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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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02/04/2014

Parigi. Nuovo governo più "francese", meno "europeista"


Se non puoi battere il nemico, alleati con lui... O almeno adottane il programma e cerca di tirare avanti.

Sembra questa la lezione – piuttosto scontata, per come è ridotta la “sinistra di governo” all'interno dell'Unione Europea – tratta da Hollande all'indomani delle elezioni amministrative che ha fatto registrare un tracollo del Partito socialista e una crescita consistente sia dell'Ump orfano di Sarkozy, della destra lepenista e della “sinistra radicale” di Melenchon (non per caso ben poco nominato tra i “vincitori” del 23-30 marzo).

E se la prima fase del mandato di Hollande si era svolta all'insegna del “rispetto dei trattati Ue” e dell'austerità imposta dalla Troika, il “nuovo corso” si annuncia un tantino più conflittuale. O almeno ci proverà.

Il nuovo ministro francese dell'Economia è Arnaud Montebourg, considerato il profeta del “patriottismo economico”. Fu lui uno dei teorici del "no" nel referendum sulla Costituzione europea del 2005; e fu una vittoria ben poco rivendicata dai “socialisti” d'oltralpe, allora all'opposizione. Ma anche il nuovo presidente del consiglio, Manuel Valls, può vantare un curriculm assai simile. Un fautore dell'”ordine” e della mano dura all'interno del paese, ma anche un avversario del “rigore” della Troika per gli effetti negativi sull'economia (era ministro del “rilancio produttivo” e si scontrava spesso col defenestrato Ayrault). Sembra questo, del resto, l'identikit del “governante non succube di Bruxelles”: nazionalista, tendenzialmente destrorso anche se eletto “con la sinistra”.

Il compito di non spaventare troppo Berlino e Bruxelles è affidato a Michel Sapin, un noto “ortodosso” neoliberista in materia di risanamento del bilancio, a ministro delle Finanze. Equilibrismi complicati, perché all'atto pratico la Francia dovrà scegliere tra il mantenimento – costoso – dell'asse di ferro con Merkel e Weidmann, oppure scartare verso la leadership dei “Pigs”, sia pure con un segno sociale marcatamente di destra.

Basterà questo a rilanciare il Ps? È lecito dubitarne. Il percorso sembra piuttosto simile a quello dei governi italiani recenti, col passaggio dei poteri da un “funzionario” ortodosso come Enrico Letta a un “populista di governo” come Renzi. Ci si può dunque attendere un tentativo di costruire alleanze un po' più attente a “riequilibrare” il predominio tedesco, a offrire una sponda più sensibile alle esigenze statunitensi (sia in materia economica che militare), ma senza affatto lacerare il tessuto ferreo della costruenda Unione Europea.

Insomma: “dare l'impressione di un cambiamento”. Ma solo quella.

Fonte

24/03/2014

Francia: debacle socialista, boom dell’estrema destra


Il risultato del voto amministrativo di ieri in Francia – si è votato per rinnovare i consigli municipali in quasi 37 mila comuni – è stato uno choc per il governo del ‘socialista’ Hollande. Quasi ovunque il partito di governo è stato ampiamente ridimensionato nel voto locale che ha visto un vero e proprio boom dell’estrema destra, seppure in versione ripulita, guidata da Marine Le Pen. Una giornata, quella di ieri, caratterizzata anche da un buon risultato della destra dell’Ump e da un astensionismo record, mai registrato finora, che ha sfiorato il 37% (era stato il 33,5 nel 2008).

Per il partito socialista di François Hollande la sconfitta è secca, più forte ancora di quanto non fosse prevista.
In totale, secondo i risultati quasi definitivi annunciati dal ministro degli Interni Manuel Valls, la destra ha raccolto il 46,54% dei voti espressi, il centrosinistra solo il 37,74%, l'estrema destra il 4,65% (dato altissimo considerando che il FN si presentava solo in 600 comuni su quasi 37 mila) e l'estrema sinistra lo 0,58%.
L'Ump è in vantaggio tanto nella capitale Parigi che a Marsiglia. Nella capitale i sondaggi avevano dato facile vincitrice la Hidalgo, 54 anni, dal 2004 vicesindaco del socialista Delanoé, fedelissima di Hollande. E invece in testa è arrivata la snob e reazionaria Nathalie Kosciusko-Morizet, candidata della destra gollista. Vittoria del gollista Alain Juppé a Bordeaux già al primo turno, con circa il 60% dei consensi. A Lille, la socialista Martine Aubry è in testa con solo il 34% dei voti, mentre nel 2008 si era aggiudicata il 46%.
Occorrerà aspettare il ballottaggio tra due settimane per capire chi guiderà le due grandi città. Intanto però il Fronte Nazionale ha già conquistato al primo turno diverse importanti città del sud, fra le quali la catalana Perpignan, e poi Avignone, Forbach, Béziers, Fréjus, Tarascon. E il partito fascistoide è arrivato al ballottaggio, in prima o in seconda posizione, in 230 comuni sui 597 dove si presentava.
Marine Le Pen canta vittoria, e accentua i toni di una campagna elettorale nazionalista, xenofoba e antieuropea che potrebbe dare al Front National la prima posizione alle elezioni europee del 25 maggio. Nelle due settimane che mancano per il ballottaggio la Le Pen tenterà di convincere elettori non tradizionalmente affini all’estrema destra a votare per i suoi candidati contro quelli socialisti e dell’Ump, rompendo l’unità antifascista che caratterizza da sempre il secondo turno con la coalizione di tutti i partiti ‘costituzionali’ contro il Front, il cosiddetto ‘fronte repubblicano’.

Fonte

Eccoli qui in tutto il loro splendore i perniciosi effetti prodotti dall'integrazione europea: il pullulare dei fascisti a ogni angolo del continente.