Al
momento l’attentato non è stato rivendicato da nessun gruppo. Tuttavia,
avvenendo nel Sinai, è probabile che dietro di esso vi sia la “Provincia del Sinai”
(ex Ansar Beit al-Maqdis), la principale organizzazione terroristica
della penisola che a novembre ha giurato fedeltà allo “Stato Islamico”
di Abu Bakr al-Baghdadi. Accanto a questa formazione, però, vanno
ricordati anche gli Ajnad Misr (attivi da un anno e mezzo) e “Resistenza popolare” e “Punizione rivoluzionaria” di formazione più recente.
La penisola egiziana è fuori controllo da quando è stato deposto il
presidente islamista Mohammed Morsi con un colpo militare avvenuto nel
luglio del 2013. Ieri una bomba posta sul ciglio di una strada aveva
ucciso tre militari egiziani sempre nel Sinai.
La
tensione è alta, però, in tutto il Paese. Negli ultimi giorni alcune
bombe sono esplose ad Alessandria e Mahalla causando la morte di quattro
persone e più di una decina di feriti. Secondo gli esperti
militari, questi attacchi diretti contro banche, sedi di aziende
dell’elettricità e del gas e filiali delle telecomunicazioni hanno come
obiettivo quello di scoraggiare gli investimenti stranieri nel Paese.
Non è una coincidenza che gli attacchi degli ultimi giorni nel Sinai
avvengano a pochi giorni dall’inizio di una conferenza di investitori a
Sharm ash-Shaykh in cui l’Egitto proverà ad attirare investimenti per
milioni di dollari.
Del tema sicurezza e terrorismo ha parlato ieri il presidente egiziano ‘Abd al-Fattah as-Sisi sugli schermi della rete televisiva statunitense Fox News. L’ex generale
ha esortato il partner americano ad aumentare il suo aiuto militare e
ha avanzato l’ipotesi di creare una coalizione regionale che combatta lo
Stato Islamico. “E’ molto importante – ha dichiarato il
presidente – che gli Usa capiscano il nostro urgente bisogno di armi
soprattutto in una fase in cui gli egiziani stanno combattendo il
terrorismo e vogliono sentire il sostegno degli Stati Uniti”. “La
regione – ha concluso as-Sisi – sta attraversando un periodo molto
complicato. L’opinione pubblica vuole vedere una risposta energica dalle
nazioni capaci di fornire assistenza”.
Parole
che potrebbero tradursi in realtà. Il segretario Usa John Kerry,
infatti, arriverà in Egitto giovedì per la Conferenza di Sviluppo
Economico. A darne conferma è stato ieri il Dipartimento di Stato
americano. Kerry si incontrerà con il presidente egiziano e con i
vertici politici del Paese per discutere di “alcune questioni bilaterali
e globali”: gli sforzi per sconfiggere lo Stato Islamico, la crisi
siriana e la situazione in Libia.
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