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05/03/2026

L’azione di Hezbollah incrina anche il fronte sciita in Libano

Il Libano è in una situazione senza precedenti. Dopo il lancio di razzi di Hezbollah, cui il regime sionista ha risposto con bombardamenti pesanti e un’incursione di terra, l’organizzazione sciita si trova in una situazione di isolamento politico totale. Infatti, quando il Consiglio dei ministri si è espresso sul provvedimento proposto dal Primo Ministro di rendere formalmente illegale l’attività dell'ala militare di Hezbollah, hanno votato a favore anche i Ministri di Amal, l’altro partito espressione della minoranza sciita.

Amal era rimasto l’unico alleato organico di Hezbollah, poiché dopo la caduta del regime baathista tutti agli altri principali partiti appartenenti alla coalizione “Alleanza 8 marzo” si erano sfilati, prima consentendo l’elezione dell’ostile Joseph Aoun alla Presidenza della Repubblica, poi allineandosi anch’essi alle pressioni interne ed internazionali volte ad imporre il disarmo dell’organizzazione.

In conseguenza della decisione assunta dall’esecutivo, il Primo Ministro Nawaf Salam ha dato due istruzioni all’esercito: battere ritirata di fronte all’invasore e adoperarsi per applicare il divieto relativo alle attività militari di Hezbollah.

Questa postura ha creato tensioni con il Capo di Stato Maggiore Rodolphe Haykal, il quale ha rimarcato che, come tutti sanno, non è possibile disarmare Hezbollah con la forza e non è conveniente costringere i soldati a porre in atto azioni che potrebbero fratturare al proprio interno l’esercito stesso e l’intero paese.

Ovviamente, gli atti di Nawaf Salam servono soltanto a mostrarsi più obbediente possibile nei confronti degli USA e a scaricare tutte le responsabilità sul malandato esercito.

Intanto, effettivamente la popolazione libanese è allo stremo. In particolare, la popolazione del sud sta vivendo, in scala minore, lo stesso destino della popolazione di Gaza, sballottata qua e là per il paese: sarebbero circa trentamila gli sfollati di quest’ennesima invasione, che in queste ore si affollano sul lungomare e al centro di Beirut.

Molti di loro avevano già conosciuto lo stesso destino nel 2024, durante la prima guerra su vasta scala fra Hezbollah ed Israele, conclusasi con il famoso cessate il fuoco del mese di novembre, che il regime sionista non ha mai rispettato: da allora ci sono state 500 vittime libanese a causa delle violazioni israeliane.

Ora si teme non possano più tornare nei loro villaggi: il portavoce dell’esercito invasore ha dichiarato che la manovra militare in atto è “un passo tattico per creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti del nord di Israele”, ovvero un tentativo di occupazione permanente.

È chiaro che questi piani non sono stati effettivamente provocati dal lancio di razzi di Hezbollah, ma erano in preparazione da tempo; ovviamente l’attuale governo libanese, che incolpa Hezbollah, non ha mosso alcun passo concreto per contrastarli. Ancora meno hanno fatto i “garanti internazionali” USA e Francia.

Tuttavia, anche molti sostenitori tradizionali della Resistenza si chiedono quale strategia ci sia dietro l’essersi fatti isolare politicamente e additare come colpevoli di aver riportato l’occupazione e la guerra aperta in Libano; il tutto per effettuare un lancio di razzi che non ha creato alcun danno al nemico.

Scrive, ad esempio, la giornalista di sinistra Rania Khalek: “...Molti sono arrabbiati e sconcertati sul perché Hezbollah abbia scelto questo momento per reagire. Esiste il diritto alla resistenza armata, certo. Ma c’è anche bisogno di una strategia. Qual è la strategia in questo caso? Israele è al suo apice con l’intera forza militare statunitense dislocata nella regione a sostenerlo. Gli israeliani hanno passato una settimana a minacciare di distruggere il Libano, comprese le sue infrastrutture civili, se Hezbollah fosse intervenuto in una guerra contro l’Iran; quindi, sapevano a quale costo... Nella dichiarazione in cui annunciavano l’attacco a Israele, Hezbollah ha affermato che lo scopo era vendicare l’assassinio del leader iraniano Ali Khamenei. Come osserva Nicolas Sawaya, l’immagine è pessima e non fa che alimentare la tesi sostenuta da molti secondo cui Hezbollah sarebbe un mero rappresentante dell’Iran... Spero che il mio scetticismo sia sbagliato. Spero che Hezbollah abbia un piano che non capisco per impedire un’occupazione israeliana del sud. Non riesco a capire come possano riuscirci nella loro situazione attuale, ma se stanno giocando a scacchi quadridimensionali, questo è troppo al di sopra delle mie possibilità, sono felice di ammettere che non ci sono riuscita”.

Fattivamente, essendosi ritirato a nord del Fiume Litani per ottemperare al cessate il fuoco di novembre 2024, Hezbollah non ha la possibilità fisica di contrastare un’occupazione permanente del sud del paese: può lanciare razzi da lontano, ma è difficile attraversare il fiume per effettuare azioni di guerriglia a contatto con gli invasori, i quali possono avanzare incontrastati nei confronti dell’esercito regolare in ritirata. Oltretutto, in mezzo c’è anche l’UNIFIL, che non sa cosa fare.

In definitiva, la compagine sciita sembra essersi unita agli sforzi iraniani di imporre costi strategici quanto più insostenibili è possibile in tutta la regione, senza curarsi di mantenere equilibri e rapporti con i vicini alleati o subalterni degli USA.

In tal modo sperano non solo di sventare il rischio esistenziale che attualmente corrono, ma anche di creare un clima tale da assicurarsi una fine delle ostilità più stabile rispetto alle precedenti aggressioni.

Questa strada, però, sta provocando uno scetticismo più o meno diffuso in Libano, che potrebbe precorrere all’erosione della stessa base sociale di Hezbollah.

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10/01/2025

Libano - Joseph Aoun è il nuovo presidente

Dopo oltre due anni senza presidente, il parlamento libanese ha eletto oggi capo di Stato il comandante delle forze armate Joseph Aoun, un generale che gode del sostegno degli Stati Uniti e che il movimento sciita Hezbollah e il partito Amal suo alleato, di fatto, hanno dovuto accettare dopo aver sostenuto per lungo tempo un altro candidato.

In un discorso alla Camera, Aoun, 60 anni, ha promesso di impegnarsi per garantire che lo Stato abbia il diritto esclusivo di detenere armi, suscitando inquietudine tra i deputati di Hezbollah che ha proprie forze militari. L’ala armata di Hezbollah è rimasta impegnata per oltre un anno in scontri lungo il confine con l’esercito israeliano prima del cessate il fuoco due mesi fa.

Il nuovo presidente ha promesso di ricostruire il Libano meridionale, Beirut e altre parti del paese distrutte da Israele, aggiungendo che sarà suo impegno impedire che dal suolo libanese siano lanciati attacchi contro lo Stato ebraico. “Oggi, inizia una nuova fase nella storia del Libano”, ha detto.

La sua elezione riflette i cambiamenti nell’equilibrio di potere in Libano e nel Medio Oriente dopo il 7 ottobre 2023 e le offensive militari condotte da Israele su vari fronti, oltre alla caduta il mese scorso del presidente siriano Bashar Assad, uno stretto alleato dell’Iran e di Hezbollah. Aoun ha svolto un ruolo chiave nell’accordo di cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, mediato da Washington e Parigi a novembre. I termini richiedono che l’esercito libanese si dispieghi nel Libano meridionale mentre le truppe israeliane e di Hezbollah dovranno ritirarsi.

Al primo turno Aoun non ha raggiunto gli 86 voti necessari, ma ha superato la soglia con 99 voti al secondo, dopo che i deputati di Hezbollah e di Amal lo hanno votato. Il parlamentare del movimento sciita Mohammed Raad ha spiegato che ritardando l’elezione di Aoun, il gruppo ha “inviato il messaggio che siamo sempre noi i custodi del consenso nazionale”.

L’elezione di Aoun è apparsa certa quando ieri il candidato di Hezbollah, Suleiman Frangieh, si è ritirato e ha dichiarato il suo sostegno al comandante dell’esercito. Una fonte vicina alla corte reale saudita ha dichiarato che gli inviati francesi, sauditi e statunitensi avevano detto al presidente del Parlamento Nabih Berri, alleato di Hezbollah, che l’assistenza finanziaria internazionale al Libano, compresa quella dell’Arabia Saudita, dipendeva dall’elezione di Aoun.

Il Libano, la cui economia è in grande difficoltà a causa del crollo finanziario del 2019, ha urgente bisogno di aiuti per la ricostruzione. Secondo le stime della Banca Mondiale la guerra è costata al Paese 8,5 miliardi di dollari. I titoli obbligazionari internazionali del Libano, in default dal 2020, hanno registrato un rialzo dopo l’annuncio del nuovo capo dello stato. Adesso Aoun avvierà le consultazioni per nominare un primo ministro musulmano sunnita che formi un nuovo governo.

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