Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/03/2022

Guerra in Ucraina. Mariupol assediata. Misterioso omicidio di un negoziatore di Kiev. Israele si candida a mediatore

Il fronte militare

La città sud orientale di Mariupol, il principale porto sul Mar d’Azov, è circondata dalle forze armate russe e da diverse ore è obiettivo di intensi bombardamenti.

Poco più a nord, a Volnovakha, cittadina nella regione di Donetsk, diversi cittadini hanno cercato di fuggire dopo nuovi bombardamenti. Queste due località avrebbero dovuto beneficiare ieri di corridoi umanitari per consentire l’evacuazione dei civili, ma la tregua concordata da Mosca e Kiev è durata circa una trentina di minuti, facendo di fatto fallire ogni procedura di evacuazione. Oggi secondo il rappresentante della milizia della Repubblica Popolare di Donetsk, Eduard Basurin, i corridoi umanitari dovrebbero essere nuovamente aperti e lo stesso consiglio comunale di Mariupol ha fatto sapere che alle 11 ora italiana si tenterà nuovamente di far evacuare la popolazione civile.

Il vice capo della milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) Eduard Basurin ha dichiarato che “In mattinata, i corridoi umanitari si apriranno di nuovo sia a Mariupol che a Volnovakha. Speriamo ancora che i comandanti ucraini che sono incaricati di difendere le località popolate ordinino ai loro subordinati di sbloccare l’uscita dalle località popolate in modo che i civili possano lasciare queste località popolate”.

Uno dei problemi che sta creando ostacoli ai corridoi umanitari è che in questa area (Mariupol e Donetsk) oltre alle forze armate ucraine è presente il battaglione Azov composto da neonazisti e con il quale ci sono molti conti in sospeso da regolare per le atrocità commesse. L’evacuazione dei civili lascerebbe i miliziani neonazisti senza la copertura dei civili e la resa dei conti con le milizie delle Repubbliche Popolari del Donbass diventerebbe inevitabile.

Secondo fonti di intelligence, citate dall’agenzia Nova, l’offensiva russa si va estendendo sulle città di Odessa e Mykolaiv. I media ucraini riportano da ieri che gli abitanti di Odessa temono un incombente assalto russo dal mare, un’operazione che sarebbe già stata tentata più volte utilizzando le unità anfibie. Per quanto concerne Mykolaiv, invece, la sua importanza è legata anche alla centrale nucleare di Yuzhnoukrainsk, situata a circa 120 chilometri dalla città costiera. Dotata di tre reattori Vver-1000 e una potenza installata di 2.850 megawatt, Yuzhnoukrainsk è la seconda principale centrale nucleare del Paese dopo Zaporizhzhia, già sotto il loro controllo dei militari russi da alcuni giorni.

A Kiev invece si vive in una fase di stallo, soprattutto perché il lungo convoglio di mezzi corazzati russi è fermo da giorni a decine di chilometri di distanza dalla città. I combattimenti proseguono nei sobborghi della capitale, in particolare nell’area nord occidentale, nei centri di Bucha e Irpin, cittadina situata nei pressi dello strategico aeroporto di Hostomel. A Kharkiv, la seconda città più grande del Paese, le esplosioni sono andate avanti per tutta la notte, e il Servizio di emergenza statale ucraino ha denunciato come la zona più colpita sia il quartiere nord orientale di Saltivka, un’area residenziale molto popolosa che si sta rapidamente svuotando nel tentativo di metterne in sicurezza i civili.

Sulla vicenda delle centrali nucleari ucraine occupate dalle truppe russe, da Mosca arriva una notizia che merita di essere verificata. Secondo l’agenzia russa Interfax, Kiev era vicina alla costruzione di una bomba nucleare basata sul plutonio: lo ha riferito una “fonte informata” all’agenzia russa Interfax. Secondo tale fonte, l’Ucraina stava lavorando alla produzione di proprie armi nucleari da oltre 20 anni. ”Per più di due decenni, implementando programmi sia nel campo nucleare che in quello della missilistica, l’Ucraina si stava costantemente muovendo verso la formazione di tutte le condizioni necessarie per creare le proprie armi nucleari”, ha detto la fonte a Interfax.

Il negoziatore ucraino ucciso. È giallo. Azione della “guerra sporca” o resa dei conti nella leadership di Kiev?

Sta diventando un imbarazzante giallo per le autorità ucraine l’omicidio di Denis Kireyev, uno dei negoziatori ucraini, ucciso con un colpo alla testa a Kiev. L’Ansa scrive che i media ucraini hanno riferito che sarebbe stato ucciso dai servizi segreti perchè scoperto a fare la spia per Mosca. In serata, un tweet del comando delle forze armate di Kiev ha ribaltato questa tesi: la loro versione è che questo banchiere fosse in realtà una spia ucraina, caduto mentre svolgeva compiti speciali. E che quindi il suo sacrificio “avvicinerà l’Ucraina alla vittoria”. Nessun cenno ai suoi killer.

L’agenzia russa Tass riporta così la notizia scrivendo che un membro della delegazione ucraina ai colloqui con la Russia, Denis Kireyev, è morto mentre svolgeva un “incarico speciale”, secondo quanto affermato dalla direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino.

“Tre ufficiali dell’intelligence, membri dello staff della direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino, sono stati uccisi mentre svolgevano incarichi speciali. Questi sono Dolya Alexey Ivanovich, Chibineev Valery Viktorovich, Kireyev Denis Borisovich”, ha affermato la direzione in una nota.

L’agenzia stampa ucraina Unian, che per prima aveva fornito importanti dettagli rivelando l’identità del morto e il modo in cui è stato ucciso, riferisce che “Kireyev è stato ucciso nel centro di Kiev. È stato giustiziato, colpito alla testa all’ingresso del tribunale di Pechersk”, scrive l’agenzia.

Un membro del parlamento ucraino, Alexander Dubinsky, ha dichiarato sabato che Kireyev è stato ucciso mentre era detenuto da ufficiali del servizio di sicurezza ucraini.

Secondo l’Ansa però basta scavare nella sua biografia per avere la conferma di quanto la storia recente dell’Ucraina sia piena di conflitti e contraddizioni. Denis Kireev ha infatti partecipato fisicamente al primo round negoziale tra Ucraina e Russia, quello che si è tenuto a Gomel, ma il suo nome non è mai comparso nella lista ufficiale della delegazione ucraina.

Secondo alcuni media russi si tratta di un gesto intimidatorio indirizzato ai negoziatori ucraini.

La sua presenza è dimostrata solo da alcune foto, in cui si vede che sta seduto al tavolo del colloquio, in fondo, l’unico in giacca e cravatta, non in uniforme militare.

Insomma, un giallo che fa capire bene il caos che regna all’interno dei vertici politico-militari e negli apparati di sicurezza ucraini.

Israele si propone come mediatrice del conflitto in Ucraina

Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha ricevuto ieri sera a Berlino il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, arrivato da Mosca dove ha incontrato il presidente russo, Vladimir Putin. Al centro del colloquio, durato circa 90 minuti, l’iniziativa diplomatica avviata ieri dal premier di Israele per tentare di trovare una soluzione alla crisi in corso in Ucraina.

Secondo la stampa israeliana, sarebbe stato proprio Zelensky a chiedere al premier israeliano di attivarsi per tentare una mediazione. Bennet, alcuni giorni fa aveva rivendicato come Israele disponga di uno status unico che le consente di parlare con Mosca e Kiev, dati i rapporti positivi con le due parti in conflitto. Bennet, terminata la lunga riunione con Putin, ha avuto dei colloqui telefonici con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e con il titolare dell’Eliseo, Emmanuel Macron. Al momento non risulta che Draghi sia stato consultato né sia previsto un incontro con il premier israeliano in giro per l’Europa. Si conferma così come il demone della guerra alla fine crei legittimità come negoziatore di pace anche a chi – come lo Stato Israele – ha accumulato uno sterminato dossier di violazioni del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi.

La guerra della comunicazione

A partire da oggi la Rai sospende i servizi giornalistici dei propri inviati e corrispondenti dalla Federazione Russa. La misura – fa sapere la Rai in una nota – si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese. Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa verranno per il momento fornite sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’Azienda in servizio “in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia”. In pratica nessuno fornirà notizie verificabili dalla Russia. La Rai e il governo italiano non hanno dunque tollerato il lavoro del corrispondente Marc Innaro da Mosca e non potendo rimuovere il giornalista – sarebbe stato clamoroso e irricevibile – hanno rimosso l’intera redazione. In compenso si sprecano le dichiarazioni sulla censura all’informazione in Russia (vera) applicando la censura sulle informazione “dalla Russia” (altrettanto vero). Anche le emittenti televisive tedesche “Ard” e “Zdf” hanno sospeso per il momento le loro attività negli studi di Mosca, in Russia. L’Europa quindi dovrà “fidarsi” solo della Cnn.

Gli attacchi di “Anonymus” alla Russia si sono rivelati poco efficaci

Tra il 24 e il 25 febbraio Anonymous aveva dichiarato “guerra informatica totale” a Putin. L’effetto è stato immediato. Da allora attacchi coordinati, lupi solitari e rivendicazioni su Twitter si sono moltiplicati. Il 26 febbraio, Anonymus ha colpito il sito del Cremlino e quello della Difesa di Mosca, di cui è stato diffuso parte del database; il due marzo c’è stato l’attacco al sito dell’agenzia spaziale russa, Roscosmos; sempre il due marzo Anonymus ha pubblicato documenti secondo cui l’attacco russo sarebbe stato deciso il 18 gennaio e una mappa piuttosto dettagliata dell’invasione; negli ultimi sette giorni ha reso irraggiungibili diverse testate giornalistiche russe e agenzie di stampa, rimesse in piedi e buttate giù di nuovo, così come diversi siti di colossi energetici russi, tra cui Gazprom e Lukoil.

Secondo l’agenzia Agi si è sempre trattato di attacchi di breve durata. I siti sono stati rimessi in piedi in qualche ora rendendo inefficaci gli attacchi di Anonymus.

Sul fronte ucraino invece la sera del 23 febbraio, poco prima che le prime truppe russe entrassero in territorio ucraino, ci sono stati circa 200 attacchi ai siti ufficiali di banche e istituzioni ucraine con centinaia di macchine infettate da virus in grado di “prendere i dati disponibili dai database”, ha twittato l’account ufficiale del gruppo Eset Research con base in Slovacchia.

Allo stesso tempo, la rete internet satellitare civile gestita dalla società statunitense Viasat, che copre il nord Europa (e che ha fornito le mappe satellitari sulle truppe russe, ndr), è stata vittima di “un attacco informatico con decine di migliaia di terminali resi inutilizzabili”.

Fonte

02/01/2017

Hackerato il sito del gruppo Bildeberg. Anonymus colpisce ancora

Un gruppo di hacker di Anonymous ha un messaggio per quei 120 – 150 “ricchi cazzoni dell’élite politica dominante dell’1%” che si riuniscono ogni anno in occasione della conferenza annuale nota come la “riunione del gruppo Bilderberg” e ha deciso di impadronirsi del sito web dell’organizzazione per condividere il suo messaggio con il mondo.

A quanto pare gli hacker, che fanno riferimento a se stessi come “Movimento Hackback,” sono stufi di quell’ “1% di cazzoni ricchi che dominano il mondo” sfruttando perennemente i più deboli in favore dei propri interessi privati, ​​e hanno dato loro esattamente 1 anno per rimediare al loro cattivo comportamento:
=== Messaggio per l’1% dei ricchi cazzoni dell’élite politica dominante ===

Non ci sono parole per esprimere il nostro disprezzo per voi e per il vostro comportamento dominante

Nessun essere umano deve ergersi al di sopra degli altri e dovrete impararlo

Cari membri del Bilderberg, a partire da ora (), ognuno di voi ha 1 anno (365 giorni) per lavorare veramente in favore degli esseri umani e non per i vostri interessi privati

Il messaggio prosegue con una minaccia, che ricorda molto il Progetto Mayhem, con la quale si avverte che il mancato rispetto delle loro richieste comporterà un hackeraggio implacabile di tutto il possibile, dalle “vostre costose automobili connesse” agli “smartwatch delle vostre escort favorite”:
In caso contrario, vi troveremo e accederemo ai vostri dati.

Rendetevi conto della situazione: noi controlliamo le vostre costose auto connesse, noi controlliamo i dispositivi di sicurezza di casa vostra, noi controlliamo il computer portatile di vostra figlia, abbiamo il controllo del cellulare di vostra moglie, registriamo i vostri incontri segreti, leggiamo le vostre e-mail, noi controlliamo lo smartwatch della vostra escort preferita, siamo dentro le vostre amate banche e prendiamo visione del vostro patrimonio.

Non sarete più al sicuro da nessuna parte se starete vicini all’elettricità.

Vi osserveremo, da ora in poi è arrivato il momento di lavorare per noi, l’umanità, il Popolo.
Abbiamo il sospetto che queste minacce siano veramente ben poco cordiali, per le abitudini dell’ “1% dei cazzoni più ricchi che dominano il mondo“.

Qui di seguito il messaggio completo pubblicato sul sito del Bildeberg (e la nostra traduzione):

=== Messaggio al Popolo ===

Sin dall’inizio dei tempi, gli esseri umani hanno a lungo dimenticato l’amore e la cura per il prossimo.
Nelle loro menti egoiste, incentrate su di sé, un gruppo di persone è riuscito a ottenere il Potere e ad abusarne contro i più deboli.
La storia si ripete.
Non c’è uguaglianza tra gli esseri umani su scala mondiale e i cosiddetti diritti umani non sono altro che un’illusione.
La globalizzazione e il sistema dell’ordine mondiale stanno favorendo questa situazione insostenibile, o che almeno è tale per coloro che hanno cura degli esseri umani. Oggi sta succedendo questo: i deboli soffrono, muoiono o vivono in povertà per servire interessi superiori.
L’élite al potere interpreta il ruolo dei grandi del mondo.
Questo ordine mondiale è condotto da gruppi che sono composti dall’1% più ricco dell’iper–élite e dai politici corrotti da loro autorizzati.
Non seguite la loro propaganda che nega questa situazione definendola una paranoia.
Il capitalismo liberale post guerra fredda ha fatto in modo di diffondere l’IDEA che $$$ uguale felicità e che dovrebbe essere l’obiettivo della vita per il 99%. Un obiettivo egoista.
Questo sistema, inoltre, ha stabilito il durevole dominio di questi gruppi.
Ci hanno detto “Dovete lavorare duro!” Loro non lo fanno, ereditano il potere dai loro genitori e da questi gruppi di “amici”.
Non vi è alcuna storia di successo, ci dispiace: il Top delle100 persone più ricche sarebbero forse ancora ricche se fossero nate in Africa da genitori poveri? No.
Questi gruppi e interessi sono guidati dall’idea diabolica che alcuni esseri umani (loro) sono superiori ad altri (voi).
L’attuale sistema li manterrà al potere, in buone posizioni e per un lungo periodo di tempo.
I vostri figli non hanno alcuna possibilità in confronto a loro. In qualunque scuola li mandiate.
ORA () è il tempo di cui avete bisogno per pensarci.
ORA () è il tempo di cui avete bisogno per mettere fine a tutto questo
Come avrete intuito questa è una lotta Impari
Il potere è nelle mani di questi gruppi
Ma non ogni speranza è perduta
Noi, il popolo libero, combatteremo per voi senza che ci venga chiesto
Ma abbiamo bisogno di qualcosa: vi preghiamo di sostenerci
Senza di voi, il pubblico, non possiamo fare nulla
Ascoltate i vostri cuori, osservate la situazione e fate il vostro dovere
Voi * POTETE * rendere il mondo un posto migliore.

=== Messaggio per l’1% dei ricchi cazzoni dell’élite politica dominante ===

Non ci sono parole per esprimere il nostro disprezzo per voi e per il vostro comportamento dominante.
Nessun essere umano deve ergersi al di sopra degli altri e dovrete impararlo
Cari membri del Bilderberg, a partire da ora (), ognuno di voi ha 1 anno (365 giorni) per lavorare veramente in favore degli esseri umani e non per i vostri interessi privati

Ogni argomento di cui discuterete o qualsiasi progetto che perseguirete nei vostri incontri super privati da ora in poi dovrebbero andare a vantaggio della popolazione del mondo e non di questo o quel gruppo di persone
Altrimenti, vi troveremo e accederemo ai vostri dati
Rendetevi conto della situazione: noi controlliamo le vostre costose auto connesse, noi controlliamo i dispositivi di sicurezza di casa vostra, noi controlliamo il computer portatile di vostra figlia, abbiamo il controllo del cellulare di vostra moglie.

Registriamo i vostri incontri segreti, leggiamo le vostre e-mail, noi controlliamo lo smartwatch della vostra escort preferita, siamo dentro le vostre amate banche e prendiamo visione del vostro patrimonio.

Non sarete più al sicuro da nessuna parte se starete vicini all’elettricità.

Vi osserveremo, da ora in poi è arrivato il momento di lavorare per Noi, l’Umanità, il Popolo.

======================Saluti==========================

Fonte

09/02/2015

Anonymous e la guerra all'Isis: "Noi la cura contro la vostra malattia"



Dopo i primi attacchi hacker realizzati dal gruppo di Anonymous a seguito del massacro a Charlie Hebdo, i pirati più famosi al mondo tornano a prendere di mira lo Stato Islamico. Dove – dicono – fa più male: nell’efficiente macchina della propaganda informatica, fiore all’occhiello di un gruppo che ha fatto del reclutamento di nuovi adepti all’estero una delle colonne portanti l’offensiva mediorientale.

Secondo i dati forniti da Anonymous nello scorso weekend, nella sola giornata di venerdì gli hacker hanno attaccato e spento decine di account su Facebook e Twitter usati dallo Stato Islamico per attirare nuovi membri. In un video pubblicato nei giorni scorsi gli hacker lanciano la nuova #OpIsis: “Noi musulmani, cristiani, ebrei, hackers, crackers, hacktivisti, agenti, spie, o semplicemente quelli della porta accanto, studenti, amministratori, operai, impiegati, disoccupati, ricchi e poveri […] vi daremo la caccia, spegneremo i vostri siti, account, email e vi colpiremo. Da questo momento, non avete luogo sicuro online. Sarete trattati come un virus, e noi siamo la cura. Internet è nostro”.

Difficile quantificare il numero di account riconducibili al califfato: nell’ordine di migliaia, secondo le intelligence globali. Solo su Twitter Anonymous ne ha individuati 900 (di cui alcuni con oltre 20mila follower), molti altri quelli attivi su Facebook e YouTube. Una rete che permette al califfato e ai suoi membri di comunicare su vasta scala. E quando gruppi hacker come Anonymous riescono a colpirli, in breve riescono ad aprire nuovi account e ad attirare i follower precedenti.

In ogni caso secondo il sito Counter Current News, l’attacco hacker contro l’Isis avrebbe distrutto mesi di lavoro di reclutamento della rete dello Stato Islamico. Anonymous, rete di hacker attivi in tutto il mondo, è noto per le campagne lanciate contro chi ritiene essere un oppressore: tre le campagne contro le istituzioni dello Stato di Israele. L’ultima risale al 7 aprile 2014.


Fonte

22/12/2014

Gli Usa si coprono di ridicolo sul film “The Interview”


Non era bastato Obama che dalla Casa Bianca era andato addirittura in televisione per accusare la Corea del Nord dell’hackeraggio contro la Sony relativa alla distribuzione del film “The Interview”. Già la costruzione di quell’accusa aveva fatto inarcare il sopracciglio a molti che ne vedevano l’evidente esagerazione. Gli stessi hacker responsabili dell'attacco alla Sony erano tornati alla carica e con un messaggio-video diffuso su YouTube avevano deriso l'Fbi: "Il risultato delle indagini è così eccellente che potreste aver visto cosa stavamo facendo con i vostri occhi. Ci congratuliamo. L'Fbi è la migliore al mondo. Siete degli idioti", avevano scritto gli hacker del gruppo i 'Guardiani della pace' utilizzando come icona quella dell'agente Smith dul film Matrix.  Ma poi ci ha pensato il collettivo Anonymus a dare il colpo di grazia ai residui di credibilità di Obama e dell’amministrazione statunitense (ed anche a quei giornali e giornalisti italiani che gli hanno dato credito). Potrebbe infatti essere Anonymous a 'distribuire' The Interview, il film che la Sony ha deciso di ritirare dopo le minacce da parte degli hacker. Il gruppo ha affermato in una serie di Tweet di essere pronto a fare un 'regalo di Natale' a tutti gli utenti del web. Nel messaggio Anonymous minaccia di entrare nei sistemi della major per rubare il film, che nessun circuito di cinema negli Usa ha voluto distribuire. "Non stiamo con nessuna delle due parti, vogliamo solo vedere il film - scrive il collettivo - ci siamo infiltrati nei vostri sistemi molto prima della Corea del Nord, e pensavamo che fosse un buon avvertimento per riparare le vostre falle".

Il film “The Interrview” è un cinepanettone natalizio che ha potuto usufruire di una pubblicità altrimenti inimmaginabile, inversamente proporzionale alla qualità del film. Il soggetto sono le disavventure di due giornalisti statunitensi che vanno in Corea del Nord per intervistarne il leader Kim Jong Un. Di fronte al film ma soprattutto alla strumentalizzazione da parte dell’amministrazione statunitense, la Corea del Nord ha reagito molto duramente anche avendo offerto agli Usa la propria collaborazione sulla vicenda. La Corea del Nord nega ogni responsabilità e, dopo aver offerto di collaborare con Washington per "individuare i veri responsabili", ha anche annunciato eventuali rappresaglie contro la Casa Bianca e altri obiettivi se gli Stati Uniti prenderanno misure nei suoi confronti. "L'esercito e il popolo della Corea del Nord sono pienamente preparati per un confronto con gli Usa, in tutte le zone di conflitto, compresi gli spazi di cyber-guerra, per far esplodere queste cittadelle", si legge in un comunicato della Commissione nazionale di difesa di Pyongyang, diffuso dall'agenzia Kcna.

Fonte

Certo che stiamo messi male se la geopolitica si gioca anche sulla monate alla De Sica - Boldi.

18/11/2014

Anonymous sbanca anche il Ku Klux Klan

Anche i razzisti suprematisti bianchi, ammiratori di Hitler ante litteram, non fanno più paura. Anzi: devono averne.

Anonymous ha rubato l'account twitter del Ku Klux Klan e ha postato una foto con un membro del gruppo razzista mentre viene linciato. L'iniziativa nasce come risposta al monito del Kkk di un minacciato "uso della forza" nei confronti dei manifestanti di Ferguson, in attesa della decisione del Gran giurì sull'incriminazione del poliziotto che sparò e uccise il 18enne nero Michael Brown.

Nei giorni scorsi, il Kkk ha minacciato - sotto la protezione dell'anonimato, anche se c'è certezza della presenza di numerosi agenti di polizia nelle sue file, naturalmente soltanto "bianchi" - il gruppo di attivisti. Poi ha anche distribuito via posta migliaia di volantini in un cui minaccia di usare "forza letale" contro i cittadini che prenderanno parte alle proteste che seguiranno alla decisione della corte. Evidentemente conoscono il verdetto ancora prima che sia emesso...

Il gruppo razzista mostra di essere assolutamente in linea con le indicazioni provenienti dall'amministrazione Usa, che tende a chiamare "terrorista" chiunque protesti o si opponga. Attraverso una raccomandazione scritta, infatti, richiama l’attenzione sui "terroristi mascherati da protestanti pacifici", arrivando ad autolegittimare l’uso della forza armata "a scopo di difesa", scartabellando nella legislazione dello Stato del Missouri.

La risposta di Anonymous non si è fatta attendere: il gruppo ha mandato "down" il sito dell'organizzazione razzista e l'account twitter del clan. Nel video su Youtube che rivendica l'attacco Anonymous dichiara: “non vi attacchiamo per ciò in cui credete, in quanto combattiamo per la libertà di parola, vi attacchiamo perché avete minacciato di usare la forza letale contro di noi nelle proteste di Ferguson”.

Ma il secondo attacco rischia di essere ben più devastante: l'operazione definita #HoodsOff (“giù il cappuccio“), infatti, mira all’individuazione degli attivisti del KKK della zona di St. Louis con conseguente rivelazione dell’identità on line. Foto, account sui social network e informazioni personali di membri del KKK sono state diffuse in rete dagli hacker attivisti, sotto l’hashtag #HoodsOff, e su Pastebin.com.

Senza anonimato, anche il Kkk non fa più paura a nessuno...

Fonte

11/03/2014

Anonymous svela segreti della Marina Militare


Colpo grosso di Anonymous, che è riuscito ad accedere ad un bel po' di documenti "classificati" della Marima Militare Italiana. Oltre un migliaio di file e quasi 260 mega di dati. Una massa notevole che, proprio per questo, è stata letta e analizzata soltanto in minima parte.

Quel che è stato letto, però, sembra già sufficiente a qualificare l'azione come una delle più importanti del "nodo" nazionale di Anonymous. Come riferisce anche Carola Frediani su Wired, "Tra i file messi online molti riguardano il progetto Fremm, cioè le Fregate europee multi-missione, nate da un progetto congiunto tra Francia e Italia – quest’ultima tramite Orizzonte sistemi navali, società di ingegneria navale costituita da Fincantieri e da Finmeccanica. Secondo gli hacktivisti, dalle mail trafugate emergerebbero commenti poco lusinghieri sulla tecnologia complessivamente implementata nel progetto, e in particolare nei confronti del loro radar che non funzionerebbe a dovere".

Soltanto il programma Fremm, viene sottolineato, comporta spese per 11 miliardi di euro. Particolare divertente: l'acquisto delle fregate avviene in tandem, insieme alla Francia; ma all'Italia costeranno di più. Siamo più professionali, in queste cose...

Continua la lettura...

06/02/2014

Così l’intelligence colpiva Anonymous

“Vi consigliamo di agganciare le cinture di sicurezza. Previste turbolenze”. Suonavano così alcuni dei messaggi globali che apparivano a volte (e ancora appaiono) sugli schermi di tutti gli utenti connessi ad AnonOps, uno dei network di chat più popolari di Anonymous. A lanciarli non è una hostess, ma uno degli amministratori della rete. Che magari specificava anche: “Qualche idiota sta provando a farci ballare con un attacco DDoS. Ma noi teniamo saldo il comando”. Bene, a quanto pare in molti casi l’idiota in questione erano i servizi segreti britannici, e in particolare un ramo del Gchq, l’agenzia che insieme alla Nsa ha il dubbio record di essere stata tra i soggetti più attivi del Datagate e dello spionaggio globale. I cui intenti dichiarati sarebbero quelli di preservarci dai terroristi o da altri elementi molto pericolosi che circolano online e soprattutto offline. Ma che invece usava le sue energie, fondi nonché agenti di prim’ordine per attaccare, infettare, infiltrare e distruggere le reti di comunicazioni di attivisti online, per lo più ragazzini ventenni.

È l’ultima rivelazione uscita dai documenti di Snowden, pubblicati in questo caso dalla Nbc, che mostrano (vedi documenti originali) come una unità operativa della britannica Gchq, il Joint Threat Research Intelligence Group (Jtrig), abbia usato, contro il movimento che usa la maschera di Guy Fawkes, le stesse tecniche che hanno portato in carcere alcuni hacktivisti. E quindi attacchi informatici (nello specifico di tipo Dos) per mandare offline un sito o una rete di chat, ma anche la diffusione di link che indirizzavano a pagine infette, nonché la propagazione di messaggi sui social network, indirizzati a presunti attivisti o simpatizzanti, con l’intento di spaventarli. La Jtrig sostiene, con una certa presupponenza, che le sue tecniche avrebbero allontanato dalle stanze di chat di Anonymous l’80 per cento degli individui, molti dei quali – va specificato – non hackerano nulla ma stanno lì per scambiarsi informazioni o condurre campagne d’opinione.

Di sicuro, gli attacchi per mandare offline i network degli anonimi ci sono sempre stati e in alcuni casi erano piuttosto pesanti. Ne avevo parlato proprio poche settimane fa con uno degli amministratori storici (IRCop) di AnonOps: “Quasi ogni giorno siamo oggetto di piccoli attacchi; perché qualcosa diventi preoccupante, considerate le misure di sicurezza che ormai adottiamo, deve essere molto grosso. E questo genere di attacchi capita, anche una volta al mese”. AnonOps è infatti il network più robusto degli anons. Ma non è andata altrettanto bene a un’altra rete di chat, VoxAnon, che negli ultimi due anni è stata oggetto di un bombardamento ripetuto, al punto che a causa di ciò – e anche di alcuni dissidi e problemi interni – ha chiuso definitivamente mesi fa.

Dai documenti del JTRIG appena pubblicati, sappiamo che questi network sono stati uno dei target preferiti degli agenti britannici. Nel giugno 2012 gli amministratori di VoxAnon – che raccoglieva molti utenti europei, e molte operazioni e campagne d’opinione – informavano gli utenti che un pesante attacco informatico stava distruggendo le loro attività. Lo stesso è avvenuto lo scorso marzo. “Era enorme”, mi dice oggi in chat un altro operatore di AnonOps, addetto ai rapporti con la stampa. “È andato avanti per trenta giorni: primi giorni di bombardamento a tappeto, poi a bassa intensità e prolungato. Gli attacchi statali o condotti da grandi organizzazioni li riconosci per durata e intensità. Il risultato è stato di disperdere la base degli utenti”.

Perché non riuscire a connettersi per giorni, o solo a fasi alterne, a quello che per gli anonimi è spesso il solo luogo e mezzo di comunicazione vuol dire fare loro terra bruciata, specie per i meno esperti e motivati. Ma la Gchq non si è limitata a questo. Ha anche infiltrato i canali di chat dei vari network, a partire da AnonOps, diffondendo malware e cercando di individuare e tracciare soggetti ritenuti interessanti. I documenti usciti citano in particolare tre casi, tre attivisti individuati dagli agenti britannici: G-Zero, Topiary e p0ke. G-Zero era un ragazzo britannico di vent’anni, Edward Pearson, che è stato poi arrestato e condannato a 26 mesi per aver sottratto informazioni e identità da migliaia di profili PayPal (ricordiamo che quella contro PayPal è stata una delle principali operazioni di Anonymous, nata in difesa di WikiLekas). Topiary sembra corrispondere a Jacke Davis, l’attivista e PR di Anonymous e soprattuto di LulzSec, condannato tra l’altro anche per attacchi DDoS in Gran Bretagna, e che oggi sui giornali si chiede: “chi sono i veri criminali?“. Mentre p0ke sarebbe un ragazzo scandinavo che gli agenti avrebbero individuato ma che non sarebbe stato arrestato.

Quello che però i documenti non dicono è che il nickname p0ke sembrerebbe corrispondere a quello di uno degli storici amministratori di AnonOps, rimasto attivo fino a pochissimo tempo fa. Questo fatto, se confermato – e allo stato attuale nessuno su AnonOps ne vuole parlare – è destinato a sollevare un polverone fra gli anonimi, e ad aumentare le paranoie e le speculazioni su infiltrazioni e informatori. Che insieme agli attacchi informatici – e alle pesanti condanne per gli arrestati (ricordiamo che alcuni italiani sono attualmente indagati per associazione a delinquere, e rischiano pene dai 3 ai 7 anni) - sono stati uno degli elementi più distruttivi all’interno del movimento di cyberattivisti. Come ha scritto la studiosa di Anonymous Gabriella Coleman, schiere di hacktivisti sono già stati arrestati mentre agenzie come GCHQ non rischiano nulla, nessuna conseguenza, nessun deterrente, nessuna necessità di rendere conto delle proprie azioni. “Uno scenario tanto più allarmante considerato che alcune delle azioni di Anonymous possono essere illegali ed attirare l’attenzione delle polizie, ma non sono neanche lontanamente paragonabili a una minaccia terroristica”.

Impossibile poi non notare il doppiopesismo sulla questione degli attacchi informatici. Come giustamente nota qua su Wired Fabio Chiusi, “chi ha deciso che il DDoS non è uno strumento legittimo di protesta nell’era digitale, ma è al contrario un mezzo legittimo attraverso il quale i governi possono reprimere l’organizzazione e l’espressione del dissenso?”

“Colpire un network di attivisti in modo indiscriminato silenziando tutti quelli che non fanno nulla di male è incredibile”, mi dice ancora l’operatore di AnonOps. “E penso che questa vicenda sarà d’interesse anche per i team legali degli indagati e arrestati: che tecniche hanno usato gli investigatori? Hanno commesso illeciti?”. “Non so ancora come ma una reazione ci sarà”, commenta un altro anon addetto al canale per la stampa. E per una volta non è detto che sia solo informatica.

Fonte

28/10/2013

Anonymous attacca l’NSA, giù il sito

Mentre ogni giorno monta sempre di più la polemica sul maxispionaggio organizzato dalle agenzie di intelligence USA ai danni non solo dei nemici di Washington ma anche degli ‘alleati’, alcune ore fa è andato in tilt il sito della National Security Agency. Il sito dell’agenzia finita nell’occhio del ciclone dopo le rivelazioni di un suo ex analista, Edward Snowden, che per questo è dovuto scappare in Russia, è inaccessibile. Alcuni portavoce dell’NSA si sono affrettati a comunicare che i problemi al loro portale erano dovuti solo a delle difficoltà di natura tecnica. Ma sui social network sono cominciate a circolare dichiarazioni da parte di Anonymous che rivendicava l’azione di boicottaggio informatico. Una rappresaglia, una punizione contro il grande orecchio dedito allo spionaggio di praticamente tutto il pianeta. Secondo alcuni media il sito sarebbe stato reso inaccessibile attraverso la tecnica del 'disributed denial of service'(DDoS), ovvero un sovraccarico di traffico, di contatti convogliati dagli hacker attivisti per attaccare il sito preso di mira.

L’NSA a quel punto ha dovuto smentire di nuovo di essere caduta vittima di Anonymous, senza però citare esplicitamente il gruppo internazionale di hacker attivisti: ''Nsa.gov è rimasto inaccessibile questa sera per diverse ore a causa di un errore interno verificatosi durante una programmata operazione di aggiornamento'', ha affermato l'agenzia in una e-mail citata dalla Abc News. ''La questione verrà risolta'' nelle prossime ore, si legge ancora nel testo, in cui si precisa anche che ''le affermazioni secondo cui l'interruzione è stata causata da un attacco 'disributed denial of service'(DDoS) non sono vere''.

Intanto le associazioni statunitensi per la difesa delle libertà individuali hanno convocato per oggi una grande manifestazione davanti alla sede del Congresso a Washington per protestare contro i programmi di sorveglianza e di raccolta dati dell'Agenzia nazionale di Sicurezza.
Intanto Brasile e Germania si sono dette favorevoli all'adozione di una risoluzione all'Onu che promuova il diritto alla privacy su internet, mentre proprio ieri il premier spagnolo Mariano Rajoy ha fatto sapere che convocherà l'ambasciatore degli Stati Uniti a Madrid, James Costos, per chiedere spiegazioni sullo spionaggio della Nsa nei confronti di politici e membri del suo governo.

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