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21/05/2022

La propaganda di guerra mette il bavaglio alla Rai, e non solo

Alla fine sia il Copasir che la Commissione di Vigilanza Rai sono riusciti a mettere il bavaglio al dibattito pubblico sulla guerra in Ucraina.

I risultati negativi nei sondaggi che ripetutamente bocciano nella società la linea guerrafondaia e avventurista del governo e manifestano contrarietà alla subalternità dell’Italia alla Nato e agli Usa, hanno reso isterici e feroci i sostenitori nel nostro paese della guerra a tutti i costi con la Russia.

Ci sarà infatti un “filtro” sulle presenze in tv e verrà istituito un organismo che ‘valuti’ gli ospiti e svolga un’azione preventiva per distinguere cosa è informazione e cosa non lo è. L’obiettivo dichiarato è quello di avere un meccanismo che possa agire da freno alle ingerenze nei media di esponenti accademici o giornalisti a sostegno delle tesi di Mosca. Insomma a “fare la verità” saranno solo i quotidiani rapporti dell’intelligence britannica diffusi religiosamente dalle agenzie e dai Tg e i corrispondenti italiani “embedded” con le forze armate ucraine.

Ad avanzare questa proposta che mette fine alla democrazia nella comunicazione sono il Copasir e Commissione di Vigilanza Rai.

Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ha dato infatti il via libera all’indagine conoscitiva, sulla base delle precedenti audizioni dei vertici delle due Agenzie, dell’amministratore delegato della Rai e dell’Agcom, ma allargherà il controllo dalle tv anche ai social network chiedendone ragione e verifiche di chi li guida, alla Polizia postale, al sottosegretario all’Editoria, al capo del Dis e all’Agenzia per la cybersicurezza.

I rappresentanti del Copasir, tanto per essere chiari, andranno a Washington il 12 giugno e poi a Bruxelles per coordinarsi con il lavoro del Parlamento europeo che ha già votato un provvedimento in quella che viene definita guerra contro la disinformazione.

Nei giorni scorsi il governo ha dato il via libera al contratto del servizio pubblico imponendo anche la necessità di garantire una informazione “obiettiva, veritiera, pluralista e completa”, anche attraverso il “contrasto alla disinformazione”.

Lo stesso ha fatto la Commissione di Vigilanza Rai che sta lavorando a delle regole per “contrastare la disinformazione garantire la veridicità delle notizie e delle fonti, puntando ad assicurare l’equilibrio corretto delle posizioni esposte”.

L’invito al servizio pubblico è quello di “attivare strumenti finalizzati a contrastare la diffusione di fake news e prevedere in proposito: l’istituzione di un osservatorio interno permanente; lo sviluppo di specifici prodotti di natura educativa e didattica; la realizzazione di iniziative di promozione riguardo ai rischi derivanti dalla diffusione di notizie false; nonché a sensibilizzare i conduttori dei programmi e i propri dipendenti e collaboratori, anche attraverso specifiche azioni formative, ad attenersi scrupolosamente nella loro attività ai principi del fact-checking”.

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