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31/05/2022

Unione Europea. Il “Triangolo di comando” si inventa un compromesso stracco

Prima del vertice del Consiglio Europeo (quello dei Capi di stato), il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si è incontrato con il presidente francese, Emmanuel Macron, e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Si è così palesato quel “Triangolo di comando” andato definendosi nel tempo al vertice dell’Unione Europea. È già la seconda volta che alla vigilia del Consiglio Europeo – vedi quello straordinario di marzo scorso – i tre capi degli esecutivi di Italia, Francia e Germania si riuniscono preliminarmente al vertice stesso.

I tre leader hanno dovuto concordare la linea da tenere nel vertice in corso ieri e oggi, sia per esercitare il loro peso politico congiunto – e qui Draghi dovrà spiegare qualcosa del suo viaggio negli Usa e del “piano di pace italiano” presentato all’Onu – sia per controbilanciare le evidenti “sbandate” della Commissione europea su diversi dossier legati alla guerra in Ucraina e alla recessione economica. Macron e Scholz riferiranno invece degli 80 minuti di colloqui avuti con Putin il 28 maggio.

Ieri e oggi si tiene infatti il Consiglio europeo straordinario per affrontare questioni rilevanti legate al conflitto in Ucraina, alla Difesa comune europea, all’energia, alla transizione energetica e alla sicurezza alimentare.

La discussione non è affatto lineare sul come proseguire il “sostegno all’Ucraina” sotto il profilo politico, militare, finanziario.

Sulle sanzioni il meccanismo dell’unanimità nelle decisioni ha consentito all’Ungheria (che ci ha messo la faccia mentre altri ne condividono gli stessi problemi) di mettere il veto sulle sanzioni immediate alla Russia in materia di gas e petrolio. Su questo si rileva che la compagnia olandese GasTerra ha riferito che Gazprom ha deciso lo stop alle forniture di gas per rifiuto della società di pagare in rubli.

L’interruzione delle forniture russe all’Olanda avverranno a partire da oggi, 31 maggio perché la società olandese ha rifiutato di accettare le richieste di Mosca di essere pagata in rubli. E se fino ad oggi solo a Polonia, Bulgaria e Olanda è stata interrotta la fornitura di gas perché non intendono pagare in rubli, vuol dire che gli altri paesi europei fin qui si stanno comportando diversamente.

L’intesa preliminare e a livello diplomatico prevede l’embargo sul petrolio proveniente via mare dalla fine dell’anno in poi, con la temporanea eccezione per quello che transita via oleodotto. La Russia esporta verso la Ue 720mila barili al giorno di greggio attraverso il suo principale oleodotto a fronte di volumi via mare di 1,57 milioni di barili al giorno. L’obiettivo dell’accordo è di venire incontro all’Ungheria, paese molto dipendente dal greggio russo. Sul benestare di tutti i leader europei tuttavia domina ancora l’incertezza.

Mentre sull’oltranzismo bellicista si continuano a registrare toni diversi tra i membri dell’Europa dell’Est (Polonia in prima fila) e gli altri. Emerge con forza il peso dell’ipoteca voluta dagli Stati Uniti nei decenni scorsi, quella che impose l’adesione dei paesi dell’Est prima alla Nato e solo dopo all’Unione Europea, una ipoteca che sta rafforzando le divaricazioni interne alla Ue e che più di qualcuno comincia a valutare non negativamente, così come era stato per la Brexit.

Contestualmente la discussione sull’accelerazione della Difesa comune europea riguarda principalmente le modalità per rafforzare le capacità della difesa comune attraverso investimenti coordinati e non più su base nazionale.

I premier dell’Ue dovranno misurarsi con l’analisi delle carenze di investimenti presentata dalla Commissione europea attraverso la recente Dichiarazione Comune, in cooperazione con l’Agenzia europea per la difesa, e che punta a rafforzare la base industriale e tecnologica europea, anche approfittando del rilevante aumento delle spese militari deciso dai vari stati europei e dello sganciamento delle spese militari dai vincoli previsti dal Patto di Stabilità.

Nei prossimi mesi nella UE saranno disponibili notevoli risorse per nuovi armamenti, e le aziende del complesso militare-industriale europeo stanno agendo affinché i sistemi d’arma da acquistare siano europei e non più statunitensi.

P.S.

Dopo una lunga serata di negoziati i ventisette hanno trovato un accordo per un embargo parziale delle importazioni di petrolio russo. L’Ungheria ha ottenuto la deroga che pretendeva, continuando a ricevere il greggio attraverso un oleodotto degli anni Sessanta (il Druzhba, o “dell’amicizia”). In pratica l’embargo funzionerà solo per le forniture via mare, ma non varrà via terra.

Lo stesso oleodotto, del resto, rifornisce non solo solo l’Ungheria, ma anche Cechia, Slovacchia e Polonia (che al tempo della costruzione facevano parte del Patto di Varsavia, dunque erano nell’orbita sovietica), ma anche la Germania, attraverso le regioni dell’Est. Questi paesi potrebbero dunque ricevere anch’essi il petrolio russo, anche se affermano di non volerlo fare (chiudendo i rubinetti dal proprio lato). Vedremo se andrà così, c’è comunque da dubitarne...

«Questa decisione andrà a colpire una enorme fonte di finanziamento della macchina da guerra russa», ha scritto enfaticamente su Twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Ma se la riunione è durata otto ore significa che i contrasti non erano né pochi né irrilevanti.

Secondo la Commissione europea e il Consiglio europeo, infatti, verrà così interrotto il 90% delle importazioni di petrolio russo. L’estensione dell’embargo alle forniture via oleodotto verrà discussa «appena possibile». Una data, tuttavia, non è stata fissata. E in questi dettagli si nasconde come sempre “il diavolo”.

Di fatto, Ungheria, Cechia e Slovacchia sono state “convinte” ad accettare il compromesso con la garanzia scritta che l’esenzione sarà di lungo periodo. Anzi, che nel caso di ritorsioni russe (che potrebbero riguardare anche loro) saranno “assistite” con forniture dagli altri partner europei. Non a caso i più esperti, come in questo caso Draghi, hanno espresso preoccupazione per le “distorsioni del mercato energetico all’interno dell’Unione”.

Naturalmente, visto che comunque ci sarà una riduzione delle importazioni europee di petrolio dalla Russia, il prezzo del greggio sul mercato è tornato immediatamente sui massimi. Complimenti agli intelligentoni!

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