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10/03/2015

Egitto - Attacchi nel Sinai

Tensione altissima nel nord del Sinai. Stamane un attentatore suicida ha ucciso un civile e ferito 25 poliziotti egiziani guidando la sua macchina contro un compound militare nella città di el-‘Arish. Secondo un’altra ricostruzione fornita da una fonte di sicurezza all’Afp, l’attacco sarebbe stato eseguito da un camion riempito di esplosivo diretto verso il cancello posteriore della base. “Quando il veicolo si è avvicinato [alla struttura militare] – ha raccontato l’ufficiale – è stato attaccato dal fuoco della polizia. Così è stato attivato l’esplosivo che trasportava”.
 
Al momento l’attentato non è stato rivendicato da nessun gruppo. Tuttavia, avvenendo nel Sinai, è probabile che dietro di esso vi sia la “Provincia del Sinai” (ex Ansar Beit al-Maqdis), la principale organizzazione terroristica della penisola che a novembre ha giurato fedeltà allo “Stato Islamico” di Abu Bakr al-Baghdadi. Accanto a questa formazione, però, vanno ricordati anche gli Ajnad Misr (attivi da un anno e mezzo) e “Resistenza popolare” e “Punizione rivoluzionaria” di formazione più recente. La penisola egiziana è fuori controllo da quando è stato deposto il presidente islamista Mohammed Morsi con un colpo militare avvenuto nel luglio del 2013. Ieri una bomba posta sul ciglio di una strada aveva ucciso tre militari egiziani sempre nel Sinai.

La tensione è alta, però, in tutto il Paese. Negli ultimi giorni alcune bombe sono esplose ad Alessandria e Mahalla causando la morte di quattro persone e più di una decina di feriti. Secondo gli esperti militari, questi attacchi diretti contro banche, sedi di aziende dell’elettricità e del gas e filiali delle telecomunicazioni hanno come obiettivo quello di scoraggiare gli investimenti stranieri nel Paese. Non è una coincidenza che gli attacchi degli ultimi giorni nel Sinai avvengano a pochi giorni dall’inizio di una conferenza di investitori a Sharm ash-Shaykh in cui l’Egitto proverà ad attirare investimenti per milioni di dollari.

Del tema sicurezza e terrorismo ha parlato ieri il presidente egiziano ‘Abd al-Fattah as-Sisi sugli schermi della rete televisiva statunitense Fox News. L’ex generale ha esortato il partner americano ad aumentare il suo aiuto militare e ha avanzato l’ipotesi di creare una coalizione regionale che combatta lo Stato Islamico. “E’ molto importante – ha dichiarato il presidente – che gli Usa capiscano il nostro urgente bisogno di armi soprattutto in una fase in cui gli egiziani stanno combattendo il terrorismo e vogliono sentire il sostegno degli Stati Uniti”. “La regione – ha concluso as-Sisi – sta attraversando un periodo molto complicato. L’opinione pubblica vuole vedere una risposta energica dalle nazioni capaci di fornire assistenza”.

Parole che potrebbero tradursi in realtà. Il segretario Usa John Kerry, infatti, arriverà in Egitto giovedì per la Conferenza di Sviluppo Economico. A darne conferma è stato ieri il Dipartimento di Stato americano. Kerry si incontrerà con il presidente egiziano e con i vertici politici del Paese per discutere di “alcune questioni bilaterali e globali”: gli sforzi per sconfiggere lo Stato Islamico, la crisi siriana e la situazione in Libia.

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