di Elisabetta Canitano, ginecologa all’ospedale Grassi di Roma, da anni combatte per il diritto alla salute delle donne. È presidente dell’associazione Vita Di Donna, che fornisce assistenza telefonica, supporto, visite se necessario, alle donne in difficoltà h 24 gratuitamente.
En passant, è anche candidata con Potere al Popolo alle elezioni suppletive di Roma. Quelle in cui il Pd candida il ministro dell’economia Gualtieri, uno degli autori del “Milleproroghe”...
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/02/2020
02/02/2020
L’inferno della sanità per fare soldi. Parla Lisa Canitano
Vi consigliamo caldamente di ascoltare con attenzione l’intervento di Elisabetta Canitano.
Perché solo chi ha vissuto all’interno del sistema sanitario nazionale può sapere e spiegare l’inferno sulla terra scatenato dai tagli alla spesa pubblica. E Lisa lo attraversa da una vita.
Si parla – nei governi – di “sostegno alle donne”, o alla “natalità” o più bigottamente “alla famiglia”. Ma la realtà quotidiana è fatta di donne lavoratrici precarie costrette a chiedere l’ingresso “in maternità” prima che “si veda” il loro stato. Perché verrebbero licenziate e perderebbero anche lo stipendio fino al momento del parto. Ma salvano qualche mese e perdono per sempre quel lavoro.
Si parla del sistema “efficiente” del pronto soccorso, ma si tace su chi viaggia sulle ambulanze con la divisa comprata con i propri soldi e il salario del “contratto delle cooperative sociali”.
Si parla, dei lavoratori, ma intanto è diventato impossibile scioperare per cercare di contrattare condizioni e salari migliori.
Ma soprattutto Lisa ci racconta di cosa accade con le multinazionali che si comprano la sanità pezzo dopo pezzo. Di appalti sistematicamente al ribasso (ovunque, a partire dalle mense scolastiche e ospedaliere).
Racconta di ecografie ginecologiche fatte magari da un gastroenterologo, impossibilitato a leggere correttamente il risultato, perché la società da cui dipende è di quelle che ha vinto l’appalto al ribasso e fa “di tutto un po’”.
Racconta delle assicurazioni private – per esempio UniSalute o MetaSalute (per i metalmeccanici) – che sostituiscono gli aumenti salariali e vengono anche defiscalizzate per le aziende.
Racconta dei vetrini del pap test fatte leggere automaticamente da qualche macchina, ma che spesso “sbaglia la lettura”. Analisi che non vengono riviste da un occhio umano specializzato, “per risparmiare”. Donne sono morte perché si sono ritrovate, così, un tumore “non visto”.
Racconta di tac e risonanze mandate ad analizzare in India, via Internet, dove un radiologo che ne “legge” così tante al giorno da dover stare – lui – su un “letto antidecubito”. Ma non sa perché sono state fatte quelle analisi, chi è quel paziente, che storia clinica abbia... E neanche può chiederlo a qualcuno. E quindi “diagnostica” quel che può...
Racconta della corruzione morale implicita nei “finanziamenti” alle iniziative “sociali e culturali”, che hanno creato nei decenni un sistema di dipendenze clientelari, che poi si trasformano obbligatoriamente in voti elettorali. Con nomi e cognomi.
Ascoltatela. È l’Italia di merda in cui viviamo. Indistinguibile tra destra bigotta e “democratici” perché uniformata sulle esigenze del profitto privato. Un inferno di mostri che succhiano vita dai corpi delle persone e la trasformano in conti bancari, attici con vista, ville, per i capifila. In uno stipendiuccio per i cagnolini scodinzolanti che accorrono poi ad ogni tornata elettorale. Magari convinti di fare così “antifascismo”.
Ascoltatela e guardatevi intorno con nuovi occhi. Sarete anche voi in grado di vedere!
L’intervento si è svolto durante la presentazione di Lisa come candidato di Potere al Popolo alle elezioni suppletive per la Camera dei Deputati, nel collegio Roma 1. Tra i suoi antagonisti ci sarà l’attuale ministro dell’economia Gualtieri. Un’occasione formidabile per mettere a confronto le chiacchiere della propaganda Pd e la realtà sociale di tutti i giorni.
Fonte
Perché solo chi ha vissuto all’interno del sistema sanitario nazionale può sapere e spiegare l’inferno sulla terra scatenato dai tagli alla spesa pubblica. E Lisa lo attraversa da una vita.
Si parla – nei governi – di “sostegno alle donne”, o alla “natalità” o più bigottamente “alla famiglia”. Ma la realtà quotidiana è fatta di donne lavoratrici precarie costrette a chiedere l’ingresso “in maternità” prima che “si veda” il loro stato. Perché verrebbero licenziate e perderebbero anche lo stipendio fino al momento del parto. Ma salvano qualche mese e perdono per sempre quel lavoro.
Si parla del sistema “efficiente” del pronto soccorso, ma si tace su chi viaggia sulle ambulanze con la divisa comprata con i propri soldi e il salario del “contratto delle cooperative sociali”.
Si parla, dei lavoratori, ma intanto è diventato impossibile scioperare per cercare di contrattare condizioni e salari migliori.
Ma soprattutto Lisa ci racconta di cosa accade con le multinazionali che si comprano la sanità pezzo dopo pezzo. Di appalti sistematicamente al ribasso (ovunque, a partire dalle mense scolastiche e ospedaliere).
Racconta di ecografie ginecologiche fatte magari da un gastroenterologo, impossibilitato a leggere correttamente il risultato, perché la società da cui dipende è di quelle che ha vinto l’appalto al ribasso e fa “di tutto un po’”.
Racconta delle assicurazioni private – per esempio UniSalute o MetaSalute (per i metalmeccanici) – che sostituiscono gli aumenti salariali e vengono anche defiscalizzate per le aziende.
Racconta dei vetrini del pap test fatte leggere automaticamente da qualche macchina, ma che spesso “sbaglia la lettura”. Analisi che non vengono riviste da un occhio umano specializzato, “per risparmiare”. Donne sono morte perché si sono ritrovate, così, un tumore “non visto”.
Racconta di tac e risonanze mandate ad analizzare in India, via Internet, dove un radiologo che ne “legge” così tante al giorno da dover stare – lui – su un “letto antidecubito”. Ma non sa perché sono state fatte quelle analisi, chi è quel paziente, che storia clinica abbia... E neanche può chiederlo a qualcuno. E quindi “diagnostica” quel che può...
Racconta della corruzione morale implicita nei “finanziamenti” alle iniziative “sociali e culturali”, che hanno creato nei decenni un sistema di dipendenze clientelari, che poi si trasformano obbligatoriamente in voti elettorali. Con nomi e cognomi.
Ascoltatela. È l’Italia di merda in cui viviamo. Indistinguibile tra destra bigotta e “democratici” perché uniformata sulle esigenze del profitto privato. Un inferno di mostri che succhiano vita dai corpi delle persone e la trasformano in conti bancari, attici con vista, ville, per i capifila. In uno stipendiuccio per i cagnolini scodinzolanti che accorrono poi ad ogni tornata elettorale. Magari convinti di fare così “antifascismo”.
Ascoltatela e guardatevi intorno con nuovi occhi. Sarete anche voi in grado di vedere!
L’intervento si è svolto durante la presentazione di Lisa come candidato di Potere al Popolo alle elezioni suppletive per la Camera dei Deputati, nel collegio Roma 1. Tra i suoi antagonisti ci sarà l’attuale ministro dell’economia Gualtieri. Un’occasione formidabile per mettere a confronto le chiacchiere della propaganda Pd e la realtà sociale di tutti i giorni.
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24/03/2019
La “sinistra” dell’ascensore bloccato. Intervista a Elisabetta Canitano
Elisabetta Canitano, ginecologa e femminista, figura storica della autentica sinistra romana, candidata con Potere al Popolo! alle regionali del 2018, protagonista della lunga e durissima battaglia in difesa della sanità pubblica. Di recente ha avanzato una lettura “antropologica”, diciamo così, che per molti versi spiega le trasformazioni sociali avvenute all’ombra della “sinistra” e al suo interno; e dunque anche la clamorosa avversità popolare per chiunque si presenti con questa pseudo-identità sulla scena politica.
L’abbiamo intervistata sul tema perché ci sembra assolutamente necessario uscire da un linguaggio (e un’ideologia) per cui si collocano forzosamente in un concetto indefinito (“sinistra”, appunto) soggetti sociali e progetti politico-culturali molto diversi, spesso antagonisti tra loro, come se fossero solo degli slittamenti progressivi dello stesso filone di senso.
Un equivoco interessato – anche “grazie” ai sistemi elettorali maggioritari che hanno costretto a forza la dialettica politico nello schema del “bipolarismo obbligato” – utile soltanto a ricondurre sotto il controllo del Pd tutto ciò che disperatamente si agita alla sua “sinistra”.
Ed Elisabetta – grazie alla sua esperienza diretta a contatto sia con il nostro “blocco sociale” (le “donne del popolo” che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche) sia con il milieu del “precariato qualificato” (protagonista assoluto del micromondo chiamato “terzo settore”, totalmente dipendente dall’apertura o chiusura dei rubinetti del finanziamento pubblico) – restituisce plasticamente l’intreccio tra interessi “personali e collettivi” e sottomissione a un sistema di rapporti che si connota come “sinistra” solo alla luce dello scambio tra voto e possibilità di sopravvivenza.
E’ una faccia particolare della “guerra tra poveri” – lo sono sia quelli che hanno bisogno di un servizio pubblico essenziale, sia i precari perenni che dovrebbero fornirlo, lavorando però per società private che vivono abitando nelle anticamere delle segreterie partitiche – che ha distrutto sia le condizioni di vita delle classi popolari, sia la credibilità sociale della ex “sinistra” italiana.
1) Qualche sera fa, in un dibattito pubblico, ti sei soffermata su una interessante diagnosi sull’ascensore sociale bloccato a metà. Si dedica parecchia attenzione ai pochi che sono saliti e ai molti che sono precipitati. Minore attenzione si dedica a quelli per i quali si è bloccato a metà. Quali sono i segmenti sociali rimasti bloccati?
A mio parere una parte di piccola e piccolissima borghesia di impiegati e insegnanti, di lavoratori del pubblico impiego, ma anche di operai e lavoratori salariati, ha fatto studiare ora come in passato i figli sperando di inserirli in una carriera che, anche se non prestigiosa, avrebbe però potuto garantire loro un lavoro fisso, come si dice, con la sicurezza di poter godere anche delle protezioni delle quali hanno goduto molti lavoratori del ceto medio e medio basso in passato.
Penso alle case degli enti per la casa di abitazione, alle condizioni favorevoli di pensione, a orari di lavoro ragionevoli, alle vacanze al mare.
Negli anni il lavoro fisso è venuto a mancare, la protezione per la casa d’abitazione pure, la pensione è stata divorata dalla legge Fornero, l’articolo 18 è stato abolito, e molti lavoratori hanno cominciato a vagare con contratti di precari, con licenziamenti e assunzioni casuali, senza nessuna garanzia.
Per queste categorie l’ascensore sociale è rimasto a metà. Un diploma, una laurea, ma nessun modo per trarne beneficio in un progetto di vita.
2) Nella tua diagnosi, in questi settori sociali individui molti appartenenti o ex appartenenti al “personale politico” della sinistra. Secondo te questi settori come influenzano il dibattito e le scelte politiche di oggi?
Penso che in questo colossale e drammatico “si salvi chi può” molti hanno cercato in un’appartenenza politica la soluzione. Niente di nuovo, per carità, quando ero giovane si diceva “una raccomandazione di Andreotti non si nega a nessuno”. Ma se prima era una raccomandazione che andava dal posto di usciere all’anagrafe fino alla direzione di un ufficio, attualmente il lavoro dipende spessissimo dai fantomatici “progetti” e dagli ancora più fantomatici “finanziamenti”.
I giovani di cui sopra quindi, sospinti in alto dai propri genitori, non hanno potuto e voluto – ahimè – fare altro che cercare delle soluzioni improvvisate, sospingendo indietro le classi inferiori, cioè tutti quei cittadini che non sapevano proprio dove cominciare a farsi raccomandare dalla politica e che sono rimasti privati di tutto.
Molti di questi sommersi e non salvati sono i giovani delle piccole partite IVA, che aprono e chiudono continuamente, impossibilitati a pagare tasse da liberi professionisti mentre cercano un’attività di mera sopravvivenza; altri sono i risucchiati dalle agenzie immobiliari e da altre attività di vendita e marketing, a 14 ore al giorno senza nessuna garanzia, costretti a cercare la percentuale sugli affari. Altri avvocati e architetti sfruttati da grandi studi che li spremono. E poi ci sono i più che molti, i moltissimi, gli abitanti delle periferie, i più disagiati che ai figli spesso non riescono a far prendere nemmeno la terza media, quelli che dell’ascensore sociale non vedono nemmeno la bottoniera, lavorando precariamente negli ipermercati e nelle cooperative di servizi quando va bene e sennò niente.
Questa ultima parte di popolazione quindi vede in quei soggetti politici della “sinistra” qualcuno che in questo ha trovato un’identità lavorativa, diciamo “comoda”, e così si conferma nella propria scelta di votare a destra.
Per fare un esempio pratico, se non si aiutano gratuitamente i bambini delle famiglie in difficoltà a scuola perché i precari hanno bisogno di lavorare con le lezioni private, ma poi si aprono ovunque corsi di alfabetizzazione per stranieri prendendo un finanziamento pubblico, poi non mi potrò certo lamentare se i genitori di questi bambini votano a destra.
3) In questa sorta di malattia, ravvediamo un sintomo che si ripresenta spesso: quello della catarsi. Le azioni concrete – e i danni provocati – durante l’azione di governo, vengono rapidamente dimenticati quando si torna all’opposizione. Qualsiasi riferimento al neosegretario del PD Zingaretti è puramente casuale...
Purtroppo io non lo chiamerei catarsi, nobile parola, ma menzogna. Il PD, soprattutto quello di Zingaretti, pensa che questo distribuire fondi, prebende, posti di comando e finanziamenti a questa generazione di pseudosinistra in cerca di sistemazione (per carità, aspirazione legittima ma tragica per il destino della “sinistra”) in cambio della loro propaganda, possa convincere qualcuno a votare per loro.
Così innumerevoli musicisti, architetti, diplomati, insegnanti, giornalisti, psicologi e altre categorie si prestano a dare un’identità di sinistra-sinistra a Zingaretti, mentre danno luogo ad iniziative delle quali ahimè sono gli unici beneficiari.
Questo purtroppo, ma logicamente, innesca l’odio (che a me sembra perfettamente spiegabile) nei confronti di chi ha fatto della “sinistra”, invece che un motivo di sacrificio del personale a favore del collettivo, esattamente il contrario.
E questo spiega a mio parere perché la “sinistra a sinistra del PD” stenti a diventare un’alternativa credibile. E’ un po’ come se la gente dicesse “Io non credo che vi interessiate davvero ai lavoratori, vi vedo benissimo, quello che fate lo fate per voi stessi”.
4) E’ possibile, e se è possibile come, irrobustire le difese immunitarie contro questa malattia?
Bisogna essere diretti, sinceri. Bisogna ripristinare quella dote dei comunisti che è l’amore per la verità e rinunciare all’omertà nei confronti di chi, complice la distruzione delle nostre pubbliche istituzioni con le responsabilità dell’Europa, trasformano questo paese nel regno dell’incertezza e della compravendita dei voti per sbarcare il lunario.
5) Il movimento delle donne, ad esempio, ha difese immunitarie più alte?
A volte sì a volte no. E’ soggetto alla necessità di finanziamenti da parte del pubblico, e questo lo rende spesso fragile, e lo costringe a parlare di massimi sistemi (fondamentali!!!) ma a perdere di vista a volte i diritti concreti delle donne che non si affacciano sulla politica. Ora le donne che lottano poi migliorano la vita anche delle altre, quindi qui il risultato alla fine è comunque migliore. Ma gli anticorpi in un mondo così liquido sono sempre a rischio di sparire improvvisamente.
6) Con l’esperienza di Potere al Popolo, stiamo cercando di alzare le difese immunitarie. Come stiamo andando?
Potere al Popolo nasce proprio come alternativa a questo stato di cose, e qui sta la spiegazione anche delle ambivalenze più volte narrate dai suoi portavoce sulla parola “sinistra” e sul preferire la parola popolo. La gente ci guarda e ci vorrebbe dire, e spesso ci dice “Non siete come gli altri, giusto? Voi vi battete per i lavoratori. Non pensate alla vostra carriera personale.” Ci guardano le persone di sinistra che hanno votato cinque stelle per vedere se di noi ci si può fidare.
Il mutualismo, pilastro importante dell’attività di PaP, dice proprio questo. Anche qui ci sono giovani laureati e diplomati, ci sono migranti, donne, gente che lotta. Noi divideremo quello che abbiamo, quello che sappiamo, quello che abbiamo imparato dalle lotte, con le persone. Il nostro sarà di tutti e nessuno comprerà il nostro silenzio. Se sapremo farlo, faremo di nuovo la sinistra. E chissà che un giorno non potremo recuperarne con orgoglio anche il nome.
Fonte
L’abbiamo intervistata sul tema perché ci sembra assolutamente necessario uscire da un linguaggio (e un’ideologia) per cui si collocano forzosamente in un concetto indefinito (“sinistra”, appunto) soggetti sociali e progetti politico-culturali molto diversi, spesso antagonisti tra loro, come se fossero solo degli slittamenti progressivi dello stesso filone di senso.
Un equivoco interessato – anche “grazie” ai sistemi elettorali maggioritari che hanno costretto a forza la dialettica politico nello schema del “bipolarismo obbligato” – utile soltanto a ricondurre sotto il controllo del Pd tutto ciò che disperatamente si agita alla sua “sinistra”.
Ed Elisabetta – grazie alla sua esperienza diretta a contatto sia con il nostro “blocco sociale” (le “donne del popolo” che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche) sia con il milieu del “precariato qualificato” (protagonista assoluto del micromondo chiamato “terzo settore”, totalmente dipendente dall’apertura o chiusura dei rubinetti del finanziamento pubblico) – restituisce plasticamente l’intreccio tra interessi “personali e collettivi” e sottomissione a un sistema di rapporti che si connota come “sinistra” solo alla luce dello scambio tra voto e possibilità di sopravvivenza.
E’ una faccia particolare della “guerra tra poveri” – lo sono sia quelli che hanno bisogno di un servizio pubblico essenziale, sia i precari perenni che dovrebbero fornirlo, lavorando però per società private che vivono abitando nelle anticamere delle segreterie partitiche – che ha distrutto sia le condizioni di vita delle classi popolari, sia la credibilità sociale della ex “sinistra” italiana.
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1) Qualche sera fa, in un dibattito pubblico, ti sei soffermata su una interessante diagnosi sull’ascensore sociale bloccato a metà. Si dedica parecchia attenzione ai pochi che sono saliti e ai molti che sono precipitati. Minore attenzione si dedica a quelli per i quali si è bloccato a metà. Quali sono i segmenti sociali rimasti bloccati?
A mio parere una parte di piccola e piccolissima borghesia di impiegati e insegnanti, di lavoratori del pubblico impiego, ma anche di operai e lavoratori salariati, ha fatto studiare ora come in passato i figli sperando di inserirli in una carriera che, anche se non prestigiosa, avrebbe però potuto garantire loro un lavoro fisso, come si dice, con la sicurezza di poter godere anche delle protezioni delle quali hanno goduto molti lavoratori del ceto medio e medio basso in passato.
Penso alle case degli enti per la casa di abitazione, alle condizioni favorevoli di pensione, a orari di lavoro ragionevoli, alle vacanze al mare.
Negli anni il lavoro fisso è venuto a mancare, la protezione per la casa d’abitazione pure, la pensione è stata divorata dalla legge Fornero, l’articolo 18 è stato abolito, e molti lavoratori hanno cominciato a vagare con contratti di precari, con licenziamenti e assunzioni casuali, senza nessuna garanzia.
Per queste categorie l’ascensore sociale è rimasto a metà. Un diploma, una laurea, ma nessun modo per trarne beneficio in un progetto di vita.
2) Nella tua diagnosi, in questi settori sociali individui molti appartenenti o ex appartenenti al “personale politico” della sinistra. Secondo te questi settori come influenzano il dibattito e le scelte politiche di oggi?
Penso che in questo colossale e drammatico “si salvi chi può” molti hanno cercato in un’appartenenza politica la soluzione. Niente di nuovo, per carità, quando ero giovane si diceva “una raccomandazione di Andreotti non si nega a nessuno”. Ma se prima era una raccomandazione che andava dal posto di usciere all’anagrafe fino alla direzione di un ufficio, attualmente il lavoro dipende spessissimo dai fantomatici “progetti” e dagli ancora più fantomatici “finanziamenti”.
I giovani di cui sopra quindi, sospinti in alto dai propri genitori, non hanno potuto e voluto – ahimè – fare altro che cercare delle soluzioni improvvisate, sospingendo indietro le classi inferiori, cioè tutti quei cittadini che non sapevano proprio dove cominciare a farsi raccomandare dalla politica e che sono rimasti privati di tutto.
Molti di questi sommersi e non salvati sono i giovani delle piccole partite IVA, che aprono e chiudono continuamente, impossibilitati a pagare tasse da liberi professionisti mentre cercano un’attività di mera sopravvivenza; altri sono i risucchiati dalle agenzie immobiliari e da altre attività di vendita e marketing, a 14 ore al giorno senza nessuna garanzia, costretti a cercare la percentuale sugli affari. Altri avvocati e architetti sfruttati da grandi studi che li spremono. E poi ci sono i più che molti, i moltissimi, gli abitanti delle periferie, i più disagiati che ai figli spesso non riescono a far prendere nemmeno la terza media, quelli che dell’ascensore sociale non vedono nemmeno la bottoniera, lavorando precariamente negli ipermercati e nelle cooperative di servizi quando va bene e sennò niente.
Questa ultima parte di popolazione quindi vede in quei soggetti politici della “sinistra” qualcuno che in questo ha trovato un’identità lavorativa, diciamo “comoda”, e così si conferma nella propria scelta di votare a destra.
Per fare un esempio pratico, se non si aiutano gratuitamente i bambini delle famiglie in difficoltà a scuola perché i precari hanno bisogno di lavorare con le lezioni private, ma poi si aprono ovunque corsi di alfabetizzazione per stranieri prendendo un finanziamento pubblico, poi non mi potrò certo lamentare se i genitori di questi bambini votano a destra.
3) In questa sorta di malattia, ravvediamo un sintomo che si ripresenta spesso: quello della catarsi. Le azioni concrete – e i danni provocati – durante l’azione di governo, vengono rapidamente dimenticati quando si torna all’opposizione. Qualsiasi riferimento al neosegretario del PD Zingaretti è puramente casuale...
Purtroppo io non lo chiamerei catarsi, nobile parola, ma menzogna. Il PD, soprattutto quello di Zingaretti, pensa che questo distribuire fondi, prebende, posti di comando e finanziamenti a questa generazione di pseudosinistra in cerca di sistemazione (per carità, aspirazione legittima ma tragica per il destino della “sinistra”) in cambio della loro propaganda, possa convincere qualcuno a votare per loro.
Così innumerevoli musicisti, architetti, diplomati, insegnanti, giornalisti, psicologi e altre categorie si prestano a dare un’identità di sinistra-sinistra a Zingaretti, mentre danno luogo ad iniziative delle quali ahimè sono gli unici beneficiari.
Questo purtroppo, ma logicamente, innesca l’odio (che a me sembra perfettamente spiegabile) nei confronti di chi ha fatto della “sinistra”, invece che un motivo di sacrificio del personale a favore del collettivo, esattamente il contrario.
E questo spiega a mio parere perché la “sinistra a sinistra del PD” stenti a diventare un’alternativa credibile. E’ un po’ come se la gente dicesse “Io non credo che vi interessiate davvero ai lavoratori, vi vedo benissimo, quello che fate lo fate per voi stessi”.
4) E’ possibile, e se è possibile come, irrobustire le difese immunitarie contro questa malattia?
Bisogna essere diretti, sinceri. Bisogna ripristinare quella dote dei comunisti che è l’amore per la verità e rinunciare all’omertà nei confronti di chi, complice la distruzione delle nostre pubbliche istituzioni con le responsabilità dell’Europa, trasformano questo paese nel regno dell’incertezza e della compravendita dei voti per sbarcare il lunario.
5) Il movimento delle donne, ad esempio, ha difese immunitarie più alte?
A volte sì a volte no. E’ soggetto alla necessità di finanziamenti da parte del pubblico, e questo lo rende spesso fragile, e lo costringe a parlare di massimi sistemi (fondamentali!!!) ma a perdere di vista a volte i diritti concreti delle donne che non si affacciano sulla politica. Ora le donne che lottano poi migliorano la vita anche delle altre, quindi qui il risultato alla fine è comunque migliore. Ma gli anticorpi in un mondo così liquido sono sempre a rischio di sparire improvvisamente.
6) Con l’esperienza di Potere al Popolo, stiamo cercando di alzare le difese immunitarie. Come stiamo andando?
Potere al Popolo nasce proprio come alternativa a questo stato di cose, e qui sta la spiegazione anche delle ambivalenze più volte narrate dai suoi portavoce sulla parola “sinistra” e sul preferire la parola popolo. La gente ci guarda e ci vorrebbe dire, e spesso ci dice “Non siete come gli altri, giusto? Voi vi battete per i lavoratori. Non pensate alla vostra carriera personale.” Ci guardano le persone di sinistra che hanno votato cinque stelle per vedere se di noi ci si può fidare.
Il mutualismo, pilastro importante dell’attività di PaP, dice proprio questo. Anche qui ci sono giovani laureati e diplomati, ci sono migranti, donne, gente che lotta. Noi divideremo quello che abbiamo, quello che sappiamo, quello che abbiamo imparato dalle lotte, con le persone. Il nostro sarà di tutti e nessuno comprerà il nostro silenzio. Se sapremo farlo, faremo di nuovo la sinistra. E chissà che un giorno non potremo recuperarne con orgoglio anche il nome.
Fonte
19/10/2018
Sanità. “Siamo al si curi chi può”. Quaranta anni dopo la riforma sanitaria
Intervista a Elisabetta Canitano.
Sono passati quaranta anni dalla Riforma sanitaria, una riforma che introduceva finalmente un sistema sanitario nazionale e che per anni ci è stata invidiata da mezzo mondo. Ma gli assalti selvaggi al welfare in nome dei tagli di spesa, della aziendalizzazione e delle privatizzazioni, hanno duramente depotenziato questa realtà.
In un paese dove si celebrano anniversari di tutto, tutti si sono dimenticati dell'anniversario della Riforma Sanitaria, delle conquiste che aveva rappresentato e del passo in avanti che ha consentito al paese sul piano del diritto salute come diritto universale.
Ne abbiamo parlato con Elisabetta Canitano, donna, medico, femminista e che a marzo del 2018 aveva accettato di candidarsi come presidente alla Regione Lazio per Potere al Popolo, portandosi dietro e dentro tutta la sua esperienza, conoscenza e coerenza.
Una coerenza che l’aveva vista uscire sbattendo la porta da una comoda posizione dentro la Commissione sanità della Regione Lazio. Quello che vedeva e che sentiva a Elisabetta Canitano non piaceva affatto e non ha mai esita a denunciarlo in ogni assemblea o iniziativa in cui ci siamo incontrati.
Siamo nel quarantesimo anniversario della “Riforma Sanitaria del 1978”. Un evento passato completamente sotto silenzio o inosservato. E’ ancora così ingombrante quella riforma che ha segnato un epoca?
E’ ingombrante perchè ci ricorda che a un certo punto della storia di questo paese si era deciso di garantire cure gratuite, efficaci ed efficienti a tutti i cittadini, per il fatto di essere persone e non in base a censo, posizione lavorativa o altro. La fiscalità generale avrebbe garantito un gettito che, redistribuito sulle necessità sanitarie avrebbe fatto sì che i più abbienti, versando maggiori contributi, avrebbero garantito cure adeguate anche a chi di contributi non ne versava affatto, perché senza lavoro, o ne versava pochi a causa di lavori stagionali o occasionali. E’ un periodo in cui l’Italia fa dei passi avanti nel riconoscimento alle persone di titolarità di diritti, il periodo dell’istituzione del divorzio, la libertà di separarsi se non si va più d’accordo (prima c’era solo l’annullamento della Sacra Rota, regolarmente perseguito da molti politicidemocristiani e costosissimo), la riforma del diritto di famiglia, con l’uguaglianza dei coniugi, mentre prima la patria potestà prevaleva, l’istituzione dell’aborto libero e gratuito con la simultanea abolizione del Codice Rocco d’epoca fascista che vietava anche la contraccezione come delitto contro la stirpe italica. L’Italia esce dalla sudditanza alla Chiesa cattolica a cui l’aveva riportata il fascismo, dopo la parentesi risorgimentale e del periodo Umbertino, e cerca di avviarsi a essere un paese moderno. La sua resistenza è fortissima, ma inutile. Il conservatorismo rispetto alla condizione della donna, la sua partecipazione alla gestione della sanità e della scuola con alti profitti la rendono naturale ostacolo al progresso di questo paese come in tutta la nostra storia.
La riforma sanitaria del 1978 abolì le casse mutue di categoria e unificò il sistema sanitario nazionale dandogli un carattere universale. Quaranta anni dopo come stiamo messi?
La medicina è probabilmente il business mondiale più importante, ed è destinato a crescere. Appetiti economici incalcolabili premono alle porte dei servizi sanitari nazionali, e tentano di incanalare flussi di denaro sempre maggiori verso il profitto, con la scusa delle cure.
Quando vedi sotto il manifesto di un’assicurazione privata il simbolo dei tre sindacati confederali vuol dire solo che nessuno rinuncia a una fetta di questa torta.
Le varie leggi successive, tranne i tentativi falliti di Rosy Bindi, aggredita da tutti i soggetti interessati, e invece è stato il miglior ministro della salute che abbiamo mai avuto, danno il colpo di grazia al Servizio sanitario nazionale.
La defiscalizzazione degli oneri sanitari per le aziende, (se garantisci cure private ai tuoi lavoratori è come se pagassi le tasse) sottrae alla gestione pubblica della salute proprio quel contributo dalla fiscalità generale che doveva tenere in piedi il sistema. Il Servizio sanitario nazionale diventa sistema quando si stabilisce che tutti concorrono alle cure, purché corrano abbastanza in fretta.
Il valore scientifico di quello che viene fatto, la cosiddetta appropriatezza, cure giuste, validate nei lavori internazionali, il criterio introdotto da Rosy Bindi nel 1999, viene totalmente disatteso.
Quindi, poichè siamo in Italia, ovviamente ne approfitta il Vaticano, che apre nuovi ospedali in Italia con un marketing così aggressivo da mettere in difficoltà anche servizi pubblici efficaci ed efficienti, vedi Brescia e la Poliambulanza, spacciata come Polieccellenza, che mette in difficoltà l’Ospedale Civile.
Spacciata... certo, senza nulla togliere a Medici e a Professionisti che lavorano in quegli ospedali spesso con competenza, la sanità religiosa è autoreferenziale, si racconta quello che le fa comodo, è ipermedicalizzante, e si ritiene al di sopra delle Leggi dello Stato italiano, pur consumandone le risorse. Sul piano medico per esempio le gravidanze vengono seguite con pletore di esami dichiarati inutili dalla comunità scientifica internazionale ma che essi stessi prescrivono gratuitamente a carico del Servizio sanitario pubblico senza che nessuno controllo. Con buona pace delle Ostetriche che dovrebbero seguire con tanto di ricettario le gravidanze fisiologiche ma che vengono tacitate per esempio nel Lazio, con alcuni contentini sul parto a domicilio nella libera professione. Fanno parte del Sistema anche loro. Dovrebbero assumere Ostetriche nei consultori familiari per seguire le gravidanze, ma il blocco del turn over che impedisce di assumere dipendenti e invece consente di acquistare beni e servizi, con dentro i lavoratori trasformati in merce, di fatto fa morire di stenti il servizio sanitario nazionale e le sue attività. Per questo Zingaretti chiude Acqualuce, la Casa pubblica del parto in acqua... via via l’eccellenza del pubblico.
Ma anche sul piano dei diritti civili non va meglio. Ad esempio la dichiarazione del Policlinico Gemelli che non applicheranno disposizioni per il fine vita che siano in contrasto con la religione cattolica, quella del Bambino Gesù che si rifiuta di dire come spende i nostri soldi, con la motivazione che sono extraterritoriali, la pressione del Campus biomedico perché i proprio dipendenti non divorzino, ma chiedano l’annullamento rotale mettono in crisi proprio il rispetto di quei diritti civili su cui il centro-sinistra ha cercato di costruire il consenso.
Per quello che riguarda le prestazioni sanitarie, quindi, ognuno dei privati accreditati, convenzionati, classificati fa un po’ come gli pare, tanto la Regione rimborsa senza battere ciglio, mentre tratta con pugno di ferro i propri dipendenti, sui quali ha costruito il pareggio di bilancio, (che neanche ha portato a termine, invece, così come non è vero che garantisce i livelli essenziali di assistenza, ma trucca le carte per affermarlo), togliendogli qualunque possibilità di ricevere il gradimento dei cittadini.
Il Vaticano, dicevamo ma anche ovviamente l’Opus dei, che apre una faraonica Università nel Lazio, puntualmente foraggiata e incoraggiata da governi regionali di centro-sinistra, da Augusto Battaglia a Nicola Zingaretti. Comunione e Liberazione, con la Compagnia delle opere.
La Caritas, che riceve finanziamenti sempre crescenti e utilizza anch’essa i ricettari regionali con scarsi o nessun controllo.
Le multinazionali, come la Synlab, con sede in Austria, un miliardo e mezzo di fatturato nel 2015, che sta acquistando i laboratori convenzionati italiani, e che propone la mappatura genetica dei rischi di malattie in modo da ridurre la popolazione in schiavitù con la paura di ammalarsi.
Il gruppo Villa Maria con sede a Ravenna che acquista ospedali classificati. La Fondazione Roma che gestisce Università ormai semipubbliche con una discreta opacità sulle proprie attività. Altre ed eventuali che sorgono in continuazione.
La trasformazione della sanità in fonte di profitto per privati e privati religiosi con il suo ridurre i costi all’osso senza controllo di qualità nè etica che non sia quella del guadagno mette a rischio la vita delle persone.
In Irlanda a causa dell’affidamento della lettura dei pap test a una multinazionale americana (le immagini volano per il mondo, è questa la medicina globalizzata che trasforma le diagnosi in merci) muoiono delle donne. L’algoritmo della macchina che leggeva i vetrini non riconosceva bene le cellule cancerose anomale. Con il piccolo particolare che sono vent’anni che la sappiamo questa cosa. Davvero. Ma far rileggere i vetrini uno per uno da citologi esperti abbassa i ricavi e quindi pazienza se le donne irlandesi sono morte di una malattia che sappiamo prevenire.
La regionalizzazione della sanità per un verso fu una conquista, ma i colpi di clava successivi – penso al federalismo – hanno riprodotto asimmetrie e disuguaglianze profonde nei servizi alla salute tra le varie regioni. Cosa è successo?
Beh in questo clima del si curi chi può, e si arricchisca chi è capace, ovviamente la funzione centralizzata del Ministero della salute è venuta progressivamente a mancare, e la sanità pubblica, intendendo come pubblico chiunque riesca a prendere soldi dallo Stato, ha preso la forma della Regione in cui veniva praticata. Nel Lazio è affidata allo Stato della Chiesa con punte anche per l’Ospedale Israelitico. Nella Lombardia a Comunione e Liberazione. In Calabria alla disorganizzazione generalizzata.
In Emilia Romagna al sistema delle Coop, e a Unisalute, con la presenza del Gruppo Villa Maria, che acquista ospedali in tutta Italia. In Sardegna apre un grandissimo Ospedale del Vaticano con la collaborazione del Qatar e dello Stato italiano. Ognuno, come in condominio litigioso, ha le sue regole personali a seconda di chi deve fare profitto sui cittadini. L’Emilia Romagna ha abolito anche quella regola che diceva che si appalta solo a chi ha lavoratori regolarmente dipendenti. D’altra parte in Emilia Romagna nessuno va più a votare. Chiediamoci perché.
Hai letto che in Liguria la Regione sta vendendo due ospedali pubblici ai privati? Ma come può accadere una cosa del genere?
Tutto si può vendere, appaltare, affidare. Non è stato salvato niente nemmeno del ruolo regolatore del servizio pubblico dopo che il centro sinistra ha definito la sanità privata pubblica come gatto nero e quella privata come gatto bianco. L’importante è che mangino il topo. Purtroppo il topo siamo noi.
La Riforma Sanitaria del 1978 fu seguita dalla Legge 194 sull’interruzione di gravidanza e dall’apertura di consultori sui territori. Cosa ha significato per le donne? E che sta accadendo invece oggi?
Quelle leggi dovevano fornire un’assistenza alle donne uniforme sul territorio, partecipata, equa. Le donne avevano diritti a riunirsi nei Consultori, cosa che nella Regione Lazio, a guida centrosinistra, è notizia recente, è stata proibita dai dirigenti della Asl Roma B, e discutere la programmazione delle iniziative e delle cure con gli operatori. La Legge 194 è sotto attacco da parte della sanità religiosa, che, persa la battaglia frontale, ha scelto quella della conquista militare delle strutture sanitarie, in modo che restringendosi l’attività della sanità laica, i diritti delle donne vengano naturalmente a mancare per mancanza di luoghi in cui farli valere. Nel Lazio non esiste un’ecocardiografia a carico del servizio pubblico laico, tutta la diagnostica prenatale sulle malformazioni passa attraverso il Bambino Gesù, che ha fra le sue mission quella di cercare di impedire gli aborti terapeutici anche dei feti incompatibili con la vita. Non a caso sta attrezzando un hospice per bambini, dove mandare a morire questi bambini destinati a una vita così breve da rendere drammatico e impossibile anche portarli a casa. E per reclamare i Charlie di tutto il mondo, dove mani pietose sospendono cure inutili a poveri corpi martoriati.
Il centro sinistra avrebbe dovuto sostenere la sanità laica pubblica per consentire alle donne, e anche alle coppie, in questo caso, di fare libere scelte. Invece molti Consultori non hanno le spirali, per esempio, si è lasciato che Lorenzin per soddisfare i farmacisti cattolici togliesse la contraccezione d’emergenza dalla lista dei farmaci che è obbligatorio tenere, abolisse le ultime due pillole contraccettive che il servizio sanitario rimborsava. Non solo non si vuole che le donne abortiscano, ma non si vuole nemmeno che possano difendersi da una gravidanza indesiderata. E’ un attacco misogino quasi paragonabile ai roghi delle streghe. Valentina Milluzzo è morta di setticemia a Catania e il ginecologo di guardia ha ritenuto plausibile dire, mentre moriva “Non la assisto perché sono obiettore e ci sono i battiti dei feti”. Io penso sempre che non ci rendiamo contro fino in fondo di quello che sta succedendo.
Infine ma non per importanza. Con alcuni contratti collettivi di categoria, viene introdotto il welfare aziendale. Molte prestazioni sanitarie saranno legate alla condizione di lavorativa. E’ un ritorno alle casse mutue o qualcosa di ancora più grave?
E’ l’attacco più grave al servizio sanitario nazionale. Le mutue integrative sottraggono soldi alla fiscalità generale, praticamente un colossale regalo alle assicurazioni e ai privati.
Fonte
Sono passati quaranta anni dalla Riforma sanitaria, una riforma che introduceva finalmente un sistema sanitario nazionale e che per anni ci è stata invidiata da mezzo mondo. Ma gli assalti selvaggi al welfare in nome dei tagli di spesa, della aziendalizzazione e delle privatizzazioni, hanno duramente depotenziato questa realtà.
In un paese dove si celebrano anniversari di tutto, tutti si sono dimenticati dell'anniversario della Riforma Sanitaria, delle conquiste che aveva rappresentato e del passo in avanti che ha consentito al paese sul piano del diritto salute come diritto universale.
Ne abbiamo parlato con Elisabetta Canitano, donna, medico, femminista e che a marzo del 2018 aveva accettato di candidarsi come presidente alla Regione Lazio per Potere al Popolo, portandosi dietro e dentro tutta la sua esperienza, conoscenza e coerenza.
Una coerenza che l’aveva vista uscire sbattendo la porta da una comoda posizione dentro la Commissione sanità della Regione Lazio. Quello che vedeva e che sentiva a Elisabetta Canitano non piaceva affatto e non ha mai esita a denunciarlo in ogni assemblea o iniziativa in cui ci siamo incontrati.
Siamo nel quarantesimo anniversario della “Riforma Sanitaria del 1978”. Un evento passato completamente sotto silenzio o inosservato. E’ ancora così ingombrante quella riforma che ha segnato un epoca?
E’ ingombrante perchè ci ricorda che a un certo punto della storia di questo paese si era deciso di garantire cure gratuite, efficaci ed efficienti a tutti i cittadini, per il fatto di essere persone e non in base a censo, posizione lavorativa o altro. La fiscalità generale avrebbe garantito un gettito che, redistribuito sulle necessità sanitarie avrebbe fatto sì che i più abbienti, versando maggiori contributi, avrebbero garantito cure adeguate anche a chi di contributi non ne versava affatto, perché senza lavoro, o ne versava pochi a causa di lavori stagionali o occasionali. E’ un periodo in cui l’Italia fa dei passi avanti nel riconoscimento alle persone di titolarità di diritti, il periodo dell’istituzione del divorzio, la libertà di separarsi se non si va più d’accordo (prima c’era solo l’annullamento della Sacra Rota, regolarmente perseguito da molti politicidemocristiani e costosissimo), la riforma del diritto di famiglia, con l’uguaglianza dei coniugi, mentre prima la patria potestà prevaleva, l’istituzione dell’aborto libero e gratuito con la simultanea abolizione del Codice Rocco d’epoca fascista che vietava anche la contraccezione come delitto contro la stirpe italica. L’Italia esce dalla sudditanza alla Chiesa cattolica a cui l’aveva riportata il fascismo, dopo la parentesi risorgimentale e del periodo Umbertino, e cerca di avviarsi a essere un paese moderno. La sua resistenza è fortissima, ma inutile. Il conservatorismo rispetto alla condizione della donna, la sua partecipazione alla gestione della sanità e della scuola con alti profitti la rendono naturale ostacolo al progresso di questo paese come in tutta la nostra storia.
La riforma sanitaria del 1978 abolì le casse mutue di categoria e unificò il sistema sanitario nazionale dandogli un carattere universale. Quaranta anni dopo come stiamo messi?
La medicina è probabilmente il business mondiale più importante, ed è destinato a crescere. Appetiti economici incalcolabili premono alle porte dei servizi sanitari nazionali, e tentano di incanalare flussi di denaro sempre maggiori verso il profitto, con la scusa delle cure.
Quando vedi sotto il manifesto di un’assicurazione privata il simbolo dei tre sindacati confederali vuol dire solo che nessuno rinuncia a una fetta di questa torta.
Le varie leggi successive, tranne i tentativi falliti di Rosy Bindi, aggredita da tutti i soggetti interessati, e invece è stato il miglior ministro della salute che abbiamo mai avuto, danno il colpo di grazia al Servizio sanitario nazionale.
La defiscalizzazione degli oneri sanitari per le aziende, (se garantisci cure private ai tuoi lavoratori è come se pagassi le tasse) sottrae alla gestione pubblica della salute proprio quel contributo dalla fiscalità generale che doveva tenere in piedi il sistema. Il Servizio sanitario nazionale diventa sistema quando si stabilisce che tutti concorrono alle cure, purché corrano abbastanza in fretta.
Il valore scientifico di quello che viene fatto, la cosiddetta appropriatezza, cure giuste, validate nei lavori internazionali, il criterio introdotto da Rosy Bindi nel 1999, viene totalmente disatteso.
Quindi, poichè siamo in Italia, ovviamente ne approfitta il Vaticano, che apre nuovi ospedali in Italia con un marketing così aggressivo da mettere in difficoltà anche servizi pubblici efficaci ed efficienti, vedi Brescia e la Poliambulanza, spacciata come Polieccellenza, che mette in difficoltà l’Ospedale Civile.
Spacciata... certo, senza nulla togliere a Medici e a Professionisti che lavorano in quegli ospedali spesso con competenza, la sanità religiosa è autoreferenziale, si racconta quello che le fa comodo, è ipermedicalizzante, e si ritiene al di sopra delle Leggi dello Stato italiano, pur consumandone le risorse. Sul piano medico per esempio le gravidanze vengono seguite con pletore di esami dichiarati inutili dalla comunità scientifica internazionale ma che essi stessi prescrivono gratuitamente a carico del Servizio sanitario pubblico senza che nessuno controllo. Con buona pace delle Ostetriche che dovrebbero seguire con tanto di ricettario le gravidanze fisiologiche ma che vengono tacitate per esempio nel Lazio, con alcuni contentini sul parto a domicilio nella libera professione. Fanno parte del Sistema anche loro. Dovrebbero assumere Ostetriche nei consultori familiari per seguire le gravidanze, ma il blocco del turn over che impedisce di assumere dipendenti e invece consente di acquistare beni e servizi, con dentro i lavoratori trasformati in merce, di fatto fa morire di stenti il servizio sanitario nazionale e le sue attività. Per questo Zingaretti chiude Acqualuce, la Casa pubblica del parto in acqua... via via l’eccellenza del pubblico.
Ma anche sul piano dei diritti civili non va meglio. Ad esempio la dichiarazione del Policlinico Gemelli che non applicheranno disposizioni per il fine vita che siano in contrasto con la religione cattolica, quella del Bambino Gesù che si rifiuta di dire come spende i nostri soldi, con la motivazione che sono extraterritoriali, la pressione del Campus biomedico perché i proprio dipendenti non divorzino, ma chiedano l’annullamento rotale mettono in crisi proprio il rispetto di quei diritti civili su cui il centro-sinistra ha cercato di costruire il consenso.
Per quello che riguarda le prestazioni sanitarie, quindi, ognuno dei privati accreditati, convenzionati, classificati fa un po’ come gli pare, tanto la Regione rimborsa senza battere ciglio, mentre tratta con pugno di ferro i propri dipendenti, sui quali ha costruito il pareggio di bilancio, (che neanche ha portato a termine, invece, così come non è vero che garantisce i livelli essenziali di assistenza, ma trucca le carte per affermarlo), togliendogli qualunque possibilità di ricevere il gradimento dei cittadini.
Il Vaticano, dicevamo ma anche ovviamente l’Opus dei, che apre una faraonica Università nel Lazio, puntualmente foraggiata e incoraggiata da governi regionali di centro-sinistra, da Augusto Battaglia a Nicola Zingaretti. Comunione e Liberazione, con la Compagnia delle opere.
La Caritas, che riceve finanziamenti sempre crescenti e utilizza anch’essa i ricettari regionali con scarsi o nessun controllo.
Le multinazionali, come la Synlab, con sede in Austria, un miliardo e mezzo di fatturato nel 2015, che sta acquistando i laboratori convenzionati italiani, e che propone la mappatura genetica dei rischi di malattie in modo da ridurre la popolazione in schiavitù con la paura di ammalarsi.
Il gruppo Villa Maria con sede a Ravenna che acquista ospedali classificati. La Fondazione Roma che gestisce Università ormai semipubbliche con una discreta opacità sulle proprie attività. Altre ed eventuali che sorgono in continuazione.
La trasformazione della sanità in fonte di profitto per privati e privati religiosi con il suo ridurre i costi all’osso senza controllo di qualità nè etica che non sia quella del guadagno mette a rischio la vita delle persone.
In Irlanda a causa dell’affidamento della lettura dei pap test a una multinazionale americana (le immagini volano per il mondo, è questa la medicina globalizzata che trasforma le diagnosi in merci) muoiono delle donne. L’algoritmo della macchina che leggeva i vetrini non riconosceva bene le cellule cancerose anomale. Con il piccolo particolare che sono vent’anni che la sappiamo questa cosa. Davvero. Ma far rileggere i vetrini uno per uno da citologi esperti abbassa i ricavi e quindi pazienza se le donne irlandesi sono morte di una malattia che sappiamo prevenire.
La regionalizzazione della sanità per un verso fu una conquista, ma i colpi di clava successivi – penso al federalismo – hanno riprodotto asimmetrie e disuguaglianze profonde nei servizi alla salute tra le varie regioni. Cosa è successo?
Beh in questo clima del si curi chi può, e si arricchisca chi è capace, ovviamente la funzione centralizzata del Ministero della salute è venuta progressivamente a mancare, e la sanità pubblica, intendendo come pubblico chiunque riesca a prendere soldi dallo Stato, ha preso la forma della Regione in cui veniva praticata. Nel Lazio è affidata allo Stato della Chiesa con punte anche per l’Ospedale Israelitico. Nella Lombardia a Comunione e Liberazione. In Calabria alla disorganizzazione generalizzata.
In Emilia Romagna al sistema delle Coop, e a Unisalute, con la presenza del Gruppo Villa Maria, che acquista ospedali in tutta Italia. In Sardegna apre un grandissimo Ospedale del Vaticano con la collaborazione del Qatar e dello Stato italiano. Ognuno, come in condominio litigioso, ha le sue regole personali a seconda di chi deve fare profitto sui cittadini. L’Emilia Romagna ha abolito anche quella regola che diceva che si appalta solo a chi ha lavoratori regolarmente dipendenti. D’altra parte in Emilia Romagna nessuno va più a votare. Chiediamoci perché.
Hai letto che in Liguria la Regione sta vendendo due ospedali pubblici ai privati? Ma come può accadere una cosa del genere?
Tutto si può vendere, appaltare, affidare. Non è stato salvato niente nemmeno del ruolo regolatore del servizio pubblico dopo che il centro sinistra ha definito la sanità privata pubblica come gatto nero e quella privata come gatto bianco. L’importante è che mangino il topo. Purtroppo il topo siamo noi.
La Riforma Sanitaria del 1978 fu seguita dalla Legge 194 sull’interruzione di gravidanza e dall’apertura di consultori sui territori. Cosa ha significato per le donne? E che sta accadendo invece oggi?
Quelle leggi dovevano fornire un’assistenza alle donne uniforme sul territorio, partecipata, equa. Le donne avevano diritti a riunirsi nei Consultori, cosa che nella Regione Lazio, a guida centrosinistra, è notizia recente, è stata proibita dai dirigenti della Asl Roma B, e discutere la programmazione delle iniziative e delle cure con gli operatori. La Legge 194 è sotto attacco da parte della sanità religiosa, che, persa la battaglia frontale, ha scelto quella della conquista militare delle strutture sanitarie, in modo che restringendosi l’attività della sanità laica, i diritti delle donne vengano naturalmente a mancare per mancanza di luoghi in cui farli valere. Nel Lazio non esiste un’ecocardiografia a carico del servizio pubblico laico, tutta la diagnostica prenatale sulle malformazioni passa attraverso il Bambino Gesù, che ha fra le sue mission quella di cercare di impedire gli aborti terapeutici anche dei feti incompatibili con la vita. Non a caso sta attrezzando un hospice per bambini, dove mandare a morire questi bambini destinati a una vita così breve da rendere drammatico e impossibile anche portarli a casa. E per reclamare i Charlie di tutto il mondo, dove mani pietose sospendono cure inutili a poveri corpi martoriati.
Il centro sinistra avrebbe dovuto sostenere la sanità laica pubblica per consentire alle donne, e anche alle coppie, in questo caso, di fare libere scelte. Invece molti Consultori non hanno le spirali, per esempio, si è lasciato che Lorenzin per soddisfare i farmacisti cattolici togliesse la contraccezione d’emergenza dalla lista dei farmaci che è obbligatorio tenere, abolisse le ultime due pillole contraccettive che il servizio sanitario rimborsava. Non solo non si vuole che le donne abortiscano, ma non si vuole nemmeno che possano difendersi da una gravidanza indesiderata. E’ un attacco misogino quasi paragonabile ai roghi delle streghe. Valentina Milluzzo è morta di setticemia a Catania e il ginecologo di guardia ha ritenuto plausibile dire, mentre moriva “Non la assisto perché sono obiettore e ci sono i battiti dei feti”. Io penso sempre che non ci rendiamo contro fino in fondo di quello che sta succedendo.
Infine ma non per importanza. Con alcuni contratti collettivi di categoria, viene introdotto il welfare aziendale. Molte prestazioni sanitarie saranno legate alla condizione di lavorativa. E’ un ritorno alle casse mutue o qualcosa di ancora più grave?
E’ l’attacco più grave al servizio sanitario nazionale. Le mutue integrative sottraggono soldi alla fiscalità generale, praticamente un colossale regalo alle assicurazioni e ai privati.
Fonte
03/03/2018
Elisabetta Canitano (PaP), l’intervista che non vedrete sul Corriere...
Pubblichiamo qui l’intervista integrale fatta dal Corriere della Sera a Elisabetta Canitano, candidata di Potere al Popolo come governatore della Regione Lazio. La versione “strizzata” appare stamattina sulle pagine locali del Corsera, che prima ha chiesto a cinque candidati di rispondere a cinque domande con larghezza di spazio (1.800 battute per ogni domanda), poi ha scelto di dare in integrale soltanto quella a Lombardi, Zingaretti, riducendo del 90% lo spazio riservato ad Elisabetta dentro un pastone in cui tutti spiccicano due parole a testa. In pratica, lo spazio di un tweet...
Pensiamo che questa versione – corredata da note e tabelle, per evitare ogni polemica “generica” – chiarisce molto bene perché il governo della Regione merita persone migliori di quelle che l’hanno governata finora (dalla destra e dalla pseudo-”sinistra”).
1. Qual è la sua strategia per il rilancio della sanità?
La sanità è diventata un super mercato in cui i cittadini si aggirano senza poter capire cosa, come e quando fare, con la mano in tasca, bombardati da super offerte, assicurazioni, case di cura convenzionate, sanità privata, mentre si è fatto scadere appositamente il gradimento della sanità pubblica per consentire al profitto di dominare le cure.
Occorre ristabilire un equilibrio, rifinanziare la sanità pubblica eliminando tutte le speculazioni, fornire le cure adeguate, permettendo a tutti di curarsi nei tempi giusti, senza attesa e sottraendo i cittadini che pagano o sono assicurati alle speculazioni della sanità che vuole fare profitto. Noi vogliamo una sanità competente, giusta, gratuita per tutti. Se i grandi padroni delle case di cura accreditate si possono permettere la Ferrari e invece nel Servizio pubblico veniamo incentivati a non lavorare per non spendere è evidente che non è vero che è solo un problema di fondi. E’ un piano preciso per garantire che alcuni, peraltro sempre più grandi gruppi internazionali, possano fare affari sulla salute delle persone. In quest’ottica conta solo il ritorno economico e i risultati di salute per i cittadini a breve e a lungo termine non valgono niente, motivo per cui si smette di fare la prevenzione per la salute sostituendola con esami diagnostici alla fine spesso anche di dubbia qualità.
Noi siamo per una sanità pagata con le tasse proporzionali, chi ha di più deve dare di più e quindi deve ricevere la stessa qualità, gratuita, di tutti. Una sanità sottratta a logiche di mercato. Laica, rispettosa del sentire delle persone che hanno bisogno di cure, che non imponga valutazioni legate a etiche che non siano quelle dei diritti delle persone all’autodeterminazione. Una sanità in cui i lavoratori abbiano stipendi adeguati e diritti costituzionali. Per se stessi e per i cittadini che hanno bisogno di loro.
2. Come pensa di affrontare il tema dell’emergenza abitativa?
Le case popolari sono poche. Dobbiamo garantire il diritto all’abitare, sia a coloro che hanno i requisiti per avere una casa popolare e sono in lista di attesa, sia a coloro che non hanno tali requisiti ma non hanno un reddito sufficiente per comprare o affittare una casa. Non dobbiamo fare regali ai costruttori privati: essi spesso speculano raccogliendo fondi per le case popolari e poi lasciano le persone senza casa e senza soldi. È necessario bloccare immediatamente la vendita del patrimonio residenziale pubblico e incrementarlo. Come? Partendo dalle unità abitative pubbliche in disuso e in degrado: possiamo riqualificarle e avere così nuove abitazioni cui possano accedere i cittadini in lista di attesa. Riqualificare costa meno che costruire e non consuma suolo! L’articolo 26 comma 1 bis, legge 164/14 (Sblocca Italia) prevede esattamente il recupero di immobili a tale scopo. A tal fine possiamo usare parte dei 723 milioni1 del Fondo Sviluppo e Coesione (fondo interamente italiano programmato in sinergia con i Fondi UE) che la Regione Lazio ha a disposizione. I nostri obiettivi sono: vera gestione e manutenzione del patrimonio ERP regolarizzando gli inquilini con requisiti di permanenza e ridefinendo l’indennità di occupazione. Indicazione ai comuni di istituire un catasto ERP. Controllo sulle amministrazioni comunali per quanto riguarda le assegnazioni e gli alloggi vuoti. Censimento dei grandi patrimoni immobiliari residenziali privati non locati e invenduti per individuare locazioni in nero e unità immobiliari da requisire. Vigilanza sull’edilizia convenzionata e sul rispetto dei Piani di zona. Sottrarre ai privati il controllo e la gestione dell’ERP.
3. Qual è il suo programma per il lavoro e la crescita economica della Regione?
Per creare lavoro stabile e di qualità occorre investire. E per investire è necessario usare i soldi gestiti direttamente dalla Regione Lazio. Secondo Sergio Rizzo sul vostro giornale il 18 aprile 2017, e secondo Andrea Del Monaco nel libro Sud Colonia Tedesca, in un Italia in ritardo nella spesa dei Fondi UE, il Lazio nella spesa era al 18° posto sulle 20 regioni2. Se fossi eletta presidente, secondo i dati della Commissione Europea, troverei questa situazione sul ciclo 2014-2020. La regione Lazio ha speso: 1) solo il 6% dei 902 milioni del programma cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo (FSE)3; 2) solo l’8% dei 969 milioni del programma cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)4; 3) solo l’11 % degli 822 milioni del piano cofinanziato dal Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale (FEASR)5. Quindi, poiché la regione Lazio ha speso meno del 10% dei 2693 milioni della somma dei tre programmi, dobbiamo rafforzare la capacità amministrativa delle Autorità di Gestione dei programmi UE: la Commissione Europea lo chiese all’Italia nelle Osservazioni di marzo 20146. Nei futuri bandi, tramite fideiussioni, dobbiamo poter recuperare i fondi UE dati a imprese che delocalizzano. Nel contempo per sostenere i disoccupati e contrastare il lavoro nero dobbiamo rifinanziare la Legge Regionale n.4 del 2009 “Istituzione del reddito minimo garantito” e la Legge Regionale n.16 del 2007 per il contrasto del lavoro irregolare.
4. Come pensa di affrontare il tema dell’immigrazione?
E’ necessaria da una parte la revisione e il finanziamento per permettere l’attuazione della Legge in merito all’immigrazione del 2008 e dall’altra creare nuovi percorsi di accoglienza e inclusione per le nuove migrazioni composte soprattutto da richiedenti asilo e rifugiati. I diritti fondamentali (sanità, scuola, lavoro, servizi) devono essere garantiti a tutti. Garantire inclusione e servizi a tutti è un beneficio per tutti, non solo per i migranti. La soluzione degli SPRAR mitiga in parte la vita di chi arriva e ha prodotto anche risultati positivi, i centri emergenziali si militarizzano e non danno buoni risultati. Noi siamo per la chiusura del CPR di Ponte Galeria e per aprire dei tavoli con i comuni, per esempio pensando anche ai borghi abbandonati. Esperienze come quelle in Calabria, Riace, Badolato, Acquaformosa, Caulonia ne sono la testimonianza più lampante. Ma il discorso vale anche per tutti gli altri. Stiamo parlando di comuni di poche migliaia di abitanti, con centri storici pressoché disabitati, lasciati per anni all’incuria ed anche al degrado, che, grazie ai nuovi “cittadini”, hanno conosciuto una nuova fase di vita, dimostrando al contempo che può esserci un’alternativa alla gestione “segregante”, disumana, dei migranti attraverso i centri d’accoglienza. Per fare ciò la Regione dovrebbe usare parte dei 902 milioni del programma FSE: malgrado i Fondi UE non possano pagare contratti a tempo indeterminato, tuttavia la Regione può impiegare mediatori culturali e traduttori a tempo determinato. Oggi purtroppo questi lavoratori preziosi spesso lavorano con contratti super precari nelle cooperative appaltanti i servizi sociali.
5. Come pensa di promuovere l’innovazione e attrarre investimenti?
L’innovazione non deve ridursi all’incentivo alle aziende per sostituire la rete informatica aziendale. La regione deve finanziare chi investe in innovazione tramite la ricerca e trasferisce sul piano industriale i risultati della ricerca finanziata. Ecco un esempio. Nel 2008 Alessandro Sannino, professore di Ingegneria dei Materiali presso l’Università di Lecce, realizzò un idrogelo iperassorbente, un materiale in grado di assorbire un litro di acqua in un grammo di materiale secco completamente biodegradabile e biocompatibile. I pazienti dializzati possono, ingerendo l’idrogelo, far assorbire acqua dall’intestino per ridurre la quantità di liquido da eliminare durante la dialisi. E poiché i pazienti dialitici, lo 0,6% della popolazione italiana, incidono per il 6% sulla spesa sanitaria nazionale, è evidente il risparmio potenziale. Inoltre l’idrogelo può sostituire nei pannolini la parte assorbente che, attualmente costituita da prodotti non biodegradabili, aumenta la massa dei rifiuti. Infine l’idrogelo può essere usato per assorbire il percolato dei rifiuti e abbattere il quantitativo di sostanze tossiche rilasciate nell’atmosfera. Sannino, per continuare il suo studio con i fondi necessari, dovette vendere quote importanti dei risultati della sua ricerca a due società private. Una virtuosa regione Lazio individua il Sannino di turno, finanzia la ricerca per un brevetto pubblico dell’idrogelo, segue la sua industrializzazione dando un forte impulso all’industria farmaceutica locale; successivamente grazie all’uso del prodotto industrializzato, nella raccolta differenziata riduce la massa dei rifiuti, il loro percolato e le sostanze tossiche rilasciate, e, in campo sanitario riduce la spesa per i dializzati a parità di servizio; virtuosamente le risorse risparmiate possono essere spostate in altri capitoli di spesa sanitaria. Quindi, per innovare occorre sciogliere il nodo politico della programmazione: finanziare chi, per fare cosa.
Note
1 Patto per lo Sviluppo della Regione Lazio, http://www.governo.it/sites/governo.it/files/documenti/documenti/Approfondimenti/patti_sud/AccordoLazio.pdf
2 http://www.corriere.it/politica/17_aprile_18/spreco-fondi-ue-l-italia-coda-spesa-il-piano-2014-2020-a76ce4b8-23a1-11e7-9fca-ec0025fa502c.shtml
3 https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT05SFOP005
4 https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT16RFOP010
5 https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT06RDRP005
6 http://big.assets.huffingtonpost.com/Commissione.pdf
Fonte
Pensiamo che questa versione – corredata da note e tabelle, per evitare ogni polemica “generica” – chiarisce molto bene perché il governo della Regione merita persone migliori di quelle che l’hanno governata finora (dalla destra e dalla pseudo-”sinistra”).
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1. Qual è la sua strategia per il rilancio della sanità?
La sanità è diventata un super mercato in cui i cittadini si aggirano senza poter capire cosa, come e quando fare, con la mano in tasca, bombardati da super offerte, assicurazioni, case di cura convenzionate, sanità privata, mentre si è fatto scadere appositamente il gradimento della sanità pubblica per consentire al profitto di dominare le cure.
Occorre ristabilire un equilibrio, rifinanziare la sanità pubblica eliminando tutte le speculazioni, fornire le cure adeguate, permettendo a tutti di curarsi nei tempi giusti, senza attesa e sottraendo i cittadini che pagano o sono assicurati alle speculazioni della sanità che vuole fare profitto. Noi vogliamo una sanità competente, giusta, gratuita per tutti. Se i grandi padroni delle case di cura accreditate si possono permettere la Ferrari e invece nel Servizio pubblico veniamo incentivati a non lavorare per non spendere è evidente che non è vero che è solo un problema di fondi. E’ un piano preciso per garantire che alcuni, peraltro sempre più grandi gruppi internazionali, possano fare affari sulla salute delle persone. In quest’ottica conta solo il ritorno economico e i risultati di salute per i cittadini a breve e a lungo termine non valgono niente, motivo per cui si smette di fare la prevenzione per la salute sostituendola con esami diagnostici alla fine spesso anche di dubbia qualità.
Noi siamo per una sanità pagata con le tasse proporzionali, chi ha di più deve dare di più e quindi deve ricevere la stessa qualità, gratuita, di tutti. Una sanità sottratta a logiche di mercato. Laica, rispettosa del sentire delle persone che hanno bisogno di cure, che non imponga valutazioni legate a etiche che non siano quelle dei diritti delle persone all’autodeterminazione. Una sanità in cui i lavoratori abbiano stipendi adeguati e diritti costituzionali. Per se stessi e per i cittadini che hanno bisogno di loro.
2. Come pensa di affrontare il tema dell’emergenza abitativa?
Le case popolari sono poche. Dobbiamo garantire il diritto all’abitare, sia a coloro che hanno i requisiti per avere una casa popolare e sono in lista di attesa, sia a coloro che non hanno tali requisiti ma non hanno un reddito sufficiente per comprare o affittare una casa. Non dobbiamo fare regali ai costruttori privati: essi spesso speculano raccogliendo fondi per le case popolari e poi lasciano le persone senza casa e senza soldi. È necessario bloccare immediatamente la vendita del patrimonio residenziale pubblico e incrementarlo. Come? Partendo dalle unità abitative pubbliche in disuso e in degrado: possiamo riqualificarle e avere così nuove abitazioni cui possano accedere i cittadini in lista di attesa. Riqualificare costa meno che costruire e non consuma suolo! L’articolo 26 comma 1 bis, legge 164/14 (Sblocca Italia) prevede esattamente il recupero di immobili a tale scopo. A tal fine possiamo usare parte dei 723 milioni1 del Fondo Sviluppo e Coesione (fondo interamente italiano programmato in sinergia con i Fondi UE) che la Regione Lazio ha a disposizione. I nostri obiettivi sono: vera gestione e manutenzione del patrimonio ERP regolarizzando gli inquilini con requisiti di permanenza e ridefinendo l’indennità di occupazione. Indicazione ai comuni di istituire un catasto ERP. Controllo sulle amministrazioni comunali per quanto riguarda le assegnazioni e gli alloggi vuoti. Censimento dei grandi patrimoni immobiliari residenziali privati non locati e invenduti per individuare locazioni in nero e unità immobiliari da requisire. Vigilanza sull’edilizia convenzionata e sul rispetto dei Piani di zona. Sottrarre ai privati il controllo e la gestione dell’ERP.
3. Qual è il suo programma per il lavoro e la crescita economica della Regione?
Per creare lavoro stabile e di qualità occorre investire. E per investire è necessario usare i soldi gestiti direttamente dalla Regione Lazio. Secondo Sergio Rizzo sul vostro giornale il 18 aprile 2017, e secondo Andrea Del Monaco nel libro Sud Colonia Tedesca, in un Italia in ritardo nella spesa dei Fondi UE, il Lazio nella spesa era al 18° posto sulle 20 regioni2. Se fossi eletta presidente, secondo i dati della Commissione Europea, troverei questa situazione sul ciclo 2014-2020. La regione Lazio ha speso: 1) solo il 6% dei 902 milioni del programma cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo (FSE)3; 2) solo l’8% dei 969 milioni del programma cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)4; 3) solo l’11 % degli 822 milioni del piano cofinanziato dal Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale (FEASR)5. Quindi, poiché la regione Lazio ha speso meno del 10% dei 2693 milioni della somma dei tre programmi, dobbiamo rafforzare la capacità amministrativa delle Autorità di Gestione dei programmi UE: la Commissione Europea lo chiese all’Italia nelle Osservazioni di marzo 20146. Nei futuri bandi, tramite fideiussioni, dobbiamo poter recuperare i fondi UE dati a imprese che delocalizzano. Nel contempo per sostenere i disoccupati e contrastare il lavoro nero dobbiamo rifinanziare la Legge Regionale n.4 del 2009 “Istituzione del reddito minimo garantito” e la Legge Regionale n.16 del 2007 per il contrasto del lavoro irregolare.
4. Come pensa di affrontare il tema dell’immigrazione?
E’ necessaria da una parte la revisione e il finanziamento per permettere l’attuazione della Legge in merito all’immigrazione del 2008 e dall’altra creare nuovi percorsi di accoglienza e inclusione per le nuove migrazioni composte soprattutto da richiedenti asilo e rifugiati. I diritti fondamentali (sanità, scuola, lavoro, servizi) devono essere garantiti a tutti. Garantire inclusione e servizi a tutti è un beneficio per tutti, non solo per i migranti. La soluzione degli SPRAR mitiga in parte la vita di chi arriva e ha prodotto anche risultati positivi, i centri emergenziali si militarizzano e non danno buoni risultati. Noi siamo per la chiusura del CPR di Ponte Galeria e per aprire dei tavoli con i comuni, per esempio pensando anche ai borghi abbandonati. Esperienze come quelle in Calabria, Riace, Badolato, Acquaformosa, Caulonia ne sono la testimonianza più lampante. Ma il discorso vale anche per tutti gli altri. Stiamo parlando di comuni di poche migliaia di abitanti, con centri storici pressoché disabitati, lasciati per anni all’incuria ed anche al degrado, che, grazie ai nuovi “cittadini”, hanno conosciuto una nuova fase di vita, dimostrando al contempo che può esserci un’alternativa alla gestione “segregante”, disumana, dei migranti attraverso i centri d’accoglienza. Per fare ciò la Regione dovrebbe usare parte dei 902 milioni del programma FSE: malgrado i Fondi UE non possano pagare contratti a tempo indeterminato, tuttavia la Regione può impiegare mediatori culturali e traduttori a tempo determinato. Oggi purtroppo questi lavoratori preziosi spesso lavorano con contratti super precari nelle cooperative appaltanti i servizi sociali.
5. Come pensa di promuovere l’innovazione e attrarre investimenti?
L’innovazione non deve ridursi all’incentivo alle aziende per sostituire la rete informatica aziendale. La regione deve finanziare chi investe in innovazione tramite la ricerca e trasferisce sul piano industriale i risultati della ricerca finanziata. Ecco un esempio. Nel 2008 Alessandro Sannino, professore di Ingegneria dei Materiali presso l’Università di Lecce, realizzò un idrogelo iperassorbente, un materiale in grado di assorbire un litro di acqua in un grammo di materiale secco completamente biodegradabile e biocompatibile. I pazienti dializzati possono, ingerendo l’idrogelo, far assorbire acqua dall’intestino per ridurre la quantità di liquido da eliminare durante la dialisi. E poiché i pazienti dialitici, lo 0,6% della popolazione italiana, incidono per il 6% sulla spesa sanitaria nazionale, è evidente il risparmio potenziale. Inoltre l’idrogelo può sostituire nei pannolini la parte assorbente che, attualmente costituita da prodotti non biodegradabili, aumenta la massa dei rifiuti. Infine l’idrogelo può essere usato per assorbire il percolato dei rifiuti e abbattere il quantitativo di sostanze tossiche rilasciate nell’atmosfera. Sannino, per continuare il suo studio con i fondi necessari, dovette vendere quote importanti dei risultati della sua ricerca a due società private. Una virtuosa regione Lazio individua il Sannino di turno, finanzia la ricerca per un brevetto pubblico dell’idrogelo, segue la sua industrializzazione dando un forte impulso all’industria farmaceutica locale; successivamente grazie all’uso del prodotto industrializzato, nella raccolta differenziata riduce la massa dei rifiuti, il loro percolato e le sostanze tossiche rilasciate, e, in campo sanitario riduce la spesa per i dializzati a parità di servizio; virtuosamente le risorse risparmiate possono essere spostate in altri capitoli di spesa sanitaria. Quindi, per innovare occorre sciogliere il nodo politico della programmazione: finanziare chi, per fare cosa.
Note
1 Patto per lo Sviluppo della Regione Lazio, http://www.governo.it/sites/governo.it/files/documenti/documenti/Approfondimenti/patti_sud/AccordoLazio.pdf
2 http://www.corriere.it/politica/17_aprile_18/spreco-fondi-ue-l-italia-coda-spesa-il-piano-2014-2020-a76ce4b8-23a1-11e7-9fca-ec0025fa502c.shtml
3 https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT05SFOP005
4 https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT16RFOP010
5 https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT06RDRP005
6 http://big.assets.huffingtonpost.com/Commissione.pdf
Fonte
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