Mistero
risolto? Assolutamente no. La posizione francese, infatti, non fuga
ancora tutti i dubbi. Un centro specialistico svizzero nella città di
Losanna, che ha verificato i campioni biologici presi dagli affetti
personali di Arafat, continua a sostenere che sono stati registrati
“livelli anomali di polonio” – una tossina estremamente tossica.
La rete panaraba al-Jazeera, la prima a pubblicare i dati dello studio
svizzero nel luglio del 2012, sostenne che da quanto era stato rilevato,
il rais palestinese era stato avvelenato con materiale radioattivo.
Tesi al momento mai confermata non solo dai francesi e russi, ma anche
dagli stessi svizzeri che non parlano esplicitamente di avvelenamento
causato da polonio.
Il
polonio 210 è balzato alle cronache nel 2006 quando un ufficiale
dell’intelligence russa, Alexander Litvinenko, fu assassinato a Londra
da una massiccia dose di isotopo radioattivo. Due agenti russi furono
ritenuti dalla polizia britannica responsabili dell’omicidio. Mosca,
tuttavia, ha sempre negato la loro estradizione.
Arafat è morto a 75 anni l’11 novembre 2004 all’ospedale Percy de Clamart (vicino a Parigi)
dove era stato trasferito alla fine di ottobre a causa di forti dolori
allo stomaco. Secondo Christian Estripeau, portavoce dell’ospedale
francese in cui è stato ricoverato, il leader palestinese è morto di
insufficienza multipla degli organi. Ma le sue parole non hanno mai
convinto la vedova di Arafat, Suha, che decise nel 2012 di
aprire una inchiesta presso il tribunale di Nanterre sostenendo la tesi
dell’assassinio di suo marito. Quell’anno la tomba a Ramallah
di “Abu Ammar” fu aperta per qualche ora permettendo a tre team di
ricercatori (francesi, svizzeri e russi) di prelevare 60 campioni
biologici dalla sua salma. Secondo molti palestinesi ad avvelenare il
loro leader è stato Israele con la complicità di alcuni uomini
dell’Autorità palestinese.
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