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22/05/2022

Sindacalismo di base in piazza, Cgil Cisl Uil scomparsi dalla scena


20 maggio 1970 – 20 maggio 2022, 52 anni di Statuto dei Lavoratori. Il quadro è totalmente cambiato.

Non è questione di nostalgia né di ricordi sbiaditi, è questione di sostanza.

Quel movimento dei lavoratori che negli anni del Secondo dopoguerra seppe dare una spinta poderosa affinché i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori si affermassero anche in via legislativa con la legge 300 del 1970, è oggi volutamente tenuto immobile e incapace di esprimere la stessa forza.

A dimostrarlo platealmente, proprio nel giorno della ricorrenza dell’entrata in vigore della Legge 300, è la totale, voluta, affermata indisponibilità delle centrali sindacali concertative a chiamare i lavoratori alla lotta contro la guerra e per i salari, tradendo così lo storico ruolo che il movimento operaio italiano e internazionale ha sempre espresso contro la guerra del capitale.

Siamo immersi in una fase di grave regressione della coscienza dei propri diritti, lo smantellamento di ogni riferimento ideologico e politico ha prodotto, purtroppo soprattutto nei luoghi di lavoro, un’apatia che favorisce l’incalzare dell’ideologia padronale e reazionaria anche tra i ceti popolari.

Così nel tempo lo Statuto è stato svuotato dei propri contenuti più rilevanti, restando mutilato e incapace di dare ai lavoratori e alle lavoratrici quelle garanzie e certezza dei propri diritti che ne costituivano l’ossatura storica.

Con il consenso esplicito di Cgil Cisl Uil siamo stati ricacciati indietro di decenni, il Jobs act, la scomparsa della tutela dai licenziamenti, il diritto di sciopero mutilato e reso strumento inservibile, la scomparsa della scala mobile e della tutela quindi dal carovita che proprio oggi si riaffaccia prepotentemente e svuota le tasche delle famiglie dei lavoratori, la precarizzazione e l’affacciarsi della povertà tra chi pure lavora e tantissime altre conquiste del movimento dei lavoratori non ci sono più e ogni giorno dobbiamo combattere a mani nude per cercare di fermare la fame dei padroni per conquistare ancora maggior potere.

In un mondo che è senz’altro cambiato, in cui si stanno sempre più affermando valori antitetici a quelli del movimento operaio e di classe, in cui rivendicare diritti per chi lavora viene rappresentato come strenua difesa di privilegi di fronte a masse sempre più consistenti di persone costrette alla precarietà, a salari da fame, alla mancanza anche solo di una casa in cui abitare, in cui la guerra si riaffaccia per la seconda volta in Europa in pochi anni minacciando di trasformarsi in confronto bellico mondiale, i sindacati complici dei padroni e del capitale hanno dimostrato la loro inutilità totale, se non la loro pericolosità di agenti occulti degli avversari del movimento dei lavoratori.

Oggi, seppur in mezzo a mille difficoltà le piazze contro la guerra e per i salari hanno dimostrato che esiste invece un corpo sociale che ancora resiste e contrattacca e non intende rinunciare alle conquiste ottenute nella seconda metà del Novecento, ma invece si riorganizza e ridefinisce il ruolo strategico e determinante del movimento di classe nella crisi.

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