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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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28/06/2020

Non sarà un autunno caldo, sarà una guerra al massacro

Come tutte le mattine ho percorso il sottopasso che attraversa l’autostrada laghi e che, in quel tratto, divide la provincia di Milano da quella di Varese, e sono passato a fianco dello stabilimento della Sanofi.

La conglomerata francese del farmaco ha stabilimenti in tutto il mondo, ha un fatturato di 40,4 miliardi di dollari, 104 mila 409 dipendenti e ha realizzato profitti per 3,3 miliardi di dollari (Forbes.com).

Non conoscevo ancora la notizia che, dopo qualche ora, le agenzie di stampa avrebbero cominciato a battere, e cioè l’annuncio (non ufficiale – reuters.com) del taglio di 1.680 posti di lavoro in Europa. La notizia ufficiale probabilmente verrà data oggi (26 giugno), in un incontrò che la direzione, guidata Paul Hudson, terrà con i rappresentanti dei lavoratori (lopinion.fr).

Nello stabilimento di Origgio sono presenti 125 dipendenti e collaboratori, insieme producono 37,1 milioni di confezioni di farmaci per automedicazione. Si tratta di quei prodotti che compriamo in farmacia e al supermercato, e che non necessitano di ricetta medica. In particolare, Origgio è il centro mondiale di riferimento sia per la produzione di Enterogermina, sia per la produzione di Malox (entrambi marchi registrati da Sanofi).

Secondo i dati diffusi dal ministero della salute, e che riguardano i medicinali senza obbligo di prescrizione più venduti alle farmacie aperte al pubblico e agli esercizi commerciali, nel secondo semestre 2019, sono state vendute 1 milione e 120 mila confezioni di Enterogermina 4M-4ML sospensione orale, 791 mila confezioni 2M-5ML sospensione orale e 684 mila confezione 2M-5ML sospensione orale. Un affarone, se si considera che una confezione costa intorno ai 10 euro.

Non credo che stanotte i lavoratori della fabbrica di Origgio passeranno una notte serena, e domani mattina probabilmente avranno bisogno non solo del Malox, ma anche di una dose massiccia di Enterogermina, anche se la strizza non ha nulla a che vedere con la flora intestinale.

Speriamo che si tratti solo di una manovra intimidatoria, perché l’annuncio dei possibili tagli in Europa coincide con forti tensioni sindacali, soprattutto in Francia.

I cinque sindacati presenti nel gruppo ritengono di aver reiteratamente avvertito la direzione delle condizioni di lavoro pericolose nella società (lefigaro.fr). La settimana scorsa, sul posto di lavoro, un dipendente si è suicidato. I sindacati hanno denunciato una condizione di lavoro che mette a rischio la vita del personale («une mise en danger des vies»), una condizione, dicono i sindacati francesi, diventata intollerabile («intolérables»).

In un volantino diffuso martedì scorso, le 5 sigle sindacali hanno denunciato una situazione di pericolo grave e imminente, e la necessità di intervenire («pour cause de danger grave et imminent» ... «tenter de prévenir une situation devenue dangereuse»).

Non siamo ancora in autunno, non siamo alla fase 4, siamo solo alle prove tecniche di una guerra al massacro tra colossi farmaceutici per conquistarsi lo spazio vitale.

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15/05/2020

Sul vaccino anti Covid-19 è scontro tra Francia, Usa e multinazionali del Big Pharma

La multinazionale francese della farmaceutica, Sanofi, per bocca del suo amministratore delegato, aveva lasciato trapelare che gli Stati Uniti avranno la priorità sul vaccino quando sarà sviluppato, perché hanno contribuito sostanzialmente, con i fondi alle ricerche.

Il direttore generale di Sanofi, Paul Hudson in una intervista rilanciata dall’agenzia Bloomberg aveva detto che gli Usa “avranno la maggior parte dei pre-ordini, hanno investito per proteggere la loro popolazione”.

Le sue dichiarazioni hanno suscitato l’immediata e irritata reazione del presidente francese, Emmanuel Macron, intervenuto per sottolineare che “il vaccino è un bene pubblico che deve essere fuori dalle logiche di mercato”, e ribadendo di essere impegnato in “una risposta multilaterale coordinata per rendere il vaccino disponibile a tutti allo stesso tempo” perché non ci sono confini per il virus.

Macron ha sottolineato che la linea espressa da Hudson “non corrisponde affatto ai lavori in corso tra Sanofi e il governo” e ha quindi convocato all’Eliseo i capi della multinazionali per l’inizio della prossima settimana per mettere le cose in chiaro.

Anche il premier Edouard Philippe è intervenuto su Twitter affermando che “la parità di accesso per tutti al vaccino non è negoziabile” e lo ha ribadito in un colloquio con il dirigente della Sanofi Serge Weinberg. Nella telefonata, Weinberg avrebbe dato al governo “tutte le garanzie necessarie per quanto riguarda la distribuzione in Francia di un possibile vaccino Sanofi”.

Di fronte al montare delle polemiche e delle tensioni, a provare ad aggiustare il tiro è stato il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot, assicurando che “quando verrà sviluppato un vaccino contro il Covid-19, è evidente che sarà accessibile a tutti i Paesi e anche per i francesi”. Nel tentativo di smorzare i toni, Bogillot ha spiegato che gli Stati Uniti si sono mobilitati rapidamente, hanno offerto all’azienda un aiuto finanziario per avviare capacità produttive nel caso in cui la ricerca del vaccino avesse successo e ha accelerato le procedure normative, mentre “l’Europa è organizzata un po’ peggio“. In realtà la posizione della Sanofi continua ad essere molto ambigua: “la produzione negli Stati Uniti sarà principalmente dedicata agli Stati Uniti e il resto della capacità di produzione coprirà l’Europa e il resto del mondo”.

Chiamata in causa, anche l’Ue è dovuta intervenire tramite il suo portavoce Stefan de Keersmaeck, affermando che “Il vaccino per il Covid-19 deve essere un bene pubblico e il suo accesso deve essere equo e universale”.

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha appena pubblicato una guida con 8 nuovi criteri per definire quali studi clinici di questo tipo (diversi da quelli standard) per la ricerca di un vaccino contro Sars-Cov-2 possono essere giustificati anche dal punto di vista etico.

Con un vaccino “potremmo avere una possibilità di eliminare questo virus, ma quel vaccino dovrà essere disponibile, dovrà essere altamente efficace, dovrà essere reso disponibile a tutti e dovremo usarlo”.

L’Oms avverte che “c’è ancora molta strada da fare” prima che il Covid-19 non venga più considerato pandemia. Il direttore generale dell’Agenzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha esortato “a mettere da parte la politica e dare la priorità alla pace, un cessate il fuoco globale per porre fine a questa pandemia insieme”.

Come prevedibile lo scontro sul futuro vaccino contro il Covid 19 è ormai aperto, e non è una solo una partita ultramiliardaria sul business, è un ulteriore snodo della competizione globale a tutto campo che caratterizza questa fase storica. Gli Stati e le multinazionali, con intrecci e contraddizioni spesso inedite, sono parte decisiva di questo scontro.

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