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28/05/2022

Ucraina - La fine delle illusioni o la guerra perpetua?

Mariupol. Per le forze ucraine, la situazione sul fronte del Donbass, è “molto brutta”. Parole non di Vladimir Putin, ma del Ministro degli Esteri ucraino e opinione, non solo di chi scrive, ma anche di vari ufficiali dell’esercito ucraino.

Mentre le diserzioni ucraine aumentano, le forze russe avanzano, seppur lentamente, grazie ad un enorme potenziale d’artiglieria: l’avanzata appare ormai così inesorabile da far apparire nello scontro per il Donbass la sconfitta strategica di Kiev come una questione di tempo.

Ciò non significa che la battaglia del Donbass sia destinata ad esaurirsi nel giro di pochi giorni o di qualche settimana: significa, però, che Kiev non ha praticamente alcuna possibilità di vincere.

Il quadro lascia intendere che i principali centri urbani della regione ancora sotto il controllo di Kiev verranno accerchiati con una tattica lenta volta a ridurre al minimo le perdite militari e civili.

Complessivamente la guerra andrà avanti mesi, se non anni: del resto, Mosca non fa mistero di non avere “alcuna fretta”. Dopo la conquista del Donbass, salvo cambi di strategia da parte statunitense, o intese temporanee, è assai probabile che Mosca intenda proseguire l’offensiva fino alla conquista dell’intera Ucraina ad est del Dnepr e dell’intera regione di Odessa, congiungendo alla Transnistria i territori sotto il proprio controllo.

Pensare di potersi presentare al tavolo delle trattative rivendicando condizioni che potevano essere plausibili – e auspicabili – prima che le armi prendessero il posto della politica significherebbe per l’Ucraina, ma soprattutto per l’Europa occidentale, peggiorare ulteriormente la propria situazione, già non nell’idillio.

E proseguire oltre la soglia della follia a servire chi a Washington – nonostante Harry Kissinger – sogna una guerra eterna in Europa.

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