Negli ultimi giorni vi sono stati alcuni passi importanti per l’industria aerospaziale europea, con l’Italia in prima fila in questa nuova corsa allo spazio. Questo è un settore strategico che da tempo è tornato al centro della competizione globale per le opportunità che offre per il futuro, e perciò è bene tenere il passo con gli avvenimenti.
A Siviglia si è svolto il vertice annuale dell’Agenza Spaziale Europea (ESA), seguita dall’EU Space Week organizzata dall’Agenzia dell’Unione Europea per il Programma Spaziale (EUSPA).
Per la prima la UE è il principale cliente per lanci istituzionali, ma è la seconda che è diretta emanazione di Bruxelles e che nel futuro guiderà i progetti strategici europei.
Alla testata specialistica Airpress l’ingegnere ed esperto Marcello Spagnulo ha detto chiaro e tondo: “l’Europa dovrebbe avere una sua autonomia nel volo spaziale umano e robotico perché il mondo è divenuto davvero multipolare, non solo geopoliticamente, ma anche tecnologicamente“.
La sfida posta dai programmi indiani, giapponesi e persino sauditi impone di affrontare le mancanze alle nostre latitudini.
Il pensionamento del lanciatore Ariane 5 ha lasciato alla UE unicamente vettori statunitensi per implementare la propria infrastruttura satellitare. L’obiettivo è di portare l’Ariane 6 e il Vega-C (dell’italiana Avio) sulle rampe di lancio entro il 2024, mentre ci si prepara al Consiglio ministeriale dell’ESA del 2025.
A questo incontro si prenderanno decisioni importanti riguardanti la realizzazione e commercializzazione dei lanci spaziali. Si tratta, insomma, di garantire un migliore accesso a diversi soggetti, in particolare privati, al mercato della New Space Economy, che ad oggi vale 460 miliardi di dollari, ma che si stima raggiungerà i 1000 miliardi nel 2030.
La collaborazione con l’ESA è fondamentale anche per lo sviluppo dell’acceleratore Space for a green future (S4GF). Questa è una partnership indipendente che coinvolge attori di varia natura per trovare nello spazio vie concrete per l’agognata neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050.
La seconda scelta di rilievo presa a Siviglia è quella di mettere in cantiere lo sviluppo di un servizio autonomo di navicelle per il trasporto di materiali, ma anche di astronauti. Per ora il punto di arrivo sarebbe la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), struttura di ricerca gestita congiuntamente da USA, Russia, UE, Giappone e Canada.
Su questo lato, però, si vede l’effetto del mondo multipolare anche sul piano tecnologico, di cui ha parlato Spagnulo. Già dal 2009 la Russia aveva annunciato la volontà di separare i moduli russi a fine operatività, prevista per il 2030, per dare vita a una stazione spaziale russa e farne il punto di partenza per le previste missioni umane sulla Luna.
L’attenzione europea sta quindi virando verso Starlab, il progetto di Nanoracks selezionato dalla NASA insieme a Blue Origin di Jeff Bezos e a quello della Northrop Grumman, per la creazione di una nuova stazione spaziale commerciale.
L’ESA ha firmato un’intesa con Airbus e Voyager Space per approfondire la collaborazione su questo dossier e garantire all’Europa un autonomo accesso allo spazio.
Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha commentato affermando che “guardano con fiducia all’iniziativa industriale transatlantica per la creazione della stazione spaziale commerciale Spacelab“.
Insomma, l’euroatlantismo trasportato su un livello orbitale.
In questo schema l’Italia vuole assumere un ruolo di maggior rilievo. A margine del summit di Siviglia, il ministro Urso, quello francese dell’Economia Le Maire e il Vicecancelliere tedesco Habeck hanno sottoscritto una dichiarazione che è stato il lasciapassare per buona parte delle decisioni elencate, a partire dalla programmazione dei lanci dell’Ariane 6 e dei Vega-C per far mettere piede sulla Luna a un’astronauta europeo entro il 2030.
Questo format trilaterale, che ha dato seguito agli indirizzi individuati dai tre paesi alla riunione ESA dell’anno scorso, prova a essere il motore di una UE come attore geostrategico a tutto tondo.
A giugno si è svolto a Berlino un incontro sul tema delle materie prime critiche, a fine ottobre a Roma uno su innovazione e intelligenza artificiale, e ora si attende quello di Parigi sulla green economy, a gennaio 2024.
Urso ci ha tenuto a dire che l’accordo appena raggiunto “può aprire la strada a una più ampia convergenza sulla politica industriale di difesa“, ricordandoci come le prospettive spaziali e quelle belliche sono strettamente collegate.
L’intesa, inoltre, “troverà riscontro anche nel nostro nuovo ordinamento legislativo, così come delineato nel collegato alla Manovra per incentivare e sostenere l’industria nazionale sullo spazio“.
Non a caso, quasi contemporaneamente è stata presentata la Space Smart Factory, nata nel Tecnopolo Tiburtino e finanziata anche attraverso fondi PNRR.
Si tratta di un hub digitale che dovrebbe essere pronto per la metà del 2025 e dovrebbe mettere in sinergia una serie di imprese italiane per la produzione di satelliti altamente tecnologici – si spera almeno due a settimana.
Roberto Formaro, direttore Programmi dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana che è annoverata tra i principali finanziatori, ha affermato come ci fosse il bisogno di “trovare un campione nazionale” per questa filiera.
A promuovere questo progetto è stata innanzitutto Thales Alenia Space Italia, la joint venture tra la francese Thales e l’italiana Leonardo: altri due ‘campioni’, europei e di morte.
Intanto, il presidente dell’ASI Teodoro Valente ha seguito il Presidente Mattarella nel suo viaggio in Corea del Sud, per firmare un documento sulla cooperazione nel settore spaziale.
Questo si affianca ad altri due accordi sulla collaborazione scientifica e industriale su nodi strategici, ulteriori tasselli per cementare le relazioni euroatlantiche con gli alleati del Pacifico, con dichiarate finalità anticinesi.
Nel brindisi alla cena di Stato Mattarella ha parlato di “sensibilità affini” tra Roma e Seoul, citando l’appoggio di entrambe le capitali alla riforma dell’architettura ONU e l’attenzione al “rispetto del diritto internazionale del mare e, dunque, alla libertà di navigazione, anche nell’immenso spazio indo-pacifico“. Il riferimento a Pechino è evidente.
In sintesi, grandi movimenti guardando al cielo, sotto il quale, comunque, la confusione rimane grande.
Un assetto multipolare si sta ormai delineando anche per lo spazio, con la UE che vuole assumere rilievo: contrastare anche questa tendenza avrà importanti effetti nell’incrinare il piano inclinato che ci invischia nella “terza guerra mondiale a pezzi“.
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12/11/2023
21/02/2023
Feroce competizione su comunicazioni e guerre satellitari
L’Unione Europea, entro il 2027, intende realizzare un sistema di satelliti per le telecomunicazioni. Il progetto punta a ottimizzare la connettività in tutti i Paesi europei mettendo fine al problema del digital divide offrendo a imprese, professionisti, forze armate e utenti civili, uno strumento di comunicazione alternativo da usare nelle aree in cui la copertura 4G/5G non è presente, quando la rete mobile non offre prestazioni adeguate od ogni volta che si hanno problemi di accesso alla rete Internet con le connessioni da postazione fissa.
I primi lanci sono previsti per il 2024 e l’intero funzionamento del sistema è fissato per il 2027.
La costellazione di satelliti europea si chiama IRIS2 e funzionerà con un approccio molto simile ai satelliti Starlink di Elon Musk. IRIS2 (Infrastruttura per la resilienza, l’interconnettività e la sicurezza via satellite) costituirà un nuovo pilastro spaziale per un’Europa digitale e promuoverà la competitività europea.
Secondo il sito Defence-industry-space “in un contesto geopolitico in cui le minacce informatiche e ibride si stanno moltiplicando, crescono le preoccupazioni in materia di sicurezza e resilienza che richiedono un miglioramento quantitativo e qualitativo delle capacità di satcom del governo dell’UE, spostandosi verso soluzioni di sicurezza più elevate, bassa latenza e maggiore larghezza di banda”.
L’obiettivo dichiarato è quello di affrontare le sfide attuali e future, sostenendo nel contempo l’autonomia e la sovranità digitale del continente.
Per l’Unione Europea l’obiettivo è quello di sviluppare una minore dipendenza da Paesi terzi extra-UE (in particolare dagli USA, ndr) per il dispiegamento e la fornitura di infrastrutture e servizi di telecomunicazione sicuri in scenari critici in cui le reti terrestri sono assenti o interrotte.
IRIS2 prevede sinergie con il settore privato per sviluppare servizi commerciali fornendo connettività Internet e comunicazioni ad alta velocità in tutto il territorio dell’Unione Europea, comprese le regioni isolate in cui la connessione terrestre e la banda larga rimangono un miraggio.
Il programma prevede un budget sostanzioso (circa 2,4 miliardi di euro) che sarà integrato con contributi degli Stati membri tramite l’Agenzia spaziale europea (ESA) ma anche con l’apporto di soggetti privati.
Dopo il sistema satellitare europeo Galileo (il “GPS europeo”, utilizzato da oltre 2 miliardi di dispositivi mobili in tutto il mondo), i satelliti Copernicus (osservazione della Terra), IRIS2 sarà il terzo grande programma satellitare promosso dall’Unione Europea.
Il sistema supporterà un’ampia varietà di applicazioni governative, principalmente nei settori della sorveglianza (ad es. sorveglianza delle frontiere), e della connessione e protezione delle infrastrutture chiave (ad es. comunicazioni sicure per le ambasciate dell’UE).
Il sistema consentirà inoltre applicazioni per il mercato, tra cui l’accesso satellitare a banda larga mobile e fisso, il trunking satellitare per i servizi B2B, l’accesso satellitare per i trasporti, le reti rafforzate via satellite e la banda larga satellitare e i servizi basati su cloud.
Basandosi su tecnologie innovative come quelle quantistiche, il sistema di connettività sicura multiorbitale dell’UE garantirà la disponibilità a lungo termine di servizi di comunicazione satellitare affidabili, sicuri ed economici su scala globale.
La guerra in Ucraina ha dato dimostrazione di un’interconnessione sempre più stretta tra geopolitica e spazio al trinomio spazio-difesa-sicurezza. Nella corsa ai nuovi sistemi satellitari la Cina è riuscita a conquistarsi un ruolo sempre più da protagonista che l’ha resa il principale competitor degli Stati Uniti nello spazio e per lo spazio.
Fonte
I primi lanci sono previsti per il 2024 e l’intero funzionamento del sistema è fissato per il 2027.
La costellazione di satelliti europea si chiama IRIS2 e funzionerà con un approccio molto simile ai satelliti Starlink di Elon Musk. IRIS2 (Infrastruttura per la resilienza, l’interconnettività e la sicurezza via satellite) costituirà un nuovo pilastro spaziale per un’Europa digitale e promuoverà la competitività europea.
Secondo il sito Defence-industry-space “in un contesto geopolitico in cui le minacce informatiche e ibride si stanno moltiplicando, crescono le preoccupazioni in materia di sicurezza e resilienza che richiedono un miglioramento quantitativo e qualitativo delle capacità di satcom del governo dell’UE, spostandosi verso soluzioni di sicurezza più elevate, bassa latenza e maggiore larghezza di banda”.
L’obiettivo dichiarato è quello di affrontare le sfide attuali e future, sostenendo nel contempo l’autonomia e la sovranità digitale del continente.
Per l’Unione Europea l’obiettivo è quello di sviluppare una minore dipendenza da Paesi terzi extra-UE (in particolare dagli USA, ndr) per il dispiegamento e la fornitura di infrastrutture e servizi di telecomunicazione sicuri in scenari critici in cui le reti terrestri sono assenti o interrotte.
IRIS2 prevede sinergie con il settore privato per sviluppare servizi commerciali fornendo connettività Internet e comunicazioni ad alta velocità in tutto il territorio dell’Unione Europea, comprese le regioni isolate in cui la connessione terrestre e la banda larga rimangono un miraggio.
Il programma prevede un budget sostanzioso (circa 2,4 miliardi di euro) che sarà integrato con contributi degli Stati membri tramite l’Agenzia spaziale europea (ESA) ma anche con l’apporto di soggetti privati.
Dopo il sistema satellitare europeo Galileo (il “GPS europeo”, utilizzato da oltre 2 miliardi di dispositivi mobili in tutto il mondo), i satelliti Copernicus (osservazione della Terra), IRIS2 sarà il terzo grande programma satellitare promosso dall’Unione Europea.
Il sistema supporterà un’ampia varietà di applicazioni governative, principalmente nei settori della sorveglianza (ad es. sorveglianza delle frontiere), e della connessione e protezione delle infrastrutture chiave (ad es. comunicazioni sicure per le ambasciate dell’UE).
Il sistema consentirà inoltre applicazioni per il mercato, tra cui l’accesso satellitare a banda larga mobile e fisso, il trunking satellitare per i servizi B2B, l’accesso satellitare per i trasporti, le reti rafforzate via satellite e la banda larga satellitare e i servizi basati su cloud.
Basandosi su tecnologie innovative come quelle quantistiche, il sistema di connettività sicura multiorbitale dell’UE garantirà la disponibilità a lungo termine di servizi di comunicazione satellitare affidabili, sicuri ed economici su scala globale.
La guerra in Ucraina ha dato dimostrazione di un’interconnessione sempre più stretta tra geopolitica e spazio al trinomio spazio-difesa-sicurezza. Nella corsa ai nuovi sistemi satellitari la Cina è riuscita a conquistarsi un ruolo sempre più da protagonista che l’ha resa il principale competitor degli Stati Uniti nello spazio e per lo spazio.
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19/11/2020
Fallita la missione spaziale europea. Sui satelliti è competizione globale
Martedì notte il lancio del razzo “Vega” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che trasportava il satellite spagnolo “Ingenio” e il francese “Taranis” è fallito. Appena otto minuti dopo il lancio, il vettore ha deviato dalla traiettoria prevista. A renderlo noto è stata la stessa l’ESA che ha dunque dichiarato fallita la missione.
Il razzo era stato lanciato dal poligono di di Kourou in Guyana francese. La missione VV17 doveva portare in orbita due satelliti, il Seosat-Ingenio per l’Agenzia spaziale europea (ESA) e la Spagna, e il Taranis per l’agenzia spaziale francese CNES.
La perdita del razzo Vega con due satelliti a bordo, è dovuta a “un’anomalia durante l’assemblaggio del lanciatore europeo” ha dichiarato l’operatore Arianespace in una conferenza stampa. È stato individuato un problema di “inversione di cavi”, ha affermato Stephane Israel, Ceo di Arianespace, che ha sottolineato che “non si è trattato di un problema di progettazione” come avvenuto durante il precedente fallimento di Vega, nel luglio 2019.
“Tutto è andato come previsto durante la prima parte del volo, ed è stato quando è stato acceso il quarto stadio che abbiamo perso il controllo“, ha spiegato Roland Lagier, direttore tecnico di Arianespace. Il lanciatore è caduto nel Mare Artico. L’anomalia è avvenuta sul quarto stadio del lanciatore leggero, la cui traiettoria ha deviato otto minuti dopo il decollo dal centro spaziale di Kourou, nella Guyana francese, alle 22.52 ora locale (03:52 ora italiana) di martedì.
Arianespace e l’Agenzia spaziale europea (ESA) costituiranno una commissione di inchiesta indipendente, incaricata di “confermare definitivamente lo scenario identificato e di evidenziare i motivi per cui l’errore di integrazione non sia stato rilevato e quindi corretto”.
L’amministratore delegato di Arianespace ha assicurato però che il programma dei prossimi lanci è stato confermato.
Sulla corsa allo spazio ed in particolare sul lancio e l’uso dei satelliti, da anni è ormai in corso una competizione a tutto campo tra le maggiori potenze mondiali, alla quale l’Unione Europea intende essere presente con ogni mezzo necessario.
A giugno, il commissario europeo Thierry Breton in un’intervista alla Reuters aveva annunciato che l’UE era intenzionata ad accelerare i piani per lo sviluppo dei satelliti per il sistema di navigazione Galileo, per dare una risposta celere ai recenti successi di SpaceX (statunitense) e della Cina.
Breton ha affermato che il lancio della nuova generazione di satelliti per il sistema Galileo è stato anticipato a fine 2024 piuttosto che al 2027. Non solo, la UE ha annunciato anche che utilizzerà per la prima volta parte del budget stanziato per le missioni spaziali per supportare lo sviluppo di missili riutilizzabili e di nuove tecnologie di lancio.
L’Unione Europea, che ha già ha stipulato un accordo da 1 miliardi di Euro con la francese Arianespace, proporrà l’istruzione di un fondo spaziale europeo da 1 miliardo di Euro da destinare alle startup del settore.
Il Commissario europeo ha anche lasciato intendere l'ipotesi di sviluppare un sistema di connessione internet a banda larga satellitare come quello di Starlink, ma anche una piattaforma per evitare collisioni con satelliti ed altri oggetti in orbita.
Nell’intervista ha anche affermato di sperare che la Commissione Europea decida di destinare altri 16 miliardi di Euro per le missioni spaziali.
Uno dei progetti europei più strategici che viene portato avanti è il sistema di navigazione satellitare Galileo. Lo sviluppo dei satelliti durerà ancora tre anni, fino al 2024. Il suo obiettivo dichiarato è quello di sostituire completamente il GPS statunitense che per decenni ha agito praticamente in condizione di monopolio (nonostante alcuni esperti sostengano che il sistema Glonass russo sia ancora più efficente, ndr).
Nessuno fa più mistero del fatto che lo spazio sarà sicuramente il nuovo terreno di scontro nell’affermazione della potenza in campo militare, ma anche scientifico ed economico. Temi di interesse globale, come la guerra delle informazioni e i cambiamenti climatici, sono nell’agenda di tutte le maggiori potenze e trovano sempre più spazio nella politica internazionale.
Secondo il Sole 24 Ore ormai nella fascia orbitale si muovono satelliti di ogni tipo, da quelli di sorveglianza militare a quelli per la mappatura del pianeta e le telecomunicazioni.
In un’era caratterizzata, sulla superficie terrestre, da una continua accelerazione della rivoluzione tecnologica e della crescita del flusso di dati, secondo il Sole 24 Ore gli hub satellitari possono giocare un ruolo strategico nell’aumento dei volumi d’affari dei settori di riferimento.
Si pensi, ad esempio, al fatto che nel solo 2015 i servizi di telecomunicazione via satellite hanno generato un volume d’affari di 127 miliardi di dollari, per l’80% imputabile alla trasmissione televisiva e per il restante 20% ai servizi internet e telefonici, una quota pari al 7% del mercato planetario del settore. “E se già ora difficilmente calcolabili sono i benefici economici di sistemi come il Global Positioning System, legato a una costellazione di satelliti militari americani che vede potenziali sfidanti europei e cinesi” scrive il quotidiano economico, “è facile immaginare quanto ampie potranno essere le ricadute in un futuro caratterizzato dall’entrata in campo di tecnologie come l’Internet of Things e le macchine a guida autonoma”.
È la competizione globale bellezza! E una parte sempre crescente di essa si sta giocando sopra le nostre teste, e non solo in senso figurato.
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20/11/2016
Schiapparelli si è schiantata su Marte per risparmiare un milione...
La scienza è una cosa seria. Puoi decidere se fare o no un esperimento, ma una volta presa la decisione devi fare tutto ciò che serve, e umanamente si conosce, perché quell'esperimento risponda alle tue domande. Nella storia della scienza abbiamo avuto esempi ciclopici di scienziati che, per portare a termine la ricerca nonostante la scarsità di mezzi e risorse, testavano di persona gli effetti di quanto andavano cercando, spesso lasciandoci la vita.
Ma quando si passa dall'impresa individuale nella cantina di casa alla progettazione programmata di uno Stato è obbligatorio aspettarsi che tutto avvenga a regola d'arte, investendo le migliori conoscenze esistenti e le risorse necessarie. Senza pidocchiosi risparmiucci che non cambiano granché nel budget totale, ma rischiano di mandare a ramengo anni di lavoro.
Se quello Stato è un Golem in formazione, fondato su una serie di trattati ignobili orientati dall'”austerità” – insomma: l'Unione Europea – ecco che l'impensabile diventa normalità.
La notizia è questa: la sonda spaziale europea Schiapparelli è precipitata su Marte durante l'atterraggio perché qualche deficiente incompetente ha affidato a una ditta priva di esperienza specifica i test relativi al comportamento della navicella in atmosfera. Obiettivo: risparmiare un milione di euro in una impresa che è costata 1,2 miliardi.
Enrico Flamini, planetologo e capo del team scientifico dell'Asi (Agenzia spaziale italiana), in un articolo su AirPress, ha ricostruito le ultime fasi della missione, individuando le cause del fallimento.
C'è da sapere che la missione ExoMars – di cui Schiapparelli era parte, come lander incaricato dell'atterraggio, mentre la navicella Trace Gas Orbiter restava in orbita – era ovviamente gestita dall'Agenzia spaziale comunitaria (Esa), che decideva del coordinamento tra i team dei vari paesi coinvolti e naturalmente anche della gestione dei fondi.
Il lander di fabbricazione italiana, una volta staccatosi dalla navicella madre, è sceso velocemente verso la superficie marziana (a 21.000 chilometri l'ora), frenato prima dall'atmosfera del pianeta (fino ai 1.650 kmh) e quindi dal paracadute. Tutto come nelle previsioni fino a quando il computer di bordo non deve “decidere” se accendere o meno i retrorazzi per ridurre a quasi zero la velocità al momento dell'impatto col terreno.
L'atmosfera di Marte è molto più rarefatta di quella terrestre, ma comunque attraversata da venti e tempeste di sabbia (lo si sa da qualche decennio, ormai). Dunque paracadute e lander hanno cominciato ad oscillare in tutte le direzioni mentre perdeva quota. La cosa non avrebbe dovuto avere alcuna importanza, perché l'altimetro dà la quota in modo molto preciso (la tecnologia relativa è ormai a prova d'errore, dopo decenni di sviluppo). Il problema è nato dai giroscopi, che nel vortice di oscillazioni hanno perso letteralmente la bussola: mentre l'altimetro dava correttamente i 2.000 metri di altezza, i giroscopi sono arrivati a dare... quota negativa: meno 10 metri.
Il computer ha dato retta a questi ultimi e ha spento i retrorazzi dopo soli tre secondi. A quel punto Schiapparelli è andata giù come un ferro da stiro, frenata solo dal paracadute; dunque a una velocità più che sufficiente a far distruggere il modulo contro il suolo.
Gli scienziati – in questo caso italiani – sapevano perfettamente in quali condizioni sarebbe scesa la sonda, non hanno commesso alcun errore scientifico, non hanno sbagliato alcuna previsione. Tanto che avevano chiesto fosse effettuato un test con un prototipo (un modulo delle stesse dimensioni e dello stesso peso, ovviamente senza strumenti sofisticati a bordo) per verificare il comportamento di tutti i sistemi decisivi (computer, retrorazzi e giroscopi) in una situazione analoga a quella che si sarebbe avuta su Marte.
Ci sono diverse aziende specializzate nel fare questi test stratosferici, per esempio la Swedish space corporation, consigliata da tutte le imprese che avevano partecipato alla costruzione di Schiapparelli.
Che ti combinano i ragionieri (non scienziati) che controllano i conti dell'Esa? Decidono che la Swedish è “troppo cara”, mentre la rumena Arca chiede molto, ma molto meno. I volenterosi, rumeni, però, si dimostrano ben presto inadeguati, non rispettano né i tempi, né gli standard, tanto che il test viene affidato all'ultimo momento a una società inglese. La quale, però, può eseguire solo delle simulazioni software, non un test fisico-ambientale.
Risultato: il test inglese dice che tutto funziona benissimo. In fondo, che differenza ci sarà mai tra mondo virtuale e mondo fisico? Una volta inseriti tutti i dati, è praticamente lo stesso, no?
Beh, a quanto pare Marte la “pensa” in un altro modo.
Vabbeh, abbiamo buttato un po' di soldi, ma in fondo non è mica morto nessuno...
Il problema è che i ragionieri stile Esa governano nello stesso modo tutte le funzioni dell'Unione Europea. E ragionando così, nel mondo reale di tutti i giorni, pieno di "marziani" che devono mangiare, vestirsi, curarsi, circolare, o perfino lavorare, di morti se ne fanno a mucchi...
Fonte
Ma quando si passa dall'impresa individuale nella cantina di casa alla progettazione programmata di uno Stato è obbligatorio aspettarsi che tutto avvenga a regola d'arte, investendo le migliori conoscenze esistenti e le risorse necessarie. Senza pidocchiosi risparmiucci che non cambiano granché nel budget totale, ma rischiano di mandare a ramengo anni di lavoro.
Se quello Stato è un Golem in formazione, fondato su una serie di trattati ignobili orientati dall'”austerità” – insomma: l'Unione Europea – ecco che l'impensabile diventa normalità.
La notizia è questa: la sonda spaziale europea Schiapparelli è precipitata su Marte durante l'atterraggio perché qualche deficiente incompetente ha affidato a una ditta priva di esperienza specifica i test relativi al comportamento della navicella in atmosfera. Obiettivo: risparmiare un milione di euro in una impresa che è costata 1,2 miliardi.
Enrico Flamini, planetologo e capo del team scientifico dell'Asi (Agenzia spaziale italiana), in un articolo su AirPress, ha ricostruito le ultime fasi della missione, individuando le cause del fallimento.
C'è da sapere che la missione ExoMars – di cui Schiapparelli era parte, come lander incaricato dell'atterraggio, mentre la navicella Trace Gas Orbiter restava in orbita – era ovviamente gestita dall'Agenzia spaziale comunitaria (Esa), che decideva del coordinamento tra i team dei vari paesi coinvolti e naturalmente anche della gestione dei fondi.
Il lander di fabbricazione italiana, una volta staccatosi dalla navicella madre, è sceso velocemente verso la superficie marziana (a 21.000 chilometri l'ora), frenato prima dall'atmosfera del pianeta (fino ai 1.650 kmh) e quindi dal paracadute. Tutto come nelle previsioni fino a quando il computer di bordo non deve “decidere” se accendere o meno i retrorazzi per ridurre a quasi zero la velocità al momento dell'impatto col terreno.
L'atmosfera di Marte è molto più rarefatta di quella terrestre, ma comunque attraversata da venti e tempeste di sabbia (lo si sa da qualche decennio, ormai). Dunque paracadute e lander hanno cominciato ad oscillare in tutte le direzioni mentre perdeva quota. La cosa non avrebbe dovuto avere alcuna importanza, perché l'altimetro dà la quota in modo molto preciso (la tecnologia relativa è ormai a prova d'errore, dopo decenni di sviluppo). Il problema è nato dai giroscopi, che nel vortice di oscillazioni hanno perso letteralmente la bussola: mentre l'altimetro dava correttamente i 2.000 metri di altezza, i giroscopi sono arrivati a dare... quota negativa: meno 10 metri.
Il computer ha dato retta a questi ultimi e ha spento i retrorazzi dopo soli tre secondi. A quel punto Schiapparelli è andata giù come un ferro da stiro, frenata solo dal paracadute; dunque a una velocità più che sufficiente a far distruggere il modulo contro il suolo.
Gli scienziati – in questo caso italiani – sapevano perfettamente in quali condizioni sarebbe scesa la sonda, non hanno commesso alcun errore scientifico, non hanno sbagliato alcuna previsione. Tanto che avevano chiesto fosse effettuato un test con un prototipo (un modulo delle stesse dimensioni e dello stesso peso, ovviamente senza strumenti sofisticati a bordo) per verificare il comportamento di tutti i sistemi decisivi (computer, retrorazzi e giroscopi) in una situazione analoga a quella che si sarebbe avuta su Marte.
Ci sono diverse aziende specializzate nel fare questi test stratosferici, per esempio la Swedish space corporation, consigliata da tutte le imprese che avevano partecipato alla costruzione di Schiapparelli.
Che ti combinano i ragionieri (non scienziati) che controllano i conti dell'Esa? Decidono che la Swedish è “troppo cara”, mentre la rumena Arca chiede molto, ma molto meno. I volenterosi, rumeni, però, si dimostrano ben presto inadeguati, non rispettano né i tempi, né gli standard, tanto che il test viene affidato all'ultimo momento a una società inglese. La quale, però, può eseguire solo delle simulazioni software, non un test fisico-ambientale.
Risultato: il test inglese dice che tutto funziona benissimo. In fondo, che differenza ci sarà mai tra mondo virtuale e mondo fisico? Una volta inseriti tutti i dati, è praticamente lo stesso, no?
Beh, a quanto pare Marte la “pensa” in un altro modo.
Vabbeh, abbiamo buttato un po' di soldi, ma in fondo non è mica morto nessuno...
Il problema è che i ragionieri stile Esa governano nello stesso modo tutte le funzioni dell'Unione Europea. E ragionando così, nel mondo reale di tutti i giorni, pieno di "marziani" che devono mangiare, vestirsi, curarsi, circolare, o perfino lavorare, di morti se ne fanno a mucchi...
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