Come non averci pensato prima. Nel marasma creato, sofferto e indefinibile del Sahel, sarebbe stato più agevole percorrere vie d’uscita forse decisive. Bastava domandare alla sabbia e avremmo ottenuto le relative risposte alle domande poste.
L’antica arte divinatoria, chiamata geomanzia, che interpretava i segni presenti sulla sabbia o sul terreno, è a tutt’oggi praticata nella zona a cavallo tra il Burkina Faso e il Niger. Lo specialista, l’esperto nella decodificazione dei segni, avrebbe potuto fornire indicazioni utili sul da farsi nel contesto delle drammatiche turbolenze della zona.
Tra attacchi quasi quotidiani ad opera dei gruppi armati terroristi, al banditismo, ai traffici di ogni tipo e all’ingrossarsi dei ranghi militari disposti ad intervenire nel Sahel, l’arte divinatoria sembra oltremodo necessaria. Difficile poter uscire dalla spirale di violenza che ha avviluppato alcune regioni del Sahel, seminando vittime, provocando la chiusura di migliaia di scuole e l‘esodo di centinaia di migliaia di persone, senza affidarsi alla saggezza ancestrale della sabbia.
Ci sarebbe da mettersi a scuola di segni, fatti con le dita sulla sabbia, a seconda delle domande insinuate, in modo da interpretare le cause e proporre le risposte convenienti al problema in questione. Provare a chiedere alla sabbia, distesa e spalmata sul terreno, poi disegnata da linee, punti e disegni, come sarà l’anno che verrà e magari gli anni seguenti.
La sabbia sa, custodisce, tramanda, inventa e infine offre percorsi alternativi di pensiero e di prassi a chi osa interrogarla e poi accoglie le sue risposte. Le mani del vate o specialista si muovono e articolano scritture di sabbia che solo lui e altri come lui sanno decifrare. Lui sa bene che, in fondo, tutto sta scritto sulla sabbia. Passato, presente e futuro sono tracce ricavate dalla sabbia che solo il tempo renderanno comprensibili agli attori della storia.
Il primo passo da compiere è dunque quello di fidarsi della saggezza della terra: sedersi, inginocchiarsi e dare il tempo necessario all’operazione di scrittura. Il primo tradimento è stato quello perpetrato contro la memoria degli antenati.
Una grave operazione di slegamento e separazione dalla linfa ancestrale è stata orchestrata ormai da decenni e questo ha reso il corpo sociale incapace di dare ragione alle nuove sfide della modernità. Sono apparsi nuovi poteri, religiosi politici ed economici, che hanno colmato il vuoto lasciato dall’abbandono dei tessuti umani e delle simbologie ereditate dalle culture. Conseguenze di ciò sono state le multiformi dittature che i nuovi poteri hanno creato e poi preteso garantire con mezzi adatti al fine.
L’economia e la politica si sono rapidamente armate, per le avventure coloniali prima e post coloniali dopo. La logica violenta non è affatto cambiata, solo sono mutate le armi e le divise degli eserciti con le rispettive bandiere al vento. I Programmi di Aggiustamento Strutturale, veri e propri smantellamenti dei tentativi maldestri di ridistribuzione del potere, hanno contribuito a dare forme locali al sistema di predazione globale. Finché il mostro neoliberale della trasformazione in merce di ogni realtà utile ha mostrato la sua ferocia e implacabilità.
I gruppi armati terroristi non sono altro che lo specchio, appena deformato, della stessa immagine e logica da mercanti. L’ascolto della sabbia, al suo silenzioso grido e alla sua fragile saggezza è il cammino.
La sabbia confesserebbe ciò che nessuno vuole più sentirsi dire. Che la salvezza non verrà né dai droni armati, né da sofisticate strategie militari delle quali più nessuno si fida. Le viscere della terra sono state violate, scavate, espropriate e rese infine sterili.
I disegnatori di sabbia l’avevano predetto nelle loro geomantiche profezie e non sono stati creduti. Avevano intravisto la sciagura che si stava abbattendo sul mondo quando il sangue e il sudore si erano mescolati per farne degli schiavi. Chi si ribellava a questo destino e per questo cercava di andare altrove veniva inseguito, perseguitato e infine detenuto finché non avesse cambiato idea e tornasse sconfitto.
La sabbia confessava che tutto, proprio tutto e soprattutto gli umani sono da lei generati e che, un giorno già scritto, capiranno. Fu la dimenticanza di questa comune origine e dello stesso destino che ha generato la grande alienazione di cui si registrano oggi le nefaste conseguenze. La sabbia sa perdonare e abbracciare le sue creature quando tornano a lei.
Niamey
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/12/2019
29/07/2019
Ciò che mi manca. Assenze non programmate dal Sahel
Partivo e già cominciavano a mancarmi. Neppure entrato nel nuovo aeroporto di Niamey che iniziavo a sentirne la mancanza.
Il poliziotto che mi aveva lasciato entrare nell’atrio della nuova aerostazione solo perché l’aereo che attendevo era in ritardo. Mi ha chiesto se mi ricordavo di lui e gli ho detto di sì, perché era rimasto colpito dall’orologio tascabile di quelli antichi che solo aveva visto nei film. Gli ho promesso che, se possibile, gliene avrei portato uno al ritorno.
Poi, una volta nel piano superiore, l’altro poliziotto che controllava i documenti mi ha giustamente fatto osservare che il mio permesso di soggiorno era scaduto da sette mesi. Alla mia promessa di farlo rinnovare in tempo prima del ritorno in Niger mi ha lasciato passare senza nulla chiedere in cambio.
In aereo, poi, ero accanto ad un giovane eritreo che, con altri cinquanta come lui, stavano viaggiando per la Francia, dopo aver passato otto mesi a Niamey. Evacuati dalla Libia erano rimasti in paziente attesa di un Paese che li avrebbe accolti come rifugiati per rifarsi una vita.
Seduti accanto in aereo abbiamo fatto entrambi il segno della croce prima di mangiare quanto la compagnia Air France ci ha messo a disposizione per la cena col menu a scelta. Ha preso una coca e mi ha mostrato la sua croce di legno dicendo che lui era cristiano. Al momento di separarci ha ritirato la mia borsa che si trovava nel portabagagli in alto rispetto al sedile 23 J del volo AF 0339, con destinazione Parigi Charles de Gaulle.
Mi mancava la confusione all’uscita dell’aeroporto. Le mani che insistono per prendere e poi portare i bagagli fino all’auto. In genere, giusto quando tutto sembra pronto, spunta un’altra mano per aiutare a mettere la valigia nel portabagagli. La difesa dell’occupazione passa anche da queste semplici operazioni di moltiplicazione.
E poi mancano i semafori che non funzionano, i vigili che parlano in continuazione al cellulare e poi salutano gli autisti che passano. Mi manca financo la signora sordomuta che chiede un ‘aiuto per l’amore di dio’ alla rotonda che si affaccia al Palazzetto dello Sport di Niamey. La stessa che, dimenticando di essere muta, fa le rimostranze se quanto offerto non è all’altezza delle sue aspettative. Il tutto dopo l’ordinanza che vieta la mendicanza a partire dal primo maggio di quest’anno.
Ma è passato il peggio, il grande ‘summit dei capi di stato’, che ha lasciato come eredità nuove strade, alberghi cinque stelle e l’accordo ratificato sul libero commercio per il continente africano che mai entrerà in vigore.
Mi mancano i bambini che sanno e possono ancora giocare sulle strade spingendo i copertoni delle moto fingendosi al gran premio. La gente che, non conoscendosi, saluta sulla strada e, con aria di complicità, accelera il passo se si annuncia la pioggia.
Mi mancano i dromedari che passano accanto alle macchine senza fare rumore e gli asini che, da veri signori della strada, cercano di rimanere fedeli alla corsia preferenziale a loro riservata. Mancano gli appelli alla preghiera che ritmano il tempo di ogni giorno.
Mi manca soprattutto lei. Seducente senza volerlo e onnipresente in tutte le circostanze. Protagonista indiscussa della vita sociale: la politica internazionale, l’economia e il governo attuale.
Mi manca lei, la sabbia che si corica languidamente sulle strade e passa la notte coi pochi clienti che spariscono prima dell’alba, quando arriveranno i pulitori coi giubbetti verdi a spostarla da un’altra parte. Senza fissa dimora, forte della sua debolezza, si infiltra ovunque e tutto riveste del suo manto volutamente trascurato.
Mi manca la sua precarietà, il suo senso delle proporzioni, la capacità di assunzione dei suoi limiti e la sua sconcertante umiltà. Passeranno i cieli e la terra, i cantieri che rinnovano la città, i regimi militari e le repubbliche marinare, passeranno gli eserciti e i capitani di ventura, passeranno i condottieri e i temibili pirati della nave di sabbia, passeranno le epopee, gli avventurieri e i grandi commercianti di schiavi, i predicatori e i dittatori. Passeranno tutti senza fermarsi.
Rimarrà solo lei, la sabbia, per costruire castelli senza porte.
Casarza Ligure, luglio 2019
Fonte
Il poliziotto che mi aveva lasciato entrare nell’atrio della nuova aerostazione solo perché l’aereo che attendevo era in ritardo. Mi ha chiesto se mi ricordavo di lui e gli ho detto di sì, perché era rimasto colpito dall’orologio tascabile di quelli antichi che solo aveva visto nei film. Gli ho promesso che, se possibile, gliene avrei portato uno al ritorno.
Poi, una volta nel piano superiore, l’altro poliziotto che controllava i documenti mi ha giustamente fatto osservare che il mio permesso di soggiorno era scaduto da sette mesi. Alla mia promessa di farlo rinnovare in tempo prima del ritorno in Niger mi ha lasciato passare senza nulla chiedere in cambio.
In aereo, poi, ero accanto ad un giovane eritreo che, con altri cinquanta come lui, stavano viaggiando per la Francia, dopo aver passato otto mesi a Niamey. Evacuati dalla Libia erano rimasti in paziente attesa di un Paese che li avrebbe accolti come rifugiati per rifarsi una vita.
Seduti accanto in aereo abbiamo fatto entrambi il segno della croce prima di mangiare quanto la compagnia Air France ci ha messo a disposizione per la cena col menu a scelta. Ha preso una coca e mi ha mostrato la sua croce di legno dicendo che lui era cristiano. Al momento di separarci ha ritirato la mia borsa che si trovava nel portabagagli in alto rispetto al sedile 23 J del volo AF 0339, con destinazione Parigi Charles de Gaulle.
Mi mancava la confusione all’uscita dell’aeroporto. Le mani che insistono per prendere e poi portare i bagagli fino all’auto. In genere, giusto quando tutto sembra pronto, spunta un’altra mano per aiutare a mettere la valigia nel portabagagli. La difesa dell’occupazione passa anche da queste semplici operazioni di moltiplicazione.
E poi mancano i semafori che non funzionano, i vigili che parlano in continuazione al cellulare e poi salutano gli autisti che passano. Mi manca financo la signora sordomuta che chiede un ‘aiuto per l’amore di dio’ alla rotonda che si affaccia al Palazzetto dello Sport di Niamey. La stessa che, dimenticando di essere muta, fa le rimostranze se quanto offerto non è all’altezza delle sue aspettative. Il tutto dopo l’ordinanza che vieta la mendicanza a partire dal primo maggio di quest’anno.
Ma è passato il peggio, il grande ‘summit dei capi di stato’, che ha lasciato come eredità nuove strade, alberghi cinque stelle e l’accordo ratificato sul libero commercio per il continente africano che mai entrerà in vigore.
Mi mancano i bambini che sanno e possono ancora giocare sulle strade spingendo i copertoni delle moto fingendosi al gran premio. La gente che, non conoscendosi, saluta sulla strada e, con aria di complicità, accelera il passo se si annuncia la pioggia.
Mi mancano i dromedari che passano accanto alle macchine senza fare rumore e gli asini che, da veri signori della strada, cercano di rimanere fedeli alla corsia preferenziale a loro riservata. Mancano gli appelli alla preghiera che ritmano il tempo di ogni giorno.
Mi manca soprattutto lei. Seducente senza volerlo e onnipresente in tutte le circostanze. Protagonista indiscussa della vita sociale: la politica internazionale, l’economia e il governo attuale.
Mi manca lei, la sabbia che si corica languidamente sulle strade e passa la notte coi pochi clienti che spariscono prima dell’alba, quando arriveranno i pulitori coi giubbetti verdi a spostarla da un’altra parte. Senza fissa dimora, forte della sua debolezza, si infiltra ovunque e tutto riveste del suo manto volutamente trascurato.
Mi manca la sua precarietà, il suo senso delle proporzioni, la capacità di assunzione dei suoi limiti e la sua sconcertante umiltà. Passeranno i cieli e la terra, i cantieri che rinnovano la città, i regimi militari e le repubbliche marinare, passeranno gli eserciti e i capitani di ventura, passeranno i condottieri e i temibili pirati della nave di sabbia, passeranno le epopee, gli avventurieri e i grandi commercianti di schiavi, i predicatori e i dittatori. Passeranno tutti senza fermarsi.
Rimarrà solo lei, la sabbia, per costruire castelli senza porte.
Casarza Ligure, luglio 2019
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