Un anno prima dell’arrivo di Sebastián Piñera a La Moneda, il candidato presidenziale della Nuova Maggioranza approvò l’istruzione di 211 truppe nella School of the Americas degli Stati Uniti, ora installata a Fort Benning, in Georgia, sotto il nome di Western Hemisphere Institute per la cooperazione in materia di sicurezza (WHINSEC).
Ciò è dimostrato dai dati raccolti dal portale statunitense Just The Facts, che è supportato da dati ufficiali del programma Vendite commerciali dirette (DCS) del Dipartimento di Stato americano. Le informazioni mostrano che i governi della Concertación hanno dato il loro appoggio per continuare l’addestramento dei cileni in un’istituzione che è stata storicamente collegata a crimini contro l’umanità, con studenti come Miguel Krassnoff, ex capo della DINA Manuel Contreras e dittatore boliviano Hugo Bánzer.
Il più grande invio di studenti nel periodo 1999-2012 si è verificato durante il governo del presidente Ricardo Lagos (da 2 a 159 truppe nel 2001), rappresentando solo nell’amministrazione di Bachelet un totale di 585 viaggi di istruzione.
I legami di Bachelet con i rami militari degli Stati Uniti presero piede nel 1997, quando l’ex presidente seguì un corso superiore di difesa continentale presso l’Inter-American Defense College, con sede a Washington DC. Lo stesso ente ha ricevuto il militare ecuadoriano Lucio Gutíerrez, complice del fallito colpo di stato contro Rafael Correa nel 2010.
Durante la sua amministrazione, Bachelet rafforzò i legami militari con il Comando meridionale degli Stati Uniti, consentendo all’esercito cileno e all’agente attivo della CIA, José Miguel Pizarro, di usare i recinti della Marina cilena per addestrare i paramilitari della società privata Blackwater, mandandoli in Iraq e in Afghanistan.
Secondo il sociologo James Petras, il candidato della nuova maggioranza era il “seguace più energico” degli Stati Uniti “inviando una forza di spedizione militare ad Haiti per aiutare la repressione dei sostenitori del democraticamente eletto Bertrand Aristide”. In quella campagna, “400 soldati cileni armati fino ai denti pattugliavano le miserabili strade di Port-au-Prince a sostegno del regime fantoccio imposto dagli Stati Uniti”.
Il governo di Sebastián Piñera ha continuato queste relazioni, aprendo la strada all’installazione di un centro di addestramento per la “guerra urbana” finanziato e inaugurato dal comando meridionale a Fuerte Aguayo de Concón.
L’anno scorso, Piñera ha approvato l’invio di 162 truppe cilene alla School of the Americas, secondo i dati raccolti dall’organizzazione SOA Watch.
Quando il governo Bachelet bloccò l’ispezione dei deputati
Il 9 maggio 2012, durante una sessione della Camera della Commissione per i diritti umani dedicata all’analisi dell’installazione dei tribunali del comando sud a Concón, il deputato del PPD Tucapel Jiménez ha rivelato che il ministro Francisco Vidal ha boicottato una visita programmata volta a ispezionare la formazione dettata dalla School of the Americas.
“Il Cile è uno dei pochi paesi che continua a inviare soldati”, ha detto Jiménez. “Una volta stavamo per fare una visita ispettiva in quella scuola, con le organizzazioni per i diritti umani, e beh, un ministro è arrivato e ha buttato giù tutto... Il ministro Goñi aveva tutto pronto e il ministro Vidal è arrivato e ha cancellato tutto”.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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03/08/2019
Epstein e la degradante élite globalista
Come può essere possibile che un illustre personaggio come Mark Lowcock, Segretario generale degli affari umanitari dell’ONU, possa affidarsi per stendere la sua relazione sulla situazione attuale del conflitto in Siria sulle informative provenienti da ONG squalificate (nota 1) in provata combutta con il jihadismo terrorista, come appunto sono gli White Helmets?
E come può essere possibile che Michele Bachelet, ex presidente del Cile e attuale Alta Commissaria dell’ONU per i diritti umani nella sua relazione (nota 2) sulla crisi sociale ed economica del Venezuela abbia ignorato il feroce embargo imposto al Paese da Washington e da Bruxelles, l’oro congelato dalle banche europee, i continui tentativi di sovversione violenta delle istituzioni da parte delle opposizioni armate, le guerimbas gestite da mercenari e le molte vittime di cui si sono macchiate, i tentativi di assassinio di Chavez e di Maduro, l’autoproclamazione terrorista di Guaido come presidente della Repubblica?
Come è possibile che dieci edifici di un villaggio palestinese siano a rischio di distruzione, per i soliti motivi di sicurezza addotti da Israele, perché troppo vicini a un muro che non è stato certo ideato e costruito dai palestinesi… e come è possibile che l’ONU, così “vigile” sui diritti umani non sia capace non dico di effettuare un’indagine e di relazionare ma neanche di porre all’ordine del giorno l’esecrabile impunità sionista, dato che si tratta degli “intoccabili” che tutto possono?
E ancora come può essere possibile che Il Corriere della Sera sugli arsenali colmi di armi sofisticate benedette da croci uncinate in Piemonte, in Lombardia, in Emilia non veda l’ovvio nesso fra i nazisti nostrani e quelli ucraini allevati e addestrati dalla Nato che recluta terroristi perché l’Ucraina sia sotto il controllo di USA/UE/Israele e sia testa d’ariete contro l’Orso russo, guerra che l’irresponsabilità delle oligarchie globaliste rende sempre più probabile. L’Ucraina: dove è stato creato un governo fantoccio, di affiliazione nazista, prossima ad entrare nella Nato ufficialmente; l’Ucraina dove chi sventola o detiene una bandiera russa o un semplice simbolo come quello di S.Giorgio può essere arrestato e trattenuto in prigione per anni? (nota 3)
Come può essere possibile che nonostante i jihadisti nella provincia di Idlib, con il supporto di Tharir Al Sham, bombardino di continuo i villaggi situati sulla linea del fronte (su cui l’ONU sembra non avere nulla da ridire), le sanzioni dell’Occidente colpiscano lo Stato siriano, accusato incredibilmente di distruggere ospedali, scuole, panifici, quando invece le forze siriane e russe sono impegnate a colpire le linee di rifornimento prevenienti dalla Turchia, i depositi di armamenti e di fonti energetiche, le aree di comando: sanzioni che sono destinate a perpetuarsi e a peggiorare con il fantastico duo al timone di comando dell’oligarchia dell’Unione cioè Ursula von der Leyen e Christine Lagarde senza trascurare la malandata ma sempre “zarina” Angela Merkel?
E come può essere possibile che il miliardario pedofilo Jeffrey Epstein – amico intimo di Guislane Maxwell, figlia di Robert Maxwell, conclamata spia doc del Mossad – sia riuscito a uscire di carcere dopo qualche mese nel 2008 sebbene fosse stato condannato per reati con trenta minorenni? A meno che non si ipotizzi una qualche forma di protezione dai servizi segreti statunitensi e israeliani, come ci viene suggerito dall’ex Procuratore di Miami Alexander Acosta: «Mi era stato detto che Epstein apparteneva all’intelligence e che avrei dovuto lasciarlo in pace»? (nota 4)
Ma si sa... la pedofilia può essere considerata una pratica orrenda, a meno che non serva alla tutela dello Stato. Perché il buon Epstein, trasportando i gaudenti con il suo aereo personale (un Boeing) nella sue isole offshore garantiva a ministri, banchieri, politici, regnanti... droga e sesso con minori che neanche Caligola ai suoi tempi. Nella sua agenda appaiono nomi come Bill Clinton, il principe Andrea, Kissinger, Rothschild, cardinali e vescovi. Il record di presenze: Bill Clinton con 27 voli. Naturalmente le riprese cinematografiche dei rapporti sessuali erano affidate a seri professionisti, in modo che Mossad e Cia potessero disporre di filmati eccellenti in modo da incastrare i gaudenti per corromperli e ricattarli al fine di favorire pressioni per raggiungere vari obiettivi, come ad esempio un finanziamento ad Al-Qaeda, una guerra contro il Libano o l’Iran, lo sdoganamento delle Fondazioni sioniste attive nella propaganda “antisemita”... Ora Jeffrey è in carcere. Vuole spifferare tutto per avere una diminuzione di pena. Riuscirà a sopravvivere?
Ma perché i media nostrani ne parlano poco e superficialmente ? Forse perché quando la rogna è troppo fetida e riguarda i vip della politica, della finanza, della cultura, della religione, è meglio darsi una calmata, se si vuole fare carriera.
Non parlatemi di mele marce, tutta l’élite globale è marcia: distruzione dell’ambiente, povertà per miliardi di persone, guerre e genocidio, media e social asserviti, ceti intellettuali al servizio della menzogna e del plagio sono l’inevitabile esito dell’avidità di denaro, di dominio delle classi dominanti attuali oramai al livello del sub-umano.
NOTE
1) Vietato parlare “Siria – Per l’ONU i russi e i siriani…” 21/7/19
2) David Lifodi su La bottega del barbieri «Venezuela: le ambiguità…» 23/7/19
3) Sui neoazisti in Ucraina leggi Manlio Dinucci «Vivaio Nato»… 23/7/19
4) Philip Giraldi in ComeDonChisciotte” «Gli agenti di influenza…» 23/7/19
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E come può essere possibile che Michele Bachelet, ex presidente del Cile e attuale Alta Commissaria dell’ONU per i diritti umani nella sua relazione (nota 2) sulla crisi sociale ed economica del Venezuela abbia ignorato il feroce embargo imposto al Paese da Washington e da Bruxelles, l’oro congelato dalle banche europee, i continui tentativi di sovversione violenta delle istituzioni da parte delle opposizioni armate, le guerimbas gestite da mercenari e le molte vittime di cui si sono macchiate, i tentativi di assassinio di Chavez e di Maduro, l’autoproclamazione terrorista di Guaido come presidente della Repubblica?
Come è possibile che dieci edifici di un villaggio palestinese siano a rischio di distruzione, per i soliti motivi di sicurezza addotti da Israele, perché troppo vicini a un muro che non è stato certo ideato e costruito dai palestinesi… e come è possibile che l’ONU, così “vigile” sui diritti umani non sia capace non dico di effettuare un’indagine e di relazionare ma neanche di porre all’ordine del giorno l’esecrabile impunità sionista, dato che si tratta degli “intoccabili” che tutto possono?
E ancora come può essere possibile che Il Corriere della Sera sugli arsenali colmi di armi sofisticate benedette da croci uncinate in Piemonte, in Lombardia, in Emilia non veda l’ovvio nesso fra i nazisti nostrani e quelli ucraini allevati e addestrati dalla Nato che recluta terroristi perché l’Ucraina sia sotto il controllo di USA/UE/Israele e sia testa d’ariete contro l’Orso russo, guerra che l’irresponsabilità delle oligarchie globaliste rende sempre più probabile. L’Ucraina: dove è stato creato un governo fantoccio, di affiliazione nazista, prossima ad entrare nella Nato ufficialmente; l’Ucraina dove chi sventola o detiene una bandiera russa o un semplice simbolo come quello di S.Giorgio può essere arrestato e trattenuto in prigione per anni? (nota 3)
Come può essere possibile che nonostante i jihadisti nella provincia di Idlib, con il supporto di Tharir Al Sham, bombardino di continuo i villaggi situati sulla linea del fronte (su cui l’ONU sembra non avere nulla da ridire), le sanzioni dell’Occidente colpiscano lo Stato siriano, accusato incredibilmente di distruggere ospedali, scuole, panifici, quando invece le forze siriane e russe sono impegnate a colpire le linee di rifornimento prevenienti dalla Turchia, i depositi di armamenti e di fonti energetiche, le aree di comando: sanzioni che sono destinate a perpetuarsi e a peggiorare con il fantastico duo al timone di comando dell’oligarchia dell’Unione cioè Ursula von der Leyen e Christine Lagarde senza trascurare la malandata ma sempre “zarina” Angela Merkel?
E come può essere possibile che il miliardario pedofilo Jeffrey Epstein – amico intimo di Guislane Maxwell, figlia di Robert Maxwell, conclamata spia doc del Mossad – sia riuscito a uscire di carcere dopo qualche mese nel 2008 sebbene fosse stato condannato per reati con trenta minorenni? A meno che non si ipotizzi una qualche forma di protezione dai servizi segreti statunitensi e israeliani, come ci viene suggerito dall’ex Procuratore di Miami Alexander Acosta: «Mi era stato detto che Epstein apparteneva all’intelligence e che avrei dovuto lasciarlo in pace»? (nota 4)
Ma si sa... la pedofilia può essere considerata una pratica orrenda, a meno che non serva alla tutela dello Stato. Perché il buon Epstein, trasportando i gaudenti con il suo aereo personale (un Boeing) nella sue isole offshore garantiva a ministri, banchieri, politici, regnanti... droga e sesso con minori che neanche Caligola ai suoi tempi. Nella sua agenda appaiono nomi come Bill Clinton, il principe Andrea, Kissinger, Rothschild, cardinali e vescovi. Il record di presenze: Bill Clinton con 27 voli. Naturalmente le riprese cinematografiche dei rapporti sessuali erano affidate a seri professionisti, in modo che Mossad e Cia potessero disporre di filmati eccellenti in modo da incastrare i gaudenti per corromperli e ricattarli al fine di favorire pressioni per raggiungere vari obiettivi, come ad esempio un finanziamento ad Al-Qaeda, una guerra contro il Libano o l’Iran, lo sdoganamento delle Fondazioni sioniste attive nella propaganda “antisemita”... Ora Jeffrey è in carcere. Vuole spifferare tutto per avere una diminuzione di pena. Riuscirà a sopravvivere?
Ma perché i media nostrani ne parlano poco e superficialmente ? Forse perché quando la rogna è troppo fetida e riguarda i vip della politica, della finanza, della cultura, della religione, è meglio darsi una calmata, se si vuole fare carriera.
Non parlatemi di mele marce, tutta l’élite globale è marcia: distruzione dell’ambiente, povertà per miliardi di persone, guerre e genocidio, media e social asserviti, ceti intellettuali al servizio della menzogna e del plagio sono l’inevitabile esito dell’avidità di denaro, di dominio delle classi dominanti attuali oramai al livello del sub-umano.
NOTE
1) Vietato parlare “Siria – Per l’ONU i russi e i siriani…” 21/7/19
2) David Lifodi su La bottega del barbieri «Venezuela: le ambiguità…» 23/7/19
3) Sui neoazisti in Ucraina leggi Manlio Dinucci «Vivaio Nato»… 23/7/19
4) Philip Giraldi in ComeDonChisciotte” «Gli agenti di influenza…» 23/7/19
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08/07/2019
Venezuela e diritti umani. Smontate le fake news della “relazione Bachelet”
È diventata pratica abituale la politicizzazione e strumentalizzazione dei diritti umani come scusa, da parte degli Stati Uniti, per invadere territori e violare la sovranità. Nel frattempo, il Sistema delle Nazioni Unite, con discorsi ambigui, senza prendere posizione e senza nessun rispetto per il diritto internazionale, si è allineato al potere imperiale e agli interessi dei grandi capitali. Si è prestato alla politica della guerra. In modo vergognoso e ignominioso si è unito alla menzogna e alla manipolazione. In una parola è stato un complice.
L’umanità sta ancora aspettando la prova delle armi di distruzione di massa in Iraq, una menzogna che è servita a giustificare l’invasione di quel paese da parte degli Stati Uniti nel 2003, causando la morte di oltre un milione di persone.
Come l’umanità è ancora in attesa di prove riguardo alle dichiarazioni del Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navy Pally, che il 25 febbraio 2011 ha presentato una relazione che ha aperto le porte all’invasione militare in Libia sotto l’apparenza di un intervento umanitario.
Irresponsabilmente l’Alto Commissario Pally ha dichiarato: “Anche se i rapporti sono ancora irregolari e difficili da verificare, una cosa è dolorosamente chiara: in violazione sfacciata e continua del diritto internazionale, la repressione in Libia delle manifestazioni pacifiche si sta aggravando in modo allarmante con omicidi di massa, arresti arbitrari, detenzione e torture di manifestanti. Secondo alcune fonti, migliaia di persone possono [sic] essere stati uccisi o feriti (…) Secondo diversi rapporti, combattenti stranieri, anche assassini continuano ad essere portati nel paese e dotati dal governo di armi leggere e di piccolo calibro per reprimere le proteste.”
Senza prove in mano, al contrario consapevoli della non verifica e dell’irregolarità delle informazioni, le parole di Navy Pally hanno dato origine alla Risoluzione A / HRC / RES / S-15/1 del 3 marzo 2011, che afferma: “il Consiglio dei diritti umani esprime profonda preoccupazione per la situazione in Libia, e condanna fermamente le recenti violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani commesse in quel paese, compresi gli attacchi armati indiscriminati contro i civili, esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, detenzione e tortura di manifestanti pacifici, che in alcuni casi possono anche costituire crimini contro l’umanità”.
Ci chiediamo: a che livello si sono controllati i rapporti? Sono state uccise e ferite migliaia di persone? Quanti esattamente? Si sono verificate notizie relative a esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari e casi di tortura? Dove sono le prove di un’accusa così seria che ha portato a una guerra che persiste ancora e che ha fatto a pezzi la Libia?
Eppure il Consiglio dei diritti umani, violando la sovranità della Libia ha inviato “con urgenza una commissione d’inchiesta internazionale indipendente, che sarà nominato dal Presidente del Consiglio, per indagare su tutte le presunte violazioni delle norme internazionali sui diritti umani nella Jamahiriya araba libica”.
Le parole di Pally e la Risoluzione A / HRC / RES / S-15/1 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno dato il via alla Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del marzo 2011, in cui hanno dichiarato una zona di esclusione in Libia e con essa l’invasione militare da parte della NATO. Nel frattempo, all’interno del paese africano, un governo parallelo, chiamato Consiglio nazionale di transizione, è stato istituito dai partiti politici opposti all’allora presidente Gheddafi.
L’alta commissaria Michelle Bachelet, nello stesso stile della precedente presidente Navy Pally, ha appena presentato la relazione sulla situazione dei diritti umani in Venezuela. Piena di imprecisioni, informazioni non verificate o verificabili, errori, omissioni e false dichiarazioni, la relazione in questione manca del rigore e della serietà che richiede la redazione di tali documenti, le cui implicazioni mettono a rischio la pace, non solo del Venezuela, ma di tutta l’America.
Non ci occuperemo in queste righe di sottolineare la parzialità del rapporto presentato dalla Bachelet, nel quale si riferiscono informazioni provenienti solo da partiti politici dell’opposizione che eludono i dati ufficiali e le relazioni di organizzazioni come Fundalatin. A questo proposito c’è già stato molto inchiostro versato. Molto meno si è notata la mancanza di rigore metodologico nella raccolta, elaborazione e analisi delle informazioni. Su questo è stato già scritto.
Né ci concentreremo nel segnalare le contraddizioni sostenute dall’Alto Commissario per dire che in Venezuela i diritti umani non sono garantiti, né come il Consiglio dei diritti umani abbia adottato la revisione periodica universale presentata dal paese, mentre le stesse Nazioni Unite attraverso L’UNDP hanno appena valutato il Venezuela con un alto indice di sviluppo umano.
Non vogliamo confessare la nostra delusione per il fatto che la Bachelet non ha espresso un forte rifiuto davanti alle minacce di intervento militare da parte degli Stati Uniti, o perché non ha sollecitato l’immediata cessazione del blocco economico, commerciale e finanziario contro il popolo venezuelano, o perché non ha denunciato odio e violenza da parte dei partiti politici dell’opposizione che hanno compiuto azioni fasciste fino al punto di bruciare vivi gli esseri umani.
Tanto meno esprimiamo il nostro stupore perché non si sia ripudiato il tentativo di assassinio contro il presidente Nicolas Maduro nel mese di agosto 2018, né il colpo di stato nel mese di aprile 2019, o il tentativo di invasione, al confine con la Colombia, il 23 febbraio di quest’anno, o quello di usurpare la carica di Presidente della Repubblica da parte del sedicente autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó e la sua intenzione di formare un governo parallelo, o ancora ci chiediamo perchè non ha fatto riferimento a sabotare l’impianto elettrico che ha lasciato senza servizio il popolo venezuelano. Forse sono eventi così ovvi e famigerati che non ha ritenuto di includerli nel rapporto.
Nemmeno vogliamo parlare della nostra sorpresa per il fatto che l’Alto Commissario non ha citato la relazione del dottor Alfred De Zayas, osservatore indipendente delle Nazioni Unite, relatore ordine democratico ed equo, che dopo aver visitato il Venezuela nel 2017 ha presentato una relazione in cui nel dettaglio si pone la necessità di condannare la guerra economica, misure coercitive unilaterali e l’attacco sulla moneta, come determinanti di ciò che, nelle cause economiche e sociali si verifica nel paese.
Ci fermeremo invece a chiedere all’Alto Commissario la presentazione delle prove e delle precisioni di ognuna delle gravi accuse che egli fa nella sua relazione. Prova che, per rispetto, si meritano i venezuelani e l’umanità intera.
La Bachelet conclude che “... ci sono fondati motivi per ritenere che gravi violazioni dei diritti economici e sociali, inclusi i diritti al cibo e alla salute, siano state commesse in Venezuela. Il governo ha rifiutato di riconoscere l’entità della crisi fino a poco tempo fa e non ha adottato le misure appropriate. Con l’aggravarsi della crisi economica, le autorità hanno iniziato a utilizzare i programmi sociali in modo discriminatorio, per ragioni politiche e come strumento di controllo sociale”.
Vi chiediamo di specificare quali sono i “motivi ragionevoli” che vi portano a “credere” che i diritti economici e sociali siano violati. Con quali prove la relazione sostiene che non sono state prese misure appropriate? E come dimostra la presunta discriminazione nella concessione di programmi sociali? Ad esempio, come si può affermare che ci sia discriminazione per ragioni politiche nella distribuzione della Clap, il contenitore di alimenti che sarebbe stato dato solo ai sostenitori del governo. Vuol dire che 6 milioni di famiglie che ricevono la scatola sono chavisti?
O ritiene la Bachelet che 18 milioni di persone inserite nella Patria Platform sono anche loro tutti i chavisti e quindi il 100% degli anziani che ricevono la loro pensione attraverso questo sistema comune, anche con la rivoluzione bolivariana e i 6 milioni di famiglie che ricevono il bonus “case della Patria” e ancora le 700.000 donne incinte che ricevono il bonus di nascita umanizzata e allattamento al seno? Ricordiamo che in Venezuela ci sono 30 milioni di persone.
Nel suo rapporto la Bachelet ha anche concluso che “Per oltre un decennio, il Venezuela ha adottato e implementato una serie di leggi, politiche e pratiche che hanno limitato lo spazio democratico, indebolito le istituzioni pubbliche e minato l’indipendenza del potere”.
Dove sono le prove di un’accusa così grave? È importante specificare a quali leggi e politiche si riferiscono e dimostrare come lo spazio democratico sia stato limitato in un paese in cui dal 2013 sono state indette sette elezioni con la partecipazione di tutti i partiti politici e il riconoscimento del trionfo dell’opposizione da parte del governo.
È importante spiegare il motivo per cui si afferma che si è limitato lo spazio democratico in un paese che ha visto aumentare le manifestazioni contro il governo in numero e intensità a partire dal 2014, come riconosce il report affermando che “ci sono state 9787 manifestazioni nel 2017, 12715 nel 2018 e 9715 tra l’1 gennaio e il 31 maggio 2019. ”
Oppure l’Alto Commissario fa riferimento alle pratiche dei partiti di opposizione che sono stati caratterizzati da una minore democraticità, come ad esempio il tentato colpo di stato del 30 aprile 2019 o la richiesta di astensione elettorale nelle elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 o il tentativo di omicidio recentemente interrotto dalle forze di sicurezza dello stato?
Se è a questo atteggiamento antidemocratico dell’opposizione a cui ci si sta riferendo, vale la pena specificarlo nel rapporto.
La Bachelet continua: “Tutto ciò ha permesso al governo di commettere numerose violazioni dei diritti umani. Migliaia di persone, soprattutto giovani, sono state uccise in presunti scontri con le forze statali negli ultimi anni. Vi sono ragionevoli motivi per ritenere che molte di queste morti costituiscano esecuzioni extragiudiziali perpetrate dalle forze di sicurezza, in particolare dalla FAES. Queste violazioni richiedono ulteriori indagini per determinare la responsabilità statale appropriata e la responsabilità penale individuale”.
Molte questioni sorgono a questo riguardo, specialmente quando il governo è accusato di aver commesso “numerose” violazioni dei diritti umani. Le precisazioni sono indispensabili in questa sezione, così come gli elementi probatori.
L’Alto Commissario afferma che le autorità hanno attaccato le persone, migliaia delle quali sono state uccise negli scontri con le forze di stato e che queste morti sono esecuzioni extragiudiziali.
Presenti le prove, signora Bachelet.
Pubblichi la lista con i nomi delle migliaia di persone che sono state “uccise” dalle forze dello Stato. Si tratta di accuse molto delicate che non dovrebbero essere sollevate in termini vaghi in una relazione di questo livello.
Ma in aggiunta, sorge la domanda sul perché emetta un giudizio a priori e accusi il governo quando riconosce simultaneamente che le indagini sono necessarie per determinare le responsabilità. Sembra contraddittorio e quindi irresponsabile.
Dice Bachelet: “La deviazione delle risorse, la corruzione e la mancanza di manutenzione nelle infrastrutture pubbliche e investimenti insufficienti, hanno portato a violazioni del diritto ad un adeguato standard di vita, tra gli altri, a causa del deterioramento dei servizi di base come il trasporto pubblico e l’accesso all’elettricità, all’acqua e al gas naturale“.
Dichiarate le prove, signora Bachelet, che la diversione delle risorse, la corruzione e la mancanza di manutenzione sono le cause della violazione del diritto a un tenore di vita adeguato.
Non neghiamo affatto che ci sia corruzione in Venezuela, ma dimostri che è questa e non la guerra economica, la causa della iperinflazione in atto dal 2013, con il blocco finanziario e il sabotaggio dei servizi pubblico, il che spiega il suo “deterioramento”.
Come medico, dovresti sapere che le morti non sono stimate attraverso i sondaggi, sono fatti. Inoltre, approfitta e dimostra che la causa della mancanza e della disponibilità di farmaci è dovuta al fallimento del governo e non al blocco finanziario e all’embargo commerciale che hanno ostacolato l’importazione di medicinali e forniture mediche chirurgiche, oltre a forniture per la loro produzione.
L’Alto commissario insiste sul fatto che: “Il numero di persone che sono state costrette a lasciare il Venezuela è aumentato drasticamente dal 2018, raggiungendo oltre 4 milioni entro il 6 giugno 2019. La Colombia ospita il maggior numero di persone, seguita da Perù, Cile, Argentina, Ecuador e Brasile”.
La signora Bachelet dimostri che ci sono più di 4 milioni di persone che hanno lasciato il Venezuela. Prevediamo che sarà difficile se non vuole contraddire le stesse cifre delle Nazioni Unite, che indicano che in Colombia, Perù, Cile, Argentina e Brasile il tasso di migrazione netta è negativo, cioè in quei paesi ci sono più persone uscite rispetto a quelle che sono entrate. Pertanto, dimostrino dove sono questi supposti più di 4 milioni di venezuelani?
Per la pace del Venezuela e quella dell’America, per il rispetto di tutta l’umanità, è appropriato un atteggiamento serio e responsabile. È bello dire la verità.
In attesa della consegna delle prove. Cordiali saluti.
Fonte
L’umanità sta ancora aspettando la prova delle armi di distruzione di massa in Iraq, una menzogna che è servita a giustificare l’invasione di quel paese da parte degli Stati Uniti nel 2003, causando la morte di oltre un milione di persone.
Come l’umanità è ancora in attesa di prove riguardo alle dichiarazioni del Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navy Pally, che il 25 febbraio 2011 ha presentato una relazione che ha aperto le porte all’invasione militare in Libia sotto l’apparenza di un intervento umanitario.
Irresponsabilmente l’Alto Commissario Pally ha dichiarato: “Anche se i rapporti sono ancora irregolari e difficili da verificare, una cosa è dolorosamente chiara: in violazione sfacciata e continua del diritto internazionale, la repressione in Libia delle manifestazioni pacifiche si sta aggravando in modo allarmante con omicidi di massa, arresti arbitrari, detenzione e torture di manifestanti. Secondo alcune fonti, migliaia di persone possono [sic] essere stati uccisi o feriti (…) Secondo diversi rapporti, combattenti stranieri, anche assassini continuano ad essere portati nel paese e dotati dal governo di armi leggere e di piccolo calibro per reprimere le proteste.”
Senza prove in mano, al contrario consapevoli della non verifica e dell’irregolarità delle informazioni, le parole di Navy Pally hanno dato origine alla Risoluzione A / HRC / RES / S-15/1 del 3 marzo 2011, che afferma: “il Consiglio dei diritti umani esprime profonda preoccupazione per la situazione in Libia, e condanna fermamente le recenti violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani commesse in quel paese, compresi gli attacchi armati indiscriminati contro i civili, esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, detenzione e tortura di manifestanti pacifici, che in alcuni casi possono anche costituire crimini contro l’umanità”.
Ci chiediamo: a che livello si sono controllati i rapporti? Sono state uccise e ferite migliaia di persone? Quanti esattamente? Si sono verificate notizie relative a esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari e casi di tortura? Dove sono le prove di un’accusa così seria che ha portato a una guerra che persiste ancora e che ha fatto a pezzi la Libia?
Eppure il Consiglio dei diritti umani, violando la sovranità della Libia ha inviato “con urgenza una commissione d’inchiesta internazionale indipendente, che sarà nominato dal Presidente del Consiglio, per indagare su tutte le presunte violazioni delle norme internazionali sui diritti umani nella Jamahiriya araba libica”.
Le parole di Pally e la Risoluzione A / HRC / RES / S-15/1 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno dato il via alla Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del marzo 2011, in cui hanno dichiarato una zona di esclusione in Libia e con essa l’invasione militare da parte della NATO. Nel frattempo, all’interno del paese africano, un governo parallelo, chiamato Consiglio nazionale di transizione, è stato istituito dai partiti politici opposti all’allora presidente Gheddafi.
L’alta commissaria Michelle Bachelet, nello stesso stile della precedente presidente Navy Pally, ha appena presentato la relazione sulla situazione dei diritti umani in Venezuela. Piena di imprecisioni, informazioni non verificate o verificabili, errori, omissioni e false dichiarazioni, la relazione in questione manca del rigore e della serietà che richiede la redazione di tali documenti, le cui implicazioni mettono a rischio la pace, non solo del Venezuela, ma di tutta l’America.
Non ci occuperemo in queste righe di sottolineare la parzialità del rapporto presentato dalla Bachelet, nel quale si riferiscono informazioni provenienti solo da partiti politici dell’opposizione che eludono i dati ufficiali e le relazioni di organizzazioni come Fundalatin. A questo proposito c’è già stato molto inchiostro versato. Molto meno si è notata la mancanza di rigore metodologico nella raccolta, elaborazione e analisi delle informazioni. Su questo è stato già scritto.
Né ci concentreremo nel segnalare le contraddizioni sostenute dall’Alto Commissario per dire che in Venezuela i diritti umani non sono garantiti, né come il Consiglio dei diritti umani abbia adottato la revisione periodica universale presentata dal paese, mentre le stesse Nazioni Unite attraverso L’UNDP hanno appena valutato il Venezuela con un alto indice di sviluppo umano.
Non vogliamo confessare la nostra delusione per il fatto che la Bachelet non ha espresso un forte rifiuto davanti alle minacce di intervento militare da parte degli Stati Uniti, o perché non ha sollecitato l’immediata cessazione del blocco economico, commerciale e finanziario contro il popolo venezuelano, o perché non ha denunciato odio e violenza da parte dei partiti politici dell’opposizione che hanno compiuto azioni fasciste fino al punto di bruciare vivi gli esseri umani.
Tanto meno esprimiamo il nostro stupore perché non si sia ripudiato il tentativo di assassinio contro il presidente Nicolas Maduro nel mese di agosto 2018, né il colpo di stato nel mese di aprile 2019, o il tentativo di invasione, al confine con la Colombia, il 23 febbraio di quest’anno, o quello di usurpare la carica di Presidente della Repubblica da parte del sedicente autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó e la sua intenzione di formare un governo parallelo, o ancora ci chiediamo perchè non ha fatto riferimento a sabotare l’impianto elettrico che ha lasciato senza servizio il popolo venezuelano. Forse sono eventi così ovvi e famigerati che non ha ritenuto di includerli nel rapporto.
Nemmeno vogliamo parlare della nostra sorpresa per il fatto che l’Alto Commissario non ha citato la relazione del dottor Alfred De Zayas, osservatore indipendente delle Nazioni Unite, relatore ordine democratico ed equo, che dopo aver visitato il Venezuela nel 2017 ha presentato una relazione in cui nel dettaglio si pone la necessità di condannare la guerra economica, misure coercitive unilaterali e l’attacco sulla moneta, come determinanti di ciò che, nelle cause economiche e sociali si verifica nel paese.
Ci fermeremo invece a chiedere all’Alto Commissario la presentazione delle prove e delle precisioni di ognuna delle gravi accuse che egli fa nella sua relazione. Prova che, per rispetto, si meritano i venezuelani e l’umanità intera.
La Bachelet conclude che “... ci sono fondati motivi per ritenere che gravi violazioni dei diritti economici e sociali, inclusi i diritti al cibo e alla salute, siano state commesse in Venezuela. Il governo ha rifiutato di riconoscere l’entità della crisi fino a poco tempo fa e non ha adottato le misure appropriate. Con l’aggravarsi della crisi economica, le autorità hanno iniziato a utilizzare i programmi sociali in modo discriminatorio, per ragioni politiche e come strumento di controllo sociale”.
Vi chiediamo di specificare quali sono i “motivi ragionevoli” che vi portano a “credere” che i diritti economici e sociali siano violati. Con quali prove la relazione sostiene che non sono state prese misure appropriate? E come dimostra la presunta discriminazione nella concessione di programmi sociali? Ad esempio, come si può affermare che ci sia discriminazione per ragioni politiche nella distribuzione della Clap, il contenitore di alimenti che sarebbe stato dato solo ai sostenitori del governo. Vuol dire che 6 milioni di famiglie che ricevono la scatola sono chavisti?
O ritiene la Bachelet che 18 milioni di persone inserite nella Patria Platform sono anche loro tutti i chavisti e quindi il 100% degli anziani che ricevono la loro pensione attraverso questo sistema comune, anche con la rivoluzione bolivariana e i 6 milioni di famiglie che ricevono il bonus “case della Patria” e ancora le 700.000 donne incinte che ricevono il bonus di nascita umanizzata e allattamento al seno? Ricordiamo che in Venezuela ci sono 30 milioni di persone.
Nel suo rapporto la Bachelet ha anche concluso che “Per oltre un decennio, il Venezuela ha adottato e implementato una serie di leggi, politiche e pratiche che hanno limitato lo spazio democratico, indebolito le istituzioni pubbliche e minato l’indipendenza del potere”.
Dove sono le prove di un’accusa così grave? È importante specificare a quali leggi e politiche si riferiscono e dimostrare come lo spazio democratico sia stato limitato in un paese in cui dal 2013 sono state indette sette elezioni con la partecipazione di tutti i partiti politici e il riconoscimento del trionfo dell’opposizione da parte del governo.
È importante spiegare il motivo per cui si afferma che si è limitato lo spazio democratico in un paese che ha visto aumentare le manifestazioni contro il governo in numero e intensità a partire dal 2014, come riconosce il report affermando che “ci sono state 9787 manifestazioni nel 2017, 12715 nel 2018 e 9715 tra l’1 gennaio e il 31 maggio 2019. ”
Oppure l’Alto Commissario fa riferimento alle pratiche dei partiti di opposizione che sono stati caratterizzati da una minore democraticità, come ad esempio il tentato colpo di stato del 30 aprile 2019 o la richiesta di astensione elettorale nelle elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 o il tentativo di omicidio recentemente interrotto dalle forze di sicurezza dello stato?
Se è a questo atteggiamento antidemocratico dell’opposizione a cui ci si sta riferendo, vale la pena specificarlo nel rapporto.
La Bachelet continua: “Tutto ciò ha permesso al governo di commettere numerose violazioni dei diritti umani. Migliaia di persone, soprattutto giovani, sono state uccise in presunti scontri con le forze statali negli ultimi anni. Vi sono ragionevoli motivi per ritenere che molte di queste morti costituiscano esecuzioni extragiudiziali perpetrate dalle forze di sicurezza, in particolare dalla FAES. Queste violazioni richiedono ulteriori indagini per determinare la responsabilità statale appropriata e la responsabilità penale individuale”.
Molte questioni sorgono a questo riguardo, specialmente quando il governo è accusato di aver commesso “numerose” violazioni dei diritti umani. Le precisazioni sono indispensabili in questa sezione, così come gli elementi probatori.
L’Alto Commissario afferma che le autorità hanno attaccato le persone, migliaia delle quali sono state uccise negli scontri con le forze di stato e che queste morti sono esecuzioni extragiudiziali.
Presenti le prove, signora Bachelet.
Pubblichi la lista con i nomi delle migliaia di persone che sono state “uccise” dalle forze dello Stato. Si tratta di accuse molto delicate che non dovrebbero essere sollevate in termini vaghi in una relazione di questo livello.
Ma in aggiunta, sorge la domanda sul perché emetta un giudizio a priori e accusi il governo quando riconosce simultaneamente che le indagini sono necessarie per determinare le responsabilità. Sembra contraddittorio e quindi irresponsabile.
Dice Bachelet: “La deviazione delle risorse, la corruzione e la mancanza di manutenzione nelle infrastrutture pubbliche e investimenti insufficienti, hanno portato a violazioni del diritto ad un adeguato standard di vita, tra gli altri, a causa del deterioramento dei servizi di base come il trasporto pubblico e l’accesso all’elettricità, all’acqua e al gas naturale“.
Dichiarate le prove, signora Bachelet, che la diversione delle risorse, la corruzione e la mancanza di manutenzione sono le cause della violazione del diritto a un tenore di vita adeguato.
Non neghiamo affatto che ci sia corruzione in Venezuela, ma dimostri che è questa e non la guerra economica, la causa della iperinflazione in atto dal 2013, con il blocco finanziario e il sabotaggio dei servizi pubblico, il che spiega il suo “deterioramento”.
Come medico, dovresti sapere che le morti non sono stimate attraverso i sondaggi, sono fatti. Inoltre, approfitta e dimostra che la causa della mancanza e della disponibilità di farmaci è dovuta al fallimento del governo e non al blocco finanziario e all’embargo commerciale che hanno ostacolato l’importazione di medicinali e forniture mediche chirurgiche, oltre a forniture per la loro produzione.
L’Alto commissario insiste sul fatto che: “Il numero di persone che sono state costrette a lasciare il Venezuela è aumentato drasticamente dal 2018, raggiungendo oltre 4 milioni entro il 6 giugno 2019. La Colombia ospita il maggior numero di persone, seguita da Perù, Cile, Argentina, Ecuador e Brasile”.
La signora Bachelet dimostri che ci sono più di 4 milioni di persone che hanno lasciato il Venezuela. Prevediamo che sarà difficile se non vuole contraddire le stesse cifre delle Nazioni Unite, che indicano che in Colombia, Perù, Cile, Argentina e Brasile il tasso di migrazione netta è negativo, cioè in quei paesi ci sono più persone uscite rispetto a quelle che sono entrate. Pertanto, dimostrino dove sono questi supposti più di 4 milioni di venezuelani?
Per la pace del Venezuela e quella dell’America, per il rispetto di tutta l’umanità, è appropriato un atteggiamento serio e responsabile. È bello dire la verità.
In attesa della consegna delle prove. Cordiali saluti.
Fonte
05/01/2014
Cile. La coscienza sporca di Bachelet: contro i Mapuche è ancora dittatura
Il 15 dicembre 2013 il popolo cileno ha scelto che fosse Michelle Bachelet Jeria a guidare nuovamente il Paese, facendo di lei la prima donna a vincere per due volte le presidenziali in Cile. Una vittoria oscurata dall’altissima percentuale di astensionismo (circa il 60% degli aventi diritto non ha votato), chiaro segno di come i cileni non credano più nelle proprie istituzioni.
Per riguadagnare la fiducia degli elettori, la neoeletta presidente, che prenderà posto a La Moneda l’11 marzo, dovrà portare a compimento le promesse elettorali, quali la garanzia di un’istruzione gratuita e di qualità e la riforma della Costituzione, considerata illegale dal popolo in quanto votata in piena dittatura (1980) attraverso un referendum privo di registri, svoltosi in un clima tutt’altro che sereno.
Ma queste non sono le uniche promesse alle quali la Bachelet e la sua Nueva Mayoría dovranno far fronte. Esiste un tema delicato, toccato poche volte durante la campagna elettorale dei candidati, una lotta che si porta avanti da anni all’interno del territorio cileno, una questione sociale e politica chiamata Mapuche. Il popolo Mapuche, cui nome nel loro idioma Mapudungun significa “Popolo della Terra”, non amano essere definiti come gli indigeni del Cile, bensì come la Nazione Originaria, coloro che vivevano lì da prima dell’invasione dei Conquistadores spagnoli.
La lotta per recuperare le loro terre ancestrali, vendute dallo Stato a grossi proprietari terrieri privati o ad imprese forestali e centrali idroelettriche, dura ormai da più di 20 anni ed è costata (e continua a costare) moltissimo in termini di vite e di rispetto dei diritti umani.
Fu proprio durante il primo mandato della Bachelet che si registrò il numero più alto di Mapuche uccisi ed incarcerati, addirittura maggiore al periodo di governo della Concertación (coalizione di partiti che sconfisse il dittatore Pinochet e governò il Cile per 10 anni), grazie anche all’applicazione della “Ley antiterrorista”, una legge varata da Pinochet, che puniva indiscriminatamente qualsiasi forma di ribellione sociale. Giovani come Matías Catrileo e Jaime Mendoza Collío, uniti dallo stesso tragico destino, sono diventati esempi della lotta Mapuche; proprio durante una tappa della campagna elettorale della neoeletta presidente a Temuco, l’11 novembre 2013, la famiglia di Catrileo aveva vibratamente protestato per la mancanza di giustizia nei confronti del popolo Mapuche.
In risposta, la Bachelet che aveva affermato che l’applicazione della legge antiterrorista era stato un errore e che per nessun motivo l’avrebbe applicata nuovamente, dichiarazione che stride con l’atteggiamento dello Stato che, proprio oggi, ha provveduto ad inviare forze speciali ed elicotteri dotati d'infrarossi per monitorare la regione dell’Araucanía in un giorno particolare, il 3 gennaio, in cui si commemora la morte dello studente Matías Catrileo, ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco alla schiena, mentre stava cercando di recuperare un fondo agricolo.
“I Mapuche sono innocenti vittime di un montaggio politico” ha dichiarato padre Luís García-Huidobro, un gesuita che condivide la lotta degli originari, arrestato alcuni giorni fa, solo per aver partecipato ad una marcia a favore dei prigionieri politici Mapuche. Alcune associazioni per i diritti umani, tra le quali Amnesty International, hanno accusato il governo cileno di perpetrare una politica di repressione e, recentemente, l’Unicef si è espresso sulle condanne inflitte ai minori di età contro i quali si continua ad applicare, seppure ben occultata, la legge antiterrorista. L’ONU, tramite il relatore per i popoli indigeni, James Anaya, ha chiesto il rispetto per i diritti dei popoli originari del Cile e l’accelerazione nella restituzione delle loro terre ancestrali.
Ed in questo clima di instabilità, si registra un’altra morte “sospetta”, quella di Nicolasa Quintreman, la donna che insieme alla sorella aveva capeggiato la lotta dei Mapuche Pehuenche, contro le centrali idroelettriche di Pangue e Ralco. “Non possiamo confidare in Michelle Bachelet” afferma padre García-Huidobro, rispecchiando il pensiero di migliaia di Mapuche.
La risoluzione del conflitto, a prescindere dalle dichiarazioni di facciata dei governanti, sembra molto lontano.
Fonte
Per riguadagnare la fiducia degli elettori, la neoeletta presidente, che prenderà posto a La Moneda l’11 marzo, dovrà portare a compimento le promesse elettorali, quali la garanzia di un’istruzione gratuita e di qualità e la riforma della Costituzione, considerata illegale dal popolo in quanto votata in piena dittatura (1980) attraverso un referendum privo di registri, svoltosi in un clima tutt’altro che sereno.
Ma queste non sono le uniche promesse alle quali la Bachelet e la sua Nueva Mayoría dovranno far fronte. Esiste un tema delicato, toccato poche volte durante la campagna elettorale dei candidati, una lotta che si porta avanti da anni all’interno del territorio cileno, una questione sociale e politica chiamata Mapuche. Il popolo Mapuche, cui nome nel loro idioma Mapudungun significa “Popolo della Terra”, non amano essere definiti come gli indigeni del Cile, bensì come la Nazione Originaria, coloro che vivevano lì da prima dell’invasione dei Conquistadores spagnoli.
La lotta per recuperare le loro terre ancestrali, vendute dallo Stato a grossi proprietari terrieri privati o ad imprese forestali e centrali idroelettriche, dura ormai da più di 20 anni ed è costata (e continua a costare) moltissimo in termini di vite e di rispetto dei diritti umani.
Fu proprio durante il primo mandato della Bachelet che si registrò il numero più alto di Mapuche uccisi ed incarcerati, addirittura maggiore al periodo di governo della Concertación (coalizione di partiti che sconfisse il dittatore Pinochet e governò il Cile per 10 anni), grazie anche all’applicazione della “Ley antiterrorista”, una legge varata da Pinochet, che puniva indiscriminatamente qualsiasi forma di ribellione sociale. Giovani come Matías Catrileo e Jaime Mendoza Collío, uniti dallo stesso tragico destino, sono diventati esempi della lotta Mapuche; proprio durante una tappa della campagna elettorale della neoeletta presidente a Temuco, l’11 novembre 2013, la famiglia di Catrileo aveva vibratamente protestato per la mancanza di giustizia nei confronti del popolo Mapuche.
In risposta, la Bachelet che aveva affermato che l’applicazione della legge antiterrorista era stato un errore e che per nessun motivo l’avrebbe applicata nuovamente, dichiarazione che stride con l’atteggiamento dello Stato che, proprio oggi, ha provveduto ad inviare forze speciali ed elicotteri dotati d'infrarossi per monitorare la regione dell’Araucanía in un giorno particolare, il 3 gennaio, in cui si commemora la morte dello studente Matías Catrileo, ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco alla schiena, mentre stava cercando di recuperare un fondo agricolo.
“I Mapuche sono innocenti vittime di un montaggio politico” ha dichiarato padre Luís García-Huidobro, un gesuita che condivide la lotta degli originari, arrestato alcuni giorni fa, solo per aver partecipato ad una marcia a favore dei prigionieri politici Mapuche. Alcune associazioni per i diritti umani, tra le quali Amnesty International, hanno accusato il governo cileno di perpetrare una politica di repressione e, recentemente, l’Unicef si è espresso sulle condanne inflitte ai minori di età contro i quali si continua ad applicare, seppure ben occultata, la legge antiterrorista. L’ONU, tramite il relatore per i popoli indigeni, James Anaya, ha chiesto il rispetto per i diritti dei popoli originari del Cile e l’accelerazione nella restituzione delle loro terre ancestrali.
Ed in questo clima di instabilità, si registra un’altra morte “sospetta”, quella di Nicolasa Quintreman, la donna che insieme alla sorella aveva capeggiato la lotta dei Mapuche Pehuenche, contro le centrali idroelettriche di Pangue e Ralco. “Non possiamo confidare in Michelle Bachelet” afferma padre García-Huidobro, rispecchiando il pensiero di migliaia di Mapuche.
La risoluzione del conflitto, a prescindere dalle dichiarazioni di facciata dei governanti, sembra molto lontano.
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